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“Macchine sacre” e processioni digitali: la nuova religione avanza

15 Luglio 2026  – di Cristina Siccardi

Chiesa cattolica | CR 1959

Anche le religioni si sottomettono alla robotica e all’intelligenza artificiale, che poi non è intelligenza, bensì un acceleratore di calcolo, che nel linguaggio informatico va sotto l’espressione «stochastic parrot», ovvero «pappagallo stocastico», in quanto questi sistemi non elaborano pensieri e concetti, ma generano risposte assemblando parole basandosi su calcoli probabilistici e schemi statistici appresi dai dati che gli uomini hanno inserito con la loro intelligenza.

La robotica-pappagallo è già entrata nel buddismo, in particolare in Corea del Sud e Giappone, dove i templi stanno introducendo i monaci-robot per assistere nei rituali, rispondere alle domande e rilanciare l’interesse per il buddismo nel Paese. Si chiama Gabi l’androide che il 6 maggio scorso è stato “ordinato” monaco a Seul, durante una cerimonia di recitazione dei mantra, dall’ordine Jogye, il più grande movimento buddista della Corea del Sud. Mentre Buddharoid è stato realizzato in Giappone: è un monaco-robot, progettato per offrire una guida spirituale, discutere i grandi quesiti esistenziali; mentre Xianer è un piccolo monaco-robot impiegato in Cina, in grado di cantare inni buddisti e rispondere a interattive questioni di religione.

Un gioco, una presa in giro, una pagliacciata o una pazzia degli umani?

Alcuni provano a utilizzare questi pappagalli anche in ambito cattolico. È successo l’8 luglio scorso a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, in provincia di Salerno, durante il festival MicroCosmi, dove è andata in scena la «Machina Sacra», progetto del musicista Max Magaldi e di Matteo Mandelli. Si tratta della prima processione digitale realizzata in Italia: il “rito” si è aperto con un’incisione sull’immagine del display, “alla ricerca della luce”; poi un QR code ha collegato all’opera i telefoni dei partecipanti e un sistema di «pappagallo stocastico» li ha coordinati in una litania di suoni e voci sintetiche, con gli schermi nel ruolo dei “lumini”. Questa “genialata”, chiamata “opera”, è stata collocata nella Cappella del Carmine di Bosco, per rimanere fino al 12 luglio.

Chi guarda questa processione virtuale vive la processione per quello che è nel reale? Assolutamente no: è una fantasia digitalizzata, è un non essere per l’anima. Tuttavia, il quotidiano “Avvenire” dell’11 luglio, dal titolo Machina Sacra, cosa ci insegna la prima “processione digitale” guidata dall’IA?, afferma che è un’iniziativa istruttiva, perché la «tecnologia è entrata nella comunità dopo un ascolto reciproco: un piccolo esercizio di alleanza educativa sul campo». Prima dell’impresa, «gli artisti hanno abitato Casa Ortega (la casa del pittore spagnolo José Ortega, esule antifranchista nel borgo) e l’hanno aperta al confronto con il paese (parrocchia e Pro Loco comprese), per ragionare sul senso dell’opera e sul legame tra tecnica e spiritualità», tutto questo, dice ancora “Avvenire” è sulla stessa linea dell’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV, che invita famiglie, scuole, comunità cristiane e istituzioni pubbliche a «un patto rinnovato».

Ci sono strumenti e metodi che non possono essere messi al servizio della spiritualità, altrimenti è l’annientamento della spiritualità stessa e del Credo religioso. Occorre ristabilire ordine mentale, perché il liberalismo e il relativismo, mischiato al progressismo, scientismo e tecnologismo hanno dato alla testa.

Utilizzare strumenti che depistano la devozione normale-tradizionale significa svuotare, in questo caso, il significato di processione. Qui, invece, siamo di fronte ad una devozione altra, ovvero una devozione profana e fobica all’ IA, dove i protagonisti sono gli “artisti” di questo prodotto chiamato «Machina Sacra», che al posto delle effigi religiose c’è uno schermo e i “fedeli” hanno in mano non candele, ma smartphone illuminati, come accade ai concerti. 

Ancora una volta è la comunità – come accade anche nelle maggior parte delle celebrazioni eucaristiche, che non sono più Sante Messe in cui si celebra il Sacrificio di Gesù Cristo sull’Altare, ma riti dove è la collettività la protagonista – al centro dell’attenzione di questi “artisti”, né Cristo, né la Madonna, né i Santi.

Prendono i termini e li declinano a loro uso e consumo, dando significati soggettivi e antropocentrici, che non hanno nulla da spartire con il soprannaturale e la sacralità cattolica.

La verità, allora, va ricordata, altrimenti i trucchi mefistofelici la fanno scordare.

Nella devozione cattolica, la processione è un solenne corteo religioso di clero e fedeli che cammina in modo ordinato recitando preghiere, rosari, salmi, litanie e intonando canti, a seconda delle circostanze. Non si tratta di una parata, ma di un culto pubblico, di una testimonianza di fede al mondo, fuori dalle chiese e dalle case, al fine di dare Gloria a Dio, impetrare grazie, ringraziare il Cielo, espiare i peccati. Teologicamente parlando, la processione è considerata il simbolo visibile della Chiesa pellegrinante che, in questo esilio terreno, procede unita dietro ciò in cui ragionevolmente e spiritualmente crede, avendo per meta la Patria celeste. La processione è anche occasione per santificare il territorio in cui essa si svolge, a differenza di certe oscene e blasfeme manifestazioni che maledicono il territorio; eppure la maggior parte dei pastori di oggi non dice più queste cose, o le considera cose vetuste da ingenui o se ne vergogna, ma molti di loro neppure le sanno più. Ma bisogna pur dire la verità: in fatto di fede, l’ignoranza è grande amica del demonio.

