"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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Papa Francesco critica Putin (senza nominarlo): «Qualche potente provoca e fomenta conflitti per interessi nazionalistici»

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 2 Aprile 2022

Francesco a Malta: «L’invito a Kiev? E’ sul tavolo. La guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi. Abbiamo bisogno di compassione, non di visioni ideologiche e di populismi che si nutrono di parole d’odio»

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Giornata di nuvole, sole e vento: Francesco arriva a Malta, «cuore del Mediterraneo», e usa la metafora della rosa dei venti, che le rappresentazioni cartografiche dell’antichità ponevano accanto all’isola, per descrivere le bufere che attraversano l’area del Mare Nostrum e l’Europa, anzitutto i venti e «le tenebre della guerra» che arrivano da Est: «Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano. Ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti». Il Papa non nomina Putin, non lo ha mai fatto dall’inizio della guerra, ma dice: «Mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà. Ora, nella notte della guerra che è calata sull’umanità, non facciamo svanire il sogno della pace».

Le ultime notizie sulla guerra in Ucraina

Francesco parla nel Palazzo del Gran Maestro, la residenza del presidente nel centro di La Valletta, si rivolge alle autorità dell’isola e al mondo intero. In aereo, mentre salutava i giornalisti decollati con lui da Roma, gli è stato chiesto: sta prendendo in considerazione l’invito ad andare a Kiev? «Sì», ha riposto, e dopo qualche secondo: «È sul tavolo». Il presidente ucraino Zelensky lo aveva invitato il 22 marzo, il Papa ci sta pensando. Di certo si mostra sempre più preoccupato, ricorda che un’immagine antica raffigura Irene, la Pace, come una donna che ha in braccio Pluto, la ricchezza, e nel Palazzo del Gran Maestro scandisce: «La tenerezza delle madri, che danno al mondo la vita, e la presenza delle donne sono l’alternativa vera alla logica scellerata del potere, che porta alla guerra. Di compassione e di cura abbiamo bisogno, non di visioni ideologiche e di populismi, che si nutrono di parole d’odio e non hanno a cuore la vita concreta del popolo, della gente comune». Francesco cita la «voce controcorrente di Giorgio La Pira» che si levò «più di sessant’anni fa, in un mondo minacciato dalla distruzione, dove a dettare legge erano le contrapposizioni ideologiche e la ferrea logica degli schieramenti», per denunciare «l’incredibile infantilismo» dei potenti: « Sono parole attuali: quanto ci serve una “misura umana” davanti all’aggressività infantile e distruttiva che ci minaccia, di fronte al rischio di una “guerra fredda allargata” che può soffocare la vita di interi popoli e generazioni!». Così il Papa denuncia il riemergere «delle seduzioni dell’autocrazia, dei nuovi imperialismi, dell’aggressività diffusa, dell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri», sillaba: «Da qui comincia a soffiare il vento gelido della guerra, che anche stavolta è stato alimentato negli anni». È un passaggio importante, tutto questo non è cominciato solo nell’ultimo mese: «Sì, la guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi. Ed è triste vedere come l’entusiasmo per la pace, sorto dopo la Seconda guerra mondiale, si sia negli ultimi decenni affievolito, così come il cammino della comunità internazionale, con pochi potenti che vanno avanti per conto proprio, alla ricerca di spazi e zone d’influenza. E così non solo la pace, ma tante grandi questioni, come la lotta alla fame e alle disuguaglianze sono state di fatto derubricate dalle principali agende politiche».

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Il Papa: la guerra è un atto barbaro da abolire prima che cancelli l’uomo dalla storia

Il pensiero del Pontefice è sempre rivolto verso l’Ucraina: “C’è bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono”

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano 27 Marzo 2022

Nuovo appello di Papa Francesco per la pace nell’Europa dell’Est. Il Pontefice, che nella giornata del 25 marzo ha presieduto nella Basilica di San Pietro l’Atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria della Russia e dell’Ucraina, eleva ancora la propria voce affinché tacciano le armi e si fermi il conflitto. “È passato più di un mese – ricorda il Papa dopo la preghiera mariana dell’Angelus – dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, dall’inizio di questa guerra crudele e insensata che, come ogni guerra, rappresenta una sconfitta per tutti, per tutti noi. C’è bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono”.

La guerra non devasta solo il presente, ma anche l’avvenire di una società. Ho letto che dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina un bambino su due è stato sfollato dal Paese. Questo vuol dire distruggere il futuro, provocare traumi drammatici nei più piccoli e innocenti tra di noi. Ecco la bestialità della guerra, atto barbaro e sacrilego! La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Perché, se da questa vicenda usciremo come prima, saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia.

Tacciano le armi

Francesco ancora una volta lega l’appello per la pace con la preghiera: “Prego per ogni responsabile politico di riflettere su questo, di impegnarsi su questo! E, guardando alla martoriata Ucraina, di capire che ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti. Perciò rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace! Preghiamo ancora, senza stancarci, la Regina della pace, alla quale abbiamo consacrato l’umanità, in particolare la Russia e l’Ucraina, con una partecipazione grande e intensa, per la quale ringrazio tutti voi”.

