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Russia sconfitta in Ucraina e ripudiata dal partner cinese. Le previsioni di Feng

Di Lorenzo Piccioli- Formiche.it

Secondo il professore cinese, invadere l’Ucraina è stata per la Russia una mossa fatale che avrà conseguenze infauste sul lungo periodo. E sottolinea come la posizione cinese sia tutt’altro che schiacciata su quella russa

18/04/2024

Nel febbraio del 2022, Mosca ha commesso un azzardo, iniziando una guerra che non può vincere. Nel corso degli ultimi ventisei mesi sono stati numerosi i sostenitori (quasi interamente provenienti dal mondo occidentale) di questa tesi, al sostegno della quale apportavano i fattori più disparati. Tesi sostenuta anche in un articolo pubblicato in data 11 aprile dall’Economist, nel quale però spicca un dettaglio: l’autore è Feng Yujun, professore della Peking University nonché uno dei più noti russologi della Repubblica Popolare. È la prima volta che un esponente delle élite cinesi si espone pubblicamente contro l’invasione russa dell’Ucraina, non soltanto prevedendone l’esito negativo, ma anche accusandola di aver provocato un deterioramento nei rapporti tra Pechino e Mosca, rinnegando la “partnership senza limiti” annunciata da Xi Jinping e da Vladimir Putin poche settimane prima dell’inizio dell’Operazione Militare Speciale.

Secondo Feng, sono quattro i fattori che segneranno l’andamento del conflitto. Il primo è il livello di resistenza e di unità nazionale dimostrato dagli ucraini, che finora è stato straordinario. Il secondo è il sostegno internazionale all’Ucraina che, sebbene di recente sia stato inferiore alle aspettative del Paese, rimane ampio. Il terzo concerne la natura della guerra moderna, risultato di un equilibrio tra potenza industriale e sistemi di comando, controllo, comunicazione e intelligence, rispetto alla quale la Russia si è trovata relativamente impreparata a causa della drammatica deindustrializzazione verificatasi dopo la fine dell’epoca sovietica. Infine, l’ultimo fattore è quello dell’informazione al vertice: come conseguenza della sua lunga permanenza al potere, Putin è intrappolato in un bozzolo di informazioni distorte, che impedisce loro di correggere gli errori, mentre la controparte ucraina è più flessibile ed efficace in questo senso. “La combinazione di questi quattro fattori rende inevitabile la sconfitta finale della Russia. Col tempo sarà costretta a ritirarsi da tutti i territori ucraini occupati, compresa la Crimea. La sua capacità nucleare non è una garanzia di successo. L’America armata di nucleare non si è forse ritirata dalla Corea, dal Vietnam e dall’Afghanistan?” chiosa Feng.

Che individua alcuni epifenomeni della difficoltà politica di Mosca, e sul piano interno e su quello esterno. Il conflitto ha infranto il mito dell’invincibilità militare della Russia, e ha consegnato il regime di Putin a un ampio isolamento internazionale, allontanando dalla sua orbita le repubbliche post-sovietiche, causando un forte raffreddamento nella distensione tra Unione europea e Russia avviatasi dopo la guerra fredda e portando ad una revitalizzazione (nonché a un’espansione) dell’Alleanza Atlantica, suo nemico giurato; inoltre, il Cremlino ha anche dovuto affrontare difficili correnti politiche interne, dalla ribellione dei mercenari del Gruppo Wagner e di altri gruppi paramilitari alle tensioni etniche in diverse regioni russe, fino al recente attacco terroristico a Mosca. Ogni tipo di “cigno nero” è adesso possibile in Russia, secondo l’accademico cinese.

Ricordando poi come le relazioni della Cina con la Russia non siano fisse, e siano anzi state influenzate dagli eventi degli ultimi due anni. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che poche ore prima della pubblicazione dell’articolo si è a recato in visita a Pechino, dove insieme al suo omologo cinese ha sottolineato ancora una volta gli stretti legami tra i loro Paesi, appare a Feng più come uno sforzo diplomatico della Russia per dimostrare di non essere sola che un vero e proprio innamoramento. “Gli osservatori più accorti notano che la posizione della Cina nei confronti della Russia è tornata dalla posizione ‘senza limiti’ dell’inizio del 2022, prima della guerra, ai principi tradizionali di ‘non allineamento, non confronto e non bersaglio di terze parti”.

