Categoria: PENSIERO FESTIVO Pagina 27 di 53

DECIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)
Cari amici di Radio Maria Buona Domenica,
Abbiamo lasciato alle spalle due grandi festività, quelle dei Sacri Cuori di Gesù di Maria, che illuminano con la loro luce i mesi di Maggio e di Giugno e che ci inondano con i fiumi di grazie che sgorgano abbondanti.
Tocca a noi credenti, in questo tempo di oscurità e di degradazione spirituale, tenere viva la testimonianza cristiana, che dà senso alla vita e la eleva alle altezze che merita.
Tuttavia non è facile, cari amici, come vediamo nel vangelo di oggi, perché il mondo è inquinato dal male e, se non si apre al sole di Dio, precipita sempre più negli abissi dell’iniquità.
Il vangelo di Marco ci presente Gesù all’inizio della sua missione che trova ascolto nel popolo semplice, impressionato dalla sapienza della sua parola e la potenza dei suoi miracoli, con i quali guarisce i malati e caccia i demoni.
Ma subito l’invidia inquina cuori e gli Scribi, scesi apposta da Gerusalemme in Galilea per controllarlo da vicino, accusano Gesù di scacciare i demoni con l’aiuto di Beelzebùl il capo dei demoni.
“Come Satana può cacciare Satana” ribatte Gesù e li stronca con una evidenza: “Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi”. Ma gli oppositori non demordono e perseguiteranno Gesù fino alla fine. Se un cuore è indurito nel male non sente e non vede. C’è solo da pregare.
La giornata di Gesù non è finita: i suoi di casa, sentito quanto succedeva, vanno a prendere Gesù perché ritengono che “sia fuori di sé”. Chi sono? Sono i suoi cugini, i nipoti di Giuseppe, ci spiega Maria Valtorta, che premono sulla Madre di Gesù perché vada con loro. Allora si usava chiamare fratelli anche i cugini.
Possiamo capire quante volte, fin dall’inizio della missione pubblica di Gesù, la Madre abbia sentito la spada profetizzata da Simeone trapassarle l’anima?
Così è anche oggi, perché il “sobillatore” è più che mai all’opera. Si illude di vincere, ma ogni volta deve ricominciare da capo, finché le porte dell’inferno non saranno chiuse per sempre.
Non temiamo di schierarci con Gesù nella santa battaglia. Con Lui vince l’amore e la vita e tutto ciò che di più bello e di più santo il cuore umano desidera.
Vostro Padre Livio
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,20-35
In quel tempo Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”.
Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni”. Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: “Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito impuro”.
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: “Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”.
Parola del Signore

Cari amici di Radio Maria,
oggi è la festa del Cuore Immacolato di Maria ed è il giorno nel quale rinnovare o far per la prima volta la nostra consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.
Lo possiamo fare anche con parole nostre, mettendo noi stessi e la nostra vita nelle mani della Madre.
Lo possiamo fare unendo a questo atto di fiducia i nostri familiari e le persone che amiamo in modo particolare.
Questo atto deve partire dal cuore e deve essere rinnovato costantemente, mettendo nelle mani di Maria le nostre paure e i nostri fallimenti, ma anche i nostri desideri e i nostri propositi.
In questo modo Maria ci prende per mano e si incammina con noi, indicandoci la strada, proteggendoci dalle insidie del “nemico”e portando con noi i pesi le afflizioni che incontriamo.
In questi tempo di tenebre Maria sarà la nostra guida vittoriosa fin alla meta. Se noi siamo fedeli Lei ci proteggerà, se cadiamo ci alzerà, se siamo deboli ci fortificherà e mai ci abbandonerà. perché il suo amore di Madre non verrà mai meno.
Vostro Padre Livio
Il Rinnovamento quotidiano della Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria può essere fatto recitando l’antica preghiera del Sub tum praesidium:
“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta”.

Il miracolo eucaristico di Bolsena
I tanti miracoli eucaristici aiutano a ricordare la grandezza del mistero che la solennità del Corpus Domini onora in modo speciale. È il mistero dell’Eucaristia, il cuore della nostra fede e il sacramento dei sacramenti istituito da Gesù nell’Ultima Cena, come cibo e bevanda di salvezza
Ermes Dovico, la nuova Bussola – 2 Giugno 2024
«Come avete fatto a estrarre da una persona un pezzo di cuore vivente?», è la domanda che pose nel 2005 Frederick Zugibe (1928-2013), esperto di medicina legale e docente alla Columbia University, dopo aver analizzato un frammento di Ostia consacrata, che nel 1996 si era tramutata in carne sanguinante nella parrocchia di Santa Maria, a Buenos Aires. Il professor Zugibe aveva ricevuto un campione della Sacra Particola, ma senza che gli fosse rivelato di cosa si trattasse. Ad anni di distanza le analisi, condotte in precedenza da altri scienziati e sempre con gli stessi esiti, mostravano che quel campione era in tutto e per tutto un frammento vitale di cuore umano. In particolare si manifestava la presenza di globuli bianchi intatti e gruppo sanguigno AB, lo stesso riscontrato dalle ricognizioni (l’ultima delle quali svolta negli anni Settanta del XX secolo) sulle reliquie del miracolo eucaristico di Lanciano, avvenuto nell’VIII secolo.
