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L’EVOLUZIONISMO NON E’ UNA SCIENZA

di Antonino Zichichi – Corrispondenza Romana 29 Maggio 2024

Riportiamo un articolo del famoso scienziato italiano Antonino Zichichi apparso sul numero 184 (aprile-giugno 2024) della rivista Radici Cristiane.

Non esiste alcuna equazione che descriva la teoria dell’origine della vita e dell’Evoluzione Biologica della Specie Umana. Né esistono esperimenti riproducibili in laboratorio che possano essere usati come base matematica per dare credibilità scientifica alle teorie sulle origini della vita.

Una teoria, fino al momento in cui qualcuno non riesce a formularla in modo rigorosamente matematico, resta fuori dalla Scienza. È, pertanto, priva di fondamento scientifico la pretesa che l’origine della vita e l’Evoluzione Biologica della Specie Umana (EBSU) siano verità scientifiche.

Siamo dinanzi a teorie formulate usando le parole, non il linguaggio matematico fatto di formule. E non è tutto. Alla base di queste “parole” non ci sono risultati riproducibili e cioè esperimenti che siano al primo livello di credibilità scientifica come insegnano Archimede e Galilei.

La cultura dominante ha posto il tema dell’evoluzione biologica della specie umana sul piedistallo di una grande verità scientifica in contrasto totale con la Fede. Eppure, l’evoluzione biologica della specie umana non avrebbe mai portato l’uomo sulla Luna. Né a viaggiare con velocità supersoniche. Tanto meno a scoprire la Scienza. L’evoluzione biologica della specie umana ha fatto ben poco. Anzi, assolutamente nulla. L’uomo è esattamente com’era diecimila anni fa.

Gli evoluzionisti dicono che questo è ovvio e che loro hanno sempre detto e ripetuto che i tempi tipici dell’evoluzione umana sono milioni, diecine di milioni di anni. Gli evoluzionisti parlano come se un milione o dieci milioni di anni fossero il risultato di una previsione teorica legata a un’equazione. Se la teoria evoluzionista avesse basi scientifiche serie, essa dovrebbe essere in grado di predire il valore esatto dei tempi che caratterizzano l’evoluzione umana.

L’evoluzionismo pretende di essere scienza

L’evoluzione biologica della specie umana viene usata costantemente per mettere in discussione i valori trascendentali della nostra esistenza. L’atto mistificatorio sta nella presunta esistenza di prove rigorosamente scientifiche che sono lungi dall’essere presenti in questo settore tanto delicato quanto importante della nostra esistenza materiale. Per la cultura dominante è come se la Scienza avesse dimostrato in modo rigorosamente riproducibile che l’uomo discende dalla stessa specie animale che dette poi vita alle scimmie. Si fa assurgere la Teoria della Evoluzione Biologica della specie umana a capitolo fondamentale della Scienza e la si pone in contrasto con l’atto di Fede. Ritorniamo alla domanda fondamentale: come la mettiamo con il passaggio dalla materia inerte alla materia vivente? Problema che, io sostengo, deve essere studiato in modo rigorosamente scientifico. Che abbia ragione lo dimostra il fatto che ci sono, oggi, nel mondo centinaia di laboratori, alcuni dei quali addirittura segreti, in cui si studia “The problem of minimal life”; il problema detto “della vita minima”. Cosa vuol dire? È molto difficile studiare come si fa a passare dalla pietra alla rondine. Pietra e rondine sono realtà estremamente complicate. Passare dalla pietra al gatto, all’uccellino, a forme di vita meno complesse, come sono i moscerini e altri esseri viventi più piccoli è sempre troppo complicato. “The problem of minimal life” è il passaggio da un pezzettino molto piccolo di materia inerte al più semplice tipo di materia vivente. Il problema si riduce a studiare quanti pezzettini di piccolissime cose inerti dobbiamo avere per produrre l’esempio più semplice di cellula vivente. C’è qualcuno che lo sa fare? Nessuno. Ecco perché ci sono centinaia di laboratori che studiano il Secondo Big Bang, detto “The problem of minimal life”. Se l’evoluzionismo biologico fosse Scienza, questo problema sarebbe stato già risolto. E l’EBSU sarebbe Scienza Galileiana di primo livello. Invece alla base dell’EBSU ci sono soltanto “parole”. L’EBSU va messa a confronto con i tempi dell’evoluzionismo culturale. Quanti milioni di anni dovremmo aspettare affinché l’evoluzione biologica porti un’aquila a volare con velocità supersoniche? Un gattino a vedere la faccia nascosta della Luna?

E quanto tempo dovremmo aspettare prima che i nostri posteri possano studiare con altre forme di materia vivente – aquile e gatti – la Logica che regge l’Universo, dal cuore di un protone ai confini del Cosmo? L’evoluzionismo culturale batte quello biologico.

L’uomo non è un animale come gli altri

Gli evoluzionisti affermano di sapere che l’uomo è certamente un animale come tanti altri. Così non è. La specie animale cui noi apparteniamo è dotata di un privilegio unico: la Ragione. È grazie a questo privilegio che siamo riusciti a inventare la memoria collettiva (scrittura), a scoprire la logica rigorosa (matematica), e a scoprire che non siamo figli del caos ma di una struttura logica formidabile. Le cui basi sono: tre colonne e tre forze fondamentali.

Platone, Aristotele, Galilei non sono più con noi. È grazie alla invenzione della scrittura che possiamo sapere cosa pensavano i nostri antenati. I leoni, gli elefanti, le aquile, le scimmie, tanto citate dagli evoluzionisti, non hanno lasciato tracce di memoria collettiva. I leoni non hanno saputo scoprire il Teorema di Pitagora né se esiste il Supermondo.

Un argomento forte dell’evoluzionismo sono le caratteristiche comuni alle innumerevoli specie animali. Ce n’è una di gran lunga più importante. Essa è comune, non solo alle forme di materia vivente, ma anche a quelle di materia inerte. Questa radice comune l’abbiamo scoperta noi fisici. Una pietra, un albero, un’aquila, un uomo sono fatti con le stesse particelle: protoni, neutroni ed elettroni. Non per questo noi fisici traiamo la conclusione che pietre, alberi, aquile e uomo sono realtà identiche. La diversità della nostra specie è straordinariamente unica: nessuno la sa dedurre in modo rigoroso da principi fondamentali legati a equazioni e ad esperimenti riproducibili. Ecco perché nessuno si può arrogare il diritto di avere “scoperto la vera origine della nostra specie”. Nessuno che sappia cosa vuol dire Scienza oserebbe fare simili affermazioni.

C’è chi pretende di avere dimostrato che l’EBSU ha radici nel rigore scientifico. Se io usassi lo stesso rigore di cui parlano gli evoluzionisti, potrei dire che il Supermondo esiste. Infatti, di esso conosco le equazioni e con esse ho saputo scoprire un fenomeno nuovo (in sigla EGM: Evolution of Gaugino Masses) che permette di prevedere tanti dettagli molto importanti sulla struttura del Supermondo.

L’evoluzionismo e la scienza galileiana

Pur avendo elaborato la struttura matematica di questa nuova e formidabile ipotetica realtà, non posso dire se esiste il Supermondo in quanto manca all’appello la prova sperimentale di stampo galileiano. E Galilei insegna che non basta la matematica per sapere com’è fatto il mondo: ci vuole la prova sperimentale riproducibile. L’evoluzionismo biologico della specie umana non si basa su alcuna formulazione matematica, né su alcuna prova sperimentale di stampo galileiano. E Galilei insegna che dove non ci sono né formalismo matematico né risultati riproducibili, non c’è Scienza.

Gli evoluzionisti affermano – come detto in apertura – che l’EBSU è l’ultima frontiera della Scienza galileiana. Essi non sanno che ci sono problemi molto più semplici cui la Scienza galileiana non sa dare risposta. Ho già detto prima che sono impegnato da anni a cercare di dare una risposta certa a questo capitolo fondamentale della ricerca scientifica galileiana. Fintantoché non sappiamo rispondere a domande semplicissime com’è quella sulla esistenza del Supermondo solo i sostenitori della cultura pre-galileiana possono illudersi di avere capito “la vera origine della nostra specie”.

Se Galilei fosse con noi chiederebbe a questi studiosi di scrivere l’equazione in grado di sintetizzare in modo rigoroso questa “vera origine” e di dirgli quali sono i risultati sperimentali “riproducibili” che hanno corroborato la validità della vostra equazione. Ai sostenitori dell’evoluzionismo biologico della specie umana Galilei non farebbe altro che ribadire il suo insegnamento: senza equazioni ed esperimenti riproducibili non c’è Scienza. L’EBSU non è scienza di stampo galileiano esattamente in quanto è priva delle condizioni galileiane indispensabili affinché un’attività di ricerca possa essere qualificata col marchio della Scienza galileiana.

La Cultura Dominante ha fatto credere al grande pubblico che l’origine della vita e l’evoluzione biologica della specie umana siano verità scientifiche di stampo galileiano. Precisiamo che le verità scientifiche di stampo galileiano hanno tre livelli di credibilità e che l’evoluzione biologica della specie umana è sempre stata ed è ancora oggi sotto il livello minimo di credibilità scientifica. Pretendere di avere capito un fenomeno che non riesce ancora a essere formulabile in termini di rigore logico-matematico tale da essere inserito al livello pur minimo (terzo) di credibilità scientifica ed estenderlo alla specie umana – come fanno i fanatici dell’evoluzionismo – è contro tutto ciò che la Scienza galileiana ci ha permesso di scoprire e capire. Galilei insegna che, fino a quando di equazioni non ce n’è nemmeno una, non si può parlare di Scienza. Infatti, se tutto è Scienza nulla è Scienza. Non è un dettaglio banale. Tanto è vero che ci sono voluti tremila anni, dai greci a Galilei, per arrivarci, e ancora oggi c’è chi non l’ha capito e insiste nel confondere le parole con le equazioni. Il dibattito scientifico in prossimità del Giubileo deve trattare temi legati alla vera grande Scienza non a settori della ricerca che ancora oggi non sono riusciti a superare il livello minimo di credibilità scientifica.

I Neo-Templari del Prof. Aleksandr Dugin: Nazional-bolscevismo e la Via della Mano Sinistra…

Concludo, ribadendo che il pensiero di Aleksandr Dugin, fin qui delineato, è gnostico, esoterico, e le sue teorie costituiscono una giustificazione ideologica, folle e diabolica, della guerra, del terrorismo, della devastazione più totale e apocalittica, ecc.. insomma di tutto quanto contemplato dalla “Via della Mano Sinistra” e dai romanzi di Pimen Karpov e Boris Savinkov…. Russi, cristiani ortodossi, e italiani, cattolici romani, non dovrebbero assumere le idee nichiliste, gnostiche ed eversive del Prof. Dugin. Contro la “Via della Mano Sinistra” desiderata da Dugin, ascoltiamo invece, con speranza, le parole dette dalla Madonna ai tre pastorelli di Fatima il 13 luglio 1917,  al termine della terza parte del “segreto”: «Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace».


Corrspondenza romana – 22 Maggio 2024 ore 15:27

di Padre Paolo Maria Siano

Tra luglio e agosto 2021, su “Corrispondenza Romana”, ho pubblicato uno studio in quattro puntate dal titolo “La metafisica del Caos e il Soggetto Radicale di Aleksandr Dugin” (qui. https://www.corrispondenzaromana.it/la-metafisica-del-caos-e-il-soggetto-radicale-di-aleksandr-dugin-1a-parte/; qui: https://www.corrispondenzaromana.it/la-metafisica-del-caos-e-il-soggetto-radicale-di-aleksandr-dugin-2a-parte/; qui: https://www.corrispondenzaromana.it/la-metafisica-del-caos-e-il-soggetto-radicale-di-aleksandr-dugin-3a-parte/; qui: https://www.corrispondenzaromana.it/la-metafisica-del-caos-e-il-soggetto-radicale-di-aleksandr-dugin-4a-ed-ultima-parte/), poi pubblicato sotto forma di libretto, nel 2022, dalle Edizioni Fiducia con il titolo “La metafisica del Caos di Aleksandr Dugin”. 

Prima e dopo di me, anche il Prof. Roberto de Mattei ha scritto sulla figura di Aleksandr Dugin (qui: https://www.corrispondenzaromana.it/george-soros-e-alexander-dugin-due-facce-di-una-stessa-medaglia/, 9 giugno 2021; qui: https://www.corrispondenzaromana.it/dugin-putin-e-gli-scenari-del-caos/, 24 agosto 2022; qui: https://www.corrispondenzaromana.it/la-russia-diffondera-i-suoi-valori-nel-mondo/, 9 novembre 2022; qui: https://www.robertodemattei.it/papa-francesco-e-il-conflitto-globale-nel-2024/, 10 gennaio 2024).

 In Italia gli scritti del politologo russo sono pubblicati dall’editrice AGA di Maurizio Murelli, un esponente di spicco nella destra radicale italiana (qui: https://www.quotidiano.net/cronaca/la-sponda-nera-italiana-i-seguaci-dellideologo-8be5f120, 22 agosto 2022). In un video del 2020, Murelli e il suo amico Rainaldo Graziani avrebbero dichiarato di chiudere con l’ambiente e la cultura neofascista per radicarsi altrove, in particolare nella Quarta Teoria Politica di Dugin (qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Murelli). Sembra che lo “strappo” sia stato confermato dal Murelli anche con un articolo (qui: http://www.fascinazione.info/2022/08/cammerati-addio-lo-strappo-di-murelli.html).

