"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2025 Pagina 83 di 365

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 55 – Conoscere se stessi nella luce dello Spirito Santo

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GIUBILEO MARIANO CON LA MADONNA DI FATIMA

Giubileo mariano con la Madonna di Fatima

di Cristina Siccardi – CR 1920 – 15 Ottobre 2025

Da ogni parte del mondo sono arrivati pellegrini a Roma per raccogliersi nella chiesa di Santa Maria in Traspontina al fine di onorare e pregare Nostra Signora di Fatima, la cui statua originale è giunta, in via eccezionale, a Roma per il Giubileo della Spiritualità Mariana che si è celebrato sabato 11 e domenica 12 ottobre. Il simulacro, che per la quarta volta nel corso del tempo, ha lasciato il Portogallo per raggiungere la Città eterna, ha accompagnato le celebrazioni e i momenti di preghiera.

Le giornate sono state dedicate a tutti i rettori e gli operatori dei santuari mariani, gli appartenenti ai movimenti, alle confraternite e ai vari gruppi di preghiera di stampo mariano. Sabato si è svolto il pellegrinaggio alla Porta Santa della Basilica di San Pietro, con la possibilità di confessarsi nelle chiese giubilari. Nel pomeriggio, dalle 17 alle 19, si è tenuta una veglia di preghiera nella Basilica di Santa Maria Maggiore; mentre domenica, in piazza San Pietro, si è tenuta la Messa mattutina, celebrata da Leone XIV, che ha fortemente voluto, il giorno 11, la recita del Rosario con l’intenzione di invocare la pace dalle guerre in corso e che trova già una speranza di risposta con la tregua del conflitto fra Israele ed Hamas, ottenuta dall’ingegnoso programma del Presidente degli Stati Uniti.

Ha detto nell’omelia di domenica il Vicario di Cristo, titolo che papa Francesco aveva abbandonato e che Papa Prevost ha ripreso: «L’affetto per Maria di Nazaret ci rende con lei discepoli di Gesù, ci educa a tornare a Lui, a meditare e collegare i fatti della vita nei quali il Risorto ancora ci visita e ci chiama. La spiritualità mariana ci immerge nella storia su cui il cielo si è aperto, ci aiuta a vedere i superbi dispersi nei pensieri del loro cuore, i potenti rovesciati dai troni, i ricchi rimandati a mani vuote».

Era il 13 ottobre 1884 quando, al termine della Santa Messa, papa Leone XIII rimase immobile davanti al Tabernacolo per alcuni minuti con il volto angosciato per aver avuto una visione di carattere demoniaco, fu allora che scrisse la celebre preghiera a San Michele Arcangelo per la protezione della Chiesa e volle che fosse recitata, in ginocchio, dopo ogni Santa Messa; ma con la riforma liturgica postconciliare non è più stata considerata, mentre continua ad essere presente nel Vetus Ordo. 

Il 13 ottobre 1917, invece, molte migliaia di persone, a mezzogiorno, credenti e non credenti (alcuni dei quali si convertirono in quel giorno), riferirono di aver assistito al «miracolo del sole» a Fatima, ad esclusione dei tre pastorelli veggenti. Il fenomeno venne visto anche a molti chilometri di distanza dalla Cova da Iria, luogo delle apparizioni mariane. I presenti, infatti, anche a distanza di parecchi chilometri, raccontarono che mentre pioveva e voluminose nubi ricoprivano il cielo, la pioggia improvvisamente cessò di cadere e le nuvole si diradarono, intanto il sole riapparve e ruotò, diventando multicolore e ingrandendosi, come per precipitare sulla terra.

Il 13 ottobre 2025, il giorno dopo il Giubileo della Spiritualità Mariana, nella terra dove nacque, crebbe, predicò, morì e risorse Gesù, sono risuonate queste parole, pronunciate alla Knesset (Parlamento israeliano), da Donald Trump: «Insieme abbiamo dimostrato che la pace non è solo una speranza che possiamo sognare, ma una realtà su cui possiamo costruire, giorno dopo giorno, persona dopo persona, nazione dopo nazione», aggiungendo: «Ci riuniamo in un giorno di profonda gioia, di speranza crescente, di fede rinnovata e, soprattutto, un giorno per rendere il nostro più profondo ringraziamento all’Onnipotente Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Dopo tanti anni di guerre incessanti e pericoli senza fine, oggi il cielo è sereno, le armi tacciono, le sirene non suonano più e il sole sorge su una Terra Santa finalmente in pace. È l’alba storica di un nuovo Medio Oriente».

Se da un lato il Santo Sacrificio dell’altare è il Sole che illumina le anime ed è veicolo della grazia santificante, dall’altra, il Santo Rosario, emblema della vittoria di Lepanto del 7 ottobre 1571, è l’arma più potente per ottenere, attraverso Maria Vergine, la misericordia di Nostro Signore. San Pio da Pietrelcina attribuiva un’importanza eccezionale  alla recita del Santo Rosario per il suo valore teologale e definiva questa sublime preghiera, che ricorda numericamente i Salmi e sgrana, Ave Maria dopo Ave Maria, le scene centrali dell’Incarnazione di Cristo, della Sua Passione, della Sua Morte, della Sua Resurrezione e dell’Assunzione e della Gloria di Maria, corredentrice del Redentore nella Storia della Salvezza: «la sintesi della nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità».

