Russia, l’Operazione di Putin non è più così «speciale»

MARTA OTTAVIANI – Avvenire 16 Luglio 2022

A Mosca è arrivata la stagione preferita dai suoi abitanti. Quella dove ci si dimentica dei mesi di freddo e di gelo, dove la città si riversa nelle piazze e lungo le rive della Moscova, con eleganti tavolini all’aperto, da cui ci si gode lo skyline cittadino, fatto di edifici di epoca sovietica e nuove costruzioni che hanno accettato la sfida della modernità.

I moscoviti aspettano questo periodo tutto l’anno, quest’anno più del solito, perché arrivava dopo il biennio di pandemia, durante il quale tutto è stato dimezzato. Purtroppo per loro, non è ancora arrivato il ritorno alla normalità, perché, per quanto Mosca cerchi di nascondere la polvere sotto il tappeto e la città appaia splendente nella sua stagione più bella, le preoccupazioni per la situazione economica si fanno sentire, insieme con un crescente disagio nei confronti della guerra.

A dirlo sono ben tre sondaggi, usciti a poca distanza l’uno dall’altro. Uno di questi, in particolare, è stato commissionato dalla presidenza russa e i suoi risultati sono stati tenuti nascosti, perché tutti a sfavore del Cremlino. A renderli noti è stato il sito di informazione indipendente Meduza. Il 30% degli intervistati è a favore di una cessazione immediata dell’attività militare in Ucraina. La percentuale di contrari al conflitto sale al 56% nella fascia di persone con età compresa fra i 18 e il 24 anni. Solo la fascia di chi ha più di 60 anni è a favore della continuazione della “Operazione militare speciale” di Putin, con il 76%. Segno di una spaccatura generazionale che in Russia è sempre più evidente, dove i più giovani sono attratti da modelli politici ed economici diversi, ma dove il potere rimane saldamente concentrato nelle mani di vecchi funzionari dei servizi segreti.

Se dunque i sentimenti nei confronti della guerra sono sempre più deboli, le preoccupazioni per la situazione economica diventano sempre più forti. Anche perché ormai i segni dell’isolamento a cui è stato sottoposto il Paese diventano sempre più evidenti, soprattutto nelle grandi città, dove le vie del centro e i centri commerciali più lussuosi sono pieni di negozi di “brand” stranieri che hanno tirato giù la saracinesca ormai da mesi.

Un sondaggio condotto dal progetto Chronicle e che ha interessato un campione di 1.800 persone, mostra come, in un mese, il consenso attorno all’operazione militare speciale sia sceso dal 64% al 55%. Non solo, la ricerca ha fotografato anche la situazione economica delle famiglie russe e i risultati dipingono un quadro poco roseo. Il 56,5% degli intervistati ha ammesso di essere stato costretto a risparmiare sul cibo, il 39,1% ha riscontrato una diminuzione del reddito familiare e l’11.8% ha perso il posto di lavoro per motivi direttamente connessi alle sanzioni. Appena il 3% del campione ritiene che l’annessione di nuovi territori porterà vantaggi alla Russia.

Un terzo sondaggio, condotto dall’agenzia Cros e pubblicato dal Moscow Times, evidenzia come i russi temano più l’aumento dei prezzi e la carenza di merci che l’aggravamento del conflitto militare: da mesi ormai i prodotti provenienti dall’estero scarseggiano sugli scaffali dei supermercati e si è consolidato un mercato “parallelo” di beni occidentali che a molti ha fatto ricordare (con una punta se vogliamo di ironia) i tempi dell’Unione Sovietica.

Russi sempre più poveri e soli quindi, e anche sempre più tagliati fuori dal circuito della libera informazione. Ieri il sito di inchiesta “Bellingcat”, lo stesso che ha seguito i retroscena dell’avvelenamento del dissidente Alexeij Navalny nel 2020, è stato dichiarato «indesiderabile» dalle autorità di Mosca, che lo han- no definito «una minaccia» per la sicurezza del Paese. Bellingcat, che ha dedicato diversi articoli alla guerra, era già stato inserito nell’elenco degli «agenti stranieri» in Russia nel 2021. Stessa sorte di Bellingcat anche per “The Insider” che ha una linea editoriale indipendente, con redazione e server in Lettonia per sfuggire alle persecuzioni del Cremlino. Ancora più spietate dopo l’inizio della guerra in Ucraina, lo scorso 24 febbraio.

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L’appoggio alla guerra è in caduta libera: a dirlo sono ben tre indagini commissionate dal potere, uscite a poca distanza l’una dall’altra, e tenute ben nascoste Il 30% vuole una cessazione immediata dell’attività militare in Ucraina e la percentuale di contrari al conflitto sale al 56% nella fascia fra i 18 e il 24 anni