Feng adduce l’esempio delle sanzioni come esemplificativo del rapporto tra i due Paesi: sebbene la Cina non abbia aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia, allo stesso tempo non le ha sistematicamente ed esplicitamente violate. È se è vero che la Cina ha importato più di 100 milioni di tonnellate di petrolio russo nel 2023, è anche vero che la cifra è di poco superiore a quella degli anni antecedenti.

Chiudendo il suo intervento con parole che rimarcano la distanza esistente tra Mosca e Pechino: “Dall’inizio della guerra, la Cina ha condotto due cicli di mediazione diplomatica. Il successo si è rivelato sfuggente, ma nessuno dovrebbe dubitare del desiderio della Cina di porre fine a questa guerra crudele attraverso i negoziati. Questo desiderio dimostra che la Cina e la Russia sono Paesi molto diversi. La Russia cerca di sovvertire l’ordine internazionale e regionale esistente con la guerra, mentre la Cina vuole risolvere le dispute in modo pacifico”. E ammonendo su come “in assenza di un cambiamento fondamentale nel sistema politico e nell’ideologia della Russia, il conflitto potrebbe essere congelato. Ciò consentirebbe alla Russia di continuare a lanciare nuove guerre dopo una tregua, mettendo il mondo ancora più in pericolo”.

La guerra santa di Kirill per cancellare l’Ucraina

“Da un punto di vista spirituale e morale, l’operazione militare speciale è una guerra santa, in cui la Russia e il suo popolo, difendendo l’unico spazio spirituale della Santa Rus’, proteggono il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’occidente caduto nel satanismo””

MATTEO MATZUZZI  02 APR 2024 IL FOGLIO

Altro che dialogo, il Patriarcato di Mosca punta alla conquista spirituale e armata di Kyiv. Un documento apocalittico che giustifica la guerra di Putin

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Roma. Mentre la Chiesa cattolica, anche a Pasqua, rinnova gli appelli per la pace e il dialogo fra Mosca e Kyiv (da ultimo, il Papa durante le celebrazioni pasquali), il Sinodo russo riunito nei giorni scorsi sotto la presidenza del Patriarca Kirill va in tutt’altra direzione. Il 27 marzo, infatti, è stato approvato il decreto del XXV Concilio mondiale del popolo russo che si è tenuto lo scorso novembre. Il documento non ammette spazi per il negoziato né per un ripensamento delle ragioni che hanno condotto il Cremlino a invadere l’Ucraina. “Da un punto di vista spirituale e morale, l’operazione militare speciale è una guerra santa, in cui la Russia e il suo popolo, difendendo l’unico spazio spirituale della Santa Rus’, compiono la missione di ‘Colui che trattiene’ [o Katéchon], proteggendo il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’occidente caduto nel satanismo”, si legge nel documento. Quindi, “dopo il completamento dell’operazione militare speciale, tutto il territorio dell’Ucraina contemporanea dovrà entrare in una zona di influenza esclusiva della Russia. La possibilità di esistenza su questo territorio di un regime politico ostile alla Russia e al suo popolo, così come di un regime politico governato da un centro esterno ostile alla Russia, deve essere completamente esclusa”. 


Il passaggio successivo chiarisce le fondamenta “teologiche” di questa guerra santa, inserite nell’ideologia del “Russkiy mir” (il mondo russo), che da sempre le autorità religiose ucraine condannano come il cuore del nazionalismo religioso che ha benedetto e dunque giustificato la partenza dei carri armati di Vladimir Putin.

