"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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Mattia Debertolis, atleta di 29 anni, muore in ospedale in Cina dopo quattro giorni di agonia

Campione di Orienteering si era sentito male durante la gara di esordio

Gianfranco Benincasa – TgR Trento

Mattia Debertolis, atleta della Nazionale di Corsa Orientamento ha cessato di vivere alle 22.23 ora italiana mentre si trovava ricoverato in ospedale in Cina. Quattro giorni fa era stato colpito da un malore nel corso della gara d’esordio dei World Games, in Cina.

L’atleta, ricoverato in gravissime condizioni, nel pomeriggio di lunedì 11 agosto aveva ricevuto, su richiesta dei familiari, il sacramento dell’Estrema Unzione officiato dal Vescovo di Chengdu, giunto dopo un viaggio di due ore per raggiungere l’ospedale. 

La mamma, Erica Zagonel, e il fratello Nicolò hanno fortemente voluto che Mattia ricevesse questo sacramento.

All’ospedale erano presenti, oltre alla famiglia, il Commissario Tecnico Stefano Raus, il team manager Gabriele Viale e i compagni di squadra di Mattia. Nei giorni scorsi aveva fatto visita anche il Console italiano in Cina, portando all’atleta la vicinanza delle istituzioni.

RAI news.it – Giochi Chengdu

«Un piano per la fine»: in Russia si evoca la conclusione del conflitto (ed è la prima volta)

di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 12 Agosto 2025

L’annuncio domenica sera su «Vesti Nedeli», il talk politico più seguito dal pubblico russo: è un segnale politico?

Contano sia il messaggio che il messaggero. «Adesso, un servizio sul piano per la fine dell’Operazione militare speciale». Domenica sera, i telespettatori di Vesti Nedeli, le Notizie della settimana, avranno fatto un sobbalzo sul loro divano. Il più importante programma di approfondimento di tutta l’informazione russa dedicava il servizio principale alla possibile fine del conflitto. A presentare il rotocalco, che non ha una guida fissa, c’era poi Yevgeny Popov, conduttore in pianta stabile del popolare programma quotidiano Sessanta minuti, ma soprattutto deputato di Russia Unita, il partito del presidente.

Il sigillo

Una specie di sigillo, quindi. Che non è sfuggito a un osservatore di peso come Sergey Markov, l’ex consigliere di Vladimir Putin per la politica estera, analista di un certo acume ma anche megafono in patria del Cremlino, dove è ancora ben introdotto.

«Questo è in realtà un chiaro segnale per l’intera macchina mediatica russa» ha scritto su Telegram, aggiungendo che il titolo e la scelta dell’annunciatore, «sicuramente ponderati e concordati con chi di dovere, non sono certo casuali».

Anche il portale di notizie lenta.ru, considerato anch’esso molto vicino all’attuale verticale del potere, ha subito rilanciato: «In Russia si è parlato della fine dell’Operazione speciale in Ucraina», citando poi Kirill Dmitriev. Il negoziatore e rappresentante di Putin per la cooperazione economica con l’estero, candidato ad accompagnare il suo capo in Alaska, in maniera quasi contestuale alla messa in onda della trasmissione ha infatti scritto su X che secondo lui dopo il vertice del 15 agosto «i guerrafondai» non potranno più sorridere perché «il dialogo tra Putin e Trump porterà speranza, pace e sicurezza globale».

«Le nostre condizioni»

Con qualche dose di circospezione in più, spesso citando l’affermazione di Markov per non assumersi responsabilità in proprio, altre testate, tra le quali gazeta.ru e il tabloid popolare Mosca della sera, hanno fatto capolino con un titolo che suggerisce la possibilità di una svolta. Si discute di fine della guerra, e non di pace, che sono due cose diverse. Ma questa volta almeno se ne parla, ed è una novità assoluta.

La linea generale appare chiara. Non è una inversione di tendenza, sarebbe impossibile persino per gli standard russi, dopo quasi quattro anni di propaganda mirata sul raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati all’inizio dell’Operazione militare speciale. «Questa volta può esserci uno stop, ma alle nostre condizioni», titola un editoriale anonimo dell’agenzia di Stato Ria Novosti. E nella sua ambiguità può essere una sintesi dell’attuale situazione. Ma per qualche giorno, in attesa degli eventi e degli sviluppi dell’incontro tanto atteso tra i due presidenti, le linee guida sembrano riflettere la cauta speranza russa che qualcosa possa davvero succedere.

Scrupoli

Anche per questo, non ci sono più informazioni, nemmeno a livello ufficiale, sugli sviluppi dei numerosi progetti in corso con Corea del Nord, Cuba, Venezuela e Afghanistan. Ogni iniziativa appare momentaneamente sospesa, con l’evidente obiettivo, subito sottolineato dai siti dell’opposizione, di non creare un contesto informativo negativo prima dell’incontro in Alaska. «A Trump non deve essere data alcuna opportunità di fare pressione su Putin. Si noti che perfino nei resoconti del Cremlino sulle conversazioni telefoniche internazionali di Putin degli ultimi giorni non si troverà alcun riferimento a Paesi considerati scomodi», affermano anonimi interlocutori del dipartimento di politica estera russo.

Accuse preventive

La retorica antiamericana dei giornalisti televisivi russi si è prontamente abbassata, dopo che nelle ultime settimane era stata sdoganata come ai vecchi tempi di Biden. A giudicare dei toni concilianti, qualche messaggio deve essere stato recapitato alle «teste calde» dei blogger Z, i corrispondenti di guerra che da sempre invocano una vittoria definitiva e senza condizioni. Non c’è ragione per essere allarmati, scrivono, perché «Putin riuscirà senz’altro a raggiungere l’accordo più vantaggioso per noi».

E se qualcosa dovesse andare storto, nessun problema. Sono già pronti i capri espiatori. «Il piano del presidente per un accordo» è la prima riga del titolo di apertura del quotidiano Izvestia. «E chi potrebbe sabotarlo» è la seconda.

La risposta è la stessa che forniscono tutti i media russi, in quello che sembra essere l’altro messaggio da far passare: Ucraina ed Europa, i soliti sospetti, stanno tramando nell’ombra.

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TRUMP ANNNUNCIA: IN ALASKA CI SAREMO SOLO IO E PUTIN”: POI APRE ALLE RICHIESTE UE

di Viviana Mazza- Corriere della Sera – 12 Agosto 2025

Il leader Usa: «Dopo il vertice con la Russia sentirò subito Zelensky»


NEW YORK – «Sto parlando con i leader europei e parlerò con Zelensky, raccoglierò le idee di tutti e arriverò ben carico. E vedremo cosa succede», ha detto ieri Donald Trump in conferenza stampa, in vista del suo summit di Ferragosto con Vladimir Putin. «Abbiamo parlato molto, sono grandi leader…. Uno di loro mi ha detto che è andato in overdose cercando di risolvere la situazione ucraina: sono stanchi , vogliono tornare a spendere per i loro Paesi. Il mio rapporto con l’Unione europea è bellissimo… Dipendono da me, la situazione non sarebbe mai stata risolta sotto il precedente presidente».

Trump ha spiegato che l’incontro in Alaska servirà a «sondare» che cosa «ha in mente» il leader russo e se un accordo di pace sia possibile. «Parlerò con Vladimir Putin, gli dirò: “Devi porre fine a questa guerra”, non si prenderà gioco di me». Il presidente americano ha ripetuto di credere che Putin voglia porre fine al conflitto ma ha ricordato che in passato lo ha «deluso». Dunque ha minacciato che potrebbe abbandonare i negoziati se capisce che un accordo è impossibile: è certo di capirlo «dopo due minuti di incontro… perché è quello che faccio».

