"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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Beata Vergine Maria di Fatima

Al culmine dell’apparizione del 13 maggio 1917, preparata dal “Ciclo angelico”, la Beata Vergine chiese ai tre pastorelli: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?». La risposta fu: «Sì, lo vogliamo».

Santo del giorno 13_05_2026  – Ermes Dovico – La Nuova Bussola

Il 13 maggio 1917, mentre pascolavano il gregge alla Cova d‘Iria, nel territorio di Fatima, Lucia dos Santos, di 10 anni, Francesco Marto, di 9, e la sorella Giacinta, di 7, videro comparire una Signora vestita di bianco. «Non abbiate paura, non vi farò del male», esordì la Signora, rispondendo poco dopo alla domanda di Lucia, la ‘portavoce’ dei tre, che le chiedeva da dove venisse: «Vengo dal Cielo». Chiese quindi ai pastorelli «di venire qui per sei mesi consecutivi, il giorno 13, a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e cosa voglio. Quindi, tornerò qui una settima volta».

Al culmine di quel primo incontro, dopo aver predetto loro che sarebbero andati in Paradiso, la bella Signora fece questa domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?». «Sì, lo vogliamo». La Madonna disse allora che la grazia di Dio li avrebbe sostenuti nelle sofferenze e aprì le mani «comunicandoci una luce così intensa, una specie di riflesso che da esse usciva e ci penetrava nel petto e nel più intimo dell’anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, che era quella luce, più chiaramente di come ci vediamo nel migliore degli specchi». Prima di risalire in Cielo, la Madonna chiese ai piccoli di recitare il Rosario tutti i giorni «per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra».

Aveva così inizio la manifestazione mariana più celebre del XX secolo, a cui i tre pastorelli erano stati di fatto preparati dalle tre apparizioni nel 1916 dell’Angelo protettore del Portogallo. Nella terza, in particolare, l’Angelo insegnò loro questa orazione: «Santissima Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, Vi offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze con cui Egli stesso è offeso. E, per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori». Quindi, con i tre in ginocchio, li comunicò: a Lucia diede l’Ostia; a Francesco e Giacinta offrì il calice, nel quale erano cadute – dalla stessa Ostia – alcune gocce del Sangue di Gesù.

C’era già qui una prefigurazione di quanto la Madonna avrebbe comunicato ai pastorelli il 13 giugno 1917, quando annunciò che i due fratellini Marto sarebbero presto saliti in Cielo, mentre a Lucia disse: «… tu resterai qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio, e come fiori saranno collocate da Me dinanzi al Suo trono». Anni dopo, nel 1925, la Vergine apparve a Lucia con il Bambin Gesù e un cuore coronato di spine, spiegandole di diffondere la pratica della Comunione riparatrice dei primi sabati del mese, da farsi per cinque mesi consecutivi, per riparare alle offese al suo Cuore Immacolato.

LA VISIONE DELL’INFERNO

Il 13 luglio i pastorelli ebbero rivelati i «Tre Segreti di Fatima». Si trattò in realtà di un’unica rivelazione suddivisa in tre parti, come Lucia riferì anni dopo – da suora – nelle sue Memorie, scritte per obbedienza. Nella prima, i bambini ebbero una visione dell’Inferno, a cui si condannano coloro che fino all’ultimo rifiutano la Misericordia di Dio. Videro «un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime […]». Questa visione durò un momento, interrotta dalle parole della Madonna che, con voce buona e triste, spiegò loro: «Avete visto l’Inferno, dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace».

LA RUSSIA E IL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

La Beata Vergine, nella seconda parte del segreto, predisse la fine imminente della guerra, ma mise in guardia che ne sarebbe scoppiata un’altra più grande «se non smetteranno di offendere Dio». Per impedire il nuovo conflitto disse che sarebbe tornata per chiedere la consacrazione della Russia – che proprio nel 1917 patì la rivoluzione marxista – al suo Cuore Immacolato e appunto la Comunione riparatrice dei primi sabati. «Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. […] Infine il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace».

Il TERZO SEGRETO

La terza parte del segreto riguarda la visione nella quale l’Angelo eleva un triplice grido indicando la terra con la destra: «Penitenza, Penitenza, Penitenza!». È la stessa visione che si sofferma sulle persecuzioni della Chiesa e sulla famosa figura del «vescovo vestito di bianco» che sale una montagna ripida e subisce il martirio, ai piedi di una grande Croce, «insieme a vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni»: nella visione ci sono anche due Angeli che raccolgono il sangue dei martiri e «con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio».

DAI FATTI DI AGOSTO AL MIRACOLO DEL SOLE

La quarta apparizione avvenne il 19 agosto e non il 13 perché quel giorno il sindaco Artur de Oliveira, anticlericale, impedì con l’inganno ai pastorelli di andare alla Cova d’Iria, li interrogò e cercò di obbligarli a rivelare il segreto. Poiché i tre bambini non cedevano, il sindaco li mandò prima dal parroco e poi li fece imprigionare, liberandoli solo due giorni più tardi. Il 13 settembre la Madonna rinnovò ai piccoli veggenti la promessa che all’apparizione successiva ci sarebbe stato un miracolo evidente.

Il 13 ottobre, alla Cova d’Iria, c’era una folla di circa 70.000 persone, gente comune, nobili e autorità, increduli e umili di cuore, ammalati, giornalisti e fotografi. La pioggia cadde abbondante e, mentre il segno prodigioso tardava ad arrivare, molti schernirono i pastorelli. Intanto, Maria Santissima apparve ai tre rivelandosi come «Madonna del Rosario». La Vergine salì quindi in Cielo, che si aprì al suo passaggio, e fu allora che avvenne il miracolo del sole, dettagliatamente riferito, tra i tanti, da Avelino de Almeida, direttore di un giornale progressista e anticattolico, O Seculo, che aveva ammirato – sbalordito – lo spettacolo celeste. «Sembrava un disco d’argento, ed era possibile guardarlo senza problemi. Non bruciava gli occhi, non li accecava. […] il sole tremò, compì degli strani e bruschi movimenti, al di fuori di qualsiasi logica scientifica, – il sole “danzò” – secondo la tipica espressione dei contadini».

I vestiti, bagnati, dei presenti si asciugarono completamente. Francesco, Giacinta e Lucia videro, alti nel firmamento, Maria accanto a Gesù Bambino e san Giuseppe che benedicevano il mondo. Videro ancora la Madonna nelle vesti dell’Addolorata, con accanto Gesù, e infine solo Maria nelle vesti della Madonna del Carmelo, con in mano lo Scapolare, anch’esso segno di una devozione portatrice di salvezza.

Per saperne di più:

Memorie (I-IV) di suor Lucia dos Santos (1907-2005)

La Comunione riparatrice, l’altra richiesta di Maria

Papa Leone XIV: “Il Signore non ci lascia soli nelle prove della vita”

Al Regina Coeli di oggi 

Di Antonio Tarallo

Città del Vaticano, domenica 10 maggio 2026, 12:05 (ACI Stampa).

Non c’è sole a Roma, pur essendo maggio. Un clima particolare accoglie il papa alla finestra del suo studio del palazzo apostolico: caldo, vento, ma il cielo offuscato dalle nubi. I fedeli, lì, in piazza, festanti, alle parole della riflessione del pontefice prima della preghiera mariana del Regina Coeli.

Oggi, VI domenica di Pasqua, il Vangelo con Gesù che parla ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti». Ed è da questa frase che papa Leone XIV inizia la sua meditazione: “Quest’affermazione ci libera da un equivoco, cioè dall’idea che siamo amati se osserviamo i comandamenti: la nostra giustizia sarebbe allora condizione per l’amore di Dio. Al contrario, l’amore di Dio è condizione per la nostra giustizia. Osserviamo davvero i comandamenti, secondo la volontà di Dio, se riconosciamo il suo amore per noi, così come Cristo lo rivela al mondo. Le parole di Gesù sono allora un invito alla relazione, non un ricatto o una sospensione dubbiosa”.

