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Papa Leone dovrà fare la chemioterapia? C’è il rischio di metastasi? Domande e risposte sul tumore del Pontefice

Articolo in evidenza

di Vera Martinella- Corriere della sera 15 Ottobre 2026

Quanto è alto il rischio che la malattia si ripresenti o che dia metastasi? E quanto invece si può sperare nella guarigione? Le risposte dell’oncologa Silvia Novello, fra i maggiori esperti internazionali

LaPresse

Il primo bollettino medico sulla salute del Pontefice dice quello che pochi si sarebbero aspettati che fosse reso noto: papa Leone XIV ha un tumore ai polmoni. Un «adenocarcinoma polmonare», nello specifico.
Una notizia che, dal punto di vista medico, è solo il primo passo per capire 
cosa succederà nel prossimo futuro. 

La realtà è che della malattia di Leone XIV sappiamo, per ora, molto poco.
Il Santo Padre dovrà fare altre terapie? Se sì, quali? Si tratta di un tumore aggressivo? Quanto è alto il rischio che si ripresenti o che dia metastasi? E quanto invece si può sperare che l’iter di cure sia già finito e possano bastare solo degli esami di controllo?

Silvia Novello, direttrice della Scuola di specializzazione di Oncologia medica all’Università di Torino, responsabile dell’Oncologia toracica all’AOU San Luigi Orbassano, presidente dell’associazione no profit WALCE Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe) è fra i maggiori esperti italiani e internazionali sul cancro ai polmoni. Ed la coordinatrice delle linee guida dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) per il cancro ai polmoni, il documento di riferimento per la terapia di questa neoplasia nel nostro Paese.
Cerchiamo di capire con lei quali informazioni mancano per avere un quadro chiaro della situazione.

Professoressa Novello, cosa bisogna sapere per stabilire i prossimi passi da fare?
«L’adenocarcinoma è la forma più frequente di tumore polmonare, ma ormai dare “un nome” al tumore non è più sufficiente: serve conoscere se e quali alterazioni genetiche sono presenti per capire quale sottogruppo di adenocarcinoma si ha di fronte (EGFR mutato, Alk riarrangiato, KRAS mutato, ROS1, eccetera) perché è proprio in base al cosiddetto “profilo molecolare” del tumore che possiamo scegliere le cure più efficaci caso per caso. E serve l’espressione di PDL1 che fornisce informazioni sull’assetto immunitario delle cellule tumorali presenti nel tumore del singolo paziente».

A cosa servono queste informazioni?
«Sembrano “sigle” incomprensibili, che hanno invece un valore decisivo per i malati: danno informazioni che hanno un ruolo determinante e proprio in base alla presenza o assenza di queste sigle si possono oggi utilizzare nuovi farmaci, che hanno aperto speranze, fino a pochi anni fa non immaginabili».

Che esami servono per capire quale sottotipo è presente nel singolo paziente?
«Parliamo di test genetici che possono verificare un singolo gene oppure una batteria di geni con quella che viene definita NGS (Next Generation Sequencing). Questo esame viene fatto sullo stesso materiale che ha condotto alla diagnosi istologica (ovvero sul pezzo di tessuto asportato durante l’operazione): identificare un’alterazione molecolare è come identificare un bersaglio su cui meglio direzionare la cura. L’espressione di PDL1 è invece un’analisi immunoistochimica che guida un altro approccio terapeutico: l’immunoterapia».

Quanto tempo serve per avere i referti?
«Le tempistiche possono variare da un centro all’altro, ma solitamente i risultati si ottengono in una settimana lavorativa. Questa tempistica è dettata da tempi tecnici di lavorazione, che non possono essere accelerati».

Come si fa a capire quanto è alto il rischio che il tumore si ripresenti o che dia metastasi?
«Mettendo insieme tutti gli elementi clinici (età del paziente, condizioni generali, presenza di altre patologie rilevanti) che per il Pontefice sono tutti favorevoli: è un uomo di 71 anni, in buona salute, che si è già dimostrato capace di un rapido recupero dopo l’operazione.
Poi servono i dati legati alla malattia per avere la «carta d’identità» della neoplasia: sappiamo il tipo di cancro (adenocarcinoma), mancano le caratteristiche molecolari e lo stadio di malattia, che viene stabilito definitivamente sul pezzo operatorio asportato. Anche l’informazione sui linfonodi prelevati dal chirurgo dice molto: se sono “puliti” significa che la malattia non si è estesa nelle zone vicine al tumore».