Trump ha assicurato anche che subito dopo aver parlato con Putin, «mentre lascio la stanza» telefonerà prima a Zelensky e poi ai leader europei. Se l’incontro andrà bene, pensa che potrà portare ad un cessate il fuoco, «immediatamente o molto rapidamente», ma ha precisato: «Non sta a me fare l’accordo». Ha spiegato che solo Putin e Zelensky possono completare un accordo di pace, che potrebbe includere uno scambio di territori tra i due Paesi. Alla fine il suo obiettivo è «mettere entrambi in una stanza, che io sia là oppure no». Se invece l’incontro andrà male «potrei andarmene e dire: “Buona fortuna”, e sarà la fine. Potrei concludere che non ci sarà una soluzione». In tal caso potrebbe chiamare Zelensky per dirgli «”Buona fortuna, continua a combattere”. Oppure potrei dirgli che possiamo fare un accordo».

Un giornalista ha chiesto ieri a Trump se abbia invitato Zelensky in Alaska. «Non ne era parte — ha risposto il presidente americano —. Direi che potrebbe andarci, ma è andato ad un sacco di incontri. È là da tre anni e mezzo e non è successo nulla». Anche il cancelliere tedesco Merz, domenica al telefono, gli avrebbe chiesto invitare Zelensky, ma Trump avrebbe replicato che in questo stadio iniziale la partecipazione del leader ucraino potrebbe deragliare gli sforzi per la pace, secondo fonti del Wall Street Journal.

In un lapsus ieri Trump ha detto che andrà in Russia per il summit, ma poco dopo ha sottolineato di ritenere «molto rispettoso» che Putin abbia accettato di venire «nel nostro Paese» anziché nel suo o in un Paese terzo. Ha affermato di avere «un ottimo rapporto» con Putin, pur non essendo lui «un amico della Russia» (ha ricordato di aver posto fine al gasdotto Nord Stream 2 e di aver dato i Javelin agli ucraini). Ha affermato di andare «d’accordo» anche con Zelensky, ma si è detto «disturbato dal fatto che dica che ha bisogno dell’approvazione costituzionale per uno scambio di territori». Ha aggiunto che la situazione è complicata dal fatto che i russi hanno occupato molti territori di valore («con vista oceano») ma ha assicurato: «Cercheremo di riprenderne alcuni».

Le parole del presidente americano arrivano dopo che alcuni alleati, preoccupati che Trump possa fare un accordo con Putin senza gli ucraini e gli europei, lo hanno invitato a un summit virtuale mercoledì 13 agosto alle 3 del pomeriggio (ora italiana), su iniziativa di Merz. I partecipanti includeranno i leader di Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Finlandia, Nato e Ue, come pure Zelensky. I premier polacco Donald Tusk ha spiegato di nutrire «molte paure e molte speranze» sottolineando la «tattica di imprevedibilità a volte adottata da Trump». L’obiettivo del summit virtuale è di chiarire le «linee rosse» dell’Europa e di Kiev: il cessate il fuoco sia il passo iniziale, prima di scambi territoriali; questi scambi siano reciproci e basati sulle attuali linee del fronte; e ci siano garanzie di sicurezza di lungo periodo per l’Ucraina. Il segretario della Nato Mark Rutte ha detto alla tv Cbs che le conquiste russe non dovrebbero essere legalmente riconosciute e i colloqui dovranno gestire «la situazione fattuale che controllano in questo momento parte dei territori ucraini». L’alta rappresentante per la politica estera della Ue Kaja Kallas ha detto di appoggiare l’iniziativa Usa ma pure che l’Unione prepara sanzioni. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso appoggio agli sforzi di Trump nella ricerca di un accordo non facile.

Santa Giovanna Francesca de Chantal


Nome: Santa Giovanna Francesca de Chantal

Titolo: Religiosa

Nome di battesimo: Jeanne-Françoise Frémyot

Nascita: 23 gennaio 1572, Dijon, Francia

Morte: 13 dicembre 1641, Moulins, Francia

Ricorrenza: 12 agosto

Martirologio: edizione 2004

Beatificazione:
21 novembre 1751, Roma , papa Benedetto XIV

Canonizzazione:
16 luglio 1767, Roma , papa Clemente III

Luogo reliquie:Basilica della Visitazione

La nobile Giovanna di Chantal, figlia di Benigno Fremiot, presidente al Parlamento di Borgogna, nacque il 23 gennaio 1572 a Dijon. Il presidente Fremiot, rimasto vedovo quando i figli erano ancora in tenera età, si prese cura personalmente della loro educazione: li allevò con tenerezza paterna nei principi di una soda pietà. Giovanna fu quella che corrispose meglio di tutti alle sue cure.

Giunta all’età di 20 anni, si sposò col barone di Chantal, un ufficiale di 27 anni che si trovava al servizio di Enrico IV. Sua prima cura fu quella di vegliare sui servi, di far loro praticare i doveri della religione cristiana e di obbligarli a partecipare alla preghiera che tutte le sere si faceva in comune. Nei giorni di festa li mandava alla S. Messa in parrocchia, mentre nei giorni feriali dovevano assistere alla Messa nella cappella gentilizia.


Iddio però bramava di regnare solo nel cuore di Giovanna e per questo la provò col più duro dei sacrifici.

Un giorno il barone di Chantal venne invitato da un amico ad una partita di caccia ed egli, come al solito, vi aderì. Ma nel rincorrere la selvaggina che si era internata nella macchia, il barone, senza avvedersene, si era portato al tiro dell’amico: questi che al rumore della canizza si teneva pronto, come vide muovere gli sterpi di fronte scaricò il suo archibugio che colpì mortalmente il povero barone.

La nostra Santa rimase così vedova all’età di 28 anni. Ella aveva avuto sei figli, di cui quattro viventi. Sopportò il suo dolore per quanto fosse acuto, con rassegnazione e con fortezza. Amava di ripetere queste parole: Voi avete spezzato, o Signore, i miei vincoli: io posso ora presentarvi una vittima di lode. D’allora in poi desiderò maggiormente di essere unicamente del Signore, di vivere sola e di non avere più nulla di comune col mondo. La realizzazione di questa aspirazione però le era impedita dal dovere di assistere ed educare i suoi quattro figli, e d’altra parte le mancava un direttore il quale potesse condurla nelle vie in cui Dio la voleva. Ma un giorno, durante l’orazione, il Signore glielo fece vedere: incontratasi poi con San Francesco di Sales, riconobbe in lui l’uomo della visione e gli aprì la sua anima. Questo gran Santo la guidò per le vie mirabili della Provvidenza, ed aiutandola a compiere i suoi doveri di madre, la costituì pietra fondamentale dell’Istituto che egli stava per fondare.

Prima di partire per il chiostro, avendo ella chiesto la benedizione paterna, il presidente Fremiot, trafitto dal dolore e bagnato di lagrime, gridò – O Mio Dio, non mi è dato di oppormi all’esecuzione dei vostri disegni, quantunque ciò mi debba costare la vita; io vi offro, o Signore, questa cara figliuola; degnatevi di riceverla e farne la mia consolazione.

Sotto la sua guida, l’Ordine della Visitazione fece grandi progressi, diventando un’aiuola di elette virtù. S. Giovanna era così accesa di amor di Dio, che soleva esclamare: Amore, amore, io non voglio parlare che di amore. Morì il 13 dicembre 1641.

PRATICA. Grande onore e grande gloria è servire Dio, disprezzando tutto quello che non ci conduce a lui. (Imitazione di Cristo).

PREGHIERA. O Dio onnipotente e misericordioso, che alla beata Giovanna Francesca, accesa del tuo amore, donasti un’ammirabile forza di spirito per seguire nei diversi stati della vita la via della perfezione e che per lei volesti arricchire la tua Chiesa di una nuova famiglia, concedi per i suoi meriti e preghiere che noi vinciamo con l’aiuto della grazia celeste tutte le difficoltà del nostro cammino.

