"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Gennaio 2026 Pagina 16 di 36

PENSIERO QUOTIDIANO

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L’Apocalisse è un libro di consolazione alla luce della fede

Affermare che siamo entrati nel tempo dell’Apocalisse senza specificare in che cosa consista l’Apocalisse cristiana, può suscitare sentimenti di timore e persino di panico.

Questo è dovuto al fatto che, nella sua accezione mondana, l’apocalisse indica eventi catastrofici che incombono, provocati dalla natura o dall’uomo.

Nella visione cristiana l’Apocalisse è qualcosa di molto diverso, in quanto significa una rivelazione soprannaturale che riguarda il futuro nella luce della fede, preannunciando la vittoria del bene sul male che cerca di prevalere.

Il libro dell’Apocalisse è l’ultimo della Sacra Scrittura e offre una visione della parte conclusiva della storia della salvezza con la vittoria di Cristo Re dell’universo e Giudice del mondo.

Letta in questa chiave l’Apocalisse cristiana illumina tutto il pellegrinaggio della Chiesa verso la meta finale, svelandone il cammino fra persecuzioni e seduzioni, fino alla grande prova degli ultimi tempi, come Gesù l’ha rivelato nei Vangeli.

Nel corso della storia cristiana, a partire dai primi tempi, l’Apocalisse è stata chiamata in causa ogni volta che l’impero delle tenebre sembrava prevalere. Ciò ha sempre contribuito a infondere forza nella battaglia e a tenere accesa la luce della speranza.

Ora è la Madonna stessa che è scesa in campo per la più straordinaria mariofania di tutti i tempi, perché satana, sciolto dalle catene, tenta di  distruggere l’opera della creazione e della redenzione, con i risultati che abbiamo davanti agli occhi.

La Madonna chiama la Chiesa alla battaglia contro l’impero delle tenebre e promette il crollo del mondo senza Dio, la vittoria del suo Cuore Immacolato e un tempo di pace per l’umanità.

Un mondo supponente, accecato dall’incredulità e in balia del maligno è chiaramente infastidito da questa lunga presenza di Maria. “Un numero enorme non mi ha neppure preso in considerazione” ha detto l’Ancella del Signore.

Il risveglio sarà drammatico perché “satana non è mai stato così forte come ora” ha rivelato la Madonna. L’augurio è quello di non cercare alibi e che  ognuno prenda la decisione giusta, come è necessario nei momenti chiave della vita.

(18 Gennaio 2026)

🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 45 – LA FAMIGLIA DI NAZARETH

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MARIA DOLCE MADRE

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27 MARIA MADRE CHE CHIAMA

Maria è una madre che non spreca parole, ma sarebbe assurdo pensare che sia una madre che tace. Lei è la Donna del silenzio, perché medita nel suo cuore le parole e gli avvenimenti di Dio. Ma è nel medesimo tempo la Madre che istruisce, conforta e guida i suoi figli. In particolare è la Madre che non esita a chiamarli con voce accorata, quando si allontanano da Lei sulle vie del male. Quando i progenitori, dopo il peccato, si sono nascosti, lontano da Dio, nel folto degli alberi del giardino, il Padre celeste non ha forse fatto risuonare la sua voce potente che, da allora, si distende lungo l’intero arco della storia umana? “Adamo dove sei?” era il rimprovero paterno del Creatore. Maria fa eco al richiamo di Dio ed è instancabile nel chiamare i suoi figli che si sono persi nella selva oscura della vita. Se la Madre non facesse sentire la sua voce, fino nelle plaghe più lontane, quanti di loro si potrebbero salvare?

