"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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«Disgustoso, vergognoso e inutile»: l’ira degli ucraini per il vertice di Trump. «Per Putin il tappeto rosso, per Zelensky un agguato nello Studio ovale»

di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera – 16 Agosto 2025

Le reazioni dall’Ucraina al vertice Trump-Putin sono di sconcerto e rabbia: «Lo zar ne esce rafforzato, e questo lo renderà ancora più aggressivo. Prepariamoci»

KIEV -«E adesso prepariamoci a nuovi bombardamenti russi, che saranno più violenti di quelli di prima» dicono sconsolati gli ucraini. «Non è vero che è stato un summit inutile, per Putin è stato una vittoria, ha guadagnato un bel po’ spazio e questo lo renderà più aggressivo»: è il commento più diffuso, dominato dallo scetticismo più nero, mentre tutta l’attenzione è concentrata sulle conseguenze del «risultato nullo» dell’incontro tra Putin e Trump.

«Non ci aspettavamo nulla e non ci sarà alcun risultato buono per noi. Per fortuna negli ultimi mesi il nostro governo ha migliorato le relazioni con gli europei. Così i danni alla nostra causa creati dalle simpatie di Trump per Putin saranno limitati», mi dicevano ieri sera tardi, mentre ancora il summit era in corso, alcuni intellettuali e artisti riuniti in una galleria d’arte nel centro di Kiev. 

Attorno alle 19, ora locale, le sirene dell’allarme erano suonate a lungo nei cieli della capitale. Più tardi si era saputo che i missili e droni russi avevano colpito la zona di Sumy, nel nord, causando la morte di almeno tre civili. Danni gravi sono segnalati attorno alla linea ferroviaria, colpito anche un treno. Secondo il report diffuso in mattinata dalle forze armate, dalle 19.30 di ieri, i russi hanno attaccato l’Ucraina con un missile balistico Iskander-M e 85 droni d’attacco Shahed.

Sino a meno di due settimane fa la capitale era stata duramente bombardata con decine di morti e centinaia di feriti; ieri sera la gente si godeva il fresco con locali aperti e tanti a passeggiare nel centro. Un memento della guerra sono i posti di blocco improvvisi imposti dalle unità del reclutamento a caccia di reclute e soprattutto di renitenti alla leva da mandare al fronte. Ma su tutto domina la greve consapevolezza di un summit che non ha risolto assolutamente nullanon ci sarà alcun cessate il fuoco, neppure temporaneo, e invece l’aggressione russa continuerà più insistente di prima.

«È adesso compito di Zelensky lavorare per un accordo con la Russia», titola il portale Ukrainiska Pravda, riprendendo una della dichiarazioni di Trump dopo la fine dell’incontro. Sono parole che rilanciano la profonda sfiducia degli ucraini nei confronti degli Strati Uniti dopo la fine del mandato di Joe Biden. «Ovviamente sono riemerse le vecchie simpatie di Trump per Putin», dicono i commentatori. 

L’ormai drammaticamente celebre incontro di Zelensky con Trump e Vance alla Casa Bianca a fine febbraio torna all’ordine del giorno, con tutte le sue conseguenze negative per l’Ucraina in termini di fine degli aiuti militari americani. E sembra dimenticato invece quello di sorrisi e strette di mano tra Trump e Zelensky in Vaticano durante i funerali di Papa Francesco. 

A Kiev resta la preoccupazione per le recenti offensive russe nel Donbass, che hanno causato centinaia di morti e feriti tra i soldati ucraini (e probabilmente molti di più tra quelli russi), anche se ieri lo Stato maggiore ripeteva che l’«offensiva nemica», ovviamente calibrata per impressionare gli americani e condizionare il summit, è stata sostanzialmente bloccata.

Il Kyiv Post pubblica un commento molto critico che enfatizza il successo politico e diplomatico di Putin a fronte di un «ovvio talento» di Trump nel «non produrre progressi concreti sulla via della pace». In buona sostanza: no al cessate il fuoco, nulla di chiaro sul ventilato possibile vertice Putin-Zelensky cui aveva accennato Trump, nessun chiarimento su eventuali piani precisi per lo scambio di territori e garanzie per la difesa dell’Ucraina. Gli ucraini dall’inizio dell’invasione tre anni e mezzo fa ribadiscono che Putin è «un bugiardo, un mentitore inaffidabile», e ricordano che sino a poche ore dall’avvio delle operazioni militari il 24 febbraio 2022 aveva promesso che non aveva alcuna intenzione di attaccare. 

Il Paese adesso attende la reazione dello stesso Zelensky, che sino al momento in cui stiamo scrivendo non ha ancora parlato. Come già in passato, farà del suo meglio per criticare Putin, evitando di prendersela con Trump. Ma a riassumere il sentimento prevalente in Ucraina è l’editoriale del Kyiv Independent, che titola: «Un incontro nauseabondo, e Putin lo ha amato». E nell’incipit osserva: «Disgustoso, vergognoso, e alla fine inutile: queste parole ci vengono subito alla mente guardando ai risultati del summit. Sui nostri teleschermi un dittatore assetato di sangue e criminale di guerra ha ricevuto un benvenuto da re nella terra degli uomini liberi, mentre le nostre città vengono attaccate dai suoi droni». 

Trump non ha ottenuto il cessate il fuoco che promette dall’inizio del suo mandato il 20 gennaio scorso, ma certamente ha «sdoganato» Putin e adesso la posizione ucraina è molto più difficile di prima.

Molto rumore per nulla? La palla passa agli europei e Zelensky

di Federico Rampini| 16 agosto 2025 – Corriere della Sera – 16 Agosto 2025

Un accordo preciso non c’è. Per Putin successo di legittimazione. Quale può essere adesso il ruolo di Kiev e Ue

Tanto rumore per nulla? A prima vista il vertice «storico» di Anchorage ha prodotto propaganda, effetti d’immagine, comunicazione, sorrisi complici e amichevoli, lusinghe. Ma a parte il successo di legittimazione per Putin un accordo preciso e dettagliato non c’è. Neppure la parola «tregua» o «cessate-il-fuoco» è stata pronunciata. Lo stesso Trump ha ammesso che un accordo ancora non è stato raggiunto ma si sono fatti «progressi». Se esiste una bozza, un embrione di intesa, non se ne conoscono i contenuti, dopo la brevissima conferenza stampa finale – senza domande dei giornalisti.

In questa totale assenza di dettagli, a voler essere ottimisti, c’è un aspetto positivo. Il più laconico dei due è stato proprio Trump, solitamente debordante. L’americano ha giustificato la propria brevità e discrezione (davvero insolite), dicendo di dover fare delle «chiamate internazionali»: agli europei e a Zelensky. Se davvero si tratta di questo, sembra un gesto di rispetto, peraltro coerente con ciò che lui stesso aveva promesso dopo la videoconferenza di mercoledì con alcuni leader Ue e l’ucraino. La palla passa nel loro campo?

Se di questo si tratta, saremmo di fronte a una novità positiva e quasi clamorosa: il ritorno ad un rituale diplomatico piuttosto tradizionale, la volontà di non scavalcare gli alleati, e di non mettere di fronte al fatto compiuto il paese che è stato vittima di un’aggressione.

