"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 175 – NATO DALLA VERGINE MARIA

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🔴LIVE🔴VI VOGLIO TUTTI CON ME IN PARADISO – Puntata 11

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🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“Quando tutto sembrerà perduto, io interverrò”

Caro Padre Livio

“quando tutto sembrerà perduto, io interverrò”. Più o meno sono queste le parole che il 27 novembre 1830 la Madonna, tenendo il mondo tra le mani e stringendolo al cuore, pronunciò quando apparve a Santa Caterina Labouré nella Cappella di Rue du Bac a Parigi, che sono l’inizio delle apparizioni moderne dopo il 700 dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese.

L’immagine di Maria era racchiusa in una specie di cornice ovale con l’iscrizione “Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi“.

Ruotando apparve la lettera “M” sormontata da una croce e sotto i due cuori di Gesù, circondato dalle spine, e di Maria, trafitto da una spada. 

Chiese poi di venire ai piedi di quell’altare a chiedere tutte le grazie di cui avevamo bisogno, mostrando le sue mani ornate d’anelli.

Alcuni emettevano raggi che “sono il simbolo delle Grazie che io spargo sulle persone che me le chiedono” mentre altri, totalmente spenti, erano le Grazie  che poteva ottenere da suo Figlio ma che nessuno veniva a chiederle.

“Fate coniare una medaglia su questo modello, tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi Grazie, specialmente portandola al collo, le Grazie saranno abbondanti se portata con fiducia“

Nell’invitarci il 1 gennaio 2001 sul Podbrdo a consacrarci a questi due cuori “perché satana era sciolto dalle catene” pensava forse a quanto aveva detto e mostrato il 27 novembre 1830?

In questo 2024 ci sono due eventi particolari che per me non sono casuali, due atti di Papa Francesco: il “nihil obstat” a Medjugorje e ai suoi “messaggi” e l’enciclica sul Sacro Cuore, una sberla per i modernisti.

Non si può dimenticare quale sia stata la conseguenza per Luigi XIV,  re di Francia, per non avere esaudito la richiesta di Gesù, tramite S. Margherita Maria Alacocque, di consacrare la Francia al suo Cuore e di rappresentarlo sugli stendardi.
Tanto più che lo stesso Luigi XIV, nel 1660, accompagnò sua madre Anna d’Austria, proprio a Cotignac (Provenza) per ringraziare, per la sua nascita miracolosa  la Madonna e San Giuseppe, apparso sul monte Bessillon, poco distante da Cotignac, dove nel 1519 era stato edificato un santuario dedicato a Notre Dame de Grâce, dove nell’abside sopra l’altare vi é una scritta “Venite qui in processione a ricevere i doni che voglio darvi” lo stesso invito per l’altare della Cappella di Rue de Bac a Parigi.

Certi avvenimenti avvengono in certe date non per caso, ma sono un segno chiaro per chi ha la grazia di coglierli.

Nel 1991 la dissoluzione dell’Unione Sovietica non é venuta per caso  l’8 dicembre (Immacolata) e l’ammainarsi della bandiera rossa sul Cremlino il 25 dicembre (Natale cattolico), sono un “clin d’oeil” della Madonna come per molti mariani la tregua in Libano iniziata alle ore 4 di questo 27 novembre.

 Non sarà per caso la Medaglia Miracolosa, come  immagine di luce o di “qualcosa” d’altro che non esiste in terra, come la pergamena data a Miriana, il segno sulla montagna, bellissimo, indistruttibile, che dura fino alla fine del mondo, che possa manifestarsi il 27 novembre 2030, trent’anni, la vita di Gesù a Nazareth, dopo il 1 gennaio 2001, per concludersi tre anni dopo, la vita pubblica, tra il 24 novembre, festa di Cristo Re, e il 27 novembre 2033, 1a domenica d’Avvento?