Questi fatti aiutano a ricordare la grandezza del mistero che la solennità del Corpus Domini onora in modo speciale. È il mistero dell’Eucaristia, il cuore della nostra fede e il sacramento dei sacramenti istituito da Gesù nell’Ultima Cena, come cibo e bevanda di salvezza. Sono proprio le parole solenni di Nostro Signore, scolpite in tutti e quattro i Vangeli e trasmesse pure da san Paolo (Mt 26, 26-29; Mc 14, 22-25; Lc 22, 19-20; Gv 6, 53-58; 1 Cor 11, 23-29), a non lasciare dubbi sulla sua presenza reale nell’Eucaristia. A questo miracolo, che attualizza il sacrificio di Cristo ogni volta che viene celebrata una Messa, la Chiesa ha dato il nome di transustanziazione, per esprimere quanto avviene all’atto della consacrazione: le specie del pane e del vino, pur mantenendo inalterate le loro caratteristiche sensibili, si convertono interamente nel Corpo e Sangue di Gesù.
La solennità del Corpus Domini fu celebrata per la prima volta nel 1247 nella diocesi di Liegi. Alla sua origine vi furono le esortazioni di santa Giuliana di Cornillon (c. 1192-1258), una monaca agostiniana che intorno ai 16 anni ebbe una prima visione, poi ripetutasi altre volte, mentre adorava il Santissimo Sacramento. Giuliana vide una luna nel suo pieno splendore, simboleggiante la Chiesa pellegrina sulla terra, attraversata da una striscia scura, a indicare la mancanza di una festa. Come le spiegò poi lo stesso Gesù, la festa sarebbe servita per accrescere la fede e riparare le offese al Santissimo Sacramento. Per diversi anni la santa non parlò a nessuno di queste rivelazioni. Si decise poi a rivolgersi ad alcuni dei maggiori teologi ed ecclesiastici dell’epoca (tra cui l’arcidiacono di Liegi, Jacques Pantaléon, futuro Urbano IV), esortandoli a istituire la festa, come farà per primo il vescovo di Liegi, Roberto di Thourotte.
Nel 1263 avvenne il celebre miracolo eucaristico di Bolsena. Un sacerdote boemo, Pietro da Praga, giunse in pellegrinaggio in Italia perché assalito dai dubbi sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. Questi dubbi svanirono solo dopo che ebbe celebrato Messa nella chiesa di Santa Cristina, a Bolsena: qui, al momento della consacrazione, l’Ostia iniziò a sanguinare sul corporale. Urbano IV, che si trovava nella vicina Orvieto, fece subito verificare l’accaduto. L’anno successivo lo stesso pontefice incaricò san Tommaso d’Aquino di scrivere l’ufficio liturgico del Corpus Domini, dando al Doctor Angelicus l’occasione di comporre sublimi inni eucaristici, come l’Adoro Te devote, il Pange Lingua, il Sacris Solemniis e il Verbum supernum prodiens. Inoltre, con la bolla Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264), estese la solennità a tutta la Chiesa, fissandola al primo giovedì dopo l’Ottava di Pentecoste. In Italia, nel 1977, la Cei ne ha spostato la celebrazione alla domenica seguente.
Così scrisse Urbano IV nella bolla: «Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che almeno una volta l’anno se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo».
Per questo il beato Carlo Acutis (1991-2006) chiamava l’Eucaristia «la mia autostrada per il Cielo». E, sapendo di poter adorare Gesù in qualsiasi momento nel silenzio del tabernacolo, insegnava che siamo più fortunati delle persone vissute duemila anni fa in Terrasanta, perché loro dovevano continuamente spostarsi per seguirlo, mentre noi no, perché «Gerusalemme ce l’abbiamo sotto casa».

SOLENNITA’ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
Cari amici, la Solennità del Corpus Domini è giustamente fra la più sentite dal popolo cristiano, perché il Sacramento dell’Eucarestia ci dona Cristo vivo nella sua totalità di Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Infatti, come osserva San Tommaso d’Acquino, Cristo è realmente presente in Cielo e nelle Specie eucaristiche.
