"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 434 di 1187

MEDJUGORJE: ADESSO ALLA CROCE BLU

In questa splendida e soleggiata giornata, ai piedi della Madonna, il cuore si apre alla pace e alla preghiera. ☀
Affidiamo a Lei le nostre famiglie, i malati e tutti coloro che cercano speranza. 🙏✨
Che la Sua presenza ci guidi ogni giorno verso la luce dell’amore di Dio. 💙

“Pregate con il cuore e vedrete miracoli accadere.” 🌿

Dio vi benedica! 🙌

🔴LIVE🔴 Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Agosto 2000 – Quinta Parte

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Medjugorje: Le mie parole vengono dal Cielo – di P. Livio – 12. “Pregate lo Spirito Santo perché vi colmi del coraggio e dell’abbandono” (25 maggio 2025)

MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO

12. «Pregate lo Spirito Santo perché vi colmi del coraggio e dell’abbandono» (25 maggio 2025)

Per capire le Parole della Regina della pace ci vuole la grazia dello Spirito Santo. Nel Messaggio del 25 maggio 2025 Maria parla di due doni in particolare, che sono il coraggio e l’abbandono. I doni dello Spirito Santo sono tantissimi, come scrive San Paolo nelle sue lettere, e la catechesi cattolica li ha sintetizzati come i Sette Doni dello Spirito Santo.    

Va precisato che per avere tali doni bisogna essere in grazia di Dio. Chi è in uno stato di peccato mortale non può averli perché non ha la grazia santificante, che è una realtà stabile della presenza di Dio Santissima Trinità. Chi è nel peccato può avere la grazia attuale, ovvero quelle grazie speciali che Dio dona per muovere il cuore alla conversione. Per avere i doni dello Spirito Santo bisogna per prima cosa confessarsi, un passaggio molto importante per non cadere nell’illusione di essere in grazia di Dio senza la Confessione.
Chi è in uno stato di grazia santificante, con la pratica delle virtù fondamentali – come la fede, l’umiltà e l’abbandono – riesce a far fiorire tutti quei doni che vediamo rappresentati dai Santi. Prima di tutto, dobbiamo preoccuparci di vivere in grazia di Dio. Se per debolezza dovessimo cadere in uno stato di peccato grave, dobbiamo confessarci e pentirci così da riconquistare lo stato di grazia, la presenza della Santissima Trinità in noi e i doni che Dio ci dà in grande misura. 

La Madonna ci chiede di pregare per due particolari doni dello Spirito Santo: il coraggio e l’abbandono. Viviamo in tempi in cui, a seconda delle persone e delle situazioni esistenziali, c’è l’esigenza di determinati doni. Per un teologo, un predicatore o una persona che ha responsabilità di governo è importantissimo il dono della sapienza o dell’intelletto. I doni a cui fa riferimento la Gospa in questo Messaggio sono particolarmente necessari nei tempi in cui viviamo, di grandi prove soprattutto per la fede, perché è un tempo di ateismo generalizzato in cui si scivola nella massima impostura anticristica. Si pretende con la scienza e con la tecnica di vincere la morte nel tentativo di imitare Dio, con ideologie che distruggono le persone e la loro vita.

Il coraggio fa riferimento soprattutto al cuore, cor – aggio ovvero agire col cuore, con generosità, con grande carità e amore, sprezzando la morte e i sacrifici pur di fare la volontà di Dio, di dare testimonianza e fare del bene al prossimo. L’abbandono significa avere fiducia totale in Dio.        

La Regina della pace invita ad avere questi due doni che sono necessari per i momenti di emergenza nell’intensa lotta spirituale. Nel tempo che stiamo vivendo l’ondata anticristica invade il mondo, perseguita chi crede, intimidisce e crea apostasie. Oggi la vera profezia è poco seguita ma con il dono del coraggio, possiamo avere la forza di andare controcorrente.     
Gli uomini si fanno ingannare facilmente dalla mondanità in tutte le sue espressioni. Senza fede nel tempo dei Segreti si è travolti, si corre il rischio di non vedere l’ancora di salvezza che la Madonna ci getta. Dobbiamo invocare il coraggio in un mondo incredulo, per essere coraggiosi nella fede, tener saldo Cristo, essere ben piantati con gli occhi verso di lui, in modo tale che nessuno possa distoglierci dalla Verità, la Via e la Vita. Cristo è il traguardo da raggiungere, è l’amore a cui corrispondere, è il senso totale della nostra vita.    

