di Pierpaolo Lio -Corriere della Sera – 25 Ottobre 2026
Fermato il 30enne di origine marocchine ideatore della pagina «Movimento 17 ottobre». La moglie indagata a piede libero per gli stessi reati. In base al nuovo decreto sicurezza, tra le contestazioni, la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Youssef Siher, 30 anni, bresciano di origini marocchine
L’ultima — nel senso di più recente — vita di Youssef Siher è stata quella dell’agit prop. Dopo quella di studente, ricercatore, giornalista freelance. E una parentesi di cinque mesi come rider di «Glovo». C’è infatti lui dietro la pagina «Movimento 17 ottobre» che, almeno mediaticamente, s’è fatta portavoce di quella rabbia esplosa nella due giorni milanese di sassaiole e saccheggi che una settimana fa ha segnato il centro di Milano.
Anche se non è possibile avere riscontro sulla sua reale leadership, visto che gli appuntamenti lanciati per ieri nelle piazze di mezza Italia dalla sua piattaforma, nata comunque post disordini, per la massiccia presenza e attività preventiva delle forze dell’ordine, di fatto non si sono mai davvero concretizzati.
Il suo recentissimo prodotto social gli è valso comunque la visita all’alba di ieri dei poliziotti per una perquisizione: accompagnato in questura per essere interrogato, in serata è stato fermato. Siher è indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’uso del mezzo informatico. A questo si aggiunge l’accusa prevista nell’articolo 420 bis del nuovo decreto sicurezza, ovvero violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. La moglie risulta indagata a piede libero per gli stessi reati.
Trentenne italo-marocchino, per una vita sconosciuto alle forze dell’ordine, incensurato, Siher s’era fatto in realtà già notare negli ultimi tempi come accalorato attivista pro Pal. Soprattutto nella sua veste organizzativa dei Giovani palestinesi d’Italia. Ma anche sul web. Tanto da guadagnarsi l’interesse dell’intelligence, che avrebbe segnalato nel 2024 la sua «Organizzazione Alba nascente», evidenziandone il ruolo nell’organizzazione delle manifestazioni filo palestinesi, e bollando la sua posizione come vicina a Hamas.
Youssef Siher durante la manifestazione dei Giovani Palestinesi a Milano, nel 2025
Come sembra confermare un suo scritto di due anni fa sulla rivista digitale «Miccia» («con sguardo decoloniale e intersezionale»), intitolato «Islam e sinistre occidentali: falsi amici?», sull’attacco del 7 ottobre 2023, in cui sosteneva che «pochi in Occidente riuscivano a concepire — senza se e senza ma — l’Operazione Diluvio al-Aqsa per quello che era: un atto rivoluzionario di decolonizzazione». Sempre su «Miccia», più di recente, a luglio, il 30enne aveva denunciato «la parabola di un razzismo che da linguaggio politico è diventato legge, prassi securitaria e impunità istituzionale», in un articolo in cui tracciava un collegamento tra i casi delle morti di Abderrahim Fakir (durante un intervento di polizia al Pilastro di Bologna), di Abderrahim Mansour (ucciso a Rogoredo, a Milano, da un colpo di pistola sparato dall’ex agente Carmelo Cinturrino) e di Ramy Elgaml (giovane del Corvetto morto sempre in città al termine di un inseguimento dei carabinieri).
Bresciano, diploma al liceo Fermi di Salò, laureato in Comunicazione, master in Scienze politiche alla Statale di Milano, dove è stato rappresentante degli studenti e fondatore dell’associazione studenti musulmani dell’ateneo, s’è sempre interessato di Islam politico e movimenti islamici. Impiegato nella società americana di AI Mercor, Siher si è sempre dato molto da fare con la scrittura. Dopo uno stage all’Osservatorio su Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi, ha collaborato con giornali tra cui ilfattoquotidiano.it (non scriverebbe più da meno di un anno) e il Foglio (un articolo). Avrebbe avuto infine una collaborazione con un canale satellitare «vicino ad Hezbollah».
Gli investigatori della Postale e i colleghi della Digos sono arrivati a lui con la collaborazione di Meta e provider, che hanno permesso di risalire all’amministratore della pagina Instagram (sono in corso approfondimenti su persone a lui collegate). Grazie alla localizzazione del cellulare, Siher è stato rintracciato al Corvetto, ospite di un’amica. Durante le perquisizioni — che hanno interessato anche la casa della madre a Mazzano, provincia di Brescia, paese d’origine di Youssef — gli agenti avrebbero trovato un file con tre luoghi di ritrovo che la pagina avrebbe dovuto indicare per l’appuntamento di ieri: piazza Cordusio, piazza Virgilio e largo Greppi. Quest’ultimo è stato effettivamente uno dei punti di ritrovo del gruppo pro Pal che ha poi sfilato in corteo.
Portato in questura, c’è rimasto tutto il giorno. In serata gli inquirenti, coordinati dalla pm Francesca Crupi, dopo avere analizzato gli elementi di prova acquisiti lo hanno fermato.
Attivissimo su social e gruppi WhatsApp e Telegram, e «capace di coagulare consenso», l’anno scorso, dopo gli scontri dei pro Pal in stazione Centrale, aveva scritto: «Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete». C’aveva forse sperato alla vista dei disordini in centro scattati dopo la chiamata di «Italia in piazza» (che non lo vedrebbe coinvolto), decidendo così di lanciare la sua «creatura».