Categoria: Senza categoria Pagina 16 di 17

Giovedì, 20 Giugno 2024 – Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – Youtube in differita
LA GRAZIA DEL RISVEGLIO DELLA COSCIENZA
Lo stato di accecamento
La grazia gratis data del risveglio
Il risveglio è un grazia a cui corrispondere
La decisione di Giuda
La decisione di Pietro
La grazia della pace dopo la domanda di perdono
SE LA TERZA GUERRA MONDIALE SCOPPIASSE IN COREA?
La visita di Putin in Corea del Nord potrebbe significare l’apertura di un terzo fronte dopo Ucraina e Gaza
(Articolo di Federico Rampini – Corriere della sera, 20 Giugno 2024)
SI SALVA CHI STA CON MARIA
La vera divisione del mondo è quella spirituale
Con Gesù e Maria per la vita o con “i ribelli” per la morte
Tutti saranno chiamati e fare una scelta radicale
BLOG: LA MADONNA SI È RIPRESA IN MANO LA PARROCCHIA

Di Lorenzo Piccioli- Formiche.it
Secondo il professore cinese, invadere l’Ucraina è stata per la Russia una mossa fatale che avrà conseguenze infauste sul lungo periodo. E sottolinea come la posizione cinese sia tutt’altro che schiacciata su quella russa
18/04/2024
Nel febbraio del 2022, Mosca ha commesso un azzardo, iniziando una guerra che non può vincere. Nel corso degli ultimi ventisei mesi sono stati numerosi i sostenitori (quasi interamente provenienti dal mondo occidentale) di questa tesi, al sostegno della quale apportavano i fattori più disparati. Tesi sostenuta anche in un articolo pubblicato in data 11 aprile dall’Economist, nel quale però spicca un dettaglio: l’autore è Feng Yujun, professore della Peking University nonché uno dei più noti russologi della Repubblica Popolare. È la prima volta che un esponente delle élite cinesi si espone pubblicamente contro l’invasione russa dell’Ucraina, non soltanto prevedendone l’esito negativo, ma anche accusandola di aver provocato un deterioramento nei rapporti tra Pechino e Mosca, rinnegando la “partnership senza limiti” annunciata da Xi Jinping e da Vladimir Putin poche settimane prima dell’inizio dell’Operazione Militare Speciale.
Secondo Feng, sono quattro i fattori che segneranno l’andamento del conflitto. Il primo è il livello di resistenza e di unità nazionale dimostrato dagli ucraini, che finora è stato straordinario. Il secondo è il sostegno internazionale all’Ucraina che, sebbene di recente sia stato inferiore alle aspettative del Paese, rimane ampio. Il terzo concerne la natura della guerra moderna, risultato di un equilibrio tra potenza industriale e sistemi di comando, controllo, comunicazione e intelligence, rispetto alla quale la Russia si è trovata relativamente impreparata a causa della drammatica deindustrializzazione verificatasi dopo la fine dell’epoca sovietica. Infine, l’ultimo fattore è quello dell’informazione al vertice: come conseguenza della sua lunga permanenza al potere, Putin è intrappolato in un bozzolo di informazioni distorte, che impedisce loro di correggere gli errori, mentre la controparte ucraina è più flessibile ed efficace in questo senso. “La combinazione di questi quattro fattori rende inevitabile la sconfitta finale della Russia. Col tempo sarà costretta a ritirarsi da tutti i territori ucraini occupati, compresa la Crimea. La sua capacità nucleare non è una garanzia di successo. L’America armata di nucleare non si è forse ritirata dalla Corea, dal Vietnam e dall’Afghanistan?” chiosa Feng.
Che individua alcuni epifenomeni della difficoltà politica di Mosca, e sul piano interno e su quello esterno. Il conflitto ha infranto il mito dell’invincibilità militare della Russia, e ha consegnato il regime di Putin a un ampio isolamento internazionale, allontanando dalla sua orbita le repubbliche post-sovietiche, causando un forte raffreddamento nella distensione tra Unione europea e Russia avviatasi dopo la guerra fredda e portando ad una revitalizzazione (nonché a un’espansione) dell’Alleanza Atlantica, suo nemico giurato; inoltre, il Cremlino ha anche dovuto affrontare difficili correnti politiche interne, dalla ribellione dei mercenari del Gruppo Wagner e di altri gruppi paramilitari alle tensioni etniche in diverse regioni russe, fino al recente attacco terroristico a Mosca. Ogni tipo di “cigno nero” è adesso possibile in Russia, secondo l’accademico cinese.
