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Mese: Aprile 2026 Pagina 29 di 38
33. La persecuzione della Chiesa nel tempo dei Segreti
Dobbiamo avere ben chiaro che i Segreti non sono una punizione divina, ma sono eventi umani o naturali che Dio permette per il nostro bene e che vengono rivelati tre giorni prima. La veggente Mirjana ha detto che attraverso i Segreti, la Madonna ha deciso di cambiare il mondo, ovvero di arrivare al trionfo del suo Cuore Immacolato.
I Segreti, eccetto il terzo Segreto, sono attività diaboliche attraverso gli uomini, soprattutto la persecuzione alla Chiesa. Il tempo dei Segreti è il tempo della guerra mondiale. Tutto questo è profetizzato dal tempo di Fatima, dove viene spiegata tutta l’evoluzione della Russia e la politica mondiale dal 1917 fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Poi, vi è il terzo Segreto di Fatima che descrive il futuro verso il quale ci stiamo avvicinando, che indica il tentativo di satana di distruggere il mondo e di eliminare la Chiesa. Il diavolo sta cercando di eliminare la Chiesa con la seduzione del modernismo. Il tema dei Segreti è già stato profetizzato da Cristo nei Vangeli. Nei discorsi escatologici, Gesù ha parlato della fine dei tempi che sarà caratterizzata dalle guerre, dalla fede che si dissolve e la grande persecuzione a coloro che rimarranno fedeli. Sono tutte tematiche che sono state riprese dal Catechismo della Chiesa Cattolica il quale afferma chiaramente che prima della fine dei tempi vi sono tre fasi: la prima viene descritta nel capitolo XII del libro dell’Apocalisse, con l’assalto del drago alla Donna vestita di sole; la seconda è il tempo di pace; la terza il tentativo di satana di impadronirsi del mondo. Nel testo dell’Apocalisse le descrizioni dei due grandi combattimenti escatologici si sovrappongono e difficilmente si riesce a distinguere quello che accade nel primo combattimento spirituale e quello che accade nel finale. La sostanza, tuttavia, è la medesima, ovvero il tentativo di satana di diventare padrone del mondo distruggendo la Chiesa. Maria Valtorta nella divina Rivelazione spiega che la fine della Storia della salvezza vedrà la Chiesa perseguitata, l’epifania del male fino agli estremi, la grande impostura anticristica dell’uomo che si mette al posto di Dio e che nega la salvezza che viene da Cristo attraverso la Chiesa. Questo, per quanto riguarda l’ultimo tentativo di satana, provocherà l’intervento di Cristo che salverà la Chiesa portandola come un dono di salvezza che viene dal Cielo. La parte finale della storia della Chiesa non è un’ascesa trionfale, ma una salita al Calvario.
Dobbiamo spostare la nostra attenzione da quelli che possono essere gli eventi catastrofici. Il punto saliente saranno i falsi cristi, i falsi profeti, coloro che cercheranno di far deviare dalla fede, di sedurre i cristiani. Ci sarà una persecuzione, ma anche una seduzione che porterà al tentativo di creare una falsa Chiesa. Anche nell’antica Roma una parte di cristiani si chiamavano i lapsi proprio perché erano caduti davanti alla persecuzione, tradendo la fede.
I fattori spirituali saranno preponderanti nel tempo dei Segreti. Per questo è molto importante avere la fede cattolica e di essere radicati in essa, alla Madonna, al Papa. È fondamentale perché è la Madre della fede, della Chiesa, l’Ancella del Signore. Gesù disse a Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Matteo 16), abbiamo la sicurezza assoluta che il male non prevarrà.
La Regina della pace rimarrà fino alla fine per orientarci con i Messaggi. Perciò, avremo due punti di rifermento molto forti durante il tempo dei Segreti che sono la Chiesa cattolica autentica, con il Papa, al quale Cristo ha garantito solennemente che le porte dell’inferno non prevarranno e la Regina della pace. Entrambi saranno presenti nel primo grande combattimento spirituale dell’Apocalisse.