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La preghiera del Papa per la consacrazione della Russia e dell’Ucraina a Maria

Ecco il testo integrale che Francesco pronuncerà nel pomeriggio del 25 marzo, durante la liturgia penitenziale nella Basilica vaticana. Tutti i vescovi e tutti i sacerdoti del mondo invitati a unirsi a lui in questa supplica

“In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te…”. 

È uno dei passaggi centrali della preghiera che dopodomani il Papa leverà per consacrare e affidare l’umanità e specialmente la Russia e l’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria. Francesco la pronuncerà al termine della liturgia della penitenza nella basilica di San Pietro, nel pomeriggio di venerdì 25 marzo, festa dell’Annunciazione. La liturgia avrà inizio alle ore 17 (ora di Roma), mentre la consacrazione avverrà attorno alle 18.30.

Ecco il testo integrale della preghiera:

ATTO DI CONSACRAZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, noi, in quest’ora di tribolazione, ricorriamo a te. Tu sei Madre, ci ami e ci conosci: niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore. Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato la tua provvidente tenerezza, la tua presenza che riporta la pace, perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace.

Ma noi abbiamo smarrito la via della pace.

Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo.

Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore!

Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia ci conduci con tenerezza.

Ricorriamo dunque a te, bussiamo alla porta del tuo Cuore noi, i tuoi cari figli che in ogni tempo non ti stanchi di visitare e invitare alla conversione. In quest’ora buia vieni a soccorrerci e consolarci. Ripeti a ciascuno di noi: “Non sono forse qui io, che sono tua Madre?” Tu sai come sciogliere i grovigli del nostro cuore e i nodi del nostro tempo. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto.

Così hai fatto a Cana di Galilea, quando hai affrettato l’ora dell’intervento di Gesù e hai introdotto il suo primo segno nel mondo. Quando la festa si era tramutata in tristezza gli hai detto: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Ripetilo ancora a Dio, o Madre, perché oggi abbiamo esaurito il vino della speranza, si è dileguata la gioia, si è annacquata la fraternità. Abbiamo smarrito l’umanità, abbiamo sciupato la pace. Siamo diventati capaci di ogni violenza e distruzione. Abbiamo urgente bisogno del tuo intervento materno.

Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica.

Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra.

Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione.

Tu, “terra del Cielo”, riporta la concordia di Dio nel mondo.

Estingui l’odio, placa la vendetta, insegnaci il perdono.

Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare.

Regina del Rosario, ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare.

Regina della famiglia umana, mostra ai popoli la via della fraternità.

Regina della pace, ottieni al mondo la pace.

Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato. E mentre il rumore delle armi non tace, la tua preghiera ci disponga alla pace. Le tue mani materne accarezzino quanti soffrono e fuggono sotto il peso delle bombe. Il tuo abbraccio materno consoli quanti sono costretti a lasciare le loro case e il loro Paese. Il tuo Cuore addolorato ci muova a compassione e ci sospinga ad aprire le porte e a prenderci cura dell’umanità ferita e scartata.

Santa Madre di Dio, mentre stavi sotto la croce, Gesù, vedendo il discepolo accanto a te, ti ha detto: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26): così ti ha affidato ciascuno di noi. Poi al discepolo, a ognuno di noi, ha detto: «Ecco tua madre» (v. 27). Madre, desideriamo adesso accoglierti nella nostra vita e nella nostra storia. In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria.

Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te dunque consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo.

Attraverso di te si riversi sulla Terra la divina Misericordia e il dolce battito della pace torni a scandire le nostre giornate. Donna del sì, su cui è disceso lo Spirito Santo, riporta tra noi l’armonia di Dio. Disseta l’aridità del nostro cuore, tu che “sei di speranza fontana vivace”. Hai tessuto l’umanità a Gesù, fa’ di noi degli artigiani di comunione. Hai camminato sulle nostre strade, guidaci sui sentieri della pace.

Amen.

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Il Papa: la guerra di aggressione all’Ucraina è disumana e sacrilega

Vatican News – 20 Marzo 2022

Riferendosi alla guerra nel Paese dell’Europa dell’Est il Papa afferma: “tutto questo è disumano! Anzi, è anche sacrilego, perché va contro la sacralità della vita umana, soprattutto contro la vita umana indifesa, che va rispettata e protetta, non eliminata, e che viene prima di qualsiasi strategia! Non dimentichiamo: è una crudeltà, disumana e sacrilega”

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Il Papa dopo la preghiera mariana dell’Angelus ricorda che “Non si arresta, purtroppo, la violenta aggressione contro l’Ucraina, un massacro insensato dove ogni giorno si ripetono scempi e atrocità. Non c’è giustificazione per questo”. Francesco supplica “tutti gli attori della comunità internazionale perché si impegnino davvero nel far cessare questa guerra ripugnante”. Anche questa settimana, aggiunge, “missili e bombe si sono abbattuti su civili, anziani, bambini e madri incinte”.