Il coraggio indica la fortezza, l’entusiasmo, l’amore e tutto ciò per cui una persona è appassionata. Senza di quello non possiamo resistere al potere di seduzione del mondo, del demonio, alle false luci e promesse. In questo coraggio c’è quello di credere senza tentennare, il coraggio di testimoniare la Verità e il bene, come ci ha insegnato Gesù in tutta la sua vita e i Santi, specialmente i martiri della fede. Il coraggio di testimoniare sempre un andare controcorrente, un esporsi al disprezzo degli altri, all’invidia, alla prepotenza e all’umiliazione per amore di Cristo. 

Il coraggio è anche quello di affrontare il martirio, una costante nella storia della Chiesa. Il primo martire è Gesù Cristo, poi tutti gli Apostoli uccisi per la fede. Il martirio continuerà per sempre, come ci dimostra la rappresentazione del Terzo Segreto di Fatima che ci descrive la Chiesa, il Papa e i religiosi che salgono sul Calvario e vengono uccisi. Anche Benedetto XVI sul Segreto di Fatima disse che una parte si è realizzata in passato e una parte si deve ancora realizzare.          

Martirio significa testimonianza, anche a costo della vita, essere fedeli anche se consapevoli di essere colpiti dalla violenza. Dobbiamo essere fedeli a Cristo e non perdere la fede per nessun motivo, perché rinnegare la fede significa perdere l’anima eternamente. Dobbiamo essere pronti al martirio, essere uccisi, essere contrastati, perseguitati e disprezzati. Molti pensano che essere credenti coerenti sia una pazzia, come hanno affrontato anche i veggenti di Medjugorje.       

Quando il tempo dei Segreti e i veggenti testimonieranno la Verità, non dobbiamo essere dei calcolatori che cercano di capire da che parte conviene stare, ma dobbiamo fare una scelta netta nel bivio tra la vita e la morte, satana e la Madonna, menzogna e verità, perdizione eterna e vita eterna. Queste scelte non possono essere calcolate, se tentenniamo il male ci inghiotte e distrugge. Essere decisi per Cristo e la fede non è fanatismo ma convinzione interiore che è quella che ci danno i grandi testimoni della fede.      

L’abbandono nasce dalla fede, siamo certi che Cristo il Figlio di Dio è presente, che la Madonna appare, è vicina e ci sta aiutando. La fede rafforzata dalla preghiera quotidiana e dalla pratica delle virtù è diventata una fortezza tale per la quale ci fidiamo totalmente di Dio e ci mettiamo radicalmente nelle sue mani. Sappiamo che l’Onnipotente ha inviato Maria per aiutare l’umanità in questo passaggio difficile della storia. Pertanto, crediamo nel tempo dei Segreti e in quello che la Madonna ci dirà rivelando ogni Segreto, ci atterremo alle sue parole e faremo ciò che ci dirà, così saremo salvi. Chi non lo farà si perderà.     
  
Dobbiamo però arrivare all’abbandono totale, senza dubbi, senza vacillare, altrimenti satana è pronto a penetrare nelle nostre mancanze. L’abbandono deve essere motivato dalla fiducia, dalla certezza della presenza di Maria che trionferà, interverrà e non ci abbandonerà, che tutto quello che ci dice la fede esiste e accade. Avere questa certezza interiore ci rende delle fortezze indistruttibili, dei cedri del Libano che non vacillano nel momento della tempesta.       

Questi Messaggi della Regina della pace ci costruiscono, ci fortificano, ci alimentano, non sono parole vane perché escono dal Cielo, dalla Sapienza e da Colei che ci ama immensamente e che ci prepara alla grande battaglia. Il mondo senza Dio crollerà, non c’è nessuna possibilità della sua sopravvivenza.

