"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Categoria: PENSIERO FESTIVO Pagina 28 di 53

DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

BUONA DOMENICA

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Cari amici di Radio Maria, oggi la Chiesa celebra la solennità dell’Ascensione, quando Gesù, quaranta  giorni dopo la su Resurrezione, è salito al Cielo, ritornando al Padre.

Gesù lascia dunque questa terra, dove tuttavia resta realmente presente nell’Eucaristia, e dal Cielo invia alla Chiesa il suo Spirito Santificatore, grazie al quale veniamo strettamente  uniti a Lui con un vincolo  eterno di amore.

Agli Apostoli che si soffermano stupiti a guardare il Maestro che scompare  nell’azzurro celeste  si avvicinano gli angeli che li scuotono e li esortano con parole che toccano la Chiesa in ogni momento della sua storia:

 «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Incomincia così il tempo della Chiesa che, illuminata e fortificata dallo Spirito Santo , deve portare la grazia della Redenzione agli uomini di tutti i tempi e tutte le nazioni.

Da due millenni la navicella della Chiesa attraverso le onde minacciose della storia,  sapendo che il suo Signore la accompagna e che dal Cielo esercita la sua regalità perché vinca tutte le battaglie sollevate dalle potenze del male.

Infatti con l’Ascensione al Cielo Cristo è incoronato dal Padre Re dell’Universo, con a fianco Maria che condivide la regalità del Figlio, e veglia sulle vicende della Chiesa della quale è Madre.

Ai nostri occhi si presenta un panorama di luce vittoriosa, che ci conforta e ci incoraggia. L’impero delle tenebre, che vuole imporsi  sul mondo, è un fenomeno passeggero, destinato a scomparire nell’abisso.

La luce della fede ci indica la meta del pellegrinaggio della vita, al quale dobbiamo tendere con tutte le nostre forze e dove ci attende il Signore risorto, con Maria, gli angeli e i santi del Paradiso.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


BENEDETTO XVI

REGINA CÆLI

Domenica, 20 maggio 2012

Cari fratelli e sorelle!

Quaranta giorni dopo la Risurrezione – secondo il Libro degli Atti degli Apostoli – Gesù ascese al Cielo, cioè ritornò al Padre, dal quale era stato mandato nel mondo. In molti Paesi questo mistero viene celebrato non il giovedì, ma oggi, la domenica seguente. L’Ascensione del Signore segna il compiersi della salvezza iniziata con l’Incarnazione. Dopo avere istruito per l’ultima volta i suoi discepoli, Gesù sale al cielo (cfr Mc 16,19). Egli, però, «non si è separato dalla nostra condizione» (cfr Prefazio); infatti, nella sua umanità, ha assunto con sé gli uomini nell’intimità del Padre e così ha rivelato la destinazione finale del nostro pellegrinaggio terreno. Come per noi è disceso dal Cielo, e per noi ha patito ed è morto sulla croce, così per noi è risorto ed è risalito a Dio, che perciò non è più lontano. San Leone Magno spiega che con questo mistero «viene proclamata non solo l’immortalità dell’anima, ma anche quella della carne. Oggi, infatti, non solo siamo confermati possessori del paradiso, ma siamo anche penetrati in Cristo nelle altezze del cielo » (De Ascensione DominiTractatus 73, 2.4: CCL 138 A, 451.453). Per questo i discepoli, quando videro il Maestro sollevarsi da terra e innalzarsi verso l’alto, non furono presi dallo sconforto, come si potrebbe pensare anzi, provarono una grande gioia e si sentirono spinti a proclamare la vittoria di Cristo sulla morte (cfr Mc 16,20). E il Signore risorto operava con loro, distribuendo a ciascuno un carisma proprio. Lo scrive ancora san Paolo: «Ha distribuito doni agli uomini … ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri … allo scopo di edificare il corpo di Cristo … fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,8.11-13).

Cari amici, l’Ascensione ci dice che in Cristo la nostra umanità è portata alla altezza di Dio; così, ogni volta che preghiamo, la terra si congiunge al Cielo. E come l’incenso, bruciando, fa salire in alto il suo fumo, così, quando innalziamo al Signore la nostra fiduciosa preghiera in Cristo, essa attraversa i cieli e raggiunge Dio stesso e viene da Lui ascoltata ed esaudita. Nella celebre opera di san Giovanni della Croce, Salita al Monte Carmelo, leggiamo che «per vedere realizzati i desideri del nostro cuore, non v’è modo migliore che porre la forza della nostra preghiera in ciò che più piace a Dio. Allora, Egli non ci darà soltanto quanto gli chiediamo, cioè la salvezza, ma anche quanto Egli vede sia conveniente e buono per noi, anche se non glielo chiediamo» (Libro III, cap. 44, 2, Roma 1991, 335).