Le processioni, a seconda dello scopo, si dividono in Supplicatorie (o penitenziali), al fine di allontanare calamità, epidemie, chiedere la pioggia, la fine di una guerra o la protezione divina; Trionfali (o di Gloria), che celebrano solennemente i misteri della fede, pensiamo al Corpus Domini oppure alle processioni mariane o quelle dedicate ai Santi; Funzionali, che fanno parte intrinseca di un rito, come accade, per esempio, prima di una solenne Santa Messa oppure quella con le candele nel giorno della Candelora.

Per concludere, il rito della processione è una realtà seria, condivisa da chi vuole partecipare ad un evento sacro, che porta i suoi frutti in ciascuna anima e talvolta, come è accaduto spesso nella storia della Chiesa, porta frutti collettivi e ne ricordiamo alcuni. Durante una devastante epidemia di peste a Cava de’ Tirreni (SA), nel 1656, la città fu benedetta con il Santissimo Sacramento dal Monte Castello e l’epidemia si arrestò miracolosamente. La popolazione a Monteroni di Lecce (1867) portò in processione il simulacro del Crocifisso per fermare la diffusione del colera e così avvenne.

Durante una violenta epidemia di peste a Torino nel 1613, il beato Sebastiano Valfrè con i suoi confratelli oratoriani organizzarono una solenne processione, portando in gloria il Santissimo Sacramento, da quel momento il contagio iniziò a retrocedere la sua virulenza e come non fare memoria della volontà di papa Gregorio Magno, durante la peste a Roma del 590, quando guidò una solenne processione con l’icona della Salus Populi Romani? L’epidemia sparì e apparve un angelo sul Mausoleo di Adriano, da qui il nome di Castel Sant’Angelo.

«Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18, 8). Per adesso alle anime viene fornita troppa biada avariata

Chi era Santa Scorese, uccisa da uno stalker a 23 anni perché aveva scelto Dio

di Emilia Flocchini–  Avvenire 15 Luglio 2026

Una testimonianza che tocca le corde dell’attualità quella della giovane barese morta nel 1991, vittima di una violenza di genere. Oggi va verso gli altari «non per come è morta ma per come ha vissuto tutte le sue scelte»

La serva di Dio Santa Scorese

«Ho ventitré anni, non posso morire così!», mormora, rivolta al cognato e allo zio, Santa Scorese, aggredita pochi istanti prima, nel cortile di casa sua, da Giuseppe Di Mauro, dieci anni più grande di lei. È il 15 marzo 1991, ma da tre anni la segue dovunque vada e le lascia biglietti anonimi, per farle capire che dev’essere solo sua, altrimenti morirà. Così avviene, nel giro di poche ore da quell’agguato. 

Santa, nata il 6 febbraio 1968 a Bari, vive un percorso di giovane coinvolta in vari ambiti della vita ecclesiale e sociale, riuscendo a fare sintesi di tutte queste esperienze in modo personale. Secondo Carmencita Picaro, la Missionaria dell’Immacolata “Padre Kolbe”, che diventa la sua compagna di viaggio, «i suoi due desideri di fondo, ossia essere capace di vivere in pienezza la sua umanità ed essere se stessa alla luce di Gesù, hanno fatto di lei una esploratrice dei segreti di luce per la vita piena, che lei raccoglieva nel campo delle esperienze ecclesiali e che erano presenti, in scintille dello Spirito, in ogni realtà che frequentava». Santa dichiara il suo amore per Gesù in pagine di diario, intessute di riferimenti biblici, in lunghi tempi di adorazione, ma anche tra le lacrime, perché non sempre viene compresa nelle sue scelte. Un’altra costante della sua esperienza è il rapporto con la Vergine Maria, che ha scelto sia affidandosi alle sue cure sia cercando di imitarla come vera donna aperta a Dio e all’umanità.

Ama la cultura e la bellezza, s’incanta guardando il mare, pratica la pallacanestro e, con la sorella, ascolta le canzoni di Renato Zero. All’università sceglie inizialmente Medicina per poter essere più utile al prossimo, ma in seguito riconosce di essere più incline all’ascolto che alla cura dei corpi e passa, quindi, a Pedagogia. Continuando la frequentazione di Carmencita e delle Missionarie dell’Immacolata, pensa di poter condividere la loro vita più da vicino per «essere Maria nel mondo», secondo il loro carisma. Tuttavia, dopo un periodo di prova, chiede di non continuare la formazione, per ragioni personali e familiari, ma non abbandona il suo progetto di consacrazione.

Proprio in quel periodo, inizia per lei il tempo della persecuzione, che vive come se fosse il suo Getsemani: soffre nel sentirsi limitata nella propria libertà personale, ma sa di non essere abbandonata da Gesù. I comportamenti ossessivi mettono in guardia i familiari di Santa: suo padre è un agente di polizia, quindi cerca di ottenerle una scorta, mentre gli amici l’accompagnano agli incontri a cui sente di non dover mancare. È però sola, la sera del 15 marzo 1991, in cui Giuseppe l’attende nel cortile di casa per portare a termine quello che non era riuscito a compiere il 6 febbraio 1989, in una precedente aggressione; dopo averla ferita con un coltello, viene bloccato e trascorre i successivi dieci anni in un ospedale psichiatrico giudiziario.

«Credo che proprio la sua uccisione – aggiunge Picaro – sia stata il suo sigillo d’amore per Gesù e il luogo della sua missione, da dove grida ancora al mondo la bellezza di una vita forte e coerente, vissuta in pienezza, anche se giovane, e la forza che si sprigiona dall’Amore vero condiviso; quello che afferra e trasforma tutta la persona, e che scorre da una fonte che non si dissecca perché è da Dio stesso a cui ci si abbevera in ogni istante».