Forse già nelle prossime ore ne sapremo di più, soprattutto via via che queste telefonate avvengono. Se di questo si tratta, la primissima impressione è di uno scampato pericolo. Una conferenza stampa con domande e risposte poteva trascinare Trump nella solita rissa coi giornalisti: si sa come comincia, non si sa dove può portare. Un eccesso di dettagli su quel che i due si erano detti avrebbe potuto mettere l’Ucraina e l’Europa di fronte alla sgradevole sensazione di dover «prendere o lasciare».

Per il resto abbiamo tutti visto un Putin gongolante (ha perfino chiuso l’incontro parlando in inglese: «Next time in Moscow»). Che per lui questa trasferta sul suolo americano sia stata un successo, era innegabile fin dall’inizio. Lo ha sottolineato ricordando di aver rinfacciato a Joe Biden il «grosso errore» di averlo voluto isolare.

Putin è partito da un ricordo storico, un omaggio vibrante all’alleanza Usa-Urss che vinse la seconda guerra mondiale. Ha presentato l’incontro in Alaska come l’inizio di una nuova fase di cooperazione tra le due superpotenze (affari, Artico, spazio).

Sull’Ucraina Putin ha sottolineato che la «situazione attuale» nasce da una minaccia alla sicurezza della Russia. Ha auspicato che gli europei «non silurino la soluzione con manovre dietro le quinte», ma neppure lui è mai entrato nel merito di cosa un accordo possa essere. Non ha annunciato né vagamente accennato a una cessazione dei combattimenti. Ha sottolineato che «bisogna eliminare le cause di fondo» – cioè la presunta minaccia alla sicurezza russa – perché si raggiunga una soluzione durevole. Ha riconosciuto che l’Ucraina «naturalmente» ha diritto anch’essa a delle garanzie sulla sua sicurezza, espressione piuttosto inedita per lui: ma prima di aggrapparsi a queste parole bisognerà conoscere che tipo di sicurezza è pronto ad accettare (un esercito ucraino forte e sorretto da continue forniture di armi occidentali? qualche presenza di truppe straniere? Adesione di Kiev all’UE? Nulla di tutto ciò?)

Tornando a Trump, l’unico vero scivolone nel suo succinto intervento è stato quando è tornato a regolare i conti con l’opposizione democratica e con i media per il Russiagate, lo scandalo su cui nel suo primo mandato fu imbastito un tentativo di impeachment. Poteva di sicuro risparmiarselo, ormai è acqua passata (è appurato che la teoria del complotto su manovre russe che avrebbero favorito la vittoria di Trump contro Hillary Clinton nel 2016 mancava di sostanza), fa parte delle sue frequenti cadute di stile questo usare platee internazionali per delle rivalse di politica interna.

Sulla questione davvero cruciale, l’Ucraina, si è limitato a dire che «restano un paio di questioni da risolvere». Forse, per una volta, se lui terrà la sua parola i governi europei e quello ucraino sapranno di cosa si tratta prima dei media. Sarebbe giusto così, bisogna augurarselo. Sempre che non cominci da Mosca qualche gioco di «indiscrezioni».

Il resto dell’apparizione è stato segnato da gestualità e riti fra i due leader che molti giudicano eccessivamente amichevoli. Che ci sia un’attrazione fra i due non è una novità. L’importante è che non si trasformi in un patto scellerato a danni di altri. Troppo presto per dirlo.     

 

Trump-Putin in Alaska, le notizie in diretta sul vertice | Trump: «Nessun accordo ma fatti grandi progressi». Putin: «Spero nella pace. L’Europa non sia un ostacolo»

di Redazione Online e Viviana Mazza, inviata ad Anchorage

 Corriere della Sera – 16 Agosto 2025

Le notizie sull’incontro di oggi tra Trump e Putin in Alaska, in diretta. Trump e Putin sono arrivati in Alaska intorno alle 9. Tra i due un saluto cordiale

  • Il presidente americano Trump e quello russo Putin sono arrivati in Alaska per un vertice considerato un passaggio decisivo per il conflitto in Ucraina. Il vertice è iniziato alle 21.30 ed è durato quasi tre ore
  • Il leader Usa ha dichiarato di puntare a un cessate il fuoco che ponga fine al più vasto conflitto in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Mosca ha messo in chiaro che i colloqui affronteranno «l’intero spettro delle relazioni con Washington, non solo l’Ucraina».
  • L’incontro è cominciato con un bilaterale tra i due – a cui erano presenti due consiglieri per parte e due interpreti -, seguito da un pranzo da un nuovo incontro con le rispettive squadre e delegazioni
  • Il presidente ucraino Zelensky ha accusato Mosca di «continuare a uccidere, anche nel giorno del vertice». La Russia ha replicato parlando di «provocazioni» per «far fallire» il summit.

1:16 | 16 Agosto

Putin, d’accordo con Trump su garantire sicurezza Ucraina

Vladimir Putin ha detto di concordare con Donald Trump sulla necessità di garantire la sicurezza dell’Ucraina.

1:15 | 16 Agosto

Trump, lasciati pochi punti non significativi, ci siamo quasi

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che sono stati lasciati fuori pochissimi punti e «non così significativi», ma senza spiegare su quali punti è stato trovato un accordo. «Ne rimangono davvero pochissimi – ha detto nel suo intervento al termine del summit Alcuni non sono così significativi. Uno è probabilmente il più importante, ma abbiamo buone possibilità di arrivarci; non ci siamo arrivati, ma abbiamo buone possibilità di farlo. Ci siamo quasi. Vorrei ringraziare il presidente Putin e tutta la sua squadra».

1:13 | 16 Agosto

Trump e Putin non rispondono alle domande della stampa

Donald Trump e Vladimir Putin non rispondono alle domande della stampa. Dopo aver rilasciato le loro dichiarazioni i due leader si congedano.

1:12 | 16 Agosto

Putin a Trump in inglese: «Il prossimo incontro a Mosca»

«Next time in Moscow»: la prossima volta a Mosca, ha detto in inglese Vladimir Putin rivolgendosi a Donald Trump al termini della loro conferenza stampa congiunta, dopo che Trump lo aveva ringraziato chiamandolo per nome.

1:09 | 16 Agosto

Trump: «Decisi diversi punti, molto importanti. Basi per raggiungere un buon accordo

Trump: «Con Putin da sempre ottimi rapporti. È stato un incontro
molto produttivo. Abbiamo discusso diversi punti, alcuni molto
importanti. Ci sono ottime possibilità di raggiungere un accordo. Abbiamo fatto grandi progressi con Putin. Ma non c’è accordo finché che non c’è accordo, chiamerò la NATO e Zelensky e gli dirò dell’incontro di oggi»

1:01 | 16 Agosto

Putin: spero che gli europei non cercheranno di far deragliare i progressi nei negoziati di pace

di Viviana Mazza

Putin ha detto che i negoziati sono stati «costruttivi» poi ha rivelato le parole che ha detto a Trump appena atterrato qui nella base americana questa mattina: «Buon pomeriggio, vicino. È bello vederti in buona salute e vivo». Putin ha spiegato che i rapporti bilaterali erano caduti al punto più basso dalla Guerra fredda e questo non è di beneficio per nessuno.
Ci sono «solo 4 km di distanza» tra noi ha detto il leader russo, spiegando che in Alaska in particolare esiste una storia comune. «La situazione in Ucraina ha a che fare con minacce alla nostra sicurezza» ha detto Putin. Ha spiegato che per «una soluzione di lungo periodo bisogna eliminare le radici primarie di quel conflitto». Putin ha poi affermato di sperare che gli europei non cercheranno di far deragliare i progressi nei negoziati di pace. Spero che l’intesa di oggi apra a pace con Kiev (…). Vorrei ricordarvi che in 2022 nell’ultimo contatto con l’amministrazione Usa ho provato a convincere a non portare le ostilità al punto di non ritorno. Ho detto chiaramente che è un grosso errore. Trump dice che se lui fosse stato presidente non ci sarebbe stata la guerra e posso dire di essere d’accordo con lui».