Colpisce il grido che esce dal cuore di Maria, quando, dopo tre giorni di angosciosa ricerca, trova Gesù nel tempio in mezzo ai dottori della legge: “ Figlio, perché ci hai fatto così?” ( Lc 3,48).  Gesù  si era allontanato per compiere la volontà del Padre, mentre noi ci allontaniamo sedotti dal sibilo del serpente infernale. Tuttavia quel grido di dolore della madre è diretto anche al nostro cuore. Lei, quando ci chiama, fa risuonare quella parola che trafigge l’anima come una spada: “ Figlio!”. C’è forse bisogno di aggiungere altre parole? Chi di noi, ascoltando il suo richiamo struggente, potrebbe rimanere insensibile? Come non sentire nell’intimo risvegliarsi l’istinto naturale del figlio che non sa resistere alla voce della genitrice che lo sta cercando? Maria è madre vera, che ci ha generato spiritualmente. Tutti siamo rinati nel suo grembo, per la potenza dello Spirito Santo. Maria è più madre di qualsiasi madre naturale e non c’è cuore che non senta vibrare le sue corde più profonde quando la sente chiamare : “Figlio!”.

Maria chiama i figli lontani con voce forte e accorata, ma chiama anche quelli che sono vicini al suo cuore con materna dolcezza. “Grazie per aver risposto alla mia chiamata” è il ringraziamento col quale la Regina della Pace conclude i suoi messaggi. Si tratta di una chiamata particolare, con la quale Maria raduna i suoi figli sotto il suo manto,  per proteggerli nei tempi in cui il drago è sciolto dalla catene e per sollecitarli a mettersi al suo servizio nell’immane opera della salvezza eterna delle anime. Viviamo in tempo in cui la Madre ha bisogno, più che in qualsiasi altre epoca, di anime generose che si mettano a sua totale disposizione. Lei conosce i bisogni della Chiesa e dell’umanità ed è Lei personalmente che convoca i lavoratori nella vigna del Signore. La Madre ha un compito particolare per ogni suoi figlio. Ad ognuno assegna una missione e tutti insieme formano la schiera che Lei prepara alla battaglia contro l’impero del male e della morte.

Quando la madre chiama, solo un figlio duro di cuore potrebbe fare le orecchie da mercante. L’Ancella del Signore è l’esempio di come si risponde alla chiamata divina, anche quando appare umanamente sconvolgente. La risposta di Maria è stata pronta, consapevole e gioiosa. La madre celeste non ha esitato a mettere totalmente la sua vita nelle mani dell’Onnipotente. Noi, suoi figli, non dobbiamo temere di accogliere i suoi inviti e di lavorare per la realizzazione dei suoi piani. La Madonna assegna a ogni figlio, che si mette al suo servizio, un suo compito particolare. Lei conosce ciò che siamo in grado di fare e ci chiede solo una totale disponibilità. Essere “servi di Maria” è una grazia particolare ed è un motivo di santo orgoglio. Noi uomini, che spesso siamo schiavi di altri uomini, quando non lo siamo del maligno, non ci sentiremo onorati di spendere la nostra vita al servizio della Madre celeste?

Papa Leone XIV: “Trovare possibilmente ogni giorno un momento speciale per incontrare il Signore”

L’Angelus di Papa Leone XIV

Di Veronica Giacometti – ACI Stampa, 18 gennaio 2026

“Oggi il Vangelo ci parla di Giovanni il Battista, che riconosce in Gesù l’Agnello di Dio, il Messia. Giovanni riconosce in Gesù il Salvatore, ne proclama la divinità e la missione al popolo d’Israele e poi si fa da parte, esaurito il proprio compito, come attestano queste sue parole: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. L’Angelus di oggi di Papa Leone XIV in Piazza San Pietro parte dal Vangelo odierno che racconta la storia del Battista.

“Il Battista è un uomo molto amato dalle folle, al punto da essere temuto dalle autorità di Gerusalemme. Sarebbe stato facile per lui sfruttare questa fama, invece non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità. Davanti a Gesù, riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui. Sa di essere stato mandato a preparare la via al Signore, e quando il Signore viene, con gioia e umiltà ne riconosce la presenza e si ritira dalla scena.”, continua il Pontefice.

Quanto è importante per noi, oggi, la sua testimonianza! Infatti all’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”, sottolinea il Papa prima della preghiera mariana.

“La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli. È l’amore di cui ci parla Gesù: quello di un Dio che ancora oggi viene tra noi non a stupirci con effetti speciali, ma a condividere la nostra fatica e a prendere su di sé i nostri pesi, rivelandoci chi siamo realmente e quanto valiamo ai suoi occhi”, dice ancora il Pontefice.