Su “Repubblica” del 15 febbraio 2024, leggiamo che i suddetti Maurizio Murelli, Rainaldo Graziani e sua moglie Ines Pedretti hanno partecipato a un ricevimento dell’Ambasciata Russa in Roma per festeggiare i diplomatici del Cremlino e commemorare la figlia di Aleksandr Dugin, Darya Dugina, a circa un anno e mezzo dalla morte   (qui: https://www.repubblica.it/politica/2024/02/15/news/ambasciata_russa_neofascisti_interrogazione_pd_parlamento-422140144/; qui: https://formiche.net/2024/02/dugina-ricordo-paramonov-cina/#content). Secondo fonti americane (il “Washington Post”, che citerebbe funzionari ucraini e americani), Darya è rimasta vittima di un attentato preparato da agenti di servizi ucraini, il cui vero obiettivo era suo padre Aleksandr (qui: https://www.repubblica.it/esteri/2023/10/23/news/dugina_omicidio_007_ucraini_cia-418593935/; qui: https://www.agi.it/estero/news/2023-10-24/bomba-uccide-dugina-russia-trasportata-gatto-23625227/). È bene precisare, a scanso di equivoci, che, dal punto di vista cristiano, una cosa è la critica scientifica e pacifica all’ideologia di un filosofo come Dugin, ma un’altra cosa è addirittura pianificarne l’eliminazione fisica e questa  è ovviamente da condannare.

 Riassumendo i dati sopra riportati, è possibile concludere che: 1) il Dr. Murelli è persona gradita all’Ambasciata Russa in Italia per la sua opera editoriale pro-Dugin; 2) il Prof. Aleksandr Dugin continua ad essere un punto di riferimento culturale nella Russia odierna e, perciò, una persona rispettabile agli occhi dell’establishment russo (qui: https://centrostudiamericani.org/russia-scoppia-il-caso-ilyin-dugin-imbarazzo-del-cremlino/).

Desidero ritornare sul pensiero del celebre politologo russo, specialmente dopo aver letto di recente il suo libro “I Templari del proletariato. Metafisica del Nazional-bolscevismo” (edizione russa: 1997), edizione italiana di AGA Editrice di Maurizio Murelli, finito di stampare nel 2021.

All’epoca dei miei 4 articoli su “Corrispondenza Romana”, ancora non conoscevo questo libro di Dugin, nel quale trovo ulteriori conferme a quanto ho già scritto e pubblicato nel 2021 e 2022 (vedi sopra). Anche in “I Templari del proletariato. Metafisica del Nazional-bolscevismo”, il Prof. Dugin elogia la Gnosi, la Via della Mano Sinistra, facendosi così promotore di un pensiero che non è affatto cristiano (né cattolico romano, né ortodosso) e che può indurre a una prassi davvero diabolica, eversiva e omicida.

All’inizio del libro c’è la “Nota dell’editore” Maurizio Murelli (pp. 7-12), poi l’ “Introduzione all’edizione italiana. Un documento del passato o un programma per il futuro?”, scritta da Aleksandr Dugin (pp. 13-20). Secondo Dugin, l’estrema Destra e l’estrema Sinistra, dunque il Nazional-Bolscevismo, devono unirsi nella lotta contro il Liberalismo occidentale totalitario (cf. p. 15). Dugin esalta i Templari nel senso inteso da esoteristi (“di destra”) come René Guénon e Julius Evola, ossia quali custodi-guerrieri di una società tradizionale e gerarchica (cf. p. 17)… Già, ma di quale Tradizione sta parlando Dugin? Quella iniziatica, esoterica, gnostica. Non certo quella cattolica e apostolica.

Entriamo nel libro di Dugin e vediamone alcune tesi portanti. Il corsivo è del testo, il grassetto è mio.

Dugin scrive: «Il nazional-bolscevismo è la meta-ideologia comune a tutti i nemici della società aperta. Non solo una delle ideologie ostili a tale società, ma la sua antitesi totale ed essenziale. È una sorta di visione del mondo fondata sulla negazione totale e radicale dell’individuo e del suo ruolo centrale; in essa l’Assoluto, in nome del quale l’individuo viene negato, è inteso nel suo senso più vasto e generale. Possiamo addirittura affermare che il nazional-bolscevismo è all’origine di ogni idea di Assoluto, di ogni rigetto della società aperta» (p. 27).

Nel suo concetto di Assoluto, Dugin si ispira all’Induismo: «Potremmo dire che la massima metafisica suprema del nazional-bolscevismo è la formula induista l’Atman  è il Brahman» (p. 29). Dugin spiega che l’Atman è il Sé, lo Spirito interiore che è nell’uomo, al di là del sé individuale… Il Brahman è l’Assoluto… L’Atman deve congiungersi al Brahman, l’uomo deve superare, oltrepassare, il suo «piccolo sé individuale» (cf. p. 29).

Il pensiero di Dugin trasuda di odio ideologico verso tutto ciò che non è russo : «la Russia ideocratica-terrestre […] contro l’Occidente anglo-sassone plutocratico-insulare. L’orda degli angeli dell’Eurasia contro gli eserciti del capitalismo atlantico» (p. 41).

Dugin condivide il punto di vista di Guénon e di Evola: «[…] In altri termini, dal momento che le istituzioni conservatrici tradizionali – la monarchia, la Chiesa, la gerarchia sociale, il sistema delle caste, eccetera – degenerano, ad acquisire pertinenza sono le pratiche iniziatiche particolari, pericolose e rischiose, legate alla Via della Mano Sinistra» (p. 46).

«Il tradizionalismo proprio del nazional-bolscevismo, in generale, è certamente l’esoterismo di sinistra, le cui caratteristiche ripetono i princìpi del Kaula tantrico e la dottrina della trascendenza distruttrice» (p. 46).

«Il dominio del nazional-bolscevismo, il Regnum, l’Impero della Fine è la realizzazione perfetta della più grande rivoluzione della storia, continentale e universale. È il ritorno degli angeli, la resurrezione degli eroi, la rivolta del cuore contro la dittatura della ragione. Questa Ultima Rivoluzione è il compito dell’Acefalo, il portatore senza testa della croce, della falce e martello, coronato dall’eterno swastika solare» (p. 48).

«La Russia è divenuta il regno eletto, i russi ricevono davvero una missione escatologica da compiere» (p. 56).

Dugin congiunge: «nazional-bolscevismo», «Stato russo come via messianica per gli eletti», «impresa escatologica della comunità ortodossa con tutti gli estremi, tutti gli eccessi e i paradossi […]» (cf. p. 79). Ecco servita la giustificazione ideologico-messianica dell’Eurasia e della guerra (anche atomica) all’Occidente!

In effetti, più avanti, c’è il paragrafo «La legittimazione dell’aggressione nella Tradizione» (pp. 118-119), e non è la Tradizione cristiana, bensì quella pagana, gnostica…

Secondo Dugin, la «Tradizione» considerava l’esistenza stessa dei confini come «espressione dell’incompletezza del cosmo in relazione alla sua causa, pensata come qualcosa di assoluto e unico, al di là da ogni limite» (p. 118). Perciò l’aggressione, ovvero l’estensione oltre i propri confini, era considerata come «l’impulso profondo di un movimento verso il divino […]» (p. 118). Così «tutte le pratiche metafisiche e ascetiche» sono «pure forme di aggressione; in tali pratiche gli iniziati cercano di trasgredire tutti i limiti […]» (p. 118).  L’«adorazione diretta» è il fine del «massimo impulso aggressivo» perché «il divino coincide con la rimozione di tutti i confini e i limiti che costituiscono l’essenza del non-divino, dell’immanente» (p. 118).  Quindi Dugin spiega che «Satana» vuol dire “ostacolo”, “confine”, da ciò scaturisce la «tappa successiva», ossia la «“demonizzazione del nemico”» (cf. p. 118). Ed ecco così giustificata la guerra russa all’Occidente! Pura ideologia, gnostica.

Con un ragionamento contorto, capovolto, ideologico, Dugin rimprovera il mondo moderno, l’umanesimo, l’illuminismo, ecc., di aver rovesciato la Tradizione come intesa sopra, e di aver «inculcato una visione unilaterale dell’aggressione, basata esclusivamente sul punto di vista della vittima» (cf. p. 119).  Dugin rimprovera alla modernità, all’Occidente, al liberalismo, di aver presentato l’aggressione come una trasgressione illegale, e di aver esaltato invece l’individuo, il suo diritto naturale (cf. pp. 119-121)… Dugin ammette che «il terrorismo» diviene «l’ultimo rifugio» di chi aspira «alla totalizzazione di un mondo nel quale quest’ultima è messa fuori legge» (p. 122). È logico affermare che nel nome della sua idea di Tradizione, Dugin, in tal modo, giustifica – o almeno induce altri a giustificare – aggressione, guerra, terrorismo… Ma dalla giustificazione culturale/ideologica alla messa in pratica, il confine è lungo o breve? Dipende dai discepoli di queste teorie duginiane.

Dugin esalta il «“soggetto senza limite”», il «soggetto assoluto», che indica «in modo purissimo il senso metafisico dell’aggressione» e può attuare «l’atto finale del dramma escatologico» (cf. p. 124). Tale Soggetto corrisponde in sostanza alla figura dell’Operaio (“Der Arbeiter”) teorizzata dallo scrittore tedesco Ernst Jünger (cf. pp. 125-128), anche lui punto di riferimento culturale in quella destra radicale italiana la quale elogia il pensiero di Dugin e quindi la sua idea di Russia e di Eurasia…. Più avanti, Dugin scrive: «Prima di morire, lo scrittore fascista francese Robert Brasillach pronunciò una singolare profezia: “A Oriente, in Russia, vedo ascendere il fascismo, il fascismo immenso e rosso”» (p. 145).

Dugin dimostra anche varie conoscenze in campo esoterico. Nel capitolo “Il potere dei bambini incoronati” (pp. 163-169), scrive: «La Tradizione trattava i fanciulli come esseri speciali, direttamente legati al mistero dell’anima universale. […]. La magia operativa cerimoniale richiede la partecipazione dei bambini ai rituali […]» (p. 163).  In «una civiltà sacra», il bambino «era considerato quasi soprannaturale, uguale a sacerdoti e veggenti» (p. 164). «Il bambino incarna il possibile» (p. 165). «Il bambino non appartiene alla terra. Più precisamente, è al di sopra della polarizzazione sessuale, della rigida distribuzione dei ruoli» (p. 165). «Non è un caso che in alchimia – la scienza che afferma come tutti gli oggetti (compresi i minerali) abbiano un’anima e come tutti gli esseri siano occultamente androgini –, il simbolismo dell’infante sia sviluppato al massimo grado» (pp. 165-166). Dugin prosegue: «La Pietra Filosofale – coronamento dell’Opera al Rosso, la rubedo – è raffigurata come un bambino che gioca» (p. 166). Crescendo, i fanciulli perdono «la sottile connessione con i mondi invisibili» (p. 167)… Dugin auspica uno Stato, una società retta da «bambini incoronati» o «da quelli più vicini a uno status fanciullesco: veggenti, santi, profeti, credenti nei miracoli, nei giusti, in contatto con il mondo dell’anima prima della nascita» (p. 168).

Poi Dugin dedica un capitolo al matriarcato (pp. 170-174), elogiando «la venerazione del principio superiore in quanto femminile» (p. 171). «La perdita del matriarcato ha rappresentato una catastrofe nel mondo della Tradizione» (p. 171). «Il tantrismo indù, il mito della Sofia gnostica e l’idea cabalistica della Shekinah, presenze femminili di divinità, sono motivi che risalgono ai più antichi periodi del matriarcato ario» (p. 172). «Pertanto, […], la restaurazione del matriarcato nordico iperboreo, il trionfo tantrico della Shakti, l’enunciazione della grande formula degli iniziati indù “Io sono Lei” (identica all’affermazione “Io sono il Sole”), è la nostra causa sacra, il compito della nostra rivoluzione. Impresa nazionale, messianica della Russia, causa del socialismo» (p. 174).

Molto interessante è anche il capitolo “Lo gnostico” (pp. 181-185). Dugin elogia «la Via della Mano Sinistra», che è «distruttiva, terribile, è il regno della furia e della violenza» (cf. p. 183). «Catene di iniziati» la percorrono e sanno che condurrà a «il trionfo della liberazione totale» (p. 183). «La Via della Mano Sinistra si chiama gnosi, conoscenza» (p. 183).  Essa è seguita dal «rosso» e dal «nero» (nazional-bolscevismo), è la via dello gnostico che «ha tutte le ragioni per trionfare interiormente» (p. 185).

(Circa l’Androgino, il Femmino, il Caos, la Via della Mano Sinistra in Dugin, già ho scritto qui: https://www.corrispondenzaromana.it/la-metafisica-del-caos-e-il-soggetto-radicale-di-aleksandr-dugin-1a-parte/ e qui: https://www.corrispondenzaromana.it/la-metafisica-del-caos-e-il-soggetto-radicale-di-aleksandr-dugin-2a-parte/).

Più avanti Dugin elogia i Templari quali «portatori» di «conoscenza esoterica» (p. 193). Poi dedica un capitolo a “Il pentagramma” (pp. 199-208), ossia la Stella a cinque punte, che «nella Tradizione» indica l’«“esercito angelico”» (p. 200). Dugin si sofferma sulla «stella del mattino», chiamata anche «Venere» o «Lucifero»… Tale stella è simbolo «dell’angelo caduto», della «dea dell’amore e dell’erotismo», e anche di Cristo (cf. pp. 202-203).

Dugin sa bene che la stella a 5 punte, simbolo importante nella Massoneria, nei Rosacroce, nell’occultismo, è diventata simbolo del bolscevismo. Dugin sa che l’umanesimo rivoluzionario ha radici iniziatiche, gnostiche (cf. pp. 207-208). «La stella rossa splende sopra il Cremlino, centro della Terza Roma, della Terza Internazionale. È l’immagine del centro del mondo, del polo» (p. 208). Più avanti, Dugin parla della «“dottrina della Stella”», ossia il superamento di ogni dualismo (cf. pp. 221-222). «L’alto e il basso cambiano di posto, il matrimonio impossibile e impensabile di Paradiso e Inferno, che il brillante William Blake aveva intuito, si realizza. È la cosiddetta “dottrina della Stella”» (p. 222), che è anche dottrina dell’Ordo Templi Orientis di Aleister Crowley (cf. p. 222).