MARTIROLOGIO ROMANO. Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, religiosa: dal suo matrimonio cristiano ebbe sei figli, che educò alla pietà; rimasta vedova, percorse alacremente sotto la guida di san Francesco di Sales la via della perfezione, dedicandosi alle opere di carità soprattutto verso i poveri e i malati; diede inizio all’Ordine della Visitazione di Santa Maria, che diresse pure con saggezza. Il suo transito avvenuto a Moulins sulle rive dell’Allier vicino a Nevers in Francia ricorre il 13 dicembre.

Carlo Acutis, il genio dell’informatica che ha messo il suo talento al servizio di Dio

12/10/2024  Nato a Londra nel 1991, è vissuto a Milano dove frequentava il Leone XIII dei Gesuiti. Un prodigio, precoce, della comunicazione e del linguaggio informatico che utilizzò fino in fondo per diffondere il Vangelo e il culto dell’Eucarestia alla quale dedicava lunghe ore di adorazione. Colpito da leucemia fulminante, è morto il 12 ottobre 2006 al San Gerardo di Monza. Dopo la beatificazione avvenuta nel 2020, è stato riconosciuto il miracolo che lo porterà ad essere proclamato santo.

Nonostante quello che si potrebbe pensare di un giovane beato che presto sarà canonizzato, Carlo Acutis era un ragazzo assolutamente normale, come la maggior parte dei suoi coetanei, ma con un’armonia assolutamente speciale, grazie alla sua grande amicizia con Gesù.

Oltre ai doveri principali del suo stato come quello di studente e figlio, riesce a trovare il tempo per insegnare catechismo ai bambini che si preparano alla Prima Comunione e alla Cresima; a fare il volontariato alla mensa dei poveri dei cappuccini e delle suore di madre Teresa; a soccorrere i poveri che vivono nel suo quartiere; ad aiutare i bambini in difficoltà con i compiti; a fare opere di apostolato con internet; a suonare il sassofono; a giocare a pallone; a progettare programmi con il computer; a divertirsi con i videogiochi; a guardare i film polizieschi e a girare filmini con i suoi cani e i suoi gatti.

“Essere sempre unito a Gesù, questo è il mio programma di vita”, scriveva quando aveva solo sette anni. E da allora è stato sempre fedele a questo programma fino alla sua morte avvenuta tra l’11 e il 12 ottobre del 2006 presso l’Ospedale San Gerardo di Monza.

Sin da piccolo Carlo ha sempre mostrato una grande attrazione verso “il Cielo”. Per una speciale circostanza, data la sua non comune maturità nelle cose di fede e il suo grande amore per il sacramento dell’Eucarestia, Carlo fu ammesso alla Prima Comunione a soli sette anni e da allora non ha mai mancato all’appuntamento quotidiano con la Santa Messa e un po’ di adorazione eucaristica o prima o dopo la Messa e il Rosario quotidiano.

Carlo scrive che quando «ci si mette di fronte al sole ci si abbronza… ma quando ci si mette dinnanzi a Gesù Eucaristia si diventa santi». Per Carlo «l’Eucaristia è la sua autostrada per il Cielo», e anche il mezzo più potente per diventare santi in fretta. Famosa è la sua frase: «Tutti nascono originali ma molti muoiono come fotocopie». Per non morire come fotocopia Carlo attinge alla fonte dei Sacramenti, che per Carlo sono i mezzi più potenti per crescere nelle virtù, segni efficaci della misericordia infinita di Dio per noi.

Grazie all’Eucaristia Carlo rafforza in modo eroico la virtù della fortezza, che gli donerà quel coraggio comune a tutti i santi, per andare sempre controcorrente e opporsi ai falsi idoli che il mondo costantemente ci propone. L’Eucaristia alimenta inoltre in lui un fortissimo desiderio di sintonizzarsi costantemente con la voce del Signore, e di vivere sempre alla sua presenza. Facendo così, Carlo riesce a portare quello stile di vita appreso alla scuola dell’Eucaristia: lo stare tra i banchi di scuola, in pizzeria con gli amici o in piazzetta per la partita di pallone, o usare il computer, diventa Vangelo vissuto.

Carlo è riuscito in modo straordinario, pur vivendo una esistenza ordinaria come quella di tanti, a dedicare la propria vita, attimo dopo attimo, al fine più alto a cui tutti gli uomini sono chiamati: la beatitudine eterna con Dio. Carlo, “l’innamorato di Dio”, ha vissuto questa forte presenza del divino nella sua vita terrena e ha cercato in tutti i modi di trasmetterla generosamente anche agli altri e tutt’ora, continua a intercedere affinché tutti possano mettere Dio al primo posto nella propria vita e dire come Carlo: «Non io ma Dio»; «Non l’amor proprio ma la gloria di Dio»; «La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi , la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio».

La solenne cerimonia di beatificazione di Carlo Acutis il 10 ottobre 2020 ad Assisi

Carlo Acutis nasce il 3 maggio 1991, a Londra, dove i suoi genitori, Andrea e Antonia, si trovano in quel momento per motivi di lavoro, nasce Carlo Acutis. Nel settembre dello stesso anno, rientrano tutti e tre a Milano, la loro città. Molto presto, Carlo si rivela un bambino di straordinaria intelligenza, quindi di una geniale capacità di utilizzare i computer e i programmi informatici. È affettuoso, vuole molto bene ai suoi genitori, trascorre del tempo con i nonni.

Frequenta le scuole elementari e medie presso le Suore Marcelline di Milano, poi passa al Liceo Classico Leone XIII retto dai padri Gesuiti. Ama il mare, i viaggi, le conversazioni, fa amicizia con i domestici di casa, è aperto a tutti e a tutti rivolge saluto e parola. Ha un temperamento solare, senza alcuna difficoltà a parlare con i nobili o con i mendicanti che incontra per strada. Nessuno è mai escluso dal suo cuore davvero buono.

Ma che cosa distingue Carlo da tanti suoi coetanei? Nel corso della sua esistenza, molto presto ha scoperto una Persona singolare: Gesù Cristo, e di Lui, crescendo, si innamora perdutamente. Fin, da piccolo, l’incontro con Gesù sconvolge la sua vita. Carlo trova in Lui l’Amico, il Maestro, il Salvatore, la Ragione stessa della sua esistenza. Senza Gesù nel suo vivere quotidiano, non si comprende nulla della sua vita, in tutto simile a quella dei suoi amici, ma che custodisce in sé questo invincibile Segreto. Cresce in un ambiente profondamente cristiano, in cui la fede è vissuta e testimoniata con le opere, ma è lui che sceglie liberamente di seguire Gesù con grande entusiasmo. Non ha paura di presentarsi come un’eccezione al mondo e di andare contro-corrente. Sa che per seguire Gesù, occorrono una grande umiltà e un gran sacrificio.

I suoi modelli sono i Pastorelli di Fatima, Giacinta e Francesco Marto, San Domenico Savio e Luigi Gonzaga, e poi San Tarcisio martire per l’Eucaristia. Carlo, con continua coerenza e non in modo passeggero, si inserisce in questo stuolo di piccoli che con la loro esistenza narrano la gloria di Gesù. Si impegna fino al sacrificio per vivere continuamente nell’amicizia e nella grazia con Gesù. Trova, assai presto per la sua vita, due colonne fondamentali: l’Eucaristia e la Madonna.