Tutto questo è disumano

Il Papa ricorda che il 19 marzo, nella solennità di San Giuseppe, è andato a trovare i bambini feriti arrivati all’Ucraina e ricoverati all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù a Roma: “A uno manca un braccio, l’altro è ferito alla testa … Bambini innocenti”. Il Pontefice pensa anche “ai milioni di rifugiati ucraini che devono fuggire lasciando indietro tutto e provo un grande dolore per quanti non hanno nemmeno la possibilità di scappare”.

Tanti nonni, ammalati e poveri, separati dai propri familiari, tanti bambini e persone fragili restano a morire sotto le bombe, senza poter ricevere aiuto e senza trovare sicurezza nemmeno nei rifugi antiaerei. Tutto questo è disumano! Anzi, è anche sacrilego, perché va contro la sacralità della vita umana, soprattutto contro la vita umana indifesa, che va rispettata e protetta, non eliminata, e che viene prima di qualsiasi strategia! Non dimentichiamo: è una crudeltà, disumana e sacrilega. Preghiamo in silenzio per quanti soffrono.

Restiamo vicini a questo popolo martoriato

Francesco sottolinea che è consolante sapere che “alla popolazione rimasta sotto le bombe non manca la vicinanza dei Pastori, che in questi giorni tragici stanno vivendo il Vangelo della carità e della fraternità”. Francesco spiega di aver sentito “in questi giorni alcuni di loro al telefono”: “sono vicini al popolo di Dio”. A loro esprime la propria gratitudine per questa testimonianza, per il sostegno offerto “a tanta gente disperata”. Il pensiero di Francesco va anche al nunzio apostolico, monsignor Visvaldas Kulbokas, che dall’inizio della guerra è rimasto a Kiev insieme ai suoi collaboratori: “con la sua presenza mi rende vicino ogni giorno al martoriato popolo ucraino”.

Stiamo vicini a questo popolo martoriato, abbracciamolo con l’affetto, e con l’impegno concreto e con la preghiera. E per favore, non abituiamoci alla guerra e alla violenza, non stanchiamoci di accogliere con generosità, come si sta facendo: non solo ora, nell’emergenza, ma anche nelle settimane e nei mesi che verranno. Perché voi sapete che il primo momento, tutti ce la mettiamo tutta per accogliere, ma poi, l’abitudine ci raffredda un po’ il cuore e ci dimentichiamo. Pensiamo a queste donne, a questi bambini che con il tempo, senza lavoro, separate dai loro mariti saranno cercate dagli avvoltoi della società. Proteggiamoli, per favore.

Consacrazione di Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria

Papa Francesco invita infine ogni comunità e ogni fedele a unirsi a lui venerdì 25 marzo, Solennità dell’Annunciazione, “nel compiere un solenne Atto di consacrazione dell’umanità, specialmente della Russia e dell’Ucraina, al Cuore immacolato di Maria, affinché Lei, la Regina della pace, ottenga al mondo la pace”. Nello stesso giorno, lo stesso atto sarà compiuto a Fatima dal cardinale Konrad Krajewski come inviato del Papa.

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Francesco: Dio, ferma la guerra o la catastrofe atomica ci estinguerà

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano- 16 Marzo 2022

In un mondo in cui uomini e donne vivono “sotto pressione”, nella proiezione di un futuro fatto di macchine e robot che regalano l’illusione di una “giovinezza eterna”, si fa strada l’idea “di una catastrofe finale che ci estinguerà”: “Quello che succede con un’eventuale guerra atomica”, dice il Papa durante la sua catechesi nell’udienza generale, in riferimento alle ripetute minacce nucleari emerse in questi oltre venti giorni di guerra in Ucraina. Lo scenario è apocalittico, ma sembra diffondersi sempre di più tra la gente comune: “Il ‘giorno dopo’ – se ci saranno ancora giorni ed esseri umani – si dovrà ricominciare da zero. Distruggere tutto per ricominciare da zero”, commenta il Pontefice. 

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Il 25 marzo il Papa consacrerà Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria

VATICAN NEWS

L’atto avverrà durante la Celebrazione della Penitenza che Papa Francesco presiederà alle 17 nella Basilica di San Pietro. Lo stesso atto, lo stesso giorno, sarà compiuto a Fatima dal cardinale Krajewski, elemosiniere pontificio, come inviato del Papa

“Venerdì 25 marzo, durante la Celebrazione della Penitenza che presiederà alle 17 nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco consacrerà all’Immacolato Cuore di Maria la Russia e l’Ucraina. Lo stesso atto, lo stesso giorno, sarà compiuto a Fatima dal cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, come inviato dal Santo Padre”. Lo comunica il direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni. Per la consacrazione è stato scelto il giorno della festa dell’Annunciazione del Signore.