Più avanti, Dugin scrive: «È ora il momento di chiederci: qual è la differenza tra l’iniziazione e il dogma religioso ordinario?» (p. 236). Dugin risponde: «La religione è spiritualmente analoga al mondo newtoniano: tutte le affermazioni sono sorprendentemente simili alla verità, infinitamente vicine ad essa, ma comunque un po’ diverse. […] L’iniziazione segue un percorso radicalmente diverso. È una differenza di capitale importanza. La ricerca dell’assoluto elimina i compromessi. Dobbiamo scendere all’inferno, immergerci nel caos» (p. 236). Poco oltre, Dugin afferma: «Solo attraverso questa esperienza traumatica è possibile emergere dall’altra parte della materia, in modo radicale e irrevocabile. Ecco il grande ideale della liberazione. Il percorso è estremamente pericoloso, ma inevitabile» (pp. 236-237). «La conoscenza del male non è, in fin dei conti, il male. Se non ci fosse, non ci sarebbe nemmeno la salvezza. Felix culpaEva ha fatto la cosa giusta. Eva è la vita. […]. Il creazionismo, il razionale sono senza speranza. La loro esattezza è ripugnante» (p. 237).

Il colore «rosso-bruno» non indica solo l’alleanza nazismo-bolscevismo, ma anche il «dio indù Shiva» la cui personalità è vicina all’elemento «rosso-bruno»… Shiva è il protettore del tantrismo (cf. pp. 262-263)… 

Più avanti, Dugin mostra una concezione gnostica della vita cristiana, allorché ritiene superati i 10 Comandamenti per un cristiano (cf. pp. 350-351): «L’umanità del Nuovo Testamento è fondamentalmente diversa da quella antica, giudaica (o pagana). È sotto il segno dell’amore trascendente; quindi, le dicotomie della legge – adorare o non adorare, uno o molti, rubare o non rubare, sedurre o non sedurre, uccidere o non uccidere – in ultima analisi non hanno più senso. […]. In ogni caso, la piena esistenza cristiana non ha nulla a che fare con i dieci comandamenti dell’Antico Testamento, superati una volta per tutte dal santo battesimo. C’è solo la realizzazione della grazia» (p. 350).

Più avanti, Dugin afferma: «Più un uomo è santo, più appare miserabile, peccaminoso, malvagio davanti al volto della Trinità irradiante. […]. Il rispetto dei dieci comandamenti non ha significato decisivo per il cristiano ortodosso. […]. In mancanza d’amore, i dieci comandamenti portano all’inferno. Se l’amore c’è, allora non hanno senso. Tutto ciò è stato compreso chiaramente dagli intellettuali russi radicali» (p. 351).

Poi Dugin dedica un capitolo allo scrittore russo Pimen Karpov (1886-1963) e al suo romanzo gnostico “Fiamma”, pubblicato nel 1913, ripubblicato nel 1924, e poi nel 1991. Dugin scrive: «Il punto è che Pimen Karpov ha codificato nel suo romanzo un messaggio esoterico unicoun grandioso mito gnostico […]. Ha svelato i segreti della profonda sacralità russa, messo a disposizione del pubblico gli insegnamenti nazionali segreti […]» (p. 359).

Il romanzo parla di: «oscurità, crimini sanguinosi, feroce sadomasochismo, perversioni, morti, marciume, messe nere, sacrilegi, bestemmie […], suicidi materni, stupri di gruppo, torture» (p. 359).  Dugin osserva che «le descrizioni cruente e oscene hanno il solo scopo di illustrare alcuni concetti gnostici, che costituiscono la spina dorsale dell’opera» (p. 360).

Dugin fa ben capire che dai principali personaggi di “Fiamma” di Karpov emergono concetti gnostici come: la Necessità del Male, il Male quale via al Bene e al Trascendente, la discesa all’Inferno necessaria per risalire al Cielo (cf. pp. 360-364). Questa è la «tradizione gnosticala Via della Mano Sinistra (come la chiama l’induismo)» (p. 361). Secondo Dugin, il personaggio Gideonov di “Fiamma”, capo di una setta di satanisti, ricorda Aleister Crowley e Julius Evola (cf. p. 364)…

Nel romanzo “Fiamma” (1913) il satanista Viacheslav dice: «Serviamo tutti l’Oscuro… Insieme prenderemo il mondo … Solo attraverso il dio russo l’Oscuro… Non ha eguali! Presto il mondo crederà in lui! Il pianeta sarà nostro!» (cit. da Dugin, p. 368).  Viacheslav dice anche: «Ora che abbiamo conquistato l’Europa tocca all’America. E perché? Perché l’Europa si è inchinata davanti all’Oscuro. […] E l’Oriente è nostro da molto tempo… Là, il drago e Maometto sono l’essenza dell’ipostasi dell’Oscuro…» (cit. da Dugin, p. 369). Ecco il commento, positivo, di Dugin: «L’Oscuro, dio del sangue e della vita, unisce l’estrema destra e l’estrema sinistra in un fronte unico contro la gelida civiltà liberale. I conservatori rivoluzionari tedeschi degli anni Venti e Trenta e gli eurasisti russi erano giunti alla stessa conclusione» (p. 369).

Al termine del romanzo, non si realizza l’agognata «sintesi nazional-bolscevica» o «il matrimonio tra rosso e bruno» (cf. p. 371), però avviene quanto scrive Dugin: «“L’America sotterranea”, bastione dell’oscurità non-russa, anti-russa, dell’oscurità anti-gnostica, è stata conquistata» (p. 371).

Con il Viacheslav di “Fiamma”, Dugin: a) auspica «una cospirazione globale contro il freddo» (p. 372), ossia contro la civiltà liberale, occidentale e americana (cf. p. 373); b) sostiene la necessità della «Via della Mano Sinistra, la “via del sangue”» per unirsi all’Assoluto (cf. p. 372). Dugin sa che questa «via del sangue» («crocifissione di donne, orge collettive di adepti russi del Tantra, sacrifici redentori di giovani sull’oscuro altare “satanico”», ecc.) è «la dottrina segreta descritta da Pimen Karpov» ed è «molto pericolosa» (cf. pp. 371-373).

Dugin scrive: «La Russia è un paese straordinario e le creature che lo abitano […] sono circondate da un significato metafisico, le “profondità degli abissi”. Questo è avvincente, dà speranza, è terrificante… Le idee di Karpov sono dirette a noi e sono attuali (per quanto possibile) anche oggi: “Tutti noi, fratelli delle tenebre, abbiamo una nostra luce – oscura, invisibile, non scientifica – ultravioletta… Ecco quel che erigeremo sul nostro pianeta comune e sul vostro… Ma per essere governati dai russi…”. Sangue contro freddo. La Russia danza, angelica e folle, contro l’ “America sotterranea”. È un assordante grido nostalgico per la Tradizione, contro la silenziosa degenerazione dei morti gelati. La rivoluzione mondiale è inevitabile. Impossibile sfuggire al Giudizio Universale e alla Comunione del Fuoco» (p. 373).

Nell’ultimo capitolo del suo libro, Dugin tratta del romanzo “Cavallo pallido” di Boris Savinkov (1879-1925), rivoluzionario (terrorista, assassino) e politico russo. Dugin lo ritiene «un testo brillante» (p. 376), «È un testamento. È letteratura. È una guida all’azione» (p. 376). Dugin scrive: «Savinkov è chiaramente dominato da un motivo apocalittico. “Ti donerò la stella del mattino”: questa espressione compare più volte, ipnoticamente, nel diario di un terrorista. “Stella del mattino” indica Lucifero, il giorno. Un angelo caduto ma intatto, prima creazione di Dio, archetipo atemporale del vero rivoluzionario15» (p. 376). Poi nella nota 15, il curatore dell’edizione italiana di questo libro di Dugin, Andrea Scarabelli, scrive circa Lucifero: «Su questa figura, metafisicamente e simbolicamente opposta al Diavolo e al Satana giudeo-cristiani, cfr. Otto Rahn, La Corte di Lucifero, cit.» (p. 376). Dunque Scarabelli sembra accogliere la distinzione esoterica e gnostica tra Lucifero e Satana… Anche Dugin conosce quel libro del nazista Otto Rahn (pubblicato nel 1935) in cui Lucifero viene elogiato (cf. p. 369).

Dugin prosegue, circa la stella del mattino/Lucifero: «“La stella del mattino” è una promessa ambigua, simbolo di una scelta e di una maledizione, che infesta l’arida immaginazione di un uomo che della morte ha fatto una professione, una vocazione, un destino. “La stella del mattino” è la ricompensa per lo spietato castellano, per il portatore del mistero della vendetta assoluta, che deve colpire sia il bene sia il male» (p. 376).

Dugin sembra proprio condividere l’elogio del terrorismo e dell’omicidio che Savinkov fa nel suo romanzo: uccidere diventa addirittura un atto di fede in Dio, in Cristo, un atto nel nome del popolo russo (cf. p. 376)… Poi Dugin scrive: «Il russo uccide in modo diverso. Ha dietro lo strato profondo della metafisica nazionale ortodossa, l’intero dramma tragico dell’Apocalisse […]. Il terrorista russo è la vittima. Compie un atto magico destinato a salvare non solo la società, le persone, la classe, ma tutta la realtà» (p. 377).

Dugin afferma che Boris Savinkov «è attratto dal fascismo, da Mussolini; nella Russia bolscevica , si scopre vicino ai comunisti. Questi cambiamenti politici lo rendono organicamente un nazional-bolscevico. È al di là delle dottrine partitiche. Un eroe devoto a un’idea metafisica. La morte eroica. Un assassino freddo con l’anima di un agnello» (p. 378).

Verso la conclusione del suo libro, Dugin scrive: «Leggiamo Cavallo pallido di Boris Savinkov. Respiriamo la descrizione della sua vita, del suo erotismo, della sua lotta. Vogliamo così tanto la Stella del Mattino – la vogliamo appassionatamente» (p. 379). 

Quella «Stella del Mattino», tanto bramata anche da Dugin, è Lucifero, lo stesso Lucifero del nazista Otto Rahn…

Poi segue la “Postfazione. Il Sole occulto della città luminosa” di Andrea Scarabelli (pp. 381-413) il quale riassume gli elementi salienti del pensiero Dugin, e in particolare di questo suo libro “I Templari del proletariato”: 

  • «nichilismo attivo» (p. 385);
  • la «Via della Mano Sinistra», o «Tantra» quale «metafisica del nazional-bolscevismo» (cf. pp. 393-396), la stessa «Via» in cui converge anche il filosofo neo-nazista Miguel Serrano (cf. p. 396);
  • i “Templari” di Dugin sono dunque adepti della Via della Mano Sinistra, nazional-bolscevichi (cf. pp. 400-403);
  • il Soggetto Radicale, quale incarnazione e compimento dei “Templari del Proletariato” e quindi protagonista assoluto della Via della Mano Sinistra (cf. pp. 406-413). Sul Soggetto Radicale di Dugin, ho scritto qui: https://www.corrispondenzaromana.it/la-metafisica-del-caos-e-il-soggetto-radicale-di-aleksandr-dugin-3a-parte/

Secondo Scarabelli: «è possibile vedere nella Via della Mano Sinistra de I Templari del proletariato il fondamento stesso della Quarta Teoria Politica» (p. 402, nota 56) in cui si riassume, appunto, il cuore del pensiero di Dugin.

Concludo, ribadendo che il pensiero di Aleksandr Dugin, fin qui delineato, è gnostico, esoterico, e le sue teorie costituiscono una giustificazione ideologica, folle e diabolica, della guerra, del terrorismo, della devastazione più totale e apocalittica, ecc., insomma di tutto quanto contemplato dalla “Via della Mano Sinistra” e dai romanzi di Pimen Karpov e Boris Savinkov.

Ho già scritto altrove di una certa somiglianza tra la “Via della Mano Sinistra” e la Gnosi presente nel pensiero del cabalista eterodosso Jakob Frank (https://www.corrispondenzaromana.it/quella-gnosi-tra-sabbatiani-frankisti-e-massoni-la-redenzione-attraverso-il-peccato-o-via-della-mano-sinistra/) e nella Massoneria (qui: https://www.corrispondenzaromana.it/naturalismo-gnosi-in-un-testo-massonico-del-rsaa/; qui: https://www.scuoladieducazionecivile.org/aspetti-esoterici-della-massoneria/). 

Nella Massoneria russa come vengono giudicate le tesi gnostiche di Dugin? La Gran Loggia di Russia e la Gran Loggia di Ucraina sono entrambe Massonerie regolari, riconosciute dalla United Grand Lodge of England (qui: https://www.ugle.org.uk/about-us/foreign-grand-lodges) e sono in rapporti fraterni tra loro visto che hanno inviato rispettive delegazioni alla Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia nell’aprile 2022 (qui: https://www.grandeoriente.it/la-massoneria-ucraina-e-quella-russa-si-sono-incontrate-a-rimini-durante-la-gran-loggia-del-grande-oriente-ditalia/).

Russi, cristiani ortodossi, e italiani, cattolici romani, non dovrebbero assumere le idee nichiliste, gnostiche ed eversive del Prof. Dugin. Contro la “Via della Mano Sinistra” desiderata da Dugin, ascoltiamo invece, con speranza, le parole dette dalla Madonna ai tre pastorelli di Fatima il 13 luglio 1917,  al termine della terza parte del “segreto”: «Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace». (https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000626_message-fatima_it.html).

Guerra e propaganda: il pensiero della ‘maggioranza’ dei russi al servizio di Putin

di Stefano Caprio- Asia news – 26 Maggio 2024

Un approfondimento della rubrica Signal di Meduza ha valutato la reale consistenza del sostegno alla guerra della popolazione. La differenza fra “la maggioranza dei russi” e il campione degli intervistati nei sondaggi, sempre meno credibili. I rilevamenti mezzo di “manipolazione” e di “informazione”. L’esempio di “maschio russo medio”, amplificatore di slogan patriottici. 

Una delle dimensioni più sconvolgenti della grande guerra della Russia contro il mondo intero è il sostegno della popolazione agli istinti imperiali della casta del Cremlino, difficile da comprendere e decisamente impossibile da accettare: possibile che ad opporsi alla violenza di Stato siano soltanto alcuni sparuti dissidenti, sottoposti a durissime repressioni fino alla morte in lager, nella totale indifferenza della maggioranza dei russi?