Il decreto ricorda infatti che “la Russia è il creatore, il sostegno e il difensore del Mondo russo. I confini del Mondo russo come fenomeno spirituale e culturale-civile sono significativamente più ampi dei confini statali sia dell’attuale Federazione russa sia della grande Russia storica. Oltre ai rappresentanti dell’oikoumene russa sparsi in tutto il mondo, il Mondo russo comprende tutti coloro per i quali la tradizione russa, i santuari della civiltà russa e la grande cultura russa rappresentano il più alto valore e significato della vita. Il significato supremo dell’esistenza della Russia e del mondo russo da essa creato – la loro missione spirituale – è quello di essere il ‘Katéchon’ mondiale, proteggendo il mondo dal male. La missione storica consiste nel far crollare di volta in volta i tentativi di stabilire un’egemonia universale nel mondo – i tentativi di subordinare l’umanità a un unico principio malvagio. La costruzione della millenaria statualità russa è la più alta forma di creatività politica dei russi come nazione”. Ancora, “la divisione e l’indebolimento del popolo russo, la privazione delle sue forze spirituali e vitali hanno sempre portato all’indebolimento e alla crisi dello stato russo. Pertanto, il ripristino dell’unità del popolo russo e del suo potenziale spirituale e vitale sono le condizioni chiave per la sopravvivenza e il successo dello sviluppo della Russia e del mondo russo nel XXI secolo”.

Il decreto mischia fede e politica, parla di guerra santa e auspica rimedi alla “principale minaccia all’esistenza e allo sviluppo della Russia”, che è “la catastrofe demografica”. Serve lavorare sull’educazione, perché “l’assimilazione delle idee e dei valori spirituali e morali della civiltà russa è l’aspetto più importante della nazionalizzazione delle moderne élite russe e dell’educazione delle future generazioni di cittadini russi. La soluzione di questo compito richiede la sovranità del sistema educativo nazionale”. Di qui la considerazione che “i programmi nazionali di educazione e di formazione devono essere purificati da concetti e atteggiamenti ideologici distruttivi, soprattutto occidentali, che sono estranei al popolo russo e distruttivi per la società russa. Un nuovo paradigma socio-umanitario basato sull’identità civile russa e sui valori spirituali e morali tradizionali russi deve essere sviluppato e introdotto nell’insegnamento nazionale delle discipline sociali e umanitarie”. 

Sul fronte geopolitico, il Sinodo sostiene che la Russia “deve diventare uno dei centri principali di un mondo multipolare, guidando i processi di integrazione e garantendo sicurezza e sviluppo stabili in tutto lo spazio post-sovietico. In quanto centro geopolitico dell’Eurasia, situato all’intersezione degli assi globali ovest-est e nord-sud, la Russia deve regolare l’equilibrio degli interessi strategici e agire come baluardo della sicurezza e di un giusto ordine mondiale nel nuovo mondo multipolare. La riunificazione del popolo russo deve diventare uno dei compiti prioritari della politica estera russa. La Russia deve tornare alla dottrina della triunità del popolo russo, che esiste da più di tre secoli, secondo la quale il popolo russo è composto da Grandi russi, Piccoli russi e bielorussi, che sono rami (sub-etnicità) di un unico popolo, e il concetto di ‘russo’ comprende tutti gli slavi orientali – discendenti della Russia storica. Oltre al riconoscimento e allo sviluppo della scienza interna, la dottrina della triunità dovrebbe essere legiferata, diventando parte integrante del sistema giuridico russo. La triunità dovrebbe essere inclusa nell’elenco normativo dei valori spirituali e morali russi e ricevere un’adeguata protezione legale”. Quindi, la considerazione che “la Russia deve diventare uno stato-rifugio per tutti i compatrioti del mondo che soffrono per l’assalto del globalismo occidentale, delle guerre e della discriminazione. Oltre ai connazionali, il nostro paese può diventare un rifugio per milioni di stranieri che sostengono i valori tradizionali, sono fedeli alla Russia e sono pronti all’integrazione linguistica e culturale nel nostro paese”. Il quadro è apocalittico, ideologico e orgogliosamente impostato su fondamenta etnico-religiose: la ricetta perfetta per alimentare lo spirito di conquista in nome di Dio e della sacra patria. 