Padre Livio, avremo allora 93 anni…

 Ave Maria

 Alberto

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Come si può essere pronti a questo futuro?

Carissimo Padre Livio,

Le scrivo dopo tanto tempo, ma la seguo quasi tutti i giorni da più di trent’anni nella sua preziosa lettura cristiana della cronaca e della storia.

Vorrei semplicemente dire un mio pensiero sui cattolici complottisti di cui ha parlato oggi.

Il problema è che tutti cerchiamo appigli per esorcizzare il futuro di croce che ci attende.

Tutti, cattolici, consacrati e non, ci illudiamo che alla fine esista una via alternativa all’ accadimento degli eventi terribili dei segreti, che lei ogni giorno ci ricorda. 

Che sia la teoria di un politologo o lo scetticismo pregiudiziale su apparizioni soprannaturali, tutto è buono purché allontaniamo dalla nostra mente la Regina della Pace con le sue profezie apocalittiche. Il nostro cuore si ribella al fatto che si possa abbattere sulla nostra vita e su quella dei nostri figli un futuro di sofferenza, distruzione, persecuzione e morte. Il pensiero che le città in cui viviamo possano diventare come Mariupol o come Gaza, che le nostre case possano essere inghiottite nella terra come a Pompei, che possiamo essere vittima di violenze o perdere la nostra vita a causa della fede, non è certamente desiderabile (come disse Giovanni Paolo II a Fulda). 

Quindi speriamo che alla fine “andrà tutto bene” e ficchiamo la testa sotto la sabbia rassicurante….

Condivido pienamente quanto ha detto in radio poco fa: una persona di fede non può negare che questo è lo scenario più probabile perché le profezie le ha fatte la Madonna e non sbagliano. 

Ma si può mai essere pronti a questo futuro? Si può essere fino in fondo pronti ad accogliere serenamente la diagnosi di un male incurabile o la perdita di un figlio?

Confesso che quando penso al futuro, mi assalgono timore e tristezza, perché non mi sento in grado di affrontare le prove che ci attendono, ma non sono disperato perché Maria è con noi e so che il male non prevarrà, anche se avrà la sua parte.

Sono personalmente fiducioso altresì che nostra Madre abbia ottenuto dall’Onnipotente un supplemento di misericordia rispetto alle profezie di Fatima e del ‘900 e che Medjugorje rappresenti il frutto buono per noi di questa meravigliosa mediazione materna.

Cerco di prepararmi pregando incessantemente il Signore e sua Madre che mi facciano sempre più confidare solo nella loro volontà che è il sommo bene per me e per i miei cari.

Caro Padre, la ammiro per il suo coraggio nel portare avanti così caparbiamente la sua testimonianza (sarà un caso che la Madonna abbia scelto un bergamasco?). Prego per lei e la sua missione, come le chiedo di pregare per me e per i miei cari.

I più affettuosi saluti,

Giovanni da Terni


Caro Giovanni,

credo davvero che hai colto nel segno. D’altra parte la Madonna stessa ci ha ammonito di aver rifiutato la Croce. Noi ci siamo illusi di avere in mano il nostro futuro e la nostra felicità a prezzi stracciati, ma ci siamo sbagliati.

L’inganno di satana è stato colossale. Prima ha fatto sapere di esser mai esistito, grazie a teologi compiacenti. Poi è passato all’attacco fino a convincerci che il cristianesimo è una favola  per gente ritardata.

Ora che il mondo senza Dio sta sprofondando nella palude nauseabonda che si è costruita, non sa più da che parsi girarsi e ha incominciato a far volare gli stracci.

Il Padre celeste nella sua infinta misericordia ci ha lanciato una scialuppa di salvataggio, ma quanti riusciranno a salire?

Non ci resta che affidarci alla Divina Misericordia e incominciare a camminare, seguendo Gesù, lungo la via del Calvario.

