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Pensiero Spirituale sulla partecipazione alla Santa Messa
Cari amici, alla luce di un report recentemente pubblicato sulla partecipazione degli italiani alla Santa Messa festiva, è bene fare una riflessione. In questa statistica è stato evidenziato un netto calo della presenza settimanale alla Santa Messa; certamente la secolarizzazione si estende ovunque, perfino nelle grandi città africane, gli effetti ricadono soprattutto sulla pratica dei Comandamenti e dei Sacramenti.
La secolarizzazione, ovvero la visione della vita mondana che esclude la legge morale che viene da Dio Creatore, in occidente è talmente diffusa e i venti del modernismo soffiano forte mietendo vittime, tanti perdono la fede, infatti, e la pratica religiosa è sempre più abbandonata.
La Regina della pace vede come lavora il demonio e ci avverte prima che i danni causati dal diavolo siano irreversibili.
Diversamente da altre apparizioni, la Madonna a Medjugorje non ha chiesto la costruzione di una chiesa ma, dopo aver scelto i sei veggenti nel 1981, dopo tre anni ha scelto la Parrocchia: «Cari figli, io ho scelto in modo speciale questa parrocchia ed è mio desiderio guidarla. Con amore la proteggo e desidero che tutti siano miei. Grazie per essere venuti qui, questa sera. Desidero che vi troviate sempre più numerosi con me e con mio Figlio. Ogni giovedì darò un messaggio particolare per voi» (1 marzo 1984).
Da allora la Madonna ha agito come se fosse Lei stessa il parroco e da allora i parroci di Medjugorje sono sempre stati molto ligi alle indicazioni della Madonna, perfino il vescovo che inizialmente era un po’ scettico ha dato ascolto alle indicazioni della Gospa.
La Madonna a Medjugorje ha scandito i momenti di preghiera a partire dalla Santa Messa, preceduta da due Rosari che a loro volta precedevano le apparizioni. Le apparizioni e i Rosari erano come un viatico, una preparazione alla Santa Messa quotidiana, alla quale partecipavano in massa tutti i parrocchiani, specialmente nei primi tempi.
La prima volta che sono andato a Medjugorje, il 15 marzo 1985, sono rimasto molto colpito nel trovare la chiesa gremita di parrocchiani, erano le cinque del pomeriggio. Era già buio, pioveva a dirotto ma la chiesa era piena di gente della parrocchia, non c’erano pellegrini.
Per frenare la perdita della fede la Madonna ha chiamato la gente innanzitutto a partecipare alla Santa Messa quotidiana. La Messa della sera, a Medjugorje, è diventata il clou della giornata e non c’è differenza fra Messa feriale e festiva perché la partecipazione è la stessa da parte dei parrocchiani a cui si aggiungono i numerosi pellegrini. La Celebrazione Eucaristica della sera, a Medjugorje, è molto partecipata sia dai parrocchiani, che dai pellegrini, ma anche dai numerosi sacerdoti che concelebrano.
La Madonna ha spiegato questa sua strategia dicendo chiaramente che la Chiesa «è indistruttibile, perché mio Figlio le ha dato un cuore: l’Eucaristia» (2 dicembre 2015). Cristo è realmente presente nell’Eucarestia con corpo, sangue e anima e questo rende la Chiesa indistruttibile.
È tempo di scuotere le anime dal loro sonno stanco nel quale satana le ha imbrigliate, le ha cloroformizzate, le ha avvelenate, le ha rese sterili: «La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili» (25 febbraio 2024). Questo messaggio è una sentenza di morte, è una costatazione oltremodo vera alla quale la Madonna ha aggiunto un raggio di luce: «perciò voi, figlioli, siate luce, amore e le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore».
Dobbiamo essere trainanti anche su questo punto fondamentale del Cristianesimo che è l’Eucarestia, cuore della fede, totalità della fede. La Santa Messa è la fonte di grazia per tutti i Sacramenti e per tutte le grazie che vengono diffuse nel mondo. Tutto passa attraverso il sacrificio della Croce e la gloriosa Resurrezione di Cristo il quale, dopo essere risorto, è apparso nel Cenacolo e ha detto: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,19).
Lo Spirito Santo viene dall’Eucarestia. Il dono dello Spirito Santo, che è l’amore di Dio, viene dalla Resurrezione di Cristo. Lo Spirito Santo rimette i peccati, ci trasfigura, ci eleva, ci divinizza, è l’opera della santificazione che ci fa figli di Dio, eredi della vita eterna.
Dopo la Confessione i parroci dovrebbero dare un impegno che il penitente può mantenere, una cosa semplice ma spiritualmente edificante. Nella mia lunga esperienza di confessore, dopo il pentimento e il proposito di vita nuova, ho sempre dato come indicazione concreta di mai mancare alla Messa domenicale. È lì che il fedele trova la fonte della grazia, la Parola di Dio, l’Eucarestia ed è proprio perché per ricevere l’Eucarestia bisogna essere in grazia di Dio che ci si confessa, ci si prepara spiritualmente.