“Cari figli, in questo tempo di grazia vi invito ad essere uomini di speranza, pace e gioia, affinché ogni uomo sia operatore di pace e amante della vita. Pregate, figlioli, lo Spirito Santo affinché vi colmi con la forza del suo Santo Spirito del coraggio e dell’abbandono. Anche questo tempo sarà un dono per voi ed un cammino nella santità verso la vita eterna. lo sono con voi e vi amo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.” (Con approvazione ecclesiastica)

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🔴LIVE🔴 Il Viatico quotidiano – di P. Livio – Puntata 21


🔴LIVE🔴 LE TROMBE DELL’APOCALISSE – Catechesi di P. Livio – Puntata 24

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🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – Di Padre Livio – 10/10/2025

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Venerdì 10 ottobre 2025

h. 9.00: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

h. 8.50 -9.20: ATTUALITA’ MONDO – CHIESA

+Il Rosario come soluzione dei problemi internazionali (articolo di R. De Mattei)

+A Putin non dispiace l’immortalità qui sulla terra


h. 9.25 – h. 9.35: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla Fede (21)


h. 9.35 – 9.55: MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO

12. Pregate lo spirito Santo perché vi colmi del coraggio e dell’abbandono

+Lo stato di grazia alimenta i doni dello Spirito Santo

+Nel tempo dei Segreti è necessari la pienezza dei doni dello Spirito Santo

+Il coraggio di credere

+Il coraggio di testimoniare

+Il coraggio di affrontare, se necessario, anche il martirio

+Il totale abbandono nelle mani di Dio

+La fiducia nell’intervento di Maria

+La certezza della sua vittoria


h. 10.05: TELEFONATA A PADRE LIVIO


h. 10.o5: LE TROMBE DELL’APOCALISSE (23)

 BLOG: blogdipadrelivio.it

Pensiero quotidiano


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Accordo su Gaza, Trump: «Ostaggi liberi entro martedì. Sui due stati non ho un’opinione»

di Davide Frattini – Corriere della Sera – 10 Ottobre 2025

Tornano i camion per gli aiuti. La Casa Bianca: «Ora una cerimonia in Egitto». Restano i rebus sulla seconda fase

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Gli abbracci, i sorrisi, le strette di mano, le prime difficoltà, le ore di attesa, le riunioni rinviate a dopo il tramonto. I 734 giorni di guerra si portano dietro la coda lunga di euforia mista all’ansia dopo due anni vissuti nell’angoscia. Fino all’ultimo le delegazioni israeliane e quella di Hamas hanno discusso la lista dei detenuti palestinesi da scarcerare. Fino all’ultimo non è stato chiaro quando i 20 ostaggi in vita ancora tenuti a Gaza verranno liberati. «Lunedì o martedì» dice Donald Trump dalla Casa Bianca. «Siamo riusciti a ottenere quello che tutti ritenevano impossibile. Adesso la strada per una pace durevole in Medio Oriente è aperta». Il presidente americano si prepara ad arrivare nella regione. Sono previsti un passaggio in Israele — dove è stato invitato a tenere un discorso in parlamento — e in Egitto: «Ci sarà una cerimonia ufficiale per la firma degli accordi», aggiunge.

I tempi e le fasi

La pace che proclama ha per ora i colori disegnati sulla mappa accompagnata al suo piano in 20 punti: entro 24 ore dall’approvazione dell’intesa da parte del governo israeliano l’esercito si ritirerà lungo una linea gialla, le truppe restano dentro la Striscia e continuano a controllarne il 53 per cento. Il passaggio successivo arriverà dopo una fase complessa: nei 363 chilometri quadrati dovrebbe entrare una forza internazionale per monitorare il disarmo di Hamas e mantenere l’ordine, allo stesso tempo le truppe raggiungono la zona blu ancora più vicina al territorio israeliano. 

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I tempi del ritiro completo non sono definiti, Tsahal manterrebbe comunque una fascia di sicurezza lungo tutto il perimetro della Striscia. Passaggi ancora lontani. È importante che in queste ore i camion con gli aiuti abbiano cominciato a transitare sempre più frequenti attraverso i cancelli verso il territorio devastato dalle bombe, che le famiglie degli ostaggi israeliani possano davvero sperare di riabbracciare gli amati.