Qual è lo scenario migliore possibile?
«L’opzione migliore è che il tumore asportato fosse in uno stadio davvero precoce (tecnicamente lo stadio I) che comporta unicamente controlli periodici: solitamente una visita oncologica e una TAC ai polmoni all’anno per almeno 5 anni dopo l’intervento chirurgico». 

Altrimenti?
«Qualora la malattia radicalmente operata sia invece inquadrata definitivamente in stadio più avanzato (per esempio stadio II), il profilo molecolare e l’espressione di PDL1 servono proprio per capire come procedere: con un trattamento a base di farmaci (terapie a bersaglio molecolare o immunoterapia) e in alcuni casi anche con delle sedute di radioterapia, terminati i quali si intraprende l’iter dei controlli».

Quali terapie si possono prescrivere per un adenocarcinoma polmonare?
«Innanzitutto la cura viene stabilita da un gruppo multidisciplinare di esperti (chirurgo, oncologo, radioterapista, anatomopatologo e altri ancora) che in caso di un adenocarcinoma radicalmente operato, come quello del Pontefice, può decidere per: un trattamento chemioterapico (che resta un’opzione ancora molto utile ed efficace, quasi sempre prescritta) combinato (in modo concomitante o sequenziale) con le terapie a bersaglio molecolare e con l’immunoterapia. Il radioterapista valuta quando e se proporre il trattamento radiante, solitamente sulla base dell’interessamento dei linfonodi asportati dal chirurgo. Tutte queste cure complementari hanno l’obiettivo di guarire definitivamente il paziente (o di migliorare il dato di sopravvivenza) e di ridurre il tasso di recidiva di malattia rispetto alla sola chirurgia».

«Capiamo che il suo recupero durerà diverse settimane più del previsto»: il viaggio in Sudamerica di Papa Leone si allontana

Articolo in evidenza

di Gian Guido Vecchi- Corriere della Sera – 15 Ottobre 2026

Gemelli, i medici: decorso post-operatorio regolare. La presidente del Perù Fujimori: «Capiamo che il suo recupero durerà diverse settimane più del previsto e che ci potrebbe essere un cambio nel calendario della sua visita»

CITTA’ DEL VATICANO – Leone XIV «è di buon umore», i medici del Gemelli fanno sapere che gli esami del sangue e la radiografia del torace compiuti ieri mattina confermano «un decorso post-operatorio regolare», poiché «i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito», e insomma tutto procede come previsto dopo la rimozione del tumore maligno al polmone destro, martedì pomeriggio, con l’asportazione del lobo inferiore. Però sarà una faccenda lunga, e basterebbero le parole della presidente del Perù, Keiko Fujimori: «Aspettiamo qualsiasi comunicazione del Vaticano perché capiamo che il suo recupero durerà diverse settimane più del previsto e che ci potrebbe essere un cambio nel calendario della sua visita».

Il sesto viaggio internazionale del Papa è organizzato da tempo, dodici giorni dal 6 al 17 novembre tra Uruguay, Argentina e infine Perù, il Paese in cui ha vissuto vent’anni come missionario e poi vescovo.
  

Prevost ci tiene e ancora domenica, all’Angelus, dopo aver annunciato l’operazione ai fedeli, aveva salutato un gruppo di peruviani: «Grazie della vostra preghiera per la visita che compirò in Perù».

Il Pontefice ci contava ma la prospettiva di partire tra una ventina di giorni si fa assai ardua, considerata la lunghezza del viaggio e il programma serrato: 31 mila chilometri, una ventina di trasferimenti tra aerei ed elicotteri e tappe come quella di Cuzco, sulle Ande peruviane, a 3.400 metri di altitudine. Più vicino, ma tra soli dodici giorni e altrettanto difficile, ci sarebbe anche l’incontro interreligioso di Assisi per la pace, il 27 ottobre. Di certo, dopo l’operazione, in Vaticano sono più prudenti, «vedremo», anche se per ora resta la previsione di una degenza di «circa una settimana dal ricovero».