Cari amici, per dirci cristiani e per essere attivi nel coltivare la nostra fede e ravvivarla, dobbiamo tenere vivo l’impegno di partecipare alla Santa Messa festiva. Il nostro proposito a Gesù e a Maria sia di non mancare mai alla Santa Messa, accostandoci alla Comunione sempre in grazia di Dio.
Chi attinge alla fonte della grazia non perde mai la fede e man mano viene introdotto da Dio alla comprensione di questo mistero immenso che è l’Eucarestia, cioè la celebrazione dell’evento della nostra salvezza. Cristo è veramente presente nell’Eucarestia.
Partecipando alla Santa Messa moriamo al peccato e risorgiamo con Cristo a vita nuova, diventiamo sempre più assimilati a Cristo figli nel Figlio, eredi della vita eterna.
Torniamo al fervore della fede vissuta, della partecipazione alla Santa Messa. Dobbiamo essere Cristiani militanti, appassionati, decisi, innamorati di Cristo, veri figli della Madonna e fratelli nell’unica Chiesa Cattolica.
Facciamo dell’Eucarestia il perno della nostra vita e, possibilmente, anche della nostra giornata.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

Pensiero spirituale sulla fame di mondo e la fame di Dio
Oggi, come pensiero, vorrei mettere a fuoco un tema esistenziale molto sentito dentro di noi – anche se tante volte non l’abbiamo molto chiaro – che riguarda le “due fami” che ci sono nel cuore dell’uomo, potremmo dire due esigenze, due desideri, però la parola “fame” è molto più efficace.
Una è la fame di mondo, l’altra è la fame di Dio.
Vorrei mettere a fuoco cos’è la fame di mondo, come sia possibile e con quali mezzi si deve regolare perché emerga dal profondo del nostro cuore la fame più autentica, che è la fame di Dio.
La fame di mondo deriva da una catastrofe spirituale, che è avvenuta alle origini, a causa della quale l’uomo si è staccato da Dio, perché non ha saputo superare la prova della fede a cui è stato sottoposto nel paradiso terrestre.
È una conseguenza del peccato originale, è una ferita che è stata trasmessa a noi: questa fame di mondo è un desiderio di nutrirsi, di mettere come fine se stessi, è l’ingordigia delle cose che porta ai vizi che sono tipici della natura umana decaduta e che sono stati classificati dalla Chiesa nei sette vizi capitali.
Nel nuovo testamento ci sono tante espressioni sintetiche sia nel Vangelo sia nelle Lettere apostoliche, dove sono elencate tutte le espressioni della nostra fame di mondo: sono i sette vizi capitali e le tre concupiscenze (della carne, degli occhi e la superbia della vita).
Se andiamo a vedere nelle altre religioni non c’è quella chiarezza che c’è grazie alla parola di Dio, nella luce dei comandamenti, nella luce delle tappe del cammino di santità. È una mappa – questa malattia della fame di mondo – presente nella letteratura cristiana, ma anche nelle varie letterature dell’Occidente, la letteratura europea e in quella russa in particolare. Anche quando non c’è la fede, la fame di mondo, viene analizzata attraverso i vizi che sono quelli che costituiscono i personaggi dei vari romanzi, oppure una letteratura di analisi esistenziale dove si mette in evidenza la potenza di tenebre che è in noi.
Anche nelle altre religioni ci sono analisi esistenziali molto profonde, basterebbe analizzare il buddismo o l’induismo che alla fame di mondo hanno opposto dei rimedi che sono molto vicini a quelli cristiani, cioè sono religioni che hanno prodotto un monachesimo, un’organizzazione della vita come rinuncia al mondo, che conosciamo molto bene.
La fame di mondo è un’esperienza universale che ci incatena, ci lega alle cose che passano, è causa della nostra infelicità, che crea crolli esistenziali, disprezzo e perversione della propria vita fino al suicidio: E’ una fame di mondo che divora se stessa ed è la conseguenza del nostro essere staccati da Dio.
Questa fame di mondo è una brutta bestia, tutti la sperimentano, dentro di noi si agitano le teste dei serpentelli affamanti, che proliferano dai sette vizi capitali o dalle varie concupiscenze e che richiedono un grande combattimento spirituale per essere domati: o si dominano o si rimane schiavi e si rimane infelici eternamente. Siccome questa lotta è molto impegnativa, solamente pochi la vincono e sono i Santi, che raggiungono la pace interiore, hanno ammansito le varie bestie dentro di loro.