L’inchiesta su vita e presunto martirio di Santa si è svolta dal 5 aprile 1998 al 7 settembre 1999 nell’arcidiocesi di Bari-Bitonto. Franca Maria Lorusso, avvocata ecclesiastica, che nel 2023 è stata nominata postulatrice della fase romana della causa dall’arcivescovo Giuseppe Satriano, dichiara: «A lui va riconosciuta la lungimiranza (e anche il coraggio pastorale) di non lasciare Santa confinata nella memoria familiare, nella devozione di pochi o in una dolorosa pagina di cronaca» che ha ispirato libri, film, spettacoli teatrali.

Pensando a un possibile parallelismo tra lei e altre giovani martiri, uccise da chi voleva violare la loro integrità fisica, aggiunge: «La sua morte non si lascia leggere soltanto come l’esito tragico di una violenza di genere, e nemmeno solo come martirio della purezza. Il cuore della causa è un altro: verificare se Santa sia stata uccisa in odium fidei . Se, cioè, l’avversione dell’aggressore si sia diretta non solo contro la donna che gli si negava, ma contro ciò che lei rappresentava e viveva: la sua fede, la sua scelta di Dio, quella libertà interiore che proprio dalla fede nasceva.

Dignità della donna e odium fidei , insomma, non stanno sullo stesso piano. La prima è il volto umano della vicenda, quello che tutti riconoscono al primo sguardo; il secondo, se la Chiesa lo riconoscerà, ne è il fondamento teologico. Santa ha certamente difeso la propria dignità. Ma lo ha fatto perché quella dignità, per lei, aveva un nome preciso: appartenenza a Cristo». La Positio super martyrio è in piena fase di elaborazione a opera di un piccolo gruppo di collaboratori e con la guida del relatore, il carmelitano padre Szczepan T. Praskiewicz. 

La memoria di Santa viene oggi custodita dall’Aps Amici di Santa , nata nel 2024. Sua sorella Rosa Maria ha percepito un cambio di sensibilità da parte di chi la ascolta per la prima volta raccontare l’esperienza di Santa: «Chiaramente le ragazze sono quelle più coinvolte, si appoggiano, chiedono conforto, ma negli ultimi anni è cambiato moltissimo anche l’atteggiamento dei ragazzi, che cominciano a dimostrare più attenzione su questi temi».

San Bonaventura


AutoreFrancisco de Zurbarán anno: 1628 – 1629 titolo: San Bonaventura in preghiera luogo: Gemäldegalerie Alte Meister

Nome: San Bonaventura

Titolo: Vescovo e dottore della Chiesa

Nascita: 1221, Bagnoregio, Lazio

Morte: 14 luglio 1274, Lióne, Francia

Ricorrenza: 15 luglio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Canonizzazione:
14 aprile 1482, Roma , papa Sisto IV

Luogo reliquie: Concattedrale di San Nicola

Fa parte di: Santi del Lazio

Nell’anno 1221 nasceva in Bagnoregio (Lazio) San Bonaventura che al fonte battesimale fu chiamato Giovanni. Essendosi ammalato gravemente all’età di quattro anni, la mamma lo raccomandò a S. Francesco d’Assisi, colà di passaggio, promettendo di offrirlo al Signore nell’ordine dei Frati Minori, se avesse riacquistata la salute. S. Francesco pregò per lui e quando lo seppe risanato, esclamò: « O buona ventura » e da allora Giovanni fu chiamato Bonaventura.

Cresciuto negli anni, nel 1242 si associò ai seguaci del poverello d’Assisi, ove in breve fece mirabili progressi nella virtù e nella scienza.



Fatta la professione, venne mandato all’Università di Parigi, alla scuola del dottissimo Padre Ales. I progressi che fece negli studi furono tali che dopo solo sette anni venne eletto professore di filosofia e  teologia nella medesima Università.

I suoi esempi rifulgevano davanti ai confratelli ed essi, nonostante la sua giovine età, lo elessero priore generale dell’ordine nel 1256.

Nella nuova carica era sempre così puntuale e preciso, che per stimolare i ritrosi ed animare i fervidi alla imitazione di S. Francesco, si serviva più del suo esempio che della sua autorità.

La sua fama si estese: tutti ormai stimavano il Padre Bonaventura uomo eccezionale, perciò il papa Clemente IV gli offrì l’arcivescovado di York (Inghilterra). Ma S. Bonaventura riuscì a indurre il Santo Padre a desistere dal suo progetto.

Però Gregorio X, successore di Clemente IV, vedendo i doni che Dio aveva elargito a questo religioso, e considerando il gran bene che avrebbe potuto fare alla Chiesa, lo elesse cardinale. S. Bonaventura non voleva e si era persino rifugiato in Francia; ma tutto fu inutile. Costretto dall’ubbidienza si portò a Roma dove il Papa, consacrandolo vescovo di Albano, lo nominò legato pontificio assieme a San ‘Tommaso d’Aquino per il concilio che si stava per aprire in Lione.

Ma S. Tommaso lungo il viaggio s’ammalò e morì, e S. Bonaventura per il troppo lavoro fu preso da atroce malore e da vomito continuo, onde in pochi giorni passò’ all’eternità. Era il 14 luglio del 1274.

Come si è già accennato, S. Bonaventura era dottissimo ed in mezzo alle sue molteplici occupazioni trovò modo di scrivere numerosi volumi che rivelano la profondità della sua dottrina e l’acutezza del suo ingegno. Ad una vecchietta che lo lodava per la sua scienza rispose: « Voi potete amar Dio più di qualsiasi sapiente ed è questo l’unico mezzo per essere a Lui accetti ».



Un fraticello laico perciò ripeteva: « Vecchierella, vecchierella, se tu amerai il Signore più di Padre Bonaventura, sarai più santa di Padre Bonaventura ».