Per questo motivo – incalza il pontefice – “il Signore ci comanda di amarci gli uni gli altri” come lui stesso ci ha amato: “è l’amore di Gesù a far nascere in noi l’amore”. Cristo è colui “che non conosce né “ma” né “forse”, quello che si dona senza voler possedere, quello che dà vita senza prendere nulla in cambio” per il pontefice. 

E continua sempre sul tema dell’amore, che potrebbe considerarsi il tema portante delle sue parole prima del Regina Coeli: “Poiché Dio ci ama per primo, anche noi possiamo amare; e quando amiamo davvero Dio, ci amiamo davvero tra di noi. Accade come per la vita: solo chi l’ha ricevuta può vivere, e così solo chi è stato amato può amare”. I comandamenti del Signore sono perciò “un ordine di vita che ci risana da falsi amori; sono uno stile spirituale, che è via alla salvezza” ribadisce il pontefice.

Ed è questo immenso amore a dar vita allo Spirito Santo che è nostro difensore, nelle prove della vita. Chi “corrisponde all’amore che Gesù ha verso tutti, trova “nello Spirito Santo un alleato che mai viene meno”. Perciò è possibile “testimoniare Dio, che è amore: questa parola non significa un’idea della mente umana, ma la realtà della vita divina, per la quale tutte le cose sono state create dal nulla e redente dalla morte”.

Infine, papa Leone XIV si concentra su una frase, sempre del Vangelo di oggi: «Io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi». Mentre lo Spirito Santo “è forza di verità”, il male “l’Accusatore è padre della menzogna” che vuole contrapporre “l’uomo a Dio e gli uomini tra loro: proprio l’opposto di quel che fa Gesù, salvandoci dal male e unendoci come popolo di fratelli e sorelle nella Chiesa”.

E dopo la preghiera mariana, alcuni importanti appelli: il pontefice è assai preoccupato per “le notizie sull’aumento delle violenze nella regione del Sahel, in particolare in Ciad e in Mali, colpiti da recenti attacchi terroristici, assicuro la mia preghiera per le vittime e la vicinanza a quanti malati. Auspico che cessi ogni forma di violenza e incoraggiamento ogni sforzo per la pace e lo sviluppo in quell’amata terra”.

E ricorda la data del 10 maggio prossimo, giorno in cui ogni anno, si celebra la giornata dell’amicizia copto-cattolica:  ” Rivolgo un saluto fraterno – dice il pontefice – a Sua Santità Papa Tawadros  II e assicuro la mia preghiera a tutta l’amata Chiesa copta, nella speranza che il nostro cammino di amicizia ci conduca all’unità perfetta in Cristo che ci ha chiamato amici”. 

E poi, in spagnolo un pensiero al recente “incidente” sanitario (Hantavirus) della nave turistica che è stata accolta in questi giorni alle Isole Canarie : ” Voglio ringraziare l’accoglienza che caratterizza il popolo delle Isole Canarie per aver permesso l’arrivata della nave Hondius con i malati di Hantavirus” E aggiunge: ” Sono contento di potermi incontrare con voi il prossimo mese nella mia visita alle Isole.  

Il ricordo, infine, della festa della mamma che si celebra oggi: “Un pensiero speciale va oggi a tutte le mamme.  Per intercessione di Maria, la madre di Gesù, e nostra. Preghiamo con affetto e gratitudine per ogni mamma, specialmente per quelle che vivono in condizioni più difficili. Grazie, che Dio vi benedica”. 

Marco Rubio a Roma, l’incontro con il Papa in diretta dopo le tensioni con Trump | Usa: «Con Santa Sede relazioni solide, impegno comune per la pace». Il Vaticano: «Incontri cordiali»

di Simone Canettieri, Valentina Santarpia – Corriere della Sera – 7 Maggio 2026

Le ultime notizie sugli incontri del Segretario di Stato americano con Papa Leone XIV in Vaticano e con la premier Giorgia Meloni. All’ordine del giorno anche i contrasti col presidente Usa

Le foto pubblicate dall’Osservatore romano su X dell’incontro tra papa Leone e Rubio

  • Marco Rubio poco prima delle 14 ha lasciato il Vaticano, dopo l’incontro con il Papa e  il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin: incontri «cordiali e costruttivi», secondo il Dipartimento di Stato Usa
  • Nell’agenda del Segretario di Stato americano anche gli incontri con la premier Giorgia Meloni e coi ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa)
  • Obiettivo primario del viaggio di Rubio è ricucire col Vaticano, dopo i botta e risposta fra i Papa e Trump, per non perdere il consenso dei cattolici Usa: qui l’analisi di Massimo Franco

17:32 | 07 Maggio

Fonti vaticane a «Nova»: Rubio ha chiesto alla Santa Sede di facilitare i negoziati con l’Iran

Il segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha chiesto aiuto alla Santa Sede per imbastire un negoziato «più consistente» con l’Iran, da estendere anche al Libano e a Gaza. Lo riferiscono ad «Agenzia Nova» fonti informate del Vaticano dopo gli incontri che il capo della diplomazia Usa ha avuto oggi, 7 maggio, prima con Papa Leone XIV, poi con il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, e con il segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, monsignor Paul Gallagher. Secondo le stesse fonti, esiste già un’interlocuzione tra la Santa Sede e alcuni ambienti diplomatici, e soprattutto economici, di Teheran. Sul fronte interno iraniano, le fonti descrivono una situazione di profonde divisioni: i pasdaran avrebbero saldamente in mano le armi, ma al loro interno le fratture sarebbero forti, e la divisione tra pasdaran ed esercito regolare sarebbe già in atto.

16:56 | 07 Maggio

Santa Sede: cordiali colloqui, focus su Cuba, Libano e Africa

«La necessità di lavorare instancabilmente in favore della pace» è stato al centro dell’incontro tra Papa Leone XIV e il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio. Lo si legge in un comunicato della sala stampa della Santa Sede. «Vi è stato poi uno scambio di vedute sulla situazione regionale e internazionale, con particolare attenzione ai Paesi segnati dalla guerra, da tensioni politiche e da difficili situazioni umanitarie», si legge ancora nel comunicato. Nel colloquio «si è parlato di Medioriente», con particolare attenzione al Libano e all’Iran, di «Africa e di Cuba». A proposito di Cuba è stata espressa la «necessità di dare un sostegno al popolo cubano in questo momento difficile». La Santa Sede nella nota sull’incontro in Vaticano del Segretario di Stato Usa Marco Rubio e, prima il Papa, e poi il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, con mons. Paul Richard Gallagher, parla di «cordiali colloqui». Si tratta di un comunicato di appena sette righe. L’incontro è durato 45 minuti.

Il Papa dona a Rubio una penna di legno d’ulivo

Nel corso della visita di Marco Rubio in Vaticano c’è stato uno scambio di doni fra il segretario di Stato Usa e Papa Leone XIV. Rubio ha regalato al Pontefice un piccolo fermacarte di cristallo a forma di palla da football e ha fatto riferimento alla nota passione di Leone XIV per i Chicago White Sox: «Lei è un appassionato di baseball, ma questo porta il sigillo del dipartimento di Stato», ha detto. «Cosa portare a qualcuno che ha tutto?», ha detto il Segretario di Stato Usa a Leone. Da parte sua, il Papa ha regalato a Rubio una penna realizzata in legno d’ulivo: «L’ulivo è ovviamente la pianta della pace», ha detto Leone. Ha anche donato al capo della diplomazia Usa un libro illustrato sulle opere d’arte vaticane. 