Supplichiamo infine la Vergine Maria, perché ci aiuti a contemplare i beni celesti, che il Signore ci promette, e a diventare testimoni sempre più credibili della sua Risurrezione, della vera Vita.

DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO

BUONA DOMENICA

SESTA DOMENICA DOPO PASQUA

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

Il tempo Pasquale coincide col risveglio della natura che lotta per una vita nuova dopo il gelo invernale. Così anche noi dobbiamo risvegliare le nostre anime dal sonno spirituale e avvolgerle  con la gloria  di Cristo risorto, nostra vita e nostra pace.

Nel brano di vangelo di oggi Gesù ci conduce al cuore della vita cristiana, che è l’amore. “Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.”

Sembra semplice, ma non vi è nulla di più difficile, perché il mondo non conosce la parola “amore” e quando la usa dà ad esso un significato che non va oltre i limiti dell’umano.

L’amore di cui parla Gesù è quello che viene da Dio che è, nella sua vita intima, una comunione eterna di amore. “Dio è amore” è il cuore della fede e della rivelazione cristiana.

E’ ciò che gli uomini non sono mai riusciti a pensare o semplicemente a desiderare. Le loro rappresentazioni di Dio non si sollevano dai limiti e delle miserie e della carnalità.

Per questo il Padre ha inviato il Figlio in questo mondo, assumendo una vera umanità e amandoci con un cuore umano. La condivisione della nostra vita e il dono della sua amicizia fino al morte in Croce sono la prova del suo amore prodigo e senza confini.

La vita cristiana consiste nell’accoglienza di questo amore misericordioso, che perdona i peccati, purifica i cuori e li rende capaci di amare Dio come Lui ci ama.

Questa è la fatica e la gioia della vita cristiana, che richiede l’impegno quotidiano della preghiera, l’osservanza dei comandamenti e l’amore per il prossimo, chiunque esso sia, perché ogni uomo viene da Dio ed è da Lui amato.

Dobbiamo credere che l’amore di Cristo vince l’odio del maligno e che alla fine l’amore trionferà, ma prima di tutto dobbiamo farlo trionfare in noi.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


BENEDETTO XVI : DEUS CARITAS EST (1)

“Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui » (1 Gv 4, 16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l’immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell’uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell’esistenza cristiana: « Noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto ».

Abbiamo creduto all’amore di Dio — così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Nel suo Vangelo Giovanni aveva espresso quest’avvenimento con le seguenti parole: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui … abbia la vita eterna » (3, 16). Con la centralità dell’amore, la fede cristiana ha accolto quello che era il nucleo della fede d’Israele e al contempo ha dato a questo nucleo una nuova profondità e ampiezza. L’Israelita credente, infatti, prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze » (6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell’amore di Dio con quello dell’amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: « Amerai il tuo prossimo come te stesso » (19, 18; cfr Mc 12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l’amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro.”

DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

BUONA DOMENICA

QUINTA DOMENICA DOPO PASQUA

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica,

Oggi più che mai essere cristiani significa andare controcorrente. Questo è vero soprattutto per la Domenica, il giorno che Gesù risorto ci ha donato, ma che noi abbiamo svuotato, dissipando il suo grande valore di nutrimento spirituale per le nostre anime.

Ogni Domenica siamo attesi dal Signore nella casa di Dio per partecipare alla celebrazione della Santa Messa, per nutrirci del Vangelo e dell’’Eucaristia e per riconoscerci come appartenenti alla famiglia di Dio qui in terra e lassù in Cielo

Oggi il Vangelo offre alla nostra meditazione una parabola fra le più belle, che ci fa capire quale intima unione dobbiamo realizzare con Gesù, mediante la fede, la preghiera e la santità della vita.

Gesù paragona il nostro rapporto con Lui a quello della vite con i tralci. E’ un rapporto molto intimo, tanto da essere una sola realtà. Ebbene, dice Gesù, “Io sono  la vite e voi i tralci”.

Se un tralcio è unito alla vite dà molto frutto, perché la linfa della vite passa in ogni tralcio. Ma se il tralcio si stacca, non può dar frutto da solo, ma secca e quindi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Come può avvenire che un tralcio  si stacchi dalla vite, cioè che un’anima si stacchi da Gesù o lo perda? Questo avviene quando non preghiamo, non crediamo e non viviamo i comandamenti e lasciamo inaridire l’anima.

