PARIGI ~ RUE DU BAC~ 3 Marzo 2026 ̥˚ “TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO ~ LA PROMESSA DELLA MADONNA A MEDJUGORJE ” ⭐️E’ il NUOVO #LIBRO di 🟢 P.LIVIO🟢 disponibile su tutti gli store on line e a Radio Maria : messaggi whatsapp 031610610 tel 031610600 via email [email protected]
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21. Perché i credenti non devono temere gli eventi dei Segreti?
Spesso i Segreti di Medjugorje vengono presentati in modo improprio, ovvero come fossero dei castighi divini. I primi due Segreti per molti anni si è creduto fossero degli ammonimenti, ma cercando le testimonianze dei primi tempi, si è scoperto che erano eventi dolorosi che riguardavano Medjugorje.
In un’intervista fatta a Padre Petar a Mirjana del 26 ottobre 1985, affermava che i primi due Segreti sarebbero stati dei disastri, paragonabili a una diga che si rompe. Mirjana ha visto il primo Segreto e lo descrive dicendo che provocherà molto dolore, ma nel medesimo tempo avrà un effetto spirituale positivo perché darà la vista spirituale. Questo significa che le persone capiranno che le cose di questo mondo passeranno e che la cosa più importante su questa Terra sono i beni spirituali: l’amore, la sapienza, la bontà e tutto ciò che viene da Dio.
In questa prospettiva è istintivo temere i Segreti, perché sono eventi della natura o effetti della guerra. Il terzo Segreto di Fatima, infatti, parla della grande persecuzione alla Chiesa, ed è collocata in una grande città diroccata in un contesto di guerra.
Gli eventi dei Segreti, che vengano da Dio, dalla natura o dalla guerra, fanno paura. Il cammino dell’umanità nel mondo è accompagnato da queste realtà; quindi, non sono dei fatti particolarmente inediti. Tuttavia, quello che colpisce è il fatto che ogni evento verrà rivelato tre giorni prima. Padre Petar in un’intervista ha specificato che di ogni evento sapremo quando accade, dove accade, il luogo in cui accade, che cosa accade e quanto durerà. La Madonna ha tolto il veleno dandoci queste informazioni che hanno un effetto salvifico. Questa è la Misericordia di Dio che dissolve la paura, è il sole che scaccia le nebbie del timore. Affidiamoci, preghiamo, confidiamo e crediamo in Dio.
Se guardiamo bene la Sacra Scrittura, non è la prima volta che Dio rivela degli eventi che devono accadere affinché la gente si salvi. I fatti più clamorosi sono quelli di Sodoma e Gomorra: Dio non trovando i giusti li punì, ma prima avverte Abramo, il quale fece uscire dalla città suo genero Lot con sua moglie affinché si salvassero. Un altro fatto è la caduta di Gerusalemme, una delle profezie più importanti di Gesù. Egli disse che la città sarebbe stata circondata dagli eserciti e raccomanda ai cristiani e ai discepoli di non entrare in città e di fuggire sulle colline. Coloro che hanno creduto si sono salvati.
I Segreti di Medjugorje non sono al di fuori della consuetudine divina. Gesù nella profezia che compie nel tempio non minimizza la distruzione di Gerusalemme, ma indica una via di salvezza a chi crede. La medesima cosa accadrà per i Segreti che verranno preannunciati tre giorni prima in modo tale che coloro che credono possano salvarsi. Saranno tre giorni di Passione dove imperversa il male, ma per coloro che hanno la fede c’è sempre la possibilità di salvarsi.
La stessa Mirjana, riflettendo sui Messaggi della Madonna, ha riassunto in un frase molto significativa il senso dei Segreti dicendo che Dio permette i Segreti per cambiare il mondo. Questo è conforme alla teologia cristiana: Dio permette il male per dare un bene maggiore. Questa è la lettura vera dei Segreti, ovvero che sono un male permesso da Dio per avere un bene maggiore che è il trionfo del Cuore Immacolato di Maria del tempo di pace per il mondo. Allo stesso tempo, i Segreti sono anche un giudizio, una forma di autopunizione per chi non crede, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Bisogna fare attenzione a queste forme di incredulità e indurimento del cuore perché sono molto pericolose. Prestiamo attenzione alle parole della Regina della pace, capiamole nel loro vero senso che è quello salvifico e cerchiamo di vedere la Misericordia in essi.
