"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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L’inno, la preghiera, l’ultima Porta Santa: così il Papa chiude il Giubileo

di Giacomo Gambassi, Roma

Nel 2025 sono stati 33 milioni i pellegrini arrivati a Roma. «Un bilancio ben oltre le previsioni» ha spiegato la Sala Stampa vaticana. Stamattina il rito finale: ecco come si svolgerà

Avvenire – 6 gennaio 2026

Gli ultimi pellegrini passano la Porta Santa di San Pietro / Siciliani

«Basilica senza la coda…». Il ragazzo lo ripete a chiunque gli passi accanto lungo le Mura vaticane. E di fronte ai pellegrini in attesa dietro le transenne si presenta come il “salta-fila” per attraversare la Porta Santa. Nessuno sa bene come lui riesca ad aggirare i controlli di sicurezza intorno al Colonnato di Bernini e a tagliare i tempi per arrivare fin sul sagrato di San Pietro. Ma tant’è… Soprattutto se le ore finali di apertura del “simbolo” del Giubileo sono caratterizzate da una sorta di corsa dell’ultimo minuto con migliaia di persone dirette verso la Basilica Vaticana. In coda anche sotto la pioggia battente per l’epilogo dell’Anno Santo della speranza. Ombrelli aperti, assedio degli impermeabili, cappucci sulla testa. «E i piedi inzuppati d’acqua», confida un adolescente ai genitori scrutando le scarpe fra i sampietrini che si trasformano in ampie pozzanghere. «Dai, vedrai che ti ricorderai questo giorno. Saremo fra gli ultimi a passare la Porta Santa», lo rincuora la madre.

Scene da un Giubileo ormai agli sgoccioli che neppure i nubifragi rallentano. Anzi, l’ultimo tratto dell’Anno Santo diventa lo specchio di dodici mesi che sono stati tutti un crescendo di fedeli giunti a Roma, come mostra in un grafico l’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione e delegato per l’organizzazione degli eventi giubilari. Oltre 90mila i pellegrini giornalieri. «E 33 milioni quelli complessivi, ben oltre le previsioni», spiega nel bilancio stilato ieri nella Sala Stampa vaticana. «Un popolo in cammino fra preghiera e desiderio di conversione», aggiunge.

Il “saluto” conclusivo alla Porta Santa viene dato dai volontari del Giubileo. Ultimo gruppo a varcarla ieri intorno alle 18, poco prima che la Basilica venga svuotata. Riaprirà questa mattina per la Messa dell’Epifania che sarà preceduta dal rito finale dell’Anno Santo: la chiusura dell’ultima Porta Santa, quella della Basilica di San Pietro. Atto che segue le chiusure delle altre Porte: nelle Basiliche papali di Santa Maria Maggiore, di San Giovanni in Laterano e di San Paolo fuori le Mura a cui si era aggiunta quella nel carcere di Rebibbia a Roma voluta da papa Francesco. A presiedere il rito di stamani Leone XIV, con quel passaggio di testimone fra papa Bergoglio e lui che è stato uno degli eventi «straordinari» del Giubileo del 2025, come lo definisce Fisichella: indetto e aperto da un Pontefice, è stato concluso dal suo successore. Non accadeva dal 1700 quando era stato Innocenzo XII a inaugurarlo e Clemente XI a terminarlo. Alle 9.30 papa Leone è davanti alla Porta Santa. Ad accompagnarlo l’inno dell’Anno Santo: “Pellegrini di speranza”. Poi la preghiera: «L’amore di Cristo ci ha spinti alla conversione, alla fraternità, alla ricerca della giustizia e della pace – dirà il Papa –. Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi». Quindi la formula: «Si chiude questa Porta Santa, ma non si chiude la tua clemenza». E ancora: «Dio fedele, lascia aperti i tesori della tua grazia e donaci di perseverare nella vita nuova per essere nel mondo testimoni della speranza che non delude». Poi il Pontefice si inginocchia in preghiera sulla soglia e accosta le due ante. Giubileo concluso. E inizio della Messa. Presente anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Epilogo inconsueto della mattinata: la recita dell’Angelus a mezzogiorno dalla loggia centrale della Basilica Vaticana e non dalla consueta finestra del Palazzo Apostolico. Affaccio di Leone XIV che in sette mesi di pontificato è avvenuto solo altre tre volte: il giorno dell’elezione, l’8 maggio, poi l’11 maggio per il primo Regina Coeli e la mattina di Natale per la benedizione Urbi et Orbi.

