Le scrivo dopo tanto tempo, ma la seguo quasi tutti i giorni da più di trent’anni nella sua preziosa lettura cristiana della cronaca e della storia.
Vorrei semplicemente dire un mio pensiero sui cattolici complottisti di cui ha parlato oggi.
Il problema è che tutti cerchiamo appigli per esorcizzare il futuro di croce che ci attende.
Tutti, cattolici, consacrati e non, ci illudiamo che alla fine esista una via alternativa all’ accadimento degli eventi terribili dei segreti, che lei ogni giorno ci ricorda.
Che sia la teoria di un politologo o lo scetticismo pregiudiziale su apparizioni soprannaturali, tutto è buono purché allontaniamo dalla nostra mente la Regina della Pace con le sue profezie apocalittiche. Il nostro cuore si ribella al fatto che si possa abbattere sulla nostra vita e su quella dei nostri figli un futuro di sofferenza, distruzione, persecuzione e morte. Il pensiero che le città in cui viviamo possano diventare come Mariupol o come Gaza, che le nostre case possano essere inghiottite nella terra come a Pompei, che possiamo essere vittima di violenze o perdere la nostra vita a causa della fede, non è certamente desiderabile (come disse Giovanni Paolo II a Fulda).
Quindi speriamo che alla fine “andrà tutto bene” e ficchiamo la testa sotto la sabbia rassicurante….
Condivido pienamente quanto ha detto in radio poco fa: una persona di fede non può negare che questo è lo scenario più probabile perché le profezie le ha fatte la Madonna e non sbagliano.
Ma si può mai essere pronti a questo futuro? Si può essere fino in fondo pronti ad accogliere serenamente la diagnosi di un male incurabile o la perdita di un figlio?
Confesso che quando penso al futuro, mi assalgono timore e tristezza, perché non mi sento in grado di affrontare le prove che ci attendono, ma non sono disperato perché Maria è con noi e so che il male non prevarrà, anche se avrà la sua parte.
Sono personalmente fiducioso altresì che nostra Madre abbia ottenuto dall’Onnipotente un supplemento di misericordia rispetto alle profezie di Fatima e del ‘900 e che Medjugorje rappresenti il frutto buono per noi di questa meravigliosa mediazione materna.
Cerco di prepararmi pregando incessantemente il Signore e sua Madre che mi facciano sempre più confidare solo nella loro volontà che è il sommo bene per me e per i miei cari.
Caro Padre, la ammiro per il suo coraggio nel portare avanti così caparbiamente la sua testimonianza (sarà un caso che la Madonna abbia scelto un bergamasco?). Prego per lei e la sua missione, come le chiedo di pregare per me e per i miei cari.
I più affettuosi saluti,
Giovanni da Terni
Caro Giovanni,
credo davvero che hai colto nel segno. D’altra parte la Madonna stessa ci ha ammonito di aver rifiutato la Croce. Noi ci siamo illusi di avere in mano il nostro futuro e la nostra felicità a prezzi stracciati, ma ci siamo sbagliati.
L’inganno di satana è stato colossale. Prima ha fatto sapere di esser mai esistito, grazie a teologi compiacenti. Poi è passato all’attacco fino a convincerci che il cristianesimo è una favola per gente ritardata.
Ora che il mondo senza Dio sta sprofondando nella palude nauseabonda che si è costruita, non sa più da che parsi girarsi e ha incominciato a far volare gli stracci.
Il Padre celeste nella sua infinta misericordia ci ha lanciato una scialuppa di salvataggio, ma quanti riusciranno a salire?
Non ci resta che affidarci alla Divina Misericordia e incominciare a camminare, seguendo Gesù, lungo la via del Calvario.
Ci siamo dimenticati che la salvezza viene dalla Croce. Noi l’abbiamo abolita per adorare i nostri idoli…
H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivo.it – Facebook – YouTube (in differita)
IL DISCERNIMENTO DELLE PERSONE DA FREQUENTARE
“Dimmi con chi vai ti dirò chi sei”
L’influenza della persone nel bene e nel male
La scelta degli amici – la scelta dei maestri – La scelta dei leader
Cristo e la Chiesa come guide
LA SVOLTA DI BIDEN PRIMA DELL’ADDIO
L’autorizzazione agli ucraini ad usare i missili a lungo raggio americani Atacms all’interno del territorio russo, chiesta insistentemente da Zelensky, alla fine è arrivata a soli due mesi dalla conclusione della presidenza di Joe Biden. Si tratta di un cambiamento significativo nella posizione statunitense.
Viviana Mazza – Corriere della Sera – 18 Novembre 2024
“LO ZAR VUOLE LA FINE DELL’UCRAINA”
Ucraina, Anne Applebaum: «Non si tratta solo di cedere regioni. Lo zar vuole la fine dell’Ucraina»
“Se si arriva a qualche forma di accordo che lasci l’Ucraina debole e instabile, sarebbe una catastrofe: la Russia attaccherà ancora e tutti si volteranno dall’altra parte… Perché il nocciolo del problema non è convincere gli ucraini a smettere di combattere, ma piuttosto persuadere i russi a farlo».
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I Veggenti sanno molto sui segreti ed è per questo che vanno protetti
I veggenti sanno molto sui segreti ed è per questo che vanno protetti
Carissimo Padre Livio,
le ripropongo quanto le ho già scritto alcuni mesi fa riguardo ai segreti di Medjugorje, dal quarto al decimo, dei quali sappiamo che coinvolgono il mondo e la Chiesa come dicono i veggenti di Medjugorje.