Il Papa benedice Rubio e tace su Trump

Più che le parole hanno contato gli sguardi e i sorrisi dei 45 minuti dell’incontro fra il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio e Papa leone XIV. A differenza della freddezza formale della Santa Sede che inizialmente non ha diffuso filmati sulla vista, ma solo tre foto, ed ha fatto riportare all’Osservatore Romano l’incontro con Rubio come un normale appuntamento dell’agenda papale, il faccia a faccia fra il primo Pontefice americano ed il cattolicissimo Segretario di Stato è stato «molto più positivo e costruttivo di quanto si potesse prevedere alla vigilia», lasciano intendere nelle ovattate stanze vaticane. Il colloquio, ha confermato il comunicato ufficiale del Dipartimento di Stato, ha evidenziato «la solidità delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Santa Sede, nonché il loro impegno comune a favore della pace e della dignità umana». Come fanno capire sorrisi e atteggiamenti, Papa Leone e Rubio si sono intanto intesi sulla base della reciproca sensibilità culturale latino americana risalente all’esperienza episcopale di Prevost in Perù e alle origini cubane del Segretario di Stato dell’Amministrazione Trump. 

Un’intesa andata diplomaticamente oltre, pur partendo dal punto fermo della missione salvificatrice della Chiesa Universale, ribadita con filiale pragmaticità agostiniana dal 267° Vescovo di Roma che con un ampio sorriso e una battuta in slang americano della serie «lasciamo perdere» avrebbe replicato alle giustificazioni, definite motivazioni da Rubio, riguardanti i ripetuti inqualificabili attacchi e le accuse infondate rivolte da Trump a Papa Leone XIV. Lo snodo del colloquio è stata la speranza espressa dal Pontefice del raggiungimento di un accordo di pace fra Stati Uniti e Iran. Situazione negoziale illustrata da Rubio, che ha fatto riferimento anche ai rischi determinati dal pericolo che l’ostinato piano nucleare dell’Iran potesse sfuggire di mano. Una sottolineatura per la quale Rubio ha scelto una ad una parole che non potessero mettere in imbarazzo il Papa e guardandolo negli occhi gli avrebbe ha fatto capire la delicatezza del suo ruolo al cospetto della Santa Sede e di Trump, al quale dovrà poi riferire.

14:48 | 07 Maggio

Rubio: «Impegno condiviso per pace e dignità umana»

«Incontro con @Pontifex per sottolineare il nostro impegno condiviso nel promuovere la pace e la dignità umana». Lo scrive il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, sui suoi canali social al termine dell’incontro col Papa.

14:41 | 07 Maggio

Usa: «Con Santa Sede relazioni solide, impegno comune per la pace». Discussa la situazione in Medio Oriente

L’udienza tra il Papa e il segretario di Stato Usa Marco Rubio è durata circa 45 minuti, spiega una fonte del Dipartimento di Stato Usa. L’incontro ha sottolineato «la solidità delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Santa Sede, nonché il loro impegno comune a favore della pace e della dignità umana», sostiene poi il Dipartimento di Stato in una nota. «L’incontro ha sottolineato il solido rapporto tra gli Stati Uniti e la Santa Sede e il loro impegno comune a favore della promozione della pace e della dignità umana». 

In una nota ufficiale, il portavoce del dipartimento di Stato Tommy Pigot ha poi riferito che «il segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato oggi Papa Leone XIV per discutere della situazione in Medio Oriente e di temi di reciproco interesse nell’emisfero occidentale». 

14:25 | 07 Maggio

Fonte Usa: «L’incontro Papa-Rubio è stato amichevole e costruttivo»

L’incontro tra il Papa e Rubio è stato «amichevole e costruttivo». Lo afferma una fonte statunitense all’AFP.

13:54 | 07 Maggio

Rubio lascia il Vaticano

Due ore e mezza: tanto è durata la visita di Rubio in Vaticano. Il segretario di Stato Usa ha lasciato la Santa Sede intorno alle 13.50, dopo aver incontrato papa Leone, che era in ritardo di 40 minuti per un precedente incontro e ha ringraziato Rubio per la pazienza. A seguire l’incontro con il segretario di Stato vaticano Parolin. 

Il nuovo attacco di Trump e la risposta del Papa: «Chi mi critica lo faccia con la verità»

di Lucia Capuzzi – Avvenire – 6 Maggio 2025

Alla vigilia del viaggio di Rubio a Roma, il presidente ha accusato ancora il Pontefice di essere favorevole all’atomica iraniana. Giovedì il segretario di Stato sarà ricevuto da Leone XIV

5 maggio 2026

«Se dipendesse dal Papa, l’Iran avrebbe l’arma nucleare e a lui starebbe bene». Per questa ragione, «penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone». L’accusa non è nuova: dall’inizio dell’escalation retorica nei confronti di Leone XIV del 12 aprile, Donald Trump ha più volte ripetuto che il Pontefice sarebbe favorevole all’atomica degli ayatollah.

Una “fake news” neppure troppo elaborata: la Santa Sede condanna in modo inequivocabile non solo l’impiego ma anche il possesso delle testate da parte di qualunque Stato. “Fratelli tutti” definisce «sfida» e «imperativo morale e umanitario» la totale eliminazione di queste ultime. Emblematica, in questo senso, la risposta di Leone XIV all’ennesima bordata arrivata dalla Casa Bianca.

«Se qualcuno vuole criticarmi perché annuncio il Vangelo, che lo faccia con la verità. La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio», ha detto all’uscita di Castel Gandolfo. Il Papa ha sottolineato che «la missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace». E ha concluso: «Spero semplicemente essere ascoltato per il valore della parola di Dio».

Il nuovo attacco di Trump, nel corso dell’intervista con l’emittente conservatrice Salem News non rappresenta una novità. Stavolta, però, l’affondo avviene alla vigilia del viaggio a Roma e Vaticano del segretario di Stato, Marco Rubio, da oggi in Italia. Domani mattina sarà ricevuto in udienza dal Pontefice, il quale ha sottolineato di aspettarsi «un buon dialogo, con apertura» e ha ribadito che il segretario di Stato «viene per parlare della questione odierna».

 È il terzo incontro tra il capo della diplomazia Usa e il primo Papa statunitense. Lo scorso 18 maggio, insieme al vicepresidente JD Vance, Rubio aveva partecipato alla Messa di inizio Pontificato. Il giorno successivo, i due – entrambi di fede cattolica – avevano avuto in incontro di 45 minuti con Robert Prevost. Nei successivi 12 mesi non ci sono state altre riunioni formali.

Nel frattempo, lo scenario globale è drasticamente cambiato. L’aggressività del capo della Casa Bianca s’è fatta sempre più evidente. E con essa si sono moltiplicate le crisi internazionali, da Cuba al Medio Oriente. Come fa fin da quando si è affacciato dalla Loggia delle Benedizioni, Leone non si stanca di invocare per il mondo e i suoi popoli «una pace disarmata e disarmante». Con il precipitare della congiuntura geopolitica, ha intensificato gli appelli al dialogo e al rispetto del multilateralismo.

Di fronte alla minaccia far morire una civiltà nel giro di una notte, formulata dal tycoon nei confronti dell’Iran il 7 aprile scorso, qualche ora dopo, papa Prevost ha sentito l’urgenza di definire inaccettabili tali parole. Lo ha fatto con un’esortazione accorata, a nome «dei tanti innocenti, tanti bambini, tanti anziani», le cui vite sono stritolate nell’avanzare della macchina bellica.

«Negotiation», ha, più volte, ripetuto in inglese. In risposta, cinque giorni dopo, il presidente Usa lo ha tacciato di debolezza e di essere «pessimo in politica internazionale». Frasi di cui non solo ha finora rifiutato di chiedere scusa ma che ha continuato, in modi differenti, a ribadire. L’ultima volta nell’intervista a Salem News.