0:58 | 16 Agosto

«Trump ha sentito Zelensky e i leader europei»

Donald Trump, finito il vertice con Putin, è stato al telefono con il presidente ucraino Volodymyr Zelesnky e i leader europei. Lo riporta Fox citando alcune fonti. Trump ha detto nei giorni scorsi che se l’incontro con Vladimir Putin fosse andati bene avrebbe chiamato Zelensky e gli europei.

0:56 | 16 Agosto

Putin: colloqui utili, rapporti cordiali

Putin: «Colloqui utili, grazie per l’invito. Rapporti cordiali». Le prime parole di Putin all’inizio della conferenza

0:52 | 16 Agosto

Witkoff e Rubio arrivati in sala stampa

Witkoff e Rubio arrivati in sala stampa, erano con Trump nell’incontro con Putin. Steve Witkoff poco dopo ha improvvisamente lasciato la stanza, accompagnato da uno dei consiglieri di Trump, James Blair.

0:45 | 16 Agosto

L’ambasciatore russo: pronti a ripristinare traffico aereo con Usa

La Russia ha preparato i documenti per ripristinare il traffico aereo con gli Stati Uniti. Lo rivela la Tass, riportando le parole dell’ambasciatore russo a Washington: «Sono in fase di discussione». Alexander Darchiev ha espresso la speranza che il vertice Russia-Usa accelererà la normalizzazione delle relazioni diplomatiche, compresa la questione della restituzione dei beni diplomatici confiscati e ha definito l’atmosfera «positiva nel complesso». Lo ha detto alla tv russa.

0:41 | 16 Agosto

Due ministri russi in prima fila in attesa di conferenza

Ci sono due ministri russi seduti in prima fila nella sala stampa in cui si terrà a breve la conferenza stampa congiunta tra Trump e Putin. La Cnn fa sapere che il ministro della Difesa russo Andrey Belousov è seduto in prima fila accanto al ministro delle Finanze Anton Siluanov

0:36 | 16 Agosto

Casa Bianca cancella l’applauso di Trump a Putin da suoi account

La Casa Bianca ha eliminato l’applauso di Donald Trump a Vladimir Putin nel video dell’arrivo del presidente russo in Alaska. Nelle immagini mostrate in diretta da tutte le tv americane si vedeva il tycoon applaudire mentre il leader del Cremlino avanzava verso di lui sul tappeto rosso e Mosca ha subito distribuito alle agenzie russe uno scatto della scena. Ma la clip pubblicata sugli account X, Instagram e altri social media ufficiali della Casa
Bianca, nonché il sito, inizia qualche secondo dopo, con la stretta di mani.

0:32 | 16 Agosto

I russi: «Colloqui andati benissimo, l’umore è eccellente»

«Sono andati benissimo, l’umore è eccellente». È il commento di Kirill Dmitriev, responsabile dei negoziati con gli Stati Uniti, dopo il vertice

Papa Leone XIV: “Non dobbiamo smettere di sperare: Dio è più grande del peccato degli uomini”

All’Angelus il Papa cita Pio XII: tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana

Papa Leone XIV |  | Stefano Costantino EWTN NewsPapa Leone XIV | | Stefano Costantino EWTN News

Di Marco Mancini

Castel Gandolfo , venerdì, 15. agosto, 2025 12:15 (ACI Stampa).

Dopo aver celebrato la Messa nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova, il Papa ha recitato l’Angelus davanti al Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Dopo aver citato un passaggio della Lumen Gentium sulla Vergine, Leone XIV ha ricordato che “Maria, che Cristo risorto ha portato con sé nella gloria in corpo e anima, risplende come icona di speranza per i suoi figli pellegrini nella storia”.

Citando poi Dante ha sottolineato che Maria è “sorgente viva, zampillante di speranza. Questa verità della nostra fede è perfettamente intonata al tema del Giubileo che stiamo vivendo: pellegrini di speranza. Il pellegrino ha bisogno della meta che orienti il suo viaggio. Nel cammino dell’esistenza questa meta è Dio, Amore infinito ed eterno, pienezza di vita, di pace, di gioia, di ogni bene. Il cuore umano è attratto da tale bellezza e non è felice finché non la trova; e in effetti rischia di non trovarla se si perde in mezzo alla selva oscura del male e del peccato”.

“Ma – ha aggiunto – ecco la grazia: Dio ci è venuto incontro, ha assunto la nostra carne, fatta di terra, e l’ha portata con Sé, simbolicamente diciamo in cielo, cioè in Dio. È il mistero di Gesù Cristo, incarnato, morto e risorto per la nostra salvezza; e, inseparabile da Lui, è anche il mistero di Maria, la donna da cui il Figlio di Dio ha preso carne, e della Chiesa, corpo mistico di Cristo. Si tratta di un unico mistero d’amore, e dunque di libertà. Come Gesù ha detto sì, così Maria ha detto sì, ha creduto alla parola del Signore. E tutta la sua vita è stata un pellegrinaggio di speranza insieme al Figlio di Dio e suo, un pellegrinaggio che, attraverso la Croce e la Risurrezione, l’ha fatta giungere in patria, nell’abbraccio di Dio”.

Dopo aver recitato l’Angelus, il Papa ha nuovamente pregato per la pace. “Oggi – ha detto – vogliamo affidare all’intercessione della Vergine Maria Assunta in cielo la nostra preghiera per la pace. Ella come madre soffre per i mali che affliggono i suoi figli, specialmente i piccoli e i deboli e tante volte nei secoli lo ha confermato con messaggi e apparizioni. Nel proclamare il dogma della Assunzione, mentre ancora era bruciante la tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale, Pio XII scriveva: tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana, e auspicava che mai più si facesse scempio di vite umane suscitando guerre. Quanto sono attuali queste parole, ancora oggi purtroppo ci sentiamo impotenti di fronte al dilagare del mondo di una violenza sempre più sorda e insensibile a ogni moto di umanità. Eppure non dobbiamo smettere di sperare: Dio è più grande del peccato degli uomini, non dobbiamo rassegnarci al prevalere della logica del conflitto e delle armi. Con Maria crediamo che il Signore continua a soccorrere i suoi figli ricordandosi della sua misericordia ,solo in essa è possibile ritrovare la via della pace”.