Ci siamo dimenticati che la salvezza viene dalla Croce. Noi l’abbiamo abolita per adorare i nostri idoli…

“che sono argento e oro,

opera delle mani dell’uomo.

Hanno bocca e non parlano,

hanno occhi e non vedono,

hanno orecchi e non odono,

hanno narici e non odorano.

Hanno mani e non palpano,

hanno piedi e non camminano;

dalla gola non emettono suoni.

Sia come loro chi li fabbrica

e chiunque in essi confida”.

(Salmo 115, 4-8)

Ave Maria

Padre Livio

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

 Lunedì 18 Novembre 2024

H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivo.it – Facebook – YouTube (in differita)

IL DISCERNIMENTO DELLE PERSONE DA FREQUENTARE

“Dimmi con chi vai ti dirò chi sei”

L’influenza della persone nel bene e nel male

La scelta degli amici – la scelta dei maestri – La scelta dei leader

Cristo e la Chiesa come guide

LA SVOLTA DI BIDEN PRIMA DELL’ADDIO

L’autorizzazione agli ucraini ad usare i missili a lungo raggio americani Atacms all’interno del territorio russo, chiesta insistentemente da Zelensky, alla fine è arrivata a soli due mesi dalla conclusione della presidenza di Joe Biden. Si tratta di un cambiamento significativo nella posizione statunitense.

Viviana Mazza – Corriere della Sera – 18 Novembre 2024

“LO ZAR VUOLE LA FINE DELL’UCRAINA”

Ucraina, Anne Applebaum: «Non si tratta solo di cedere regioni. Lo zar vuole la fine dell’Ucraina»

“Se si arriva a qualche forma di accordo che lasci l’Ucraina debole e instabile, sarebbe una catastrofe: la Russia attaccherà ancora e tutti si volteranno dall’altra parte… Perché il nocciolo del problema non è convincere gli ucraini a smettere di combattere, ma piuttosto persuadere i russi a farlo».

BLOG

I Veggenti sanno molto sui segreti ed è per questo che vanno protetti

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

I veggenti sanno molto sui segreti ed è per questo che vanno protetti

Carissimo Padre Livio,

le ripropongo quanto le ho già scritto alcuni mesi fa riguardo ai segreti di Medjugorje, dal quarto al decimo, dei quali sappiamo che coinvolgono il mondo e la Chiesa come dicono i veggenti di Medjugorje.

Concordo con Lei che lo scenario è quello descritto dal terzo segreto di Fatima, un mondo in guerra dove la Chiesa è perseguitata.

Tuttavia, la stessa visione di Suor Lucia, avuta prima di scrivere il terzo segreto, indicherebbe dei fenomeni catastrofici della natura che si abbatterebbero sull’umanità dando origine agli eventi dei segreti.

Non le sembra più convincente una prospettiva di questo genere? Preannunciare tre giorni prima un evento di guerra mi sembra poco realistico.

Ave Maria

Lidia d Trieste


Cara Lidia,

I testi su cui riflettere per avere un quadro degli eventi dei segreti sono i seguenti:

° I tre segreti di Fatima

° La visione di Suor Lucia avuta prima di scrivere  il terzo segreto, poi inviato al Vescovo il 3 Gennaio 1944

° Le Rivelazioni della Madonna a Medjugorje

° Le Parole di Giovanni Paolo II a Fulda

° Le parole di Mirjana sul perché ha l’apparizione annuale il 18 Marzo per tutta la vita:

Riflettendo su questi testi personalmente mi sento di fare queste ipotesi sugli eventi dal quarto al decimo segreto:

° La protagonista degli eventi sarà la Russia

° In particolare il Presidente Putin che è stato rieletto proprio il 18 Marzo 2024.

° Alcuni eventi riguardano in primo luogo la persecuzione alla Chiesa cattolica.

° Gli altri eventi riguardano catastrofi provocate dalla guerra e dalla natura insieme.

° L’annuncio degli eventi tre giorni prima sarà determinante per la conversione del mondo.