Su questo si è soffermata la rubrica Signal di Meduza, cercando di andare oltre alcuni stereotipi sull’apatia e la passività degli abitanti della Russia di oggi e di sempre. Se si dà retta ai sondaggi ufficiali, il 70% dei russi sostiene con entusiasmo la necessità delle parate militari sulla piazza Rossa, il 56% è contrario a qualsiasi cambiamento sociale ed economico, e a questa mitologica “maggioranza” si attribuisce ogni sorta di sentimento negativo o assurdo, dall’allergia alle analisi mediche fino all’approvazione della pena di morte. La maggioranza professa la fede ortodossa, anche se si reca in chiesa solo per far benedire i dolci pasquali.

Ovviamente i sociologi di Stato affermano che la stragrande maggioranza dei russi approva la “operazione militare speciale” in Ucraina, ma la litania dei sondaggi ufficiali sul pensiero della popolazione lascia piuttosto interdetti. Quanto più si cristallizzano opinioni ampiamente condivise, tanto più queste contraddicono quelle che si sentono esprimere nella vita quotidiana da parenti e amici sulle strade e nelle case, suscitando il sospetto che, al di là della propaganda dei vertici e della repressione dei marginali, ci sia un’ampia manipolazione di quella che viene definita “la maggioranza” della gente russa.

Come affermano gli autori di Signal, “quando si parla della maggioranza dei russi bisogna intendere la maggioranza degli intervistati nei sondaggi, e c’è una grande differenza tra gli uni e gli altri”. Perfino la maggioranza plebiscitaria del voto alle elezioni presidenziali per la consacrazione di Vladimir Putin è in realtà piuttosto dubbia, sia sul numero reale dell’affluenza, sia su quello dei voti espressi. Quando si dice che i russi sono contrari alle bevande energetiche per i ragazzi, ci si riferisce solo agli utenti del sito SuperJob, e i panettoni pasquali da benedire in chiesa non li fanno tutti i russi, ma soprattutto i clienti della catena “Cucina locale” presente in molte città. I giornalisti che commentano i sondaggi estrapolano dati e risposte in modo molto arbitrario, come succede anche negli altri Paesi.

È una regola inflessibile di ogni forma di propaganda: se non si riporta “l’opinione della maggioranza” nessuno leggerà l’articolo o il servizio relativo all’argomento che interessa. I sondaggi sono sempre meno credibili, nonostante siano supportati da algoritmi e criteri d’analisi sempre più sofisticati: i rispondenti non dicono quello che pensano, ma quello che ritengono necessario dire pubblicamente, e questa auto-censura è spesso più efficace di qualsiasi repressione. La “pubblica opinione” è una cosa molto diversa dalle opinioni delle persone, in un mondo in cui ogni affermazione è sottoposta a una dimensione in cui “pubblico” significa “alienato”, consegnato al possesso di altri ambiti e altre strutture, che siano esse di potere e di monopolio, o più in generale di gerarchia degli interessi sociali. Ovviamente in tempo di guerra questo meccanismo di sfiducia e presa di distanza diventa dominante: si dice solo quello che serve per evitare coinvolgimenti.

I sondaggisti sanno bene quanto sia sempre più diffuso il rifiuto di rispondere: in media per ottenere mille risposte, bisogna passare dal rifiuto di ventimila persone. In Russia sono al massimo il 5-6% delle persone a partecipare ai sondaggi, poco più di quelli che si recano alle liturgie ortodosse, e con percentuali così basse è quasi inevitabile che a rispondere siano per lo più quelli di cui si prevede un’opinione coerente con le finalità dell’indagine. Si evita di esprimere il proprio pensiero per timore di conseguenze, o per totale disinteresse alla politica, e questo è sicuramente un trend globale e non solo russo: non si crede alla possibilità di incidere sulle situazioni in base alle opinioni. I principali centri sociologici della Russia operano sotto lo stretto controllo del Cremlino, il più famoso Levada-Centr è iscritto al registro degli “agenti stranieri” dal 2016, e non ha grande libertà di manovra per confermare la sua capacità di analisi sul campo. In Bielorussia, il presidente Aleksandr Lukašenko ha risolto il problema in modo radicale proibendo dopo le sommosse del 2020 ogni tipo di sondaggio, anche su internet, e permettendo nel 2021 soltanto un grande “sondaggio ufficiale” che dichiarava il suo livello di consenso tra la popolazione al 66,5%; quelli indipendenti e più o meno clandestini parlavano del 24,1%.

Nelle indagini sociologiche conta molto la metodologia con cui vengono proposte le domande, che spesso riguardano le opinioni altrui piuttosto che quelle della persona intervistata, per evitare di comprometterla. Se si vuole chiedere un parere sulle torture, la domanda non si pone direttamente, ma si chiede l’ammissibilità della tortura di chi rapisce bambini o compie gravi attentati. Questo apre molti spazi alla manipolazione, per cui i sondaggi non servono principalmente a informarsi sulle opinioni degli intervistati, ma a informare gli intervistati su questioni che magari non si erano mai posti; chiedere “sapeva che il candidato X ha problemi con la giustizia?” è un modo per abbassare allo stesso X le chance di elezione, per non parlare dei commenti riassuntivi ai “risultati dei sondaggi”. Si chiede un parere sulle parate della piazza Rossa, non sulla guerra o sulle sanzioni, sull’inflazione o sulle repressioni; la gente è spinta a rispondere secondo parametri già conosciuti a livello sociale, e più che un’espressione di pensiero, il sondaggio diventa un “allenamento ideologico”, come lo definisce Signal. Se si chiede a un russo “che cosa pensa la maggioranza dei russi?”, difficilmente dirà qualcosa che lo distingue dal pensiero della maggioranza dei russi.

Manipolare l’opinione pubblica è più semplice di quanto sembri: lo sanno bene in Russia e in tutto il mondo, a prescindere dal regime al potere o dal sistema più o meno autocratico o democratico, come dimostra l’ondata di cieco antisemitismo che cresce a tutte le latitudini nel contesto del conflitto tra israeliani e palestinesi. I “sondaggi riservati” sulla disponibilità dei russi a sacrificarsi per la vittoria in Ucraina permettono a Putin di ribadire trionfalmente che “l’assoluta maggioranza dei russi mette al primo posto la sua appartenenza alla società russa, allo Stato, piuttosto che alla propria discendenza etnica”, come ha spiegato ancora in questi giorni per disperdere le tendenze autonomiste dei popoli minori. Oppure afferma che “noto in particolare un sostegno senza precedenti da parte del nostro popolo, la stragrande maggioranza dei cittadini del nostro Paese è spinta da un chiaro ideale patriottico”, come ha detto al consiglio ristretto del ministero della Difesa, una delle frasi che ripete fin dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, anche senza bisogno di citare statistiche e analisi sociologiche.

Nessuna statistica, del resto, conferma un altro ritornello della propaganda secondo cui “la maggioranza assoluta di chi ha vissuto in Ucraina, e ancora di più di chi ha vissuto in Russia, ritiene che si tratti dello stesso Paese”, facendo leva semmai su reminiscenze sovietiche di comunanza ideale, riciclate nella mitologia degli eventi in corso. L’agenzia informativa Rbk nel 2017 pubblicò il “ritratto medio” di un abitante della Russia, col nome “statistico” di Elena Smirnova di 40 anni, e il Tinkoff Žurnal ha ripreso di recente questo esempio, modificando il modello del “cittadino medio” nel maschio Aleksandr Ivanov di 37-38 anni, di professione autista e leale al governo, con un reddito medio e alcuni risparmi, che “ama la Patria e non si fida degli americani”, e ascolta solo i cantanti russi. Queste figure convenzionali, sempre più simili a fantocci creati dalle nuove applicazioni di intelligenza artificiale, non rappresentano i russi reali, ma soltanto le marionette utili alla casta del potere.

Un esempio perfetto di “maschio russo medio”, amplificatore di slogan patriottici a buon mercato, è il riconfermato ministro della cultura, Valerij Fal’kov, 46enne ex-rettore dell’università di Tjumen in Siberia, che nel 2020 aveva sostituito Vladimir Medinskij, ora consigliere di Putin e autore dei manuali “rivisitati” della storia russa. Il “maschio siberiano” è il modello preferito dal Cremlino (anche per riassumere le varie etnie riunite a quella russa), come ad esempio il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin, anch’egli importato da Tjumen nel 2010, anno della svolta autoritaria e militare di Putin. Quand’era ancora studente nel 2003, Fal’kov scriveva nella sua tesi che la “agitatsija [propaganda] è uno strumento ideologico dei regimi totalitari, per coltivare i valori ad esso più convenienti e controllare la società”, e oggi è il ministro della agitatsija di Stato.

Contemplando “l’amor che move il sole e l’altre stelle”

 Aurora boreale 5 Novembre 2023

22 Maggio 2024 ore 15:30 di Roberto de Mattei . Corrispondenza Romana

Nel corso dell’ultimo anno si sono moltiplicati in tutto il mondo eventi atmosferici eccezionali, tra i quali eclissi e aurore boreali.

 L’8 aprile 2024 c’è stata una grande eclissi di sole in America, visibile dal Messico agli Stati Uniti fino al Canada, 14 giorni dopo un’eclissi lunare che il 25 marzo aveva oscurato i cieli di parte delle Americhe e dell’Europa.

Qualche mese prima, il 5 novembre 2023 i cieli di mezza Europa erano stati illuminati da un’aurora boreale, che in Italia è stata osservata dalle Alpi alla costa del mare Adriatico. Il 25 marzo scorso una nuova tempesta magnetica ha prodotto sul nostro pianeta aurore boreali visibili a diverse latitudini. Una nuova aurora boreale, tra il 10 e l’11 maggio 2024, ha illuminato non solo i cieli dell’emisfero settentrionale ma anche dell’Europa meridionale. L’aurora boreale è molto rara, eppure negli ultimi mesi decine di milioni di persone in Italia e nel mondo hanno avuto modo di assistere per ben tre volte all’impressionante spettacolo. 

Questi eventi insoliti hanno certamente una loro spiegazione naturale. L’aurora boreale è un fenomeno ottico per il quale si possono ammirare nell’atmosfera delle bande in movimento di diversi colori, come frutto dell’incontro fra particelle portate dai venti solari e particelle gassose dell’atmosfera terrestre. Le eclissi lunari si verificano quando la Terra si interpone tra il Sole e la Luna, mentre nell’eclissi solare è la Luna che si posiziona tra il Sole e la Terra oscurando parzialmente o totalmente il sole. Ma, al di là della spiegazione “scientifica”, che riduce i fenomeni naturali a una combinazione di particelle di materia, collegate tra di loro e in moto reciproco, c’è però da chiedersi se non esista un significato profondo e invisibile di questi eventi.

L’insufficienza di un’analisi meramente quantitativa degli eventi naturali fu già rilevata da sant’Agostino che, nel suo Discorso 68, citando il Libro della Sapienza, biasima coloro che, indagando sul cosmo, non furono in grado di trovare Colui dal quale tutto è stato creato. «Se infatti furono capaci di possedere tanta scienza da rendersi conto dell’universo, come mai non trovarono più facilmente il Signore di esso? (Sap 13, 9)».  Essi: «indagarono il moto degli astri, la distanza tra le varie stelle, il percorso dei corpi celesti; in tal modo occupandosi di studi siffatti arrivarono a una tale conoscenza scientifica da predire le eclissi del sole e della luna, e quando le predicevano queste avvenivano nel giorno e nell’ora predetta, nella misura e nel punto dello spazio da loro preannunciati. Grande abilità! Grande capacità! Ma quando si accinsero a cercar di conoscere il Creatore, che stava non lontano da loro, non riuscirono a trovarlo; se lo avessero trovato, lo avrebbero avuto in sé stessi».

Nell’antichità, e nel Medioevo cristiano, si scrutava il cielo cercando di conoscere il significato degli eventi straordinari, come accadde per i Re Magi quando apparve la stella cometa che annunciava la nascita del Salvatore.  E quando Gesù morì sul Calvario, il cielo si oscurò e la terrà tremò (Mt 27, 45-51). Era giusto infatti, commentano i Padri della Chiesa, che calassero le tenebre sulla terra, nel momento in cui fu crocifisso Colui che veniva a portare la luce al mondo.

A Fatima, nel luglio 1917, la Madonna rivelò ai tre pastorelli che il castigo che avrebbe colpito l’umanità, se non avesse corrisposto alle sue richieste, sarebbe stato anticipato da un grande segno del cielo: «Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segnale che Dio vi dà del fatto che si appresta a punire il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre».

La Seconda guerra mondiale, che scoppiò il 1° settembre 1939, fu preceduta da due aurore boreali, il 25-26 gennaio 1938 e il 23 agosto 1939. Suor Lucia, nell’istituto di Santa Dorotea a Tuy, in Spagna dove allora si trovava, sembrò identificare l’aurora boreale del 1938 con il “grande segno” profetizzato dalla Madonna. «Dio se ne servì per farmi capire che la sua giustizia stava per scaricarsi sulle nazioni colpevoli e cominciai allora a chiedere con insistenza la Comunione riparatrice nei primi sabati e la consacrazione della Russia» (Documentos de Fatima, Porto 1976, p. 231).

Le parole di suor Lucia fanno riflettere, ma dal momento che la Seconda guerra mondiale è stata l’inizio e non la fine dei castighi che avrebbero colpito l’umanità a causa della sua infedeltà, le aurore boreali del 1938 e 1939 devono essere considerate come l’anticipazione e la prefigurazione di altri segni celesti che verranno, senza che di essi sia chiara l’origine, naturale o soprannaturale.

Quale che sia il segno del Cielo predetto dalla Madonna, sembra probabile che esso sarà concesso dalla Divina Provvidenza non tanto per convertire coloro che sono immersi nel peccato, quanto per fortificare la fede e la speranza di coloro che combattono per l’instaurazione del Regno di Maria promesso a Fatima.

Infatti, secondo il Vangelo, nemmeno un resuscitato dai morti avrebbe potuto scuotere l’incredulità dei fratelli del ricco Epulone, che rifiutavano la parola dei profeti (Lc 16, 19-31). Come potrebbero essere convinti da un segno celeste, per quanto spettacolare, coloro che si ostinano a rifiutare il messaggio profetico che la Madonna a Fatima ha dato all’umanità? 