“Carissimi, non lasciamoci trovare distratti al suo passaggio. Non sprechiamo tempo ed energie inseguendo ciò che è solo apparenza. Impariamo da Giovanni il Battista a mantenere vigile lo spirito, amando le cose semplici e le parole sincere, vivendo con sobrietà e profondità di mente e di cuore, accontentandoci del necessario e trovando possibilmente ogni giorno un momento speciale, in cui fermarci in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare, insomma a “fare deserto”, per incontrare il Signore e stare con Lui”, conclude il Papa prima di recitare l’Angelus.

Papa Leone XIV poi passa ai consueti saluti. “Inizia oggi la Settimana per la preghiera dell’unità dei cristiani, le origini di questa iniziativa risalgono a due secoli fa”. “Invito pertanto tutte le comunità cattoliche a rafforzare la preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani” e poi l’auspicio che l’impegno per l’unità sia anche “quello per la pace e la giustizia nel mondo”.

Per questo poi cita le sofferenze della popolazione dell’Est della Repubblica Democratica del Congo, “costretta a fuggire dal proprio paese e ad affrontare una grave crisi umanitaria”. “Preghiamo affinché prevalga il dialogo per la riconciliazione e la pace”, dice il Pontefice.

Infine il ricordo per le vittime colpite inondazioni che hanno colpito Africa meridionale.

⚪️LIVE🙏P.LIVIO⚪️BENEDIZIONE SECONDA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 🕯️

Ricominciare a pregare in quest’ora buia. Lettera da un silenzio

Marina Corradi – Il Foglio, 17 Gennaio 2026

Le tegole in pezzi, i vetri infranti, gli abitanti che fuggono a fatica nella neve. Queste immagini da Kyiv passano ogni mattina sui nostri smartphone, ma non ne parliamo al lavoro, o con gli amici. Come un tabù

Ma: queste immagini da Kyiv, ogni mattina, queste case rosse di fiamme o fantasmatiche, morte. Le tegole in pezzi, i vetri infranti, gli abitanti che fuggono a fatica nella neve. Queste immagini passano ogni mattina sui nostri smartphone, ma non ne parliamo al lavoro, o con gli amici. Come un tabù. Di ciò di cui non si può parlare occorre tacere, diceva un famoso filosofo, uno che se ne intendeva. Io fatico a tacere.

L’altro giorno un missile Oreshnik ha colpito Leopoli. Potenzialmente può portare testate nucleari. Un biglietto da visita. A Kyiv è stato ucciso un medico dei soccorsi. I russi hanno colpito una seconda volta, pochi minuti dopo, apposta. Vecchia tecnica. A Dresda gli Alleati attaccarono con un bombardamento incendiario, poi scatenarono un secondo attacco sui soccorritori. Una strage.

Ci sono tempi molli, in cui gli uomini sembrano diventati quasi civili. Ne abbiamo goduto in Italia per ottant’anni. Poi, come dalle viscere, riemerge una bestialità di cui non siamo pienamente coscienti. Lontano, certo, lontano per ora – anche se non poi così tanto. Guardiamo, e chiudiamo gli occhi. Via, è impossibile.

 A Kyiv l’altra notte è saltata la corrente elettrica e il riscaldamento. Mi immagino, nei condomini di dieci piani, i vecchi, i malati rimasti in alto, al buio, soli. Il gelo. Le medicine che mancano. Dover lasciare solo un padre, per non morire tutti.

Ma, ci pensate anche voi? Queste immagini mi inseguono nella giornata come un coro scuro. Guardo la mia casa calda, il frigo pieno, i nipoti che giocano. Tutto quello che ho mi fa paura, perché posso perderlo. Bisognerebbe ricominciare a pregare. Sì, questa antica inattuale abitudine dei nonni, messa via come una vecchia fiaba, se non ridicolizzata.