La Madonna, nell’apparizione del 13 luglio 1917 a Fatima, aveva chiesto la consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato, affermando che, qualora non fosse stata accolta questa richiesta, la Russia avrebbe diffuso “i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni – aveva aggiunto – saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte”. Dopo le apparizioni di Fatima ci sono stati vari atti di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria: Pio XII, il 31 ottobre 1942, consacrò tutto il mondo e il 7 luglio 1952 consacrò i popoli della Russia al Cuore Immacolato di Maria nella Lettera apostolica Sacro vergente anno:

“Come pochi anni fa abbiamo consacrato tutto il mondo al Cuore immacolato della vergine Madre di Dio, così ora, in modo specialissimo, consacriamo tutti i popoli della Russia al medesimo Cuore immacolato”.

Paolo VI, il 21 novembre 1964, rinnovò la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato alla presenza di Padri del Concilio Vaticano II. Papa Giovanni Paolo II compose una preghiera per quello che definì “Atto di affidamento” da celebrarsi nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 7 giugno 1981, solennità di Pentecoste. Questo il testo:

O Madre degli uomini e dei popoli, Tu conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre che scuotono il mondo, accogli il nostro grido rivolto nello Spirito Santo direttamente al Tuo cuore ed abbraccia con l’amore della Madre e della Serva del Signore coloro che questo abbraccio più aspettano, e insieme coloro il cui affidamento Tu pure attendi in modo particolare. Prendi sotto la Tua protezione materna l’intera famiglia umana che, con affettuoso trasporto, a Te, o Madre, noi affidiamo. S’avvicini per tutti il tempo della pace e della libertà, il tempo della verità, della giustizia e della speranza.

Poi, per rispondere più pienamente alle richieste della Madonna, volle esplicitare durante l’Anno Santo della Redenzione l’atto di affidamento del 7 giugno 1981, ripetuto a Fatima il 13 maggio 1982. Nel ricordo del Fiat pronunciato da Maria al momento dell’Annunciazione, il 25 marzo 1984 in piazza San Pietro, in unione spirituale con tutti i Vescovi del mondo, precedentemente “convocati”, Giovanni Paolo II affida al Cuore Immacolato di Maria tutti i popoli:

E perciò, o Madre degli uomini e dei popoli, Tu che conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo direttamente al Tuo Cuore: abbraccia con amore di Madre e di Serva del Signore, questo nostro mondo umano, che Ti affidiamo e consacriamo, pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli. In modo speciale Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno.

Nel giugno del 2000 la Santa Sede ha rivelato la terza parte del segreto di Fatima e l’allora arcivescovo Tarcisio Bertone, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, sottolineò che suor Lucia, in una lettera del 1989, aveva confermato personalmente che tale atto solenne e universale di consacrazione corrispondeva a quanto voleva la Madonna: “Sì, è stata fatta – aveva scritto la veggente – così come Nostra Signora l’aveva chiesto, il 25 marzo 1984”. 

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Ucraina, il Papa: “In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro!”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Dopo la preghiera dell’Angelus, nuovo accorato appello di Francesco per “la fine della guerra” nella martoriata Ucraina. Ricorda la città martire di Mariupol, che porta il nome della Vergine Maria, la “barbarie dell’uccisione di bambini, di innocenti e di civili inermi”, per la quale “non ci sono ragioni strategiche che tengano”. Parla di “inaccettabile aggressione armata” e chiede di porre fine “ai bombardamenti e agli attacchi”, puntando “veramente e decisamente sul negoziato”

Fratelli e sorelle, abbiamo appena pregato la Vergine Maria. Questa settimana la città che ne porta il nome, Mariupol, è diventata una città martire della guerra straziante che sta devastando l’Ucraina. Davanti alla barbarie dell’uccisione di bambini, di innocenti e di civili inermi non ci sono ragioni strategiche che tengano: c’è solo da cessare l’inaccettabile aggressione armata, prima che riduca le città a cimiteri. Col dolore nel cuore unisco la mia voce a quella della gente comune, che implora la fine della guerra. In nome di Dio, si ascolti il grido di chi soffre e si ponga fine ai bombardamenti e agli attacchi! Si punti veramente e decisamente sul negoziato, e i corridoi umanitari siano effettivi e sicuri. In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro!

E’ il  nuovo, ancora più accorato appello per la pace in Ucraina, lanciato da Papa Francesco questa domenica, dalla finestra del suo studio che da’ su Piazza San Pietro, dopo la preghiera mariana dell’Angelus. Così prosegue il Papa:

Vorrei ancora una volta esortare all’accoglienza dei tanti rifugiati, nei quali è presente Cristo, e ringraziare per la grande rete di solidarietà che si è formata. Chiedo a tutte le comunità diocesane e religiose di aumentare i momenti di preghiera per la pace. Aumentare i momenti di preghiera per la pace. Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, e chi appoggia la violenza ne profana il nome. Ora preghiamo in silenzio per chi soffre e perché Dio converta i cuori a una ferma volontà di pace.