Le persone purtroppo cercano di evitare quella che è la vera medicina ovvero l’ascesi, la rinuncia. Cercano di guarire la fame di mondo con le medicine e i vari palliativi, , tutte cose che testimoniano lo smarrimento perché non si ha la grazia di Dio, che serve per dominare e uccidere la bestia che è in noi – di cui parla Dante: è una fame “che non sazia mai la bramosa voglia e dopo il pasto ha più fame che pria”. Questo si può dire di ognuno dei vizi capitali in modo particolare per la Lussuria.
La situazione non è di disperazione, come molte volte ci presenta il pensiero del mondo; in occidente si descrivono personaggi tragici o anche eventi reali che si concludono con una sconfitta, cioè il male vince e distrugge, come ci fosse una disperazione assicurata.
Ma non è così, dentro di noi c’è un’altra fame che è quella originaria, quella che la natura umana ha avuto fin dalle origini quando è stata creata da Dio, quella che – anche se la fame di mondo predomina e ci domina – rimane sempre latente in noi e genera quell’inquietudine che noi abbiamo anche quando siamo nella palude del male. Ci fa sentire l’odore nauseabondo del male, ci fa sentire la voglia di pulizia, ci fa sentire voglia di cambiare vita, ci rende irrequieti in situazioni di degrado: questa si chiama fame di Dio.
La fame di Dio è l’orientamento del nostro essere e della nostra anima – creata a immagine e somiglianza di Dio, creata per Lui, per conoscere Dio, per amare Dio – alla potentia oboedentialis come dicono i teologi del Medioevo, è una potenza di obbedienza, cioè la natura umana ha un riferimento a Dio come se fosse un’obbedienza intrinseca al Suo essere, che puoi distruggere solo quando sarai dannato eternamente. Finché sei in vita Dio opera in quel punto per la conversione delle anime, quando la sua grazia si accosta, cerca una fessura, cerca di entrare, cerca di far emergere la fame presente in noi finché non diremo il “no” definitivo a Dio stesso, che avviene quando moriamo impenitenti.
La fame di Dio che viene risvegliata dalla grazia – come una pianticella delicata che ha bisogno di essere curata dal giardiniere, con i vari accorgimenti cosicché non appassisca e non muoia –bisogna farla emergere pian piano fino a farla diventare “signora” all’interno del nostro cuore, fino a far sì che lei domini e faccia di noi delle persone che sono abitate da Dio, stabilmente orientate a Dio, con due mezzi molto semplici: la rinuncia e la preghiera.
Sono la preghiera e il digiuno di cui si parla nella Sacra Scrittura, che ci ha insegnato Gesù nei quaranta giorni nel deserto e che ci insegna la Regina della pace.
La rinuncia a ciò che il mondo offre: quindi di fronte alla “lista della spesa” che ogni vizio presenta bisogna esercitare la rinuncia, in modo tale che le teste dei serpentelli vengano tagliate via, vengano mortificate, vengano tenute a bada. Questo è necessario perché senza la rinuncia, la preghiera rimane scritta sull’acqua, non incide dentro di noi quindi ci deve essere un contatto con Dio. Ma prima di tutto, ci vuole la forza della rinuncia al male, rinunciare a ciò che satana offre col quale vuole distruggerci.
Rinforzare la rinuncia con la preghiera è fondamentale perché sono due facce della medesima medaglia. Con la preghiera si può soddisfare la fame di Dio e la rinuncia è per mortificare la voglia di mondo, i desideri della carne – come dice San Paolo.
Con la preghiera rinforziamo la nostra volontà nel rinunciare, ci nutriamo pian piano di Dio. Prendiamo gusto a mangiare le cose di Dio, la sua parola, la pratica dei comandamenti, le fonti di grazia dei sacramenti, la decisione nel compiere il bene, per cui man mano la fame di Dio viene alimentata e soddisfatta, diventa preponderante, prende sopravvento del nostro cuore e noi diveniamo persone nelle quali Dio si è consolidato.
“Noi siamo quello che mangiamo”, se mangiamo il mondo diventiamo esseri mondani, se ci nutriamo di Dio diventiamo esseri divinizzati, pieni di Lui.
Ecco l’importanza della preghiera e del digiuno perché la fame di Dio prevalga in noi e diventi sangue che ci tiene vivi e aria che respiriamo: questo è un lungo cammino, è il cammino della conversione a cui ci invita il Vangelo, ci invita la Madonna, ci invita la Chiesa e non c’è altra strada, non ci sono autostrade sulla via della santità ma sentieri in salita.
MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE AL TERMINE DELLA PREGHIERA.
Di Padre Livio Fanzaga
il 1 Gennaio 2024
in COMMENTO AI MESSAGGI DELLA REGINA DELLA PACE, Senza categoria
La Madonna è venuta gioiosa, ha pregato su di noi, per le nostre intenzioni. Ha detto:
“Grazie perché avete risposto alla mia chiamata e avete pregato per le mie intenzioni. Non vi pentirete né voi né i vostri figli né i figli dei vostri figli”.
Commento al messaggio di Padre Livio