Intanto Leone XIV ha passato una prima notte tranquilla, consumato la colazione come più tardi il pranzo e la cena, concelebrato la messa e mosso qualche passo nella stanza prima di iniziare la fisioterapia respiratoria.
Il secondo bollettino, con le comunicazioni firmate dal dottor Luigi Carbone e dal professor Stefano Margaritora, conferma la svolta comunicativa voluta dallo stesso Papa, che domenica aveva spiegato con chiarezza ai fedeli di avere «un nodulo al polmone», seppure «individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato». Si era deciso di intervenire subito dopo una broncoscopia robotica con biopsia, una tac toracica con contrasto e una pet.

Che fosse un tumore maligno era più che sospetto: per questo il primo bollettino diceva che l’esame istologico aveva «confermato» la diagnosi di «adenocarcinoma polmonare». Non ci si limita più alle notizie filtrate dalla comunicazione vaticana, come durante i ricoveri di Francesco, niente più dettagli di «colore» come la pizza in camera. I bollettini chiamano le cose con il loro nome. Se Bergoglio era un paziente più imprevedibile, Prevost si informa con attenzione dai medici e ne segue con scrupolo le indicazioni. I risultati delle analisi e ulteriori esami definiranno le terapie necessarie e quindi i tempi di convalescenza e recupero.

Ieri sera è stato diffuso il messaggio di Leone XIV ai vescovi che hanno concluso un incontro sulla famiglia in Vaticano. «A suo tempo offrirò le mie riflessioni», ha scritto, prima di concludere: «Vi chiedo di pregare per me, come io faccio per voi».

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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Programma di Padre Livio – Giovedì 15 Ottobre 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre canale 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.10  ALMANACCO DELLA FEDE:

SANTISSIMA TRINITA’

1.Dio è uno solo?

Dio è uno solo, ma in tre Persone uguali e distinte, che sono la Santissima Trinità

h. 9.10: RITAGLI DI PAGINE INEDITE

Tratta da Roberta dal libro: Medjugorje perché  non ho dubbi

9.20 – ATTUALITÀ

La salute di Papa Leone

Il 13 Ottobre e la guarigione delle nostre ferite ( Prof. Roberto de Mattei)

9.40: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.45 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

31. “In Gesù mio Figlio riconoscete  la vittima di espiazione per i peccati di tutto il mondo” ( 2 Marzo 2008)

“Cari figli, vi prego specialmente in questo tempo di quaresima di rispondere alla bontà di Dio perché Lui vi ha scelti e mi ha mandato in mezzo a voi.

Purificatevi dai peccati e in Gesù, mio Figlio, riconoscete la vittima di espiazione per i peccati di tutto il mondo.

Che Lui sia il senso della vostra vita e che la vostra vita sia un servizio all’amore divino di mio Figlio.

Grazie figli miei.”

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Medjugorje perché non ho dubbi – La Madonna ha rivelato l’Apocalisse

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Incontro per gli studi mobili di Radio Maria della provincia di Como

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🔵🔵🔵 INCONTRO APERTO AGLI ASCOLTATORI di RADIO MARIA di COMO-PROVINCIA di COMO e CANTON TICINO 🔵🔵presso il SANTUARIO DIOCESANO SANTISSIMA TRINITÀ MISERICORDIA, PARROCCHIA SANTA MARIA ASSUNTA – PIAZZA 11 FEBBRAIO – MACCIO – COMO:

MARTEDÌ 20 OTTOBRE

🟢ore 16: incontro libero con i nostri amici ascoltatori

🔵Introduzione agli Studi mobili:
la nostra missione, aspetti organizzativi, aspetti tecnici

🔴ore 17.00: Santo Rosario insieme

🔵ore 17:30: Santa Messa con gli ascoltatori presenti

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Papa Leone, il bollettino: «Si è alzato, ha mangiato e fatto fisioterapia». Bruni: «Sta bene e l’umore è buono. Tre esami hanno portato all’intervento»

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Il bollettino del Gemelli su Papa Leone: «Decorso post operatorio regolare. Ha iniziato a camminare e l’umore è buono». I tre esami eseguiti prima dell’operazione

di Ester Palma e Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 14 Ottobre 2026

Gli aggiornamenti dalla Sala stampa vaticana, in diretta

CITTA’ DEL VATICANO – Prima notte al Gemelli dopo l’operazione per Papa Leone XIV. Il Pontefice, fa sapere oggi, mercoledì 14 ottobre, la Sala stampa della Santa Sede, ha passato una notte «tranquilla». 