Ricordando poi come le relazioni della Cina con la Russia non siano fisse, e siano anzi state influenzate dagli eventi degli ultimi due anni. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che poche ore prima della pubblicazione dell’articolo si è a recato in visita a Pechino, dove insieme al suo omologo cinese ha sottolineato ancora una volta gli stretti legami tra i loro Paesi, appare a Feng più come uno sforzo diplomatico della Russia per dimostrare di non essere sola che un vero e proprio innamoramento. “Gli osservatori più accorti notano che la posizione della Cina nei confronti della Russia è tornata dalla posizione ‘senza limiti’ dell’inizio del 2022, prima della guerra, ai principi tradizionali di ‘non allineamento, non confronto e non bersaglio di terze parti”.
Feng adduce l’esempio delle sanzioni come esemplificativo del rapporto tra i due Paesi: sebbene la Cina non abbia aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia, allo stesso tempo non le ha sistematicamente ed esplicitamente violate. È se è vero che la Cina ha importato più di 100 milioni di tonnellate di petrolio russo nel 2023, è anche vero che la cifra è di poco superiore a quella degli anni antecedenti.
Chiudendo il suo intervento con parole che rimarcano la distanza esistente tra Mosca e Pechino: “Dall’inizio della guerra, la Cina ha condotto due cicli di mediazione diplomatica. Il successo si è rivelato sfuggente, ma nessuno dovrebbe dubitare del desiderio della Cina di porre fine a questa guerra crudele attraverso i negoziati. Questo desiderio dimostra che la Cina e la Russia sono Paesi molto diversi. La Russia cerca di sovvertire l’ordine internazionale e regionale esistente con la guerra, mentre la Cina vuole risolvere le dispute in modo pacifico”. E ammonendo su come “in assenza di un cambiamento fondamentale nel sistema politico e nell’ideologia della Russia, il conflitto potrebbe essere congelato. Ciò consentirebbe alla Russia di continuare a lanciare nuove guerre dopo una tregua, mettendo il mondo ancora più in pericolo”.

“Da un punto di vista spirituale e morale, l’operazione militare speciale è una guerra santa, in cui la Russia e il suo popolo, difendendo l’unico spazio spirituale della Santa Rus’, proteggono il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’occidente caduto nel satanismo””
MATTEO MATZUZZI 02 APR 2024 IL FOGLIO
Altro che dialogo, il Patriarcato di Mosca punta alla conquista spirituale e armata di Kyiv. Un documento apocalittico che giustifica la guerra di Putin
Sullo stesso argomento:
Roma. Mentre la Chiesa cattolica, anche a Pasqua, rinnova gli appelli per la pace e il dialogo fra Mosca e Kyiv (da ultimo, il Papa durante le celebrazioni pasquali), il Sinodo russo riunito nei giorni scorsi sotto la presidenza del Patriarca Kirill va in tutt’altra direzione. Il 27 marzo, infatti, è stato approvato il decreto del XXV Concilio mondiale del popolo russo che si è tenuto lo scorso novembre. Il documento non ammette spazi per il negoziato né per un ripensamento delle ragioni che hanno condotto il Cremlino a invadere l’Ucraina. “Da un punto di vista spirituale e morale, l’operazione militare speciale è una guerra santa, in cui la Russia e il suo popolo, difendendo l’unico spazio spirituale della Santa Rus’, compiono la missione di ‘Colui che trattiene’ [o Katéchon], proteggendo il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’occidente caduto nel satanismo”, si legge nel documento. Quindi, “dopo il completamento dell’operazione militare speciale, tutto il territorio dell’Ucraina contemporanea dovrà entrare in una zona di influenza esclusiva della Russia. La possibilità di esistenza su questo territorio di un regime politico ostile alla Russia e al suo popolo, così come di un regime politico governato da un centro esterno ostile alla Russia, deve essere completamente esclusa”.
Il passaggio successivo chiarisce le fondamenta “teologiche” di questa guerra santa, inserite nell’ideologia del “Russkiy mir” (il mondo russo), che da sempre le autorità religiose ucraine condannano come il cuore del nazionalismo religioso che ha benedetto e dunque giustificato la partenza dei carri armati di Vladimir Putin.
Il decreto ricorda infatti che “la Russia è il creatore, il sostegno e il difensore del Mondo russo. I confini del Mondo russo come fenomeno spirituale e culturale-civile sono significativamente più ampi dei confini statali sia dell’attuale Federazione russa sia della grande Russia storica. Oltre ai rappresentanti dell’oikoumene russa sparsi in tutto il mondo, il Mondo russo comprende tutti coloro per i quali la tradizione russa, i santuari della civiltà russa e la grande cultura russa rappresentano il più alto valore e significato della vita. Il significato supremo dell’esistenza della Russia e del mondo russo da essa creato – la loro missione spirituale – è quello di essere il ‘Katéchon’ mondiale, proteggendo il mondo dal male. La missione storica consiste nel far crollare di volta in volta i tentativi di stabilire un’egemonia universale nel mondo – i tentativi di subordinare l’umanità a un unico principio malvagio. La costruzione della millenaria statualità russa è la più alta forma di creatività politica dei russi come nazione”. Ancora, “la divisione e l’indebolimento del popolo russo, la privazione delle sue forze spirituali e vitali hanno sempre portato all’indebolimento e alla crisi dello stato russo. Pertanto, il ripristino dell’unità del popolo russo e del suo potenziale spirituale e vitale sono le condizioni chiave per la sopravvivenza e il successo dello sviluppo della Russia e del mondo russo nel XXI secolo”.
Il decreto mischia fede e politica, parla di guerra santa e auspica rimedi alla “principale minaccia all’esistenza e allo sviluppo della Russia”, che è “la catastrofe demografica”. Serve lavorare sull’educazione, perché “l’assimilazione delle idee e dei valori spirituali e morali della civiltà russa è l’aspetto più importante della nazionalizzazione delle moderne élite russe e dell’educazione delle future generazioni di cittadini russi. La soluzione di questo compito richiede la sovranità del sistema educativo nazionale”. Di qui la considerazione che “i programmi nazionali di educazione e di formazione devono essere purificati da concetti e atteggiamenti ideologici distruttivi, soprattutto occidentali, che sono estranei al popolo russo e distruttivi per la società russa. Un nuovo paradigma socio-umanitario basato sull’identità civile russa e sui valori spirituali e morali tradizionali russi deve essere sviluppato e introdotto nell’insegnamento nazionale delle discipline sociali e umanitarie”.
Sul fronte geopolitico, il Sinodo sostiene che la Russia “deve diventare uno dei centri principali di un mondo multipolare, guidando i processi di integrazione e garantendo sicurezza e sviluppo stabili in tutto lo spazio post-sovietico. In quanto centro geopolitico dell’Eurasia, situato all’intersezione degli assi globali ovest-est e nord-sud, la Russia deve regolare l’equilibrio degli interessi strategici e agire come baluardo della sicurezza e di un giusto ordine mondiale nel nuovo mondo multipolare. La riunificazione del popolo russo deve diventare uno dei compiti prioritari della politica estera russa. La Russia deve tornare alla dottrina della triunità del popolo russo, che esiste da più di tre secoli, secondo la quale il popolo russo è composto da Grandi russi, Piccoli russi e bielorussi, che sono rami (sub-etnicità) di un unico popolo, e il concetto di ‘russo’ comprende tutti gli slavi orientali – discendenti della Russia storica. Oltre al riconoscimento e allo sviluppo della scienza interna, la dottrina della triunità dovrebbe essere legiferata, diventando parte integrante del sistema giuridico russo. La triunità dovrebbe essere inclusa nell’elenco normativo dei valori spirituali e morali russi e ricevere un’adeguata protezione legale”. Quindi, la considerazione che “la Russia deve diventare uno stato-rifugio per tutti i compatrioti del mondo che soffrono per l’assalto del globalismo occidentale, delle guerre e della discriminazione. Oltre ai connazionali, il nostro paese può diventare un rifugio per milioni di stranieri che sostengono i valori tradizionali, sono fedeli alla Russia e sono pronti all’integrazione linguistica e culturale nel nostro paese”. Il quadro è apocalittico, ideologico e orgogliosamente impostato su fondamenta etnico-religiose: la ricetta perfetta per alimentare lo spirito di conquista in nome di Dio e della sacra patria.
Severo è il giudizio del Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose, a giudizio del quale “il documento contiene la negazione dell’esistenza del popolo ucraino come un’etnia, la negazione del diritto del popolo ucraino alla propria sovranità statale, contiene altresì la giustificazione sia dei crimini di guerra e gli atti di genocidio già commessi dalla Federazione russa sul territorio dell’Ucraina, così come incoraggiamenti attivi per l’ulteriore commissione di tali atti”. Inevitabile, dunque, che “in qualità di rappresentanti della comunità religiosa dell’Ucraina, affermiamo che la guerra aggressiva della Russia contro la nostra Patria è un atto diabolico e, che il prenderne parte mettendosi dalla parte dell’aggressore, anche attraverso la giustificazione pubblica, è un crimine spirituale”.