Il Papa: il sì di Maria vive nei testimoni di pace e contrasta la morte

Nella Messa celebrata nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova, a Castel Gandolfo, per la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, Leone XIV spiega che nella Madre di Gesù abbiamo ragione di vedere il nostro destino. Se prevalgono sicurezze umane la fede può invecchiare, dice il Papa, e subentra la morte attraverso lamento, nostalgia e insicurezza. Comunità cristiane povere e perseguitate, i testimoni di perdono e operatori di pace sono la fecondità della Chiesa

Tiziana Campisi – Città del Vaticano – 15 Agosto 2025

C’è la “storia” di tutti noi e quella “della Chiesa immersa nella comune umanità” in Maria di Nazaret, perché “incarnandosi” in Lei Dio ha sconfitto la morte. Questo si contempla nel giorno della solennità dell’Assunzione della Vergine, “come Dio vince la morte, mai senza di noi”, poiché è il nostro “’sì’ al suo amore” che può cambiare tutto. Leone XIV sintetizza così il significato della festività mariana del 15 agosto, durante la Messa presieduta nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova, a Castel Gandolfo, dove dal pomeriggio di mercoledì sta trascorrendo un secondo periodo di riposo. Duemila i fedeli presenti, in gran parte radunatisi a piazza della Libertà sin dalle prime ore del mattino per attendere l’arrivo del Pontefice e ascoltare le sue parole grazie a un megaschermo e all’amplificazione predisposta nell’area antistante la piccola chiesa, e gli altri tra i banchi della seicentesca collegiata già gremita pure presto.

Fedeli radunati in piazza della Libertà a Castel Gandolfo (@Vatican Media)

Nella sua omelia il Pontefice ricorda pure il “sì” di Cristo, che ha annientato la morte, la quale però non è ancora venuta meno nel mondo a causa del peccato degli uomini.

Sulla croce Gesù liberamente ha pronunciato il “sì” che doveva svuotare di potere la morte, quella morte che ancora dilaga quando le nostre mani crocifiggono e i nostri cuori sono prigionieri della paura e della diffidenza. Sulla croce la fiducia ha vinto, ha vinto l’amore che vede ciò che ancora non c’è, ha vinto il perdono.

Il “sì” di Maria nei martiri di oggi

Il Papa ricorda che ai piedi della croce “Maria c’era: era là, unita al Figlio”, e aggiunge che in lei tutti noi possiamo identificarci “quando non fuggiamo” e “rispondiamo col nostro ‘sì’ al suo ‘sì’”.

Nei martiri del nostro tempo, nei testimoni di fede e di giustizia, di mitezza e di pace, quel “sì” vive ancora e ancora contrasta la morte. Così questo giorno di gioia è un giorno che ci impegna a scegliere come e per chi vivere.

Il Papa mentre tiene l’omelia (@Vatican Media)

La vita di Dio interrompe la disperazione

Nel giorno in cui si celebra “il traguardo” dell’esistenza di Maria, il Pontefice evidenzia che “ogni storia, anche quella della Madre di Dio, sulla terra è breve e finisce”, ma che niente “va disperso”. Ce lo dimostra il fatto che il Magnificat pronunciato dalla Vergine “ora sprigiona la luce di tutti i suoi giorni”, e la Chiesa continua a cantarlo “‘di generazione in generazione’, al tramonto di ogni giornata”. La “fecondità” del “sì” di Maria, dunque, “si prolunga nella fecondità della Chiesa e dell’intera umanità, quando è accolta la Parola rinnovatrice di Dio”.

La Risurrezione entra anche oggi nel nostro mondo. Le parole e le scelte di morte sembrano prevalere, ma la vita di Dio interrompe la disperazione attraverso concrete esperienze di fraternità, attraverso nuovi gesti di solidarietà. Prima di essere il nostro destino ultimo, infatti, la Risurrezione modifica – anima e corpo – il nostro abitare la terra.

La parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo   (@Vatican Media)

Le sicurezze umane indeboliscono la fede

E il Magnificat non solo rievoca l’esperienza di Maria, “rafforza nella speranza gli umili, gli affamati, i servi operosi di Dio”, ossia quanti “ancora nella tribolazione già vedono l’invisibile: i potenti rovesciati dai troni, i ricchi a mani vuote, le promesse di Dio realizzate”. “La Parola di Dio ancora viene alla luce”, rassicura il Pontefice, quando “opponiamo al male il bene, alla morte la vita, allora vediamo che ‘nulla è impossibile con Dio’”. Tuttavia se “prevalgono le sicurezze umane, un certo benessere materiale e quella rilassatezza che addormenta le coscienze, questa fede può invecchiare” e così “subentra la morte, nelle forme della rassegnazione e del lamento, della nostalgia e dell’insicurezza”.

Invece di vedere il mondo vecchio finire, se ne cerca ancora il soccorso: il soccorso dei ricchi, dei potenti, che in genere si accompagna al disprezzo dei poveri e degli umili. La Chiesa, però, vive nelle sue fragili membra, ringiovanisce grazie al loro Magnificat. Anche oggi le comunità cristiane povere e perseguitate, i testimoni della tenerezza e del perdono nei luoghi di conflitto, gli operatori di pace e i costruttori di ponti in un mondo a pezzi sono la gioia della Chiesa, sono la sua permanente fecondità, le primizie del Regno che viene. Molti di loro sono donne.

Un momento della celebrazione   (@VATICAN MEDIA)

In Maria assunta in Cielo vediamo il nostro destino

L’invito del Papa è a lasciarsi “convertire” dalla “testimonianza” di Elisabetta e Maria, “donne pasquali, apostole della Risurrezione”. Infine, soffermandosi sulla Vergine, Leone spiega che in Lei, “assunta in Cielo”, se “in questa vita ‘scegliamo la vita’”, possiamo “vedere il nostro destino”. Maria, aggiunge il Papa, “ci è donata come il segno che la Risurrezione di Gesù non è stata un caso isolato, un’eccezione” e perciò “tutti, in Cristo, possiamo inghiottire la morte”, Lei “è quell’intreccio di grazia e libertà” che spinge ad essere fiduciosi e coraggiosi. Da qui l’esortazione  a “scegliere la vita”, superando paure e incertezze, mettendo a tacere le “voci di morte” che inducono, invece a pensare ai propri “interessi”. “Noi invece siamo discepoli di Cristo. È il suo amore che ci spinge, anima e corpo, nel nostro tempo”, conclude Leone, specificando che “come singoli e come Chiesa noi non viviamo più per noi stessi”, e questo diffonde e fa prevalere “la vita”.

FESTA DELL’ASSUNTA, LE COSE DA SAPERE

FAMIGLIA CRISTIANA – 14 Agosto 2025

È stato papa Pio XII, il 1° novembre 1950, a proclamare questo dogma di fede secondo il quale la Vergine Maria è stata la prima, dopo Cristo, a sperimentare la risurrezione. La Chiesa ortodossa celebra nello stesso giorno la festa della Dormitio Virginis

La Dormitio Virginis e l’Assunzione, in Oriente e in Occidente, sono fra le più antiche feste mariane.

Fu papa Pio XII il 1° novembre del 1950, Anno Santo, a proclamare solennemente per la Chiesa cattolica come dogma di fede l’Assunzione della Vergine Maria al cielo con la Costituzione apostolica Munificentissimus Deus: «Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica».
La Chiesa ortodossa e la Chiesa apostolica armena celebrano il 15 agosto la festa della Dormizione di Maria.
L’Immacolata Vergine la quale, preservata immune da ogni colpa originale, finito il corso della sua vita, fu assunta, cioè accolta, alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell’universo, perché fosse più pienamente conforme al Figlio suo, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte. (Conc. Vat. II, Lumen gentium, 59). La Vergine Assunta, recita il Messale romano, è primizia della Chiesa celeste e segno di consolazione e di sicura speranza per la chiesa pellegrina.
Questo perché l’Assunzione di Maria è un’anticipazione della resurrezione della carne, che per tutti gli altri uomini avverrà soltanto alla fine dei tempi, con il Giudizio universale. È una solennità che, corrispondendo al natalis (morte) degli altri santi, è considerata la festa principale della Vergine.
Il 15 agosto ricorda con probabilità la dedicazione di una grande chiesa a Maria in Gerusalemme.

