Categoria: PENSIERO FESTIVO Pagina 20 di 53

LA SANTA FAMIGLIA DI GESU’ GIUSEPPE E MARIA
Cari amici oggi
È la festa liturgica dalla Santa Famigli di Nazareth, che la Chiesa propone come modello delle famiglie cristiane, in particolare in questi tempi in cui “la famiglia è sotto attacco” come ha affermato recentemente la Madonna a Medjugorje.
Infatti, uno degli aspetti della così detta modernità è quello di rimuovere la famiglia così come Dio l’ha concepita nell’opera della creazione e l’ha poi elevata a sacramento nell’opera della redenzione.
La pretesa di privare l’uomo di un padre e di una madre e di farne un oggetto di produzione è una delle cause del degrado della vita e della infelicità generalizzata, nonostante il benessere materiale.
Dio infatti ha creato l’uomo e la donna fra loro complementari e di pari dignità e ha voluto che i loro figli fossero il frutto di un dono di amore e avessero un padre e una madre.
Dio stesso, inviando il Figlio sulla terra, ha voluto che l’incarnazione avvenisse nel grembo di una donna e entrasse nel cammino della vita accompagnato da un madre e da un padre, sia pure putativo.
Il progetto di Dio Creatore e di Cristo redentore è di un bellezza straordinaria che, se realizzato con l’impegno e l’aiuto della grazia, è fonte di gioia e di soddisfazioni come ben sanno le famiglie che si sforzano di realizzarlo.
E’ a questo piano divino che oggi bisogna guardare, in particolare le nuove generazioni, se vogliono ricostruire le fondamenta di una società che sta andando alla deriva, a causa di scelte presuntuose e fallimentari che pretendono di sostituirsi a Dio.
Per risollevarci da una situazione senza prospettive sul futuro, Dio ci mette davanti l’esempio della Santa Famiglia di Nazareth, nelle quale brilla l’umiltà, l’amore reciproco e tutto ciò che lieta a vita anche qui sulla terra.
Prendiamo consapevolezza dell’inganno del nemico infernale, che ha attaccato la famiglia non appena il Creatore l’ha formata, e abbracciamo il piano divino che nobilita l’amore ed è la via della pace.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,41-52
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

SOLENNITA’ DEL NATALE DEL SIGNORE
Cari amici di Radio Maria,
Per quelli che hanno la grazia della fede, la celebrazione del Natale è un evento sempre nuovo, che non cessa mai di stupire e che riempie il cuore di gioia.
Infatti quel Bambino, che è venuto alla luce a Betlemme in rifugio di animali, va oltre ogni umana immaginazione e, a partire dal momento in cui è venuto nel mondo, gli uomini non fanno che chiedersi chi sia e da dove venga, provocando divisione e contraddizione.
Noi cristiani siamo tali perché crediamo che quel neonato, che la giovane madre avvolge in fasce e depone in una mangiatoia, è il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo.
Lo hanno profetizzato le Sacre Scritture , il popolo di Israele lo attendeva, i saggi del mondo presentivano il suo apparire ma, quando è stato il momento, è nato al buio, al freddo, al gelo e solo pochi pastori hanno potuto vedere questo miracolo di grazia.
Tuttavia al suo apparire i cieli si sono aperti e una moltitudine di angeli ha intonato un inno maestoso alla gloria di Dio e inviato l’augurio più necessario agli uomini perennemente in guerra: “Pace in terra agli uomini che Dio ama”.
Dopo due millenni questo Bambino è più che mai vivo e presente e una moltitudine incalcolabile di cuori assetati di amore e di verità trovano il Lui la gioia e la pace.
Chi altro potrebbe contrapporsi al Bambino di Betlemme? Chi al suo posto potrebbe affermare di essere la Via che conduce alla meta, la Verità che illumina, la Vita che vince la morte?
In questo Natale rinnoviamo la nostra fede, scuotiamo le polveri della mondanità, sradichiamo la male erbe che infestano il cuore e prepariamo nel nostro intimo una dimora per il Re, che viene a portare la pace ai nostri cuori impauriti e inquieti.
Buon Natale
Parola del Signore
Forma breve:
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,1-5.9-14
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Parola del Signore