La profonda devozione eucaristica

La sua vita è interamente eucaristica: non solo ama e adora profondamente il Corpo e il Sangue di Gesù, ma ne accoglie in sé l’aspetto oblativo e sacrificale. Già innanzi la sua Prima Comunione, ricevuta a soli 7 anni nel monastero delle Romite di S. Ambrogio ad Nemus, di Perego, poi sempre di più, alimenta una grande devozione al SS. Sacramento dell’altare, in cui sa e crede che Gesù è realmente presente accanto alle sue creature, come Dio e l’Amico più grande che esista. Partecipa alla Messa e alla Comunione tutti i giorni. Dedica molto tempo alla preghiera silenziosa di adorazione davanti al Tabernacolo, dove sembra rapito dall’amore. Proprio così: dal Mistero eucaristico, impara a comprendere l’infinito amore di Gesù per ogni uomo. 

Tutto questo è una continua “scuola” di dedizione così che non gli basta essere onesto e buono, ma sente che deve donarsi a Dio e servire i fratelli: tendere alla santità, essere santo!

Nasce di lì, il suo zelo per la salvezza delle anime. Non si limita a pregare ma parla spesso di Gesù, della Madonna, dei Novissimi (morte, giudizio di Dio, inferno, paradiso) e del rischio di potersi perdere con il peccato mortale nella dannazione eterna. Carlo cerca di aiutare soprattutto coloro che vivono lontani da Gesù immersi nell’indifferenza per Lui e nel peccato. Spesso si offre, prega e ripara i peccati e le offese compiute contro l’Amore divino, contro il Cuore di Gesù, che sente vivo e palpitante nell’Ostia consacrata. Come Santa Margherita Maria Alacoque, anche lui alimenta dentro di sé il desiderio di condurre le anime al Cuore di Gesù, nel quale confida e si abbandona ogni giorno. In particolare, si comunica tutti i primi venerdì del mese per riparare i peccati e meritarsi il Paradiso, secondo la “grande promessa” di Gesù, nel 1675, alla Santa.

Tra i suoi scritti, le sue “note d’anima”, forse l’affermazione più bella è proprio questa: «L’Eucaristia? È la mia autostrada per il Cielo!». Questa sua assidua e quotidiana abitudine di accostarsi all’Eucaristia, vivifica e rinnova il suo ardore verso Gesù e fa di lui un suo intimo amico, come confermano i sacerdoti che lo hanno conosciuto da vicino e anche i suoi compagni. Gesù gli fa bruciare le tappe nel suo cammino di ascesa. Ora ne conosciamo il perché: la sua esistenza sarebbe stata breve e la via della perfezione doveva essere percorsa da lui in poco tempo.

Carlo non si sottrae e non si tira indietro e, pur sapendo di essere così diverso dalla società che lo circonda, sa anche che la santità è in realtà la norma della vita: si lascia condurre per mano, sicuro che Gesù ha scelto per lui “la parte migliore”, che non gli verrà tolta. Prova dentro di sé la certezza di essere amato da Dio e tanto gli basta per essere a sua volta apostolo della Verità e dell’amore, che è Gesù stesso.

La tomba del beato Carlo Acutis nel Santuario della Spoliazione di Assisi

Il suo assillo è portare Cristo a più persone possibile

È apprezzato e stimato dai suoi compagni di scuola, che lui aiuta sempre, anche se talvolta viene canzonato per la sua fede vivissima. Non è mai un alieno, ma è solo consapevole di aver incontrato Gesù e, per essergli fedele, è pronto anche a sfidare la maggioranza, «che ha solo ragione quando è nella Verità, mai perché è maggioranza». Quindi non teme le critiche e le derisioni, ma sa che sono ineluttabili per conquistare alla causa di Gesù compagni e amici. Sì, Carlo intende conquistare anime e ci sono dei non-cristiani, uomini di altre religioni, che per averlo conosciuto e parlato con lui, hanno chiesto il Battesimo nella Chiesa Cattolica.

È un genio dell’informatica, sa utilizzare benissimo il computer e gli altri new media, ma è anche un campione dello spirito, per la sua fede salda e operosa. I suoi compagni lo cercano per farsi insegnare a usare al meglio il computer, e Carlo, mentre spiega programmi e comandi, dirige il discorso verso le Verità eterne, verso Dio. Non perde occasione per evangelizzare e catechizzare. Il suo esempio trascina, la sua parola suadente spiega i misteri della salvezza. Emana un fascino singolare, ha un ascendente straordinario, diremmo, un’autorevolezza che non è della sua età anagrafica. I suoi compagni sono ora concordi nel dire che Carlo è stato un vero testimone di Gesù e annunciatore del suo Vangelo. Ha capito che è indispensabile un grande sforzo missionario per annunciare il Vangelo a tutti.

Apprezza l’intuizione del beato Giacomo Alberione (1884-1971), il fondatore della Famiglia Paolina, a usare i mass-media a servizio del Vangelo. Il suo obiettivo è quello dei missionari più veri: giungere a quante più persone possibili per far loro conoscere la bellezza e la gioia dell’amicizia con Gesù. In questa visione della realtà, prende come modello S. Paolo, l’apostolo delle genti, che impegna tutto se stesso per portare il Vangelo a ogni creatura, fino al sacrificio della vita.

L’altra colonna fondamentale su cui costruisce la sua vita è la Madonna: a Lei consacra più volte tutta la sua vita; a Lei ricorre nei momenti della necessità. È impossibile parlare di Carlo, senza considerare la sua forte devozione mariana. È affascinato dalle sue apparizioni a Lourdes e a Fatima e ne vive il messaggio di conversione, penitenza e preghiera. Da Fatima, impara a amare il Cuore Immacolato di Maria, a pregare e a offrire sacrifici per riparare le offese che molti le arrecano. Maria SS.ma è la sua Avvocata, la sua Mamma: è fedele, per amor suo, alla recita quotidiana del Rosario, diffonde la devozione mariana tra i conoscenti, visita i suoi santuari, Lourdes e Fatima compresi.

Tra i “suoi” santi, predilige S. Bernardette Sobirous e i Beati Pastorelli di Fatima e parla di loro assai volentieri, per invitare molti a vivere i messaggi della Madonna. È impressionato dal racconto della visione dell’inferno, come riferito da suor Lucia di Fatima, e pertanto decide di aiutare più persone che può a salvarsi l’anima. Sembra impossibile per un ragazzo, eppure Carlo legge il Trattato del Purgatorio di S. Caterina Fieschi da Genova (1447-1510), in cui la santa descrive le pene delle anime in Purgatorio. Carlo offre preghiere, penitenze e Comunioni in loro suffragio.

Carlo scuote le coscienze e invita a guardare spesso all’aldilà che non tramonta. In famiglia, nella scuola, in mezzo alla società, diventa testimone dell’Eternità. Difende la santità della famiglia contro il divorzio, e la sacralità della vita contro aborto e eutanasia, nei dibattiti in cui si trova coinvolto. Non conosce compromessi. È umile e ardente. Contagioso nella fede, come un fuoco che si appicca dovunque e incendia di Verità e di amore a Cristo.

La morte e la tomba ad Assisi

Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e per la Chiesa. Lasciò questo mondo il 12 ottobre 2006, nell’ospedale San Gerardo di Monza, a quindici anni compiuti.

I suoi resti mortali riposano dal 6 aprile 2019 ad Assisi, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione.

I miracoli a lui attribuiti

Sono due i miracoli attribuiti a Carlo Acutis: per la beatificazione, avvenuta ad Assisi nell’ottobre 2020, la guarigione di Matheus, bambino brasiliano di sei anni affetto da pancreas anulare, una rara anomalia congenita, evidenziata da un esame clinico nel 2012, che avrebbe potuto essere corretta solo con un intervento chirurgico.

Per la canonizzazione, il miracolo riconosciuto riguarda la guarigione di Valeria, una giovane ragazza del Costa Rica che, trasferitasi a Firenze nel 2018 per motivi di studio, aveva riportato un trauma cranico grave, dopo la caduta dalla sua bicicletta il 2 luglio 2022. All’ospedale di Careggi, dove la ragazza viene ricoverata, le diagnosticano un trauma cranico molto grave, per il quale deve essere effettuato un intervento di craniotomia, asportazione dell’osso occipitale destro per diminuire la pressione.