Nel tempo dei Segreti si salveranno tutti coloro che vorranno credere e il mondo verrà purificato.
In questo tempo di Quaresima affrontiamo la nostra guerra personale contro satana come ci ha insegnato Gesù nel deserto. Egli si è preparato per quaranta giorni di preghiera e di digiuno per affrontare vittoriosamente il diavolo. Per il mondo intero Gesù fronteggia una grande seduzione, che ripete la tentazione originari: “sarete come Dio” (Genesi 3).
Siamo in un passaggio della civiltà in cui rifiutiamo la fede nella Croce, rifiutiamo il Dio della pace e dell’amore per innalzare noi stessi. In questi comportamenti è sempre presente la radice della superbia che ha coltivato l’angelo ribelle. È quel veleno che abbiamo dentro di noi e che dobbiamo estirpare, come le radici dell’invidia, della prepotenza e della violenza.
Una delle grandi eresie del nostro tempo è la negazione dell’anima umana, così come è stata elaborata dal Cristianesimo. Nella Sacra Scrittura – libro della Genesi – quando si parla della creazione dell’uomo, è scritto che il corpo viene dalla terra, mentre per l’anima Dio infonde il suo soffio, il suo Ruah, il suo spirito. Quindi, l’anima è una scintilla divina che Dio immette nella materia; pertanto, fa dell’uomo una realtà irriducibile alla materia, staccandosi radicalmente dal mondo animale che invece ha un anima che muore con il corpo. Per questo motivo l’uomo viene chiamato “immagine di Dio”, perché anche Dio è spirito. L’anima ha quelle potenzialità e attività tipiche dello spirito, cioè l’intelligenza e la volontà.
Nel libro “Diario di un curato di campagna” di Georges Bernanos, il sacrestano afferma che nella morte muore tutta la persona. Tuttavia, la definizione della morte è molto più semplice e vera, ovvero che nella morte l’anima si distacca dal corpo e sussiste senza di esso. L’anima è spirituale e immortale e nel momento che lascia il corpo viene giudicata e immediatamente inviata in Paradiso, purgatorio o inferno.
Questa concezione cristiana dell’uomo è un patrimonio dell’umanità, infatti, anche nelle grandi civiltà si è coltivato il culto dei morti perché pensano che le anime sopravvivono. Questo vale per le civiltà greco-latine, che mezzo secolo prima della venuta del Signore parlavano dell’immortalità dell’anima, (come nel “Fedone” di Platone) e per le civiltà asiatiche e induiste. Anche nelle civiltà meno evolute nell’ambito filosofico, come in Africa o in America, si crede nella sopravvivenza dopo la morte. Questa è una ricchezza umana che il Cristianesimo ha illuminato nella luce della Risurrezione di Cristo. Noi siamo la nostra anima. Il giorno del Giudizio universale, con la Resurrezione dei corpi, ogni anima che è nella salvezza avrà un corpo glorioso a imitazione della Gloria di Cristo risorto, le anime dannate avranno il corpo a immagine della loro dannazione.
L’antropologia cristiana è fondamentale perché il Cristianesimo, dal punto di vista della cura del corpo, ha sviluppato la compassione per le persone malate, per tutto ciò che può alleviare la malattia. Gesù chiedeva di avere fede, che le anime resuscitassero, si svegliassero nella vita della fede e nel rapporto con Dio, ma curava anche i corpi attraverso molti miracoli. Il corpo è creatura di Dio, è bellissimo, perché l’anima spirituale lo ha elevato e irradia la sua luce. Le persone buone che si sono purificate dai vizi hanno dei corpi belli, anche se sono persone anziane o malate. Le persone veramente belle non sono coloro che fanno le sfilate di moda, ma coloro che hanno un’anima bella. Persino i romani pagani sono riusciti a capire “mens sana in corpore sano”, ovvero che quando c’è una mente sana, un pensiero elevato, anche il corpo ne benefica.