Questo è accaduto al nostro mondo cristiano che, avendo abbandonato la preghiera, ha perso la fede e fecondità della vita, diventando una vigna devastata da bestie feroci.

Un ramo  secco è l’immagine della morte, di una vita che si dissolve  nel nulla, di un futuro senza speranza. Solo se siamo uniti  Gesù Cristo la vita fiorisce, porta frutto al di là di ogni immaginazione ed è persino felice, anche quando Padre celeste pota i tralci perché diano più frutto.

Ma il Padre celeste fa ancora di più. Ridà la vita ai tralci secchi se non si induriscono nel rifiuto e con umiltà si lasciano reinnestare in Colui che è la fonte della vita.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore.


BENEDETTO XVI – LA VITE E I TRALCI 

Cari fratelli e sorelle!

Il Vangelo di oggi, quinta domenica del Tempo Pasquale, si apre con l’immagine della vigna. «Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore”» (Gv 15,1). Spesso, nella Bibbia, Israele viene paragonato alla vigna feconda quando è fedele a Dio; ma, se si allontana da Lui, diventa sterile, incapace di produrre quel «vino che allieta il cuore dell’uomo», come canta il Salmo 104 (v. 15). La vera vigna di Dio, la vite vera, è Gesù, che con il suo sacrificio d’amore ci dona la salvezza, ci apre il cammino per essere parte di questa vigna. E come Cristo rimane nell’amore di Dio Padre, così i discepoli, sapientemente potati dalla parola del Maestro (cfr Gv 15,2-4), se sono uniti in modo profondo a Lui, diventano tralci fecondi, che producono abbondante raccolto. Scrive san Francesco di Sales: «Il ramo unito e congiunto al tronco porta frutto non per propria virtù, ma per virtù del ceppo: ora, noi siamo stati uniti dalla carità al nostro Redentore, come le membra al capo; ecco perché… le buone opere, traendo il loro valore da Lui, meritano la vita eterna» (Trattato dell’amore di Dio, XI, 6, Roma 2011, 601).

Nel giorno del nostro Battesimo la Chiesa ci innesta come tralci nel Mistero Pasquale di Gesù, nella sua Persona stessa. Da questa radice riceviamo la preziosa linfa per partecipare alla vita divina. Come discepoli, anche noi, con l’aiuto dei Pastori della Chiesa, cresciamo nella vigna del Signore vincolati dal suo amore. «Se il frutto che dobbiamo portare è l’amore, il suo presupposto è proprio questo “rimanere” che profondamente ha a che fare con quella fede che non lascia il Signore» (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 305). È indispensabile rimanere sempre uniti a Gesù, dipendere da Lui, perché senza di Lui non possiamo far nulla (cfr Gv 15,5). In una lettera scritta a Giovanni il Profeta, vissuto nel deserto di Gaza nel V secolo, un fedele pone la seguente domanda: Come è possibile tenere insieme la libertà dell’uomo e il non poter far nulla senza Dio? E il monaco risponde: Se l’uomo inclina il suo cuore verso il bene e chiede a Dio l’aiuto, ne riceve la forza necessaria per compiere la propria opera. Perciò la libertà dell’uomo e la potenza di Dio procedono insieme. Questo è possibile perché il bene viene dal Signore, ma esso è compiuto grazie ai suoi fedeli (cfr Ep. 763, SC 468, Paris 2002, 206). Il vero «rimanere» in Cristo garantisce l’efficacia della preghiera, come dice il beato cistercense Guerrico d’Igny: «O Signore Gesù … senza di te non possiamo fare nulla. Tu infatti sei il vero giardiniere, creatore, coltivatore e custode del tuo giardino, che pianti con la tua parola, irrighi con il tuo spirito, fai crescere con la tua potenza» (Sermo ad excitandam devotionem in psalmodiaSC 202, 1973, 522).

Cari amici, ognuno di noi è come un tralcio, che vive solo se fa crescere ogni giorno nella preghiera, nella partecipazione ai Sacramenti, nella carità, la sua unione con il Signore. E chi ama Gesù, vera vite, produce frutti di fede per un abbondante raccolto spirituale. Supplichiamo la Madre di Dio perché rimaniamo saldamente innestati in Gesù e ogni nostra azione abbia in Lui il suo inizio e in Lui il suo compimento.

BENEDETTO XVI

REGINA CÆLI

Domenica, 6 maggio 2012

DALLA NOSTRA CAPPELLA P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

BUONA DOMENICA

QUARTA DOMENICA DI PASQUA

Cari amici di Radio Maria buona Domenica!