«Il mondo intero è arrivato a Roma in questi dodici mesi», fa sapere Fisichella. Pellegrini da 185 Paesi. I più numerosi dall’Italia (36%), dagli Stati Uniti (13%), dalla Spagna (6%). E un’escalation di numeri da maggio: per la doppia “coincidenza” dell’arrivo della bella stagione e dell’elezione del nuovo Papa. A vigilare sui fedeli 5mila volontari e 2mila dell’Ordine di Malta che sono la risposta a «un periodo di facile individualismo». Il pro-prefetto parla di «presenze mai riscontrate in precedenza» nei luoghi di preghiera di Roma. Trentacinque i grandi appuntamenti che, sottolinea, «hanno mostrato una Chiesa dinamica che sa guardare alle sfide che ha di fronte» e che sono la riprova di come «il Giubileo abbia permesso uno slancio pastorale che porterà frutti in futuro». Icone dell’Anno Santo restano il milione di «giovani a Tor Vergata con il loro entusiasmo e la loro preghiera», «la processione delle Confraternite di tutto il mondo con le loro statue storiche attraverso il Foro romano», «la canonizzazione di due giovani come emblemi di speranza: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis». Intanto già si guarda al 2033 quando verranno celebrati «i duemila anni della Redenzione di Cristo», afferma Fisichella. Nuovo Anno Santo e, quindi, Anno Santo della Redenzione? «Sarà il Papa a scegliere la forma e a indirlo», avverte il presule. Ma il Giubileo della speranza «ha orientato il cammino verso la prossima fondamentale ricorrenza per tutti i cristiani», sottolinea citando la bolla di indizione “Spes non confundit” firmata da Francesco. Come a dire che c’è già una continuità fra i due appuntamenti, benché a distanza di otto anni.

Bilancio dell’Anno Santo anche sul versante civile nella Sala Stampa vaticana. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, si dice pronto ad esportare “il metodo Giubileo”, ossia quel «gioco di squadra» fra «istituzioni anche di orientamento politico diverso». Un metodo che verrà utilizzato «a Caivano, nella Terra di fuochi, per l’edilizia penitenziaria, nel lavoro per contrastare le dipendenze», chiarisce Mantovano. E un metodo che non solo «accelera le procedure amministrative ma garantisce sintonia di lavoro» senza cedere alla logica della «competizione», osserva il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. È il sindaco di Roma e commissario straordinario del Giubileo, Roberto Gualtieri, a rassicurare che «su 332 interventi previsti, 204 si sono conclusi». E a ricordare che la città e i suoi abitanti «hanno espresso il loro volto accogliente». Un Anno che «si è svolto non solo in sicurezza, ma anche in serenità», fa sapere il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, evitando la «militarizzazione» della capitale ma con un capillare «lavoro di prevenzione» che ha portato anche alla «chiusura di B&b o luoghi di ricezione abusivi» e che ha consentito di avere «cantieri senza incidenti sul lavoro o infiltrazioni mafiose». Mantovano cita l’ottavo centenario della morte di Francesco di Assisi che cade nel 2026. «Il Comitato è già stato istituto dal governo e la vita del santo è una delle risposte più complete alle domande profonde e laceranti

IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE – Catechesi di P. Livio – Puntata 26

Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale

🔴LIVE🔴I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 32 – LA DOMENICA. GIORNO DELL’EUCARESTIA

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PENSIERI SUI VANGELI FESTIVI -EPIFANIA DEL SIGNORE – PADRE LIVIO

Vangelo

Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Anche a Crans – Montana Gesù era presente

Carissimo padre Livio, 

La seguo da molti anni e l’ho sempre sentita dire giustamente che le discoteche sono luoghi demoniaci e che dove ci sono incendi il demonio non ne è estraneo. 

Con stupore, perciò, stamattina l’ho sentita dire che i ragazzi morti a Crans-Montana sono certamente in Paradiso.

Mi potrebbe chiarire come dei ragazzi senza Dio, che ballavano in abiti succinti, che a detta di un genitore andavano tutte le sere in questa discoteca, il cui ingresso costava molto caro, morti a causa di un incendio da loro provocato, possano essere certamente in Paradiso?

Grazie di cuore per la sua preziosa quotidiana presenza in radio.

Annalisa 


Gentile Annalisa,

ovviamente si tratta di una convinzione personale, formulata non come una certezza assoluta ma come un auspicio, comunque con qualche fondamento.

Infatti ho spiegato che a 15-16 anni difficilmente il cuore è indurito (cioè tale da rifiutare qualsiasi mozione della Grazia) e quindi la prospettiva sarebbe quella del Purgatorio….

A questo punto mi viene da pensare che il modo con cui sono morti (bruciati vivi) è già una grande purificazione. Non escludo inoltre che più di uno abbia ha pregato, come risulta dalle testimonianze dei sopravvissuti.