Nella definizione del dipartimento di Stato, la missione di Rubio dovrebbe «promuovere le relazioni bilaterali con Italia e il Vaticano» e discutere con essi «la situazione in Medio Oriente e gli interessi condivisi nell’emisfero occidentale». Dal punto di vista geopolitico, la Santa Sede è un attore debole – non nemmeno dispone di forze militari – e, al contempo, pesantissimo. La sua influenza spirituale travalica i confini dell’appartenenza di credo. I leader politici – la stessa reazione scomposta di Trump ne è dimostrazione – devono, comunque, confrontarsi.

Trump torna ad attaccare papa Leone XIV: «Ritiene giusto che l’Iran abbia l’arma nucleare, mette in pericolo i cattolici»

di Redazione Online – Corriere della Sera – 5 Maggio 2026

Il nuovo attacco del Presidente al Pontefice a due giorni dalla visita del segretario di Stato Usa, Marco Rubio, atteso in Vaticano il 7 maggio. Parolin: «Il Papa va avanti per la sua strada e predica la pace»

Donald Trump torna ad attaccare papa Leone XIV a due giorni dalla visita alla Santa Sede del Segretario di Stato Marco Rubio. Il Pontefice «sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone», ha evidenziato il presidente Usa durante una trasmissione tv, insinuando che Leone sia favorevole a una possibile opzione nucleare per Teheran.

«Immagino che, se dipendesse da lui, andrebbe benissimo che l’Iran possedesse un’arma nucleare», ha affermato parlando a Salem News Channel. La dichiarazione è arrivata in risposta a una domanda del giornalista Hugh Hewitt che gli chiedeva come mai Leone non intervenisse in favore di Jimmy Lai, attivista di Hong Kong oggi incarcerato in Cina. 

«Beh, il Papa preferisce parlare del fatto che per Teheran va bene avere un’arma nucleare, e non credo sia una cosa positiva», ha replicato il Presidente. «Se il popolo iraniano avesse delle armi, combatterebbe. Ne sono convinto. Deve avere delle armi e penso che ne stia ricevendo alcune. Non appena le avrà combatterà», ha sottolineato.  «Non si può essere disarmati contro persone con l’Ak-47».

Nel frattempo, in vista dell’incontro di giovedì, l’ambasciatore statunitense presso la Santa Sede Brian Burch ha rappresentato all’agenzia Reuters che il colloquio sarà il momento per una «conversazione franca» sulle politiche dell’amministrazione Trump. «Le nazioni hanno dei disaccordi, e penso
che uno dei modi per superarli sia… attraverso la fratellanza e un dialogo
autentico», ha affermato Burch. «Il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo, di predicare la pace – come direbbe San Paolo – opportune et importune», ha affermato il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. «Il Papa ha già risposto, io non aggiungerei nulla», ha affermato ancora il segretario di Stato, sottolineando come la risposta di Leone XIV sia stata «una risposta molto, molto cristiana dicendo che lui sta facendo quello che il suo ruolo esige e cioè di predicare la pace»……

Papa Leone XIV: “In Dio ognuno è finalmente sé stesso”

In Piazza San Pietro anche questa Domenica per recitare il Regina Cæli

Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano , domenica, 3. maggio, 2026 12:11 (ACI Stampa).

“Nel tempo pasquale, come la Chiesa nascente, ritorniamo a parole di Gesù che sprigionano il loro pieno significato alla luce della sua passione, morte e risurrezione. Quello che prima ai discepoli sfuggiva o provocava turbamento, ora riaffiora alla memoria, scalda il cuore e dona speranza”. Con queste parole il Papa accoglie i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro anche questa Domenica per recitare il Regina Cæli.

“Il Vangelo proclamato questa domenica ci introduce nel dialogo del Maestro con i suoi durante l’Ultima Cena. In particolare, ascoltiamo una promessa che ci coinvolge fin da ora nel mistero della sua risurrezione. Gesù dice: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi». Gli Apostoli scoprono così che in Dio c’è posto per ciascuno”, continua Papa Leone XIV prima della preghiera mariana in questa domenica dalle temperature primaverili.

“Anche ora, davanti alla morte, Gesù parla di una casa, questa volta molto grande: è la casa del Padre suo e Padre nostro, dove c’è posto per tutti. Il Figlio si descrive come il servo che prepara le stanze, perché ogni fratello e sorella, arrivando, trovi pronta la sua e si senta da sempre atteso e finalmente ritrovato. Carissimi, nel mondo vecchio in cui ancora siamo in cammino, ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi, il privilegio di entrare dove nessun altro può. Invece, nel mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, ciò che vale di più è alla portata di tutti. Ma non per questo perde attrattiva.

Al contrario, ciò che è aperto a tutti ora dà gioia: la gratitudine prende il posto della competizione; l’accoglienza cancella l’esclusione; l’abbondanza non comporta più diseguaglianza. Soprattutto, nessuno è confuso con qualcun altro, nessuno è perduto. La morte minaccia di cancellare il nome e la memoria, ma in Dio ognuno è finalmente sé stesso. In verità, è questo il posto che cerchiamo per tutta la vita, talvolta disposti a tutto pur di avere un po’ di attenzione e di riconoscimento”, sottolinea il Papa.

Per il Pontefice è la fede che “libera il nostro cuore dall’ansia di avere e di ottenere, dall’inganno di rincorrere un posto di prestigio per valere qualcosa. Ognuno ha già valore infinito nel mistero di Dio, che è la vera realtà”. “È il comandamento nuovo: anticipiamo così il cielo sulla terra, riveliamo a tutti che la fraternità e la pace sono il nostro destino. Nell’amore, infatti, in mezzo a una moltitudine di fratelli ognuno scopre di essere unico”, conclude il Papa prima di recitare il Regina Cæli.

Subito dopo la recita con i fedeli in piazza, il Papa passa ai consueti appelli e saluti. Il Papa ricorda subito il mese di maggio dedicato a Maria.  “Si rinnova la gioia di ritrovarsi nel nome di Maria specialmente a pregare il Rosario”. “Maria Santissima era in mezzo agli apostoli e il suo cuore custodiva il fuoco. Le affido le mie intenzioni in particolare la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo”, dice il Pontefice.

“Oggi si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa patrocinata dall’Unesco, questo diritto è spesso violato, a volte nascosto, ricordiamo i giornalisti e i reporter vittime della violenza. Un saluto anche all’Associazione Meter che difende i minori dalla piaga degli abusi. Grazie per il vostro servizio!”, conclude così il Papa questa domenica.

Così i terroristi dello Stato Islamico hanno raso al suolo una chiesa in Mozambico

di Luca Foschi – Avvenire – 3 Maggio 2026

L’assalto giovedì scorso nella provincia di Capo Delgado. La testimonianza delle suore e del vescovo. La comunità cristiana è sotto choc

2 maggio 2026

«Hanno bruciato la chiesa, la casa dei padri scolopi, l’asilo…», racconta ad Avvenire da Nacala suor Laura Malnati, provinciale delle suore missionarie comboniane del Mozambico. Giovedì pomeriggio i miliziani di Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a, gruppo locale affiliato alla galassia fondamentalista dello Stato islamico, hanno assaltato il villaggio di Meza, nel distretto di Ancuabe, provincia settentrionale di Cabo Delgado. «Hanno dato alle fiamme le strutture del villaggio. Per fortuna i padri sono stati avvisati per tempo, e sono riusciti ad abbandonare Meza prima che arrivassero i terroristi», aggiunge suor Laura. I miliziani, ha spiegato monsignor António Juliasse, vescovo di Pemba, capoluogo di Cabo Delgado, sono arrivati intorno alle 16 e sono entrati nella parrocchia di São Luís de Monfort, simbolo, dal 1946, della presenza cattolica nella regione. «Tutto è stato ridotto in macerie. Durante l’attacco i civili sono stati catturati e utilizzati come uditorio per messaggi d’odio. I missionari sono al sicuro, ma la comunità è sotto choc», anche se, ha poi affermato monsignor Juliasse, «la fede di questo popolo non sarà mai distrutta».