Ci stiamo avvicinando sempre di più ai Segreti, dove il Papa dovrà affrontare questa battaglia. Dobbiamo essere pronti ad affrontare gli eventi.
La persecuzione della Chiesa è una profezia di Cristo. Il compito della Chiesa è quello di rivivere la missione di Cristo nel tempo dei Segreti e quindi, rivivere la sua Passione, morte e Resurrezione. Satana, pur essendo stato sconfitto, ha avuto il permesso divino di perseguitare la Chiesa affinché anche noi come Chiesa potessimo rivivere la Passione di Cristo, essere cooperatori dell’opera di Redenzione. Nonostante tutti i tentativi di satana di eliminare la Chiesa, le porte dell’inferno non prevarranno, non praevalebunt. Il tempo dei Segreti non fa che riecheggiare le profezie che sono già state descritte nei Vangeli e nei Segreti di Fatima. Questo combattimento è dettagliato: verranno uccisi i vescovi, i cardinali, i sacerdoti, i laici e il Papa. Il terzo Segreto di Fatima ci dà delle informazioni precise. L’uccisione del Papa sappiamo che avverrà con dei colpi di sparo da parte di gente in divisa che rappresenta uno Stato. Oltre alle armi da fuoco, il Papa verrà colpito dalle frecce che indicano la disinformazione e la demonizzazione del cattolicesimo attraverso i mezzi moderni di formazione dell’opinione pubblica.
Un indizio da non trascurare l’abbiamo ricevuto dalla veggente Mirjana. Quando smise di avere le apparizioni quotidiane, ha avuto dalla Madonna l’indicazione che le sue apparizioni annuali sarebbero avvenute il 18 marzo. Mirjana ha specificato pur essendo il suo compleanno, non era quello il motivo per il quale la Gospa ha deciso di apparire proprio quel giorno. Perciò, indirettamente, ha fatto capire un’allusione ben precisa a una nazione per la quale il 18 marzo è molto importante, ovvero la Russia. Il 18 marzo è stato eletto in modo trionfale il presidente Putin. Pertanto, possiamo essere certi che c’è un collegamento fra il Segreto di Fatima, Mirjana e la Russia.
La persecuzione è normale, soprattutto nel nostro Paese, nel quale chi ha la fede viene etichettato come una persona poco sviluppata. Viviamo in un Paese in cui la fede è disprezzata ed è motivo di irrisione e quando la persecuzione si fa sempre più imponente, straripa nel versamento di sangue come già avviene in tante parti del mondo.
NELL’AMBITO DELL’ODIERNA UDIENZA GENERALE L’UFFICIO DI RADIO MARIA PER L’ EVANGELIZZAZIONE HA PRESENTATO AL SANTO PADRE L’INIZIATIVA “IL VELO DI MARIA” CHE HA COINVOLTO DECINE DI MIGLIAIA DI BAMBINI IN ITALIA E NEL MONDO.
RADIO MARIA RINGRAZIA IL SANTO PADRE PER QUESTO INCONTRO PARTICOLARE, CHE CI INCORAGGIA NEL PROSEGUIMENTO DEL NOSTRO IMPEGNO DI EVANGELIZZARE AL SERVIZIO DELLA CHIESA.

“Abbiamo salutato il Santo Padre, gli abbiamo donato un pezzo del velo di Maria Bambina e il libro che raccoglie una parte delle migliaia di nomi dei bambini affidati alla Madonna, attraverso l’iniziativa promossa dall’ Ufficio di Radio Maria per l’evangelizzazione in Italia e nel nel mondo.
Gli abbiamo detto che come la Madonna a Međugorje desidera offrirci al Signore come un meraviglioso mazzo di fiori… così abbiamo pensato che i più belli sono i bambini che sono il futuro della nostra umanità.