Al padre guardiano del convento dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo, che un giorno chiese a padre Pio spiegazione del perché il Rosario era diventata la sua preghiera interminabile, il santo stigmatizzato del Gargano dichiarò: «Se l’Immacolata a Lourdes e ancora più il Cuore Immacolato a Fatima hanno raccomandato con insistenza la preghiera del Rosario, non significa forse che il Rosario ha un valore eccezionale per noi e per i nostri tempi?».

Dilexi te: la prima esortazione di Leone XIV

di Roberto de Mattei –  CR 1920 – 15 Ottobre 2025

La prima esortazione apostolica di Leone XIV, Dilexi te (“Ti ho amato”), firmata il 4 ottobre 2025 e resa pubblica il 9 ottobre, merita la nostra attenzione più di alcune interviste del Papa, alle quali talvolta viene data un’eccessiva rilevanza mediatica.  Ci troviamo di fronte non a poche parole, ma ad un ampio documento che conta 121 paragrafi e si sviluppa in cinque capitoli più un’introduzione. Come è stato notato, non è un’enciclica sociale, ma un’esortazione apostolica. L’enciclica è un documento dottrinale, l’esortazione apostolica è un documento pastorale, che non definisce dei principi, ma ci esorta a un comportamento. 

Papa Leone chiarisce che Dilexi te nasce da un progetto già avviato da Papa Francesco, che egli ha fatto suo, aggiungendo riflessioni personali. Tuttavia, se il tema della povertà è “bergogliano”, l’approccio non è il medesimo. Papa Francesco, sembrava spingere verso un impegno politico e sociale attivo, mentre Leone XIV, si richiama ad un impegno morale e caritativo. Francesco attribuiva un ruolo predominante ai movimenti, come artefici di giustizia sociale, Leone accenna ai movimenti in maniera generica e subordinata e tra i due poli della giustizia e della carità, attorno a cui si è svolto il dibattito sulla questione sociale dell’ultimo secolo, sembra attribuire un ruolo primario alla carità.

Il riferimento a sant’ Agostino nel n. 47, quando dice che «in una Chiesa che riconosce nei poveri il volto di Cristo e nei beni lo strumento della carità, il pensiero agostiniano rimane una luce sicura», rivela l’intenzione del Papa di ricondurre la carità al suo fondamento teologico e spirituale.

L’espressione «opzione preferenziale da parte di Dio per i poveri», precisa il Papa «non indica mai un esclusivismo o una discriminazione verso altri gruppi, che in Dio sarebbero impossibili» (n. 16). La povertà non è per lui una categoria sociale e tanto meno rivoluzionaria, ma piuttosto la condizione umana di chi, nella società, è debole, fragile, talvolta emarginato o perseguitato.

 «Sul volto ferito dei poveri troviamo impressa la sofferenza degli innocenti e, perciò, la stessa sofferenza del Cristo. Allo stesso tempo, dovremmo parlare forse più correttamente dei numerosi volti dei poveri e della povertà, poiché si tratta di un fenomeno variegato; infatti, esistono molte forme di povertà: quella di chi non ha mezzi di sostentamento materiale, la povertà di chi è emarginato socialmente e non ha strumenti per dare voce alla propria dignità e alle proprie capacità, la povertà morale e spirituale, la povertà culturale, quella di chi si trova in una condizione di debolezza o fragilità personale o sociale, la povertà di chi non ha diritti, non ha spazio, non ha libertà» (n. 9). 

I numerosi esempi che cita il Papa rivelano l’ampiezza della categoria dei poveri a cui si riferisce, che include, non solo malati, sofferenti, perseguitati, ma anche coloro che sono bisognosi di parole di istruzione e di verità. «Tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII, quando molti cristiani erano catturati nel Mediterraneo o ridotti in schiavitù nelle guerre, sorsero due Ordini religiosi: l’Ordine della Santissima Trinità per la Redenzione degli Schiavi (Trinitari), fondato da San Giovanni de Matha e San Felice di Valois, e l’Ordine della Beata Vergine Maria della Mercede (Mercedari), fondato da San Pietro Nolasco con l’appoggio di San Raimondo di Peñafort, domenicano. Queste comunità di consacrati sono nate con il carisma specifico di liberare i cristiani fatti schiavi, mettendo a loro disposizione i propri beni e, spesso, offrendo in cambio la propria vita» (n. 60). 