Le speranze di vita sono azzerata. La mamma Liliana, sei giorni dopo, va ad Assisi, per raccomandare la figlia al beato Carlo Acutis e passa tutta la giornata inginocchiata davanti alla sua tomba. In serata riceve una telefonata dall’ospedale che la informa del miglioramento improvviso e inspiegabile della figlia: Valeria ha ripreso a respirare spontaneamente, il giorno dopo riprende a muoversi e parzialmente a parlare. Di lì a poco la Tac evidenzia la scomparsa dell’emorragia e, nonostante la terapia riabilitativa prevista, Valeria si riprende in poco tempo. A settembre, insieme alla mamma, vengono ad Assisi per pregare sulla tomba di Carlo e ringraziare per il miracolo ricevuto.

Acutis rappresenta il primo “santo dei Millennials” e dell’era digitale. Papa Francesco lo ha più volte citato nei suoi discorsi e, nell’esortazione apostolica Christus vivit, lo ha proposto ai giovani come esempio di santità dell’era digitale.

(FAMIGLIA CRISTIANA – 11 AGOSTO 2025)

Guru Bashirov: «Le sorti dell’Ucraina sono l’ultima priorità. Conta solo la forza»

di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 10 Agosto 2025

Il politologo vicino al Cremlino: non credo a una soluzione di tipo «coreano»: allora i due eserciti erano fermi, nel nostro caso ci si muove sempre e nella stessa direzione da tempo

Il «guru» Bashirov: «Le sorti dell’Ucraina sono l’ultima priorità. Conta solo la forza»Marat Bashirov

«La speranza di voi europei è che si parli solo di Ucraina…». Un passo indietro. All’inizio dello scorso maggio, quando ancora nessuno pensava che fosse possibile, Marat Bashirov disse in una intervista a questo giornale che prima di ogni accordo, prima di ogni ipotesi, ci sarebbe stato un incontro tra Trump e Putin, e che non c’era modo di sfuggire a questo passaggio cruciale.

Oggi, all’ex deputato di Russia Unitapolitologo, professore della Scuola Superiore di Economia, titolare di una società che porta al Cremlino gli imprenditori stranieri, diventato tra le altre cose uno degli opinionisti russi più popolari, con oltre un milione di follower sul suo canale Telegram a pagamento, le ragioni della sua certezza di allora sembrano ancora più ovvie. «Ci sarà da esaminare un’agenda molto ampia. I due presidenti affronteranno diverse questioni, tra le quali il soggetto ucraino non è il più importante. Né per noi, né per loro».

Quali sarebbero invece le priorità?

«Primo, la sicurezza nucleare, che va rivista alla luce dei nuovi vettori che rendono sempre più difficile intercettare i missili. Secondo: i problemi legati al commercio mondiale. Quello che sta facendo Trump è applicare in maniera dosata i dazi nei riguardi di vari Paesi, e sicuramente si sta frenando nei confronti di Russia e Cina. È chiaro che i giocatori chiave sono questi grandi Paesi. Terzo: il Medio Oriente, dove è coinvolto un gran numero di Paesi con corridoi di trasporto e sicurezza dei mercati di energia. Israele-Palestina-Gaza, Israele-Iran, Iran-Monarchie mediorientali, hussiti: un nodo molto nevralgico, per tutti. Infine, ma solo dopo, la guerra in Ucraina, importante soprattutto perché Trump continua a parlarne».

La Russia rinuncerà a qualcuno degli obiettivi dell’Operazione militare speciale?

«Penso che sia impossibile. Diciamo pure che alcuni di questi obiettivi hanno carattere descrittivo, come la denazificazione e la demilitarizzazione, mentre altri hanno già assunto un quadro legislativo. I quattro territori annessi, ma senza la definizione dei confini, anche questo è molto importante, sono contemplati dalla Costituzione: i loro confini no. E quindi, questi ultimi fanno parte delle cose da definire, sulle quali ci può essere margine. Se gli stessi Usa diranno di essere contrari all’avvicinamento della Nato alle frontiere russe, questo permetterà già di avviare la discussione con gli altri membri dell’Alleanza su come sancire questa posizione a livello legislativo. Ma Putin non accetterà mai che accada come con Gorbaciov: Mikhail, non ci muoviamo, e poi invece si spinsero avanti, eccome».

È più importante l’Operazione militare speciale o il riconoscimento internazionale che Putin potrebbe ottenere da questo incontro?

«Il riconoscimento di cosa? Piaccia o no a voi europei, il ruolo della Russia come grande potenza, il suo peso negli affari mondiali, è già chiaro a tutti. Ma in russo si dice che le parole non saziano. Di conseguenza, se questo incontro getterà le basi per un atto internazionale, come quello di Helsinki sulla sicurezza in Europa, firmato da decine di Paesi, avremo un riconoscimento anche formale. Non è comunque fondamentale. Perché quello che sta succedendo ora nel mondo accade solo in base alla variante di forza. Ormai bisogna riconoscere che il diritto internazionale è smantellato: quello che funziona è solo il diritto della forza. La Russia ce l’ha? Sì. Gli Stati Uniti? Certamente. Ce l’ha l’Ucraina? In piccola parte, ma ovviamente molto meno della Russia. È questo che oggi funziona. Perciò, la mera retorica sul nostro status può fare piacere solo a Trump, che pensa di essere un king maker. A noi, non serve».

La soluzione «coreana», con il congelamento della situazione al confine, è accettabile per la Russia?

«Queste quattro regioni sono il principale oggetto del contendere. Mi sembra chiaro che in futuro non saranno riconosciute parte della Russia da tutti gli Stati: alcuni sì, altri no. Quando poi si parla di soluzione coreana, chissà perché tutti si riferiscono alla linea di contatto delle truppe. Ma allora la situazione era diversa: loro stavano trincerati, fermi gli uni di fronte agli altri sul noto parallelo geografico. Nel nostro caso, la situazione è ben diversa: ci si muove sempre, e la dinamica è sempre nella stessa direzione da diverse settimane. Inoltre, questa connessione con la linea del fronte non funziona, perché come ho già detto c’è di mezzo la Costituzione russa».

La Russia si deve fidare di Trump?

«Esclusivamente se quello che fa torna utile a Trump. Lui è un uomo che vive di gloria e di soldi. Se trae vantaggi per sé stesso, può recitare il ruolo del garante. Altrimenti, dice apertamente cosa danneggia i suoi interessi. Ma anche questo atteggiamento, nel nuovo mondo dominato dalla forza, ha un suo valore».

Santa Chiara


Nascita: 16 luglio 1194

Morte: 11 agosto 1253

Ricorrenza: 11 agosto

Martirologio: edizione 2004

Canonizzazione: 1255, Anagni, Lazio, papa Alessandro IV

Luogo reliquie: Basilica di Santa Chiara

Sito ufficiale:www.assisisantachiara.it

Nacque Chiara nell’anno 1194 da nobili e ricchi genitori in Assisi, e fin da giovanetta dimostrò una grande pietà e devozione. In quegli anni la fama del suo concittadino Francesco cominciava ad allargarsi, e Chiara, decisa di consacrarsi al suo Signore, si presentò a lui per comunicargli il suo ardente desiderio di ritirarsi dal mondo. Francesco riconobbe in questa piissima giovane la chiamata di Dio e perciò la confermò nel suo proposito di consacrare a Gesù Cristo la sua verginità.

Venuto il giorno stabilito, Chiara fuggì dalla casa paterna e si portò alla chiesa di S. Damiano ove Francesco, assistito dai suoi monaci, le tagliò i capelli e la rivestì del ruvido saio di penitenza di cui egli era già ricoperto.

