"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 543 di 1192

🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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🔴LIVE🔴 VOI SIETE LA MIA SPERANZA – Catechesi di P. Livio – Puntata 9

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Lunedì 30 Giugno 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

+h. 9.oo: ATTUALITA’ DEL MONDO E DELLA CHIESA

+ Non è il Medio Oriente, ma è la Guerra in Europa il pericolo più grande

+ La Libia sta diventando un avamposto russo: pericoli per l’Italia

+ La testimonianza convinta e coraggiosa di Papa Leone


+h. 9.30: MEDJUGORJE PERCHE’ NON HO DUBBI

9. Il tempo dei Segreti vedrà la più grande prova della Chiesa

° La Chiesa è chiamata a rivivere la vita di Gesù Cristo

° Satana ha attaccato Gesù Cristo con la seduzione e la persecuzione

° Cristo ha testimoniato la Verità fino alla morte in Croce

° La testimonianza della Chiesa nella grande seduzione anticristica

° Le religioni umane al servizio dell’uomo al posto di Dio

° La vittoria della Chiesa per mezzo di Maria nel tempo dei Segreti


h. 10 VOI SIETE LA MIA SPERANZA (10)


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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 381 – LA VISIONE CRISTIANA DELLA STORIA

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Il Papa: Pietro e Paolo, la fraternità che non cancella le differenze

Presiedendo la Messa nella solennità dei santi patroni della diocesi e della città di Roma, presso l’Altare della Confessione nella Basilica di San Pietro — con la benedizione e l’imposizione dei palli ai nuovi arcivescovi metropoliti — Leone XIV invita a contemplare le due figure apostoliche, diverse nei carismi e a volte in contrasto, ma capaci di vivere “una feconda sintonia nella diversità”. La loro apertura al cambiamento diventa oggi uno stimolo per nuove forme di evangelizzazione

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano – 29 Giugno 2025

Scambi sinceri, senza maschere, “a viso aperto”— così Paolo descriveva, nella Lettera ai Galati, i suoi confronti con Pietro. Due “sentieri” intrecciati, riflessi di origini e carismi diversi: l’uno, “rigoroso intellettuale”, convertito tra i bagliori della via di Damasco; l’altro, umile “pescatore di Galilea”, che lasciò “subito tutto” per seguire il Maestro. Le loro differenze, affrontate con “franchezza evangelica”, non furono ostacolo ma seme di “feconda sintonia nella diversità”: comunione che che non annulla le “libertà” individuali, ma anzi le valorizza, lasciando fiorire un Vangelo radicato nelle “domande” e nelle ferite dell’umanità.

Così Papa Leone XIV nella solennità dei santi patroni della diocesi e della città di Roma. Presiedendo oggi, 29 giugno, la Messa presso l’Altare della Confessione nella Basilica di San Pietro — con la benedizione e l’imposizione dei palli ai 54 nuovi arcivescovi metropoliti — il Pontefice dipinge le due figure apostoliche come veri “pilastri della Chiesa”.

I 54 arcivescovi metropoliti che ricevono il pallio, in Basilica (@Vatican Media)

Il martirio in comune

Nell’omelia della celebrazione — a cui partecipano circa 5.500 fedeli in Basilica e altri 5.000 all’esterno, nei vari settori di Piazza San Pietro — il Papa si sofferma su due aspetti della loro testimonianza, a partire dalla “comunione ecclesiale”. Lo fa commentando i testi liturgici: nella Prima Lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, Pietro viene arrestato e imprigionato da Erode; nella Seconda Lettura, Paolo — anch’egli “in catene” — affida a Timoteo un autentico testamento spirituale, affermando che il suo sangue sta per essere “sparso e offerto a Dio”.

La comunione del martirio 

Questa comunione, sigillata dal “martirio”, non è tuttavia una “conquista pacifica”, ma un “traguardo” maturato attraverso dissimili approcci alla fede e apostolati vissuti in maniera distinta.

La loro fraternità nello Spirito non cancella le diversità dalle quali sono partiti.

Pietro, umile pescatore galileo, risponde senza riserve alla chiamata del Signore, rivolgendo la sua predicazione in particolare ai Giudei. Paolo, invece, appartenente al “partito dei farisei”, inizia da persecutore dei cristiani fino a essere “trasformato da Cristo Risorto” e chiamato a portare l’annuncio “alle genti”.

La varietà dei doni al servizio dell’annuncio

L’essere insieme è reso possibile dallo Spirito, capace di “unire le diversità” e costruire “ponti di unità nella varietà dei carismi, dei doni e dei ministeri”.