La conclusione sarà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e della Chiesa cattolica con la conversione della Russia.

Questo quadro mi sembra abbia un buon fondamento, ma la realtà sarà oltre ogni immaginazione.

I sei veggenti sanno molto sui segreti ed è per questo che vanno protetti.

Ave Maria

Padre Livio

PER LA REGINA IL BOUQUET DI FIORI COL PROFUMO DEI NOSTRI CUORI

Rimonta di Trump e allarme fascismo: a che punto è la campagna elettorale negli Usa

di Federico Rampini – Corriere della sera – 22 ottobre 2024

A due settimane dal voto, sul fronte dei sondaggi il vento è cambiato, dopo un periodo abbastanza favorevole a Harris che ora punta sul pericolo che corre la democrazia Usa. E il Wall Street Jorunal  torna sulle ragioni per cui la maggior parte degli americani non considerano l’ex tycoon una minaccia

Fra questi due eventi c’è probabilmente un legame. Il primo è la recente rimonta di Donald Trump nei sondaggi. Il secondo: negli ultimi comizi di Kamala Harris, e nei media progressisti, torna l’allarme sul «fascismo in agguato» se lui vince il 5 novembre.

Mancano due settimane al voto, e comincio con il ricordare un dettaglio tecnico non irrilevante. Molti americani hanno già votato o stanno votando, con due opzioni disponibili in diversi Stati Usa (le regole elettorali precise variano da stato a stato, e sono di competenza locale): recandosi negli appositi seggi elettorali già aperti perché abilitati ad accogliere il voto anticipato; oppure votando per corrispondenza. Io, ad esempio, ho già fatto il mio dovere di elettore a New York, usando l’opzione del voto per corrispondenza, in modo da essere più libero per il mio lavoro il 5 novembre, soprattutto in caso di forte affluenza, code e attese nell’Election Day canonico. Ricordo questo aspetto tecnico perché una parte degli americani, che va crescendo di giorno in giorno, hanno già deciso e votato. Ma non sappiamo come (qui lo speciale elezioni).

Intanto, sul fronte dei sondaggi, il vento è cambiato, dopo un periodo abbastanza favorevole a Kamala Harris che era stata aiutata dalla convention di Chicago (metà agosto) e dal duello televisivo con il suo rivale (10 settembre). Cito tre segnali degli ultimi giorni. Nate Silver e Nate Cohn, i due esperti «omonimi e concorrenti» che su New York Times e Substack analizzano una sintesi costante e aggiornata di tutti i sondaggi disponibili, hanno segnalato dalla scorsa settimana una risalita di Trump. È questione di piccoli numeri, percentuali modeste, che non sconvolgono una situazione di sostanziale parità e quindi di estrema incertezza. Però danno adito al dubbio che proprio in vista del traguardo sia percepibile un «effetto slancio» (momentum è il termine usato dai sondaggisti americani) in favore del repubblicano. Una conferma viene dal settimanale britannico The Economist che ha un suo modello previsionale, basato su una serie di indicatori diversi dai tradizionali sondaggi: è passato dal favorire Harris al segno opposto. Infine, cito Mark Penn, che fu a lungo un sondaggista democratico nonché consigliere di Bill e Hillary Clinton: oggi sostiene che Trump è più credibile sui tre terreni che contano cioè inflazione (economia), immigrazione, ordine pubblico e criminalità. Inoltre, per quanto i temi internazionali non siano importanti, anche sulla politica estera una maggioranza di elettori pensano che l’America sarebbe più sicura con Trump. Trovo significativo che Penn non voglia dargli torto, alla luce del caos globale sotto Biden-Harris.