I suoi parenti, oltremodo irritati per questa sua risoluzione, tentarono in vari modi, anche colla violenza, di sottrarla al sacro ritiro, ma Chiara, colla grazia del Signore, superò ogni ostacolo.

Poco dopo si unirono a lei numerose vergini, e perfino sua sorella Agnese: tutte si esercitavano nell’orazione e nelle mortificazioni quotidiane della vita comune, di cui Chiara dava un sì chiaro esempio. Dormiva sulla nuda terra, qualche volta tormentandosi ancora nelle brevi ore di riposo con sarmenti o con duro legno che usava per guanciale. Portava sempre ai fianchi un aspro cilicio, digiunava tre volte alla settimana a pane ed acqua.

Devotissima del SS. Sacramento, passava lunghe ore innanzi all’altare, assorta in profonda meditazione. E Gesù la ricompensò di questo suo affetto anche col dono dei miracoli. Infatti avendo una volta i Saraceni tentato di invadere il suo monastero, Chiara, animata da fiducia nel Signore, quantunque inferma, prese tra le mani l’ostensorio e fattasi portare alla finestra minacciata del monastero tracciò sugli infedeli un gran segno di croce dicendo: «Ecco, o mio Signore, vuoi tu forse consegnare nelle mani dei pagani le inermi tue serve, che ho allevato per il tuo amore? Proteggi, ti prego, Signore, queste tue serve, che io ora, da me sola, non posso salvare».

Subito una voce, come di bimbo, risuonò alle sue orecchie dal Tabernacolo: “Io vi custodirò sempre!”. La vergine, con il volto bagnato di lacrime, rassicurò le sorelle: “Vi do garanzia, figlie, che nulla soffrirete di male; soltanto abbiate fede in Cristo!”. Una luce vivissima investì gli assalitori accecandoli, mentre una forza arcana rovesciava le scale e precipitava a terra i predoni.

S. Chiara era pure devota della passione di Gesù Cristo, che meditava versando copiosissime lacrime. Da questa devozione attinse tanto amore alla santa povertà che ricusò perfino le proposte fattele dal Papa Gregorio IX di una povertà più mitigata, ed ottenne per sé e per le sue suore quello che chiamò « il privilegio della povertà »

Negli ultimi anni di sua vita, Chiara fu molestata da continue infermità e patimenti corporali, ma colla sua preghiera fervente ottenne dal Celeste Sposo una pazienza invitta, e fra i suoi dolori si dimostrò sempre contenta e serena.

Prima di morire fece testamento: non per lasciare beni temporali, ma bensì per lasciare alle figliuole del suo cuore la santa povertà come loro divisa, come loro difesa e come loro gloria, e a 60 anni di età, piena di meriti, nell’anno 1253 rese la sua bell’anima a Dio.

PRATICA. Mettiamo tutta la nostra confidenza in Gesù Eucaristico e saremo liberati da ogni male, specie dal peccato.

PREGHIERA. Esaudiscici, o Dio nostro Salvatore, affinchè, come ci allietiamo della festa della tua beata vergine Chiara, così veniamo ammaestrati nella devozione.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, seguì san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata.

PATRONA DELLA TELEVISIONE

Era una notte di Natale, tutta la comunità del convento fondato da Chiara d’Assisi, sotto l’orientamento di frate Francesco, si riunì nella cappella per la celebrazione, eccetto la Santa, prostrata dalla malattia nel letto della sua cella. Molto triste per non poter stare vicino alla comunità in quel giorno, Santa Chiara si mise a pregare il Bambino Gesù, manifestandoGli il suo dolore.

Quando le altre religiose tornarono dalla loro fondatrice, questa raccontò loro dettagliatamente tutto quanto era successo durante la celebrazione. Di fronte allo stupore delle religiose, Santa Chiara spiegò che Dio le aveva concesso la grazia di vedere proiettate sulle pareti della sua cella le scene della cerimonia, nello stesso istante in cui esse si svolgevano nella cappella. E non fu questa l’unica volta. In occasione della morte di San Francesco d’Assisi, lo stesso dono mistico la fece assistere ai riti funebri del suo fratello.

IL DIGIUNO E LA PREGHIERA CONTRO LE ARMI ATOMICHE

COSA DICE LA MADONNA A MEDJUGORJE IN ALCUNI MESSAGGI:

Messaggio di Medjugorje del 21 luglio 1982
“Cari figli! Vi invito a pregare e a digiunare per la pace nel mondo. Voi avete dimenticato che con la preghiera e il digiuno si possono allontanare anche le guerre e persino sospendere le leggi naturali. Il digiuno migliore è quello a pane e acqua. Tutti, eccetto gli ammalati, devono digiunare. L’elemosina e le opere di carità non possono sostituire il digiuno”.

Messaggio di Medjugorje del 20 settembre 1982
“Per ottenere le grazie, la cosa più importante è di credere fermamente, pregare ogni giorno con la stessa intenzione e digiunare il venerdì a pane e acqua. Per la guarigione di ammalati gravi, pregate di più e digiunate di più”.

Messaggio di Medjugorje del 30 novembre 1983
“Ho già detto più volte che la pace del mondo è in pericolo. Diventate fratelli tra di voi! Aumentate le vostre preghiere e i digiuni perché il mondo sia salvato!”.

Messaggio di Medjugorje del 10 febbraio 1984
“Pregate e digiunate! Desidero che siate umili, ma non potrete diventarlo se non con la preghiera e il digiuno”.

Messaggio di Medjugorje del 4 settembre 1986
“Cari figli, vi invito oggi alla preghiera e al digiuno. Sapete, cari figli, che col vostro aiuto io posso fare tutto e costringere satana a non indurvi al male e ad allontanarsi da questo luogo. Satana, cari figli, sta in agguato contro ognuno di voi, soprattutto desidera disturbare tutti nelle cose quotidiane. Perciò vi invito, cari figli, a far sì che la vostra giornata sia solo preghiera e abbandono totale a Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Messaggio di Medjugorje del 28 gennaio 1987
“[…] Quando avete rinunciato, l’ultima volta, a qualche cosa per il Signore? Non voglio rimproverarvi ulteriormente; voglio invece invitarvi ancora una volta alla preghiera, al digiuno, alla penitenza. Se col digiuno desiderate ottenere grazia presso Dio, che nessuno sappia che digiunate. Se, con un dono ad un povero, desiderate ottenere grazia presso Dio, che nessuno lo sappia all’infuori di voi e del Signore. Ascoltatemi, figli miei… riflettete in preghiera su questi miei messaggi!”. (Messaggio della Madonna alla veggente Mirjana Dragjcevjc, nell’apparizione straordinaria)

Messaggio di Medjugorje del 25 aprile 1999
“Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. Figlioli, siate portatori gioiosi della pace e dell’amore in questo mondo senza pace. Testimoniate con il digiuno e la preghiera che siete miei e che vivete i miei messaggi. Pregate e cercate! Io prego e intercedo per voi presso Dio affinché vi convertiate e perché la vostra vita e il vostro comportamento siano sempre cristiani. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Messaggio di Medjugorje del 25 gennaio 2001
“Cari figli, oggi vi invito a rinnovare la preghiera e il digiuno con ancora più entusiasmo, affinché la preghiera diventi gioia per voi. Figlioli, chi prega non ha paura del futuro, chi digiuna non ha paura del male. Vi ripeto ancora una volta: solo con la preghiera e il digiuno anche le guerre si possono fermare, le guerre della vostra incredulità e della paura per il futuro. Sono con voi e vi insegno, figlioli: in Dio è la vostra pace e la vostra speranza. Per questo avvicinatevi a Dio e mettetelo al primo posto nella vostra vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Marija Pavlovic 27 febbraio 1998 dice ai nostri microfoni che:
“Possiamo dire che, per quanto riguarda il settimo segreto, la Madonna ha chiesto attraverso Mirijana preghiere e digiuno ed è stato attenuato”.