Poi ,ricordando ciò che ha detto in un recente discorso: “Dobbiamo preservare uno sguardo di bambini sulla realtà” abbiamo detto al Papa che solo guardando al mondo con i loro occhi potremo trovare la via della Pace.
Abbiamo portato a Papa Leone i saluti e il filiale affetto del nostro direttore padre Livio, assicurandogli la preghiera di Radio Maria in Italia e nel mondo, per il suo ministero di pastore universale e per implorare con lui il dono della Pace.”
Il Santo Padre si è mostrato molto commosso per questa iniziativa e ci ha incoraggiato a proseguire in questa opera di bene.”



PS. Una bimba peruviana che vive in Italia, a nome di tutti i bambini, ha donato il velo di Maria al Papa che ha parlato con lei in spagnolo.
Ufficio di Radio Maria per l’ Evangelizzazione – Erba (Como)

Nel Messaggio del 25 marzo 2026, la Madonna ci esorta a pregare per la pace nell’umiltà. Mi ha molto colpito questo pensiero perché il motivo di tale invito è che la pace non è opera umana, ma un dono di Dio. La pace è prima di tutto con Dio, il Dio dell’amore. La pace vera che affratella gli uomini va implorata umilmente a Dio, perché da soli non possiamo ottenerla. L’uomo da solo non è in grado di vivere la pace. Nella nostra quotidianità siamo sempre in conflitto con qualcuno o con noi stessi. I rapporti che abbiamo con i nostri genitori, i fratelli, gli amici dovrebbero essere vissuti nella pace reciproca, ma in realtà sappiamo quali grovigli di vipere diventano. A causa di questi rapporti il nostro cuore viene ferito e soffre. Non dimentichiamo che i cuori degli uomini soffrono per la ferita del peccato originale dei progenitori e del fratricidio di Caino verso Abele. L’invidia l’ha portato al delitto.
Abbiamo esperienza di numerose rotture di vario genere che rovinano la vita perché proprio con quelle persone che ci sono più care non riusciamo a vivere la pace. In questo modo, constatiamo che nel piccolo e nel grande, la pace non viene da noi, ma da Dio. Cristo stesso apparendo agli Apostoli dopo la sua morte in Croce, riconciliatosi con il Padre, entrò nel Cenacolo dicendo: “Pace a voi”.
La pace si ottiene implorando umilmente Dio. Nella vita concreta, quando vogliamo testimoniare la pace, dobbiamo farlo con umiltà, non con supponenza o prepotenza. Dentro di noi ci sono i fermenti del male, le tendenze all’invidia, alla gelosia, alla cattiveria, al voler primeggiare, che ci mette in contrasto con gli altri facendoci entrare in conflitto.
Bisogna chiedere la pace a Dio con umiltà. La preghiera per sua natura è già umile, perché ci inginocchiamo davanti a Dio, riconosciamo la nostra dipendenza da Lui, riconosciamo di essere delle creature, di essere figli, dei peccatori. Nella Parabola del pubblicano e del fariseo, possiamo vedere la differenza tra la vera umile preghiera e l’autoesaltazione, il disprezzo. La preghiera del pubblicano parte dal riconoscimento di se stesso come peccatore, chiedendo il perdono dei peccati che gli dà la possibilità di perdonare gli altri. La preghiera o è umile o non è preghiera.
Siccome siamo invitati a pregare per la pace, dobbiamo arrivare al momento della preghiera personale ammettendo davanti al Signore di non essere in grado di pregare umilmente. Ammettiamo di non avere quell’umiltà che ci fa chiedere il perdono dei nostri peccati, che ci rende disponibili verso i fratelli, in modo tale che la pace che viene da Dio prenda possesso dei nostri cuori, diventi una pace che doniamo agli altri. La Madonna ha affermato molte volte che con un atteggiamento di umiltà davanti a Dio e chiedendo il perdono, avremo la pace del cuore che potremo donare agli altri.