Concordo con Lei che lo scenario è quello descritto dal terzo segreto di Fatima, un mondo in guerra dove la Chiesa è perseguitata.
Tuttavia, la stessa visione di Suor Lucia, avuta prima di scrivere il terzo segreto, indicherebbe dei fenomeni catastrofici della natura che si abbatterebbero sull’umanità dando origine agli eventi dei segreti.
Non le sembra più convincente una prospettiva di questo genere? Preannunciare tre giorni prima un evento di guerra mi sembra poco realistico.
Ave Maria
Lidia d Trieste
Cara Lidia,
I testi su cui riflettere per avere un quadro degli eventi dei segreti sono i seguenti:
° I tre segreti di Fatima
° La visione di Suor Lucia avuta prima di scrivere il terzo segreto, poi inviato al Vescovo il 3 Gennaio 1944
° Le Rivelazioni della Madonna a Medjugorje
° Le Parole di Giovanni Paolo II a Fulda
° Le parole di Mirjana sul perché ha l’apparizione annuale il 18 Marzo per tutta la vita:
Riflettendo su questi testi personalmente mi sento di fare queste ipotesi sugli eventi dal quarto al decimo segreto:
° La protagonista degli eventi sarà la Russia
° In particolare il Presidente Putin che è stato rieletto proprio il 18 Marzo 2024.
° Alcuni eventi riguardano in primo luogo la persecuzione alla Chiesa cattolica.
° Gli altri eventi riguardano catastrofi provocate dalla guerra e dalla naturainsieme.
° L’annuncio degli eventi tre giorni prima sarà determinante per la conversione del mondo.
La conclusione saràil trionfo del Cuore Immacolato di Maria e della Chiesa cattolica con la conversione della Russia.
Questo quadro mi sembra abbia un buon fondamento, ma la realtà sarà oltre ogni immaginazione.
I sei veggenti sanno molto sui segreti ed è per questo che vanno protetti.
di Federico Rampini – Corriere della sera – 22 ottobre 2024
A due settimane dal voto, sul fronte dei sondaggi il vento è cambiato, dopo un periodo abbastanza favorevole a Harris che ora punta sul pericolo che corre la democrazia Usa. E il Wall Street Jorunal torna sulle ragioni per cui la maggior parte degli americani non considerano l’ex tycoon una minaccia
Fra questi due eventi c’è probabilmente un legame. Il primo è la recente rimonta di Donald Trump nei sondaggi. Il secondo: negli ultimi comizi di Kamala Harris, e nei media progressisti, torna l’allarme sul «fascismo in agguato» se lui vince il 5 novembre.
Mancano due settimane al voto, e comincio con il ricordare un dettaglio tecnico non irrilevante. Molti americani hanno già votato o stanno votando, con due opzioni disponibili in diversi Stati Usa (le regole elettorali precise variano da stato a stato, e sono di competenza locale): recandosi negli appositi seggi elettorali già aperti perché abilitati ad accogliere il voto anticipato; oppure votando per corrispondenza. Io, ad esempio, ho già fatto il mio dovere di elettore a New York, usando l’opzione del voto per corrispondenza, in modo da essere più libero per il mio lavoro il 5 novembre, soprattutto in caso di forte affluenza, code e attese nell’Election Day canonico. Ricordo questo aspetto tecnico perché una parte degli americani, che va crescendo di giorno in giorno, hanno già deciso e votato. Ma non sappiamo come (qui lo speciale elezioni).
Intanto, sul fronte dei sondaggi, il vento è cambiato, dopo un periodo abbastanza favorevole a Kamala Harris che era stata aiutata dalla convention di Chicago (metà agosto) e dal duello televisivo con il suo rivale (10 settembre). Cito tre segnali degli ultimi giorni. Nate Silver e Nate Cohn, i due esperti «omonimi e concorrenti» che su New York Times e Substack analizzano una sintesi costante e aggiornata di tutti i sondaggi disponibili, hanno segnalato dalla scorsa settimana una risalita di Trump. È questione di piccoli numeri, percentuali modeste, che non sconvolgono una situazione di sostanziale parità e quindi di estrema incertezza. Però danno adito al dubbio che proprio in vista del traguardo sia percepibile un «effetto slancio» (momentum è il termine usato dai sondaggisti americani) in favore del repubblicano. Una conferma viene dal settimanale britannico The Economist che ha un suo modello previsionale, basato su una serie di indicatori diversi dai tradizionali sondaggi: è passato dal favorire Harris al segno opposto. Infine, cito Mark Penn, che fu a lungo un sondaggista democratico nonché consigliere di Bill e Hillary Clinton: oggi sostiene che Trump è più credibile sui tre terreni che contano cioè inflazione (economia), immigrazione, ordine pubblico e criminalità. Inoltre, per quanto i temi internazionali non siano importanti, anche sulla politica estera una maggioranza di elettori pensano che l’America sarebbe più sicura con Trump. Trovo significativo che Penn non voglia dargli torto, alla luce del caos globale sotto Biden-Harris.