La preghiera silenziosa per la pace di Piazza san Pietro  

Una Piazza san Pietro assolata ma sferzata da un vento freddo, riempita di una folla in preghiera, invoca in silenzio l’aiuto del Signore per arrivare dove gli uomini non riescono, alla pace. Solo ieri, all’ora di pranzo, l’ultimo drammatico tweet del Pontefice, che guardava alle sofferenze dei più piccoli: “Mai la guerra! – aveva scritto – Pensate soprattutto ai bambini, ai quali si toglie la speranza di una vita degna: bambini morti, feriti, orfani; bambini che hanno come giocattoli residui bellici… In nome di Dio, fermatevi!”

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Francesco: cessi questa guerra crudele in Ucraina, prevalga il negoziato

Marco Guerra – Città del Vaticano

Dopo l’Angelus, il Papa ha lanciato un nuovo appello per l’Ucraina, perché sia garantito l’accesso alle zone di guerra e si assicurino i corridoi umanitari. Francesco ringrazia tutti coloro che sono impegnati nell’accoglienza dei profughi e i giornalisti impegnati a raccontare la crudeltà del conflitto. Rilancia infine l’azione diplomatica della Santa Sede per i negoziati di pace

Papa Francesco torna sulla tragedia della guerra in Ucraina e rinnova il suo appello per la Pace. Il pensiero del Papa va subito alle ferite che straziano il popolo ucraino:

In Ucraina scorrono fiumi di sangue e di lacrime. Non si tratta solo di un’operazione militare, ma di guerra, che semina morte, distruzione e miseria. Le vittime sono sempre più numerose, così come le persone in fuga, specialmente mamme e bambini. In quel Paese martoriato cresce drammaticamente di ora in ora la necessità di assistenza umanitaria.

Assicurare i corridoi umanitari

Bisogna quindi che si assicuri subito protezione alla popolazione civile, questo riafferma con forza Francesco:

Rivolgo il mio accorato appello perché si assicurino davvero i corridoi umanitari, e sia garantito e facilitato l’accesso degli aiuti alle zone assediate, per offrire il vitale soccorso ai nostri fratelli e sorelle oppressi dalle bombe e dalla paura.

Prevalga il negoziato

Il Papa rivolge la sua gratitudine ai tanti operatori impegnati nell’accoglienza e chiede il rilancio dei negoziati:

Ringrazio tutti coloro che stanno accogliendo i profughi. Soprattutto imploro che cessino gli attacchi armati e prevalga il negoziato e prevalga il buon senso, pure. E si torni a rispettare il diritto internazionale!

Il grazie ai giornalisti

Un pensiero particolare va anche ai giornalisti che, con il loro lavoro, avvicinano tutto il mondo alla straziante realtà della guerra:

E vorrei ringraziare anche le giornaliste e i giornalisti che per garantire l’informazione mettono a rischio la propria vita: grazie, fratelli e sorelle, per questo vostro servizio! Un servizio che ci permette di essere vicini al dramma di quella popolazione e ci permette di valutare la crudeltà di una guerra. Grazie, fratelli e sorelle. Preghiamo insieme per l’Ucraina: qui davanti abbiamo le sue bandiere. Preghiamo insieme, come fratelli, la Madonna Regina dell’Ucraina.

La Santa Sede al servizio della pace

Francesco conclude ricordando lo sforzo diplomatico della Santa Sede e la sua ferma volontà di mettersi al servizio della pace:

La Santa Sede è disposta a fare di tutto, a mettersi al servizio per questa pace. In questi giorni, sono andati in Ucraina due cardinali, per servire il popolo, per aiutare. Il cardinale Krajewski, elemosiniere, per portare gli aiuti ai bisognosi, e il cardinale Czerny, prefetto ad interim del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Questa presenza dei due cardinali lì è la presenza non solo del Papa, ma di tutto il popolo cristiano che vuole avvicinarsi e dire: “La guerra è una pazzia! Fermatevi, per favore! Guardate questa crudeltà!”.

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Si può sopravvivere a una guerra atomica? La risposta di Brian Toon 


Uno scontro nucleare, anche solo regionale, sarebbe un evento distruttivo per tutta l’umanità? Cosa succederebbe di preciso? Lo scenario del prof. Toon

È possibile sopravvivere a uno scontro bellico che preveda l’uso di armi nucleari? Fino a quale distanza dai luoghi colpiti si sarebbe a rischio di vita? È davvero possibile l’estinzione umana in caso di guerra atomica?

Il Prof. Brian Toon, specializzato in scienze oceaniche e dell’atmosfera e allievo di Carl Sagan, ha risposto a queste domande alcuni anni fa in un TED Talk che riportiamo alla fine di questo articolo.