Senza la pace nei cuori non si ottiene nulla. Se non c’è la cooperazione nostra con il Dio della pace e dello Spirito Santo, se siamo pieni di invidie, gelosie, prepotenze, supponenze e in preda al nostro io, non saremo mai strumenti di pace. Facciamo nostra la preghiera di San Francesco: “Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace”. Con questo atteggiamento si conquista il cuore degli altri.
Non c’è altra via per la pace, bisogna stare umilmente davanti a Dio, riconoscere che siamo peccatori, ottenere la pace divina che Dio infonde quando siamo davanti a Lui, poi portare questa pace con le parole e con i gesti a tutto il mondo. Non c’è bisogno di grandi discorsi o di apostrofare nessuno. Le persone si convertono quando vedono l’umiltà, la carità, l’atteggiamento di Cristo durante i giorni della Passione.
Siamo grati a Dio per il dono della Madonna che è qui come Regina della pace. Facciamo nostre le parole di Maria, di far crescere la pace nei nostri cuori nel rapporto con Dio, nei rapporti familiari, per diventare strumenti di pace per il mondo.

La risoluzione presentata dal Bahrain a nome di tutti i paesi arabi per chiedere il ripristino della libertà di navigazione
Federico Rampini / CorriereTv
Forse non bisogna giudicare una tregua dalle prime ore, sta di fatto che ci sono dei dubbi sulla solidità di questa tregua se si osserva quel che accade in Libano, dove continuano gli attacchi israeliani, oppure in Arabia Saudita, dove un oleodotto importante, il tracciato East West, è stato attaccato dagli iraniani. Ma rimangono altri dubbi su questa tregua, tra cui Hormuz, prima di tutto. Ripristinare il transito delle navi, soprattutto petroliere e gasiere, lungo il tratto di navigazione e lo stretto di Hormuz che cosa significa esattamente? Nella versione iraniana sono loro a gestire d’ora in avanti lo stretto di Hormuz come se fosse il canale di Suez e a prelevare un pedaggio. Questo è inaccettabile per tutto il resto del mondo.
Tra l’altro ieri c’era stata qui a New York, alle Nazioni Unite, una risoluzione presentata dal Bahrain a nome di tutti i paesi arabi per chiedere il ripristino della libertà di navigazione attraverso Hormuz e e anche autorizzare, legittimare l’uso della forza militare per riaprire Hormuz. L‘esito di quella risoluzione va rievocato oggi, che lo spettro dell’Apocalisse si allontana. Bisogna ricordare quello che è accaduto ieri qui a New York a Palazzo di Vetro alla sede delle Nazioni Unite, perché la risoluzione del Bahrain non è passata al Consiglio di Sicurezza.
Cina e Russia hanno esercitato il potere di veto, però ancora una volta si è vista un’ampia coalizione di paesi arabi appoggiati da tutto il resto del mondo. Non solo l’Occidente, per una volta America, Europa Unite, ma anche il grande Sud globale che ha interesse al ripristino della libertà di navigazione a Hormuz.
E quindi in quel caso diciamo dentro il Palazzo di vetro dentro la sede dell’ONU, nel centro mondiale della diplomazia era l’Iran a essere isolato, con due soli amici potenti a proteggerlo la Russia e la Cina. Ma tutto il resto del mondo era contro l’Iran. Lo status di Hormuz resterà una delle questioni più delicate da verificare in questa tregua.

8 Aprile 2026 – ore 09:56 – di Cristina Siccardi
Chiesa cattolica | CR 1945
«Passato il sabato, Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo, e Salome, comperarono aromi per andare a imbalsamare Gesù. E la mattina del primo giorno della settimana, molto per tempo, vennero al sepolcro, al levar del sole» (Mc 16, 1-2), ma Gesù non c’era più nel sepolcro, ubicato vicino al Golgota, all’esterno delle mura di Gerusalemme, perché era risorto.
