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“Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.“

Cari amici di Radio Maria,
la festa di oggi riguarda uno straordinario dono di Dio alla Vergine Maria, ma che riguarda in modo particolare la nostra vita, il suo senso e il suo destino ultimo.
Infatti l’umanità da sempre si è interrogata sul senso della nostra esistenza nel tempo e alla fine la sentenza inesorabile per tutti è quella della morte.
Qualcuno potrebbe rassegnarsi dicendo che la morte è un fatto naturale e che quindi è inutili angosciarsi. Bisogna metterla nel conto, come d’altra parte si deve accettare il dolore e le molteplici calamità e brutalità della vita.
L’umanità però, nella sua storia, non si è mai rassegnato a questo scacco matto che ci espelle per sempre dal mondo e, attraverso la religione, ha cercato l’immortalità. Anche oggi questo desiderio è vivo, ma la si cerca laddove è impossibile trovarla.
Maria assunta in Cielo è il dono dell’immortalità che la Divina Misericordia pone davanti agli occhi di una umanità che ha smarrito la strada e che corre veloce verso l’abisso della perdizione.
Lei, fin dal momento del suo transito terreno, è stata resa partecipe della resurrezione di Cristo e la sua presenza, piena di santità, bellezza e grazia, è un segno di sicura speranza per tutti noi che gemiamo e piangiamo nella valle del peccato e della morte.
Anche noi suoi figli, seguendo la sua via di umiltà e di amore, al seguito di suo Figlio, alla fine saremo come Lei è, rivestiti della gloria divina dell’immortalità.
Alziamo gli occhi al Cielo in questo giorno di grazia, perché quella è la meta a cui dobbiamo tendere nel nostro pellegrinaggio terreno, perseverando nella fede fra le insidie, le seduzioni e le persecuzionei di questo mondo.
La sua presenza in mezzo noi ci fortifichi e ci incoraggi ad essere testimoni della vittoria della vita sulla morte che corrode e divora il mondo senza Dio.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-56
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Parola del Signore

Con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, Pio XII definì solennemente il dogma dell’Assunzione di Maria in anima e corpo, confermando una verità radicata da secoli nel cuore dei fedeli e che ha il suo fondamento nelle Scritture e nella Tradizione 15_08_202
Confermando una verità radicata nel cuore dei fedeli, l’1 novembre 1950 Pio XII definì solennemente il dogma dell’Assunzione di Maria: «Pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che l’Immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». In queste parole, contenute al culmine della costituzione apostolica Munificentissimus Deus, sono racchiusi tutti e quattro i dogmi riguardanti Maria, proclamati dalla Chiesa nel corso dei secoli e in strettissima connessione tra loro: la Maternità Divina (Concilio di Efeso, 431), la Verginità perpetua (Concilio di Costantinopoli II, 553), l’Immacolata Concezione (Ineffabilis Deus di Pio IX, 1854) e appunto la sua Assunzione in anima e corpo, che rende la Madonna il più alto frutto della Redenzione e segno di sicura speranza per la risurrezione e glorificazione in Cristo di tutti i giusti.
Dunque, il corpo di Maria – preservata dal peccato originale e mai caduta nemmeno in un peccato veniale – non marcì dopo che fu «terminato il corso della vita terrena»1, ma fu assunto nella gloria eterna, come avverrà alla fine dei tempi per i corpi dei redenti, che si ricongiungeranno alle loro anime già passate attraverso il Giudizio particolare.
Le prime testimonianze esplicite sulla fede della Chiesa nell’Assunzione di Maria si ritrovano negli scritti del IV secolo di sant’Efrem il Siro (306-373) e sant’Epifanio di Salamina (315-403). Ma già nel II secolo la riflessione teologica sulle grazie e i meriti della Beata Vergine aveva raggiunto vette altissime con sant’Ireneo di Lione, che descrisse in profondità il ruolo di Maria nella storia della salvezza, in dipendenza e unione con il Figlio. Sant’Ireneo la presentava infatti come nuova Eva, sulla scia dell’insegnamento paolino di Gesù come nuovo Adamo.
Molto antiche sono pure le origini della festa che si diffuse prima in Oriente, dove era celebrata almeno dal VI secolo come «Dormizione della Vergine» (la «dormizione» implica la tesi del sonno profondo, che avrebbe preceduto l’elevazione in cielo). Si radicò poi in Occidente, grazie in particolare a papa Sergio I (687-701), sotto il quale la Dormitio figurava già tra le maggiori quattro feste mariane. Fu poi Leone IV (847-855), quando a Roma la festa aveva intanto preso il nome di Assunzione, a darle una maggiore solennità, prescrivendo una vigilia e un’ottava. Gli scritti dei Padri, le innumerevoli chiese dedicate all’Assunta, le immagini sacre, gli antichi libri liturgici (dal Sacramentario gallicano ai testi bizantini) mostrano quanto fosse radicata fin dai primi secoli la fede dei cristiani in questo mistero, il quarto mistero glorioso del Rosario.