Nel tempo di Quaresima siamo invitati alla preghiera e con essa nutriamo l’anima, la illuminiamo. Il Vangelo dice che quando Gesù tornava dalla preghiera notturna e tornava la mattina con gli Apostoli, era sempre luminoso. La preghiera rende luminosi, rende bella l’anima che irradia il corpo e lo eleva, lo sana. A volte è la malattia dell’anima, le depressioni e le cattiverie, che rendono repellente e brutto il corpo.
Bisogna dare all’anima almeno la medesima cura con cui si tratta il proprio corpo. Se c’è qualche piccolo problema nel nostro corpo andiamo a farci curare; la stessa cosa dobbiamo farla anche per l’anima. Anche l’anima con il peccato si ammala, provoca delle ferite e il peccato mortale la rende prossima alla morte.
L’anima si cura con la forza della preghiera, con cui chiediamo la grazia e l’amore di Dio, la forza dello Spirito Santo che ci trasforma. Nel Getsemani, Gesù è prostrato e suda sangue ma persevera nella preghiera. Terminato il momento di raccoglimento, va verso i discepoli e li esorta ad alzarsi per affrontare la Passione con quella forza umile che sopporta tutto il male inimmaginabile. Gesù si è fortificato nella preghiera per poter affrontare l’odio riversato su di lui. Cristo risorto ha il suo corpo glorioso con le piaghe che ci indicano che attraverso la sofferenza del corpo possiamo raggiungere la Gloria.
Nel periodo di Quaresima coltiviamo l’anima, soprattutto nella confessione pasquale, in modo tale da vivere in grazia di Dio, essere pieni della Sua luce e abitati dall’amore, dall’umiltà, dalla bontà, dalla rettitudine e sapienza di Dio. Che Cristo sia vivo in noi, perché la potenza del male che c’è nel mondo può essere vinta solo dalle persone buone che impediscono al male di prevalere con la loro bontà, col perdono, con l’amore, che si esprimono nella parole, nelle azioni e nei comportamenti.
San Francesco diceva che il corpo è frate asino, che ha bisogno delle redini, del morso, degli schiocchi di frusta per rimanere sulla retta via. Mortificare il corpo attraverso le rinunce è un esercizio ascetico che vale tanto per noi specialmente quando alleviamo i vizi come l’ingordigia, la gola, la lussuria. Mortificando diventiamo forti, belli, creature belle di Dio, siamo più contenti, felici. Sia questa una prospettiva della Quaresima: rafforzare l’anima e con essa mitighiamo e controlliamo il nostro corpo che non è un idolo da adorare. Il corpo diventerà cenere, ma se l’anima sarà gloriosa anche il corpo lo sarà.

Programma di Padre Livio – martedì 3 marzo 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE:
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 08.55 – 09.30: UNO SGUARDO SULL’ATTUALITA’
1) Il corpo ha preso il sopravvento sull’anima
+ Il materialismo identifica l’uomo col suo corpo
+ Da qui deriva l’oblio dell’anima e la cura esasperata del corpo
+ La visione cristiana della persona afferma l’esistenza dell’anima
+ È una antropologia presente in molte religioni e culture
+ L’anima è creata direttamente da Dio ed è spirituale e immortale
+ Al termine della vita l’anima sopravvive al corpo e viene giudicata da Dio
+ Il cristiano mette al primo posto la cura e la perfezione della propria anima.
2) Qual è il piano di Trump per l’Iran
3) Intervista a Zelensky
h. 9.30 – 9.40: VIATICO QUOTIDIANO
Pensieri sulla preghiera (79)
h. 9.40 – 10.05: I SEGRETI DI MEDJUGORJE
20) Perché i credenti non devono temere gli eventi dei Segreti?
+ Fatta eccezione per il terzo segreto gli eventi dei segreti sono delle prove dolorose
+ Si tratta di eventi provocati dalla natura, dalla guerra o dalla persecuzione alla Chiesa.