Nuovo aggiornamento alle 14: «Questa mattina il Santo Padre ha eseguito gli esami del sangue e la radiografia del torace previsti dopo l’intervento», hanno scritto il dottor Luigi Carbone e il professor Stefano Margaritora. «Gli esiti confermano un decorso post-operatorio regolare: i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito». Leone XIV «ha svolto la fisioterapia respiratoria ed ha iniziato a camminare in stanza. Ha ripreso una regolare alimentazione facendo colazione e pranzo. Il decorso procede secondo quanto previsto».

«Il Papa sta bene, l’umore è buono» ha detto il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Per quanto riguarda il decorso post-operatorio, ha proseguito Bruni, si conferma il tempo di «una settimana». Una tempistica compatibile con il viaggio in Sudamerica, previsto dal 6 al 17 novembre: «Il desiderio e l’intenzione del Papa è quella di andare» ha confermato il direttore della sala stampa vaticana. 

La Santa Sede ha poi dettagliato gli esami che il Pontefice ha eseguito prima dell’operazione: «Una broncoscopia robotica con biopsia, una tac al torace con contrasto e una Pet».

«Rimosso il tessuto canceroso»

Papa Leone ha un «adenocarcinoma polmonare» e per questo, ieri, ha subìto «l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro». Il bollettino delle 22 di ieri recitava che l’intervento «è riuscito e non ci sono state complicanze». domenica dopo l’Angelus ha annunciato di avere un nodulo circoscritto al polmone, è stato operato per l’asportazione di un «adenocarcinoma polmonare». Il Papa è rimasto in sala operatoria per tre ore, l’operazione è durata novanta minuti. In sala operatoria, oltre all’equipe medica e al suo dottore, Luigi Carbone, anche il capo della gendarmeria Gianluca Gauzzi Broccoletti. Oggi sul Pontefice saranno effettuati gli esami post operatori. I medici, secondo fonti vaticane,  hanno sottolineato che il tessuto canceroso «è stato rimosso completamente» e che i medici, almeno per il momento, non parlano di chemioterapia. 

Dal Gemelli nomina due vescovi, in Slovacchia e in Brasile

Due nomine autorizzate da Papa Leone, ricoverato al Gemelli di Roma. Il Pontefice ha nominato il nuovo vescovo di Kosice (Slovacchia), monsignor Marek Forgac e il nuovo arcivescovo metropolita di Cuiaba’ (Brasile), monsignor Wellington de Queiroz Vieira. Lo rende noto un Bollettino della sala stampa della Santa Sede.

L’omelia preparata e letta da Tagle: «Le famiglie preghino insieme»

Intanto in mattinata in piazza San Pietro è stato il cardinale Luis Antonio Tagle, neo decano del Collegio cardinalizio, a celebrare la Messa conclusiva dell’incontro internazionale sulla famiglia per i 10 anni di «Amoris laetitia», l’Esortazione apostolica di Papa Francesco. Tagle ha letto l’omelia che Leone XIV aveva preparato: «La carità, l’amore per gli altri di cui parla Gesù nel Vangelo, è fondamentale per il nostro stesso esistere e stare insieme come esseri umani. E’ dove affondano poi le loro radici anche i valori dell’apertura e del rispetto verso la vita, dal concepimento al termine naturale. Di tali valori la famiglia è depositaria per eccellenza, come faro per il bene dell’umanità».

Ma il Papa avverte: «Senza famiglie solide, aperte al dono dei figli, attente alla loro educazione e alla loro crescita, il mondo non ha avvenire. La famiglia è luogo privilegiato di preghiera, ma purtroppo oggi, in molte parti del mondo, si è indebolita l’abitudine a pregare insieme tra le mura domestiche. Perciò esorto calorosamente tutti a riscoprire e promuovere questa pratica».