La svolta

L’accelerazione nelle trattative è arrivata mercoledì con l’atterraggio a Sharm El Sheikh di Steve Witkoff, l’inviato di Trump, e Jared Kushner, il genero del presidente. È stata la pressione americana a sbloccare gli ostacoli, a far capire ai due contendenti che non era più il tempo di mercanteggiare. Nella notte egiziana, il pomeriggio a Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha consegnato un bigliettino a Trump in diretta televisiva: era il testo da approvare, il leader doveva essere il primo ad annunciare via social media il successo della mediazione. In contemporanea venivano diffuse le foto delle strette di mano nel resort sul Mar Rosso, i sorrisi distesi per la prima volta dopo mesi di discussioni. Trump ha riconosciuto il ruolo giocato dall’Egitto, dal Qatar e anche dai turchi, che è stato lui a voler invitare per questo tentativo finale di fermare il conflitto.

Condizioni imposte

Netanyahu ha ritardato fino a ieri sera tardi le riunioni decisive per l’accettazione dell’accordo, ma tutto sembrava già deciso nonostante i mugugni rabbiosi dei ministri fanatici e messianici che hanno votato contro. «Ringraziando Dio li riporteremo a casa», aveva scritto sui social media nella notte di mercoledì il primo ministro più longevo nella Storia del Paese. I suoi portavoce si affrettano a proclamare che «tutti gli obiettivi sono stati raggiunti», eppure il disarmo di Hamas richiederà mesi: non è la «vittoria totale» che Bibi aveva promesso agli elettori di destra e agli alleati oltranzisti. Si è dovuto piegare alle imposizioni dell’amico Donald.

Dal presidente egiziano Adbel Fattah Al Sisi al premier israeliano, adesso tutti assicurano Trump che «si merita il Nobel per Pace», ambizione mai nascosta. Anche se già ammette di non avere un’opinione «sulla soluzione dei due Stati, vedremo come si mettono d’accordo»: senza uno Stato palestinese è difficile capire come verrebbe raggiunta quella pace di cui parla. Il suo piano non indica un calendario preciso ed è già evidente che solo per recuperare i corpi dei 28 ostaggi morti in cattività e rimasti a Gaza ci vorranno mesi, i capi di Hamas e delle altre fazioni ammettono di non sapere dove siano. La ricostruzione è un’impresa enorme, il 90 per cento dei palazzi è danneggiato, le infrastrutture di una Striscia già poverissima devastate.

Sul campo gli scontri sono andati avanti. I militari hanno voluto impedire alla popolazione di ritornare nella città di Gaza che era stata evacuata per l’operazione Carri di Gedeone 2, l’occupazione ordinata dal governo di Netanyahu un mese fa.

Un mese di sangue

I jihadisti hanno tentato qualche agguato contro le truppe. In un mese — calcola il quotidiano Haaretz — le bombe hanno ucciso 130 palestinesi in zone dichiarate sicure dall’esercito, quelli ammazzati nell’offensiva — ordinata dopo la mattanza del 7 ottobre 2023, 1200 persone massacrate dai terroristi di Hamas — sono oltre 67 mila.

Hamas ha ottenuto garanzie dagli americani, dagli egiziani e dal Qatar che il governo israeliano non riprenderà le battaglie dopo il rilascio degli ostaggi. Lo ribadisce Khalil al Hayya, il capo dei negoziatori che Israele ha cercato di eliminare in Qatar: «Siamo sicuri che la tregua diventerà permanente». Gideon Sa’ar, il ministro degli Esteri, assicura: «Non ne abbiamo l’intenzione». Non lascia però spazio a un ruolo dell’Autorità palestinese «fino a quando non avrà implementato le riforme necessarie». 

Ancora una volta dalla lista dei detenuti da rilasciare sarebbe rimasto escluso Marwan Baghouti, che i palestinesi considerano un simbolo della resistenza e che secondo i diplomatici internazionali — compreso qualche politico israeliano — potrebbe essere il leader adatto ad attuare quelle riforme e con il quale trattare un accordo duraturo.

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