+ Ognuno di essi verrà rivelato tre giorni prima indicando che cosa accade, dove accade e il momento in cui accade…
+ È una possibilità di salvezza, dall’anima e del corpo, di cui tutti possono disporre se si affidano a Dio.
+ È una autopunizione per chi disprezza la mano tesa del Cielo.
+ Il compito dei credenti è di essere mani tese per chi vacilla nella fede.
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO
Libro di Padre Livio: Tutti e Segreti si realizzeranno (18)
BLOG: blogdipadrelivio.it
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di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera – 3 Marzo 2026
Intervista esclusiva al presidente ucraino: «Giusto attaccare gli obiettivi militari iraniani, ma potremmo trovarci in difficoltà nel reperire missili per la difesa dei nostri cieli, perché americani e alleati potrebbero averne bisogno»
KIEV – «Attaccare gli obiettivi militari iraniani penso sia stata una buona decisione. Gli iraniani producono un mucchio di armi per la Russia, specie droni e missili, anche se adesso credo non potranno più farlo e forse saranno i russi ad armarli a loro volta», ci dice Volodymyr Zelensky in quasi 50 minuti di intervista nel suo ufficio.
Che conseguenze vede per l’Ucraina?
«Potremmo trovarci in difficoltà nel reperire missili e armi per la difesa dei nostri cieli. Gli americani e i loro alleati in Medio Oriente potrebbero averne bisogno per difendersi, per esempio dei missili anti-Patriot. Noi ricorriamo al programma Purl, per acquistare le armi Usa con i fondi europei: magari gli americani ne avranno bisogno, come l’anno scorso».
Si riferisce alla Guerra dei 12 giorni nel giugno 2025?
«Sì, allora Israele fu sotto attacco iraniano e i programmi di consegna dei missili per noi vennero rallentati. Oggi non è ancora avvenuto, ma temo potrebbe ripetersi».
Lei ricorda nelle sue dichiarazioni che Putin resta alleato dell’Iran: è più forte o più debole?
«Più debole. Parla, ma non agisce, dimostra che è un alleato debole degli iraniani. Come del resto lo è stato per la Siria di Bashar Assad: alla fine gli ha dato soltanto asilo in Russia. Forse agli iraniani ha ridato alcune delle armi che aveva ricevuto, magari gli stessi droni Shahed che adesso Mosca produce in due fabbriche su licenza di Teheran».
Lei ha sempre detto che Putin va combattuto, anche perché invadendo l’Ucraina viola il diritto internazionale: non crede che lo stesso argomento valga adesso per l’attacco Usa-Israele contro l’Iran?
«No, non lo credo affatto, perché sono due scenari diversi. Ora viene attaccato un regime che vuole costruire l’atomica. L’Ucraina invece è stata invasa con truppe di terra: da 12 anni la Russia cerca di occuparci con la forza. Nello scenario iraniano vedo piuttosto un grave problema con il protrarsi della guerra. Se non si parlano, ci saranno civili morti in numero crescente: sono una società divisa tra sostenitori e oppositori del regime».
E non c’è il rischio che Ue e Usa, concentrati sul Medio Oriente, dimentichino la questione della difesa ucraina?
«Certo, è un rischio. Ma io mi auguro che la crisi iraniana resti un’operazione limitata e non diventi una lunga guerra, noi sappiamo bene sulla nostra pelle quanto rischi di essere sanguinosa».
Il premier britannico Keir Starmer sostiene che gli esperti militari ucraini di droni possono collaborare con quelli inglesi per la difesa europea e degli alleati…
«Non ne ho parlato con Starmer o con altri leader del Medio Oriente o del Golfo. Qui siamo nel mezzo di una guerra, ma restiamo disponibili: abbiamo ottimi specialisti nella guerra dei droni e siamo pronti a condividere le nostre conoscenze con gli alleati, da Gran Bretagna e Stati Uniti a Italia, Francia, Germania…».
L’Ucraina prima linea europea?
«Siamo la vostra difesa e gli europei lo capiscono bene, ci aiutano sin dall’inizio del conflitto. Lo vedete adesso nel Medio Oriente: non bastano aerei e missili contro i droni iraniani. Chi investe da noi, nelle nostre industrie di droni, avrà in cambio le nostre conoscenze ed esperienze sul campo».