Bisognerebbe ricominciare a pregare, ma non solo per noi: per tutti. Perché davvero buio è questo inverno, e noi così distratti. Sanremo, l’Inter. Come se la notte di Kyiv dovesse restare sempre lontana. Come se il destino degli altri non ci riguardasse mai.

Il ‘Vecchio Anno Nuovo’ di una Russia ‘congelata nella guerra’

di Stefano Caprio – Asia News, 17 Gennaio 2026

Il Golem impantanato nel fango paludoso del “servire, pregare e partorire”. Impossibile credere a indagini sociologiche con dati statistici sempre meno accessibili. La frattura fra maggioranza ottimista e una significativa minoranza pessimista, ma prevale la visione per cui “tutto rimarrà come oggi”. La prospettiva apocalittica di Kirill e la lotta al ‘demone’ Bartolomeo.

Il 14 gennaio la Russia ha festeggiato lo Staryj Novyj God, il “Vecchio Anno Nuovo” del Capodanno secondo il calendario giuliano, raddoppiando così le occasioni per dimenticare il passato e prevedere il futuro, oppure – secondo lo spirito russo al contrario – per dimenticare il futuro ritornando al passato. Sotto le grandiose nevicate di questi giorni, che hanno seppellito soprattutto Mosca sotto una coltre impenetrabile di gelo liquido, in modo da non vedere quanto accade nei tanti Paesi del mondo sconvolti da sommosse e invasioni, i russi attendono la solenne conclusione del periodo degli Svjatki, le feste in maschera da Natale al Battesimo di Gesù del 19 gennaio, quando le maschere si levano per immergersi nella croce delle acque aperte nel ghiaccio dei fiumi e dei laghi, per scacciare i demoni che insidiano il futuro.

La doppia euforia del nuovo anno moltiplica le possibilità di esprimere i propri sogni e desideri, e i sociologi e analisti russi si scatenano nelle inchieste e sondaggi, per capire quale immagine si forma nel popolo guardando al corso degli eventi. La sensazione più diffusa che se ne ricava è che attualmente in Russia non esiste in realtà alcuna vera “immagine del futuro”, in quanto ormai da quattro anni in seguito all’invasione dell’Ucraina non si riesce a capire quali siano le vere intenzioni dei capi politici e religiosi, concentrati soltanto sulla distruzione del presente in nome di mitologie del passato.

Il corso della guerra russa oscilla tra la completa distruzione del malefico Occidente e l’occupazione militare di qualche chilometro di campagna nell’Ucraina devastata, tra la “guerra santa” e la “operazione militare speciale”. L’economia del Paese viene magnificata come fiorente e innovativa, ma i cittadini sono costretti a stringere sempre di più la cinghia e sborsare tutti i rubli rimasti per le tasse sempre più alte, a sostegno delle spese militari. E se anche si riuscisse quest’anno a concludere la santa operazione speciale, non si capisce che cosa potrà succedere dopo la tanto agognata Vittoria di Pirro-Putin.

L’impressione, da quanto affermano i semplici cittadini e gli stessi dirigenti della casta al potere, è che se si fermeranno le azioni militari la Russia rimarrà congelata, come in questi giorni di neve e vodka tra i capodanni e le sacre immersioni sotto-zero. Si rinchiuderà nella nuova realtà di una struttura demografica forzatamente alterata, di un’economia orientata agli standard bellici e di una legge dura e repressiva, e come se non bastasse, abbaglierà i Paesi vicini con ghirlande di “valori tradizionali” e testate nucleari. Il Golem impantanato nel fango paludoso del “servire, pregare e partorire” in realtà difficilmente potrà andare avanti con particolare vigore. Allo stesso modo non è detto che i russi, anche quelli che per un motivo o per l’altro, per fanatismo o per soldi si sono dedicati alla guerra contro i cugini della porta accanto, vogliano davvero trascorrere l’intera vita in uniforme color kaki.

L’unico dato su cui concordano tutti gli esperti e analisti è che è impossibile credere alle indagini sociologiche nella Russia di oggi, anche se in casi rari esse coincidano con dati statistici sempre meno accessibili dalle agenzie ufficiali, o con le considerazioni di prima mano dei ricercatori. I redattori di Novaja Gazeta hanno quindi deciso di evitare le previsioni sull’anno nuovo o sul prossimo decennio, chiedendo agli intervistati come immaginano la Russia tra cinquant’anni, quando certamente non ci saranno più i capi attuali e il mondo potrebbe essere radicalmente diverso in generale.