La presenza reale di Cristo nell’Eucaristia tocca profondamente il cuore, perché ci fa comprendere l’immensità del suo amore, che lo ha spinto a stare con noi, nell’umiltà del pane e del vino consacrati, fino alla fine dei secoli.
Gesù non ha voluto lasciarci, ma ha ascoltato l’invocazione dei discepoli di Emmaus: “Resta con noi Signore”. Ha fatto alla Chiesa pellegrina sulla terra il dono inestimabile della sua presenza reale, donandoci se stesso, come pane di vita, nelle difficoltà del nostro cammino.
Gesù non ci ha lasciato soli, ma si è messo nelle nostre mani donandoci il dono del Sacerdozio, grazie al quale possiamo rivivere con Lui, nella santa Messa, il Sacrificio della Redenzione.
La presenza di Gesù eucaristico è il dono più grande che la Chiesa ha ricevuto, perché la fortifica e la rende indistruttibile nonostante attacchi delle potenze del male e protegge la terra e tutti i suoi abitanti dalle follie del caos infernale.
Gesù realmente presente nella Santa Eucaristia è il Cielo sulla terra, è il nutrimento che vivifica, è la forza invincibile, è la certezza della vita eterna.
Andare alla Santa Messa nel giorno del Signore è come mettere un piede in paradiso, perché Colui che è in Cielo è anche realmente presente nel tabernacolo.
Svegliamoci dunque dal sonno stanco delle nostre anime e facciamo dell’Eucaristia il centro focale della nostra vita. Non esiste altra fonte inesauribile di grazia e di gioia alla quale il cuore umano possa attingere.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 14,12-16.22-26
Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Parola del Signore
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 26 giugno 2011
Cari fratelli e sorelle!
Oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra il Corpus Domini, la festa dell’Eucaristia, il Sacramento del Corpo e Sangue del Signore, che Egli ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa. L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa: un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo. Come afferma l’apostolo Paolo: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10,17). Senza l’Eucaristia la Chiesa semplicemente non esisterebbe. E’ l’Eucaristia, infatti, che fa di una comunità umana un mistero di comunione, capace di portare Dio al mondo e il mondo a Dio. Lo Spirito Santo, che trasforma il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Cristo, trasforma anche quanti lo ricevono con fede in membra del corpo di Cristo, così che la Chiesa è realmente sacramento di unità degli uomini con Dio e tra di loro.
In una cultura sempre più individualistica, quale è quella in cui siamo immersi nelle società occidentali, e che tende a diffondersi in tutto il mondo, l’Eucaristia costituisce una sorta di “antidoto”, che opera nelle menti e nei cuori dei credenti e continuamente semina in essi la logica della comunione, del servizio, della condivisione, insomma, la logica del Vangelo. I primi cristiani, a Gerusalemme, erano un segno evidente di questo nuovo stile di vita, perché vivevano in fraternità e mettevano in comune i loro beni, affinché nessuno fosse indigente (cfr At 2,42-47). Da che cosa derivava tutto questo? Dall’Eucaristia, cioè da Cristo risorto, realmente presente in mezzo ai suoi discepoli e operante con la forza dello Spirito Santo. E anche nelle generazioni seguenti, attraverso i secoli, la Chiesa, malgrado i limiti e gli errori umani, ha continuato ad essere nel mondo una forza di comunione. Pensiamo specialmente ai periodi più difficili, di prova: che cosa ha significato, ad esempio, per i Paesi sottoposti a regimi totalitari, la possibilità di ritrovarsi alla Messa domenicale! Come dicevano gli antichi martiri di Abitene: “Sine Dominico non possumus” – senza il “Dominicum”, cioè senza l’Eucaristia domenicale non possiamo vivere. Ma il vuoto prodotto dalla falsa libertà può essere altrettanto pericoloso, e allora la comunione con il Corpo di Cristo è farmaco dell’intelligenza e della volontà, per ritrovare il gusto della verità e del bene comune.
Cari amici, invochiamo la Vergine Maria, che il mio Predecessore, il beato Giovanni Paolo II ha definito “Donna eucaristica” (Ecclesia de Eucharistia, 53-58). Alla sua scuola, anche la nostra vita diventi pienamente “eucaristica”, aperta a Dio e agli altri, capace di trasformare il male in bene con la forza dell’amore, protesa a favorire l’unità, la comunione, la fraternità.