Tutto ciò non deve suggerire conclusioni affrettate. La gara resta sostanzialmente aperta, le probabilità statistiche sono 50/50. E sorvolo su tante incognite quali: i possibili errori dei sondaggi; lo scenario di ricorsi e contestazioni post-scrutinio; la possibilità che un partito conquisti la Casa Bianca, ma non la maggioranza al Congresso per cui avremmo una presidenza dimezzata, eccetera. Sta di fatto che al cambio di segno nei sondaggi più recenti corrisponde un nuovo tono nella campagna Harris. La vicepresidente all’inizio aveva impostato una campagna positiva, ottimista: si era detta la candidata della «gioia», si era presentata come portatrice di cambiamento, aveva promesso di rilanciare il “Sogno americano” di una società ricca di opportunità per tutti. Di colpo negli ultimi giorni il messaggio è cambiato: il tema dominante è diventato la minaccia che corre la democrazia americana, e Trump è stato definito apertamente un fascista, o aspirante dittatore. Si ha l’impressione che l’apparato democratico non sia più convinto dell’efficacia di una campagna positiva, e voglia cavalcare l’allarme dittatura per risalire in extremis. I media più noti, che sono schierati con Harris, hanno ripreso queste accuse con grande enfasi, e così alimentano l’impressione che il 5 novembre si vada a votare non per questo o quel candidato, ma pro o contro la democrazia stessa.
Per il resto del mondo, in particolare per l’opinione pubblica europea, definire Trump un fascista può sembrare legittimo, visto il disprezzo per la democrazia che lui mostrò il 6 gennaio 2021. Ma per collocare l’accusa di fascismo in una giusta prospettiva, è utile leggere l’editoriale del Wall Street Journal di oggi. Ricordando questo: il Wall Street Journal nella sezione delle opinioni e commenti è schierato a destra ma rappresenta l’anima tradizionale del partito repubblicano, non quella attuale. Dunque ha una linea conservatrice, liberista, e anti-trumpiana. Per esempio, si è sempre opposto a Trump su tre temi qualificanti: immigrazione, dazi, Putin-Ucraina. Eccovi alcuni estratti dell’editoriale della direzione. «Diamo per scontato che ci sono molte ragioni per temere un ritorno di Trump al governo. Il suo linguaggio è spesso volgare e divisivo. I suoi elogi a personaggi come Vladimir Putin e Xi Jinping sono offensivi. Il suo tentativo di ribaltare il risultato elettorale nel 2020 fu sciagurato. Il nostro giornale aveva indicato di preferire ogni altro candidato repubblicano al posto suo. Ma nonostante tutto ha vinto la nomination per la terza volta, avrebbe vinto contro Biden, è in parità con Harris. Forse decine di milioni di americani sono favorevoli a un colpo di Stato fascista? La verità è che la maggioranza degli americani non crede ai meme sul fascismo, e ha delle buone ragioni. La prima è nella storia del primo mandato Trump. A prescindere da quali fossero le sue intenzioni, lui fu ostacolato dai contropoteri e bilanciamenti del sistema istituzionale americano. L’opposizione, la stampa, la burocrazia federale contrastavano costantemente i suoi atti, e lo farebbero anche in futuro». L’editoriale prosegue ricordando che «il peggior strappo ai limiti del potere esecutivo» della prima amministrazione Trump avvenne quando una piccola porzione del bilancio della Difesa (400 milioni) fu riallocata per costruire il Muro con il Messico. Spiccioli, osserva il Wall Street Journal, rispetto agli abusi del potere esecutivo avvenuti sotto l’amministrazione Biden-Harris: i miliardi regalati agli studenti universitari per cancellare i loro debiti, le migliaia di miliardi spesi per azioni coercitive che impongono agli americani scelte ideologiche sul clima o sulla woke culture, spesso in dispregio della Costituzione.
In quanto alle minacce di Trump di usare la polizia e perfino le forze armate contro i propri oppositori, il WSJ ricorda che lui ha precisato di riferirsi agli estremisti che ricorrono alla violenza di piazza. «In ogni caso, qualsiasi intenzioni lui abbia – prosegue l’editoriale – dovrà vedersela con gli ostacoli insiti nelle istituzioni americane. Gli stessi giudici da lui nominati respinsero le sue accuse sui brogli elettorali, e i repubblicani bloccarono i suoi tentativi di sovvertire il risultato. Noi abbiamo fiducia che la Corte suprema, le forze armate, il Congresso, impediranno qualsiasi attentato alla Costituzione». Quindi il giornale torna sulle ragioni per cui la maggior parte degli americani non considerano Trump una minaccia unica contro la democrazia:«Perché hanno visto i democratici calpestare ogni sorta di regole pur di sconfiggerlo». L’editoriale ricorda la bufala del Russiagate nel 2016, un castello di menzogne fabbricate dallo staff di Hillary Clinton. I tentativi di far fuori Trump attraverso i processi, con il procuratore generale di New York che fece la sua campagna elettorale «promettendo di trovare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di incriminarlo». E prosegue: «È stato sovvertito così un principio fondamentale della giustizia americana. I democratici – Harris inclusa – dicono esplicitamente di voler compromettere l’indipendenza della Corte suprema imponendole nuove regole e controlli. Vogliono abolire la maggioranza qualificata nelle votazioni al Senato: questa secondo noi è una minaccia alla Costituzione più grave di qualsiasi cosa Trump sia in grado di fare». La conclusione: «La paura del fascismo sarebbe più credibile se i democratici non abusassero del potere. Se perdono quest’elezione contro Trump, visti i suoi difetti, non sarà perché lui è un aspirante Mussolini. La ragione sarà il bilancio del governo Biden-Harris».
Nel 1846 Nicola I si recò privatamente a Roma dal papa Gregorio XVI per scongiurarlo di non cedere alle tentazioni liberali e repubblicane che stavano prendendo piede anche nella Città Santa. E la volontà di “difendere i valori” dell’Europa cristiana lo portò alla guerra di Crimea. Oggi, al contrario, papa Francesco con la missione a Mosca di “diplomazia umanitaria” del card. Zuppi vede la crisi del mondo alla luce del Vangelo.