HIROSIMA E NAGASAKI: DUE CITTÀ ANCORA ABITATE

Tutti sappiamo delle due bombe atomiche per eccellenza, le prime sganciate sulla popolazione civile, a Hiroshima e Nagasaki, due città che sono state ricostruite e hanno continuato ad essere abitate.
Per quanto quindi un attacco nucleare sia un evento di magnitudine enorme dal grandissimo potere distruttivo avrebbe senso credere che, dopotutto, al netto di un possibile gran numero di vittime nell’immediato e molte altre nelle settimane successive nelle aree limitrofe all’esplosione, le conseguenze di un attacco nucleare sarebbero comunque circoscritte.

BOMBE NUCLEARI DI IERI E DI OGGI

Nella sua spiegazione Toon fa notare come le attuali bombe nucleari in dotazione alle varie (troppe) nazioni che ne dispongono sono non solo più numerose ma fino a centinaia di volte più potenti di quelle sganciate in Giappone nel 1945.

Inoltre, a scopo di dissuasione e deterrenza ma comunque alzando l’asticella della distruzione, i programmi nucleari di molte nazioni, USA e Russia in primis, prevedono la risposta massiccia ed automatica a un possibile attacco nucleare.
Quindi rispetto alla seconda guerra mondiale le esplosioni sarebbero di più e più potenti.

QUALI DANNI CAUSEREBBE UN’ESPLOSIONE NUCLEARE

Il Prof Toon illustra nel suo speech come in effetti il danno dell’esplosione di per sè sarebbe circoscritto: a seconda della potenza delle bombe si avrebbe un certo raggio di distruzione totale immediata, un raggio maggiore di luce abbagliante e calore che provocherebbero ustioni mortali e infine un’area di fallout radioattivo piuttosto estesa che causerebbe la morte delle persone esposte nell’arco delle successive settimane, tra dolori piuttosto atroci (in effetti dovendo morire per via di un attacco atomico essere annientati al centro dell’esplosione è forse per assurdo la via più indolore).

Il danno di una singola esplosione avrebbe quindi il potenziale di fare molti morti se questa avvenisse in un’area abitata e causerebbe danni diretti e indiretti su un’area vasta, rimaniamo però nel contesto di danni locali. Quale sarebbe allora il rischio per l’umanità?

ESPLOSIONI, POLVERE E INVERNO NUCLEARE

Quali sarebbero i danni per le parti del pianeta distanti dal punto dell’esplosione?
In primo luogo per le motivazioni già esposte è difficile che in caso di attacco nucleare la bomba sganciata sia solo una e in un solo punto, lo scenario più probabile è quello di una serie di esplosioni più o meno ravvicinate in un’area più o meno circoscritta (il territorio di 2 nazioni).

Nella simulazione esposta dal Prof. Toon si presenta il caso di una guerra nucleare tra India e Pakistan, due nazioni che da decenni sono sull’orlo di un conflitto nucleare, entrambe dotate di ordigni non particolarmente potenti rispetto alla media degli arsenali mondiali.

Basterebbe lo scambio lanci tra questi due paesi per sollevare in pochi giorni una nuvola di polvere tale da coprire gran parte della superficie terrestre a quote abbastanza elevate da non avere la formazione di pioggia e quindi precipitazioni in grado di riportare a terra queste polveri che rimarrebbero in sospensione per anni.

La diffusione di polveri ad alta quota dopo due settimane dallo scontro nucleare tra India e Pakistan (simulazione)

Nell’arco di questo periodo il minor apporto di luce solare renderebbe molto difficile la sopravvivenza della maggior parte delle specie vegetali e quasi impossibile o minimamente redditizia l’agricoltura. Al contempo la temperatura media della terra si abbasserebbe drasticamente, rendendo ancora più complessa la produzione di cibo.

Pertanto a poco varrebbe avere a disposizione un bunker in cui rifugiarsi oppure vivere in una nazione molto lontana dagli eventi bellici: una scontro atomico non prevede vincitori ed è arduo affermare che chi sopravvive alle esplosioni possa ritenersi fortunato.

Se fino ad oggi, nonostante gli enormi arsenali prodotti, non abbiamo ancora dato il via a un’apocalisse nucleare è perché l’impatto emotivo di Hiroshima e Nagasaki è ancora vivo e l’impegno di scienziati e attivisti nel sensibilizzare popolazioni e rappresentanti politici sul tema è stato forte e costante. Lo stesso Toon si trovò con Sagan e altri a spiegare i concetti esposti in questo articolo a Gorbachev e Reagan che, come ricorda lo stesso Toon, ascoltarono.

Da allora sono passati decenni e il ricordo si fa sempre meno forte, l’attenzione è sempre più spostata su altro e rischiamo di finire per pensare che, in fondo, un olocausto nucleare non sia davvero possibile.

Assistere in questi giorni alle serie minacce in questo senso da parte di una delle due maggiori potenze nucleari unite alla reazione tutt’altro che seria dei referenti a cui queste minacce erano e sono indirizzare, fino a portare all’avvio di uno scenario bellico che per anni poteva essere evitato con la diplomazia e il buonsenso ci dà la misura di come, in fondo, l’umanità stenti a imparare le lezioni impartite dalla Storia e come quindi il suicidio di massa sia ancora per la nostra specie un destino più che plausibile.