In dicembre, in occasione della visita del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, il vescovo di Pemba aveva tracciato un bilancio della violenza jihadista subita dal territorio: «Più di 300 cattolici sono stati uccisi, la maggior parte per decapitazione», tra catechisti, animatori parrocchiali e fedeli. Dall’inizio degli attacchi terroristici, nel 2017, sono state distrutte 117 chiese e cappelle, di cui 23 solo nel corso del 2025. Dopo il rallentamento registrato negli ultimi mesi, dovuto principalmente alla stagione delle piogge, che rendono le incursioni più difficoltose, gli Shaabab hanno ripreso a colpire la provincia di Cabo Delgado, roccaforte storica nel nord del Mozambico. Il 23 aprile i miliziani hanno preso d’assalto il villaggio di Mitope, nel distretto di Mocìmboa da Praia, uccidendo sette soldati mozambicani e dando alle fiamme la caserma dopo aver sottratto armi e munizioni. L’avamposto militare era stato recentemente costruito per garantire il ritorno delle persone che avevano abbandonato l’area a causa di precedenti attacchi.

Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a nasce intorno al 2007 nella città costiera di Mocìmboa da Praia, setta ribelle sulla quale influiscono predicatori, guerriglieri e mezzi provenienti dal Kenya e dalla confinante Tanzania. Condannati dagli altri gruppi musulmani, repressi dalle forze di sicurezza statali, passano al jihad armato nel 2017, conquistando vaste aree di Cabo Delgado. L’insurrezione viene soffocata nel 2021 grazie alla missione Samim, composta da truppe di Sud Africa, Botswana, Angola e Tanzania, e all’intervento fondamentale dell’esercito ruandese, che ancora supporta quello mozambicano con il dispiegamento di oltre 4.000 uomini. La guerra, che ancora dura, è costata al Mozambico più di 6.000 morti e almeno un milione di sfollati. I miliziani, fortemente ridotti nel numero (si parla oggi di poche centinaia), hanno trovato riparo nelle foreste e cambiato strategia, dedicandosi a rapide, diffuse e imprevedibili incursioni condotte da piccoli drappelli.

All’aggressione di Meza e Mitope devono nell’ultimo mese aggiungersi, secondo l’ultimo report di ACLED, sito di monitoraggio internazionale dei conflitti, altri 10 attacchi, durante i quali sono state uccise nove persone. Nella notte fra il 6 e il 7 settembre 2022, nel corso di un raid sul villaggio di Chipene, i miliziani di Ahlu al-Sunna uccisero suor Maria De Coppi, italiana di 84 anni, che operava in Mozambico da 60. A metà marzo il governo ruandese ha reso noto di essere pronto a ritirare i suoi soldati se la missione di contenimento non riceverà risorse finanziarie sufficienti. Il contributo dell’Unione Europea è stato fino a oggi di 23 milioni di dollari, un decimo, sostiene Kigali, di quanto necessario.

Cabo Delgado è la provincia più arretrata del Mozambico, a sua volta descritto dall’ultimo report della Banca Mondiale come il secondo Paese più povero al mondo. I territori del nord, tuttavia, sono ricchi di minerali e gas naturale. L’Eni opera dal 2017 nei giacimenti offshore chiamati “Coral South”, e si appresta ad avviare l’estrazione nel sito gemello “Coral north”, distante appena dieci chilometri. In gennaio la compagnia francese Total ha annunciato la ripresa dei lavori di costruzione legati al proprio progetto estrattivo, interrotti nel 2017 a causa dell’insurrezione degli Shaabab. Si prevede un investimento di 20 miliardi di dollari. 

Il presidente della Camera Fontana “vicino” ai missionari

«Prego e sono vicino ai padri scolopi, ai missionari e a tutta la comunità locale colpita dal grave attacco nel villaggio di Meza, in Mozambico. Simili fatti sono ancora una volta il segno di un odio insensato e gratuito nei confronti dei cristiani, che deve essere fermamente condannato e contrastato. Rinnovo il mio più sentito auspicio affinché il tema dei cristiani perseguitati sia posto al centro delle priorità della comunità internazionale e affinché si tenga alta l’attenzione su questi drammatici episodi»; così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.

Rubio incontrerà papa Leone a Roma il 7 maggio: la mossa del segretario di Stato Usa per ricucire con il Vaticano

di Ester Palma – Corriere della Sera – 3 Maggio 2026

La visita in Italia del cattolico Rubio giovedì e venerdì prossimi: previsto anche un incontro con Parolin

Alla fine lo strappo fra Stati Uniti, o meglio il presidente Trump, e il Vaticano di papa Leone XIV potrebbe ricucirsi, in tempi persino più brevi di quanto si potesse prevedere: nella sua visita ufficiale a Roma di giovedì e venerdì prossimi – anticipata oggi dal Corriere –  il segretario di Stato degli Stati Uniti, il cattolico Marco Rubio, incontrerà, il 7 maggio, il Papa. 

Sarà l’occasione per «sciogliere» i nodi delle pesanti dichiarazioni di Trump delle scorse settimane, quando il presidente accusò il pontefice di «non capire la situazione in Iran» e di essere «debole contro la criminalità» e «terribile in politica estera».

Ma ora anche il Vaticano tiene a chiudere la vicenda, anche per evitare divisioni fra i cattolici americani: dopo le uscite del presidente ( e soprattutto dopo l’immagine creata con l’AI e diffusa da Trump che lo mostrava nei panni di Gesù, intento persino a imporre le mani su un malat0, immagine poi rimossa dallo stesso Trump, che ne ha anche negato il risvolto «cristologico») la maggior parte si è schierata senza esitazioni col Papa, ma c’è stato anche chi ha difeso il presidente. Negli ultimi mesi comunque si registrano molte conversioni al cattolicesimo, soprattutto fra i giovani, attratti spesso dalle celebrazioni più tradizionaliste.

Per Rubio è la terza visita in Italia, dopo quella dello scorso maggio a Villa Madama e la presenza all’inaugurazione delle olimpiadi invernali, con J.D. Vance, a febbraio. Avvocato, 55 anni, già senatore della «sua»  Florida, Rubio è il primo latinoamericano (la sua famiglia proviene da Cuba, ma è nato a Miami) a diventare segretario di Stato Usa.

Col vice presidente Vance condivide la fede cattolica, che ha raccontato di avere abbandonato in gioventù per passare ad altre confessioni cristiane, incluso quella mormone, e poi tornare alla Chiesa Cattolica. 

Già previsto anche un incontro col Segretario di stato della Santa Sede Pietro Parolin

INTERVISTA A PADRE LIVIO

DI DON FERDINANDO COLOMBO – VIVERE – MAGGIO 2026

  1. Padre Livio, ci parli anzitutto delle sue radici personali. Da che luoghi, da che famiglia viene, come ha passato infanzia e giovinezza, quali erano – e magari sono ancora – le cose che l’appassionavano?

Sono un bergamasco a tutti gli effetti e la mia lingua materna è il diletto bergamasco. Sono nato da famiglia operaia a Dalmine, famosa per le sue acciaierie, che durante la guerra venivano bombardate dagli aerei americani. Ricordo ancora le notti in cui correvo con mia madre e mia sorellina  a rifugiarmi sotto i ponti dei fossi per trovare un riparo. Una volta mio padre rimase sepolto sotto le macerie dello stabilimento e mi risuona ancora nelle orecchie  la sirena della croce rossa che lo portava a casa, annerito ma ancora vivo. Sono il primo di sei fratelli, che sono venuto uno dopo l’altro negli anni quaranta  del secolo scorso. Ricordo la povertà, la fame e il freddo di quei tempi, ma anche l’allegria di una famiglia numerosa, la bellezza della fede e della preghiera e  l’eroismo di due genitori meravigliosi, Maria e Pasquale, che si sacrificavano giorno e notte per il sostentamento della famiglia. Ricordo anche il mio parroco, Don Giacomo Piazzoli, il fondatore della Parrocchia di Brembo, una frazione del Comune di Dalmine, col quale costruimmo la Chiesa andando a raccogliere dei sassi particolari nel letto del fiume Brembo. La mia infanzia è stata segnata profondamente dalla fede, grazie agli esempi che ho avuto in casa, in Parrocchia e a scuola. Allora il mondo in cui un ragazzo cresceva era molto diverso da quello di oggi e la religione aveva un influsso formativo determinante.