Severo è il giudizio del Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose, a giudizio del quale “il documento contiene la negazione dell’esistenza del popolo ucraino come un’etnia, la negazione del diritto del popolo ucraino alla propria sovranità statale, contiene altresì la giustificazione sia dei crimini di guerra e gli atti di genocidio già commessi dalla Federazione russa sul territorio dell’Ucraina, così come incoraggiamenti attivi per l’ulteriore commissione di tali atti”. Inevitabile, dunque, che “in qualità di rappresentanti della comunità religiosa dell’Ucraina, affermiamo che la guerra aggressiva della Russia contro la nostra Patria è un atto diabolico e, che il prenderne parte mettendosi dalla parte dell’aggressore, anche attraverso la giustificazione pubblica, è un crimine spirituale”.

🔴LIVE VIDEO🔴Via Lucis drammatizzata con i giovani di Radio Maria

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🔴Gesù in croce ci ha donato Maria come madre 🔴

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🔴LIVE VIDEO🔴IN DIRETTA P.LIVIO CON NATHALIE, una delle veggenti di KIBEHO

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla partecipazione alla Santa Messa

Cari amici, alla luce di un report recentemente pubblicato sulla partecipazione degli italiani alla Santa Messa festiva, è bene fare una riflessione. In questa statistica è stato evidenziato un netto calo della presenza settimanale alla Santa Messa; certamente la secolarizzazione si estende ovunque, perfino nelle grandi città africane, gli effetti ricadono soprattutto sulla pratica dei Comandamenti e dei Sacramenti.

La secolarizzazione, ovvero la visione della vita mondana che esclude la legge morale che viene da Dio Creatore, in occidente è talmente diffusa e i venti del modernismo soffiano forte mietendo vittime, tanti perdono la fede, infatti, e la pratica religiosa è sempre più abbandonata.

La Regina della pace vede come lavora il demonio e ci avverte prima che i danni causati dal diavolo siano irreversibili.

Diversamente da altre apparizioni, la Madonna a Medjugorje non ha chiesto la costruzione di una chiesa ma, dopo aver scelto i sei veggenti nel 1981, dopo tre anni ha scelto la Parrocchia: «Cari figli, io ho scelto in modo speciale questa parrocchia ed è mio desiderio guidarla. Con amore la proteggo e desidero che tutti siano miei. Grazie per essere venuti qui, questa sera. Desidero che vi troviate sempre più numerosi con me e con mio Figlio. Ogni giovedì darò un messaggio particolare per voi» (1 marzo 1984).

Da allora la Madonna ha agito come se fosse Lei stessa il parroco e da allora i parroci di Medjugorje sono sempre stati molto ligi alle indicazioni della Madonna, perfino il vescovo che inizialmente era un po’ scettico ha dato ascolto alle indicazioni della Gospa.

La Madonna a Medjugorje ha scandito i momenti di preghiera a partire dalla Santa Messa, preceduta da due Rosari che a loro volta precedevano le apparizioni. Le apparizioni e i Rosari erano come un viatico, una preparazione alla Santa Messa quotidiana, alla quale partecipavano in massa tutti i parrocchiani, specialmente nei primi tempi.

La prima volta che sono andato a Medjugorje, il 15 marzo 1985, sono rimasto molto colpito nel trovare la chiesa gremita di parrocchiani, erano le cinque del pomeriggio. Era già buio, pioveva a dirotto ma la chiesa era piena di gente della parrocchia, non c’erano pellegrini.

Per frenare la perdita della fede la Madonna ha chiamato la gente innanzitutto a partecipare alla Santa Messa quotidiana. La Messa della sera, a Medjugorje, è diventata il clou della giornata e non c’è differenza fra Messa feriale e festiva perché la partecipazione è la stessa da parte dei parrocchiani a cui si aggiungono i numerosi pellegrini. La Celebrazione Eucaristica della sera, a Medjugorje, è molto partecipata sia dai parrocchiani, che dai pellegrini, ma anche dai numerosi sacerdoti che concelebrano.

