Esteri | CR 1968

16 Settembre 2026 ore 11:58

di Roberto de Mattei– Corrispondenza Romana

La storia offre numerosi esempi di guerre preparate attraverso notizie manipolate e aggressioni simulate: operazioni che oggi definiremmo di “guerra ibrida”. Due episodi significativi si verificarono nel 1939, in seguito allo scellerato patto Molotov-Ribbentrop: l’attacco nazista alla stazione radio tedesca di Gleiwitz, attribuito alla Polonia, e il bombardamento russo del villaggio sovietico di Mainila, imputato alla Finlandia. In entrambi i casi, l’aggressore costruì una versione degli avvenimenti che gli permettesse di presentarsi come vittima.

Il 23 agosto 1939, a Mosca, i ministri degli Esteri Vjačeslav Molotov e Joachim von Ribbentrop avevano firmato, alla presenza di Stalin, il patto di non aggressione tra Unione Sovietica e Germania nazionalsocialista. Un protocollo segreto delimitava le rispettive sfere d’interesse nell’Europa orientale, prevedendo una spartizione del territorio polacco e collocando la Finlandia nella sfera sovietica. L’accordo facilitò così le successive aggressioni: Hitler poteva attaccare la Polonia senza temere un intervento sovietico contro di lui; Stalin poteva esercitare la propria pressione sulla Finlandia contando sull’acquiescenza tedesca.

La sera del 31 agosto 1939, poche ore prima dell’invasione della Polonia, un piccolo gruppo di agenti del servizio di sicurezza delle SS entrò nella stazione radio di Gleiwitz, città dell’Alta Slesia allora appartenente alla Germania, oggi Gliwice, in Polonia. A guidarlo era Alfred Naujocks, incaricato da Reinhard Heydrich di simulare un’incursione polacca.

Gli uomini occuparono i locali e fecero trasmettere un breve messaggio in lingua polacca, dal contenuto ostile alla Germania. Spararono alcuni colpi e abbandonarono la stazione. L’azione doveva apparire come l’attacco di un gruppo di insorti o sabotatori polacchi contro un impianto tedesco. Nella deposizione giurata resa nel novembre 1945 e acquisita al processo di Norimberga, Naujocks spiegò che Heydrich voleva procurare una prova concreta delle presunte aggressioni polacche, utilizzabile dalla propaganda e dalla stampa straniera. Il suo racconto documentava dunque il rapporto diretto tra la preparazione dell’incidente e la costruzione della giustificazione pubblica della guerra. (Deposizione di Alfred Naujocks).

La messinscena comprendeva anche una vittima umana. Presso la stazione fu lasciato il corpo di Franciszek Honiok, un abitante dell’Alta Slesia noto per le sue simpatie polacche, arrestato dalla Gestapo e ucciso per fornire una falsa prova dell’incursione. Un uomo assassinato diventava così un elemento della rappresentazione: il presunto aggressore caduto sul luogo dell’attacco. Gleiwitz apparteneva a una serie di provocazioni organizzate lungo la frontiera, destinate a rafforzare l’immagine di una Germania sottoposta a intollerabili violenze polacche (https://www.historyhit.com/gleiwitz-incident-explained/?utm_source=chatgpt.com). All’alba del 1° settembre, la Wehrmacht invase la Polonia. La rapidità e l’ampiezza dell’offensiva mostravano che l’operazione militare era stata preparata prima dell’incidente. Il 17 settembre anche l’Armata Rossa entrò in Polonia da oriente: la spartizione concordata tra il regime nazista e quello comunista cominciava a tradursi nell’occupazione del paese.

Meno di tre mesi dopo, una provocazione di frontiera offrì a Mosca il pretesto per attaccare la Finlandia. Nell’autunno 1939, Stalin aveva chiesto concessioni territoriali sull’istmo di Carelia e una base navale a Hanko, presentandole come necessarie alla sicurezza di Leningrado. Il governo finlandese, temendo che quelle richieste compromettessero la propria indipendenza, non aveva accettato le condizioni sovietiche.