I teologi della Scolastica – su tutti i santi Alberto Magno, Antonio di Padova e Bonaventura da Bagnoregio – diedero poi un notevole contributo all’approfondimento della dottrina dell’Assunzione. Suo fondamento è la Sacra Scrittura, che è piena di riferimenti alle glorie di Maria, dalla Genesi (Gn 3, 15) alla «donna vestita di sole» dell’Apocalisse (Ap 12, 1). Il Doctor Seraphicus, in particolare, prendendo spunto da un versetto del Cantico dei Cantici (Chi è costei che sale dal deserto, ricolma di delizie, appoggiata al suo diletto?), spiegava che in Paradiso la persona gode della pienezza della beatitudine proprio nell’unione tra anima e corpo, concessa in anticipo alla gloriosa Madre di Dio. E sant’Antonio, commentando un passo del profeta Isaia (Glorificherò il luogo dove posano i miei piedi), scriveva ispirato: «Il luogo dove il Signore pose i suoi piedi fu la beata Vergine dalla quale prese l’umanità. Questo luogo è stato dal Signore glorificato, esaltando Maria al di sopra dei cori angelici. Da ciò è manifesto che la Vergine fu assunta in cielo anche con il corpo, che fu il luogo dove pose i piedi il Signore».
Pensando all’intima unione tra Madre e Figlio, san Bernardino da Siena (1380-1444) affermava chiaramente che «Maria non debba essere se non dov’è Cristo; inoltre è ragionevole e conveniente che si trovino già glorificati in cielo l’anima e il corpo, come dell’uomo, così anche della donna; infine il fatto che la Chiesa non ha mai cercato e proposto alla venerazione dei fedeli le reliquie corporee della Beata Vergine, fornisce un argomento che si può dire quasi una riprova sensibile». Già nel Medioevo si era formato insomma un tale consenso nella teologia cattolica, parallelamente alla grande pietà popolare, che negare l’Assunzione sarebbe stato fonte di scandalo.
Quando poi si arrivò al XIX secolo, con la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, la Santa Sede iniziò a ricevere molteplici suppliche da ogni parte della cristianità, con la preghiera di definire solennemente anche il dogma dell’Assunzione. Nel 1946, Pio XII indirizzò una lettera enciclica a tutti i vescovi, domandando cosa suggerisse la loro «sapienza e prudenza» e la devozione dei fedeli riguardo a un pronunciamento dogmatico su Maria Assunta, a conferma dell’importanza data al sensus fidelium. Le risposte ottenute furono quasi unanimemente favorevoli alla definizione del dogma, proclamato poi durante l’Anno Santo.
***
1 Pio XII non usò la parola «morte» nella definizione dogmatica. Papa Pacelli volle così lasciare tempo all’approfondimento teologico, alla luce delle argomentazioni degli «immortalisti» secondo cui la Madonna non è stata soggetta al potere della morte, non avendo Lei mai peccato.
(Ermes Dovico –La Nuova Bussola – 15 Agosto 2023)
DOMENICA 19MA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!
Santifichiamo il giorno del Signore partecipando alla Santa Messa ovunque ci troviamo: in campagna, al mare, sui monti o nelle città d’arte, perché la nostra anima sia illuminata dalla Parola di Dio e nutrita con la Santa Eucaristia.
Il Vangelo ci presenta un brano particolarmente significativo che aiuta la nostra fede ad affrontare le avversità della vita.
Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù congeda la folla che voleva farlo re e si ritira su un molte a pregare, mentre invita i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo all’altra riva.
Venuta la sera si alza un forte vento che agita la barca. Allora Gesù va loro incontro camminando sulle acque.
I discepoli si impauriscono perché pensano che sia un fantasma. Ma Gesù li tranquillizza dicendo: “Coraggio sono io, non abbiate paura”.
Pietro vuole mettere alla prova Gesù e gli dice: “Signore se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”.
Pietro sa che il Maestro può fare questo miracolo. Gesù gli dice: “Vieni”
Pietro si fida, scende in acqua e incomincia a camminare verso Gesù. A Pietro non interessa il fatto di camminare sulle acque, ma di arrivare fino a Gesù. La sua fede e il suo amore per il Maestro sono encomiabili.
Ma questo non basta, Bisogna perseverare! Infatti, mentre distoglie lo sguarda da Gesù e guarda il soffiare del vento e l’agitarsi delle acque, si impaurisce e incomincia ad affondare.
E’ quello che accade a noi quando, dopo esserci affidati a Gesù, distogliamo il nostro sguardo da Lui e lo posiamo sulle avversità che imperversano. In quel momento ci impauriamo e affondiamo.