Le reliquie di San Bonaventura si custodiscono principalmente a Bagnoregio, nella Concattedrale di San Nicola, dove si trova il celebre “Santo Braccio”, unico frammento autentico del suo corpo rimasto dopo la distruzione del sepolcro di Lione ad opera degli Ugonotti nel 1562. In effetti, durante una ricognizione del corpo avvenuta il 14 marzo 1490, fu estratto il suo braccio destro e nel maggio 1491 portato a Bagnoregio in un reliquiario d’argento, dove è tuttora venerato.

PRATICA. La perfezione cristiana non consiste in altro che nel conoscere, amare e servire fedelmente il Signore.

PREGHIERA. O Dio, che desti al tuo popolo il beato Bonaventura ministro di eterna salute, deh! fa’ che, come lo avemmo dottore sulla terra, meritiamo di averlo intercessore in cielo.

Caldo, attesi fino a 45 gradi in Sardegna: giovedì il picco in Italia. «In Europa 10 mila morti»

di Paolo Virtuani – Corriere della Sera – 14 Luglio 2026

I dati choc dell’istituto EuroMomo. Domani in Italia sette città con il bollino rosso. E arriva la polvere sahariana

Caldo, attesi fino a 45 gradi in Sardegna: giovedì il picco in Italia. «In Europa 10 mila morti»

Oggi quattro città in bollino rosso e undici in arancione, domani saranno rispettivamente sette (Torino, Brescia, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, Frosinone) e otto. La bolla di aria torrida di provenienza africana, in settimana farà raggiungere i massimi picchi di calore della terza ondata di calore stagionale. Inoltre è in arrivo una nube di polvere sahariana che, se da un lato schermerà i raggi del sole durante il giorno facendo – forse – diminuire leggermente le temperature, dall’altro farà da schermo durante la notte alla dispersione del calore dal terreno verso l’atmosfera.

 I meteorologi prevedono temperature che tra giovedì e venerdì potrebbe toccare i 45 gradi nelle zone interne della Sardegna (ieri la colonnina di mercurio è arrivata a 41,9°C a Orani, in provincia di Nuoro).

Le alte temperature e la prolungata siccità che ha reso secchi terreni e vegetazione in molte zone sono il mix ideale per lo sviluppo di incendi. Ieri pomeriggio ad Aglientu (Sardegna settentrionale) dove i gradi erano 37, i Vigili del fuoco hanno dovuto far rapidamente evacuare i turisti a causa delle fiamme che si sono sviluppate nella vicina pineta.

Sono intervenuti anche due Canadair ed elicotteri del servizio antincendio regionale.

In Campania un rogo è nato un’area di sterpaglie nelle vicinanze dell’Accademia dell’Aeronautica militare a Pozzuoli. Coinvolte due concessionarie d’auto, interessati oltre 40 veicoli. A scopo precauzionale sono state evacuate alcune abitazioni nelle vicinanze.

In Sicilia si registra anche una vittima: un 78enne è morto in un incendio divampato nel suo terreno a causa del forte vento mentre bruciava sterpaglie. Nel Catanese i Vigili del fuoco del comando provinciale ieri hanno effettuato 22 interventi per fiamme di sterpaglie e vegetazione. Intanto nelle ultime ore in Friuli-Venezia Giulia hanno ripreso vigore gli incendi in Carnia e Valcellina.

Il Corpo forestale regionale monitora l’area anche con droni dotati di termocamera.

In Piemonte rimangono attivi solo pochi focolai dei roghi che si sono sviluppati la scorso settimana e che hanno ridotto in cenere circa 700 mila alberi. Secondo Lorenzo Elia, vicario del direttore centrale per l’Emergenza e il soccorso tecnico dei Vigili del fuoco, su tutto il territorio nazionale finora nel 2026 c’è stato un aumento del 10-15% della superficie boschiva bruciata rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

In Francia il grande incendio, alimentato dal vento, che si è sviluppato domenica nella foresta di Fontainebleau, a una sessantina di chilometri a Sud-Est di Parigi, ha visto all’opera quasi 800 pompieri e due Canadair che, per la prima volta, hanno prelevato acqua dalla Senna: bruciati circa mille ettari di bosco. Due presunti piromani sono stati arrestati. «Sono stati trovati una decina di inneschi in un raggio di un chilometro», ha reso noto il ministro dell’Interno Laurent Nuñez. Nel tardo pomeriggio di ieri l’incendio appariva sotto controllo.

Le varie ondate di calore che in sequenza hanno colpito l’Europa occidentale hanno avuto pesanti conseguenze sulla salute, soprattutto tra gli anziani e i più fragili. Sono stati pubblicati vari studi sul numero di vittime dovute al caldo. EuroMomo, l’Ufficio europeo sulla mortalità, ha registrato 10 mila decessi in più rispetto alla media (70 mila solitamente nell’ultima settimana di giugno), di cui 9 mila oltre i 65 anni. «Difficile spiegare questi numeri con qualcosa d’altro che non sia il calore estremo», ha commentato Lasse Vestergaard, capo dello Statens Serum Institut, che ospita EuroMomo.
Inoltre, uno studio pubblicato ieri da ricercatori di Imperial College, Met Office e London School of Hygiene and Tropical Medicine, tra Inghilterra e Galles stima in 2.700 le vittime per le ondate di calore di maggio e giugno.

De Maria numquam satis

Chiesa cattolica | CR 1958

 8 Luglio 2026 ore 16:35

di Redazione

Riportiamo di seguito l’atto di Consacrazione alla SS.ma Vergine di san Luigi Maria Grignion di Montfort presente nella terza parte della sua opera Trattato della Vera devozione alla Vergine di Maria.