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La premio Nobel Svetlana Aleksievich: «Perché oltre il 60 per cento dei russi sostiene Putin»

di Fabrizio Dragosei-  Corriere  della Sera

«Dubito che Putin si fermi soltanto all’Ucraina, se riuscirà a vincere. Spero che l’Europa che si è schierata compatta, dica la sua, e anche gli Usa. Non a caso lui ci spaventa tutti con le armi nucleari»

Svetlana Aleksievich vive in Germania da quando ha dovuto lasciare ancora una volta la sua Bielorussia dopo la repressione delle manifestazioni democratiche del 2020. Ci eravamo sentiti al telefono quando lei aveva denunciato che uomini mascherati stavano tentando di entrare nel suo appartamento. Gli ambasciatori di vari Paesi europei andarono a casa sua fino a che non fu costretta ad andar via. Lukashenko era stato salvato da Putin. «Tutti erano stati arrestati o erano dovuti fuggire all’estero». Il premio Nobel per la Letteratura ricevuto nel 2015 non la proteggeva più.

Le notizie di queste ore sui giovani soldati russi morti in Ucraina e sui loro corpi che iniziano a tornare dalle madri mi ha fatto subito ripensare al suo «I ragazzi di zinco» sui tanti, tantissimi caduti della guerra in Afghanistan che contribuì al crollo del regime sovietico con il suo risultato disastroso.
«Sì, ci ho pensato anch’io. E sul fatto che i miei libri si ostinano a non voler diventare storia. Che la Russia torna sui suoi passi, cammina facendo dei giri. Ci ritroviamo in un punto assolutamente inaspettato della storia. Nessuno di noi pensava che qualcosa del genere fosse possibile».

Cosa le dicevano i sopravvissuti dell’Afghanistan quando li intervistava?
«A che serve il tuo libro? Perché? Come puoi raccontare veramente com’era? I cammelli morti e gli uomini morti in un’unica pozza di sangue. Chi lo vuole sapere?».

Molti dicono che Putin sia impazzito, che quello che sta facendo non è razionale.
«È facile lanciare accuse, sarebbe una spiegazione semplice, ma non sappiamo la verità. Temo che le cose stiano diversamente. Sono stati pubblicati dati nuovi: oltre il 60 per cento dei russi sosterrebbero Putin e questa guerra».

Ma sono dati reali o è la propaganda del Cremlino?
«Non abbiamo altri sondaggi, ma è sicuro che molta gente lo appoggia e dice che non si sa niente, che è tutto un cumulo di fake, di notizie inventate. Non può essere, non è realistico… Ma ora, dopo che hanno chiuso la radio Eco di Mosca e la tv Dozhd, in pratica è rimasta solo Novaya Gazeta. Nessuno in Russia saprà la verità, sarà un Paese chiuso. E che cosa avverrà veramente è difficile immaginarlo».

Il presidente russo non è il solo, quindi a nutrire sentimenti di «rivincita»?
«Credo che Putin rispecchi l’opinione dei russi medi che vivono in periferia, di quei russi che non possono tollerare umiliazioni, come dicono loro. Per i miei libri ho viaggiato molto per la Russia e tanti di quelli che ho sentito parlavano di umiliazione più di ogni altra cosa: nessuno ha paura di noi. E come si sono tirati su di morale quando hanno potuto dire che Putin li ha fatti rialzare in piedi dacché erano in ginocchio di fronte al mondo! Temo che questo sentimento di “imperialità” sia molto radicato. Quando c’è stato il crollo dell’Urss nel 1991 abbiamo esultato che tutto fosse successo pacificamente. Abbiamo sopravvalutato la morte del comunismo. Non è per niente vero, nient’affatto. Ce ne stiamo accorgendo. Quest’uomo rosso, l’homo sovieticus, adesso capiamo che è vivo. Molto di quello che c’era ai tempi sovietici ci ha lasciato un’impronta, ha lasciato la menzogna».

È questa l’eredità del comunismo?
«Se guardiamo indietro alla nostra storia, sia quella sovietica che quella post sovietica, è una enorme fossa comune, un bagno di sangue continuo».

Putin oggi fa leva su una maggioranza orgogliosa della rinascita del Grande Paese?
«Sì, penso proprio di sì. Se non sentisse intuitivamente questo appoggio, non farebbe quello che sta facendo. Almeno in questo modo così insolente, aggredire un Paese sovrano parlandone con tanto odio. Mi riferisco a quello che ha detto quando ha fatto una lezione di storia piena di analfabetismo. Ma questa è la sua visione del mondo. Insomma anziché andare verso il futuro si marcia indietro verso il Medioevo».