La Madonna ha spiegato questa sua strategia dicendo chiaramente che la Chiesa «è indistruttibile, perché mio Figlio le ha dato un cuore: l’Eucaristia» (2 dicembre 2015). Cristo è realmente presente nell’Eucarestia con corpo, sangue e anima e questo rende la Chiesa indistruttibile.

È tempo di scuotere le anime dal loro sonno stanco nel quale satana le ha imbrigliate, le ha cloroformizzate, le ha avvelenate, le ha rese sterili: «La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili» (25 febbraio 2024). Questo messaggio è una sentenza di morte, è una costatazione oltremodo vera alla quale la Madonna ha aggiunto un raggio di luce: «perciò voi, figlioli, siate luce, amore e le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore».

Dobbiamo essere trainanti anche su questo punto fondamentale del Cristianesimo che è l’Eucarestia, cuore della fede, totalità della fede. La Santa Messa è la fonte di grazia per tutti i Sacramenti e per tutte le grazie che vengono diffuse nel mondo. Tutto passa attraverso il sacrificio della Croce e la gloriosa Resurrezione di Cristo il quale, dopo essere risorto, è apparso nel Cenacolo e ha detto: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,19).

Lo Spirito Santo viene dall’Eucarestia. Il dono dello Spirito Santo, che è l’amore di Dio, viene dalla Resurrezione di Cristo. Lo Spirito Santo rimette i peccati, ci trasfigura, ci eleva, ci divinizza, è l’opera della santificazione che ci fa figli di Dio, eredi della vita eterna.

Dopo la Confessione i parroci dovrebbero dare un impegno che il penitente può mantenere, una cosa semplice ma spiritualmente edificante. Nella mia lunga esperienza di confessore, dopo il pentimento e il proposito di vita nuova, ho sempre dato come indicazione concreta di mai mancare alla Messa domenicale. È lì che il fedele trova la fonte della grazia, la Parola di Dio, l’Eucarestia ed è proprio perché per ricevere l’Eucarestia bisogna essere in grazia di Dio che ci si confessa, ci si prepara spiritualmente.

Cari amici, per dirci cristiani e per essere attivi nel coltivare la nostra fede e ravvivarla, dobbiamo tenere vivo l’impegno di partecipare alla Santa Messa festiva. Il nostro proposito a Gesù e a Maria sia di non mancare mai alla Santa Messa, accostandoci alla Comunione sempre in grazia di Dio.

Chi attinge alla fonte della grazia non perde mai la fede e man mano viene introdotto da Dio alla comprensione di questo mistero immenso che è l’Eucarestia, cioè la celebrazione dell’evento della nostra salvezza. Cristo è veramente presente nell’Eucarestia.

Partecipando alla Santa Messa moriamo al peccato e risorgiamo con Cristo a vita nuova, diventiamo sempre più assimilati a Cristo figli nel Figlio, eredi della vita eterna.

Torniamo al fervore della fede vissuta, della partecipazione alla Santa Messa. Dobbiamo essere Cristiani militanti, appassionati, decisi, innamorati di Cristo, veri figli della Madonna e fratelli nell’unica Chiesa Cattolica.

Facciamo dell’Eucarestia il perno della nostra vita e, possibilmente, anche della nostra giornata.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

🔴LIVE VIDEO🔴Editoriale: La dignità della donna nella luce della fede.

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UNO SGUARDO DI FDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla fame di mondo e la fame di Dio

Oggi, come pensiero, vorrei mettere a fuoco un tema esistenziale molto sentito dentro di noi – anche se tante volte non l’abbiamo molto chiaro – che riguarda le “due fami” che ci sono nel cuore dell’uomo, potremmo dire due esigenze, due desideri, però la parola “fame” è molto più efficace.

Una è la fame di mondo, l’altra è la fame di Dio.