O eterna ed incarnata Sapienza! o amabilissimo ed adorabilissimo Gesù, vero Dio e vero uomo, Unigenito dell’eterno Padre e di Maria sempre vergine!

Vi adoro profondamente nel seno e negli splendori del Padre vostro, nell’eternità, e nel seno verginale di Maria, vostra degnissima Madre, nel tempo della vostra incarnazione.

Vi ringrazio di avere annientato voi stesso, prendendo la forma di uno schiavo, per liberarmi dalla crudele schiavitù del demonio;

vi lodo e vi glorifico per aver voluto vivere sottomesso in ogni cosa a Maria, vostra santa Madre, per rendermi, per Suo mezzo, vostro schiavo fedele.

Ma, ohimè! ingrato e infedele quale sono, non ho mantenuto i voti e le promesse che vi ho così solennemente fatto nel mio battesimo né ho adempiuto ai miei obblighi; io non merito di essere chiamato figlio vostro né vostro schiavo, e poiché non vi è nulla in me che non meriti i vostri rimproveri e la vostra collera, non oso più accostarmi da me stesso alla vostra santissima e augustissima Maestà.

Ricorro perciò all’intercessione della vostra santissima Madre, che mi avete dato come mediatrice presso di voi, e per suo mezzo spero di ottenere da voi la contrizione e il perdono dei miei peccati, insieme con l’acquisto e la conservazione della Sapienza.

Vi saluto, dunque, o Maria immacolata, tabernacolo vivente della divinità, in cui la Sapienza eterna nascosta vuole essere adorata dagli angeli e dagli uomini.

Vi saluto, o Regina del cielo e della terra, al cui impero soggiace tutto ciò che dipende da Dio;

Vi saluto, o Rifugio sicuro dei peccatori, la cui misericordia non è mancata a nessuno: esaudite i miei desideri della divina Sapienza, e ricevete per questo i voti e le offerte che la mia pochezza vi presenta.

Io, NN, peccatore infedele, rinnovo oggi e ratifico nelle vostre mani i voti del mio battesimo: rinuncio per sempre a Satana, alle sue vanità e alle sue opere, e mi do interamente a Gesù Cristo, Sapienza incarnata, per portare dietro a Lui la mia croce tutti i giorni della mia vita. E affinché gli sia più fedele di quanto lo sia stato nel passato, Vi scelgo oggi, o Maria, alla presenza di tutta la corte celeste, come mia Madre e Padrona. Vi abbandono e vi consacro, in qualità di schiavo, il mio corpo e la mia anima, i miei beni interiori ed esterni, e il valore stesso delle mie buone azioni passate, presenti e future, lasciandovi completo e pieno diritto di disporre di me e di tutto quanto mi appartiene, senza eccezione, secondo il vostro beneplacito, per la maggior gloria di Dio, nel tempo e nell’eternità.

Ricevete, o Vergine benigna, questa piccola offerta della mia schiavitù, ad onore ed in unione della sottomissione che la Sapienza eterna ha voluto avere alla vostra maternità; in omaggio del potere che entrambi avete su questo piccolo verme e questo miserabile peccatore, e in rendimento di grazie [dei privilegi] di cui la Santissima Trinità vi ha favorito.

Dichiaro di volere ormai, come vostro autentico schiavo, cercare il vostro onore e ubbidirvi in ogni cosa.

O Madre mirabile! presentatemi al vostro caro Figlio in qualità di schiavo eterno, affinché, avendomi riscattato attraverso voi, mi riceva per mezzo vostro.

O Madre di Misericordia! fatemi la grazia di ottenere la vera Sapienza di Dio, e di mettermi, per questo, nel numero di coloro che amate, istruite, guidate, nutrite e proteggete come vostri figli e vostri schiavi.

O Vergine fedele, rendetemi in tutto un così perfetto discepolo, imitatore e schiavo della Sapienza incarnata, Gesù Cristo Figlio vostro, da arrivare, con la vostra intercessione, seguendo il vostro esempio, alla pienezza della sua età sulla terra, e della sua gloria nei cieli. Così sia.

Papa Leone XIV, all’Angelus nuovo appello per la pace in Medio Oriente e in Ucraina

Da Castel Gandolfo, dove si trova per il periodo estivo, Papa Leone XIV stamane ha recitato la tradizionale preghiera mariana domenicale dell’Angelus

Papa Leone XIV |  | Daniel Ibanez EWTNPapa Leone XIV | | Daniel Ibanez EWTN

Di Marco Mancini

Castel Gandolfo , domenica, 12. luglio, 2026 12:16 (ACI Stampa).

Da Castel Gandolfo, dove si trova per il periodo estivo, Papa Leone XIV stamane ha recitato la tradizionale preghiera mariana domenicale dell’Angelus.

Commentando la parabola del seminatore, il Papa osserva che “Gesù stesso, il Verbo fatto uomo, che ha dato la vita per la nostra salvezza, è il seme che il Padre continua a spargere nel mondo perché, morendo, porti molto frutto: a volte incontra in noi un terreno duro e insensibile, altre volte distratto; ma ci sono momenti in cui trova una terra ricettiva e feconda, e allora si innescano miracoli d’amore capaci di cambiare tutto il resto, come certamente abbiamo sperimentato anche noi nella nostra vita”.

“Per questo – sottolinea Leone XIV – il Padre non smette di seminare, perché sa che la potenza del suo amore è più forte della nostra debolezza”.

“La generosità di Dio nei nostri confronti – aggiunge Papa Leone – non è ingenua, ma sapiente, e sa cogliere in noi la possibilità di un bene di cui a volte nemmeno noi ci rendiamo conto. Per questo il Signore, che conosce bene il terreno del nostro cuore, meglio di quanto noi stessi lo conosciamo, non smette di credere in noi, in quello che siamo e in quello che possiamo diventare, giorno per giorno, se con fede ci abbandoniamo a Lui”.