C’è un termine usato in alcune circostanze del recente passato da politici e studiosi, che sta tornando sempre più spesso nel dibattito contemporaneo: la “policrisi”, che indica la molteplicità delle crisi delle guerre, dei cambiamenti climatici, delle pandemie, delle minacce nucleari, dei flussi migratori e tanto altro, in una declinazione connessa e globale. Nel 2022 il Financial Times assegnò alla polycrisis il titolo di “parola dell’anno”, riassumendo l’interpretazione di vari specialisti nel significato di “complessa relazione reciproca dei problemi mondiali, degli antagonismi e delle crisi”.
Adam Tooze, storico della Columbia University, ha definito la policrisi in una modalità ancora più estesa durante la pandemia di Covid-19, come una “sensazione collettiva di smarrimento” che deriva dalla presa di coscienza che i fenomeni globali incidono direttamente e immediatamente sulla vita personale di ciascuno. Le crisi e i conflitti locali o regionali si ripetono da sempre in grande numero, e non sono mai scomparsi anche quando sembrava di vivere in un mondo stabile e pacifico, ma la globalizzazione degli ultimi decenni li ha collegati e intrecciati al punto da aumentare sempre più l’effetto complessivo.
Uno dei primi a usare la definizione di policrisi fu l’ex-presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che nel 2016 riteneva che l’Europa venisse sconvolta dalla crisi migratoria causata dalla guerra civile in Siria, unita al crollo economico della Grecia, all’annessione della Crimea alla Russia e alla Brexit. La sensazione di crisi globale in gran parte nasce dal crollo delle borse americane nel 2008-2009, diffondendo l’ansia per una globalizzazione difettosa e contraddittoria, ben diversa dal mondo ideale della “fine della storia” che si pensava di aver raggiunto.
In quei frangenti è entrata in gioco la Russia, che sembrava ormai ridotta a un ruolo marginale negli equilibri mondiali, invadendo la Georgia proprio nel 2008. Anche questa appariva come un’operazione periferica di scarsa importanza a livello continentale, mentre l’Europa è oggi assillata soprattutto dai conflitti della Russia in Ucraina, nel Caucaso, con tensioni notevoli nei Paesi Baltici e in Moldavia. Le elezioni ormai imminenti a Tbilisi e Chişinău, l’impossibilità di risolvere definitivamente il conflitto tra Armenia e Azerbaigian, le minacce nucleari del Cremlino e del suo suddito bielorusso Aleksandr Lukašenko, questo e tanto altro fanno della Russia la principale fonte dello smarrimento da policrisi. La politica aggressiva di Putin incide su tutti i fattori economici, sociali, ecologici, politici e culturali che rendono sempre più difficile comprendere il futuro dei popoli, delle istituzioni e delle persone in Europa, in Asia e nel mondo intero.
L’invasione dell’Ucraina ha ri-militarizzato l’economia di molti Paesi occidentali, oltre a quelli dell’area ex-sovietica. Le spese militari dei Paesi europei sono cresciute del 62% rispetto al 2014, come fa notare la rubrica Signal di Meduza, da 330 a 552 miliardi di euro. Prima della guerra putiniana, uno dei fattori di maggiore tensione veniva dai moniti dell’allora presidente americano Donald Trump agli europei per lo scarso contributo alle spese della Nato, minacciando di tagliare i sussidi americani; e Trump potrebbe tra poco tornare alla Casa Bianca in uno scenario che rende la Nato sempre più decisiva per il futuro di tutto l’Occidente. Oltre alle problematiche legate agli armamenti, l’annessione russa della Crimea e l’inizio della guerra ibrida in Ucraina nel 2014 hanno di fatto annullato la fiducia nell’efficacia delle norme di diritto internazionale e delle istituzioni delegate a farle rispettare come l’Onu, la cui credibilità è ormai ai minimi storici dai tempi della sua fondazione, anche per le problematiche legate all’altra guerra tra Israele e Gaza.
Il blocco del mar Nero da parte della Russia nel 2022 ha provocato picchi di carestia e fame nel Sud globale, essendo l’Ucraina uno dei leader mondiali per il commercio del grano, coprendo circa il 10% del mercato dei cereali. La guerra in Ucraina ha aperto la più vasta crisi migratoria interna all’Europa dai tempi della seconda guerra mondiale, con centinaia di migliaia di ucraini in fuga dalla guerra, ma anche ondate di russi che non vogliono prendervi parte. Di fatto ci sono 6,5 milioni di ucraini e oltre un milione di russi che sono rimasti fuori dalla propria patria.
L’aggressione russa dell’Ucraina influisce anche sulla crisi climatica; la distruzione della centrale idroelettrica di Kakhovsk nell’estate del 2023 ha distrutto l’intero ecosistema della regione, tanto che molti hanno usato per definirla il termine “ecocidio”, che fu inventato negli anni Settanta per descrivere la devastazione delle foreste tropicali in Vietnam da parte dell’esercito degli Stati Uniti. A causa della guerra soffrono gli uomini e le città, i bacini idrici e i campi agricoli, gli animali e le piante. La Russia del resto è un anti-leader delle classifiche della cura dell’ambiente anche al di fuori delle azioni belliche: al terzo posto del mancato riciclo della plastica, al quarto per le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, al terzo per i volumi di produzione di petrolio. Il mancato contributo della Russia, che ha perfino cacciato Greenpeace e messo fuorilegge quasi tutte le associazioni di ecologisti, rende assai difficile affrontare i problemi della crisi climatica, che tra pochi giorni verranno discussi alla Cop29 di Baku, sperando che l’amicizia con gli azerbaigiani provochi qualche rimorso di coscienza nei russi.