QUAL È LA DIFFERENZA TRA “ASSUNZIONE” E “DORMIZIONE”?

La differenza principale tra Dormizione e Assunzione è che la seconda non implica necessariamente la morte, ma neppure la esclude.

QUALI SONO LE FONTI?
Il primo scritto attendibile che narra dell’Assunzione di Maria Vergine in Cielo, come la tradizione fino ad allora aveva tramandato oralmente, reca la firma del Vescovo san Gregorio di Tours ( 538 ca.- 594), storico e agiografo gallo-romano: «Infine, quando la beata Vergine, avendo completato il corso della sua esistenza terrena, stava per essere chiamata da questo mondo, tutti gli apostoli, provenienti dalle loro differenti regioni, si riunirono nella sua casa. Quando sentirono che essa stava per lasciare il mondo, vegliarono insieme con lei. Ma ecco che il Signore Gesù venne con i suoi angeli e, presa la sua anima, la consegnò all’arcangelo Michele e si allontanò. All’alba gli apostoli sollevarono il suo corpo su un giaciglio, lo deposero su un sepolcro e lo custodirono, in attesa della venuta del Signore. Ed ecco che per la seconda volta il Signore si presentò a loro, ordinò che il sacro corpo fosse preso e portato in Paradiso».

QUAL È IL SIGNIFICATO TEOLOGICO?

Il Dottore della Chiesa san Giovanni Damasceno (676 ca.- 749) scriverà: «Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio».
La Madre di Dio, che era stata risparmiata dalla corruzione del peccato originale, fu risparmiata dalla corruzione del suo corpo immacolato, Colei che aveva ospitato il Verbo doveva entrare nel Regno dei Cieli con il suo corpo glorioso.

COSA DICONO I PADRI DELLA CHIESA?
San Germano di Costantinopoli (635 ca.-733), considerato il vertice della mariologia patristica, è in favore dell’Assunzione e per tre principali ragioni: pone sulla bocca di Gesù queste parole: «Vieni di buon grado presso colui che è stato da te generato. Con dovere di figlio io voglio rallegrarti; voglio ripagare la dimora nel seno materno, il soldo dell’allattamento, il compenso dell’educazione; voglio dare la certezza al tuo cuore. O Madre, tu che mi hai avuto come figlio unigenito, scegli piuttosto di abitare con me». Altra ragione è data dalla totale purezza e integrità di Maria. Terzo: il ruolo di intercessione e di mediazione che la Vergine è chiamata a svolgere davanti al Figlio in favore degli uomini.

Leggiamo ancora nel suo scritto dell’Omelia I sulla Dormizione, che attinge a sua volta da San Giovanni Arcivescovo di Tessalonica ( tra il 610 e il 649 ca.) e da un testo di quest’ultimo, che descrive dettagliatamente le origini della festa dell’Assunzione, dato certo nella Chiesa Orientale dei primi secoli: «Essendo umano (il tuo corpo) si è trasformato per adattarsi alla suprema vita dell’immortalità; tuttavia è rimasto integro e gloriosissimo, dotato di perfetta vitalità e non soggetto al sonno (della morte), proprio perché non era possibile che fosse posseduto da un sepolcro, compagno della morte, quel vaso che conteneva Dio e quel tempio vivente della divinità santissima dell’Unigenito». Poi prosegue: «Tu, secondo ciò che è stato scritto, sei bella e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto abitazione di Dio: perciò è anche estraneo al dissolvimento in polvere. Infatti, come un figlio cerca e desidera la propria madre, e la madre ama vivere con il figlio, così fu giusto che anche tu, che possedevi un cuore colmo di amore materno verso il Figlio tuo e Dio, ritornassi a lui; e fu anche del tutto conveniente che a sua volta Dio, il quale nei tuoi riguardi aveva quel sentimento d’amore che si prova per una madre, ti rendesse partecipe della sua comunanza di vita con se stesso».

PERCHÉ IL GIORNO DELL’ASSUNTA È DETTO ANCHE FERRAGOSTO?

Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle esistenti e antichissime festività cadenti nello stesso mese, come i Vinalia rustica o i Consualia, per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli.
L’antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti.

Il Papa: la fede non risparmia dal peccato, ma Dio non si scandalizza delle fragilità

All’udienza generale il Pontefice sviluppa la sua catechesi sul tradimento di Giuda che Gesù annuncia nell’ultima cena senza fare il nome del discepolo e spiega che Cristo “non denuncia per umiliare. Dice la verità perché vuole salvare”. “Noi siamo abituati a giudicare. Dio, invece, accetta di soffrire – dice Leone -. Non rinuncia a spezzare il pane anche per chi lo tradirà. Questa è la forza silenziosa di Dio: non abbandona mai il tavolo dell’amore, neppure quando sa che sarà lasciato solo”

Tiziana Campisi – Città del Vaticano 13 Agosto 2025

“Sono forse io?”. È la domanda che si pongono i discepoli quando Gesù, durante l’ultima cena, “rivela” che uno di loro “sta per tradirlo”, ma non per “condannare” bensì per “mostrare quanto l’amore, quando è vero, non può fare a meno della verità”. Quell’interrogativo possiamo rivolgerlo a noi stessi, dice Leone XIV nella catechesi dell’udienza generale, “per aprire uno spazio alla verità nel nostro cuore”. Il consueto appuntamento del mercoledì con i fedeli si svolge nell’Aula Paolo VI, anziché in Piazza San Pietro, per le elevate temperature previste oggi, 13 agosto, e prima di entrare il Papa saluta quanti sono radunati fuori, nel cortile del Petriano: “Buongiorno a tutti, buenos dias, bom dia, ci vediamo dopo l’udienza, passeremo di nuovo di qua. Dio vi benedica”.

Leone XIV: supplicate Dio di donare la pace ai popoli che vivono la tragedia della guerra

Il cammino della salvezza

Proseguendo le catechesi su “La Pasqua di Gesù”, nell’ambito del ciclo giubilare “Gesù Cristo nostra speranza”, Leone si sofferma sul tradimento avvenuto nella cena pasquale e invita a riflettere tutti sulla propria fragilità, sul fatto che, “pur volendo amare” si può anche “ferire”.  Ma è da “questa consapevolezza che inizia il cammino della salvezza”, dalla presa di coscienza che “potremmo essere noi a spezzare la fiducia in Dio”, la quale può essere però raccolta, custodita e rinnovata.

In fondo, questa è la speranza: sapere che, anche se noi possiamo fallire, Dio non viene mai meno. Anche se possiamo tradire, Lui non smette di amarci. E se ci lasciamo raggiungere da questo amore – umile, ferito, ma sempre fedele – allora possiamo davvero rinascere. E iniziare a vivere non più da traditori, ma da figli sempre amati.