Quanto lontano potrebbe andare? Quali sono i suoi obiettivi?
«Molto lontano, temo. Dubito che si fermi soltanto all’Ucraina, se riuscirà a vincere. Spero che l’Europa che si è schierata compatta, dica la sua, e anche gli Usa. Non a caso lui ci spaventa tutti con le armi nucleari».

È possibile che si arrivi a tanto?
«È impensabile per noi. Ma nella testa di quegli uomini… Durante la famosa riunione del Consiglio di sicurezza guardavo le facce e non tutti avevano lo stesso entusiasmo di Putin. Tutti capiscono in fondo di essersi spinti troppo. Lo capiscono gli imprenditori, in molti lo capiscono».

Qualcosa potrebbe accadere in Russia?
«L’attuale sistema autoritario rende tutti così coesi che è difficile uscirne fuori. Come diceva l’eroina di un mio libro: ci si sente come una farfalla nel cemento. Sei dissenziente, non lo accetti, ma non ti puoi tirare fuori. Tutti dicono ora, che fare? Che fare? Io penso che bisogna lavorare con quel 60 per cento che sembra sostenere Putin. Bisogna parlare, spiegare. Ci sarà il lutto, ci saranno le bare, e peccato che debba essere questo il prezzo per togliere la benda dagli occhi. Il popolo aprirà gli occhi perché l’arrivo di 5.000 bare è pesante».

Il suo Paese, la Bielorussia, cosa è diventato? Una provincia della Russia?
«È una macchina del tempo, un museo del passato. E ora anche questo: Lukashenko non ha nessuna autonomia, la Bielorussia è piena di truppe russe, e visto che le perdite sono tante, Putin lo costringerà a partecipare alle ostilità».

E la gente cosa pensa?
«È contraria. A differenza di quella russa, la società bielorussa non appoggerà la guerra. I bielorussi hanno sempre visto gli ucraini come fratelli e sorelle, come il nostro popolo fraterno. Non c’è nessun odio come tra russi e ucraini che si danno nomignoli spregiativi,moskal , piccolo moscovita; khokhol , ciuffetto (quello dei cosacchi che scende dalla testa rapata)».

Cosa si aspetta?
«Penso che il mondo e soprattutto i politici devono trovare dei modi per fermare Putin, ma quali non lo so. Lui nelle trattative chiede solo la capitolazione dell’Ucraina e basta. Credo che tutto il mondo debba aiutare l’Ucraina. Ed io appoggio la formazione di una legione straniera con migliaia di persone che sono venute in soccorso e le armi che vengono fornite in Ucraina. Quando ho telefonato a una mia parente dicendole “Tenete duro, adesso arrivano le armi”, mi ha risposto “Svetlana mia, le armi le avremo, ma dove andiamo a cercare i giovani? I nostri ragazzi sono morti a migliaia”. Mi fa molto piacere che in me scorra sangue ucraino. Sono fiera di migliaia di quei ragazzi e di quella gente, bambini, vecchi che nei villaggi si gettano contro i carri armati a mani nude, si mettono in ginocchio per non farli passare. Dio mio, Dio mio!».

Lei ha scritto «Preghiera per Chernobyl» con i racconti dei sopravvissuti e dei parenti dei tanti morti. E ora le notizie dalla centrale di Zaporizhzhia spaventano tutti.
«Usiamo ancora i vecchi concetti lontano-vicino, amici-nemici, ma dopo Chernobyl questo non vuol dire più nulla. Al quarto giorno la nube di Chernobyl sorvolava già l’Africa e la Cina. Noi-loro, amici-nemici non ha più senso perché è il vento che decide dove andare.

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Svetlana Aleksievich, autrice bielorussa nata in Ucraina nel 1948, ha vinto il premio Nobel per la letteratura 2015. Cronista, giornalista d’inchiesta e scrittrice, Aleksievich nelle sue opere ha raccontano  in presa diretta i principali eventi che hanno caratterizzato la storia dell’Est Europa, come la caduta dell’Urss, Chernobyl, la prima guerra in Afghanistan.

Lo stile e l’approccio sia giornalistico sia narrativo di Aleksievich è sempre stato caratterizzato dal racconto dei grandi fatti storici attraverso la prospettiva degli ultimi, dalle donne soldato durante la seconda guerra mondiale (*La guerra non ha un volto femminile, *1985)ai tanti suicidi dopo il crollo dell’Unione Sovietica (Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo, 2014).

Nel suo sito ufficiale spiega: “Ho sempre cercato un genere che fosse il più adatto alla mia visione del mondo, che esprimesse come le mie orecchie sentono e i miei occhi vedono. Ho cercato molto e finalmento ho scelto un genere in cui le voci umane parlassero di per sé.” Un approccio che mette, dunque, al centro la persona e la sua relazione con la Storia: “Nei miei libri persone reali parlano dei grandi eventi della nostra epoca, come la guerra, il disastro di Chernobyl, la caduta di un immenso impero.

Svetlana è figlia di un padre bielorusso e di una madre ucraina. E per lei il coinvolgimento anche di Minsk è particolarmente doloroso.

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