  1. Qual è stato il momento decisivo del suo incontro personale con Cristo? C’è un episodio che ha segnato la sua vita spirituale? Perché la scelta dei Padri scolopi?

L’episodio più importante della mia infanzia  è stato senza dubbio la prima comunione. Da quel giorno io mi sono sempre intrattenuto a lungo a parlare con Gesù, anche quando la Messa era già finita e la Suora che ci assisteva  ci invitava ad uscire dalla Chiesa. Questo fatto suscitava un po’ di meraviglia  anche nel mio Parroco, perché  ero un ragazzo vivacissimo che dava del filo da torcere ai proprio educatori. Un altro fatto importante che ha caratterizzato la mia infanzia è l’evento straordinario della apparizione della Madonna a Ghiaie di Bonate, una località al di là dal fiume Brembo, non molta lontano da casa mia.  Mia madre mi condusse ad una di queste apparizioni che erano per me qualcosa di straordinario, per il fatto che una bambina, che si chiamava Adelaide, vedeva la Madonna e poteva parlare con Lei in dialetto bergamasco. Questa esperienza mi ha molto rafforzato nella fede e nella mia devozione alla Madonna. La svolta della mia vita è avvenuta a quattordici anni quando, terminato il triennio delle Scuole commerciali, i miei insegnanti mi chiesero che cosa volevo fare nella vita. Fu in quel momento che io dissi ciò che da tempo coltivavo nel cuore: Voglio fare il Missionario” dissi, lasciandoli sbigottiti. Infatti il mio parroco aveva un fratello missionario in Cina. Si chiamava Don Pietro ed era del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME). Una volta l’avevo incontrato in una sua visita alla mia parrocchia, e suscitò in me il desiderio di fare il missionario. Tuttavia alla fine la scelta si orientò verso i Padri Scolopi, un Ordine religioso  dedito alla educazione della gioventù, dove si trovava già un mio cugino. Vi andai dopo che fui assicurato che anche  lì potevo realizzare la mia vocazione missionaria, come poi è avvenuto.

  1. Come è maturata la sua vocazione sacerdotale? Quali persone o circostanze l’hanno accompagnata in questo cammino?

La mia vocazione sacerdotale è maturata nell’incontro con molti bravi sacerdoti in tutto il corso della mia infanzia e della mia giovinezza. Prima in Parrocchia, poi nella Casa dello Studente di Bergamo quando frequentavo le tre Commerciali, poi a Finale Ligure dove c’era il piccolo seminario dei Padri Scolopi. Nel 1957 andai a Roma, nel nostro Studentato, dove feci l’anno di noviziato, il Liceo classico, i due anni di filosofia e i quattro di teologia all’Università Gregoriana di Roma. Sono stati dieci anni fondamentali per la mia formazione spirituale e teologica, fortificati dall’incontro con personalità  di grande prestigio, convenute a Roma per il Concilio Ecumenico Vaticano II. In quegli anni si respirava davvero la cattolicità della Chiesa, riunita a Roma da ogni parte del mondo. Per me fu una apertura della mente e del cuore che mi ha accompagnato per il resto della vita, in particolare nella diffusione di Radio Maria in ogni parte del mondo.

  1. Che ruolo ha avuto nella sua formazione spirituale la devozione al Sacro Cuore di Gesù? Ha rappresentato un punto di riferimento, e in che modo?

La devozione ai Sacri Cuori di Gesù  di Maria è una componente della pietà popolare che io ho appreso in modo particolare da mia nonna Lucia, che ne era molto devota. Tuttavia ho avuto la grazia di incrementare  questa devozione facendo un pellegrinaggio nella località francese di Paray le Monial dove, alla fine del XVII secolo, hanno avuto luogo le tre apparizioni del Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Mia Alcoque. Vi ero andato nel mese di Agosto e questa graziosa cittadina era diventata come una immensa Chiesa dove i fedeli camminavano a frotte,  pregando, cantando e tenendo i bambini in braccio o per mano. Non avrei mai immaginato che il Sacro Cuore fosse così popolare. Eppure è la laica Francia che avrebbe costruito il grandioso tempio del Sacré coer su una collina di Parigi, che io non ho mancato di visitare.

  1. E che ruolo ha avuto invece nel suo percorso di fede la figura di Maria Santissima? È come è cresciuto nel tempo il suo rapporto con la Vergine Maria?

La risposta a questa domanda riempirebbe un libro, perché la presenza di Maria nella mia vita ha avuto un ruolo  determinante  in tutte le mie decisioni più importanti. Incomincio col dire che la devozione mariana mi è stata instillata nel cuore da mia madre Maria e che è andata crescendo in tutto  il mio cammino sacerdotale, tanto da poter dire che parlo con la Madonna giorno e notte. A volte mi chiedo se Gesù non ne sia un po’ geloso, ma poi mi rassicuro velocemente. Vivo il mio Sacerdozio al servizio di Gesù facendomi tenere per mano da Maria. Le sono infinitamente grato per come mi ha sempre guidato proteggendomi dalle insidie del maligno e chiamandomi al suo servizio nella straordinaria mariofania di Medjugorje. Da quando ho avuto la grazia di andare in pellegrinaggio in questo paesino dell’Erzegovina, ho stretto con la Madonna un patto di fede e di amore che mi ha accompagnato per il resto della mia vita.

  1. Quando ha capito che la sua missione sarebbe passata attraverso la radio? Cosa ha percepito come chiamata specifica all’evangelizzazione mediatica?

E’ stato il mio pellegrinaggio a Medjugorje nel marzo 1985 che mi ha fatto incontrare Radio Maria, un’emittente parrocchiale di Erba (CO), che trasmetteva i Messaggi della Regina della pace, che allora venivano dati ogni Giovedì. Fu per me un’occasione per fare alcune trasmissioni di spiritualità e  di rendermi conto quale capacità abbia la Radio di intercettare le persone in casa, in macchina e ovunque si trovino, anche negli ospedali e nelle carceri. Successivamente, nel Gennaio 1987,  si è formata l’Associazione Radio Maria, con un gruppo di persone devote della Regina della pace, che ha rilevato la Radio Parrocchiale con il pensiero di farne un’emittente mariana. Il Presidente dell’Associazione Radio Maria, Emanuele Ferrario un imprenditore di Varese,  venne a parlarmi nella mia Parrocchia di San Giuseppe Calasanzio a Milano, invitandomi a partecipare all’impresa che aveva in mente. La proposta aveva il suo fascino ma anche le sue difficoltà. Io sentivo che la Madonna mi chiamava e alla fine ottenni il permesso dei miei Superiori, prima per un anno e poi rinnovato a tempo indeterminato,  ad entrare nell’Associazione come Direttore della radio  e come membro del Direttivo. Ci mettemmo subito al lavoro, il presidente Ferraio per il settore tecnico-amministrativo, il sottoscritto per la elaborazione dei programmi e la ricerca dei conduttori, una giovanissima Roberta come tutto fare in Regia e un gruppo di volontari che crescevano ogni giorno fino a riempire le 24 ore di trasmissione. In poco tempo abbiamo costruito un’emittente originale che stupiva e piaceva, fino a diventare un radio nazionale fra le più ascoltate. I pilastri del palinsesto erano già quelli di adesso: otto ore su 24 di preghiera – evangelizzazione – cultura cristiana- promozione umana. Radio Maria si è subito distinta nel panorama radiofonico per la sua identità cattolica, il carattere popolare, la partecipazione del pubblico ai programmi e le dirette di preghiera  con  le parrocchie, i monasteri, le carceri ed altre realtà, mediante la folta rete degli studi mobili. Tuttavia ciò che la distingueva dalle altre emittenti del mondo cattolico era il suo rapporto con Medjugorje e la diffusione dei Messaggi della Regina della pace. Un tema questo al quale io mi sono molto applicato. Infine, un caratteristica che rende unica Radio Maria nel panorama del mass media, è il suo rifiuto della pubblicità per non disturbare la programmazione e l’ascolto, affidandosi alla generosità del pubblico  per quanto riguarda il sostegno delle spese.