Allora, come Pietro, dobbiamo reagire, rinnovare la nostra fiducia in Gesù e gridare: “Signore salvami!”
Gesù rimprovera Pietro per aver dubitato, ma tuttavia tende la mano, lo afferra e lo tiene a galla.
Non solo, ma appena saliti sulla barca, il vento cessa e i discepoli si rafforzano nella loro fede. Gesù è molto più di un Messia terreno che sfama la gente.
Egli è il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo. Per questo si prostrano e lo adorano, come dobbiamo fare anche noi in questo tempo in cui l’umanità rifiuta la Fede e la Croce
Questa è la nostra fede cattolica che non dobbiamo aver paura di testimoniare.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Comandami di venire verso di te sulle acque.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,22-33
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla.
Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario.
Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura.
Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!».
Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».
E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Parola del Signore
DOMENICA 18.MA DEL TEMPO ORDINARIO -TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!
Questo prima Domenica del mese di Agosto è piena di luce soprannaturale, perché la Chiesa celebra la Trasfigurazione del Signore.
Gesù conduce in cima al monte Tabor tre dei suoi apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, i medesimi che vorrà vicino a sé durante l’agonia del Getzemani.
“Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la Luce”. Gesù manifesta la sua divinità attraverso lo splendore della sua umanità.
Gesù desidera che gli apostoli siano forti nella nel momento della sua Passione quando, per nostro amore e per la nostra salvezza, accetta di essere umiliato, processato e crocifisso.
Nel medesimo momento appaiono accanto a Lui Mosè ed Elia, le due figure emblematiche dell’Antica alleanza, che in Gesù Cristo trova il suo compimento.
La voce del Padre celeste risuona, come nel momento del Battesimo di Giovanni il Battista: ”Questi è il mio Figlio, l’amato: in Lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.
La manifestazione della divinità del Signore non poteva essere più eclatante e i tre apostoli ne sono presi, in particolare Pietro.
Tuttavia nel momento della Passione la loro mente si oscura, il loro cuore si riempi di paure e vacillano nella fede.
In loro c’era ancora troppa mondanità e il loro rapporto con Gesù era ancora ancorato a una visione terrena del Regno di Dio.
Questo è un grande insegnamento per noi, in un momento in cui il mondo è particolarmente ostile alla fede e alla croce.
Resisteremo alla prova se, nella preghiera e nella rinuncia alle mondanità, avremo alimentato la fede in Gesù, nostro Dio e Salvatore, e avremo stretto con Lui una amicizia che nessuna tempesta della vita potrebbe distruggere.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Il suo volto brillò come il sole.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Parola del Signore
DOMENICA 17.ma DEL TEMPO ORDINARIO

Carissimi amici di Radio Maria Buona Domenica!
Che la Luce di Cristo Risorto illumini il mondo e il suo Amore rinnovi la faccia della terra.
Il Signore è più che mai vicino e presente in un momento in cui la storia umana è davanti al bivio della vita e della morte.
Che il tempo delle vacanze sia davvero un riposo per l’anima e per il corpo, in modo tale da ritornare rinfrancati e motivati nel compimento della nostra missione nella vita.
Oggi Gesù nel Vangelo ci introduce nella conoscenza del Regno di Dio, mediante parabole con le quali rivela il mistero che Lo riguarda.
Infatti il Regno di Dio è Gesù stesso, nella sua Persona divina unita alla natura umana, nelle sue azioni salvifiche e nella sue parole di vita eterna.
Noi siamo invitati a credere e ad entrare in questo mistero, in modo tale che la nostra vita sia sottratta alla potenza devastante del male e della morte e così essere una cosa sola con Lui che è la Via, La Verità e la Vita.
Gesù paragona il Regno di Dio a un tesoro nascosto in un campo. Uno lo trova, lo nasconde, e pieno di gioia vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Così è per noi quando incontriamo Gesù. E’ il tesoro della vita e non abbiamo bisogno di altro. Lo sperimentiamo quando ci convertiamo e ci rendiamo conto quanto fosse falsa e ingannatrice la vita senza Gesù.
Allo stesso modo Gesù paragona il Regno di Dio a un mercante che, trovata una perla preziosa, vende tutti i suoi averi e la compra. Così anche noi dobbiamo essere pronti a rinunciare a tutto per di essere di Gesù.
Infine Gesù paragona il Regno di Dio a una rete piena di pesci, dalla quale i pescatori scelgono quelli buoni e gettano via quelli cattivi.
“Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.”
Queste sono Parole divine che non si possono omettere, non si possono criticare e non si possono cambiare. Per salvarsi bisogna prenderle sul serio, perché pronunciate da Colui che è la Misericordia.
Ave Maria
Padre Livio
Vangelo
Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,1-15
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Parola del Signore