Dopo aver salutato gli abitanti di Castel Gandolfo, il Papa ha fatto subito un accenno alla attualità: “Tornano purtroppo a soffiare i venti della guerra in Medio Oriente, in Ucraina e in numerose altre parti del mondo seminando violenza, terrore e morte e colpendo ancora una volta tanti innocenti: non lasciamo che questi venti spengano la fiammella della speranza e della pace, anche quando essa è sempre a fragile e vacillante.  Rinnovo il mio auspicio affinché si percorra con perseveranza la via del dialogo, dell’incontro e della diplomazia unico cammino capace di condurre a una pace giusta e duratura nella quale i popoli possano vivere riconciliati nella sicurezza reciproca e nel rispetto della dignità di ogni persona”.

“Oggi – ha aggiunto – ricorre la domenica del mare. Il mio pensiero va a tutti marittimi, i pescatori e i lavoratori portuali del mondo che segnati dalla lontananza dei propri cari e talvolta dalla paura per i conflitti che attraversano le vie del mare, sostengono con un lavoro paziente e silenzioso il commercio e la vita di molti popoli”.

Al termine dell’Angelus il Papa si è avvicinato ai fedeli che gremivano Piazza della Libertà per salutarli prima di rientrare nel Palazzo Apostolico.

LA REGOLA DI SAN BENEDETTO

San Benedetto compose la sua Regola a Montecassino intorno al 525, ispirandosi a regole precedenti di San Giovanni CassianoSan BasilioSan PacomioSan Cesario e l’Anonimo della Regula Magistri. Benedetto combinò disciplina e rispetto per le capacità individuali, con l’intento di fondare una “scuola del servizio del Signore” caratterizzata da una gestione non troppo rigida. 

Cristianesimo

La Regola di San Benedetto organizzava nei minimi particolari la vita dei monaci, migliorando la vaghezza delle norme monastiche precedenti. Due principi fondamentali della vita comunitaria erano la stabilitas loci (l’obbligo di risiedere permanentemente nello stesso monastero, contrastando il vagabondaggio dei monaci) e la conversatio (buona condotta morale, pietà reciproca e obbedienza all’abate).

L’abate, considerato un “padre amoroso” (dal siriaco abba), era il centro di una comunità ben ordinata dove preghiera e lavoro si alternavano secondo il motto “ora et labora” (prega e lavora).

I monasteri seguendo la Regola di San Benedetto sono noti come benedettini. Ogni monastero è autonomo sotto l’autorità di un abate, ma spesso si organizzano in confederazioni monastiche, tra cui le più importanti sono la congregazione cassinense e quella sublacense, legate rispettivamente ai monasteri di Montecassino e Subiaco.

Le 5 regole di San Benedetto per una buona preghiera

La preghiera è il momento più bello e più alto per un  cristiano che ha l’occasione di stare tu per tu con il Signore. Ecco le preziose indicazioni di San Benedetto da rispettare per una buona preghiera.

  1. Il dare appuntamento alla preghiera: fin quando possibile, sempre alla stessa ora del giorno. Scandiamo la nostra vita anche seguendo i ritmi che Dio stesso ci dà. Se pensiamo di rimandare il tempo della preghiera per lasciare spazio a cose più futili e meno importanti, questi, stiamo certi, non arriverà mai. E alla fine della giornata, ci ritroveremo senza aver pregato mai. Il tempo della preghiera va cercato, non è lui, di certo, che ci viene incontro.
  2. Il luogo per la preghiera: di certo, non sempre siamo nelle vicinanze di una chiesa o abbiamo a disposizione una cappella dove incontrare il Signore. Anche la nostra stanza può essere il luogo dove pregare. Ogni cristiano ha un’immagine sacra nella propria casa. Ecco: basta raccogliersi in preghiera davanti a lei, senza farsi distrarre da ciò che c’è intorno. Anche quello è un validissimo momento di preghiera.
  3. Dio deve essere sempre nella nostra vita: non siamo cristiani solo a parole, ma anche con i fatti. La preghiera è essenziale sì, ma a volte, bisogna arricchirla. Anche semplicemente portando un’immaginetta sacra nel nostro portafoglio, un piccolo rosario con noi (non come una catena inutile al collo… intendiamoci, ma come un oggetto che ci aiuti alla preghiera. Va sempre rispettato), che ci accompagni nella preghiera quotidiana.
  4. La preghiera sia semplice: Dio non ha bisogno di frasi ad effetto, di preghiere particolari o complesse. Lui legge nel nostro cuore, sa subito di cosa abbiamo bisogno. La preghiera umile, fatta con il cuore a lui aperto, è ciò che a Lui è più gradito.
  5. Semplice e pura: così sia la nostra preghiera. Nulla che ci distragga attorno, ma tutta la semplicità a Lui gradita. Che venga direttamente dal nostro cuore.