È importante imparare a vivere così la comunione, come unità nella diversità, perché la varietà dei doni, raccordata nella confessione dell’unica fede, contribuisca all’annuncio del Vangelo.

Le diversità, laboratori di unità

Il mondo — e la Chiesa stessa — ha urgente bisogno di tale “fraternità”. Nella vita pastorale, nel “dialogo ecumenico”, nei rapporti “di amicizia” con il mondo, ogni realtà ecclesiale è chiamata a essere “laboratorio di unità”.

Perché ciascuno nella Chiesa, con la propria storia personale, impari a camminare insieme agli altri.

Papa Leone XIV nella Basilica di San Pietro (@Vatican Media)

Ascoltare le domande del presente

Il secondo aspetto preso in esame dal Pontefice riguarda la “vitalità della fede” di Pietro e Paolo. Al rischio di “cadere nell’abitudine”, nel “ritualismo”, in “schemi pastorali” ripetuti senza rinnovamenti o slanci verso le “sfide del presente”, i due santi oppongono un’apertura ai cambiamenti che introduce interrogativi ed incontri con le “situazioni concrete della comunità”. Cercano strade nuove per un’evangelizzazione, che parta dalle domande reali delle persone.

Rinnovare dinamicità e vitalità della fede

L’interrogativo posto da Gesù nel Vangelo proclamato durante la Messa — “Ma voi, chi dite che io sia?” — attraversa i secoli, interpellando ciascun credente a discernere se il suo cammino di fede conservi “dinamicità” e “vitalità”: quella “fiamma” che alimenta la “relazione con il Signore”. 

Ogni giorno, ad ogni ora della storia, sempre dobbiamo porre attenzione a questa domanda.

Leone XIV ricorda l’avvertimento di Papa Francesco, riguardo il rischio di un’adesione ridotta a un “retaggio del passato”, “stanca e statica”. Le domande da porsi, allora, diventano molteplici:

Chi è oggi per noi Gesù Cristo? Che posto occupa nella nostra vita e nell’azione della Chiesa? Come possiamo testimoniare questa speranza nella vita di tutti i giorni e annunciarla a coloro che incontriamo?

La Chiesa di Roma, segno di unità

Rispondere a questi interrogativi permette di rinnovare l’annuncio e la missione della Chiesa. In particolare, la comunità ecclesiale di Roma è chiamata a essere, più di ogni altra, “segno di unità e comunione, Chiesa ardente di una fede viva, comunità di discepoli che testimoniano la gioia e la consolazione del Vangelo in ogni situazione umana”.

Il pallio, segno di comunione

Il Papa saluta poi i “fratelli arcivescovi” chiamati a ricevere il pallio. Un paramento che è segno di unità con il Pontefice stesso, affinché, nella comunione di fede, ciascuno possa “alimentarla” nelle Chiese locali a cui è affidato.

I palli, custoditi nella Confessione di san Pietro (@Vatican Media)

Delegazioni della Chiesa greco-cattolica Ucraina e del Patriarcato Ecumenico

Leone XIV menziona anche i membri del Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina, presenti alla celebrazione eucaristica ringraziandoli per il loro “zelo pastorale”.

Il Signore doni la pace al vostro popolo!

28/06/2025

Un pensiero, poi, per la delegazione del Patriarcato Ecumenico, “che è qui inviata dal carissimo fratello Sua Santità Bartolomeo”, salutata “con viva riconoscenza”. Alla celebrazione è presente anche il metropolita Emmanuel di Calcedonia – presidente della Commissione sinodale del Patriarcato Ecumenico per i rapporti con la Chiesa cattolica, a capo della delegazione che sabato è stata ricevuta in udienza in Vaticano – su indicazione del Patriarca ecumenico Bartolomeo.

L’intercessione dei santi

Il Pontefice conclude l’omelia auspicando un cammino condiviso “nella fede e nella comunione”, invocando l’intercessione dei santi Pietro e Paolo “su tutti noi, sulla città di Roma, sulla Chiesa e sul mondo intero”.

Benedizione e imposizione dei palli

Successivamente, la funzione eucaristica, concelebrata dal cardinale Stephen Brislin, arcivescovo di Johannesburg, in Sud Africa, e dal cardinale Robert Walter McElroy, arcivescovo di Washington, capitale degli Stati Uniti, vede compiersi i riti della benedizione e dell’imposizione dei palli. I diaconi prelevano i paramenti dalla Confessione di san Pietro e li presentano al Pontefice. Il cardinale proto-diacono, Dominique Mamberti, introduce i nuovi arcivescovi metropoliti, i quali pronunciano il giuramento di fedeltà al Papa e alla Chiesa di Roma.