Vorrei mettere a fuoco cos’è la fame di mondo, come sia possibile e con quali mezzi si deve regolare perché emerga dal profondo del nostro cuore la fame più autentica, che è la fame di Dio.

La fame di mondo deriva da una catastrofe spirituale, che è avvenuta alle origini, a causa della quale l’uomo si è staccato da Dio, perché non ha saputo superare la prova della fede a cui è stato sottoposto nel paradiso terrestre.

È una conseguenza del peccato originale, è una ferita che è stata trasmessa a noi: questa fame di mondo è un desiderio di nutrirsi, di mettere come fine se stessi, è l’ingordigia delle cose che porta ai vizi che sono tipici della natura umana decaduta e che sono stati classificati dalla Chiesa nei sette vizi capitali.

Nel nuovo testamento ci sono tante espressioni sintetiche sia nel Vangelo sia nelle Lettere apostoliche, dove sono elencate tutte le espressioni della nostra fame di mondo: sono i sette vizi capitali e le tre concupiscenze (della carne, degli occhi e la superbia della vita).

Se andiamo a vedere nelle altre religioni non c’è quella chiarezza che c’è grazie alla parola di Dio, nella luce dei comandamenti, nella luce delle tappe del cammino di santità. È una mappa – questa malattia della fame di mondo – presente nella letteratura cristiana, ma anche nelle varie letterature dell’Occidente, la letteratura europea e in quella russa in particolare. Anche quando non c’è la fede, la fame di mondo, viene analizzata attraverso i vizi che sono quelli che costituiscono i personaggi dei vari romanzi, oppure una letteratura di analisi esistenziale dove si mette in evidenza la potenza di tenebre che è in noi.

Anche nelle altre religioni ci sono analisi esistenziali molto profonde, basterebbe analizzare il buddismo o l’induismo che alla fame di mondo hanno opposto dei rimedi che sono molto vicini a quelli cristiani, cioè sono religioni che hanno prodotto un monachesimo, un’organizzazione della vita come rinuncia al mondo, che conosciamo molto bene.

La fame di mondo è un’esperienza universale che ci incatena, ci lega alle cose che passano, è causa della nostra infelicità, che crea crolli esistenziali, disprezzo e perversione della propria vita fino al suicidio: E’ una fame di mondo che divora se stessa ed è la conseguenza del nostro essere staccati da Dio.

Questa fame di mondo è una brutta bestia, tutti la sperimentano, dentro di noi si agitano le teste dei serpentelli affamanti, che proliferano dai sette vizi capitali o dalle varie concupiscenze e che richiedono un grande combattimento spirituale per essere domati: o si dominano o si rimane schiavi e si rimane infelici eternamente. Siccome questa lotta è molto impegnativa, solamente pochi la vincono e sono i Santi, che raggiungono la pace interiore, hanno ammansito le varie bestie dentro di loro.

Le persone purtroppo cercano di evitare quella che è la vera medicina ovvero l’ascesi, la rinuncia. Cercano di guarire la fame di mondo con le medicine e i vari palliativi, , tutte cose che testimoniano lo smarrimento perché non si ha la grazia di Dio, che serve per dominare e uccidere la bestia che è in noi – di cui parla Dante: è una fame “che non sazia mai la bramosa voglia e dopo il pasto ha più fame che pria”. Questo si può dire di ognuno dei vizi capitali in modo particolare per la Lussuria.

La situazione non è di disperazione, come molte volte ci presenta il pensiero del mondo; in occidente si descrivono personaggi tragici o anche eventi reali che si concludono con una sconfitta, cioè il male vince e distrugge, come ci fosse una disperazione assicurata.

Ma non è così, dentro di noi c’è un’altra fame che è quella originaria, quella che la natura umana ha avuto fin dalle origini quando è stata creata da Dio, quella che – anche se la fame di mondo predomina e ci domina – rimane sempre latente in noi e genera quell’inquietudine che noi abbiamo anche quando siamo nella palude del male. Ci fa sentire l’odore nauseabondo del male, ci fa sentire la voglia di pulizia, ci fa sentire voglia di cambiare vita, ci rende irrequieti in situazioni di degrado: questa si chiama fame di Dio.