L’impressione è che la policrisi non sia soltanto una fase transeunte legata alle guerre, e quando si risolveranno i conflitti (un esito del resto ben lontano dal realizzarsi) si potrà finalmente tornare alla normalità. Per molti osservatori siamo invece soltanto all’inizio di una crisi sempre più complessa e diffusa, che alla fine degli anni Venti mostrerà un panorama estremamente pericoloso e inestricabile. Alcuni ritengono che la policrisi non sia un fenomeno casuale, ma il risultato della strategia di alcuni centri di potere mondiali, ma si sa che le teorie astratte e complottistiche servono più che altro ai colpevoli per sfuggire alle proprie responsabilità, un’operazione propagandistica in cui i russi sono maestri.
Molti accusano il turbo-capitalismo globalizzante, descritto come un serpente che si morde la coda, che invece delle prosperità universale ha come effetto la distruzione progressiva a livello planetario. Si andrebbe verso la cancellazione dell’umano, e la sua sostituzione con la realtà virtuale post-umana, tutta ancora da definire; l’insistenza dei russi sui “valori morali tradizionali” è lo specchio dei “valori digitali artificiali”, mostrando l’inconsistenza degli uni e degli altri in una visione “policritica” del mondo. Quando si è cominciato a descrivere la difficile condizione dei rapporti globali, ormai mezzo secolo fa, la popolazione terrestre era meno della metà dell’attuale, e le nuove generazioni dovranno portare il peso di una massa di persone sempre più incapaci di affrontare il futuro, oltre alla desertificazione di tanti territori e all’inabissamento di altri.
Alcuni storici riferiscono la prima sensazione di policrisi alla “rivoluzione borghese” della metà dell’Ottocento, quando si diffuse il terrore rispetto ai cambiamenti politici e sociali che avrebbero sconvolto il mondo, strutturato ancora sui grandi imperi e sui poteri assoluti. L’imperatore della Russia, Nicola I, ne era talmente impaurito da mettersi a difendere tutte le autocrazie europee, comprese quelle con cui era in conflitto come quella degli ottomani, tanto da venire definito il “gendarme d’Europa”. A maggio del 1846, approfittando di un soggiorno curativo della moglie in Sicilia, si recò privatamente a Roma dal papa Gregorio XVI, ormai alla fine del suo pontificato, per scongiurarlo di non cedere alle tentazioni liberali e repubblicane che stavano prendendo piede anche nella Città Santa. La Russia cercò quindi di affermare questa sua volontà di “difendere i valori” dell’Europa cristiana con la guerra di Crimea del 1853-1856, che provocò il suo isolamento e il risentimento nei confronti degli imperi occidentali che non vollero affiancarla nella conquista della Turchia e del Medio Oriente fino alla Terrasanta, in un anticipo di quanto si ripete oggi negli stessi territori, tra la Crimea e il mar Nero, e con le stesse motivazioni.
Se allora lo zar era andato dal papa, oggi il papa Francesco cerca di rivolgersi allo zar Putin, con la missione di “diplomazia umanitaria” del cardinale Matteo Maria Zuppi, che nei giorni scorsi ha incontrato a Mosca il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. La Santa Sede non ambisce a diventare il “primo mediatore” nelle trattative militari e politiche mondiali, e non si tratta soltanto di soccorrere i bambini deportati o i prigionieri torturati: la Chiesa vede la crisi del mondo alla luce del Vangelo, che prepara ad affrontare le “guerre e devastazioni” esortando a non perdere la fede nella salvezza del mondo, attraverso la partecipazione al sacrificio di Cristo. Fare la pace e aiutare i bisognosi sono i segni di una cura dell’umanità intera, che ha sempre bisogno di costruire un mondo nuovo.
Secondo quanto è stato tramandato da fonti dell’epoca, Leone XIII, papa fra il 1878 e il 1903, ebbe una terrificante visione: «Aveva celebrato la santa Messa e stava assistendo a un’altra di ringraziamento, come al solito. A un tratto lo si vide drizzare energicamente il capo, poi fissare intensamente qualche cosa, al di sopra del capo del celebrante. Guardava fisso, senza battere palpebra, ma con un senso di terrore e di meraviglia, cambiando colore e lineamenti. Qualcosa di strano, di grande, avveniva in lui».
Il pontefice «vide la terra aprirsi come una melagrana: dalla spaccatura uscirono miriadi di demoni che invasero la terra suscitando da per tutto errori, sedizioni, guerre e rivoluzioni. Una foschia immensa si diffuse nella terra, i morti divennero tanti che il sangue sembrava sommergere la terra. A questo punto vide un nugolo di demoni scagliarsi contro la Chiesa, simboleggiata dalla basilica di San Pietro, e arrivare a scuoterla, tanto che essa sembrava crollasse. Fu lì che il Papa gridò: “Ma nessuna salvezza è possibile alla Chiesa?”. Ed ecco scendere dal cielo san Michele arcangelo, che ingaggia battaglia contro i demoni e li sconfigge. I demoni rientrano nella spaccatura della terra, la spaccatura si chiude, il sangue viene assorbito dalla terra, la foschia si disperde, sorge una giornata radiosa. Allora una voce gli dice: “Tutto questo comincerà ad avvenire tra alcuni pontificati, e avverrà per causa della Russia”».