Il cardinale Dominique Mamberti, introduce gli arcivescovi metropoliti   (@Vatican Media)

Arcivescovi da tutto il mondo

Dagli Stati Uniti, terra natia di Papa Prevost, al Perù, suo luogo di missione. Dall’Italia agli angoli più remoti della Terra: Papua Nuova Guinea, Guam, Nuova Caledonia. È variegata la schiera dei 54 arcivescovi metropoliti sulle cui spalle il Pontefice stesso pone il paramento, scambiando poi con ciascuno un abbraccio e qualche parola.

🟢🌾🍇LIVE: SANTA MESSA DOMENICALE DI P.LIVIO – 🌾🍇 Santi Pietro e Paolo 🔔


LA SITUAZIONE

Il prossimo fronte per l’Italia

Claudio Cerasa – 28 giugno 2025 – IL FOGLIO

La preoccupazione di Meloni per la Libia. Non è più solo una questione di migranti ma il paese può diventare un possibile avamposto russo nel Mediterraneo. La presidente del Consiglio lancia l’allarme e chiede all’Europa di smettere di voltarsi dall’altra parte

Il prossimo fronte, per l’Italia. C’è un filo sottile, ma forte, che lega tre storie importanti che hanno riguardato il nostro paese. Primo punto: l’incontro Meloni-Macron. Secondo punto: il vertice Nato. Terzo punto: il Consiglio europeo. La questione è una e si chiama Libia.

Fino a oggi, fino a qualche tempo fa, la Libia, divisa in fazioni, sull’orlo di una guerra civile, dilaniata al suo interno. A ovest della Libia c’è il governo di Tripoli, guidato da Abdelhamid Dbeibah, sostenuto dall’Onu. Controlla la Tripolitania ed è rivale del generale Khalifa Haftar, che domina la Cirenaica a est.

Fino a oggi, per Meloni, la minaccia libica era una minaccia al centro della quale vi era la possibilità di dover fare i conti con flussi improvvisi di migranti, e le politiche del governo, e anche quelle dell’Europa, hanno sempre avuto come obiettivo prioritario quello: fare tutto il necessario per responsabilizzare la Libia nel governare i flussi migratori. 

Giorgia Meloni, martedì scorso, di fronte alle Camere, ha offerto un elemento nuovo, sulla Libia, e ha spiegato qual è la nuova fonte di preoccupazione per l’Italia. “Sono preoccupata – ha detto – da quello che accade nel Mediterraneo; sono preoccupata da quello che accade in Libia, dove, dopo gli sviluppi della Siria, la Russia sta progressivamente spostando la sua influenza, perché è alla ricerca di uno stato nel quale stabilire la sua proiezione dal punto di vista navale nel Mediterraneo.

Ne deve o non ne deve tenere conto l’Alleanza atlantica?”. La Libia come nuovo avamposto della Russia nel Mediterraneo. Una minaccia concreta, di fronte alla quale l’Italia ha bisogno non di alzare muri ma chiedendo all’Europa di fare quello che i sovranisti solitamente faticano a chiedere: non fare di meno ma semplicemente fare di più.

Crepet: «Il matrimonio di Bezos? Sfoggio di soldi e visibilità, esempio pessimo per i giovani»

di Candida Morvillo – Corriere della Sera – 29 Giugno 2025

Lo psichiatra e sociologo sulle nozze a Venezia di Bezos e Lauren Sanchez: «Ma quale star system, i divi un tempo erano dei ribelli»

Paolo Crepet, che le trovino affascinanti o cafone, tutti parlano delle nozze di Jeff Bezos: un interesse da follia collettiva… Lo psichiatra e sociologo come se lo spiega?
«Premetto che a me di Bezos non frega un accidente. Se a qualcuno piace quella roba in cui i soldi sono il trionfo di tutto, benissimo. Non parlo di lui, non commento. Ma una cosa devo dirla: questo matrimonio è il peggiore esempio che possiamo dare ai giovani, peggio di così non c’è niente».

Cos’hanno fatto di così terribile gli sposi?
«Non una cosa, ma tre giorni di cose… Questi matrimoni di tre giorni li conosco: da giovane, in India, sono stato a quelli dei maraja, una noia infinita, un incubo».