❀☆ALLA MADONNA DEL PARADISO ❀☆☆ ❀☆ ❀☆ ❀☆ ❀☆ ❀*̥☆ ❀

O Maria, Madre bellissima del Signore e Madre mia, rivolgi anche a me con tenerezza materna il tuo sguardo pietoso.
Se tu aprirai sopra di me i tuoi occhi, come da fonti prodigiose scenderanno nella mia anima le grazie più abbondanti della Redenzione.
Illumina la strada del mio esilio, o Stella del mare.
Conduci a vittoria i miei combattimenti spirituali, o Vergine potentissima.
Mostrami nel Scramento Eucaristico il tuo Gesù, o Mamma del bello amore.
Trasfigura nella tua bellezza soprannaturale la mia vita, o Immacolata.
Fortifica la mia fede perchè dovunque l’insegni e la difenda con l’esempio e la parola, o Regina degli Apostoli.
Donami la generosità di portare con gioia la mia croce fin sulla vetta del Calvario, o Madre del Crocifisso.
Tu che tutti esaudisci, e intercedi la salute eterna anche ai figli che non ti pregano, salva anche me, o Madre misericordiosa, che ti invoco con il più filiale e fiducioso amore.
L’ultimo nome che pronuncerò morente, sia il tuo nome, o Maria, e il primo volto che incontrerò sulla porta del cielo sia il tuo, o dolcissima Regina del Paradiso.
AMEN

Il dilemma di Putin: trattare con Kiev o puntare su un’escalation? L’intelligence ucraina: «Lo zar valuta anche un attacco a una base Nato sul Baltico»

di Paolo Valentino – Corriere della Sera – 11 Luglio 2026

La guerra in Ucraina non è più un’eco lontana, ma è entrata a gamba tesa nelle vite dei russi. Vladimir Putin è al più basso livello di popolarità da quattro anni a questa parte. Così il dittatore è tentato da una nuova escalation, ma sa che il prezzo potrebbe essere troppo alto

I russi sono sull’orlo di una crisi di nervi. La frustrazione cede il passo all’ansia e alla rabbia verso il potere. La guerra in Ucraina non è più un’eco lontana, ma è entrata a gamba tesa dentro le loro vite, materializzandosi nella cronica penuria di carburante, nei continui blackout della rete, nella sparizione di molti prodotti dagli scaffali, nell’aumento dei prezzi, in primis quello della mitica kartoshka, la patata, aumentato del 4,5% in un solo mese. E anche lo Zar non sta messo molto bene: Vladimir Putin è al più basso livello di popolarità da quattro anni a questa parte.

«Che fare?», si chiedeva il suo omonimo Lenin in una celebre opera. «Che fare» è lo stesso dilemma del dittatore russo, tentato da una nuova escalation, ma consapevole che il prezzo umano ed economico da pagare sia alto, troppo alto perfino per lui e la stabilità del suo regime.
I segnali che vengono da Mosca sono contraddittori. Secondo fonti vicine al Cremlino citate dall’agenzia Reuters, il presidente russo è sotto forte pressione perché riprenda il negoziato con Kiev, ma «punta i piedi» e sarebbe invece deciso a lanciare nuove offensive nei mesi a venire.
A rafforzare la sua ostinazione — meglio, a farlo arrabbiare, secondo le fonti — sarebbero stati i recenti attacchi in profondità nel territorio russo dei droni ucraini contro impianti, depositi petroliferi e porti della Federazione, che ne hanno messo fuori uso buona parte della capacità di raffinazione. In risposta, la Russia ha lanciato due massicci attacchi con droni e missili contro l’Ucraina e soprattutto la sua capitale, causando decine di vittime tra la popolazione civile.

Una delle fonti, secondo l’agenzia una persona in regolare contatto con il presidente russo, ha detto che di recente Putin ha respinto il suggerimento di un gruppo di consiglieri di accettare il compromesso di una tregua sull’attuale linea del fronte, che com’è noto vede le forze di Mosca controllare una parte ma non tutto il Donbass. Il capo del Cremlino rimane invece fissato con l’obiettivo di conquistare l’intera regione orientale dell’Ucraina, anzi sarebbe convinto che questo avverrà molto presto. Un’operazione per la definitiva conquista del Donbass comporterebbe però una nuova mobilitazione, cioè il lancio di una leva obbligatoria, mossa politicamente impopolare che Putin ha cercato di evitare sin dall’inizio del conflitto.

Suona comunque conferma di questa linea la dichiarazione fatta ieri dal portavoce presidenziale, Dmitry Peskov, secondo il quale se l’obiettivo di Putin rimane una soluzione diplomatica, Mosca sta tuttavia cercando di ampliare la zona cuscinetto, frase in codice per dire che vuole avanzare nel Donbass, in risposta all’escalation dell’Ucraina: «La Russia è pronta per una soluzione pacifica, ma ha sufficiente capacità per agire in modo indipendente e continuare l’operazione militare speciale», ha aggiunto Peskov. Ancora a giugno, Putin aveva respinto pubblicamente l’offerta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, di un incontro mirato a concordare una tregua. I segnali di fumo dal Cremlino seguono le dichiarazioni fatte all’inizio della settimana da Donald Trump, alla vigilia del vertice Nato tenutosi martedì e mercoledì ad Ankara. Il capo della Casa Bianca, che aveva parlato poco prima al telefono con Putin, ha detto che il leader russo vorrebbe mettere fine alla guerra e che una soluzione sarebbe «più vicina di quanto si pensi». In margine al vertice turco, Trump aveva avuto anche un lungo colloquio di persona con Zelensky, col quale ha discusso «idee per avvicinare la pace».

La valutazione dell’intelligence di Kiev è che Putin stia in effetti preparando una nuova escalation in Ucraina e stia addirittura considerando l’opzione di un attacco limitato contro il territorio di un Paese occidentale, per esempio una delle basi Nato in uno degli Stati baltici. Anche se l’ipotesi appare azzardata, alcuni analisti militari occidentali pensano che un simile scenario potrebbe essere usato per creare tensioni ed eventualmente dividere l’Alleanza sul tipo di risposta da dare.