A questo punto papa Leone «come rivenendo in sé, e dando un leggero ma energico tocco di mano, si alza. Lo si vede avviarsi verso il suo studio privato. I famigliari lo seguono con premura e ansiosi. Già dicono sommessamente: “Santo padre, non si sente bene? Ha bisogno di qualcosa?”. Risponde: “Niente, niente”, e si chiude dentro. Dopo una mezz’ora fa chiamare il segretario della sacra congregazione dei Riti e, porgendogli un foglio, gli ingiunge di farlo stampare e di farlo pervenire a tutti gli ordinari del mondo. Che cosa conteneva? La preghiera che recitiamo al termine della Messa insieme al popolo, con la supplica a Maria e l’infocata invocazione al Principe delle milizie celesti san Michele, implorando Dio che ricacci Satana nell’inferno».
A conferma di ciò, c’è anche la testimonianza del cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca: «Leone XIII scrisse egli stesso quella preghiera. La frase “che si aggirano per il mondo” (i demoni) ha una spiegazione storica, a noi più volte riferita dal suo segretario particolare, monsignor Rinaldo Angeli. Leone XIII ebbe veramente la visione degli spiriti infernali che si addensavano sulla Città eterna (Roma); e da quella esperienza venne la preghiera che volle far recitare in tutta la Chiesa. Tale preghiera egli la recitava con voce vibrata e potente: la udimmo tante volte nella basilica vaticana. Non solo: ma scrisse di sua mano uno speciale esorcismo contenuto nel Rituale romano. Questi esorcismi egli raccomandava ai vescovi e ai sacerdoti di recitarli spesso nelle loro diocesi e parrocchie. Egli lo recitava spessissimo lungo il giorno».
Successivamente Pio XI, nell’allocuzione del 22 giugno 1930, diede disposizione affinché, recitando queste preghiere, si ponesse particolare intenzione per la Russia: «E affinché tutti possano senza fatica e incomodo continuare in questa santa crociata, stabiliamo che quelle preci che il nostro antecessore di felice memoria, Leone XIII, comandò che si recitassero dopo la Messa dai sacerdoti e dai fedeli, siano dette a questa particolare intenzione e cioè per la Russia. Di ciò i vescovi e il clero regolare e secolare abbiano cura di rendere informati il loro popolo e quanti sono presenti al santo Sacrificio, né manchino di richiamare spesso quanto sopra alla loro memoria».
Nel testo originale di Leone XIII, pubblicato negli Atti ufficiali della Santa Sede nel 1891 e incluso nel Rituale romano nel 1903, c’è un chiarissimo accenno alla tematica che qualche anno prima era stata già segnalata da Mélanie Calvat, la veggente dell’apparizione francese di La Salette nel 1846: «Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo». Scrisse papa Pecci (i corsivi sono nostri): «La Chiesa, Sposa dell’Agnello immacolato, da molto astuti nemici è stata riempita di amarezza e abbeverata di fiele; essi hanno messo le loro empie mani su tutto ciò che c’è di più sacro; e lì dove fu istituita la sede del beatissimo Pietro e la cattedra della Verità, hanno posto il trono della loro abominazione ed empietà, così che colpito il pastore, il gregge possa essere disperso. O invincibile condottiero, appalésati dunque al popolo di Dio, contro gli irrompenti spiriti di nequizia, e dai la vittoria. Tu, venerato custode e patrono della santa Chiesa, tu glorioso difensore contro le empie potestà terrene e infernali, a te il Signore ha affidato le anime dei redenti destinate alla suprema felicità. Prega, dunque, il Dio della pace perché tenga schiacciato Satana sotto i nostri piedi e non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e a danneggiare la Chiesa».
Risulta emblematica, a questo riguardo, la cerimonia che si svolse nei Giardini vaticani il 5 luglio 2013. Poche settimane dopo l’elezione al pontificato, Francesco volle al proprio fianco Benedetto XVI per l’inaugurazione di un monumento raffigurante san Michele arcangelo che sconfigge Satana, con la contemporanea nomina del capo delle schiere celesti come patrono del Vaticano. Sorprendente fu la richiesta che papa Bergoglio inserì nel proprio discorso: «Nel consacrare lo Stato Città del Vaticano a san Michele arcangelo, gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori».
Si mostra dunque improvvida la soppressione della recita delle “preghiere leonine” (fra cui l’invocazione a san Michele), resa nota nell’istruzione Inter oecumenici del 26 settembre 1964 sulla sacra liturgia, in linea con il rinnovamento stabilito dal concilio Vaticano II. Una decisione che non sembra sia stata gradita in cielo, a giudicare dalle dure parole di Gesù a don Ottavio Michelini: «Come si spiegano certe lacune, che hanno aperto brecce paurose al Nemico? Così, ad esempio, improvvisamente si annullano ogni giorno mezzo milione di esorcismi, che un grande pontefice aveva voluto, con intuito profetico, per questo vostro secolo, per combattere Satana e le sue schiere… Mi riferisco all’orazione alla Madre mia e vostra e a san Michele, che si recitava alla fine della santa Messa. Con che cosa si è pensato di sostituire tale importantissimo provvedimento, preso da un mio vicario e confermato da tanti suoi santi successori? Con nessun provvedimento! È saggezza distruggere ciò che era stato costruito con sapienza ed intelletto, senza poi provvedere a sostituire?».