Tanto trambusto, dice, e tutti quegli ospiti vip neanche si divertono?
«Che ne so io? A me compete dire, perché ho a cuore la questione educativa, che un evento simile comunica ai giovani che tutto è visibilità, tutto è soldi, tutto è finto. La cultura non c’è, non è nominata. Mi riferisco al coro genuflesso del Triveneto che accoglie Bezos come se fosse Ernest Hemingway. Io posso dire questo, non giudicare com’erano vestite le sorelle».

Le Kardashian?
«Che ne so io».

Trionfava un’estetica femminile di ultracorpi. Questo che modello culturale è?
«È un gusto: in un grand hotel di Abu Dhabi, i corpi sono così, la magnifica moda è questa. Mi preoccupano invece le ragazzine che affollano le calli per vedere le signore che spendono settemila euro per una borsa».

Se parla di cultura, c’era Bill Gates, uno che ha comprato il Codice Leicester di Leonardo da Vinci.
«E magari ha chiesto pure quanto costa. Non si ragiona così: io posso tutto perché ho i soldi… Ma solo uno su un miliardo si arricchisce e così prendiamo in giro i giovani. Domani uno si sposa a Chioggia e fa tre giorni di festa, come Bezos. Ma prima ha pensato qualcosa? Ha letto un libro? Questi eventi non comunicano niente di affascinante. E quegli ospiti… C’era lo star system, ma non ho visto Marlon Brando».

Perché è morto?
«Perché questo non è lo star system».

C’era Leonardo DiCaprio.
«Ma Brando era un ribelle! DiCaprio è un ribelle di che? La mia famiglia viene da Venezia e io ho amato la Venezia di Giuseppe Cipriani e di Peggy Guggenheim». 

Elegante, non cafona?
«Ma cosa c’entra quello che vediamo con Peggy che porta Jackson Pollock a Venezia? Questo è un mondo in cui i padri insegnano ai figli che tutto dipende da quanto guadagnano. È un occidente moribondo e una Venezia da cui Luchino Visconti sarebbe scappato, è Morte a Venezia».

I giovani che hanno contestato Bezos le piacciono?
«Mi interessa chi produce pensiero, non solo opposizione. E non mi piace chi dice “tu a Venezia non ci puoi stare”».

E chi critica trovando il matrimonio cafone?
«Alla fine, è invidia sociale, torniamo al tema del denaro. Dobbiamo guardarci dal dire a un ventenne: devi pensare solo al corpo e ai soldi».

San Pietro

autore: Pieter Paul Rubens anno: 1610-1612 titolo: San Pietro luogo: Museo Nazionale del Prado, Madrid

Nome: San Pietro

Titolo: Apostolo

Nascita: I secolo a. C., Betsaida, Galilea

Morte: 64 circa, Roma

Pietro nacque a Betsaida in Galilea da poveri genitori. Colui che doveva divenire il primo Papa, la prima colonna della Chiesa, era un semplice pescatore. Però era uno di quegli israeliti semplici e retti che aspettavano con cuore mondo il Redentore d’Israele.

La natura lo aveva dotato di gran cuore, di mente aperta e di generosità ammirabili. Con suo fratello, con, Natanaele e con altri era discepolo di Giovanni il Battista. Racconta il Vangelo che un giorno il Precursore mentre si intratteneva con due suoi seguaci; vide passare Gesù e disse: « Ecco l’Agnello di Dio ». « I due discepoli, avendo udite queste parole, seguirono Gesù. E Gesù rivoltosi a guardare questi che lo seguivano, disse loro: Che cercate? ed essi risposero: Rabbi, dove abiti? Ed egli a loro: venite e vedrete. Andarono e videro dove abitava e rimasero con lui quel giorno ».

«Andrea, il fratello di Simon Pietro, era uno dei due che aveva udito le parole di Giovanni ed aveva seguito Gesù. Il primo in cui s’imbatté, fu il suo fratello Simone a cui disse: Abbiamo trovato il Messia, che tradotto vuol dire il Cristo: e lo condusse da Gesù. E Gesù fissatolo disse: Tu sei Simone figlio di Giona, tu sarai chiamato Cefa che vuol dire Pietro. Poi disse ai due fratelli: venite dietro a me, e vi farò pescatori di uomini. Ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono ».