Verrebbe in altre parole messo alla prova l’impegno, ribadito nel comunicato finale del vertice di Ankara, che un attacco a uno dei membri è un attacco a tutta la Nato, come stabilito dall’articolo 5 del Patto atlantico

San Benedetto da Norcia


autore: Hans Memling anno: 1487 titolo: Trittico di Benedetto Portinari luogo: Galleria degli Uffizi

Nome: San Benedetto da Norcia

Titolo: Abate, patrono d’Europa

Nascita: 2 marzo 480, Norcia

Morte: 21 marzo 547, Montecassino, Frosinone

Ricorrenza: 11 luglio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Festa

San Benedetto, padre del monachismo d’Occidente e restauratore dello spirito cristiano dei suoi tempi, nacque a Norcia, nell’Umbria, dalla nobile famiglia Anicia nel 480. Inviato a Roma per addottorarsi nelle discipline liberali, tosto si ritirò dal mondo. Prese dimora nello speco di Subiaco ove rimase per tre anni nascosto e ignoto a tutti, conducendo vita penitente e angelica.

Essendosi sparsa la fama della sua santità, alcuni monaci si posero sotto la sua guida sapiente ed illuminata. Ma la sua condotta era un continuo rimprovero e uno stridente contrasto con la loro vita rilassata. Non volendo essi sottomettersi ai suoi richiami, tentarono di avvelenarlo: però, fatto egli, come era suo costume, il segno della croce, il bicchiere che gli veniva presentato si spezzò.

Allora il nostro Santo si ritirò nuovamente nella solitudine, e accorrendo a lui gran numero di discepoli, dovette costruire dodici monasteri. Si trasferì poi a Montecassino, ove, abbattuta la statua di Apollo, fondò quel celebre monastero, meraviglia di bellezza e di arte, da cui partirono i primi apostoli benedettini.

Qui creò la sua nota regola nella quale si organizzava nei minimi particolari la vita dei monaci all’interno di una “corale”. Questa filosofia dava nuova ed autorevole sistemazione alla complessa, ma spesso vaga e imprecisa, precettistica monastica precedente. I concetti principali erano due: stabilitas loci (l’obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero) e la conversatio (la buona condotta morale, la pietà reciproca e l’obbedienza all’abate).

Il “padre amoroso” (il nome deriva proprio dal siriaco abba, “padre”), mai chiamato superiore, era il cardine di una famiglia ben ordinata che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata, durante la quale la preghiera e il lavoro si alternano nel segno del motto « ora et labora » (“prega e lavora”).

San Benedetto fu dotato da Dio del dono della profezia: predisse, tra l’altro, le gesta e il tempo della morte a Totila, re dei Ostrogoti. Pochi mesi prima predisse la propria morte: sei giorni innanzi si fece aprire il sepolcro; il sesto giorno, portatosi in chiesa a ricevervi l’eucarestia, spirò tra le braccia dei suoi monaci.

Benedetto visse a Montecassino fino alla sua morte, ricevendo omaggi dai pellegrini e personalità come Totila che Benedetto ammonì. Secondo il racconto di san Gregorio Magno nei Dialoghi, Totila si recò a Montecassino per incontrare san Benedetto. Al suo arrivo, si presentò con abiti regali e un seguito imponente, ma Benedetto, senza esitazione, smascherò il suo travestimento, dicendo: « Togli questa veste, figlio mio, non è tua ». Totila, colpito dalla prontezza del santo, si avvicinò umilmente e si prostrò ai suoi piedi. Benedetto lo rimproverò per le sue azioni e gli predisse il futuro: « Tu entrerai in Roma, passerai il mare, regnerai nove anni, al decimo morirai ». Totila, profondamente turbato, chiese al santo di pregare per lui e, secondo la leggenda, da quel momento cambiò il suo comportamento, mostrando maggiore clemenza e moderazione nelle sue azioni.

San Benedetto morì il 21 marzo 547 dopo sei giorni di febbre, circa quaranta giorni dopo la morte della sorella Scolastica, con cui condivise la sepoltura.

Secondo la leggenda, spirò in piedi, sostenuto dai discepoli, dopo aver ricevuto la comunione, con le braccia sollevate in preghiera mentre li benediceva.

La sua anima fu vista salire al cielo su un fulgore di luci mentre un uomo diceva: « Questa è la via per cui Benedetto ascende al cielo ». Aveva oltre sessanta anni.

« San Benedetto, scrive D. Guéranger, è il padre dell’Europa perché egli per mezzo dei suoi figli numerosi come le stelle del cielo e l’arena del mare, ha rialzato gli avanzi della società romana, schiacciata sotto l’invasione dei barbari; ha presieduto allo stabilimento del diritto pubblico e privato delle nazioni, ha portato il Vangelo e la civiltà nell’Inghilterra, nella Germania, tra i popoli del Nord e perfino tra gli Slavi; ha distrutto la schiavitù, insegnata l’agricoltura e salvato infine il deposito delle lettere e delle arti dal naufragio che sembrava inghiottirle senza speranza di salvezza ».

Tanto fu grande il suo spirito di mortificazione ed estrema e delicata la sua purezza, che non esitò a ravvolgersi tra le spine per vincere una violenta tentazione.

Grandissima fu la sua prudenza di legislatore e di direttore di anime: egli è uno dei quattro grandi patriarchi d’Occidente e le sue regole sono tutt’ora adottate e seguite da molte famiglie religiose.

L’ordine religioso fondato da San Benedetto si estese in tutto il mondo, e diede un numero grandissimo di santi, papi, vescovi e personaggi illustri. Tra i santi benedettini più celebri si annoverano San Mauro Abate e San Placido MartireSan WillibrodoSan VifridoSan RubertoSan BonifazioSan Gregorio MagnoSan Agostino di Canterbury, per non dire di tanti altri.

Le comunità benedettine e il calendario della Forma straordinaria lo ricordano il 21 marzo, mentre la Chiesa cattolica invece lo celebra l’11 luglio, da quando Papa Paolo VI, il 24 ottobre 1964, con il breve Pacis nuntius, proclamò san Benedetto da Norcia patrono d’Europa in onore della consacrazione della Basilica di Montecassino.

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