Il 23 agosto 1939, il giorno in cui i ministri degli Esteri sovietico e tedesco, Vjaceslav Molotov e Joachim von Ribbentrop, firmarono il patto di non aggressione fra i due Paesi che portò alla spartizione della Polonia, Hitler riunì i più stretti collaboratori nel suo rifugio sulle Alpi di Salisburgo. «Quella notte – scrive Albert Speer, architetto del regime – ci intrattenemmo sulla terrazza del Berghof ad ammirare un raro fenomeno celeste: per un’ora circa, un’intensa aurora boreale illuminò di luce rossa il leggendario Untersberg che ci stava di fronte, mentre la volta del cielo era una tavolozza di tutti i colori dell’arcobaleno. L’ultimo atto del Crepuscolo degli dèi non avrebbe potuto essere messo in scena in modo più efficace. Anche i nostri volti e le nostre mani erano tinti di un rosso innaturale. Lo spettacolo produsse nelle nostre menti una profonda inquietudine» (Memorie del Terzo Reich, trad. it., Mondadori, Milano 1997 p. 196).   

I gerarchi nazisti rimasero attoniti, ma non seppero cogliere il simbolismo dell’evento, al contrario di quanto era accaduto un secolo prima allo scrittore Adalbert Stifter (1805-1868) che, a Vienna, aveva contemplato la grande eclissi di sole dell’8 luglio 1842. Stifter afferma di non essere mai stato tanto impressionato nella sua vita, vedendovi la mano di Dio: «Mai e poi mai nella via vita intera sono stato così scosso da un terrore sublime, come in quei due minuti» (Eclissi. Lettere invernali dalla foresta bavarese, tr. it, Clueb, Bologna 2006, p. 38).

Dio non solo ha voluto fin dall’eternità che accadessero questi fatti celesti straordinari, ma ha voluto porre nel nostro cuore un profondo sentimento di stupore e di meraviglia che genera il desiderio di scoprirne il significato. Questo spirito che ci permette di contemplare la «sinfonia metafisica dell’universo», di cui ha parlato Plinio Corrêa de Oliveira (Contemplazione sacrale dell’universo, Cantagalli, Siena 2013), va riconquistato per restaurare una società profondamente sacrale e ordinata a Dio.

La perdita del senso trascendente della storia corrisponde alla scomparsa di una visione metafisica della natura. In entrambi i casi Dio, creatore del cielo e della terra, è espulso dall’universo creato. Solleviamo dunque lo sguardo al firmamento celeste, cercando di percepire quei messaggi misteriosi che gli astronomi non colgono, ma che non sfuggono a chi contempla nell’universo «l’amor che move il sole e l’altre stelle» (Dante, Paradiso, 23, 145).

Messa a Verona, il Papa: lo Spirito Santo è il protagonista, dà coraggio e fa l’armonia

La visita di Francesco nella città veneta si chiude con la celebrazione eucaristica nello Stadio Bentegodi, alla presenza di 32 mila fedeli, tra i quali moltissimi ragazzi e giovani. A loro il Pontefice affida una riflessione sullo Spirito Santo alla vigilia della solennità di Pentecoste, invitando a riscoprire e valorizzare l’azione del Paraclito nella vita cristiana. Perché quando non lo si lascia agire, avverte, si dà spazio alle guerre e alle lotte tra fratelli

Nicola Gori – Città del Vaticano- 18 Maggio 2024

Lo Spirito Santo è il Protagonista, dà il coraggio per vivere cristianamente e fa l’armonia. In un mondo in cui lo Spirito Santo è sconosciuto anche per tante comunità cristiane, Papa Francesco ricorda la sua azione nella vita del cristiano. Ad ascoltarlo 32 mila persone, in maggioranza giovani e adolescenti, che fin dal primo pomeriggio di oggi, sabato 18 maggio, lo hanno atteso sotto il sole nello stadio Bentegodi di Verona. Tra canti, balli e cori, si sono preparati a partecipare alla celebrazione eucaristica della vigilia della solennità di Pentecoste, a conclusione della visita pastorale nella città scaligera.

Omelia interamente a braccio 

Nell’omelia, tutta improvvisata a braccio, il Papa ricorda quanto narrato negli Atti degli Apostoli, quando l’apostolo Paolo si reca nella comunità cristiana di Efeso e chiede se hanno ricevuto lo Spirito Santo. La risposta è un’ulteriore domanda: “Cos’è lo Spirito Santo?”. Ignoravano chi fosse, fa notare Francesco. E lo stesso avverrebbe forse in tante comunità cristiane se venisse posta la domanda: “cosa è lo Spirito Santo?”.

Il Pontefice ricorda anche un aneddoto simpatico. In una messa con circa 200 bambini nel giorno di Pentecoste, egli domandò: “Chi è lo Spirito Santo?”. I piccoli volevano rispondere tutti, ma invitato a farlo, uno di loro disse candidamente: “È il paralitico”. Aveva sentito “Paraclito” ma aveva detto “paralitico”.

Il Protagonista della nostra vita Tornando alla riflessione spirituale, Papa Francesco definisce lo Spirito come il “Protagonista della nostra vita”:

È quello che ci porta avanti, che ci aiuta ad andare avanti, che ci fa sviluppare la vita cristiana. Lo Spirito Santo è dentro di noi. State attenti: tutti abbiamo ricevuto, con il Battesimo, lo Spirito Santo, e anche con la Cresima, di più! Ma io ascolto lo Spirito Santo che è dentro di me? Ascolto lo Spirito che muove il cuore e mi dice: “Questo non farlo, questo sì”? O per me non esiste lo Spirito Santo?

Poi Francesco ricorda che gli apostoli erano riuniti a porte chiuse nel cenacolo perché avevano paura. Ed è in quel momento che lo Spirito Santo con la sua venuta ha cambiato loro il cuore. Così hanno avuto il coraggio di andare a predicare. Infatti, lo Spirito dà il coraggio di vivere la vita cristiana e, in questo modo, cambia l’esistenza.

Per Bergoglio non c’è età per cambiare vita: ogni momento è quello buono, perché lo Spirito può agire anche in un istante. Non serve scoraggiarsi per i propri peccati; importante è ascoltarlo affidarsi a Lui. Da qui, l’invito alla fiducia: “con un solo giorno, lo Spirito ti può cambiare la vita. Ti può cambiare il cuore”. Per questo, Francesco incoraggia i fedeli presenti a ripetere: “lo Spirito ci cambia la vita”.

Gli apostoli, che erano in preda alla paura, quando hanno ricevuto lo Spirito Santo sono andati avanti con coraggio a predicare il Vangelo. E questa è una “lezione” per tutti: tante volte, ricorda Francesco, ci sono cristiani che sono come l’acqua tiepida, né caldi né freddi, perché gli manca il coraggio. Ma non esistono altre strade per trovare coraggio: solo l’affidamento e la preghiera allo Spirito. Ancora una volta il Papa coinvolge l’assemblea dello stadio facendo ripetere: “Lo Spirito ci dà coraggio”

E poi, una cosa molto bella fece lo Spirito quel giorno della Pentecoste. C’era gente di tutte le nazioni, di tutte le lingue, di tutte le culture, e lo Spirito, con quella gente, edifica la Chiesa. Lo Spirito edifica la Chiesa. Cosa vuol dire? Che fa tutti uguali? No! Tutti differenti, ma con un solo cuore, con l’amore che ci unisce. Lo Spirito è Colui che ci salva dal pericolo di farci tutti uguali.

Siamo tutti redenti, afferma Bergoglio: tutti amati dal Padre, tutti istruiti da Gesù Cristo. E lo Spirito che fa? “C’è una parola – risponde – che spiega bene questo: lo Spirito fa l’armonia. L’armonia della Chiesa. Ognuno differente dall’altro, ma in un clima di armonia. Insieme, lo Spirito ci fa l’armonia”. Lo ripete ancora insieme con i presenti: “Lo Spirito ci fa l’armonia”.

Il miracolo di Pentecoste

Il Papa evidenzia che questo è il miracolo della Pentecoste: “prendere uomini codardi, impauriti e farli coraggiosi; prendere uomini e donne di tutte le culture e farne un’unità di tutti, fare la Chiesa”. È importante comprendere che lo Spirito unisce queste persone senza farle uguali. E così Francesco chiede ai presenti di scandire: “lo Spirito fa l’armonia”.

Del resto, fa presente, tutti hanno bisogno dell’armonia. Da qui l’auspicio che lo Spirito dia armonia alla nostra anima, alle famiglie, alle città, alle società, al mondo del lavoro.

D’altra parte, avverte, il contrario dell’armonia è la guerra, è lottare uno contro l’altro. E quando si fa la guerra e si lotta tra fratelli, non è lo Spirito che agisce. Da ultimo Francesco ricorda che con gli apostoli nel giorno di Pentecoste c’era la Vergine Maria. E rivolge, quindi, un invito a chiedere a lei che “ci dia la grazia di ricevere lo Spirito Santo” e che, come Madre, ci insegni a riceverlo.

Il programma di Putin: riscrivere la storia

di Stefano Caprio-  Asia News – 19  Maggio 2024

Il primo decreto approvato appena finita la cerimonia di inizio del quinto mandato riguarda i “Fondamenti della politica di formazione storica”. L’ansia di riscrivere la storia è il sentimento che agita più di tutti la coscienza di Putin e di tutta la generazione afflitta dal risentimento della fine dell’Unione Sovietica. Ed è questa visione globale ed escatologica che Putin cerca oggi di impersonare anche accanto a Xi Jinping in piazza Tiananmen.

Molti commenti di questi giorni sono stati dedicati ai cambiamenti della squadra di governo di Mosca decisi dal neo-rieletto presidente Vladimir Putin, su tutti la sostituzione del ministro della difesa Sergej Šojgu con l’economista Andrej Belousov, che prelude a scenari sempre più apocalittici di conflitto mondiale. In realtà il governo di Mikhail Mišustin è rimasto pressappoco invariato, con l’inserimento di parenti e amici del presidente per avere ancora più garanzie di fedeltà, ma non sembra che si prospetti una grande rivoluzione: le marionette e i “sosia di Putin” si spostano da una poltrona all’altra per questioni di immagine, come il repulisti in atto al ministero della difesa per celebrare la “fine della corruzione”, mentre i vari Šojgu, Patrušev, Medvedev e tanti altri rimangono a fare da suppellettili o ventilatori del “Putin collettivo”, indipendentemente dalla carica che ricoprono al momento.

Quello che veramente indica il senso del “quinto mandato” di Putin, tra le tanti roboanti promesse sulla guerra e sull’economia, è il primo decreto da lui approvato appena finita la cerimonia d’incoronazione, intitolato “Fondamenti della politica di formazione storica”, usando per la “formazione” il termine prosveščenie, “illuminazione” da parte dello Stato verso il popolo per diffondere e impiantare definitivamente nelle menti e nelle anime “le conoscenze storiche corrispondenti alla verità e scientificamente dimostrate”. L’ansia di riscrivere la storia è il sentimento che agita più di tutti la coscienza di Putin, del patriarca Kirill e di tutta la generazione afflitta dal risentimento della fine dell’Unione Sovietica, che doveva essere la “società perfetta” che mette fine alla storia, e ha fatto invece precipitare la Russia fino all’anno zero. Illuminare la storia significa quindi farla ricominciare daccapo, riassumendo tutto quanto è stato perduto in una nuova-antica identità collettiva che dia un senso all’esistenza stessa della Russia nel mondo.

Gli storici sanno bene che i fatti passati non possono essere “scientificamente dimostrati” più di tanto, al di là dei documenti, delle testimonianze e dei resti archeologici, in quanto nella storia conta sempre molto l’interpretazione dei fatti stessi. Di solito la storia la fanno i vincitori, e viene riscritta a seconda del cambio delle posizioni dominanti; quanto più si pretende di imporre una visione definitiva e “illuminata”, tanto più risulta evidente la distorsione ideologica di chi detiene il potere. L’esempio più clamoroso, a cui evidentemente cerca di rifarsi oggi la Russia putiniana, è la Storia del Partito Comunista (Bolscevico) dell’Urss, che Stalin fece scrivere a una commissione incaricata dal Comitato Centrale e da lui presieduta nel 1938, che anche Mao Tse-Tung imponeva come lettura obbligatoria ai comunisti cinesi. Il dittatore georgiano intendeva dimostrare che il comunismo russo era proprio la realizzazione di tutte le aspirazioni dei popoli fin dalle origini della storia, e le scienze stesse venivano messe al servizio di questa definizione: la geografia e la chimica, la fisica e la letteratura erano ugualmente al servizio di questa visione globale ed escatologica, che Putin cerca oggi di impersonare accanto a Xi Jinping in piazza Tiananmen nella sua prima “storica” visita del nuovo mandato.

Il decreto putiniano afferma che la Russia è un “Paese-civiltà”, strana-tsivilizatsija, intendendo non più il sistema “scientifico” del marxismo-leninismo-stalinismo, ma il corifeo dei “valori tradizionali morali e spirituali”, il ritornello degli ultimi anni che accompagna e giustifica tutte le guerre a tutte le latitudini. Il più grande peccato dell’“Occidente collettivo” non è infatti nemmeno la negazione dei principi della famiglia e del genere, la “propaganda Lgbt” o la democrazia affidata ai “poteri forti”, ma è la “negazione dei fatti storici”, cioè il mancato riconoscimento della salvezza del mondo da parte della Russia. Lo scenario evocato è sempre la grande Vittoria sul nazismo, che oggi si intende replicare in Ucraina, e che gli alleati anglosaksy della seconda guerra mondiale pretendono di attribuirsi invece di glorificare il sacrificio escatologico delle armate staliniane. Dietro questi eventi del secolo scorso si “illuminano” tutte le grandi svolte del passato, dell’Europa difesa dagli slavi contro i tartari, dell’Asia conquistata dai cosacchi contro i popoli mongolici, del Medio Oriente protetto dagli zar contro i turchi, dell’Africa colonizzata e dell’America latina rivoluzionaria, fino agli imperi di Roma e Bisanzio, la cui gloria si riversa sulla Terza Roma moscovita.