  1. Come descriverebbe oggi la missione originaria di Radio Maria e come è cambiata nel tempo fino a diventare una realtà mondiale?

Radio Maria è nata dalle apparizioni  e dai messaggi della Regina della pace a Medjugorje. Il gruppo di che ha formato l’Associazione  fin dal principio erano pellegrini di Medjugorje e la struttura del palinsesto riflette questa fonte originaria. Radio Maria è uno strumento della Regina della pace per realizzare il suo piano di salvezza da Fatima a Medjugorje e per il trionfo finale del suo Cuore Immacolato. Per questo la Madonna ci ha aiutato a diffondere Radio Maria nei cinque continenti con 130 sedi trasmissione in 83 lingue, 730 milioni di persone e 1023 Diocesi raggiunte dal segnale di radiofrequenza di Radio Maria in tutto il mondo. Questa impostazione corrisponde al carisma originario di Radio Maria e che concretamente si estende a tutte le Radio Maria del mondo nell’impegno di trasmettere i Messaggi della Regina della pace ai propri ascoltatori. Nonostante questa straordinaria estensione e le caratteristiche di ogni popolo e nazione, tutte le Radio Maria del mondo sono molto unite, grazie a una organizzazione capillare, che consente quotidiani scambi di idee e di proposte e che fa capo alla “Famiglia mondiale di Radio Maria”, un’ associazione con sede operativa a Erba e legale a Roma,  che unisce tutte le Radio Maria del mondo e attualmente guidata dal Presidente Vittorio Viccardi.

  1. Che valore ecclesiale ritiene che abbia Radio Maria e la sua significatività come presenza cristiana nel mondo della comunicazione?

Radio Maria ha come suo valore specifico uno stretto rapporto con la Chiesa cattolica e il Papa. Fin dall’inizio abbiamo istituito una Sede a Roma, proprio nei pressi di Piazza San Pietro, per avere un rapporto Diretto con la Santa Sede.  Il Presidente Ferrario ed io siamo stati ricevuti più volte in Udienza dai vari Papi e una volta tutte le delegazioni di Radio Maria hanno incontrato in una Udienza particolare nella sala Clementina Papa Fancesco, che ci ha rivolto un bellissimo discorso. Tuttavia la presenza della Chiesa in Radio Maria è assicurata dal Direttore di ogni sede, che deve essere un Sacerdote proposto dal suo Vescovo o Superiore religioso. Questo punto del nostro regolamento crea uno stretto rapporto con la Chiesa gerarchica, che in pratica fa di Radio Maria un  servizio ecclesiale, benché tutto il peso della organizzazione tecnica e amministrativa sia sulle spalle delle varie associazioni. Il nostro slogan fin dal principio è stato quello di andare ovunque la Chiesa ci chiami. Nel mondo della comunicazione Radio Maria rappresenta una novità positiva e ovunque bene accolta. Alla fine siamo presenti dappertutto, anche nei luoghi più impossibili, perché il nome di Maria e i programmi della sua Radio portano pace e serenità.

  1. Il volontariato è da sempre una colonna portante di Radio Maria. Che cosa rappresenta per lei questa scelta e che testimonianza offre alla comunità cristiana?

I volontari che supportano Radio Maria nel mondo sono cica 30 mila, un vero esercito che si è formato ovunque,  anche  dove il volontariato è sconosciuto. La molla che motiva il servizio volontario  a Radio Maria è l’amore per la Madonna e la consapevolezza che il nostro impegno è necessario per realizzare il suo piano di salvezza. La Regina della pace infatti in più occasioni ci ha rivolto questo bellissimo invito: “Aiutatemi ad aiutarvi”. Come non ascoltarla? I volontari sono operativi in diversi settori, ma in modo particolare in quello delle trasmissioni e negli studi mobili. Questa mobilitazione del volontariato è una possibilità straordinaria per la Chiesa, in vista di una nuova evangelizzazione di cui il mondo di oggi ha bisogno

  1. Perché la Vergine Maria è indispensabile per la vita della Chiesa sempre, ma in particolare oggi? Aver dedicato la Radio a lei immagino sia una scelta che affonda le sue ragioni in una lettura di fede: quale?

Una lettura alla luce della fede del momento storico attuale  riguarda la grande profezia mariana che va da Fatima a Medjugorje  e che illumina il secolo scorso e l’inizio del Nuovo Millennio. Questo squarcio di tempo, come ha ben compreso Giovanni Paolo II,  riflette il capitolo XII dell’Apocalisse, con l’attacco del drago alla Chiesa e all’opera della creazione e della redenzione. Infatti ciò che c’è in discussione  oggi è la stessa fede cristiana e il futuro di un mondo a rischio di autodistruzione. La Regina della pace, incoronata di Dodici stelle come la Donna dell’Apocalisse, è intervenuta in soccorso della Chiesa e la guiderà fino al trionfo del suo Cuore Immacolato. E’ fondamentale comprendere la missione di Maria in questo passaggio storico, che la vede direttamente impegnata, come inviata da suo Figlio, contro “Satana sciolto dalle catene”, che tenta di distruggere l’opera della creazione e della redenzione. Questa visione è perfettamente in linea con la concezione cristiana della Storia della salvezza che prevede, nella sua fase finale, il tentativo delle “Porte dell’inferno” di prevalere e di dar scacco a Dio e all’opera mirabile della sua misericordia. La Madonna ha il compito di guidare la Chiesa in questo primo combattimento degli “Ultimi tempi”,  che porterà il mondo a un tempo di pace e di prosperità, come afferma la stessa Regina della pace. Non siamo quindi nella prospettiva della fine del mondo, ma in quella del primo grande combattimento escatologico dell’Apocalisse, illuminato dalla Donna vestita di sole e incoronata di dodici stelle, come è appunto Colei che appare a Medjugorje.

  1. A Medjugorje la Madonna richiama ai pilastri fondamentali della vita cristiana. Quali sono, secondo lei, quelli che sarebbe più urgente diffondere nel tempo che viviamo?

La Regina della pace ha detto che il suo più importante messaggio a Medjugorje è quello della conversione. Si tratta infatti di riportare a Cristo i paesi di antica cristianità che, come Lei dice,  hanno rifiutato la fede e la Croce. Non vi è dubbio però  che il messaggio sul quale la Madonna ha insistito di più è quello  della preghiera. A questo riguardo noi abbiamo nella Parrocchia di Medjugorje un modello al quale tutte le Parrocchie  dovrebbero ispirarsi. Si tratta di una preghiera continua che riempie il giorno e la notte e che dalla chiesa parrocchiale  si estende nella grande piana circondata da colline sassose, dove la gente si arrampica con la corona in mano e non di rado a piedi scalzi. La preghiera a Medjugorje è unica al mondo ed è ciò che la Madonna vuole per tutta la Chiesa.  Per questo motivo la preghiera occupa un terzo dei programmi di Radio Maria. La gente prega volentieri perché la preghiera alimenta la fede, rasserena il cuore e fortifica nei momenti difficili.

  1. I “segreti” di Medjugorje alimentano speranze ma anche interrogativi. Come aiutare i fedeli a viverli nella fede e non nella paura? E che dire a coloro che, anche se credenti, li guardano con malcelato scetticismo?