Un momento dell'udienza generale

Un momento dell’udienza generale   (@VATICAN MEDIA)

Il male è reale ma non ha l’ultima parola

È in particolare “sul modo in cui Gesù parla” che il Pontefice richiama l’attenzione: “non alza la voce, non punta il dito, non pronuncia il nome di Giuda” e induce ciascuno ad un esame di coscienza. Insomma “non denuncia per umiliare. Dice la verità perché vuole salvare”. Ma per essere salvati, aggiunge Leone, occorre “sentire che si è coinvolti”, “amati nonostante tutto”, e ancora “che il male è reale ma non ha l’ultima parola” e che “solo chi ha conosciuto la verità di un amore profondo può accettare anche la ferita del tradimento”.

Il Vangelo non ci insegna a negare il male, ma a riconoscerlo come occasione dolorosa per rinascere.

Il Papa tra i fedeli in Aula Paolo VI

Il Papa tra i fedeli in Aula Paolo VI   (@Vatican Media)

Dio accetta di soffrire

E non devono inquietare le ulteriori parole di Gesù: “Guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”, “vanno intese bene”, chiarisce il Papa, perché “non si tratta di una maledizione” ma di “un grido di dolore”.

Noi siamo abituati a giudicare. Dio, invece, accetta di soffrire. Quando vede il male, non si vendica, ma si addolora.

Il Papa accolto da alcuni pellegrini prima di arrivare nell'Aula Paolo VI

Il Papa accolto da alcuni pellegrini prima di arrivare nell’Aula Paolo VI   (@Vatican Media)

Gesù continua a fidarsi di noi

E in effetti “quel ‘guai’” in greco è “un ‘ahimè’, un’esclamazione di compassione sincera e profonda” di fronte al fatto che “se rinneghiamo l’amore che ci ha generati, se tradendo diventiamo infedeli a noi stessi”, in pratica “smarriamo il senso del nostro essere venuti al mondo e ci autoescludiamo dalla salvezza”.

Se riconosciamo il nostro limite, se ci lasciamo toccare dal dolore di Cristo, allora possiamo finalmente nascere di nuovo. La fede non ci risparmia la possibilità del peccato, ma ci offre sempre una via per uscirne: quella della misericordia. Gesù non si scandalizza davanti alla nostra fragilità. Sa bene che nessuna amicizia è immune dal rischio del tradimento. Ma Gesù continua a fidarsi.

Così Cristo “non rinuncia a spezzare il pane anche per chi lo tradirà”, conclude il Papa, sottolineando che “la forza silenziosa di Dio” è non abbandonare mai “il tavolo dell’amore, neppure quando sa che sarà lasciato solo”.

Terminata la catechesi e i saluti nelle varie lingue, il Pontefice, dopo essersi soffermato con alcuni gruppi, malati, giovani e sposi, si è spostato all’esterno dell’Aula, dove ha rivolto alcune parole ai pellegrini accolti nel cortile del Petriano. Leone ha poi raggiunto la Basilica di San Pietro per salutare gli altri fedeli.

Alcune suore donano al Papa un pupazzo con le sue sembianze

Alcune suore donano al Papa un pupazzo con le sue sembianze   (@Vatican Media)

Nel pomeriggio il Papa si trasferisce in auto a Castel Gandolfo, nella residenza di Villa Barberini, all’interno delle Ville Pontificie, per un secondo periodo di riposo. Durante il soggiorno, venerdì 15 agosto, solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, alle 10, il Pontefice celebrerà la Messa nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova, e alle 12 reciterà l’Angelus dall’ingresso del Palazzo Pontificio, in piazza della Libertà, sempre a Castel Gandolfo. Domenica 17 agosto, poi, Leone XIV presiederà la Messa nel Santuario di Santa Maria della Rotonda, ad Albano Laziale, con i poveri assistiti dalla Caritas diocesana e gli operatori. Seguirà alle 12 la recita dell’Angelus in piazza della Libertà, a Castel Gandolfo. Al termine il Papa condividerà il pranzo con i poveri e gli assistiti della Caritas nel Borgo Laudato si’, all’interno delle Ville Pontificie. 

Trump, Putin e la festa dell’Assunzione di Maria

Martin Knoller, Assunzione della Beata Vergine al cielo (particolare), olio su tela, ante 1788 - ca 1788

 13 Agosto 2025 

di Roberto de Mattei . CR 1911

Il 15 agosto 2025, giorno della festa dell’Assunzione, si svolgerà uno storico vertice in Alaska, tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente della Federazione russa Vladimir Putin. È il loro primo incontro, da quando Trump è tornato alla Casa Bianca e da quando è iniziata l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Ancora non si sa in quale modo sarà coinvolto nelle trattative il presidente ucraino Vladimir Zelenski, ma è certo che dietro Trump e Putin aleggia l’ombra del presidente cinese Xi Jinping.

La partita si gioca dunque tra almeno quattro attori, con l’Europa a margine. L’Ucraina non può resistere alla potenza militare russa senza il sostegno americano, ma d’altra parte Trump non può concludere il conflitto, senza il consenso di un popolo, come quello ucraino, che ha dimostrato di non volersi piegare a un’ingiusta aggressione. Il rapporto tra Putin e Xi Jinping è inverso a quello tra Trump e Zelenski. La Russia è infatti uno Stato vassallo della Cina, ma il mondo ignora quali siano i reali progetti del presidente cinese sul fronte occidentale, e sarà difficile per Putin negoziare la pace in Ucraina senza il suo consenso. Apparentemente la leadership di Trump, che si avvicina alle elezioni “midterm” del novembre 2026, è più incerta di quella di Putin, ma gli analisti politici più informati sostengono che il potere di Putin è vacillante all’interno del suo paese. Le ragioni della precarietà dei due leader non sono però solo di ordine politico, interno o internazionale.  

La pace è un dono che, come ogni bene, viene da Dio, sommo bene e fonte di tutto ciò che di vero, buono e giusto esiste nel mondo. Per ottenere questo dono è necessario il rispetto dell’ordine naturale e l’osservanza della Legge di Cristo, custodita dalla Chiesa cattolica. Tutti i mali della terra vengono invece dagli uomini, che possono auto-distruggersi, ma non sono in grado di costruire alcunché di buono senza l’aiuto della grazia divina. Sotto questo aspetto, la capacità di Trump e di Putin di assicurare una pace vera e duratura al mondo è nulla, mentre enorme e reale è la forza distruttiva di cui dispongono. 

A oggi, secondo i più accreditati istituti di ricerca internazionali, le testate nucleari strategiche esistenti nel mondo sono circa 12.500, possedute per il 90% da Mosca e da Washington, anche se altri Paesi tra i quali la Cina, l’India, il Pakistan,la Corea del Nord, la Francia il Regno Unito e Israele, detengono, in misura diversa, micidiali ordigni nucleari  (https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/world-entering-new-era-nuclear-powers-build-up-arsenals-sipri-think-tank-says-2025-06-15/?utm_source=chatgpt.com). 

Il 31 luglio, inoltre, il presidente russo Putin ha minacciato l’Ucraina e l’Occidente, con lo schieramento in Bielorussia dei suoi più recenti missili ipersonici “Oreshnik”, quasi impossibili da intercettare e capaci di seminare in pochi minuti una pioggia di bombe – atomiche o convenzionali – su tutte le capitali europee. Lo stesso giorno, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, Dmitryj Medvedev, ha minacciosamente evocato l’uso di “Perimetr” (“Dead Hand”), un sistema automatico di comando in grado di ordinare il lancio di tutte le forze nucleari disponibili contro obiettivi pre-programmati. 