Il 26 novembre Mosca annunciò che sette colpi d’artiglieria, provenienti dal territorio finlandese, avevano colpito reparti sovietici presso Mainila, causando quattro morti e nove feriti. Molotov esigette l’arretramento delle truppe finlandesi. Helsinki respinse l’accusa: secondo le verifiche finlandesi, le proprie batterie erano troppo lontane per raggiungere il villaggio. Propose inoltre un’inchiesta congiunta e un arretramento reciproco delle forze. Mosca respinse la proposta. Il 28 novembre denunciò il patto di non aggressione sovietico-finlandese; il 29 interruppe le relazioni diplomatiche. 

La propaganda accompagnò l’escalation. Pravda e Izvestija presentarono l’episodio come una provocazione dei dirigenti finlandesi e pubblicarono dichiarazioni di lavoratori e soldati che chiedevano una risposta energica. Il 30 novembre l’Armata Rossa attraversò la frontiera e l’aviazione sovietica bombardò Helsinki. Cominciava la Guerra d’inverno. Lo studio di Kati Parppei mostra come l’episodio fu trasformato in uno strumento di mobilitazione e legittimazione dell’attacco (https://www.arei-journal.pl/articles/display/69?utm_source=chatgpt.com).

Nel 1939 occorreva organizzare un’aggressione simulata, predisporre falsi indizi e affidare alla propaganda il compito di imporre una versione ufficiale. Oggi la guerra ibrida offre una straordinaria varietà di mezzi tecnologici per ottenere obiettivi politici e militari analoghi attraverso l’inganno e la menzogna. La guerra ibrida combina infatti pressioni militari, attacchi informatici, sabotaggi, ricatti economici e operazioni di disinformazione. Il suo campo d’azione comprende le infrastrutture materiali e la percezione degli avvenimenti. L’intelligenza artificiale permette di produrre testi in molte lingue, imitare registri giornalistici, creare immagini verosimili e sintetizzare voci. Un filmato manipolato potrebbe mostrare un’autorità politica mentre annuncia una mobilitazione mai decisa; una registrazione falsa potrebbe attribuire a un comandante un ordine mai impartito. Durante una crisi internazionale, anche un inganno riconosciuto dopo poche ore potrebbe aver già alimentato il panico, provocato reazioni diplomatiche o compromesso decisioni urgenti.

Il rapporto congiunto Microsoft–OpenAI del 14 febbraio 2024 documenta l’impiego di modelli linguistici da parte di Forest Blizzard, noto anche come APT28 o Fancy Bear, che Microsoft collega all’intelligence militare russa e all’unità 26165 del GRU. L’inchiesta su The Indian Express del giornalista  Bijin José, “Russian espionage, dissident monitoring and AI cyberattacks: What Anthropic’s report says”, presenta casi di impiego dell’IA da parte della Russia per spionaggio, controllo dei dissidenti, frodi e propaganda. Un precedente documentato è l’operazione di influenza russa Doppelganger. Nel maggio 2024 OpenAI riferì che soggetti collegati all’operazione avevano utilizzato i suoi modelli per generare commenti in diverse lingue, compreso l’italiano, tradurre e modificare articoli e preparare contenuti destinati alla diffusione sui social (Rapporto OpenAI).

Il pericolo cresce quando la falsificazione accompagna un evento reale. Un’interruzione elettrica, un incendio, un incidente ferroviario possono essere provocati ad arte e sfruttati per diffondere spiegazioni inventate, attribuire responsabilità senza prove e suggerire che il governo nasconda la verità. Non è necessario che chi conduce la campagna abbia provocato l’incidente: può impadronirsi della sua interpretazione. 

È in questo quadro che, a oltre ottant’anni dalla conclusione della Seconda guerra mondiale, Polonia e Paesi Baltici, già vittime del nazionalsocialismo e del comunismo, tornano a vivere sotto la pressione della potenza russa. La cortina di ferro che divise l’Europa dopo il 1945 è caduta, ma la guerra contro l’Ucraina ha riportato la minaccia militare alle frontiere orientali dell’Unione europea e della NATO. I droni e i raid di Mosca ai loro confini si moltiplicano, aumentando ogni giorno la possibilità di provocazioni e menzogne che rendano irreversibile e ingovernabile l’escalation. La disinformazione produce incertezza, l’inganno comprime il tempo del giudizio e oggi si corre il rischio che gli uomini perdano il controllo delle proprie decisioni prima ancora di perdere il controllo delle proprie armi.Il 1939 dovrebbe insegnare qualcosa.