I Segreti di Medjugorje sono il fine ultimo di queste lunghe apparizioni, che sono anche le ultime, come ha detto la Madonna. Attraverso di essi infatti trionferà il suo Cuore Immacolato e il mondo avrà un tempo di pace. La loro peculiarità è che gli eventi dei dieci Segreti verranno resi noti ognuno tre giorni prima.  La Madonna al riguardo esorta alla speranza con parole che non lasciano dubbi. “ Non temete il futuro e non abbiate paura”. La Madonna esorta alla conversione prima che i Segreti accadano. Personalmente  ho dedicato molti libri e altrettanti trasmissioni in radio al tema dei Segreti perché rischiano di essere visti come  “punizioni” per i peccati del mondo che degli eventi di grande misericordia da parte di Dio. E’ vero che i Segreti, eccetto il terzo, sono eventi catastrofici provocati o dall’uomo ( guerre e persecuzioni alla Chiesa) o dalla natura ma, il fatto di essere rivelati tre giorni prima, danno la possibilità a chi crede di mettersi in salvo. Infatti di ogni segreto viene rivelato che cosa accade, dove accade, il momento in cui accade e quanto dura il fenomeno. In definitiva Dio, mediante i segreti, provoca una selezione fra chi crede e chi non crede, facendo dei segreti una prova della fede. Per questo la Madonna esorta a prepararsi prima ai segreti, mediante un cammino di fede, di preghiera e di conversione continua.

  1. Se un tempo forse le manifestazioni soprannaturali hanno permeato la vita della Chiesa in modo molto pervasivo, in questo tempo si percepisce su questi argomenti una forte prudenza. La ritiene una giusta precauzione o c’è il rischio di una cautela perfino eccessiva? Anche l’esperienza di fede di Medjugorje ha dovuto scontare resistenze e scetticismi anche interne alla Chiesa.

Anche dopo il “Nulla Osta” di Papa Francesco molti nella Chiesa sono rimasti scettici. La Madonna ha dato l’appuntamento al terzo Segreto, un Segno bellissimo, indistruttibile, durevole, che viene dal Signore e che comparirà sulla collina delle prime apparizioni. E’ in quel momento che la Chiesa dovrà pronunciarsi sulla soprannaturalità di questo mirabile piano di salvezza di Maria. La Madonna conosce benissimo la situazione spirituale del nostro tempo,  nel quale regna una chiusura preconcetta riguardo  alle manifestazioni soprannaturali”. E’ la conseguenza dell’ideologia modernista, già bollata con parole di fuoco da Pio X, nella quale il santo Papa aveva visto la negazione della totalità della fede. Possiamo dire che il Modernismo oggi ha vinto la sua battaglia portando al “rifiuto della fede della Croce” gran parte dei paesi di antica cristianità, come ha detto la Madonna. E’ impressionante come la Regina della pace abbia dato i suoi Messaggi più severi proprio contro il Modernismo,  col quale “satana vi devia e vi mette sulla sua via”. Negli insegnamenti della Madonna è questo il nemico più insidioso per la fede, perché  esclude le realtà soprannaturali  in via di principio. Questo tipo di mentalità ha pian piano permeato anche i credenti,  rendendoli diffidenti ai miracoli e alle apparizioni e quindi corrodendo la fede fin dalle fondamenta. Per questo la Madonna ha promesso un segno sulla collina delle prima apparizioni che non è manufatto, che non viene dalla natura, ma che viene dal Signore. Eppure, ha ammonito, “molti verranno, si inginocchieranno, ma non crederanno”. La Chiesa però dovrà pronunciarsi sulla soprannaturalità di questo segno del terzo segreto, che precede i sette flagelli dell’Apocalisse.

  1. Papa Francesco ha parlato di una “guerra mondiale a pezzi”. Papa Leone XIV ha detto che la guerra è una tragedia che amplifica i problemi invece di risolverli. Eppure il mondo pare aver smarrito la tensione alla pace come bene primario. Come valorizzare di più il messaggio di pace di Medjugorje dentro questo scenario e come interpella la Chiesa come anima della società?

La Madonna ci invita a fare la pace con Dio, mediante la conversione, la fede e la preghiera. In questo la Chiesa può fare molto. Man mano che gli uomini ritornano al Dio della pace e dell’amore imparano a vivere in pace fra di loro. Tuttavia l’insegnamento che viene da Medjugorje è l’importanza irrinunciabile della preghiera per fermare le guerre. Al riguardo la Madonna ha dato messaggi indimenticabili , che noi cattolici dovremmo prendere più sul serio. Lei ha detto che con la preghiera e il digiuno si possono fermare le guerre per quanto violente esse siano”. Il motivo di questa affermazioni, alle quali il mondo di oggi non crede affatto, è da ricercare in chi c’è dietro la guerra. Al riguardo la Madonna ci indica l’azione di Satana che “vuole l’odio e vuole la guerra” e che a questo fine “scardina i cuori” uno ad uno. Ora satana lo si affronta come ha fatto Gesù nel deserto, col  digiuno e la preghiera. All’inizio  della sanguinosa guerra di Bosnia, con quattrocentomila morti su due milioni di abitanti, la Madonna aveva ammonito: “Quanto durerà questa guerra dipende dalla vostra preghiera.” Dopo due anni ribadiva lo stesso concetto: “ Questa guerra dura a lungo perché voi non pregate e vi siete allontanati dal mio cuore”.  All’inizio del quarto anno la Madonna ha preannunciato la fine della guerra con parole indimenticabili. ”Questa guerra sta per finire perché avete incominciato a pregare”. Questo è il messaggio di speranza che ci viene da Medjugorje mentre l’umanità sta scivolando stoltamente e irresponsabilmente verso un conflitto mondiale che potrebbe distruggerla.

Regno Unito e Galles, crescono le vocazioni

Non una svolta, ma comunque un momento di definizione, quello che vede il numero di vocazioni sacerdotali in Regno Unito e Galles in crescita

Di Andrea Gagliarducci

Londra , venerdì, 1. maggio, 2026 14:00 (ACI Stampa).

C’è una ripresa delle vocazioni sacerdotali in Inghilterra e Galles, sebbene non vi sia una svolta decisiva. E così l’arcivescovo Richard Moth, che da poco si è insediato a Westminster, ha inviato una lettera pastorale per il Mese di preghiera per le vocazioni, chiedendo a ogni parrocchia dedichi un momento speciale della Settimana per l’intenzione di avere nuovi sacerdoti, chiedendo – recita una preghiera preparata appositamente – di “scegliere tra i discepoli uomini disposti a servire generosamente la Chiesa come sacerdoti nella diocesi di Westminster”.

Lo stato delle ordinazioni in Inghilterra, come detto, è in ripresa. La diocesi di Southwark ha il numero più alto di seminaristi degli ultimi 12 anni, con nove uomini in formazione e altri sei che stanno valutando di entrare in seminario il prossimo anno.

Nel 2024, nelle diocesi di Inghilterra e Galles e nell’Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham sono state registrate 22 ordinazioni sacerdotali, due in più rispetto all’anno precedente. Allo stesso tempo, in 10 delle 22 diocesi non si è registrata alcuna ordinazione nel 2024.

Secondo i dati dell’Ufficio Nazionale per le Vocazioni, nel 2024 sono entrati nel percorso di formazione al sacerdozio 25 nuovi candidati, il numero più alto dal 2020. L’età media di ingresso nel seminario diocesano era di 33,4 anni, mentre per l’anno propedeutico era di 29,1 anni.

Nel contesto delle vocazioni, gli ex membri del clero anglicano rappresentano un elemento cruciale. Un rapporto del Centro Benedetto XVI per la Religione, l’Etica e la Società indica che dal 1992 circa 700 tra ecclesiastici e religiosi anglicani sono stati accolti nella Chiesa cattolica, e gli ex anglicani hanno rappresentato quasi il 35% del totale delle ordinazioni diocesane e ordinariali in Inghilterra e Galles tra il 1992 e il 2024.

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