Sulla base di queste dichiarazioni, Trump ha annunciato di aver ordinato il posizionamento di due sottomarini nucleari americani «nelle regioni appropriate» vicino alla Russia. «Le parole sono molte importanti e spesso possono condurre a conseguenze indesiderate», ha affermato Trump, che non si distingue certo per sobrietà di linguaggio, ma ha sottolineato un principio importante: una frase può valere quanto un’azione, perché può innescare reazioni imprevedibili, capaci di far deflagrare la crisi politica internazionale.

Il summit dei due potenti della terra in Alaska, e il successivo che dovrebbe tenersi in Russia, scongiureranno questa ipotesi? Assicureranno la pace al mondo o aggraveranno le tensioni internazionali? Mai come oggi, la situazione del mondo è apparsa vicina a un’ecatombe planetaria, che, per il fatto solo di essere ritenuta possibile, segna il definitivo crollo dell’utopia del progresso. Nel 1792, Immanuel Kant nel suo saggio Se il genere umano sia in continuo progresso verso il meglio, escluse a priori l’ipotesi di una decadenza, o regresso, dell’umanità, proprio perché ciò avrebbe comportato la possibilità dell’auto-annientamento, allora considerata impensabile. L’ipotesi esclusa dal filosofo tedesco è ora reale e costituisce l’esito di un processo rivoluzionario plurisecolare, che è nella sua essenza autodistruttivo, perché la sua essenza è la negazione dell’ordine divino delle cose create. Ma la Rivoluzione non può totalmente distruggere la realtà esistente, perché, come spiega san Tommaso d’Aquino, così come solo Dio può creare e conservare, Dio solo può annichilire ciò che Egli ha creato (Summa Theologiae, I, q. I04, a. 3.). Se nessuno può sostituirsi alla divina causalità nell’opera creatrice, Dio non può essere surrogato neppure nell’opera annichilatrice. 

I potenti di questo mondo, invidiati, ammirati o temuti da molti, con le ricchezze e gli eserciti di cui dispongono, sono nulla agli occhi di Dio, perché tutto ciò che siamo e possiamo fare, lo abbiamo ricevuto dalla bontà di Dio, l’Onnipotente, che ha tratto ogni cosa dalle profondità delle tenebre e dall’abisso del non-essere. Se Dio ritirasse anche solo per un istante il sostegno dell’essere che somministra alle creature, esse cadrebbero nel nulla e perirebbero all’istante, come un’ombra che passa. I potenti della terra cadranno improvvisamente e saranno ridotti al nulla, ma il suo regno durerà per sempre e tutti i suoi nemici saranno posti sotto i suoi piedi (Dan 2, 44; Lc 1, 52-53). 

Dio ha voluto affidare l’esercizio della sua potenza sulla terra alla sola creatura che ne riflette pienamente le infinite perfezioni, la Beatissima Vergine Maria. Lo ha fatto, incoronandola, nel giorno della Assunzione, regina del Cielo e della terra, come è raffigurata nel celebre dipinto del Beato Angelico al Museo del Louvre e in tante altre espressioni dell’arte cristiana. Basta un suo battito di ciglia perché i piani della Rivoluzione siano scompaginati, e chi per Lei combatte, gli Angeli in Cielo e gli uomini sulla terra, realizzino finalmente la sua promessa: il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Ucraina, i retroscena del vertice. Trump netto: occorrerà rinunciare a dei territori. E i Volenterosi spingono per la «soluzione coreana»

di Giuseppe Sarcina – Corriere della Sera – 14 Agosto 2025

Zelensky tra i primi a intervenire, i leader europei presentano un piano in 5 punti. Trump accoglie la richiesta «nessun negoziato sull’Ucraina, senza l’Ucraina». E si tratta già per un vertice-bis tra Putin, il leader Usa e quello Ucraino

Nella videoconferenza di ieri Donald Trump, stando alle indiscrezioni, avrebbe accolto le due richieste principali avanzate da Volodymyr Zelensky e dai leader europei. Primo: saranno gli ucraini a decidere sul destino dei loro territori occupati. Secondo: gli americani sono disponibili a fornire, insieme con gli europei, le garanzie di sicurezza per mettere l’Ucraina al riparo da attacchi futuri. 

Sono questi i risultati politici più importanti, che andranno ora verificati nei fatti, a partire proprio dall’atteso vertice di domani tra il presidente americano e Vladimir Putin

I leader europei hanno concordato un piano in cinque punti che hanno poi sottoposto al presidente degli Stati Uniti. Con una premessa di metodo: il ruolo degli americani resta fondamentale per sondare le reali intenzioni di Putin. Trump e gli europei, dunque, si sarebbero trovati d’accordo sul primo passaggio: «Nessun negoziato sull’Ucraina, senza l’Ucraina». Secondo: non si discute di confini se non con Zelensky al tavolo. Terzo: la trattativa deve partire dalla linea del fronte sul campo. Quarto: qualsiasi concessione alla Russia va bilanciata con robuste garanzie di protezione militare per Kiev. Quinto: occorre mantenere alta la pressione su Mosca con le sanzioni. 

Il leader ucraino è stato tra i primi a intervenire. Zelensky, con grande cautela, ha messo in guardia il presidente americano: Putin sta solo cercando di guadagnare tempo; non vuole davvero la pace, a meno che l’accordo non si risolva in una resa incondizionata per l’Ucraina. Un po’ tutti, dal presidente francese Emmanuel Macron a Giorgia Meloni, hanno insistito sulla necessità di programmare fin d’ora un altro vertice, questa volta con la presenza di Zelensky e, perché no, degli europei.

A margine della «call» sono anche circolate delle ipotesi. Il leader ucraino ha riproposto «Roma», senza specificare se si riferisse alla capitale italiana o al Vaticano. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha citato Ginevra. Ma la discussione è rimasta in superficie: intanto bisogna vedere come andrà il summit di Ferragosto. 

Gli sforzi delle diplomazie si stanno concentrando sulla questione territoriale. Anche ieri Trump è stato netto: Kiev deve prepararsi a rinunciare a una parte del suolo nazionale. È una prospettiva accettabile per Zelensky? La risposta ufficiale è «no». 

Ma diversi Paesi, tra i quali Germania, Polonia e in parte Italia, stanno esplorando un’altra strada. Il cancelliere Merz ne ha parlato per un’ora nel bilaterale con Zelensky. L’idea è di escludere in ogni caso il riconoscimento formale («de iure») del passaggio di regioni ucraine alla Russia. Senza eccezioni: né la Crimea, né la quota del Donbass occupata dall’armata putiniana, né, tantomeno, i distretti ancora sotto il controllo ucraino rivendicati da Putin. Si potrebbe arrivare, invece, al congelamento della linea del fronte, con una tregua stabile. La soluzione coreana, insomma, più volte evocata anche negli anni scorsi. A quel punto Zelensky non sarebbe obbligato, come prevede la Costituzione, a convocare un referendum per sancire la cessione dei territori e potrebbe coltivare la speranza, flebile in verità, di poterli recuperare un giorno, nell’era post-putiniana. Questo sacrificio, però, dovrà essere compensato da imponenti garanzie di sicurezza.