Perciò non mi meraviglierei che una buona parte sia già in paradiso. In fondo anche il ladrone pentito è andato diritto in Paradiso, Cosa che auguro a me e a Lei quando sarà il momento…

Ave Maria

Padre Livio 

🔴LIVE🔴 LA CONFESSIONE – Di Padre Livio – Puntata 8

Medjugorje: Le mie parole vengono dal Cielo – di P. Livio – puntata 39 – “Nell’amore è la vittoria” (Messaggio a Mirjana – 18/03/2024)

PENSIERO QUOTIDIANO

57. La riduzione dell’uomo a un animale è un inganno di Satana

Nessuno si chiede dove siano quei 47 ragazzi di circa 15 -16 anni che sono morti fra le fiamme di un locale a Crans Montana in Svizzera. Si sono dissolti  in cenere o sopravvivono in una nuova dimensione?

La preoccupazione è quella di identificarli, e questo lo capisco, oltre a quella di ricostruire la dinamica dell’ incendio e di accertarne le responsabilità di vario tipo.

Però nessuno si chiede se quello che rimane di una persona siano quei corpi inceneriti da un  fuoco impietoso e divoratore.

Eppure questa non solo è una domanda lecita, ma anche necessaria, visto che l’uomo ha una dimensione spirituale che un animale non ha, per quanto sviluppato esso sia.

L’uomo ha un pensiero, una intelligenza, una moralità, una coscienza, una libertà, una capacità di decidere e di amare che nessun’altra creatura sulla terra possiede. Possibile che tutto questo si sia dissolto un pugno di fosfati?

L’interrogativo è antico ed  attraversa i millenni. Per questo la riflessione umana ha elaborato il concetto di anima, come principio spirituale e immortale, che fa dell’uomo una persona sacra e inviolabile che trascende  il mondo.

Già il pensiero pre-cristiano aveva avuto questa intuizione, espressa in un’ opera fra le più importante del storia della cultura, il Fedone di Platone. Ma il cristianesimo  è andato ben oltre, con la rivelazione della resurrezione dei morti a una vita gloria, in comunione con Dio.

Di tutto questo non vi è nessuna traccia nella comunicazione mondana di oggi. L’uomo sarebbe un animale di cui condivide la misera sorte e la vita umana  una candela che si consuma fino allo spegnimento finale. L’inganno di Satana merita un super premio Nobel.

MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO

39. «Nell’amore è la vittoria» (18 marzo 2024)