Vicka Ivankovic ai nostri microfoni il 3 agosto 1998 dice che:
“La Madonna ci invita, poi, al digiuno due volte alla settimana. Però, se una persona è malata, non è necessario che faccia il digiuno a pane e acqua, ma basta che offra un piccolo sacrificio, rinunciando a qualcosa che le piace di più. Se, invece, una persona sta bene, ma ha paura a digiunare perché sente qualche piccolo disagio fisico, allora la Madonna dice che, se il digiuno viene fatto con grande amore verso Dio e verso di Lei, le difficoltà vengono facilmente superate. Ciò che manca è la nostra forte volontà”. (dal libro di Padre Livio “Vicka parla ai giovani e alle famiglie”)

L’Orologio dell’Apocalisse

Corriere della Sera – 10 Agosto 2025

Carlo Rovelli – Fisico e saggista Italiano

2005. In una intervista del 2005, al programma «Blu Notte», un ex presidente della Repubblica rivela che le atomiche italiane hanno l’obiettivo di distruggere Praga e Budapest. Nel 2019 gli Stati Uniti escono dal trattato INF, che vieta le armi nucleari a medio raggio aumentando drasticamente il rischio di primo uso. Tutte le simulazioni di guerra, infatti, mostrano che mentre le armi strategiche possono contribuire alla deterrenza, le armi nucleari a medio raggio riducono troppo i tempi necessari alla deterrenza, vanificandone la logica.

2023. Il 21 febbraio 2023, la Russia ha sospeso la sua partecipazione al nuovo START. Tuttavia, non si è ritirata dal trattato e ha chiarito che avrebbe continuato a rispettare i limiti numerici previsti. Il 2 giugno, gli Stati Uniti hanno revocato i visti degli ispettori nucleari russi. Il trattato di fatto non esiste più. Ovviamente ciascuno dà la colpa all’altro.

Noi umani sembriamo incapaci di evitare di cadere in nuove guerre

2025. In un rarissimo sprazzo di luce per il pianeta, Trump suggerisce negoziati con Cina e Russia per limitare le armi atomiche e ridurre le spese militari dei tre paesi del 50%. Forse il buon Dio lo ha illuminato per un istante. Se è così, buon Dio, ti prego fallo ancora, con lui e con gli altri leader politici del pianeta. Noi umani non sembriamo capaci di evitare di cadere sempre in guerre. E la prossima, che si avvicina, sarà infernale

2025. L’Orologio dell’Apocalisse. Questo il testo del Bulletin of Atomic scientists: «Nel 2024, l’umanità si è avvicinata sempre di più alla catastrofe. Le tendenze che hanno profondamente preoccupato il Consiglio per la Scienza e la Sicurezza sono continuate e, nonostante inequivocabili segnali di pericolo, i leader nazionali e le loro società non sono riusciti a fare ciò che è necessario per cambiare rotta. Di conseguenza, ora spostiamo l’Orologio dell’Apocalisse da 90 a 89 secondi alla mezzanotte: il momento più vicino alla catastrofe che ci sia mai stato. La nostra fervente speranza è che i leader riconoscano la difficile situazione esistenziale del mondo e adottino misure coraggiose per ridurre le minacce rappresentate dalle armi nucleari, dai cambiamenti climatici e dal potenziale uso improprio della scienza biologica e di una varietà di tecnologie emergenti».

Avvicinando l’Orologio di un secondo alla mezzanotte, inviamo un segnale forte: poiché il mondo è già pericolosamente vicino al precipizio, uno spostamento anche di un solo secondo dovrebbe essere considerato un’indicazione di estremo pericolo e un avvertimento inequivocabile che ogni secondo di ritardo nell’invertire la rotta aumenta la probabilità di un disastro globale.

Lo spostamento anche di un solo secondo è un’indicazione di estremo pericolo

L’appello ai decisori: il nemico è un essere umano come noi.

Io vorrei che il mio paese, l’Italia, come vuole (credo) la stragrande maggioranza dei cittadini, si adoperi per portare un po’ di razionalità nella attuale follia della politica internazionale. Fatta di guerre, di malintesi, di giochi di potere che finiscono sempre male.

Vorrei che qualcuno dei nostri politici sapesse guardare un po’ più in là del suo naso, pensare al destino del pianeta e spingere contro l’attuale corsa agli armamenti e alla belligeranza.

L’unica strada ragionevole è smettere di guardare i nemici come nemici, come stiamo facendo. Smettere di pensare che devono sottomettersi alla supremazia culturale o economica o militare dei nostri padrini. Ma soprattutto imparare a vedere i nemici come esseri umani che ci spaventano perché fanno quelle cose che fanno e le fanno perché loro sono spaventati da noi.

C’è qualche adulto nelle stanze dei bottoni?

Melania Trump, il ritorno «invisibile» e i sussurri che orientano il presidente Usa: l’influenza della First Lady dietro le virate pro Kiev

di Michele Farina – 10 Agosto 2025

Ci sarebbe stata l’influenza della First Lady dietro le virate della Casa Bianca a favore di Kiev

anche gli strateghi del governo britannico, gli auguri e gli aruspici di Whitehall incaricati di anticipare la volontà e le mosse dell’uomo più potente del mondo, ne sono convinti: l’influencer che più di altri «ha l’orecchio» di Donald Trump è Melania. Proprio lei, la moglie silenziosa e quasi sempre assente, quella che nei primi cinque mesi di presidenza secondo indiscrezioni avrebbe passato soltanto una notte alla Casa Bianca, preferendo stare a New York e farsi gli affari suoi seguendo il figlio Barron.

L’europea Melania, 55 anni, la seconda first lady cattolica alla Casa Bianca dopo Jacqueline Kennedy e probabilmente l’unica a essere nata (in Slovenia) sotto un regime comunista, pur autonomo da Mosca come quello jugoslavo: è lei la figura più influente (ammesso che ce ne sia davvero una) dell’entourage trumpiano, capace di condizionare, magari soltanto a tratti e in qualche modo, l’uomo che lei stessa tanti anni fa, con un’espressione un po’ sgrammaticata che fece sorridere gli americani, chiamò: «the Donald».

Fonti anonime all’interno del governo britannico hanno detto al quotidiano The Guardian che sì, è pur vero che tra i leader mondiali il premier Keir Starmer è quello che più si è conquistato il rispetto del presidente Usa, ma che alla fin della fiera «she is the one that matters».

Chi conta è Melania. Quasi un mese fa gli ucraini l’avevano intuito ribattezzandola «agente Trumpenko», quando «il Donald» aveva raccontato al segretario della Nato Mark Rutte che c’era lo zampino della moglie dietro i suoi ripensamenti sulla buona volontà di Vladimir Putin: «Io torno a casa e le racconto delle ottime conversazioni che ho avuto con il leader russo, e Melania ribatte: “Davvero? Ma se hanno appena bombardato una casa di riposo in Ucraina…”». In quei giorni, i media contattarono per un commento la ministra degli Esteri slovena, Tanja Fajon: «Non so quale sia davvero l’influenza di Melania sul presidente, ma è bello sapere che la first lady sta dalla parte della Slovenia e dell’Ucraina».