Papa Leone XIV nella luce di Fatima e Medjugorje

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Non possiamo non vedere le cose alla luce della fede. Non cade foglia che Dio non voglia. Anche questa sorpresa di questi giorni fa parte del governo di Dio nel mondo, in modo particolare per colui che è il suo rappresentante sulla Terra. Il Successore di Pietro è, infatti, il vicario di Cristo in Terra.

Ho accostato la notizia dell’operazione di Papa Leone XIV all’attentato a San Giovanni Paolo II, il cui Pontificato era iniziato da circa tre anni e che fu uno dei più straordinari nella Storia della Chiesa. Anche in quell’occasione c’era di mezzo Fatima perché era proprio il 13 maggio 1981, infatti, quando Mehmet Ali Ağca ha sparato a Papa Wojtyla.

L’operazione a Papa Leone XIV è stata fatta il 13 ottobre, giorno dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima e del grandioso miracolo del Sole. La data non è stata concordata di proposito ma i medici hanno voluto intervenire repentinamente e questo fatto ha effettivamente insospettito, nel senso che hanno voluto vederci chiaro subito.

Personalmente vedo un grande Pontificato come quello di San Giovanni Paolo II, proprio alla luce di Fatima, di quel 13 maggio in cui la Madonna lo ha salvato. Quello di Wojtyla è stato un grandissimo Pontificato e vedo anche il Pontificato di Leone XIV illuminato dalla luce di Fatima perché è stato operato proprio il 13 ottobre.

Non solo, l’operazione è stata fatta proprio nell’arco di tempo in cui la Madonna appare a Medjugorje; nelle tre ore di operazione c’è stata anche l’apparizione della Regina della pace. Sono dei piccoli particolari attraverso i quali la Provvidenza ci vuole istruire, ci vuole illuminare.

Nella giornata di ieri, 13 ottobre, vedo questa presenza della Madonna che è la Regina del Rosario di Fatima ed è la Regina della pace di Medjugorje nel medesimo tempo.

Noi cristiani dobbiamo avere questa capacità di leggere i segni dei tempi e di rimetterci sempre alla volontà di Dio perché sono sicuro che Papa Leone XIV, persona di altissima spiritualità da cui traspare la pace divina di cui è pieno il suo cuore, ha già metabolizzato tutto.

Questa prova magari avrà scompaginato i suoi programmi almeno per il momento, ma il Santo Padre si è già rimesso alla volontà di Dio. Nel medesimo modo dobbiamo fare anche noi, sosteniamolo con la preghiera.

Preghiamo per il Papa e per la pace. Cerchiamo di capire i segni dei tempi; un segno chiarissimo, a mio parere, è che Papa Leone XIV è nel piano di Maria da Fatima a Medjugorje. È stato operato nel giorno dell’anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima e nell’ora in cui appare a Medjugorje.

🟢LIVE P. LIVIO🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 14/10/2026

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CI SCRIVONO

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Non è scontato ed è giusto che lo sappia

Padre Livio,

Volevo dirglielo perché lo penso davvero.
Sono una ragazza di 28 anni della provincia di Varese.

Diamo per scontato, o almeno capita a me di dare per scontato che Lei sia già a conoscenza di quanto è importante per noi, per la nostra anima. Ci penso a quanto vorrei dirgli grazie per tutto, e in qualche modo mi rispondo che è come se lo sapesse già, “chissà in quante persone glielo dicono”.

Pensandoci però non è scontato, ammiro la sua forza, il suo coraggio e il grandissimo lavoro che fa al fianco della Madonna, mi rendo conto che non è scontato averla, non si trovano tutti i giorni Padri Spirituali così vicini all’anima che hanno quel potere di toccare il cuore come fa Lei.

È così lontano, non mi conosce, ma la sento così vicino, e come me tantissimi altri. E per questo vorrei ringraziarLa davvero di cuore perché per noi, in questo mondo in cui la fede vacilla, basta accendere la radio e trovare lei che parla ci riaccende in un attimo quella fervorosità e quella speranza.