I risultati di questo “sondaggio estremo” non aggiungono sensazioni particolarmente favorevoli, rimanendo proiettati sulle immagini retoriche della “grande Russia guidata da una mano forte di un autocrate e popolata da famiglie numerose”.Tutt’intorno ci sono i robot dipinti come le ceramiche russe Gžel e una rete artificiale sovrana, addestrata sui testi di Dostoevskij, Dugin e del Domostroj medievale, il “codice di comportamento morale” dei tempi della Terza Roma, un futuro in cui risplende il passato più oscuro. Secondo i risultati pubblicati dal sito, il 56% della popolazione pensa che la Russia si estenderà sempre di più a livello territoriale, il 53% che aumenterà di molto il numero dei suoi abitanti, il 59% che la sua autorità nel mondo sarà sempre più forte, e ben il 73% è sicuro che ci sarà un’enorme crescita tecnologica. Anche se in realtà un segnale di preoccupazione viene indicato dal 23% degli intervistati, che ritiene che la Russia del futuro avrà una popolazione molto più ridotta di quella attuale.

Le proporzioni tra una maggioranza ottimista e una significativa minoranza pessimista si ritrovano anche a riguardo del tenore di vita della Russia futura, che per il 49% sarà più elevato, per il 25% non andrà oltre l’attuale e il 14% che immagina un continuo impoverimento. Tra i più scettici vi sono gli imprenditori, massacrati dalle politiche militari di questi anni. La domanda più complicata posta dai sondaggisti riguarda le libertà civili e politiche della Russia tra mezzo secolo, a cui oltre il 20% ha dichiarato di “non sapere che cosa rispondere”. Di quelli che hanno risposto, il 34% ritiene che ci saranno maggiori libertà, la stessa percentuale afferma che saranno uguali a quelle odierne, e il 12% che ce ne saranno ancora di meno. I più ottimisti sono i giovani negli anni dello studio, e i più pessimisti – guarda caso – sono gli imprenditori.

Nel complesso, tra le varie tendenze prevale quella che ritiene che “tutto rimarrà come oggi”, lo Stato proseguirà nella sua linea bellico-repressiva e la popolazione continuerà a sottomettersi e adattarsi. Sarebbe strano, del resto, se ci fosse oggi una convinzione diffusa che ci possano essere cambiamenti radicali sul breve e sul lungo periodo: l’impressione è che la Russia non presenterà il suo nuovo volto entro la fine di questo secolo, e il “congelamento” sarà il tipico inverno infinito prima di eventuali improvvisi “disgeli” e brevissime primavere.

Il fatto che la maggioranza dei russi non veda un luminoso futuro del Paese, peraltro, non significa che ciò che si immagina coincida con quanto si desidera. Negli ultimi anni, e come eredità di tradizioni secolari, i russi hanno imparato a mantenere dentro di sé i propri desideri più autentici, o ad esprimerli con grande circospezione; l’ultimo a parlare esplicitamente della “felice Russia del futuro” è stato Aleksej Naval’nyj, annichilito nel gelo del lager quasi due anni fa, il 16 febbraio 2024.

La speranza nel futuro è in effetti un argomento primario delle concezioni religiose, e molte delle previsioni sono condizionate dalle minacce della Chiesa ortodossa di finire all’inferno, accompagnati dal “diavolo in persona” individuato da dichiarazioni di ortodossi russi in questi giorni nel patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo (Archontonis). La prospettiva apocalittica predicata dal suo grande avversario, il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev), accompagna ogni visione del presente e del futuro fin da prima dell’avvento dello zar Putin, come ha sottolineato la specialista di questioni religiose Vita Tatarenko, consigliera della presidenza ucraina. Ella ricorda che la propaganda della “guerra santa” era già in atto negli anni Novanta, anche se in modalità soft e implicita, ma già orientata sulla futura aggressione.