La Slovenia è stato anche il primo Paese europeo, a inizio agosto, ad annunciare lo stop della vendita di armi a Israele a causa della guerra a Gaza. Sulla tragedia umanitaria di cui è vittima il popolo palestinese, nelle ultime settimane «il Donald» che aveva scioccato il mondo con l’idea della Riviera di Gaza, almeno a parole ha riconosciuto che effettivamente nella Striscia si muore di fame. Anche in questo caso il presidente in pubblico ha fatto riferimento alla moglie e alla sua sensibilità: «Melania non è di parte, è un po’ come me: vorrebbe che la gente smettesse di morire». Il 27 luglio, quando Israele sostenne che le foto della denutrizione erano «fake», Trump aveva ribattuto che le immagini non potevano che essere vere.

Ora, la fonte delle rivelazioni sull’influenza politica di Melania è in massima parte il marito stesso, che potrebbe avere interesse (anche elettorale) a dipingere il quadretto familiare dando valore alla donna di casa pur restando nella più tradizionale divisione dei ruoli: l’uomo macho che bada al sodo e la donna sensibile che pensa ai bambini che muoiono. D’altra parte Melania stessa, all’inizio di quest’anno parlando a Fox & Friends, aveva ribadito la sua indipendenza: «Ho i miei sì e i miei no, non sempre sono d’accordo con mio marito. Gli dò il mio consiglio, qualche volta ascolta, qualche volta non lo fa. E va bene così».

Per gli osservatori di professione, come gli àuguri del governo britannico e gli aruspici delle cancellerie di mezzo mondo, non va benissimo. Difficile monitorare una coppia di opposti: «il Donald» che parla tanto e «la Melania» invisibile, l’egocentrico che vuole la ribalta e la first lady enigmatica che fugge i riflettori. Troppi segnali dal marito, quasi nessuno dalla moglie. Alla fine, se non a posteriori, difficile sapere che cosa diavolo gli passa per la mente.

San Lorenzo


autore: Juan De Miranda anno: 1785 titolo: San Lorenzo luogo: Chiesa della Concezione Tenerife

Titolo: Diacono e martire

Nascita: 226, Osca, Spagna

Morte: 10 agosto 258, Roma

Ricorrenza: 10 agosto

Luogo reliquie: Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Nacque ad Osca in Spagna nel 226 da nobilissimi e santi genitori. Tanti furono i doni che ricevette nei Sacramenti del BattesimoCresima ed Eucaristia, che sembrò prevenuto dalla grazia; mentre era ancora bambino s’astenne sempre da ogni divertimento puerile e fu a tutti modello di docilità e santa innocenza.

Ricevuta la prima istruzione in patria, passò a Saragozza per apprendere lettere, ed in questa celebre Università i suoi progressi furono sì rapidi e meravigliosi, che era ritenuto il migliore di tutti gli allievi. In questo tempo il Vescovo di quella città, vedendo in lui un tal candore di vita, gli conferì gli ordini dell’Ostiariato, del Lettorato ed Esorcistato.

Trovandosi nella penisola Iberica il futuro Papa Sisto II, allora arcidiacono della Chiesa Romana, avendo udito parlare delle virtù di Lorenzo, lo condusse con sé a Roma, ove personalmente ebbe cura della sua formazione. All’età di 17 anni, per il suo progresso nella scienza e nella virtù, fu dal Pontefice Fabiano ordinato accolito, sei anni dopo suddiacono e quindi diacono: aveva 27 anni. Nel 258, essendo stato eletto alla Cattedra di Pietro, Sisto II nominò Lorenzo arcidiacono della Chiesa Romana, carica che corrisponde all’attuale dignità cardinalizia.

Ma mentre la Chiesa lavorava e si espandeva ognora più fra i pagani, specie per l’infuocata predicazione di Lorenzo, si scatenò la persecuzione di Valeriano che al dire di San Dionisio fu delle più terribili.

Lorenzo fu imprigionato e torturato. Poco tempo dopo anche S. Sisto venne preso e condannato al carcere. Mentre il Pontefice veniva barbaramente trascinato dalla soldatesca, gli si fece incontro Lorenzo che col volto bagnato di lacrime incominciò ad esclamare: « Dove vai, o Padre, senza il tuo figlio? Per dove ti incammini, o santo sacerdote, senza il tuo diacono? »Sisto gli rispose: « Io non ti lascio né ti abbandono, o figlio, ma a te spettano altri combattimenti… Dopo tre giorni mi seguirai… Prendi le ricchezze ed i tesori della Chiesa e distribuiscili a chi tu meglio credi ».

Lorenzo fece diligente ricerca di quanti poveri e chierici poté trovare nei quartieri di Roma e distribuì loro tutte le ricchezze. Poscia, salutati per l’ultima volta i Cristiani, si portò da Valeriano che già l’aveva fatto chiamare, ed all’intimazione di recargli i beni della Chiesa, promise che entro tre giorni glieli avrebbe mostrati. Percorse le vie della città, raccolse un gran numero di poveri e glieli condusse dicendo: « Ecco qui i beni della Chiesa! ». Ma quell’uomo irritato gridò: « Come hai tu ardito beffarti di me?… Io so che tu brami la morte… Ma non credere di morire in un istante poiché io prolungherò i tuoi tormenti ».

Ordinò infatti che Lorenzo fosse posto su una graticola di ferro rovente ed arrostito lentamente. Ma nel cuore del Martire ardeva un incendio ben maggiore! Quando fu bruciato da una parte, il carnefice ordinò che lo rivoltassero, ed avendo gli aguzzini ubbidito, il Martire con volto sereno disse: « Ora potete mangiare, perché la mia carne è già cotta abbastanza ».

Nuovi insulti uscirono dalla bocca del prefetto, ma il Martire, con gli occhi rivolti al cielo, si offriva al Signore invocando su Roma la divina misericordia, per incoraggiare ancora una volta i Cristiani presenti. Tra questi spasimi spirò la sua grande anima. Era il 10 agosto 258.

Lorenzo inizialmente fu sepolto in un terreno lungo la via Tiburtina, di proprietà di una vedova di nome Ciriaca. Il suo corpo fu adagiato su una lastra di marmo e onorato con aromi e unguenti; quella che oggi chiamiamo Catacomba di Santa Ciriaca prese il nome proprio da lei.

In tempi successivi, l’imperatore Costantino fece edificare una basilica circolare sopra la tomba, rendendola accessibile tramite scale e proteggendo la sepoltura con materiali preziosi come porfido e grate d’argento. Nei secoli successivi, diversi papi—tra cui Pelagio IISisto III e Onorio III—ampliarono la costruzione, fondendo edifici e trasformando il complesso nella basilica che sorge ancora oggi, San Lorenzo fuori le mura.

PRATICA. Sopportate con pazienza e rassegnazione le sofferenze della vita ed offritele a Dio per la propagazione della fede.

PREGHIERA. Dacci, te ne preghiamo, Dio onnipotente, la grazia di estinguere le fiamme dei nostri vizi, tu che desti al beato Lorenzo la forza di superare il fuoco dei suoi tormenti.



MARTIROLOGIO ROMANO. Festa di san Lorenzo, diacono e martire, che, desideroso, come riferisce san Leone Magno, di condividere la sorte di papa Sisto anche nel martirio, avuto l’ordine di consegnare i tesori della Chiesa, mostrò al tiranno, prendendosene gioco, i poveri, che aveva nutrito e sfamato con dei beni elemosinati. Tre giorni dopo vinse le fiamme per la fede in Cristo e in onore del suo trionfo migrarono in cielo anche gli strumenti del martirio. Il suo corpo fu deposto a Roma nel cimitero del Verano, poi insignito del suo nome.

LE STELLE CADENTI

Da sempre nella notte di San Lorenzo si punta lo sguardo in alto alla ricerca delle stelle cadenti. Secondo alcune credenze, sarebbero le sue lacrime che scendono dal cielo. Inoltre la leggenda vuole che, esprimendo un desiderio nel momento in cui si vede una stella cadente, questo si potrà avverare. San Lorenzo, infatti, è infatti definito protettore dei sogni.

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