SOLENNITA’ DELLA SANTISSIMA TRINITA’
Cari amici, oggi la Liturgia celebra il dogma fondamentale della fede cristiana, il mistero di Dio che è uno ed unico nella sua natura divina e che è trino nelle Persone che ne partecipano.
Dio infatti, nella sua vita intima non è infinita solitudine, ma eterna comunione di amore: Il Padre è Colui che genera, il Figlio Colui che è eternamente generato, lo Spirito Santo è il dono di amore che si scambiano eternamente.
Questo mistero della vita intima di Dio è stato rivelato nel momento dell’Annunciazione, quando il Figlio di Dio si è incarnato per dello Spirto Santo nel grembo della Vergine Maria, la prima creatura umana che ha creduto.
Il mistero di Dio Santissima Trinità e quello dell’Incarnazione sono i cardini della fede cattolica, che professiamo in modo particolare nel “Credo”, ai quali dobbiamo aderire con la mente e con il cuore, perché siano luce e forza per la nostra vita spirituale.
Preghiamo perché i popoli della terra si aprano a questi misteri ineffabili e perché abbandonino le idolatrie, le menzogne e i crimini nei quali satana li ha trascinati.
Possa l’ Amore eterno ricolmare i loro Cuori e la Luce della Verità illuminare le loro menti, perché si possa condurre sulla terra una vita degna e pacifica, nella lode e nell’adorazione dell’unico vero Dio, che si è rivelato in Gesù Cristo e che ci ha redenti mediante la Croce.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Battezzate tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Parola del Signore
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Solennità della Santissima Trinità
Piazza San Pietro
Domenica, 7 giugno 2009
Cari fratelli e sorelle!
Dopo il tempo pasquale, culminato nella festa di Pentecoste, la liturgia prevede queste tre solennità del Signore: oggi, la Santissima Trinità; giovedì prossimo, quella del Corpus Domini, che, in molti Paesi tra cui l’Italia, verrà celebrata domenica prossima; e infine, il venerdì successivo, la festa del Sacro Cuore di Gesù. Ciascuna di queste ricorrenze liturgiche evidenzia una prospettiva dalla quale si abbraccia l’intero mistero della fede cristiana: e cioè rispettivamente la realtà di Dio Uno e Trino, il Sacramento dell’Eucaristia e il centro divino-umano della Persona di Cristo. Sono in verità aspetti dell’unico mistero della salvezza, che in un certo senso riassumono tutto l’itinerario della rivelazione di Gesù, dall’incarnazione alla morte e risurrezione fino all’ascensione e al dono dello Spirito Santo.
Quest’oggi contempliamo la Santissima Trinità così come ce l’ha fatta conoscere Gesù. Egli ci ha rivelato che Dio è amore “non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza” (Prefazio): è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso la piena ricapitolazione finale.
Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il “nome” della Santissima Trinità, perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’Amore creatore.
Tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà. “O Signore, Signore nostro, / quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!” (Sal 8,2) – esclama il salmista. Parlando del “nome” la Bibbia indica Dio stesso, la sua identità più vera; identità che risplende su tutto il creato, dove ogni essere, per il fatto stesso di esserci e per il “tessuto” di cui è fatto, fa riferimento ad un Principio trascendente, alla Vita eterna ed infinita che si dona, in una parola: all’Amore. “In lui – disse san Paolo nell’Areòpago di Atene – viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28).
La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione per amare e viviamo per essere amati. Usando un’analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l’essere umano porta nel proprio “genoma” la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore.
La Vergine Maria, nella sua docile umiltà, si è fatta ancella dell’Amore divino: ha accolto la volontà del Padre e ha concepito il Figlio per opera dello Spirito Santo. In Lei l’Onnipotente si è costruito un tempio degno di Lui, e ne ha fatto il modello e l’immagine della Chiesa, mistero e casa di comunione per tutti gli uomini. Ci aiuti Maria, specchio della Trinità Santissima, a crescere nella fede nel mistero trinitario.

DOMENICA DI PENTECOSTE
Cari amici oggi la Chiesa celebra il giorno della sua nascita, il momento in cui sugli Apostoli, riuniti nel Cenacolo con Maria, scende lo Spirito Santo, col fragore del vento e del fuoco, dando inizio al suo cammino nel mare agitato nel tempo fino al compimento nell’eternità.
Lo Spirito è la terza persona della Santissima Trinità, è l’amore del Padre e del Figlio, il dono della Redenzione che nel giorno di Pentecoste è sceso sulla Chiesa, per illuminarla e per fortificarla nel compimento della sua missione.
E’ lo Spirito di verità e di fortezza che trasforma gli apostoli, tanto da renderli irriconoscibili agli tessi avversari per la sapienza della loro parola e il coraggio della testimonianza.