Non si tratta soltanto della megalomania di un despota che vuole iscrivere il suo nome negli annali, anche se Putin fa di tutto per accentrare su di sé il paragone con i grandi zar e imperatori, risultando peraltro una copia piuttosto grottesca di personaggi già abbastanza mostruosi del passato. È il segnale di un cambiamento della concezione dello Stato nel mondo globale contemporaneo, che non risulta più essere affermata dal libero consenso dei singoli popoli e rappresentata dalle sue istituzioni, ma cerca di ridefinirsi in funzione di una diversa dimensione spazio-temporale. Oggi si annullano le distanze e si disperdono le memorie, mancano punti di riferimento reali e non virtuali, e non a caso le disposizioni di Putin non riguardano soltanto i libri e i manuali, i film e i documentari, ma impongono di regolare perfino i video-giochi e le applicazioni digitali alla “autentica visione” del mondo e della storia.

Si istituiscono le commissioni per “controllare i contenuti della letteratura storica”, per evitare non solo le falsità sul ruolo storico della Russia, ma anche per estirpare ogni altro genere di contenuto “eretico” e sgradito all’ideologia ufficiale, proprio come ai tempi di Stalin. Il decreto putiniano sulla storia si colloca in qualche modo al di sopra della stessa costituzione, già riformata nel 2020 in senso estremamente “sovranista”, in quanto si dichiara che i “Fondamenti” sono “i valori a cui si ispirano tutti i principi e le norme del diritto internazionale, e gli accordi a tutti i livelli accettati dalla Federazione russa”, nonostante le tante contraddizioni che introducono proprio a livello giuridico.

L’articolo 13 della costituzione russa afferma, almeno sulla carta, il principio della “molteplicità ideologica” introdotto ai tempi della prima versione eltsiniana per affrancarsi dall’eredità totalitaria, proibendo di stabilire una “ideologia di Stato”. Evidentemente il dettaglio è sfuggito alle ultime modifiche putiniane, in quanto i “fondamenti della politica statale” ristabiliscono i dettami dell’idea unica a cui sottomettersi, “illuminando” la storia per oscurare ogni versione divergente. Il presidente del Comitato Investigativo centrale della Russia, Aleksandr Bastrykin, aveva in effetti suggerito già qualche tempo fa di cancellare l’indigesto articolo eltsiniano, ma al Cremlino hanno pensato che bastasse calpestarlo senza rimorsi, approvando i decreti presidenziali senza inutili discussioni.

La definizione ufficiale della storia, come recita appunto il decreto, ha lo scopo di “formare una comprensione scientifica del passato e del presente della Russia”, laddove “scientifica” significa propriamente “ideologica”, non solo nelle valutazioni su eventi o protagonisti della storia, ma anche riguardo alla sua stessa metodologia. Si tratta di “comprendere la storia della Russia nello sviluppo del suo autonomo cammino di civilizzazione”, escludendo ogni tipo di influenza esterna, ciò che in realtà non è pensabile per alcun Paese al mondo; tutti siamo “contaminati” dai nostri vicini, tranne la Russia, che per secoli ha cercato in ogni modo di imitare l’Europa e l’Occidente, per poi rifiutare tali influssi all’inizio di ogni secolo, come affermava nei primi anni del Settecento il più occidentale degli zar, Pietro il Grande: “Prenderemo dall’Europa tutto quello che ci serve, e poi gli mostreremo le terga”. Chi oggi in Russia osa soltanto pensare con criteri “occidentali”, viene immediatamente inserito nella lista degli “agenti stranieri”.

Putin proclama la “illuminazione storica” per contrastare la “guerra informativa”, il vero fronte su cui schierare tutte le truppe nelle mobilitazioni, ben più dei chilometri di terreno da conquistare nel Donbass; perché è da quelle armi che potrebbe derivare la “distruzione dell’integrità della società e dello Stato russo”, come si legge al n.6 del decreto. Al n.5 si precisa invece che “la Russia è un grande Paese con una storia millenaria, che ha riunito a sé tutti i rami del popolo russo e molti altri popoli sulle grandi distese dell’Eurasia, in un’unica comunione storico-culturale”. Oltre ai tatari, ai baškiri e ai ciuvasci, è ora il turno non solo degli ucraini, dei kazachi o dei moldavi, ma di ogni popolo al mondo in cerca della sua “illuminazione”.

La Chiesa cambia le norme su «apparizioni» e «messaggi divini»: ecco i criteri e i 6 gradi di valutazione. «Solo il Papa può dire “soprannaturale”

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera 17 Maggio 2924

Le nuove norme approvate da papa Francesco rappresentano una stretta dopo gli eccessi del «caso Medjugorje»: sei i gradi di giudizio che entreranno in vigore domenica, giorno di Pentecoste

CITTÀ DEL VATICANO – Non più una dichiarazione impegnativa di «soprannaturalità» ma, al massimo, un più prudente «nihil obstat», un nulla osta della Santa Sede di fronte a presunte apparizioni della Madonna, messaggi divini o simili: significa che i fedeli «sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione», come diceva Benedetto XVI, ma «non sono obbligati a prestarvi un assenso di fede».

Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato le nuove norme per «il discernimento di presunti fenomeni soprannaturali», firmate dal cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández e approvate da Papa Francesco il 4 maggio: entreranno in vigore domenica, giorno di Pentecoste. 

Le nuove norme erano attese perché le ultime risalivano al 1978, tre anni prima che iniziassero le «apparizioni» di Medjugorje, e nel frattempo la Rete e la moltiplicazione delle informazioni in tempo reale richiedevano alla Chiesa delle regole che rispondessero con maggiore agilità, senza dover attendere decenni, per evitare che i fedeli fossero confusi o magari ingannati. Le segnalazioni sono ricorrenti e ci sono casi più sottili e complicati della moltiplicazione di gnocchi e pizza raccontate di recente dalla presunta «veggente» di Trevignano, Gisella Cardia, una vicenda nella quale il vescovo di Civita Castellana, Marco Salvi, ha concluso l’indagine diocesana stabilendo che non c’è stato nulla di sovrannaturale.

La vicenda Medjugorje

 Proprio la vicenda di Medjugorje è esemplare di quanto un caso possa essere complesso. La commissione d’indagine voluta da Benedetto XVI e affidata al cardinale Camillo Ruini aveva ritenuto credibili le prime sette apparizioni, ma lo stesso Papa Francesco spiegò che, se su quelle si diceva di «continuare a investigare», sulle altre che proseguirebbero ogni giorno c’erano molti dubbi e «non hanno tanto valore» perché «la Madonna non è un postino o il capo di un ufficio telegrafico». D’altra parte, però, il fenomeno Medjugorje ha generato milioni di pellegrini, «gente che va lì e si converte, incontra Dio, cambia vita», ha riconosciuto Francesco, pure un teologo raffinato come il cardinale Schönborn ha parlato di «fiumi di grazia». E allora, come si fa? 

Le nuove norme e i 6 livelli di giudizio

Le nuove norme offrono una via d’uscita a dilemmi simili. E definiscono sei livelli di giudizio o «dichiarazioni prudenziali», dal «Nihil obstat» – il riconoscimento massimo, ma senza impegno – alla «Declaratio de non supernaturalitate» per i casi evidenti di inganno. Ma prima è bene chiarire di che si tratta, per la Chiesa cattolica.

Che cos’è una «apparizione», per la Chiesa?

Cosa sono, per la Chiesa, le cosiddette apparizioni? Come premessa generale, le parole più lucide e chiare sono quelle che l’allora cardinale Joseph Ratzinger, da prefetto dell’ex Sant’Uffizio, scrisse nel commento teologico che accompagnava la pubblicazione, nel 2000, della terza parte del «segreto di Fatima»

La Chiesa, anzitutto, distingue tra la «rivelazione pubblica» e le «rivelazioni private». La «rivelazione pubblica» è quella di Dio all’umanità e trova la sua espressione letteraria nella Bibbia, ovvero le due parti che per i cristiani sono l’Antico e il Nuovo Testamento. È la «Rivelazione» propriamente detta ed è «compiuta», definitiva e completa: «In Cristo Dio ha detto tutto, cioè sé stesso».

Le «rivelazioni private», invece, sono quelle visioni e quei messaggi che si presumono accaduti dopo la conclusione del Nuovo Testamento. Alcune, ad esempio Fatima, sono state riconosciute come autentiche dalla Chiesa. Ma la loro autorità resta «essenzialmente diversa» rispetto alla «rivelazione pubblica». 

Solo la «rivelazione pubblica» espressa nella Bibbia «esige la nostra fede», se uno si dice cristiano. Nessun fedele è invece obbligato a credere alle «rivelazioni private» che non possono aggiungere né completare nulla, anche se riconosciute autentiche, e vengono considerate solo un «aiuto» per la fede: sono «credibili» quando e perché rimandano «all’unica rivelazione pubblica». Nelle parole di Ratzinger c’era già la regola essenziale per valutare presunte apparizioni: «Il criterio per la verità e il valore di una rivelazione privata è il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da lui, quando essa si rende autonoma o addirittura si fa passare come un altro e migliore disegno di salvezza, più importante del Vangelo, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all’interno del Vangelo e non fuori di esso».

Come farà la Chiesa a decidere su un’apparizione

D’ora in poi l’ex Sant’Uffizio «deve essere consultato e intervenire sempre per dare un’approvazione finale a quanto deciso dal Vescovo, prima che quest’ultimo faccia pubblica una determinazione su un evento di presunta origine soprannaturale». 

Le notizie delle presunte «apparizioni» ormai si diffondono subito ben oltre una diocesi, per quanto remota. Il punto fondamentale è che la Santa Sede eviterà, di norma, il riconoscimento della «soprannaturalità». In passato è accaduto che alcuni fenomeni fossero riconosciuti e poi negati, o viceversa. Tutti questi giudizi «erano in contrasto con la convinzione della Chiesa che i fedeli non sono obbligati ad accettare l’autenticità di questi eventi», si legge nel testo che introduce le nuove norme. Così «queste situazioni complicate, che producono confusione nei fedeli, debbano essere sempre evitate». Così si eviterà che «il discernimento punti verso una dichiarazione di “soprannaturalità”, con forti aspettative, ansie e persino pressioni al riguardo».

 La dichiarazione di «soprannaturalità» viene «sostituita o da un Nihil obstat, che autorizza un lavoro pastorale positivo, o da un’altra determinazione adatta alla situazione concreta», i sei casi definiti dalle nuove regole. Solo il Papa può intervenire «autorizzando, in via del tutto eccezionale, a intraprendere una procedura al riguardo di un’eventuale dichiarazione di soprannaturalità degli eventi: si tratta di un’eccezione, che di fatto è avvenuta negli ultimi secoli solo in pochissimi casi».

Quali sono i criteri positivi e quali quelli negativi

Le norme definiscono una serie di criteri per valutare ogni caso. 

Tra quelli «positivi» c’è «la credibilità e la buona fama» di chi afferma di essere coinvolto, l’ortodossia del messaggio, il «carattere imprevedibile» dell’evento «da cui appare chiaramente che non sia frutto dell’iniziativa delle persone coinvolte» e i «frutti» delle apparizioni o dei messaggi, «spirito di preghiera, conversioni, vocazioni sacerdotali e alla vita religiosa, testimonianze di carità, una sana devozione e frutti spirituali abbondanti e costanti» e «la crescita della comunione ecclesiale». 

E poi ci sono i criteri «negativi», a cominciare dagli «errori» evidenti o dagli «errori dottrinali», non necessariamente in malafede: «Occorre tenere conto della possibilità che il soggetto che afferma di essere destinatario di eventi di origine soprannaturale abbia aggiunto – anche inconsciamente – , ad una rivelazione privata, elementi puramente umani oppure qualche errore d’ordine naturale non dovuto a una cattiva intenzione, ma alla percezione soggettiva del fenomeno». 

Altri segni negativi sono «uno spirito settario che genera divisione nel tessuto ecclesiale», la «ricerca evidente di lucro, potere, fama, notorietà sociale, interesse personale», «atti gravemente immorali compiuti nel momento o in occasione del fatto dal soggetto o dai suoi seguaci» e «alterazioni psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che possano aver esercitato un’influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi riconducibili a un orizzonte patologico».

Quali sono i 6 livelli di valutazione su una apparizione

«Nihil obstat»: «Anche se non si esprime alcuna certezza sull’autenticità soprannaturale del fenomeno, si riconoscono molti segni di un’azione dello Spirito Santo “in mezzo” a una data esperienza spirituale, e non sono stati rilevati, almeno fino a quel momento, aspetti particolarmente critici o rischiosi. Per questa ragione si incoraggia il Vescovo diocesano ad apprezzare il valore pastorale e a promuovere pure la diffusione di questa proposta spirituale, anche mediante eventuali pellegrinaggi a un luogo sacro».
 
Secondo, «Prae oculis habeatur»: «Sebbene si riconoscano importanti segni positivi, si avvertono altresì alcuni elementi di confusione o possibili rischi che richiedono un attento discernimento e dialogo con i destinatari di una data esperienza spirituale da parte del Vescovo diocesano. Se ci fossero degli scritti o dei messaggi, potrebbe essere necessaria una chiarificazione dottrinale»

Terzo, «Curatur»: «Si rilevano diversi o significativi elementi critici, ma allo stesso tempo c’è già un’ampia diffusione del fenomeno e una presenza di frutti spirituali ad esso collegati e verificabili. Si sconsiglia al riguardo un divieto che potrebbe turbare il Popolo di Dio. Ad ogni modo, il Vescovo diocesano è sollecitato a non incoraggiare questo fenomeno, a cercare espressioni alternative di devozione ed eventualmente a riorientarne il profilo spirituale e pastorale». 

Quarto, «Sub mandato»: « Le criticità rilevate non sono legate al fenomeno in sé, ricco di elementi positivi, ma a una persona, a una famiglia o a un gruppo di persone che ne fanno un uso improprio. Si utilizza un’esperienza spirituale per un particolare ed indebito vantaggio economico, commettendo atti immorali o svolgendo un’attività pastorale parallela a quella già presente nel territorio ecclesiastico, senza accettare le indicazioni del Vescovo diocesano. In questo caso, la guida pastorale del luogo specifico in cui si verifica il fenomeno è affidata o al Vescovo diocesano o a un’altra persona delegata dalla Santa Sede, la quale, quando non sia in grado di intervenire direttamente, cercherà di raggiungere un accordo ragionevole».