DOMENICA QUARTA DI AVVENTO (C)
Cari amici di Radio Maria, Buona Domenica!
Il tempo di Avvento corre veloce e ci ha portato alla vigilia del Santo Natale, la festività più sentita e più familiare del Cristianesimo, che fa della nascita di un Bambino il momento centrale della salvezza del mondo.
Questo appuntamento della fede interpella il cuore di ognuno, perché non si tratta solo di ricordare l’evento di Betlemme nella sua commuovente realtà storica, ma chiama in modo particolare ogni uomo a fare spazio dentro di sé alla presenza di questo Bambino che chiede di entrare nella nostra vita.
La celebrazione del Natale è l’evento, lungo il corso del tempo fino alla fine dei secoli, della nascita di questo Bambino nel cuore di ogni uomo, senza eccezione alcuna.
Questo Bambino infatti, che la Vergine Maria ci ha donato, è il Verbo eternamente generato dal Padre, che si è fatto uomo, uno di noi, perché potessimo per mezzo di Lui ritornare a Dio, nostra gioia e nostra pace.
Il dono più prezioso del Natale, che in troppi non percepiscono e non apprezzano, è la grazia di questa presenza che viene offerta al cuore di ognuno, perché l’accolga e divenga il tesoro della sua vita.
Disponiamo quindi a vivere questo momento aprendo il Cuore a questo dono inestimabile, senza il quale la vita è vuota, perché nulla e nessuno potrebbe sostituirlo.
Il Cuore umano è stato creato da Dio, perché Lui stesso lo possa abitare in dolce e silenziosa comunione con noi. Ma Dio è questo Bambino che, con la sua piccolezza, ci invita all’umiltà e alla mitezza, tutte parole ormai scomparse dal linguaggio quotidiano.
La Vergine Maria, che ha portato questo Bimbo nel suo grembo per nove mesi, lo dona di nuovo a noi, di generazione in generazione, anche in questo Natale, perché nessuno se non Lui può abitare il Cuore umano, creato per Dio e non per gli idoli.
Prepariamo dunque il Cuore per ospitare il Re del mondo, gettiamo nella geenna gli idoli che lo ingombrano e lo deturpano, spazziamo via le polveri che lo offuscano, i cattivi odori dei vizi che ci soffocano.
Trasformiamo il Cuore in una Reggia dove la Regina possa entrare per deporre il Bambino Gesù in un giaciglio di semplicità e di tenerezza.
Sia questo il nostro Natale, che sarà indimenticabile, che sarà sempre di nuovo desiderabile, che ci accompagnerà al Natale eterno del Cielo, insieme alla moltitudine degli angeli e dei santi.
Vostro Padre Livio
Vangelo
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-45
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore

DOMENICA TERZA DI AVVENTO (GAUDETE)
Cari amici di Radio Maria,
in questa terza Domenica di Avvento il Vangelo ci propone la figura austera di San Giovanni Battista, che ha il compito di preparare il popolo alla venuta del Messia.
Quello che colpisce di questo gigante della Storia della salvezza è innanzi tutto la sua fede, con la quale indica in Gesù l’Inviato del Padre per la salvezza del mondo.
Egli si presenta sulla scena con grande umiltà, come Colui che è il Precursore, una Voce che grida nel deserto, ma la sua testimonianza è decisa, solenne, senza dubbi o titubanze.
Ha creduto nel Cristo ancora prima di incontralo, lo ha indicato come Figlio di Dio non appena lo ha visto e ha concluso la sua missione con la grazia del martirio.
S. Giovanni Battista ci evangelizza innanzi tutto con la sua fede, di cui ha bisogno in modo particolare la nostra generazione, che ha rimosso Cristo per seguire gli idoli del mondo.
Chiediamo a questo profeta dell’Altissimo il dono di credere come Lui ha creduto, resistendo alle negazioni, ai tradimenti e agli inganni nei quali siamo miseramente sprofondati.
Che cosa chiede Giovanni Battista alle folle che accorrano a sentire le sue parole che annunciano la venuta del Messia promesso?
La sua parola è semplice, concreta, penetrante. E’ un invito alla conversione, a cambiare vita, sradicando il male e compiendo il bene.
E’ un invito alla conversione, come la intende Dio e non come la intendiamo noi, avendola ridotta a una moda mondana.
Convertirsi significa, con l’aiuto della grazia, spezzare la pietra che indurisce il cuore, scacciare le serpi dei vizi che si aggrovigliano, piantare e far germogliare i semi delle virtù.
Questo è quanto il vangelo ci invita a fare in preparazione del Natale, perché il cuore diventi la dimora di Dio qui sulla terra e poi per sempre nell’eternità.
Prepariamo la venuta di Gesù in questo Natale perché la sua luce ci illumini, il suo amore ci riscaldi, la sua gioia ci ricolmi.
Senza Dio l’uomo non può vivere. Dio lo sa ed è venuto in mezzo a noi per cercarci, per chiamarci, per salvarci.
Maria ad ogni Natale lo dona a un mondo, sempre più distratto, sempre più lontano e sempre più infelice. Noi andremo controcorrente.
Vostro Padre Livio
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 3,10-18
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
Parola del Signore