Tre donne scoprirono, quindi, il sepolcro vuoto (oggi inglobato nella Basilica del Santo Sepolcro) di proprietà di Giuseppe d’Arimatea, il ricco membro del sinedrio che era segretamente discepolo di Gesù e che si era opposto alla sua crocifissione. Tutte e tre erano molto preoccupate perché si chiedevano chi avrebbe rotolato il masso che chiudeva la tomba (Mc16, 3).
Le tre donne erano: Maria Maddalena, una delle pochissime persone fedeli fino all’ultimo, che assistettero al Calvario e alla crocifissione del Redentore; Maria, madre di Giacomo, moglie di Cleofa, fratello di san Giuseppe e madre dei cugini di Gesù; Salome, conosciuta anche come Maria Salome.
Quest’ultima è stata una figura importante nella vita di Cristo, era sua discepola, nonché moglie di Zebedeo, probabile suocera di Simon Pietro e madre di san Giacomo il Maggiore, apostolo, e di Giovanni, evangelista, apostolo prediletto di Gesù e santo miroblita (dal greco μυροβλύτης, ossia santi dal cui corpo emanano sia una piacevole fragranza che un olio dalle proprietà miracolose). L’evangelista san Matteo scrive che ella chiese a Gesù di far sedere i suoi figli alla sua destra ed alla sua sinistra (Mt 20, 20-23) e i Vangeli ricordano la sua presenza ai piedi della Croce, con Maria Santissima e san Giovanni, attribuendole quindi il ruolo di testimone diretta della morte di Cristo; ma ella fu anche presente alla deposizione dalla Croce e tumulazione di Gesù. Non basta, è una delle tre Marie, con Maria Maddalena e Maria di Cleofa, che la mattina di Pasqua si recarono alla tomba del Figlio di Dio con oli e balsami per ungerne il corpo, ma con stupore e tremore videro la pesante e grande pietra rotonda già spostata dall’ingresso del Santo Sepolcro.
Secondo una tradizione si racconta che, a causa delle persecuzioni contro i cristiani, le tre Marie furono arrestate ed imbarcate su una nave senza remi e senza vele, la quale, guidata dalla Provvidenza, raggiunse le rive della Provenza, in Francia. Il luogo dello sbarco è ancora oggi ricordato a Saintes-Maries-de-la-Mer, dove sorge una chiesa a loro dedicata. Verso la fine della prima metà del XV secolo si rinvennero delle loro reliquie, alla presenza del legato pontificio cardinale Pietro di Foix, francescano di Francia detto il Vecchio (1386-1464), del re di Napoli Renato I (1409-1480) e della sua consorte regina Isabella (1400-1453).
Un’altra tradizione narra che santa Salome raggiunse l’Italia, precisamente Veroli (Frosinone), in un anno imprecisato insieme a san Demetrio e san Biagio. Stanca del viaggio, trovò ospitalità presso un pagano, che convertì e battezzò con il nome di Mauro. Morì sei mesi dopo, il 3 luglio. Mauro raccolse le spoglie per la sepoltura in un’urna di pietra dove incise Hac sunt reliquiae B. Mariae Matris apostolorum Jacobi et Joannis. Per paura di subire il martirio, si nascose con l’urna nella spelonca di Paterno, morendovi tre giorni dopo. Tempo dopo, alcuni pagani la trovarono, ma, credendo ci fosse all’interno un tesoro, restarono delusi nello scoprire delle ossa, perciò le gettarono sulla piazza del paese. Un uomo, che aveva letto la scritta sull’urna, si recò di notte sulla piazza a recuperare le ossa, che avvolse in una pezza di stoffa e nascose in una nuova urna sotto una rupe. L’uomo morì senza rivelare nulla, ma nel 1209 un anziano di nome Tommaso trovò il corpo dell’uomo e nella notte sognò san Pietro sottobraccio a santa Maria Salome, i quali gli confidarono dove trovare le sante reliquie. Tommaso si recò sul luogo e trovò le spoglie il 25 maggio: il grande avvenimento fu solennizzato dal vescovo di Penne, dall’abate di Casamari e dall’abate di Sant’Anastasia a Roma.