La gente, che pochi giorni prima aveva esaltato al Crucifige, ora apre gli occhi accecati e piange sui propri peccati, toccata al cuore dalla predicazione di Pietro.
Ognuno lo ascolta nella sua lingua e, come nella predicazione di Gesù, i sordi odono, i ciechi vedono, i demoni fuggono, i malati guariscono, i morti risorgono.
La Spirito Santo accompagna la Chiesa nel suo cammino ripetendo i prodigi delle origini, ma deve trovare cuori aperti nel fervore della preghiera , perché si ripetano anche oggi i prodigi della Pentecoste.
Possa la Chiesa, in questi momenti di tenebre, vivere una nuova Pentecoste, perché le menti siano illuminate, i cuori infiammati, le forze rinvigorite.
Possa lo Spirito Santo suscitare nuovi apostoli, anime grandi piene di zelo, di sapienza e di fortezza che , senza temer le potenze del male, le affrontano a viso aperto.
Possa la Vergine Maria prenderli sotto la sua protezione, plasmarli a sua immagine, guidarli nelle battagliae, sostenerli nelle tribolazioni, portarli alla vittoria.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,26-27; 16,12-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore
BENEDETTO XVI
REGINA CÆLI
Piazza San Pietro
Domenica, 12 giugno 2011
Cari fratelli e sorelle!
La solennità della Pentecoste, che oggi celebriamo, conclude il tempo liturgico di Pasqua. In effetti, il Mistero pasquale – la passione, morte e risurrezione di Cristo e la sua ascensione al Cielo – trova il suo compimento nella potente effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti insieme con Maria, la Madre del Signore, e gli altri discepoli. Fu il “battesimo” della Chiesa, battesimo nello Spirito Santo (cfr At 1,5). Come narrano gli Atti degli Apostoli, al mattino della festa di Pentecoste, un fragore come di vento investì il Cenacolo e su ciascuno dei discepoli scesero lingue come di fuoco (cfr At 2,2-3). San Gregorio Magno commenta: «Oggi lo Spirito Santo è sceso con suono improvviso sui discepoli e ha mutato le menti di esseri carnali all’interno del suo amore, e mentre apparvero all’esterno lingue di fuoco, all’interno i cuori divennero fiammeggianti, poiché, accogliendo Dio nella visione del fuoco, soavemente arsero per amore» (Hom. in Evang. XXX, 1: CCL 141, 256). La voce di Dio divinizza il linguaggio umano degli Apostoli, i quali diventano capaci di proclamare in modo “polifonico” l’unico Verbo divino. Il soffio dello Spirito Santo riempie l’universo, genera la fede, trascina alla verità, predispone l’unità tra i popoli. «A quel rumore la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua» delle «grandi opere di Dio» (At 2,6.11).
Il beato Antonio Rosmini spiega che «nel dì della Pentecoste dei cristiani Iddio promulgò … la sua legge di carità, scrivendola per mezzo dello Spirito Santo non sulle tavole di pietra, ma nel cuore degli Apostoli, e per mezzo degli Apostoli comunicandola poi a tutta la Chiesa» (Catechismo disposto secondo l’ordine delle idee… n. 737, Torino 1863). Lo Spirito Santo, “che è Signore e dà la vita” – come recitiamo nel Credo –, è congiunto al Padre per mezzo del Figlio e completa la rivelazione della Santissima Trinità. Proviene da Dio come soffio della sua bocca e ha il potere di santificare, abolire le divisioni, dissolvere la confusione dovuta al peccato. Egli, incorporeo e immateriale, elargisce i beni divini, sostiene gli esseri viventi, perché agiscano in conformità al bene. Come Luce intelligibile dà significato alla preghiera, dà vigore alla missione evangelizzatrice, fa ardere i cuori di chi ascolta il lieto messaggio, ispira l’arte cristiana e la melodia liturgica.
Cari amici, lo Spirito Santo, che crea in noi la fede nel momento del nostro Battesimo, ci permette di vivere quali figli di Dio, coscienti e consenzienti, secondo l’immagine del Figlio Unigenito. Anche il potere di rimettere i peccati è dono dello Spirito Santo; infatti, apparendo agli Apostoli la sera di Pasqua, Gesù alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,23). Alla Vergine Maria, tempio dello Spirito Santo, affidiamo la Chiesa, perché viva sempre di Gesù Cristo, della sua Parola, dei suoi comandamenti, e sotto l’azione perenne dello Spirito Paraclito annunci a tutti che «Gesù è Signore!» (1 Cor 12,3).