San Massimiliano Maria Kolbe


Nome: San Massimiliano Maria Kolbe

Titolo: Sacerdote e martire

Nome di battesimo: Rajmund Kolbe

Nascita: 8 gennaio 1894, Zduska Wola, Polonia

Morte: 14 agosto 1941, Campo di concentramento di Auschwitz, O?wi?cim, Polonia

Ricorrenza: 14 agosto

Beatificazione:
17 ottobre 1971, Roma, papa Paolo VI

Canonizzazione:
10 ottobre 1982, Roma, papa Giovanni Paolo II

Padre Kolbe è l’eroico frate francescano conventuale che nel campo di concentramento di Auschwitz offrì la propria vita per salvare quella di un padre di famiglia, Francesco Gajowniczek, condannato a morire di fame come rappresaglia per la fuga di un detenuto.

Giovanni Paolo II, nell’elevarlo agli onori degli altari, il 10 ottobre 1982, lo ha proclamato «patrono del nostro difficile secolo», un esempio di pace e di fraternità in una società sconvolta dall’odio e dall’egoismo.

Kolbe nacque a Suduńszka Wola, una cittadina del centro industriale di Lodz, l’8 gennaio 1894. I suoi genitori erano operai tessili. Kolbe da ragazzo conobbe il senso liberatorio e insieme opprimente di povertà e lavoro. E quell’esperienza non fu estranea ad alcune scelte che lo portarono ad abbracciare la Regola di san Francesco tra i minori conventuali di Leopoli (1907) e poi a dar vita a una istituzione che aveva proprio, in povertà e lavoro, caratteristiche tipicamente francescane, un sicuro fondamento, e cioè le «Città dell’Immacolata»: „Niepokalanów” in Polonia, e „Mugenzai No Sono” in Giappone.

Nell’ideale francescano Kolbe innestò poi la propria fiducia nella possibilità offerta dai mezzi che la tecnica in quel tempo stava mettendo a disposizione. E a chi gli faceva osservare che su di essi già il diavolo aveva allungato le sue sordide zampacce, egli rispondeva: « Ragione di più per svegliarci e metterci all’opera per riconquistare le posizioni perdute ».

Quando ne ebbe l’opportunità, dimostrò la bontà e la lungimiranza dei propri progetti. E ciò avvenne in Polonia, dove ritornò nel 1919, dopo aver conseguito a Roma la laurea in teologia.

A pochi chilometri da Varsavia diede vita nel 1927 a „Niepokalanów” (Città dell’Immacolata) i cui cittadini, tutti frati, si dedicavano, vivendo in rigorosa povertà, all’apostolato per mezzo della stampa. E furono autori di un consistente boom editoriale che ancor oggi sorprende. Il „Cavaliere dell’Immacolata”, la prima di una catena di riviste, fondato nel 1922 dopo un periodo iniziale di stasi, decollò raggiungendo le cinquantamila copie. In seguito si affermò come settimanale con settecentocinquantamila copie (addirittura un milione nel 1938).

L’Immacolata, cui padre Kolbe ha intitolato gran parte delle sue riviste, era il suo chiodo fisso. In tempi non troppo felici per la chiesa e per il mondo, Kolbe vedeva nella Madonna l’ideale capace di scuotere le coscienze, di ridare fiato al cristianesimo; un ideale, comunque, per il quale combattere le sante battaglie della fede. Per questo, ancor prima di essere ordinato sacerdote, aveva istituito a Roma, il 16 ottobre 1917, la Milizia dell’Immacolata, uno strumento per far conoscere e vivere la devozione alla Madre di Cristo, ancor oggi vivo e prosperoso.

Nel 1930 partì missionario per il Giappone a fondarvi un’altra Città dell’Immacolata, animata dallo stesso spirito e dagli stessi ideali. Tornato definitivamente in Polonia, dopo un paio di altri viaggi «missionari» nello stesso Giappone e in altri paesi dell’oriente, padre Kolbe si dedicò interamente alla sua opera.

La seconda guerra mondiale lo sorprese a capo del più importante complesso editoriale della Polonia.

Il 19 settembre 1939 fu arrestato dalla Gestapo, che lo deportò prima a Lamsdorf (Germania), poi nel campo di concentramento di Amlitz. Rilasciato l’8 dicembre 1939, tornò a Niepokalanów, riprendendo l’attività interrotta. Arrestato di nuovo nel 1941 fu rinchiuso nel carcere di Pawiak a Varsavia, e poi deportato nel campo di concentramento di Auschwitz, dove con uno straordinario atto d’amore chiuse una vita tutta spesa al servizio degli altri.

Nel campo viveva una legge secondo la quale, per la fuga di uno, dieci dello blocco, venivano condannati a morire di fame in un oscuro sotterraneo. Quando all’appello della sera risultò che uno mancava un grande timore invase l’animo di tutti i prigionieri…

Il Comandante scelse con un cenno della mano chi doveva morire e ad un tratto si sentì un grido: «Addio! addio! mia povera sposa, addio miei poveri figli…» era il sergente Francesco Gajowniczek.

Ma ad un tratto un uomo, anzi, un numero esce con passo deciso dalle file e va diritto verso il Comandante del campo. Chi è lei? Cosa vuole? Come osa infrangere la ferrea disciplina ed affrontare il terribile Capo?

«Sono un sacerdote cattolico polacco; sono anziano, voglio prendere il suo posto, perché egli ha moglie e figli».

Il Comandante, meravigliato, parve non riuscire a trovare la forza per parlare e stranamente accettò quella proposta…

Padre Kolbe insieme agli altri condannati fu avviato verso il blocco 11. Qui le vittime furono denudate e rinchiuse in una piccola cella, in cui dovevano morire di fame e di sete. Ma da questo tetro luogo, invece di pianti e disperazione, questa volta si udirono preghiere e canti. Padre Kolbe li guidava, attraverso il cammino della croce, alla vita eterna.

Rimase nel bunker per due settimane, quando le SS decisero di svuotare la cella della morte. Erano rimasti in vita solo quattro uomini tra cui Padre Massimiliano.

Venne ucciso con un’iniezione di acido fenico, perché la cella, che egli aveva trasformato in cenacolo di preghiera e che condivideva con gli altri condannati, serviva per altre vittime. «Porse lui stesso, con la preghiera sulle labbra, il braccio al carnefice», raccontò un testimone.

Lo trovarono qualche ora dopo, «appoggiato al muro, con la testa inclinata sul fianco sinistro e il volto insolitamente raggiante. Aveva gli occhi aperti e concentrati in un punto. Lo si sarebbe detto in estasi». Era la vigilia dell’Assunta, di una festa della Madre di Dio, che egli aveva sempre amato, chiamandola con il nome di «dolce mamma».

Il suo corpo venne cremato e le ceneri disperse.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria di san Massimiliano Maria (Raimondo) Kolbe, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che, fondatore della Milizia di Maria Immacolata, fu deportato in diversi luoghi di prigionia e, giunto infine nel campo di sterminio di Auschwitz vicino a Cracovia in Polonia, si consegnò ai carnefici al posto di un compagno di prigionia, offrendo il suo ministero come olocausto di carità e modello di fedeltà a Dio e agli uomini.

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