Il processo negoziale con i russi sembra bloccato, a che punto siamo?
«Nessuno ha rinviato il prossimo trilaterale con gli americani, neppure dopo l’attacco all’Iran, e dunque credo possa tenersi il 5 o 6 marzo come era stato previsto. Magari non sarà ad Abu Dhabi. Io preferirei a Ginevra, o comunque in Europa, perché la guerra è nel nostro continente. Se la Russia vuole un luogo neutrale vanno bene Austria, Vaticano o Turchia. Speriamo di avere nuovi scambi di prigionieri».
Sì, ma sulla sostanza come i confini, il controllo del Donbass?
«Siamo sulle stesse posizioni. Abbiamo le garanzie di sicurezza con gli americani, che però loro vogliono firmare soltanto nel contesto dell’accordo con i russi. Non sono d’accordo su questo punto, ma è così. Abbiamo anche pronto il protocollo con gli europei, ma anche questo non firmato. Ci sono gli accordi sulla nostra ricostruzione, che però possono partire solo dopo la pace. Ma tutto questo non basta. Siamo fermi al piano dei 20 punti e sulla questione del controllo dei territori. Gli americani pensano a uno scambio di territori, i russi vogliono il nostro ritiro. Lo scambio non è nel nostro interesse, inoltre Mosca ha bisogno di molte forze per controllare le zone che noi lasceremmo: sanno che noi vorremmo riprendere ciò che ci hanno sottratto. Perché mai noi dovremmo scambiare nostro territorio in cambio di altro che è parte della nostra patria?».
Dunque?
«Allora ci siamo messi a trattare solo del Donbass: parliamo di 5.800 chilometri quadrati. E ho accolto la via diplomatica, ho accettato la proposta Usa di congelare la linea del fuoco. Molti da noi non erano d’accordo con questo compromesso, ma io ho seguito Donald Trump per arrivare almeno alla fine dei combattimenti. I russi comunque non hanno accettato e vogliono il nostro ritiro integrale dal Donbass. Gli americani allora hanno proposto aree demilitarizzate e zone economiche libere sui due lati del fronte. Io ho detto che doveva valere per entrambi, ma i russi replicano che deve essere solo dalla nostra parte. È una pura follia».
Ma se lei avesse le garanzie degli alleati con loro truppe sul terreno, sarebbe pronto a lasciare tutto il Donbass?
«Prima di tutto i russi non vogliono truppe straniere in Ucraina. E io credo che l’Europa debba essere più ferma su questo punto. Io non vado a questionare se ci sono truppe straniere in Russia, per esempio i 10.000 soldati nordcoreani. Non vedo perché Mosca debba decidere quali truppe stazionano sul nostro territorio. Ma voglio essere chiaro: io non lascerò mai il Donbass e i 200.000 ucraini che lo abitano. Perché mai dovrei farlo? Perché Putin lo impone come condizione per la pace? E subito dopo imporrà nuove richieste? No, non ci sto. Inoltre, qui stanno le nostre migliori roccaforti di difesa, se ci ritiriamo i russi avranno via libera verso il centro del Paese. Immaginiamo che non gli europei, ma gli americani mandino le loro truppe: per quanto tempo? Non voglio fare paralleli, tuttavia ricordiamo il ritiro dall’Afghanistan. Cosa capiterà se tra 10 anni non Trump ma un altro presidente Usa decidesse di ritirare i suoi soldati? Abbiamo bisogno di una forte linea di difesa ucraina».
Di recente ha parlato di 300 chilometri quadrati di avanzata ucraina in poche settimane. Come vede la situazione militare sul campo?
«Siamo arrivati a 460 chilometri quadrati riguadagnati dall’inizio dell’anno».