Parlo per me, quando la pigrizia mi assale, lo scoraggiamento cerca di prevalere, oltre a trovare conforto nella preghiera, basta leggere anche solo due righe del suo blog o sentirla parlare che la

pace ritorna ad accarezzare il cuore.

Grazie Padre Livio, Lei non lo sa ma in qualche modo ci salva, sempre, ogni giorno. Non è scontato, ed è giusto che lo sappia.

La abbraccio

Carola

Grazie Cara Carola!

Anch’io ho bisogno di parole di incoraggiamento e le pubblico volentieri.

Dio ti benedica e la Madonna ti protegga col suo amore.

Ave Maria

Padre Livio

MEDJUGORJE PERCHE’ NON HO DUBBI

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LE RIVELAZIONE DELLA VEGGENTE MIRIANA SUL PRIMO SEGRETO

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“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.

L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.

Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.

“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”

e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.

La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.

Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.

Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:

”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.

Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere

Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:

“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.

“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“

Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:

“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.

Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:

“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.

Fonte: Medjugorje Italia

(blogdipadrelivio.it)

🟢 PADRE LIVIO – SENZA PREGHIERA NON PUOI VIVERE – PUNTATA 18


Il 13 ottobre e la guarigione delle nostre ferite

Il 13 ottobre e la guarigione delle nostre ferite

14 Ottobre 2026 ore 15:22

di Roberto de Mattei -CR 1982

Lo storico che, tra cinquanta o cento anni, volesse fissare in un’istantanea la giornata del 13 ottobre 2026, centonovesimo anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, si troverebbe davanti a questo quadro.

Il 14 ottobre papa Leone XIV avrebbe dovuto chiudere, nella basilica di San Pietro, l’incontro internazionale dedicato al decimo anniversario dell’esortazione di papa Francesco Amoris laetitia. Ma, dopo aver annunciato, durante l’Angelus dell’11 ottobre, di avere un nodulo al polmone, il 13 ottobre il Pontefice è stato ricoverato al Policlinico Gemelli, dove è stato operato il giorno stesso.

L’annullamento della solenne Messa che il Papa avrebbe dovuto celebrare mercoledì alla presenza di 250 vescovi convenuti da tutto il mondo, da una parte conferma l’urgenza attribuita all’intervento chirurgico, dall’altra lascia sprofondare nell’indeterminatezza le conclusioni dell’incontro con i vescovi. 

Ora tutti i fedeli cattolici pregano per la salute del Papa, ma alla rappresentazione mediatica di un uomo energico, capace di sostenere con vigore un’agenda impegnativa, si affianca quella di una persona indebolita da una malattia di cui non si conosce ancora il possibile decorso. Questa constatazione ha un significato che supera la cronaca sanitaria e ci aiuta a ricordare verità dimenticate dal mondo. La Chiesa vive della grazia di Cristo e la sua indefettibilità non dipende dalle condizioni di salute di un Pontefice. Il Papa ha bisogno delle preghiere dei fedeli proprio perché il suo ufficio non lo sottrae alla sofferenza, che è, con la morte, la conseguenza del peccato originale. Ma eventi come una malattia improvvisa ci aiutano a riflettere sulla precarietà della vita umana, sul destino ultraterreno dell’uomo e sull’esistenza di un Dio remuneratore, nel tempo e nell’eternità. 

Donald Trump, Vladimir Zelensky, Xi Jingping e tutti i potenti della terra vivono nella medesima condizione di imponderabilità, in cui oggi si trova il Papa, esposti, come ogni uomo, alla sofferenza e alla morte. A Washington, in questi giorni, la fragilità assume una forma politica. Il presidente Trump si avvicina alle elezioni di metà mandato del 3 novembre con il rischio di una pesante sconfitta, dopo che i suoi annunci di pace in Ucraina e in Medio Oriente sono stati ancora una volta smentiti dai fatti. Il risultato delle elezioni resta aperto, ma si è dissolta l’immagine di un presidente capace di risolvere ogni crisi attraverso la propria volontà, 

In Ucraina, l’annuncio americano di una tregua energetica si scontra con la realtà dei crescenti attacchi russi alle infrastrutture di Kiev. Anche in Medio Oriente la pace continua a essere una prospettiva incerta. La distanza tra le parole e i fatti, tra le assicurazioni pubbliche e la realtà della distruzione e del sangue, resta drammatica. Gli annunci diplomatici corrono veloci sui mezzi di comunicazione, ma la sofferenza umana si prolunga, giorno dopo giorno, tra le macerie.