Una delle previsioni più drammatiche per il futuro della Russia riguarda infatti lo scontro delle due Chiese ortodosse in Ucraina, quella filo-moscovita Upz e quella autocefala Pzu. La prima dovrebbe essere eliminata per legge, ma nonostante il passaggio di circa 1.500 comunità a quella avversaria, essa mantiene una proporzione del doppio della seconda, e nel confronto si evidenzia la dimensione simbolica dello scontro di civiltà e scenari del futuro. L’Ucraina ha tardato a rispondere non tanto sul campo nel 2022, quanto sugli altari nel 1992, quando il suo metropolita Filaret (Denisenko) si illuse di chiudere la questione auto-proclamandosi patriarca di Kiev, titolo che conserva come “onorario” nel suo palazzo di sovietica memoria all’età di 97 anni, esempio supremo di un passato di contraddizioni che non vuole scomparire.

La “de-nazificazione” ideologica dell’Ucraina, giustificazione ufficiale della guerra, è un derivato della “de-ortodossizzazione” decisa insieme al patriarca di Costantinopoli oggi demonizzato, e le visioni del futuro non possono prescindere dalla visione religiosa che alimenta le previsioni e le speranze con motivazioni “superiori”. Quale Ortodossia, quale Cristianesimo ci sarà tra cinquant’anni in Russia, in Ucraina, in Europa e nel mondo intero? Questa domanda non rientra nei sondaggi dei vari specialisti e agenzie, ma riguarda veramente la consistenza e l’identità dei popoli del futuro.

🔴LIVE🔴 🙏🚗⛪️🔔PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – ITINERARI CON P.LIVIO– puntata 42~ #SANTIAGODECOMPOSTELA

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Sant’Antonio abate… “Tu sei pazzo”

Quella frase di Sant’Antonio abate è azzeccatissima perché attuale, proprio così Padre Livio, i tempi sono questi, pochi lo capiscono.

D’altronde per capire se questo è il tempo dell’inizio dell’Apocalisse basta, per chi crede veramente in Medjugorje, l’affermazione della Madonna quando ha detto che è la sua ultima apparizione sulla terra.

Se è così, e per me lo è, è evidente che la battaglia tra la Donna vestita di sole e il drago infernale avviene in questo tempo perché in futuro la Madonna non tornerà a visitare i suoi figli.

Poi è altrettanto vero che se uno non crede alle apparizioni della Regina della Pace, o ci crede solo in parte, escludendo il motivo centrale della sua venuta a Medjugorje, allora non può nemmeno credere che il tempo dell’Apocalisse sia già adesso.

Ave Maria,

Andrea


Caro Andrea,

il tempo dell’Apocalisse, come momento finale della storia della salvezza, messo bene in evidenza dal recente Catechismo della Chiesa cattolica (n. 675-677), fa parte della  professione di fede cristiana.

I Segni dell’Apocalisse nel nostro tempo sono visibili da una parte dalla straordinaria presenza della Regina della Pace, incoronata di dodici stelle, come mai prima è accaduto.

Dall’altra parte  dall’azione di satana “sciolto dalle catene”, che tenta di prevalere con la più grande impostura anti-cristica di sempre.

“La guerra distruttrice” (Suor Lucia) e la persecuzione alla Chiesa cattolica, con l’obbiettivo di distruggerla, divamperanno nel tempo dei Segreti, in particolare dal quarto al decimo.

In questo tempo la Madonna, con la Chiesa a Lei fedele, faranno crollare le potenze del male. Si salverà chi crederà, chi pregherà e chi si affiderà alla Divina Misericordia.

La Madonna ci ha più volte esortato alla fede e alla conversione, perché quando accadranno gli eventi dei segreti sarà tardi:

 “Io, come vostra Madre, vi amo e perciò vi ammonisco. Qui ci sono dei segreti, figli miei. Non si sa di che si tratta; ma quando lo si verrà a sapere, sarà tardi. (A Mirjana 28 Gennaio 1987)

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 44 – L’UNIONE DELLA FAMIGLIA

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