Da quel momento Pietro non abbandonò più il Divin Maestro. La sua generosità, la sua fede ed il suo amore al Salvatore non ebbero più limiti e Gesù lo ricambiò con divina generosità. Gesù domandò agli Apostoli: chi dicono che io sia? Udite le varie opinioni degli uomini, riprese: « Ma voi chi dite che io sia? E Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il figlio di Dio vivente » e Gesù gli risponde: « Ed io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno mai contro di lei ». Quando Gesù profetizza la sua passione, Pietro ne è turbato ed esclama: O Signore, non sia mai! Ma ripreso dal Salvatore, protesta: Sono pronto a venire con te anche alla morte. È vero che anche Pietro ha un momento di debolezza, ma subito piange amaramente, ed alla richiesta di Gesù: Pietro mi ami tu? risponde: « Signore, tu sai tutto, tu lo sai che io ti amo ». E Gesù gli risponde: Pasci le mie pecorelle ».

Ricevuto lo Spirito Santo, S. Pietro predicò agli Ebrei con uno zelo ed un coraggio eroico; a quelli del Sinedrio che l’avevano arrestato e flagellato rispose: «Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini » e continua a predicare, contento di aver sofferto qualcosa per il nome di Gesù.

Lo vediamo ancora a Gerusalemme presiedere il concilio di Gerusalemme; a Ioppe dal centurione Cornelio; in carcere liberato da un Angelo; ad Antiochia ove fondò la prima Chiesa; a Roma ove stabilì la sua cattedra di verità e dove sotto Nerone dette la sua vita per l’amato Maestro. La tradizione dice che San Pietro ricordandosi anche in quell’estremo momento del suo peccato, e ritenendosi indegno di morire come Gesù, pregasse i carnefici ed ottenesse di essere crocifisso col capo all’ingiù.

Il suo corpo venne sepolto in una tomba scavata nella roccia sul pendio, lungo la Via Cornelia, all’interno della necropoli. Nei decenni successivi, fu eretto su quel punto un piccolo monumento, noto come “Trofeo di Gaio”.

Tra il 1940 e il 1949, sotto Pio XII, furono effettuati scavi archeologici che portarono alla luce l’aedicula originaria e una porzione di muro con iscrizioni in greco, tra cui “Petros eni” (“Pietro è qui”), insieme a frammenti ossei compatibili con un uomo di 60‑70 anni.

Nel dicembre 1950, Papa Pio XII annunciò che quei resti potevano appartenere all’apostolo. Ulteriori annunci, tra cui quello del 1968 da parte di Papa Paolo VI, affermarono l’identificazione come “convincente”.

Oggi il luogo è accessibile con tour guidati diretti nella Necropoli Vaticana, che permettono di scendere attraverso il livello della basilica e osservare la tomba risultata dagli scavi.

Sulla sua tomba si sono inginocchiati Papi, imperatori, principi ed una turba infinita di fedeli: da quel povero ed umile pescatore di Galilea è venuta all’umanità la verità, la pace, la civiltà, la salvezza.

PRATICA. Amiamo il Papa e preghiamo per lui

PREGHIERA. O Dio che a perpetuare nei secoli il tuo insegnamento, hai eletto la Chiesa come maestra infallibile di verità, fa’ che noi siamo sempre suoi docili figli.

San Paolo

Nome: San Paolo

Titolo: Apostolo

Nascita: Tarso, Turchia

Morte: 64 circa, Roma

 Luogo reliquie:

 Saulo, in seguito Paolo, nacque a Tarso, capitale della Cilicia, nei primissimi anni dell’era volgare. Fu circonciso l’ottavo giorno, ricevendo il nome di Saulo a ricordo del primo re d’Israele, il più grande personaggio della tribù di Beniamino, cui la famiglia apparteneva. La sua educazione fu austera quale si conveniva ad un figlio di farisei zelanti della legge. Ben presto gli misero in mano la Sacra Bibbia che egli approfondì talmente che, convertito, trasfonderà abbondantemente nei suoi scritti. Frequentò a Gerusalemme la scuola ebraica ed ebbe a precettore il celebre Gamaliele, l’uomo più saggio di Gerusalemme. Da lui si rafforzò nell’amore alle tradizioni ebraiche ed imparò una scrupolosa osservanza delle prescrizioni della legge. Ma a sconvolgere tutta questa educazione, sorse allora la dottrina del Nazareno che riempiva già Gerusalemme di seguaci e dilagava anche nelle vicine province.

Saulo, intransigente fariseo e strenuo difensore della tradizione, li odiò subito a morte. Dopo aver assistito impavido alla lapidazione di Santo Stefano, intraprese la lotta contro di essi, battaglia che doveva portarlo a quel Gesù che egli inconsciamente perseguitava.

Ed eccolo cavalcare alla volta di Damasco per perseguitare anche lì i cristiani.

autore Caravaggio anno 1600-1601
titolo Conversione di San Paolo


Ad un tratto una luce fulgidissima lo abbaglia e lo precipita da cavallo, mentre una voce misteriosa lo apostrofa: « Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? ». Il futuro apostolo tremebondo risponde: « Chi sei, o Signore?… che vuoi che io faccia? ».

Il miracolo è compiuto, Saulo da terribile lupo è trasformato in agnello mansueto, nell’Apostolo di cristo.

Da questo momento, il suo cuore, la sua mente, tutta la sua anima inebriata dalla luce divina a null’altro aspirano che alla verità e al Cristo.

Egli non conosce pericoli ed ostacoli. Si fa giudeo coi Giudei, greco coi Greci, romano coi Romani e nella sua profonda umiltà si stima debitore a tutti, mentre a tutti porta la luce, la salvezza e la vita. Nelle sue missioni è preso, flagellato, imprigionato, contraddetto, ma il suo cuore è saldo e nulla potrà separarlo dalla carità di Cristo. La sua parola risuonerà ovunque apportatrice di pace, di luce e di salvezza. Dove non può arrivare colla persona, arriva colle sue lettere e collo zelo dei suoi seguaci. Naturalmente tanto bene esacerbava l’animo protervo dei Giudei che dopo averlo combattuto riuscirono ad averlo tra le mani.

 Ma Paolo appella a Cesare quale cittadino romano e viene condotto a Roma. Quivi l’attendeva nuovamente la prigionia. Ma anche dal tenebroso e tetro carcere mamertino egli lancia al mondo la sua parola scritta. A Roma s’incontrò pure con S. Pietro, Principe degli Apostoli, col quale doveva rendere testimonianza alla verità subendo il martirio. Paolo tratto davanti a Nerone viene condannato alla decapitazione. Un colpo di spada lo getta tra le braccia del suo amato Signore. Era il 29 giugno.

autore Tintoretto anno 1556
titolo Il martirio di san Paolo

San Paolo fu quindi martirizzato a Roma, durante la persecuzione di Nerone dopo l’incendio del 64 d.C.: essendo cittadino romano, subì la decapitazione — una forma di esecuzione “più dignitosa” riservata ai cittadini, come riportato da Eusebio e altri padri della Chiesa. La tradizione colloca il suo martirio “ad Aquas Salvias” (oggi Tre Fontane), lungamente venerato come luogo della sua decapitazione.

Dopo l’esecuzione, il corpo di Paolo fu sepolto lungo la via Ostiense, a circa 2 miglia da Roma, in una necropoli di proprietà di Lucina, una donna cristiana che reclamò la salma. Nel IV secolo l’imperatore Costantino vi fece erigere una “cella memoriae”, che divenne il nucleo della basilica attuale di San Paolo Fuori le Mura. Sotto l’altare maggiore è visibile un sarcofago marmoreo con l’iscrizione PAULO APOSTOLO MART, situato circa 1,37 m sotto il livello del pavimento moderno

Paolo risuscita il giovane Eutico

Alla vigilia della sua partenza, Paolo, nel giorno di domenica, radunò i fedeli per predicare la Parola del Signore e celebrare la Santa Messa. Paolo prolungò il discorso, si fece notte ed il cenacolo fu illuminato da lampade. La gente che ascoltava il discepolo era tanta e affollava la casa. Un giovanetto un ragazzo chiamato Eutico, che stava seduto sulla finestra, fu preso da un sonno profondo mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal sonno, cadde dal terzo piano. La gente accorse, il giovane era senza vita. Paolo allora scese giù, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse: «Non vi turbate; è ancora in vita!» Poi risalì, spezzò il pane e ne mangiò e dopo aver parlato ancora molto fino all’alba, partì. Intanto avevano ricondotto il ragazzo vivo, e si sentirono molto consolati.

REGOLA «Mihi vivere Christus est, et mori lucrum» («Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno»)

PRATICA. Chiediamo a S. Paolo l’amore delle anime e preghiamo per gli apostoli che si dedicano alla loro salvezza.

PREGHIERA. O inclito Maestro delle genti, insegnateci la via che condusse voi ad un amore sì vivo a Gesù, perchè noi pure possiamo amarlo ora e sempre.

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