Quinto, «Prohibetur et obstruatur»: «Pur in presenza di legittime istanze e di alcuni elementi positivi, le criticità e i rischi appaiono gravi. Perciò, per evitare ulteriori confusioni o addirittura scandali che potrebbero intaccare la fede dei semplici, il Dicastero chiede al Vescovo diocesano di dichiarare pubblicamente che l’adesione a questo fenomeno non è consentita e di offrire contemporaneamente una catechesi che possa aiutare a comprendere le ragioni della decisione e a riorientare le legittime preoccupazioni spirituali di quella parte del Popolo di Dio».

E infine, sesto, la «Declaratio de non supernaturalitate»: «In questo caso il Vescovo diocesano è autorizzato dal Dicastero a dichiarare che il fenomeno è riconosciuto come non soprannaturale. Questa decisione si deve basare su fatti ed evidenze concreti e provati. Ad esempio, quando un presunto veggente dichiara di aver mentito, o quando testimoni credibili forniscono elementi di giudizio che permettono di scoprire la falsificazione del fenomeno, l’intenzione errata o la mitomania».

Nuove norme sui presunti fenomeni soprannaturali

Dal nulla osta al giudizio negativo: sono 6 i diversi voti per discernere i casi contenuti nel documento del Dicastero per la Dottrina della Fede approvato dal Papa. Di norma, né il vescovo né la Santa Sede si pronunceranno per definire la natura soprannaturale del fenomeno, limitandosi ad autorizzare e promuovere devozione e pellegrinaggi.

Tuttavia – recita la prefazione del Prefetto – rimane ferma la possibilità che il Santo Padre intervenga autorizzando, in via del tutto eccezionale, ad intraprendere una procedura al riguardo di un’eventuale dichiarazione di soprannaturalità degli eventi”.

( Nota di P. Livio: questo passaggio particolare del Documento lascia aperta la possibilità che il Papa, dopo il segno sul Podbrdo riguardante il terzo segreto, riconosca la soprannaturalità delle apparizioni di Medjugorje.

Per quanto riguarda Medjugorje non cambia nulla rispetto al passato. I pellegrini possono credere alle apparizioni della Regina della pace, fare i pellegrinaggi e seguire i messaggi)

Vatican News 17 Maggio 2024 (Sintesi del Documento)

Vengono aggiornate le norme per il discernimento dei presunti fenomeni soprannaturali: è quanto stabilisce il nuovo documento del Dicastero per la Dottrina della Fede, pubblicato venerdì 17 maggio, che entrerà in vigore domenica 19, festa di Pentecoste. Il testo è preceduto da una articolata presentazione del cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández, a cui segue l’introduzione, con l’individuazione di 6 diverse possibili conclusioni. Saranno possibili pronunciamenti più rapidi nel rispetto della devozione popolare e, di norma, non si impegnerà più l’autorità della Chiesa nel definire ufficialmente la soprannaturalità di un fenomeno che potrebbe richiedere molto tempo per essere approfonditamente studiato. L’altra novità è rappresentata dal coinvolgimento più esplicito del Dicastero per la Dottrina della Fede che dovrà approvare la decisione finale del vescovo e avrà la facoltà di intervenire motu proprio in qualunque momento. In molti dei casi degli ultimi decenni sui quali si sono espressi i singoli vescovi è stato coinvolto l’ex Sant’Uffizio, ma quasi sempre l’intervento rimaneva dietro le quinte e si richiedeva di non renderlo pubblico. A motivare ora questo coinvolgimento esplicito del Dicastero c’è anche la difficoltà nel circoscrivere a livello locale fenomeni che in qualche caso raggiungono dimensioni nazionali e persino mondiali, «per cui una decisione relativa ad una diocesi ha delle conseguenze anche altrove».

Le ragioni delle nuove norme

All’origine del documento c’è la lunga esperienza dell’ultimo secolo, con casi in cui il vescovo locale (o i vescovi di una regione) hanno in tempi rapidissimi dichiarato la soprannaturalità, poi il Sant’Uffizio si è espresso diversamente. Oppure casi in cui un vescovo si è espresso in un modo, il suo successore in modo opposto (sullo stesso fenomeno). Ci sono poi i tempi lunghi, necessari per valutare tutti gli elementi per arrivare a una decisione sulla soprannaturalità o la non soprannaturalità dei fenomeni. Tempi che a volte contrastano con l’urgenza di dare risposte pastorali per il bene dei fedeli. Il Dicastero ha dunque iniziato nel 2019 a revisionare le norme e si è arrivati al testo attuale approvato dal Papa lo scorso 4 maggio. Un testo del tutto nuovo che introduce, come detto, 6 diverse conclusioni possibili.

Frutti spirituali e rischi

Il cardinale Fernández nella presentazione spiega che «tante volte queste manifestazioni hanno provocato una grande ricchezza di frutti spirituali, di crescita nella fede, di devozione e di fraternità e servizio, e in alcuni casi hanno dato origine a diversi santuari sparsi in tutto il mondo che oggi sono parte del cuore della pietà popolare di molti popoli». Esiste però anche la possibilità che «in alcuni casi di eventi di presunta origine soprannaturale» si rilevino «delle criticità molto serie a danno dei fedeli»: casi in cui dai presunti fenomeni si trae «lucro, potere, fama, notorietà sociale, interesse personale» (II, art. 15, 4°), arrivando addirittura a «esercitare un dominio sulle persone o a compiere degli abusi (II, art. 16)». Vi possono essere «errori dottrinali, indebiti riduzionismi nella proposta del messaggio del Vangelo, la diffusione di uno spirito settario». Come pure esiste la possibilità che «i fedeli siano trascinati dietro a un evento, attribuito ad un’iniziativa divina», ma che è solo frutto di fantasia, mitomania o della tendenza alla falsificazione di qualcuno.

Gli orientamenti generali

Secondo le nuove norme la Chiesa potrà discernere: «se sia possibile scorgere nei fenomeni di presunta origine soprannaturale la presenza dei segni di un’azione divina; se negli eventuali scritti o messaggi di coloro che sono coinvolti nei presunti fenomeni in parola non vi sia nulla che contrasti con la fede e i buoni costumi; se sia lecito apprezzarne i frutti spirituali, o risulti necessario purificarli da elementi problematici o mettere in guardia i fedeli dai pericoli che ne derivano; e sia consigliabile una loro valorizzazione pastorale da parte dell’autorità ecclesiastica competente» (I, 10). Inoltre «in via ordinaria, non si dovrà prevedere un riconoscimento positivo da parte dell’autorità ecclesiastica circa l’origine divina di presunti fenomeni soprannaturali» (I, 11). Di norma, pertanto «né il Vescovo diocesano, né le Conferenze episcopali, né il Dicastero dichiareranno che i fenomeni sono di origine soprannaturale, e solo il Santo Padre può autorizzare una procedura in tal senso» (I, 23).

I possibili voti sul presunto fenomeno

Segue dunque l’elenco dei 6 possibili voti finali al termine del discernimento.

Nihil Obstat: non viene espressa certezza sull’autenticità soprannaturale, ma si riconoscono segni di un’azione dello Spirito. Si incoraggia il vescovo a valutare il valore pastorale e a promuovere la diffusione del fenomeno, compresi i pellegrinaggi.

Prae oculis habeatur: si riconoscono segni positivi, ma ci sono anche elementi di confusione o rischi che richiedono discernimento e dialogo con i destinatari. Potrebbe essere necessaria una chiarificazione dottrinale se ci sono scritti o messaggi associati al fenomeno.

Curatur: sono presenti elementi critici, ma c’è una diffusione ampia del fenomeno con frutti spirituali verificabili. Si sconsiglia un divieto che potrebbe turbare i fedeli, ma si invita il vescovo a non incoraggiare il fenomeno.

Sub mandato: le criticità non sono legate al fenomeno stesso, ma all’uso improprio fatto da persone o gruppi. La Santa Sede affida al vescovo o a un delegato la guida pastorale del luogo.

Prohibetur et obstruatur: Nonostante alcuni elementi positivi, le criticità e i rischi sono gravi. Il Dicastero chiede al vescovo di dichiarare pubblicamente che l’adesione non è consentita e di spiegare le ragioni della decisione.

Declaratio de non supernaturalitate: il vescovo è autorizzato a dichiarare che il fenomeno non è soprannaturale basandosi su prove concrete, come la confessione di un presunto veggente o testimonianze credibili di falsificazione del fenomeno.

Le procedure da seguire

Vengono quindi indicate le procedure da mettere in atto: spetta al vescovo esaminare i casi e sottoporlo al Dicastero per l’approvazione. Al vescovo è chiesto di astenersi dal fare pubbliche dichiarazioni relative all’autenticità o soprannaturalità, e anche di vigilare affinché non vi sia confusione e non si alimenti il sensazionalismo. Nel caso gli elementi raccolti «sembrino sufficienti», il vescovo costituirà una commissione d’indagine annoverando tra i suoi membri almeno un teologo, un canonista e un perito scelto in base alla natura del fenomeno.

Criteri positivi e negativi

Tra i criteri positivi, «La credibilità e buona fama delle persone che affermano di essere destinatarie di eventi soprannaturali o di essere direttamente coinvolte in tali fatti, così come dei testimoni ascoltati… l’ortodossia dottrinale del fenomeno e dell’eventuale messaggio ad esso connesso, il carattere imprevedibile del fenomeno da cui appare chiaramente che non sia frutto dell’iniziativa delle persone coinvolte, i frutti di vita cristiana» (II, 14). Tra i criteri negativi, la «presenza di un errore manifesto circa il fatto, eventuali errori dottrinali…, uno spirito settario che genera divisione nel tessuto ecclesiale, una ricerca evidente di lucro, potere, fama, notorietà sociale, interesse personale collegata strettamente al fatto, atti gravemente immorali…, alterazioni psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che possano aver esercitato un’influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi riconducibili a un orizzonte patologico» (II, 15). Infine «è da considerarsi di particolare gravità morale l’uso di esperienze soprannaturali asserite o di elementi mistici riconosciuti come mezzo o pretesto per esercitare un dominio sulle persone o compiere degli abusi» (II, 16). Qualunque sia la determinazione finale approvata, il vescovo «ha il dovere di continuare a vigilare sul fenomeno e sulle persone coinvolte» (II, 24).

Universitari inginocchiati ad Allah.

L’alleanza tra Islam e ideologia woke

 15 Maggio 2024 ore 14:42 – di Roberto de Mattei- Corrispondenza Romana

Universitari americani inginocchiati ad Allah: il video del 1° maggio 2024 (diffuso da Al Jazeera, è simbolico e ha fatto il giro del mondo. Centinaia di studenti della University of California (UCLA), a Los Angeles, dopo aver pregato Allah hanno protestato contro il “regime sionista”, al grido di “Free, free Palestine!” e “La resistenza [di Hamas] è giusta!”.

La UCLA è una delle capofila di una vasta protesta pro-Hamas che vede coinvolti prestigiosi atenei degli Stati Uniti, come Harvard, Yale e Columbia.  Quali sono le ragioni di questo allineamento di una cospicua parte di studenti e di docenti delle università americane alle parole d’ordine dell’Islam radicale? Una prima risposta è possibile: l’interesse economico. Le principali università americane ricevono massicci finanziamenti da Fondi islamici, in particolare dal Qatar e dall’Arabia Saudita. Il Qatar ha il nono fondo sovrano più grande del mondo e l’Arabia il sesto. Con simili ricchezze non è difficile influenzare le università occidentali. Va sottolineato che quest’opera di condizionamento economico non si svolge in maniera sotterranea, ma legalmente, alla luce del sole, attraverso le facilitazioni fiscali offerte alle organizzazioni che godono dello status giuridico non profit identificato dalla legge Usa 501C3. E molte di queste organizzazioni sono legate direttamente o indirettamente all’Islam.

Secondo Alberto Simoni, su “La Stampa” del 4 maggio, un quarto dei fondi ricevuti dagli atenei americani. provengono da Qatar, Arabia Saudita ed Emirati. In un ampio articolo su “Il Foglio” del 12 maggio, Giulio Meotti documenta a sua volta l’esistenza di una guerra economica tra Qatar e Arabia Saudita non solo per la supremazia del mondo islamico, ma anche per conquistare ideologicamente l’Occidente. Uno dei campi di battaglia è il sistema universitario. Ciò spiegherebbe perché, dopo il 7 ottobre, i canti a sostegno di Hamas sono stati, come scrive, «la colonna sonora di tutte le proteste nei campus americani».

Dal 2001 al 2023, ricorda Meotti, il Qatar ha donato 4,7 miliardi di dollari alle università americane. Una delle più beneficate è stata la Georgetown University, un ateneo che ha un valore strategico non solo perché è la più antica università cattolica d’America, ma anche per la vicinanza alla capitale e la produzione di politici, e diplomatici, attraverso la sua rinomata School of Foreign Service. Tra il 2001 e il 2021, la Carnegie Mellon ha ricevuto dal Qatar 1,4 miliardi di dollari, Harvard 894 milioni, il Mit 859 milioni, la Texas A&M 500 milioni, Yale poco meno di 500 milioni e la Johns Hopkins 402 milioni.

Il denaro saudita, non meno ambiguo di quello del Qatar, fluisce verso tutti i tipi di scuole americane di élite come Harvard, Yale e Stanford; pubbliche come il Michigan e Berkeley, statali come la Eastern Washington University e la Ball State University. I sauditi hanno donato 270 milioni a 144 università americane in un anno. L’Università di Toledo ha ricevuto 23 milioni; la George Washington University, 19 milioni; il Massachusetts Institute of Technology, 16 milioni. A Yale, l’Arabia Saudita ha donato dieci milioni per un “Centro di studi della sharia”. 

In Italia, dove non sono possibili le donazioni private, ci pensano gli accordi pubblici, soprattutto con l’Iran. La Sapienza ha 54 accordi con gli ayatollah iraniani. L’Università di Trieste ha più accordi con l’Iran (cinque) che con gran parte degli altri paesi. L’Università di Torino ha sedici accordi con l’Iran, il doppio di quelli con Israele.