Mentre i prelati mostravano le ossa alla folla, da una tibia sgorgò sangue vivo e si gridò al miracolo. La testa e le braccia furono collocate in teche preziose e conservate nella Cattedrale di Veroli, al contrario delle altre ossa, che furono custodite dentro l’altare dell’oratorio edificato sul luogo del rinvenimento e proprio su questo sito sarà innalzata un’imponente Basilica, in seguito eretta a Concattedrale.
Il primo edificio di culto in onore di Salome, costruito sul luogo del ritrovamento delle ossa, è visibile dall’attuale cripta, accessibile da una scala posta nella navata di destra della Basilica. Qui si possono ammirare gli affreschi del XIII secolo posti nel catino absidale dove il Cristo Pantocratore è attorniato dai santi venerati a Veroli in quegli anni, fra cui Salome e i due figli Giacomo e Giovanni. Di fronte l’altare, costruito sul locus inventionis, è collocata l’urna di pietra con epigrafe dedicatoria che nel 1209 accolse le reliquie della santa. Risalendo la Basilica è possibile ammirare la splendida confessione, davanti l’altare maggiore, fatta costruire con marmi preziosi e alabastro dal vescovo Tartagni nel 1742, dove si conservano le reliquie di Maria Salome e dei suoi compagni martiri Biagio e Demetrio.
Nell’abside, invece, si trova la tela della santa, opera del cavalier D’Arpino, mentre i «figli del tuono», Giacomo il maggiore e Giovanni l’evangelista, sono opera del cavalier Giuseppe Passeri, allievo del Maratta, dei primi del Settecento. Nel transetto sinistro del presbiterio, negli anni Cinquanta del Novecento, furono scoperti affreschi del XIII-XIV secolo, in precedenza nascosti dal coro ligneo dei canonici e da uno strato di intonaco; mentre sulla porta della sacrestia si trova una delicatissima Madonna in terracotta, inserita in una mandorla, un tempo posta nell’abside.
Nel transetto di destra è collocato un trittico del XVI secolo con influssi michelangioleschi, proveniente dalla chiesa conventuale di San Martino, firmato da D. F. Hispanus e inserito in una splendida cornice lignea. La prima cappella, a destra dell’ingresso, è dedicata alla Passione di Gesù e conserva una tela di Giuseppe Passeri. La seconda cappella è quella della Scala Santa, da salire solo genuflessi, meditando sulla Passione e compiendo un attento esame di coscienza: essa è dotata dal 1751, grazie a papa Benedetto XIV, degli stessi privilegi di quella romana.
Dietro l’altare si trova il reliquiario della Basilica con una tela della deposizione di Antonio Cavallucci di Sermoneta. Segue la cappella attualmente dedicata a Salome, con la statua lignea di scuola berniniana, e la cappella del Sacramento (già di santa Francesca Romana e san Francesco di Paola) con il monumento barocco e i dipinti, in gran parte, di Brandi. Di fronte, la cappella di san Domenico con lo stendardo di Cristo Re di Scaccia Scarafoni, artista verolano, e gli affreschi attribuiti a Frezzi di Parma. Più avanti troviamo la cappella del Rosario con un grande affresco dell’Albero del Rosario con i 15 misteri, realizzato nel XVII secolo. L’ultima cappella, barocca, è dedicata all’Immacolata Concezione con una tela di Gian Giacomo Sementi, allievo di Guido Reni. Lungo le pareti della magnifica Basilica corrono due grandi scene della Passione attribuite al Maratta e un’anonima copia settecentesca della strage degli innocenti del Reni, un tempo posta nella cripta. Una piccola pergamena, recentemente rinvenuta, informa che il già citato vescovo Tartagni sul gradino undicesimo della Scala Santa fece collocare, dentro una teca dorata e di cristallo, una particella del legno della Santa Croce, estratta dalla Croce Santa custodita nel tesoro del Duomo di Sant’Andrea in Veroli.