Alla veggente Mirjana è stato chiesto cosa l’avesse colpita maggiormente dei Messaggi della Regina della pace, lei rispose che era la parola “Amore”. Effettivamente, questa è una delle caratteristiche dei Messaggi del 2 del mese che la Madonna ha dato a Mirjana dal 1987 fino al 2020. Sono particolari e diversi dai Messaggi alla veggente Marija, che sono più ufficiali, istituzionali e dottrinali. Anche il pubblico è diverso, infatti, i Messaggi di Mirjana erano rivolti a coloro che non hanno ancora conosciuto l’amore di Dio. Ma erano anche i rivolti a noi così che potessimo diventare apostoli di Maria.
Dal punto di vista teologico, i Messaggi a Mirjana sono più evoluti, ma spesso sono complessi e difficili da capire. Uno in particolare ha creato dei problemi teologici perché usava un linguaggio nuovo sulla Santissima Trinità. Un approfondimento ha spiegato che la Madonna dava una versione più puntualizzata e profonda di quello che è l’insegnamento di sempre: tre persone, una sola natura.
La parola “amore” è la più importante e più presente nei Messaggi del 2 del mese, ed è per questo che la Madonna si dilunga nell’apertura al Mistero trinitario. Il Mistero è il Padre che genera il Figlio per amore, il Figlio eternamente generato che si rivolge al Padre nell’amore e l’amore che si scambiano è esso stesso una persona: lo Spirito Santo.      
I Messaggi della Regina della pace richiedono un’elevazione spirituale che facciamo fatica ad avere. Nel Messaggio del 18 marzo 2024 a Mirjana, la parola “amore” viene ripetuta sei volte in poche righe. Questa tematica è coinvolgente ed è quella che eleva ad altezze incredibili i Messaggi della Gospa alla veggente Mirjana.         
«Nell’amore è la vittoria» in questa frase si trova tutto il Cristianesimo. La vittoria di Cristo è la vittoria dell’amore. Per amore Dio si è incarnato, si è fatto uomo, ha vissuto in questo mondo, è morto in Croce e per amore prodigo e senza confini la Madonna ha accettato la missione di rimanere con noi.
Questo ritorno continuo della parola amore nei Messaggi di Mirjana, ha una spiegazione molto semplice, ovvero il fatto che Dio rivelandosi a noi nella Sacra Scrittura, ma soprattutto nell’evento di suo Figlio, si è manifestato come amore prodigo e senza confini.           
Alla domanda “Chi è Dio?”, nell’Antico Testamento si diceva che Dio fosse JHWH, Colui che è, Colui che esiste per se stesso, è l’essere, è Colui che esiste e che fa esistere il mondo. Nella rivelazione cristiana, non è la parola “essere” che definisce Dio, ma la parola “amore”. Dio è il rapporto infinito di amore, uno e trino, che è amore infinito. Tutto ciò che sappiamo di Dio nell’Incarnazione e rivelazione del Verbo è che la vita intima di Dio è amore.  
Dio ci ha creato per amore in vista di lui, per essere partecipi della sua vita immortale, pertanto, tutta la nostra esistenza deve essere una ricerca e una pratica di questo amore. Una volta che questo amore sarà purificato, possiamo capire quale sarà il nostro destino eterno: la partecipazione all’amore trinitario. Saremo parte dello scambio dell’amore trinitario, in Cristo, nel Verbo eternamente generato per amore, che ama il Padre, nella comunione dello Spirito Santo. La nostra vita deve essere orientata e partecipe dell’amore della Santissima Trinità.           
Se dovessimo togliere la parola amore nel contesto della Trinità, diverrebbe una parola vuota e senza riferimenti. L’Amore fa riferimento al Mistero di Dio che non è infinita solitudine, come lo concepiscono i musulmani. Lo scambio di amore che avviene tra Padre e Figlio, nella rivelazione cristiana, è divino ed eterno. L’amore stesso è una persona: lo Spirito Santo.        
La vita spirituale in questa visione è una salita da noi – persone che sono state create a immagine e somiglianza di Dio – elevati in grazia in Dio per partecipare al rapporto con l’amore trinitario. Siamo stati creati per partecipare all’amore trinitario, che è la realtà di Dio. La nostra partecipazione avviene partecipando al Verbo che ha assunto la natura umana. Noi siamo membra del suo Corpo Mistico e partecipiamo dell’amore che il Figlio ha per il Padre e riceviamo attraverso il Figlio quell’amore che il Padre ci dona.  
Questo è il traguardo della vita, l’approdo e la meta, è la fatica quotidiana di purificare noi stessi nell’amore per Dio sopra ogni cosa, quindi nell’essere partecipi con Cristo all’amore filiale verso il Padre, partecipare alla Santa umanità di Cristo, alla sua obbedienza, alla sua umiltà, alla sua santità.
Nella vita qui sulla Terra e nel Cielo, questo amore che Dio dona a noi, noi lo dobbiamo dare agli altri. La vita cristiana consiste nel dare agli altri l’amore che Dio da a noi. Più ci apriamo a Dio, più riceviamo il suo amore e più lo possiamo donare al prossimo. Siamo persone orientate al perdono, all’amore, all’abbraccio, alla mano tesa, alla fatica comune che crea le relazioni d’amore qui sulla terra.
In questo modo, anticipiamo quella che sarà la nostra vita in Cielo, la partecipazione di tutti all’amore Trinitario. È qualcosa che non si può definire né immaginare, è un pensiero straordinario. Nel Paradiso c’è la gioia, perché ci sarà lo scambio nell’amore trinitario, perciò la partecipazione alla felicità stessa di Dio.         
Il Messaggio a Mirjana del 18 marzo 2024, finisce con un’espressione che è un capolavoro: «Nell’amore è la vittoria», nell’egoismo è la sconfitta e la morte.      
La vittoria della vita sarà tanto più grande esercitando l’amore. Nell’egoismo, nell’odio, nella prepotenza, nella violenza, nella malizia, nella cattiveria, nell’invidia e in tutto ciò che esce di negativo dal nostro cuore, c’è la sconfitta e la morte. «Nell’amore è la vittoria».                   
In questo mondo dove l’odio trionfa, perché diamo la possibilità a satana di scardinare i cuori, siamo chiamati a vivere l’amore di Dio e l’amore del prossimo.      
«Nell’amore è la vittoria», per viverlo questa è la fatica della vita, il cammino di santità e il nostro impegno quotidiano.

«Cari Figli, per l’amore misericordioso di Dio sono con voi. E per questo, come Madre, vi invito a credere nell’amore. L’amore che è comunione con mio Figlio. Con l’amore aiutate gli altri ad aprire i loro cuori affinché conoscano mio Figlio e lo amino. Figli miei l’amore fa sì che mio Figlio con la sua grazia illumini i vostri cuori, cresca in voi e vi dia la pace. Figli miei, se vivete l’amore, se vivete mio Figlio avrete la pace e sarete felici. Nell’amore è la vittoria. Vi ringrazio». 18 marzo 2024 (Con approvazione ecclesiastica)

MEDJUGORJE: VERSO LA COLLINA DELLE APPARIZIONI

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