Tutto ciò non deve suggerire conclusioni affrettate. La gara resta sostanzialmente aperta, le probabilità statistiche sono 50/50. E sorvolo su tante incognite quali: i possibili errori dei sondaggi; lo scenario di ricorsi e contestazioni post-scrutinio; la possibilità che un partito conquisti la Casa Bianca, ma non la maggioranza al Congresso per cui avremmo una presidenza dimezzata, eccetera. Sta di fatto che al cambio di segno nei sondaggi più recenti corrisponde un nuovo tono nella campagna Harris. La vicepresidente all’inizio aveva impostato una campagna positiva, ottimista: si era detta la candidata della «gioia», si era presentata come portatrice di cambiamento, aveva promesso di rilanciare il “Sogno americano” di una società ricca di opportunità per tutti. Di colpo negli ultimi giorni il messaggio è cambiato: il tema dominante è diventato la minaccia che corre la democrazia americana, e Trump è stato definito apertamente un fascista, o aspirante dittatore. Si ha l’impressione che l’apparato democratico non sia più convinto dell’efficacia di una campagna positiva, e voglia cavalcare l’allarme dittatura per risalire in extremis. I media più noti, che sono schierati con Harris, hanno ripreso queste accuse con grande enfasi, e così alimentano l’impressione che il 5 novembre si vada a votare non per questo o quel candidato, ma pro o contro la democrazia stessa.

Per il resto del mondo, in particolare per l’opinione pubblica europea, definire Trump un fascista può sembrare legittimo, visto il disprezzo per la democrazia che lui mostrò il 6 gennaio 2021. Ma per collocare l’accusa di fascismo in una giusta prospettiva, è utile leggere l’editoriale del Wall Street Journal di oggi. Ricordando questo: il Wall Street Journal nella sezione delle opinioni e commenti è schierato a destra ma rappresenta l’anima tradizionale del partito repubblicano, non quella attuale. Dunque ha una linea conservatrice, liberista, e anti-trumpiana. Per esempio, si è sempre opposto a Trump su tre temi qualificanti: immigrazione, dazi, Putin-Ucraina. Eccovi alcuni estratti dell’editoriale della direzione. «Diamo per scontato che ci sono molte ragioni per temere un ritorno di Trump al governo. Il suo linguaggio è spesso volgare e divisivo. I suoi elogi a personaggi come Vladimir Putin e Xi Jinping sono offensivi. Il suo tentativo di ribaltare il risultato elettorale nel 2020 fu sciagurato. Il nostro giornale aveva indicato di preferire ogni altro candidato repubblicano al posto suo. Ma nonostante tutto ha vinto la nomination per la terza volta, avrebbe vinto contro Biden, è in parità con Harris. Forse decine di milioni di americani sono favorevoli a un colpo di Stato fascista? La verità è che la maggioranza degli americani non crede ai meme sul fascismo, e ha delle buone ragioni. La prima è nella storia del primo mandato Trump. A prescindere da quali fossero le sue intenzioni, lui fu ostacolato dai contropoteri e bilanciamenti del sistema istituzionale americano. L’opposizione, la stampa, la burocrazia federale contrastavano costantemente i suoi atti, e lo farebbero anche in futuro». L’editoriale prosegue ricordando che «il peggior strappo ai limiti del potere esecutivo» della prima amministrazione Trump avvenne quando una piccola porzione del bilancio della Difesa (400 milioni) fu riallocata per costruire il Muro con il Messico. Spiccioli, osserva il Wall Street Journal, rispetto agli abusi del potere esecutivo avvenuti sotto l’amministrazione Biden-Harris: i miliardi regalati agli studenti universitari per cancellare i loro debiti, le migliaia di miliardi spesi per azioni coercitive che impongono agli americani scelte ideologiche sul clima o sulla woke culture, spesso in dispregio della Costituzione.

In quanto alle minacce di Trump di usare la polizia e perfino le forze armate contro i propri oppositori, il WSJ ricorda che lui ha precisato di riferirsi agli estremisti che ricorrono alla violenza di piazza. «In ogni caso, qualsiasi intenzioni lui abbia – prosegue l’editoriale – dovrà vedersela con gli ostacoli insiti nelle istituzioni americane. Gli stessi giudici da lui nominati respinsero le sue accuse sui brogli elettorali, e i repubblicani bloccarono i suoi tentativi di sovvertire il risultato. Noi abbiamo fiducia che la Corte suprema, le forze armate, il Congresso, impediranno qualsiasi attentato alla Costituzione». Quindi il giornale torna sulle ragioni per cui la maggior parte degli americani non considerano Trump una minaccia unica contro la democrazia: «Perché hanno visto i democratici calpestare ogni sorta di regole pur di sconfiggerlo». L’editoriale ricorda la bufala del Russiagate nel 2016, un castello di menzogne fabbricate dallo staff di Hillary Clinton. I tentativi di far fuori Trump attraverso i processi, con il procuratore generale di New York che fece la sua campagna elettorale «promettendo di trovare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di incriminarlo». E prosegue: «È stato sovvertito così un principio fondamentale della giustizia americana. I democratici – Harris inclusa – dicono esplicitamente di voler compromettere l’indipendenza della Corte suprema imponendole nuove regole e controlli. Vogliono abolire la maggioranza qualificata nelle votazioni al Senato: questa secondo noi è una minaccia alla Costituzione più grave di qualsiasi cosa Trump sia in grado di fare». La conclusione: «La paura del fascismo sarebbe più credibile se i democratici non abusassero del potere. Se perdono quest’elezione contro Trump, visti i suoi difetti, non sarà perché lui è un aspirante Mussolini. La ragione sarà il bilancio del governo Biden-Harris».

Il ruolo della Russia nella policrisi del mondo contemporaneo

di Stefano Caprio- Asia News – 19 Ottobre 2024

Nel 1846 Nicola I si recò privatamente a Roma dal papa Gregorio XVI per scongiurarlo di non cedere alle tentazioni liberali e repubblicane che stavano prendendo piede anche nella Città Santa. E la volontà di “difendere i valori” dell’Europa cristiana lo portò alla guerra di Crimea. Oggi, al contrario, papa Francesco con la missione a Mosca di “diplomazia umanitaria” del card. Zuppi vede la crisi del mondo alla luce del Vangelo.

C’è un termine usato in alcune circostanze del recente passato da politici e studiosi, che sta tornando sempre più spesso nel dibattito contemporaneo: la “policrisi”, che indica la molteplicità delle crisi delle guerre, dei cambiamenti climatici, delle pandemie, delle minacce nucleari, dei flussi migratori e tanto altro, in una declinazione connessa e globale. Nel 2022 il Financial Times assegnò alla polycrisis il titolo di “parola dell’anno”, riassumendo l’interpretazione di vari specialisti nel significato di “complessa relazione reciproca dei problemi mondiali, degli antagonismi e delle crisi”.

Adam Tooze, storico della Columbia University, ha definito la policrisi in una modalità ancora più estesa durante la pandemia di Covid-19, come una “sensazione collettiva di smarrimento” che deriva dalla presa di coscienza che i fenomeni globali incidono direttamente e immediatamente sulla vita personale di ciascuno. Le crisi e i conflitti locali o regionali si ripetono da sempre in grande numero, e non sono mai scomparsi anche quando sembrava di vivere in un mondo stabile e pacifico, ma la globalizzazione degli ultimi decenni li ha collegati e intrecciati al punto da aumentare sempre più l’effetto complessivo.

Uno dei primi a usare la definizione di policrisi fu l’ex-presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che nel 2016 riteneva che l’Europa venisse sconvolta dalla crisi migratoria causata dalla guerra civile in Siria, unita al crollo economico della Grecia, all’annessione della Crimea alla Russia e alla Brexit. La sensazione di crisi globale in gran parte nasce dal crollo delle borse americane nel 2008-2009, diffondendo l’ansia per una globalizzazione difettosa e contraddittoria, ben diversa dal mondo ideale della “fine della storia” che si pensava di aver raggiunto.

In quei frangenti è entrata in gioco la Russia, che sembrava ormai ridotta a un ruolo marginale negli equilibri mondiali, invadendo la Georgia proprio nel 2008. Anche questa appariva come un’operazione periferica di scarsa importanza a livello continentale, mentre l’Europa è oggi assillata soprattutto dai conflitti della Russia in Ucraina, nel Caucaso, con tensioni notevoli nei Paesi Baltici e in Moldavia. Le elezioni ormai imminenti a Tbilisi e Chişinău, l’impossibilità di risolvere definitivamente il conflitto tra Armenia e Azerbaigian, le minacce nucleari del Cremlino e del suo suddito bielorusso Aleksandr Lukašenko, questo e tanto altro fanno della Russia la principale fonte dello smarrimento da policrisi. La politica aggressiva di Putin incide su tutti i fattori economici, sociali, ecologici, politici e culturali che rendono sempre più difficile comprendere il futuro dei popoli, delle istituzioni e delle persone in Europa, in Asia e nel mondo intero.

L’invasione dell’Ucraina ha ri-militarizzato l’economia di molti Paesi occidentali, oltre a quelli dell’area ex-sovietica. Le spese militari dei Paesi europei sono cresciute del 62% rispetto al 2014, come fa notare la rubrica Signal di Meduza, da 330 a 552 miliardi di euro. Prima della guerra putiniana, uno dei fattori di maggiore tensione veniva dai moniti dell’allora presidente americano Donald Trump agli europei per lo scarso contributo alle spese della Nato, minacciando di tagliare i sussidi americani; e Trump potrebbe tra poco tornare alla Casa Bianca in uno scenario che rende la Nato sempre più decisiva per il futuro di tutto l’Occidente. Oltre alle problematiche legate agli armamenti, l’annessione russa della Crimea e l’inizio della guerra ibrida in Ucraina nel 2014 hanno di fatto annullato la fiducia nell’efficacia delle norme di diritto internazionale e delle istituzioni delegate a farle rispettare come l’Onu, la cui credibilità è ormai ai minimi storici dai tempi della sua fondazione, anche per le problematiche legate all’altra guerra tra Israele e Gaza.

Il blocco del mar Nero da parte della Russia nel 2022 ha provocato picchi di carestia e fame nel Sud globale, essendo l’Ucraina uno dei leader mondiali per il commercio del grano, coprendo circa il 10% del mercato dei cereali. La guerra in Ucraina ha aperto la più vasta crisi migratoria interna all’Europa dai tempi della seconda guerra mondiale, con centinaia di migliaia di ucraini in fuga dalla guerra, ma anche ondate di russi che non vogliono prendervi parte. Di fatto ci sono 6,5 milioni di ucraini e oltre un milione di russi che sono rimasti fuori dalla propria patria.

L’aggressione russa dell’Ucraina influisce anche sulla crisi climatica; la distruzione della centrale idroelettrica di Kakhovsk nell’estate del 2023 ha distrutto l’intero ecosistema della regione, tanto che molti hanno usato per definirla il termine “ecocidio”, che fu inventato negli anni Settanta per descrivere la devastazione delle foreste tropicali in Vietnam da parte dell’esercito degli Stati Uniti. A causa della guerra soffrono gli uomini e le città, i bacini idrici e i campi agricoli, gli animali e le piante. La Russia del resto è un anti-leader delle classifiche della cura dell’ambiente anche al di fuori delle azioni belliche: al terzo posto del mancato riciclo della plastica, al quarto per le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, al terzo per i volumi di produzione di petrolio. Il mancato contributo della Russia, che ha perfino cacciato Greenpeace e messo fuorilegge quasi tutte le associazioni di ecologisti, rende assai difficile affrontare i problemi della crisi climatica, che tra pochi giorni verranno discussi alla Cop29 di Baku, sperando che l’amicizia con gli azerbaigiani provochi qualche rimorso di coscienza nei russi.

L’impressione è che la policrisi non sia soltanto una fase transeunte legata alle guerre, e quando si risolveranno i conflitti (un esito del resto ben lontano dal realizzarsi) si potrà finalmente tornare alla normalità. Per molti osservatori siamo invece soltanto all’inizio di una crisi sempre più complessa e diffusa, che alla fine degli anni Venti mostrerà un panorama estremamente pericoloso e inestricabile. Alcuni ritengono che la policrisi non sia un fenomeno casuale, ma il risultato della strategia di alcuni centri di potere mondiali, ma si sa che le teorie astratte e complottistiche servono più che altro ai colpevoli per sfuggire alle proprie responsabilità, un’operazione propagandistica in cui i russi sono maestri.

Molti accusano il turbo-capitalismo globalizzante, descritto come un serpente che si morde la coda, che invece delle prosperità universale ha come effetto la distruzione progressiva a livello planetario. Si andrebbe verso la cancellazione dell’umano, e la sua sostituzione con la realtà virtuale post-umana, tutta ancora da definire; l’insistenza dei russi sui “valori morali tradizionali” è lo specchio dei “valori digitali artificiali”, mostrando l’inconsistenza degli uni e degli altri in una visione “policritica” del mondo. Quando si è cominciato a descrivere la difficile condizione dei rapporti globali, ormai mezzo secolo fa, la popolazione terrestre era meno della metà dell’attuale, e le nuove generazioni dovranno portare il peso di una massa di persone sempre più incapaci di affrontare il futuro, oltre alla desertificazione di tanti territori e all’inabissamento di altri.

Alcuni storici riferiscono la prima sensazione di policrisi alla “rivoluzione borghese” della metà dell’Ottocento, quando si diffuse il terrore rispetto ai cambiamenti politici e sociali che avrebbero sconvolto il mondo, strutturato ancora sui grandi imperi e sui poteri assoluti. L’imperatore della Russia, Nicola I, ne era talmente impaurito da mettersi a difendere tutte le autocrazie europee, comprese quelle con cui era in conflitto come quella degli ottomani, tanto da venire definito il “gendarme d’Europa”. A maggio del 1846, approfittando di un soggiorno curativo della moglie in Sicilia, si recò privatamente a Roma dal papa Gregorio XVI, ormai alla fine del suo pontificato, per scongiurarlo di non cedere alle tentazioni liberali e repubblicane che stavano prendendo piede anche nella Città Santa. La Russia cercò quindi di affermare questa sua volontà di “difendere i valori” dell’Europa cristiana con la guerra di Crimea del 1853-1856, che provocò il suo isolamento e il risentimento nei confronti degli imperi occidentali che non vollero affiancarla nella conquista della Turchia e del Medio Oriente fino alla Terrasanta, in un anticipo di quanto si ripete oggi negli stessi territori, tra la Crimea e il mar Nero, e con le stesse motivazioni.

Se allora lo zar era andato dal papa, oggi il papa Francesco cerca di rivolgersi allo zar Putin, con la missione di “diplomazia umanitaria” del cardinale Matteo Maria Zuppi, che nei giorni scorsi ha incontrato a Mosca il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. La Santa Sede non ambisce a diventare il “primo mediatore” nelle trattative militari e politiche mondiali, e non si tratta soltanto di soccorrere i bambini deportati o i prigionieri torturati: la Chiesa vede la crisi del mondo alla luce del Vangelo, che prepara ad affrontare le “guerre e devastazioni” esortando a non perdere la fede nella salvezza del mondo, attraverso la partecipazione al sacrificio di Cristo. Fare la pace e aiutare i bisognosi sono i segni di una cura dell’umanità intera, che ha sempre bisogno di costruire un mondo nuovo.

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