In America, come in Europa, i finanziamenti non sono a fondo perduto, ma legati alla creazione di centri di studi, corsi di laurea e master dedicati alla promozione della cultura islamica e all’assunzione di docenti favorevoli alla religione di Allah, che viene praticata in moschee costruite negli immediati dintorni delle università. La Georgetown University, lo scorso 18 marzo, ha ufficialmente aperto la Yarrow Mamout Masjid, la prima moschea in un campus universitario degli Stati Uniti.      

E tuttavia sarebbe sbagliato fare del problema una pura questione di petrodollari. Andrea Indini, su “Il Giornale” del 9 maggio 2024 osserva che le università americane più islamizzate sono anche quelle dove più radicata è l’ideologia woke e LGBTQ+. La UCLA, ad esempio, è una delle università più woke degli Stati Uniti.  Che significato ha, si chiede il giornalista, unire la bandiera palestinese ai vessilli Lgbt, quando è noto che in terra d’Islam non c’è spazio per la cultura femminista o pro-gay? In realtà la contraddizione è solo apparente e aiuta a comprendere la dimensione ideologica che sottende, come sempre, a quella economica del problema.

Il progetto islamico di conquista dell’Occidente ben si combina con il suicidio della cultura occidentale di cui è espressione l’ideologia woke. Paradigmatico è il caso della docente all’università di Berkeley, Judith Butler, un’attivista LGBTQ+ che ora difende la causa dei terroristi di Hamas sostenendo che l’attacco del 7 ottobre è un atto di “resistenza armata”.  Dopo essere stata una delle fondatrici dell’ideologia del gender, Butler lo ha demolito, in nome di un individualismo assoluto (“Io sono il gender”). Islamismo e nichilismo woke sono accomunati dall’odio per l’impero americano e la civiltà “eurocentrica”. Ciò spiega come allo spazio un tempo occupato dalla sinistra giovanile si sostituisce oggi una presenza “anarco-islamica”, intellettualmente alimentata dal relativismo culturale ed economicamente sostenuta dai paesi islamici. Mohamed Abdou, un sociologo musulmano dell’Università americana del Cairo, ex-visiting professor alla Columbia, parla di un «anarchismo islamico de-coloniale» (Islam And Anarchism – Relationships And Resonances Pluto Press, 2022), che sfida filosoficamente e teologicamente l’Occidente. Dietro le accuse al colonialismo in Africa, alla conquista europea delle Americhe, alle responsabilità del capitalismo occidentale per il degrado ambientale, c’è in realtà il rifiuto per tutta la storia, la cultura e l’identità dell’Occidente.

Il linguaggio utilizzato dagli islamisti, come spiega Lorenzo Vidino, studioso della George Washington University (https://www.hudson.org/node/44718), è quello woke  dell’antirazzismo   e della teoria postcoloniale. Lo stesso Vidino, su “La Repubblica” dell’8 marzo, ci informa che dal 2013, l’Università degli Studi di Palermo ha un accordo di cooperazione scientifica con la “al Mustafa International University”, un’istituzione teologica dell’Islam sciita sanzionata dal governo degli Stati Uniti come longa manus della Forza Quds, il ramo dei Guardiani della Rivoluzione specializzato in intelligence e guerriglia (in sostanza, un tutt’uno di servizi segreti e forze speciali).Ogni giorno a Palermo si svolgono assemblee e laboratori contro gli accordi con Israele da parte di studenti pro-Hamas.Ma, allo stesso tempo, l’Università di Palermo è una delle più “inclusive” e aperte all’ideologia arcobaleno.

Non c’è bisogno di studi approfonditi per comprendere l’esistenza di una “vis destructiva”, che vorrebbe sopprimere tutto ciò che rimanda ai princìpi e alle istituzioni dell’Occidente cristiano. Per contrastare questa forza distruttiva la politica non è sufficiente. E’ necessario un cristianesimo militante che all’odio e al nichilismo contrapponga un profondo amore per la Civiltà cristiana, assumendo come programma le parole del Signore: «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore» (Gv 15, 9-11). L’amore di Gesù Cristo è inseparabile dall’osservanza dei suoi comandamenti e questi comandamenti, che costituiscono una filosofia e una pratica di vita, sono l’unico fondamento per la rinascita dell’Occidente nel XXI secolo.

Ghiaie di Bonate, 80 anni di grazie dalla Regina della Famiglia

Il 13 maggio 1944, a Ghiaie (Bergamo), la Madonna appare a una bambina di 7 anni, Adelaide Roncalli. È la prima di 13 apparizioni, ancora non riconosciute, con un messaggio centrale: la necessità di famiglie sante. Tra i miracoli anche danze del sole, come a Fatima. La Bussola intervista Lucia Amour, medico e mamma miracolata per intercessione di Maria

La Nuova Bussola 13_05_2024 – Riccardo Caniato

Un parto traumatico, un miracolo straordinario ottenuto per l’intercessione di Maria: un bimbo, Alessandro, nato morto che inizia a respirare, la sua mamma, Lucia, che ritorna alla vita quando l’emorragia le aveva prosciugato le forze. Da quel prodigio, avvenuto il 18 aprile 1985, la mamma decide che la sua esistenza sarà un atto di ringraziamento alla Madonna, e il suo grazie si incarnerà prima di tutto nella professione di medico, sempre a difesa della vita in cui lei ora più che mai riconosce il dono prezioso di Dio; ma anche in altre forme per lei allora inaspettate. Tutto ha inizio quando una suora la conduce alle Ghiaie di Bonate (provincia di Bergamo) dove la Vergine nel maggio 1944 si è presentata come Regina della Famiglia a una bimba, Adelaide Roncalli.

Lucia Amour, questo il nome completo della mamma, resta incantata da quella mariofania, divenendone, con 13 libri all’attivo, formidabile conoscitrice e testimone. La incontriamo a 80 anni dalla prima apparizione.

13 maggio 1944, la Madonna appare in un paese della bassa bergamasca…
Nel pomeriggio, verso le ore 18, quattro bambine stavano raccogliendo margherite per un altarino dedicato alla Madonna. Tra loro vi era Adelaide, di 7 anni, quinta di otto figli di una famiglia contadina. È solo lei a vedere nel cielo, a oriente, un puntino luminoso che avvicinandosi alla terra e ingrandendosi in tre cerchi di intensissima luce dorata delinea la presenza di «una Bella Signora con Gesù Bambino in braccio e alla sua sinistra san Giuseppe». La Signora indossa un abito bianco e un manto azzurro, ha la corona del rosario al braccio destro e due rose bianche sui piedi. La piccola rimane come pietrificata: «L’Adelaide l’è morta in piè!», dirà la sorellina Palmina alla mamma. La Bella Signora la tranquillizza, rivolgendosi a lei in dialetto bergamasco: «Scapa mia, che mé sò la Madòna» (Non scappare, sono la Madonna), poi le dona i primi insegnamenti: «Devi essere buona, ubbidiente, rispettosa col prossimo e sincera. Prega bene», invitandola a tornare in quel luogo alla stessa ora per altre nove sere. Le apparizioni alla fine saranno tredici.

Perché la Madonna ha scelto una bambina che neppure sapeva l’italiano?
La Madonna ha scelto spesso dei bambini, perché sono semplici e non potrebbero inventare i messaggi di alto valore teologico che Lei, apparendo, comunica. I bambini sono garanzia di veridicità; ma poi penso che Le piacciano tanto, per la loro freschezza. Adelaide, per esempio, si rivolgeva alla Vergine con un franco «Tè, Madòna…» (Ehi, ascolta, Madonna).

Qual è il cuore del messaggio delle Ghiaie?
Maria vuole insegnare la pazienza, la mitezza, la fedeltà, la fortezza e formare donne e uomini «buoni, obbedienti» alla Parola del Signore, «rispettosi verso il prossimo e sinceri», persone di preghiera. Donne e uomini così daranno corpo a famiglie «sante, tra le sue mani materne». La Vergine indica nella famiglia cristiana il nucleo generativo di nazioni e di società sante. Nella 10a apparizione confida: «Al mio cuore materno preme quella pace mondiale in cui tutti si amino come fratelli»; e aggiunge: «Solo così il Papa avrà meno da soffrire». Ora che tutti noi vediamo quanto il Papa soffra per le guerre possiamo comprendere meglio le parole della Bella Signora.

Questo 13 maggio cade anche il 117° anniversario della 1a apparizione di Fatima: c’è un nesso tra le due mariofanie?
Entrambe le apparizioni iniziano lo stesso giorno, in entrambe si verifica il prodigio della danza del sole davanti a folle oceaniche: a Fatima il 13 ottobre 1917, a Ghiaie ben sei volte nel maggio ’44. Entrambe portano messaggi di grande importanza. L’invito alla preghiera e a offrire ogni sofferenza per i peccatori è un aspetto comune; e mi colpisce che nell’ultima visione a Fatima si presenti nel cielo la Sacra Famiglia, proprio come nella prima a Ghiaie e addirittura con gli stessi abiti: quasi un ponte tra le due epifanie!

Suor Lucia di Fatima disse al futuro cardinale Carlo Caffarra che satana vuole distruggere la famiglia cristiana. Ci vedi una consonanza con i messaggi delle Ghiaie?
Se ogni società umana ha come nucleo fondante la famiglia, una società composta da famiglie sane non potrà che essere sana. È pertanto evidente che il maligno miri a distruggere la società nel suo insieme partendo dalla famiglia. Ma il messaggio delle Ghiaie si spinge oltre: per rifondare la famiglia e la società, la Vergine desidera formare in modo completo la persona umana. I già citati suggerimenti offerti ad Adelaide vanno in questa direzione, sono semplici ma decisivi. «Devi essere buona»: pensiamo a Madre Teresa di Calcutta, era certamente buona, quanto bene e amore e aiuto spirituale e concreto ha sparso nel mondo! «Ubbidiente»: se noi cristiani comprendessimo l’efficacia della Parola, l’essere ubbidienti a essa sarebbe il nostro primo impegno. «Sincera»: la falsità che regna nel mondo è causa di incomprensioni, dolori, rivalse e cattiverie a catena. «Rispettosa verso il prossimo»: da qui nasce l’accoglienza dell’altro.

L’autorità della Chiesa, a partire da Adriano Bernareggi, vescovo al tempo delle apparizioni, ha fatto resistenza all’evento, nonostante il sostegno di illustri personaggi come mons. Angelo Bramini e padre Agostino Gemelli. Come te lo spieghi?
Mons. Bernareggi, nel suo Diario di guerra, scrisse in data 21 maggio 1944: «Alle 18 ero al Patronato per la festa di san Giovanni Bosco […] ma la maggior parte della folla rimase fuori perché diceva di avere osservato fatti strani nel sole. Il mio segretario dice di aver osservato per lo spazio di 10 minuti circa il sole girare su se stesso, cangiando anche repentinamente di colore, giallo, rosso, bleu. Anche le persone e le cose si colorivano per il riverbero del sole in giallo, rosso, bleu…». Nonostante questi segni il vescovo un giorno si spinse a chiedere ad Adelaide di dire alla Madonna di non comparire più. Le folle accorse a Ghiaie crearono non pochi problemi di ordine pubblico in un tempo dilaniato dal conflitto. Il discernimento sui fatti di ordine sovrannaturale si spinge oltre la sfera razionale e comporta un grande senso di responsabilità: forse il vescovo rimase spaventato. Ma anche in seguito la Chiesa si è dimostrata restia ad accogliere la grazia di questo luogo… Perché questo? Non lo so. Adelaide diceva: «Si vede che il Signore ha voluto così». Ma il suo direttore spirituale, padre Bonaventura Raschi, aggiungeva: «Il fuoco cova sotto la cenere, l’incendio sarà grandioso!».

Alla fine Bernareggi, nel ’48, emise un decreto di Non constat
L’attuale vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, pur riaffermando la validità di quel decreto, ha precisato che il Non constat è un giudizio sospensivo, non definitivo sulla veridicità delle apparizioni. L’aspetto per me altamente positivo è che dalle mie fonti ho tratto certezza che tale giudizio si sia basato sulle negazioni che la bambina fu costretta a fare sotto forzatura, ma che mai nessuno abbia mai potuto rinvenire degli errori dottrinali nel messaggio consegnato ad Adelaide dalla Vergine. Perciò il caso potrebbe essere riaperto in qualsiasi momento.

Ci dici qualcosa delle grazie qui concesse?
Dal 1944 Maria ha tenuto fede alla promessa pronunciata nella 13a apparizione: «Voglio essere premurosa per tutti in questo luogo». Vi sono state grazie di guarigione fisica e spirituale, di ricomposizione delle famiglie, per donne con difficoltà ad avere figli. A molti è noto che la Madonna aveva promesso di salvaguardare Bergamo dal conflitto e di fatto la città fu inspiegabilmente esentata dal bombardamento già deciso dagli Alleati per il 14 agosto 1944, che avrebbe dovuto raderla al suolo.

Persone che frequentano Bonate mi hanno riferito di una grazia recente per l’attuale parroco, don Welman. Ne sei a conoscenza?
I giornali hanno scritto di un terribile incidente occorso al parroco durante il maxi-tamponamento di lunedì 5 febbraio sulla A22. Il sacerdote ne è uscito in condizioni gravissime. Così scriveva L’Eco di Bergamo il 7 febbraio: «Si trova ora ricoverato all’ospedale di Bologna in coma farmacologico, dopo l’intervento a cui è stato sottoposto martedì mattina per i traumi riportati nell’incidente». Il nostro carissimo don, molto amato dalla sua Comunità e da tutti noi che lo conosciamo, è uscito dall’ospedale dopo soli 16 giorni e poco dopo era già attivissimo, al punto che ha guidato la Luminata (processione con i lumini accesi in onore della Madonna delle Ghiaie, ndr) cantando e pregando! Il suo decorso clinico meriterebbe uno studio da parte di specialisti, ma noi che abbiamo supplicato la Regina della Famiglia per lui siamo in cuore certi che a Bonate si sia compiuto un nuovo grande miracolo.

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