Oggi è il giorno del Signore, illuminato dalla luce della sua resurrezione, nel quale siamo chiamati alla fonte di grazia dell’Eucaristia, il pane vivo che ci dona la vita eterna.

Facciamo dell’Eucaristia domenicale il centro focale della nostra settimana, affinché la nostra vita sia un cammino con Cristo, nostra Pasqua e nostra Pace.

Nel brano di Vangelo di oggi Gesù si presenta come il Buon Pastore che dà la vita per le sue pecorelle. Il Buon pastore ha cura delle sue pecore, le porta la pascolo perché si possano nutrire, le protegge dall’attacco dei lupi e le mette al sicuro nell’ovile. Le sue pecore sono ciò che di più caro possiede.

In questo è radicalmente diverso dal mercenario, al quali le pecore non appartengono e per questo fuggono quando arriva il lupo che le assale, le disperde e le rapisce.

Chi sono questi mercenari? Sono tutti coloro che si presentano come guide illuminate e disinteressate, attirando a sé le pecore ignare e ingenue , sviandole, tosandole e abusandone.

La storia e ha sempre abbondato di questi mercenari, falsi profeti, falsi pastori e falsi salvatori, che hanno portato i loro popoli al macello. Oggi imperversano  più che mai, perché l’uomo- pecora fa fatica a imparare le tristi lezioni del passato.

Di chi allora ci dobbiamo fidare? Gesù indica se stesso come il Pastore che ci ama, ci conosce e che per noi ha donato la sua vita, perché noi l’avessimo in abbondanza. Seguiamolo senza mai abbandonarlo,  imparando conoscere la sua voce e  cercando il nostro rifugio nel suo ovile, la Chiesa, l’ ovile santo che ci nutre e ci protegge.

Non ci dispiaccia, cari amici, essere pecorelle che seguono con fiducia Gesù Buon Pastore. Le pecorelle sono umili, sono miti, sono inoffensive. Guardiamoci invece di essere lupi che minacciamo il prossimo, lo assalgono e lo divorano.

Che Gesù buon Pastore  benedica, ispiri e conforti i Pastori della Chiesa, perché siano la sua immagine viva e rassicurante, in mezzo a tante pecore allo sbando che hanno bisogno di guida e di protezione.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,11-18

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

🟢LIVE🟢🌾DALLA NOSTRA CAPPELLA 〽️P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO🌾

BUONA DOMENICA

TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)

Cari amici,

i vangeli del tempo pasquale ci fanno rivivere l’esperienza incredibile degli apostoli nel giorno dopo il sabato, che per noi è divenuto la Domenica, quando hanno visto il Signore risorto.

E’ accaduto qualcosa di inimmaginabile, mai successo nella storia, neppure in quella sacra, che una persona crocifissa, morta e sepolta apparisse viva ai loro occhi, nella sua ben conosciuta identità, con un corpo spirituale ma reale, con impressi i segni dei chiodi nelle mani e nei piedi e con una trafittura nel costato  causata da un colpo di lancia.

Eppure è la stessa persona che era stata catturata nel Getzemani, bastonata e legata, condannata a morte dal Sinedrio, fatta  flagellare da Pilato e poi inchiodata a una croce dove aveva esalato l’ultimo respiro. Come se tutto questo non bastasse era stata richiusa in un sepolcro come se da lì non dovesse mai uscire.

A cosa pensare quando se la trovano davanti che parla con loro, li chiama per nome, ricorda loro quello che è accaduto. Quei poveretti aveva perso la fede e con essa anche le parole di Gesù sulla sua resurrezione.  Ovvio che pensano a un fantasma e tremano di paura.

Così capita a tutti quelli che hanno perso la fede e la loro vita cade in preda ai spettri che l’angoscia mette davanti ai loro occhi. In questa situazione è precipitata la nostra generazione che ha rinnegato Gesù Cristo come se Lui non fosse mai uscito dal sepolcro.

Gli apostoli però, pur avendo ancora una fede informe, amavano Gesù e il loro cuore non si era indurito. Gesù è materno e si abbassa alla loro carnalità. Si fa dare del pesce e lo mangia davanti a loro. Questo basta perché la paura si dissolva e i cuori si riempiono di gioia. 

Con l’umiltà della fede da morti che erano divengono persone vive, come avviene anche a noi con la conversione, e Gesù li investe di una missione che glorificherà la loro vita e la renderà immortale nei secoli.

Questo radicale cambiamento avvenga anche per noi, riportando Cristo risorto al centro della nostra vita e testimoniando la sua luce e la sua gioia in questo mondo di tenebre e di morte.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Pagina 28 di 53

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy