
QUINTA DOMENICA DOPO PASQUA
Cari amici di Radio Maria Buona Domenica,
Oggi più che mai essere cristiani significa andare controcorrente. Questo è vero soprattutto per la Domenica, il giorno che Gesù risorto ci ha donato, ma che noi abbiamo svuotato, dissipando il suo grande valore di nutrimento spirituale per le nostre anime.
Ogni Domenica siamo attesi dal Signore nella casa di Dio per partecipare alla celebrazione della Santa Messa, per nutrirci del Vangelo e dell’’Eucaristia e per riconoscerci come appartenenti alla famiglia di Dio qui in terra e lassù in Cielo
Oggi il Vangelo offre alla nostra meditazione una parabola fra le più belle, che ci fa capire quale intima unione dobbiamo realizzare con Gesù, mediante la fede, la preghiera e la santità della vita.
Gesù paragona il nostro rapporto con Lui a quello della vite con i tralci. E’ un rapporto molto intimo, tanto da essere una sola realtà. Ebbene, dice Gesù, “Io sono la vite e voi i tralci”.
Se un tralcio è unito alla vite dà molto frutto, perché la linfa della vite passa in ogni tralcio. Ma se il tralcio si stacca, non può dar frutto da solo, ma secca e quindi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Come può avvenire che un tralcio si stacchi dalla vite, cioè che un’anima si stacchi da Gesù o lo perda? Questo avviene quando non preghiamo, non crediamo e non viviamo i comandamenti e lasciamo inaridire l’anima.
Questo è accaduto al nostro mondo cristiano che, avendo abbandonato la preghiera, ha perso la fede e fecondità della vita, diventando una vigna devastata da bestie feroci.
Un ramo secco è l’immagine della morte, di una vita che si dissolve nel nulla, di un futuro senza speranza. Solo se siamo uniti Gesù Cristo la vita fiorisce, porta frutto al di là di ogni immaginazione ed è persino felice, anche quando Padre celeste pota i tralci perché diano più frutto.
Ma il Padre celeste fa ancora di più. Ridà la vita ai tralci secchi se non si induriscono nel rifiuto e con umiltà si lasciano reinnestare in Colui che è la fonte della vita.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore.
BENEDETTO XVI – LA VITE E I TRALCI
Cari fratelli e sorelle!
Il Vangelo di oggi, quinta domenica del Tempo Pasquale, si apre con l’immagine della vigna. «Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore”» (Gv 15,1). Spesso, nella Bibbia, Israele viene paragonato alla vigna feconda quando è fedele a Dio; ma, se si allontana da Lui, diventa sterile, incapace di produrre quel «vino che allieta il cuore dell’uomo», come canta il Salmo 104 (v. 15). La vera vigna di Dio, la vite vera, è Gesù, che con il suo sacrificio d’amore ci dona la salvezza, ci apre il cammino per essere parte di questa vigna. E come Cristo rimane nell’amore di Dio Padre, così i discepoli, sapientemente potati dalla parola del Maestro (cfr Gv 15,2-4), se sono uniti in modo profondo a Lui, diventano tralci fecondi, che producono abbondante raccolto. Scrive san Francesco di Sales: «Il ramo unito e congiunto al tronco porta frutto non per propria virtù, ma per virtù del ceppo: ora, noi siamo stati uniti dalla carità al nostro Redentore, come le membra al capo; ecco perché… le buone opere, traendo il loro valore da Lui, meritano la vita eterna» (Trattato dell’amore di Dio, XI, 6, Roma 2011, 601).
Nel giorno del nostro Battesimo la Chiesa ci innesta come tralci nel Mistero Pasquale di Gesù, nella sua Persona stessa. Da questa radice riceviamo la preziosa linfa per partecipare alla vita divina. Come discepoli, anche noi, con l’aiuto dei Pastori della Chiesa, cresciamo nella vigna del Signore vincolati dal suo amore. «Se il frutto che dobbiamo portare è l’amore, il suo presupposto è proprio questo “rimanere” che profondamente ha a che fare con quella fede che non lascia il Signore» (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 305). È indispensabile rimanere sempre uniti a Gesù, dipendere da Lui, perché senza di Lui non possiamo far nulla (cfr Gv 15,5). In una lettera scritta a Giovanni il Profeta, vissuto nel deserto di Gaza nel V secolo, un fedele pone la seguente domanda: Come è possibile tenere insieme la libertà dell’uomo e il non poter far nulla senza Dio? E il monaco risponde: Se l’uomo inclina il suo cuore verso il bene e chiede a Dio l’aiuto, ne riceve la forza necessaria per compiere la propria opera. Perciò la libertà dell’uomo e la potenza di Dio procedono insieme. Questo è possibile perché il bene viene dal Signore, ma esso è compiuto grazie ai suoi fedeli (cfr Ep. 763, SC 468, Paris 2002, 206). Il vero «rimanere» in Cristo garantisce l’efficacia della preghiera, come dice il beato cistercense Guerrico d’Igny: «O Signore Gesù … senza di te non possiamo fare nulla. Tu infatti sei il vero giardiniere, creatore, coltivatore e custode del tuo giardino, che pianti con la tua parola, irrighi con il tuo spirito, fai crescere con la tua potenza» (Sermo ad excitandam devotionem in psalmodia, SC 202, 1973, 522).
Cari amici, ognuno di noi è come un tralcio, che vive solo se fa crescere ogni giorno nella preghiera, nella partecipazione ai Sacramenti, nella carità, la sua unione con il Signore. E chi ama Gesù, vera vite, produce frutti di fede per un abbondante raccolto spirituale. Supplichiamo la Madre di Dio perché rimaniamo saldamente innestati in Gesù e ogni nostra azione abbia in Lui il suo inizio e in Lui il suo compimento.
BENEDETTO XVI
REGINA CÆLI
Domenica, 6 maggio 2012