Per quanto concerne invece la tempistica, nonostante ciò che comunemente si trova ripetuto in numerosi libri e siti, Leone XIII non ricevette alcuna premonizione su un periodo di cento anni chiesto da Satana per tentare gli uomini. Era stata piuttosto Mélanie Calvat, nella stesura definitiva dei segreti di La Salette redatta nel 1878, a indicare alcune date: «Nell’anno 1864, Lucifero con un gran numero di demoni saranno slegati dall’inferno; aboliranno la fede, a poco a poco e perfino tra le persone consacrate a Dio; essi le accecheranno in modo tale che, a meno di una grazia particolare, queste persone prenderanno lo spirito di questi angeli cattivi; numerose case religiose perderanno completamente la fede e causeranno la perdizione di molte anime. (…) Nell’anno 1865, si vedrà l’abominio nei luoghi santi; nei conventi, i fiori della Chiesa diverranno putridi e il diavolo si stabilirà come il re dei cuori. Coloro che sono a capo delle comunità religiose stiano in guardia con le persone che devono ricevere, poiché il demonio userà tutta la sua malizia per introdurre negli ordini religiosi persone dedite al peccato, in modo che i disordini e l’amore dei piaceri carnali saranno diffusi su tutta la terra».
Qualche commentatore ha avanzato dubbi su una data così vicina all’apparizione del 1846, ipotizzando che il punto di partenza fosse da collocarsi un secolo più tardi, a metà Novecento, visto che Mélanie annotò nel 1851: «Il tempo non è lontano, non passeranno due volte 50 anni». In effetti, l’altro veggente di La Salette, Maximin Giraud, dopo aver descritto, anch’egli nel 1851, i segreti a lui affidati dalla Vergine concluse: «Tutto quello che vi dico accadrà nel prossimo secolo, al più tardi negli anni Duemila».
Nell’apparizione del 1947 alle Tre Fontane, pure a Bruno Cornacchiola era stato genericamente detto dalla Madonna: «Satana è sciolto, da promessa divina, per un periodo di tempo: accenderà fra gli uomini il fuoco della protesta, per la santificazione dei santi. […] L’ira di Satana non è più mantenuta; lo spirito di Dio si ritira dalla terra, la Chiesa sarà lasciata vedova, ecco il drappo talare funebre, sarà lasciata in balìa del ».
In realtà lo specifico riferimento ai “cento anni” è stato esplicitato dai veggenti di Medjugorje, che avrebbero ricevuto la confidenza dalla Regina della pace: «Dovete sapere che Satana esiste. Egli un giorno si è presentato davanti al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a Satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo, ma ha aggiunto: “Non la distruggerai”. Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di Satana, ma – quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati – il suo potere verrà distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere e perciò è diventato ancora più aggressivo». In messaggi più recenti è stato precisato che «è giunta l’ora in cui a Satana è consentito di agire con tutte le sue forze e la sua potenza; l’ora presente è l’ora di Satana» e che «vi ho voluto qua in modo speciale adesso che Satana è libero dalle catene».
Emerge evidente l’aggancio con la sconvolgente descrizione di Katharina Emmerick, quando, il 19 ottobre 1823, ebbe la visione dell’inferno durante la discesa di Gesù agli inferi: «Alcuni angeli costrinsero quella moltitudine di spiriti maligni a prostrarsi dinanzi a Gesù, poiché tutti dovevano riconoscerlo e adorarlo. Questo fu per loro il più terribile tormento. Un gran numero era incatenato in un cerchio attorno ad altri che erano a loro volta legati fra loro. Al centro c’era un abisso di oscurità. Lucifero vi fu gettato dentro, incatenato, e un denso vapore nero si innalzò attorno a lui. Tutto ciò avvenne per decreto divino. Ho sentito che Lucifero (se non sbaglio) sarà nuovamente liberato per un po’ di tempo, cinquanta o sessant’anni prima dell’anno 2000»; «Vidi pure che di quei diavoli che furono incatenati quando Gesù Cristo discese agli inferi, alcuni sono stati recentemente sciolti dai loro vincoli. Vidi che a ogni alternanza di generazioni altri demoni vengono sciolti».
Nel 1943, mentre la Seconda guerra mondiale aveva ormai coinvolto combattenti di ogni continente, Gesù spiegò con chiarezza a Maria Valtorta che i conflitti bellici sono una delle principali modalità con cui agisce Satana, «il quale ha mandato i suoi angeli neri a muovere i regni della Terra l’uno contro l’altro. La Battaglia soprannaturale è già iniziata. Essa è. È dietro alle quinte della piccola battaglia umana. Piccola non per vastità di mole, ma per motivo. Non è, non è il piccolo motivo umano l’origine di essa. Non è. È un altro il motivo vero che fa dei fratelli tante belve omicide che a vicenda si mordono e uccidono. Vi battete coi vostri corpi. Ma in realtà sono le anime quelle che si battono. Vi battete per l’ordine di quattro o cinque potenti. Credete sia così. No. Uno è l’esecutore di questa rovina. Uno che è sulla Terra, perché voi lo volete, ma non è di questa Terra. Satana è che conduce i fili di questa carneficina in cui sono più le anime che muoiono che non i corpi. Questa è una delle battaglie iniziali. Il regno dell’Anticristo ha bisogno di un cemento fatto di sangue e di odio per consolidarsi. E voi, che non sapete più amare, lo servite a dovere e vi scannate a vicenda».
Ancora a Bruno Cornacchiola la Vergine delle Tre Fontane spiegò i metodi utilizzati dal demonio, particolarmente nei nostri tempi: «O fa del tutto per non far credere che esiste, oppure si presenta succube dell’eterno amore, e fa passare Dio per cattivo, e lui, il maligno, si presenta buono, convincendo che non è cattivo lui, ma è Dio il cattivo e il geloso; e lo dipinge e lo presenta in modo disonesto. Attenzione, allora! Pregate e praticate la dottrina della verità per fuggirlo e non ascoltarlo; e pregate che il Cielo vi aiuti a vincerlo con la spada della verità dottrinale».
( Fonte: Libro: La profezia dei due papi – di Saverio Gaeta ( Sito : Maria a Medjugorje)
Di Lorenzo Cremonesi –Correre della Sera, 13 bAgosto
Sono oltre 120mila i civili russi costretti a lasciare le loro case a causa dell’offensiva ucraina nella regione di Kursk. Ora accusano Putin di nascondere la verità. Dito puntato anche contro le autorità locali: «Allarme dato troppo tardi»
«I razzi volano e cadono ovunque. La casa della cultura locale è stata distrutta dalle esplosioni e così anche una scuola e una banca. Gli ucraini stanno colpendo le case, gli edifici vicini a noi. Le persone soffrono», racconta una donna al sito online Novosti per descrivere la situazione attorno al capoluogo di Kursk.
Altri civili russi parlano di problemi nei trasporti, confusione sulle istruzioni per gli evacuati o per coloro che vorrebbero abbandonare le aree più vicine alla battaglia. Le voci che giungono faticosamente da Kursk descrivono una situazione di paura, caos e soprattutto incertezza. Lo stesso governatore regionale, Aleksei Smirnov, incontrando ieri Vladimir Putin ha sottolineato che 28 centri urbani sono adesso sotto il controllo degli ucraini, i circa 400.000 abitanti del capoluogo sono inquieti. Quando poi ha aggiunto, davanti alle telecamere, di ritenere che gli ucraini siano avanzati almeno per 12 chilometri su di un fronte lungo oltre 40, Putin lo ha interrotto bruscamente sostenendo che i dati sulla situazione bellica se li aspettava da un generale, non da un amministratore civile.
Malcontento crescente tra i civili russi
Ma dai social russi si evince il malcontento crescente. Secondo una donna residente nel villaggio di Korenevo: «Sin dai primi giorni dell’attacco l’esercito ucraino ha colpito le postazioni delle guardie di frontiera. Hanno tremato i muri e le finestre sono andate in frantumi. Le schegge hanno ferito un mio vecchio amico ai polmoni e ai reni».
È stato allora che i servizi d’emergenza hanno ordinato l’evacuazione. Racconta: «Gli autobus passavano ogni ora. Abbiamo attraversato la tangenziale a Rylsk. La strada era sicura, ci hanno distribuito su due bus e a bordo abbiamo ricevuto cibo e acqua, il servizio a quel punto era eccellente». Dato che ormai è evidente che le forze militari russe sono state completamente colte impreparate dall’offensiva ucraina, non sorprende che anche la società civile e i servizi di assistenza pubblici abbiano difficoltà a fare fronte all’emergenza. La censura del regime ha subito serrato i ranghi per nascondere le falle. Non si vuole far conoscere al mondo, e soprattutto agli ucraini, la gravità della situazione.
Ancora secondo Smirnov, al momento sarebbero state evacuate 121.000 persone nella regione di Kursk e 11.000 in quella di Belgorod. Se ne attendono quasi altre 60.000. Ma, dei 2.000 abitanti nei 28 insediamenti presi dagli ucraini, a oggi le autorità russe non hanno alcuna informazione. Persino contro Putin volano parole pesanti. «Vladimir Vladimirovich dica ai suoi ufficiali del servizio informazioni di non nascondere la realtà. Ci sono civili morti sotto le bombe.
Il Capo di stato maggiore a Mosca dice che la situazione è sotto controllo, eppure ci sono tuttora pesanti combattimenti nel distretto di Suzhansky». Alcuni residenti della zona hanno scritto un appello al presidente russo chiedendo per quali motivi siano rimasti senza rifugi e senza soldi. Le loro sono accuse dure: «La nostra città è stata trasformata in macerie. I nostri uomini sono stati chiamati a difendere il Donbass, abbiamo perso le case e siamo in fuga sotto le bombe. Chiediamo aiuto, ma siamo abbandonati, con i nostri bambini piccoli, ma senza ripari. I nostri figli la notte hanno paura del buio, non vogliono dormire».
«L’allarme è arrivato tardi»
Altri criticano le amministrazioni locali e ringraziano invece i social, come Telegram, che hanno suggerito subito di trovare rifugio nelle cantine. «Dal tam tam sui cellulari abbiamo compreso la gravità della minaccia. Sapevamo che l’esercito stava predisponendo le armi pesanti, però l’allarme è giunto troppo tardi: molti hanno lasciato i genitori anziani nelle cantine, non hanno neppure preso soldi e documenti personali».
Un racconto più articolato arriva da Olga e Nikolai, due profughi ucraini fuggiti in Russia dal Donbass durante la guerra del 2014. Dal 2022 anche loro vivevano in un centro di accoglienza a Korenevo, dove avevano trovato lavoro. I primi tre giorni dell’attacco ucraino sono rimasti nascosti in una cantina, ma poi hanno scelto la fuga. Raccontano: «Non si poteva neppure uscire per fare la spesa o salire in casa per prendere le proprie scorte. Infine, è arrivato un militare russo, ha preso tre donne malate e ci ha ordinato di seguirlo. Ci hanno caricato su di un’auto per evacuare, da soli non ce l’avremmo mai fatta». Adesso Olga e Nikolai stanno in un campo di tende nel centro del capoluogo di Kursk, ma contano di partire presto per Mosca.