La fame di Dio è l’orientamento del nostro essere e della nostra anima – creata a immagine e somiglianza di Dio, creata per Lui, per conoscere Dio, per amare Dio – alla potentia oboedentialis come dicono i teologi del Medioevo, è una potenza di obbedienza, cioè la natura umana ha un riferimento a Dio come se fosse un’obbedienza intrinseca al Suo essere, che puoi distruggere solo quando sarai dannato eternamente. Finché sei in vita Dio opera in quel punto per la conversione delle anime, quando la sua grazia si accosta, cerca una fessura, cerca di entrare, cerca di far emergere la fame presente in noi finché non diremo il “no” definitivo a Dio stesso, che avviene quando moriamo impenitenti.

La fame di Dio che viene risvegliata dalla grazia – come una pianticella delicata che ha bisogno di essere curata dal giardiniere, con i vari accorgimenti cosicché non appassisca e non muoia –bisogna farla emergere pian piano fino a farla diventare “signora” all’interno del nostro cuore, fino a far sì che lei domini e faccia di noi delle persone che sono abitate da Dio, stabilmente orientate a Dio, con due mezzi molto semplici: la rinuncia e la preghiera.

Sono la preghiera e il digiuno di cui si parla nella Sacra Scrittura, che ci ha insegnato Gesù nei quaranta giorni nel deserto e che ci insegna la Regina della pace.

La rinuncia a ciò che il mondo offre: quindi di fronte alla “lista della spesa” che ogni vizio presenta bisogna esercitare la rinuncia, in modo tale che le teste dei serpentelli vengano tagliate via, vengano mortificate, vengano tenute a bada. Questo è necessario perché senza la rinuncia, la preghiera rimane scritta sull’acqua, non incide dentro di noi quindi ci deve essere un contatto con Dio. Ma prima di tutto, ci vuole la forza della rinuncia al male, rinunciare a ciò che satana offre col quale vuole distruggerci.

Rinforzare la rinuncia con la preghiera è fondamentale perché sono due facce della medesima medaglia. Con la preghiera si può soddisfare la fame di Dio e la rinuncia è per mortificare la voglia di mondo, i desideri della carne – come dice San Paolo.

Con la preghiera rinforziamo la nostra volontà nel rinunciare, ci nutriamo pian piano di Dio. Prendiamo gusto a mangiare le cose di Dio, la sua parola, la pratica dei comandamenti, le fonti di grazia dei sacramenti, la decisione nel compiere il bene, per cui man mano la fame di Dio viene alimentata e soddisfatta, diventa preponderante, prende sopravvento del nostro cuore e noi diveniamo persone nelle quali Dio si è consolidato.

“Noi siamo quello che mangiamo”, se mangiamo il mondo diventiamo esseri mondani, se ci nutriamo di Dio diventiamo esseri divinizzati, pieni di Lui.

Ecco l’importanza della preghiera e del digiuno perché la fame di Dio prevalga in noi e diventi sangue che ci tiene vivi e aria che respiriamo: questo è un lungo cammino, è il cammino della conversione a cui ci invita il Vangelo, ci invita la Madonna, ci invita la Chiesa e non c’è altra strada, non ci sono autostrade sulla via della santità ma sentieri in salita.

⭐️🕯️IN DIRETTA DALLA NOSTRA CAPPELLA 🕯️P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO: BATTESIMO DI GESÙ 🕯️🙏


MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE AL TERMINE DELLA PREGHIERA.

La Madonna è venuta gioiosa, ha pregato su di noi, per le nostre intenzioni. Ha detto:

“Grazie perché avete risposto alla mia chiamata e avete pregato per le mie intenzioni. Non vi pentirete né voi né i vostri figli né i figli dei vostri figli”.

Commento al messaggio di Padre Livio


🙏🙏DA MEDJUGORJE IL MESSAGGIO STRAORDINARIO DI QUESTA SERA 1/1/24

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