Ma Putin dice che il tempo è dalla sua parte, bombarda le vostre centrali, ha 140 milioni di abitanti contro i meno di 30 milioni vostri, la crisi demografica è una minaccia grave anche per voi…
«Lo so bene. Infatti, noi cerchiamo il dialogo, vogliamo la pace. In parallelo però cerchiamo di essere forti, produciamo risorse tecniche e più droni che sopperiscono alla carenza di soldati. Stiamo diversificando le forme di guerra che ci permettono di resistere. Non stiamo perdendo e la Russia non è ancora contenta. Stanno perdendo un mucchio di uomini, sino a 35.000 al mese. È un numero gigantesco. Adesso Putin sta per mobilitare 400.000 nuovi soldati, ma il suo esercito ha smesso di crescere, le perdite eguagliano le nuove reclute, sono immobilizzati, prossimi alla crisi. I negoziati seri inizieranno quando il suo esercito inizierà a rimpicciolirsi».
Anche voi avete però mancanza di soldati…
«Vero. E lo diciamo apertamente. Ecco perché vogliamo finire la guerra. E intanto Putin ha perso la sua offensiva invernale. Ha attaccato le centrali elettriche nel pieno del gelo, voleva dividerci, ha cercato di mettere la popolazione civile contro l’esercito per costringerlo a smettere di combattere. Ma ha fallito: con il caldo rinascono le speranze. Adesso i russi proveranno con le offensive di primavera, ma credo che perderanno ancora, moriranno tanti soldati per nulla».
L’Europa può sostituire l’aiuto militare degli Usa?
«Ne parliamo con gli europei. Dobbiamo unire le nostre forze, nel caso gli Stati Uniti ritirassero le loro truppe dobbiamo essere pronti a difenderci. L’Europa ha ricchezza e industrie, ma non è ancora sviluppata in campo militare, necessita della nostra esperienza. Adesso serve che le industrie europee ottengano dagli Usa la licenza per produrre armi americane a casa nostra. Oggi gli europei sono più veloci di prima, ma non ancora in grado di sostituire gli Stati Uniti».
Cosa vuole dire difesa comune?
«Non voglio coinvolgere gli europei nella nostra guerra contro la Russia sul nostro territorio. Ma penso a linee di difesa con muri di droni che possano bloccare eventuali attacchi russi verso l’Europa».
E cosa fare contro le forze europee filorusse, Viktor Orbán per esempio?
«Orbán diventa importante quando forze politiche importanti gli danno forza, altrimenti vale poco. L’Ungheria è un Paese che conta, ma non ha peso militare. Con lui non parlo, perché non vuole, però ho contatti con Robert Fico. Credo che Orbán verrà battuto alle elezioni e allora potremo riprendere rapporti regolari con l’Ungheria, anche perché il popolo ungherese non è filorusso e io ho detto tante volte che non possiamo comprare energia dalla Russia. Putin utilizzerebbe subito le nuove entrate finanziarie per comprare armi da usare contro l’Ucraina».
Orbán esige che voi rimettiate in funzione l’oleodotto di Druzhba, che passa sul vostro territorio e porta petrolio russo in Europa orientale. Lo farete?
«I russi hanno bombardato più volte Druzhba e poi hanno attaccato i nostri tecnici che lo stavano riparando. Perché mai Orbán non ha accusato i russi del bombardamento? L’ho spiegato a Fico: l’oleodotto è distrutto, per rimetterlo a posto occorre un cessate il fuoco e questo va detto con chiarezza a Putin».
Com’è il rapporto con la premier Meloni?
«Lei è intelligente. L’Italia ci aiuta militarmente come può, so che non avete molto. È un problema comune a tanti Paesi europei: non avete abbastanza armi per difendere i vostri cieli. Ma la premier Meloni è dalla parte giusta della storia».
Si candiderà alle elezioni?
«La questione vera è: quando potremo avere le elezioni? Di sicuro saranno dopo la fine della guerra e non durante un cessate il fuoco temporaneo. E non sono affatto sicuro che mi candiderò, vedrò cosa vorranno gli ucraini».
Lei è stato accusato di non combattere la corruzione con efficienza. Cosa risponde?
«Abbiamo creato istituzioni indipendenti che sono in grado di contrastare la corruzione. Io le sostengo in ogni modo, ma le inchieste le devono fare loro».
