Considerazioni sulla fede

Caro Padre Livio,

ascolto sempre con grande piacere e profitto spirituale le Sue catechesi e riflessioni sulla cronaca e sulla Storia alla luce del Vangelo.

Riguardo alla domanda di Manuela da Rovigo se non generi confusione l’affermazione che si può essere atei ed essere ugualmente capaci di operare il bene e di essere persone oneste, mi sembra che abbia risposto con grande chiarezza e profondità l’allora cardinale o, forse, già Papa Ratzinger rivolto agli atei. Egli disse loro di compiere quell’atto della volontà di vivere “come se Dio esistesse”, con il cuore aperto.

Effettivamente, io penso che c’è una grande differenza tra un ateo che “non vuole” credere e un ateo che si definisce tale per una difficoltà a credere, anche per un errore di comprensione del significato stesso del verbo “credere”, ma che ha il cuore aperto.

Illuminanti sono, al riguardo, le “notti oscure” della fede che tutti i Santi hanno sperimentato mantenendo, anche dolorosamente, il cuore aperto ed acquistando, proprio per questo, grandi meriti.

Dio premierà, da par Suo, chi avrà ben lottato con se stesso.

Ancora La ringrazio, Padre Livio, e Dio La benedica.

Tiziana di Torino

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L’esaurimento nervoso di questo tipo di mondo… fa paura.

La  morte si sa, lo sappiamo, ci reca uno strappo nell’anima recanti turbamenti che nell’uomo moderno annebbiano lo spirito, perché è lo spirito che muore in lui prima che arrivi la morte stessa, quando si rinuncia allo spirito.

“Lascia che i morti seppelliscano i morti ” ha detto Gesù.  Penso e credo che il giorno in cui lasceremo questa terra sarà il momento più glorioso della nostra esistenza terrena, più di quello in cui siamo venuti al mondo, rendere indietro il nostro mucchietto di fosfati ai fosfati già in circolo, che per grazia miracolosa per qualche decina d’anni in forza dello spirito divino hanno sorretto questa meravigliosa creatura umana che siamo, in una organizzata coesione stupefacente chiamata uomo ( o donna) sia stato un magnifico onore reso a noi dallo spirito di Dio stesso.

Oggi si muore senz’arte né parte, peggio degli antichi pagani che almeno conoscevano il rispetto, e stimavano il  valore e il principio dell’esistenza,  e che mai e poi mai dubitavano nella vera vita dell’aldilà, sapevano più di noi che non era  per paura che credevano a tale vita, ma per una semplice constatazione che a noi moderni pare irrazionale, e che di questo passo perderemo del tutto: i nostri avi, benché imperfetti e limitati, sentivano nell’intuito fino alla ragione, anche in modi vari e non proprio limpidi, quello di cui erano fatti, che non era solo corpo fisico e mero intelletto, ma spirito, di  cui percepivano la sacralità intrinseca.

In loro era innato credere a un ente trascendente e divino al di sopra di loro, qualcosa e qualcuno che li superava, fattore stupefacente di meraviglia di tutta la creazione, un’Ente di somma intelligenza tanto infinita quanto perfetta.

In sostanza quello che voglio dire è che noi moderni avremmo dovuto tener conto di questo ed essere più prudenti, avremmo fatto meglio a  mantenere questa ” venerazione” espressa anche in termini genuini di devozione, di ricerca continua nella consapevolezza,  grata a questo incredibile Dio incarnato di verità e Amore, che è Gesù Cristo, poiché solo questa genuinità devota e grata, questo saper pensare bene nella direzione giusta, arriva fino a toccare le corde del cuore, arriva a cancellare la paura della morte, arriva fino allo spirito, e Dio volendo, per Grazia Sua, fino a Lui.

Ave Maria P. Livio, e grazie per l’attenzione che mi regali sempre.

Giuseppe.