Le tensioni internazionali incidono sulle forniture energetiche e sui prezzi, mentre l’Europa si prepara alla stagione fredda con margini di sicurezza ridotti. Le conseguenze ricadono sulle famiglie, attraverso le bollette, e sulle imprese, attraverso i costi di produzione. Un continente che dipende da decisioni prese altrove scopre quanto sia difficile difendere la propria autonomia senza basi economiche e materiali adeguate. Su questo terreno cresce il malessere sociale e si allarga la sfiducia nelle istituzioni pubbliche. Alla vulnerabilità energetica si aggiunge una crisi più profonda: lo smarrimento dei valori, l’oblio delle proprie radici e la riduzione della vita quotidiana alla ricerca di un interesse personale immediato e puramente materiale.

La data del 13 ottobre invita a rileggere questo panorama alla luce di Fatima. Nel 1917 l’Europa era devastata dalla guerra e la rivoluzione bolscevica stava per aprire una nuova epoca. Il messaggio affidato ai tre pastorelli richiamava alla preghiera, alla penitenza e alla conversione. Nell’ultima apparizione alla Cova da Iria, la Vergine Maria si presentò come la Madonna del Rosario, chiedendo che si continuasse a recitarlo ogni giorno e annunciando la prossima fine della guerra. Il collegamento tra la pace e la recita del Rosario percorre tutto il messaggio di Fatima. Dopo il colloquio i pastorelli videro accanto al sole san Giuseppe con Gesù Bambino e la Madonna vestita di bianco, con un manto azzurro; san Giuseppe e il Bambino benedivano il mondo tracciando con la mano il segno della croce.  La visione della Sacra Famiglia appare come un’immagine paradigmatica dell’ordine cristiano. La pace delle nazioni affonda le sue radici in quest’ordine, non nella sua distruzione sistematica da parte del processo rivoluzionario che aggredisce la civiltà cristiana.   

In questa prospettiva, le sofferenze materiali e morali, individuali e collettive, ci aiutano a restituire alla vita la sua misura eterna. Soltanto la considerazione dei supremi destini dell’uomo può darci la vera pace, quam mundus dare non potest (Gv 14,27): quella pace che un mondo lontano da Dio non potrà mai dare. Nessun accordo politico o diplomatico può, da solo, guarire il disordine morale dal quale nascono le guerre. La pace tra le nazioni richiede giustizia, e la giustizia esige uomini disposti a riconoscere una legge naturale e divina superiore ai propri interessi contingenti.

Dio che è il padrone della storia, può mutare i destini del tempo, anche grazie alle preghiere che gli vengono rivolte quando l’orizzonte si oscura. «Possa la mano dei chirurghi di Papa Leone essere guidata da Gesù Cristo, il medico divino», ha detto il presidente della Conferenza episcopale statunitense mons. Paul S. Coakley. Possa la mente e il cuore del Pontefice essere guidata, anche dopo la auspicabile guarigione, da Colui, che sana ogni ferita dell’anima e del corpo. Cristo, medico divino, assume infatti su di sé il peso dei nostri peccati, offrendo la propria vita per salvarci. «Dalle sue piaghe siete stati guariti» (1 Pt 2,24), dice l’apostolo Pietro, di cui Leone è il successore. Preghiamo affinché l’azione risanatrice di Cristo si estenda a tutti coloro che, cum Petro et sub Petro, guidano oggi la Chiesa, guarendo le loro ferite, che sono anche le nostre (1 Pt 2,24).

🟢LIVE<:::::::::::::>——+ 👼PREGHIERE DEI BAMBINI ~ CATECHISMO IN PILLOLE〽️ #ROSARIO PER LA #PACE 🕊️COI GIOVANI DI RADIO MARIA 🙏

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A Pomeriggio Insieme con la nostra Robi: Suor Chiara – testimonia la vita sotto il regime comunista in Albania, collegata alla testimonianza di Don Ernest Simoni oggi cardinale

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