«Nel XVI secolosan Giovanni di Dio fondando l’Ordine Ospedaliero che porta il suo nome, creò ospedali-modello che accoglievano tutti, indipendentemente dalla condizione sociale o economica. La sua celebre espressione “Fate del bene, fratelli miei!” divenne un motto per la carità attiva verso i malati. Contemporaneamente, san Camillo de Lellis fondò l’Ordine dei Ministri degli Infermi – i Camilliani – facendo sua la missione di servire i malati con totale dedizione» (n. 50).

Il Papa ricorda ancora le Figlie della Carità di san Vincenzo de’ Paoli, le Suore Ospedaliere, le Piccole Suore della Divina Provvidenza e molte altre congregazioni femminili, che «sono diventate una presenza materna e discreta negli ospedali, nelle case di cura e nelle case di riposo» (n. 51). 

Nel XIX secolo, san Marcellino Champagnat fondò l’Istituto dei Fratelli Maristi delle Scuole, «sensibile ai bisogni spirituali ed educativi del suo tempo, soprattutto all’ignoranza religiosa e alle situazioni di abbandono vissute in particolare dai giovani».«Con lo stesso spirito, in Italia san Giovanni Bosco iniziò la grande opera Salesiana, basata sui tre principi del ‘metodo preventivo’ – ragione, religione e amorevolezza» (n. 70). «Nel XIX secolo, quando milioni di Europei emigravano in cerca di migliori condizioni di vita, due grandi santi si distinsero nella cura pastorale dei migranti: San Giovanni Battista Scalabrini e santa Francesca Cabrini» (n. 74).  

Papa Leone raccomanda infine le «opere di misericordia» (n. 27) e soprattutto un precetto cristiano dimenticato, l’elemosina, perché, afferma, «l’amore e le convinzioni più profonde vanno alimentate, e lo si fa con gesti»; «In ogni caso, l’elemosina, anche se piccola, infonde pietas in una vita sociale in cui tutti si preoccupano del proprio interesse personale. Dice il Libro dei Proverbi: “Chi è generoso sarà benedetto, perché egli dona del suo pane al povero” (Pr 22,9)» (n. 116).

 L’esortazione Dilexi te di Leone XIV ribadisce dunque l’insegnamento della Chiesa sulla carità verso il nostro prossimo. «La cura dei poveri – dice il Papa – fa parte della grande Tradizione della Chiesa, come un faro di luce che, dal Vangelo in poi, ha illuminato i cuori e i passi dei cristiani di ogni tempo» (n. 103). “Quella carità cristiana – potremmo concludere con le parole del suo grande predecessore Leone XIII – che compendia in sé tutto il Vangelo e che, pronta sempre a sacrificarsi per il prossimo, è il più sicuro antidoto contro l’orgoglio e l’egoismo del secolo» (Rerum Novarum, n. 45).

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

Dov’era Medjugorje in piazza San Pietro? – Editoriale di Padre Livio – 15/10/2025

DOV’ERA MEDJUGORJE  IN PIAZZA SAN PIETRO?

+ PREMESSA: NON UNA POLEMICA MA UN APPROFONDIMENTO TEOLOGICO RISPETTOSO

+ IL TRIONFO DI FATIMA  AL GIUBILEO MARIANO

+ QUAL’E’ IL SIGNIFICATO DELLA TOTALE ASSENZA DI MEDJUGORJE? IPOTESI

+ FATIMA -MEDJUGORJE UN PIANO UNICO DI SALVEZZA

Giovanni Paolo II – Card. C. Caffarra –  Benedetto XVI – Due Messaggi della Regina della pace

+ L’OPERA IMMENSA DELLA REGINA DELLA PACE IN 45 ANNI

 Presenza quotidiana in ogni parte del mondo

L’evangelizzazione più estesa e capillare della storia della Chiesa

 Il rinnovamento del Sacerdozio cattolico

 Ha provocato la  caduta dell’impero sovietico

 Ha salvato due volte il mondo dalla catastrofe nucleare

 Ha salvato l’Ucraina dal nuovo imperialismo russo – ortodosso

Ha fermato la guerra in Medio Oriente

+LA MADONNA A MEDJUGORJE CI HA RIVELATO IL FUTURO

Il tentativo di satana di distruggere il mondo  con l’odio e la guerra

Il tentativo di satana di distruggere la chiesa con la persecuzione e l’apostasia

Il compimento della profezia di Fatima riguardo al trionfo del Suo Cuore Immacolato

+ IL REALIZZARSI DEL  PRIMO SEGRETO SCUOTERA’ IL MONDO E LA CHIESA

La Chiesa è in attesa  del 1° Segreto

Al terzo Segreto deve pronunciarsi…..

…..perché dovrà cooperare al trionfo del Cuore Immacolato di Maria

🔴LIVE🔴IL CORAGGIO DEL PERDONO – Catechesi di P. Livio – Puntata 4

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MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO

6. «Satana vuole aggrovigliarvi con la corda dell’agitazione e dell’odio» (25 luglio 2025)

Quello che colpisce molto nei Messaggi della Madonna, specialmente di questi ultimi anni, è il dilagare dell’odio nel mondo. La Gospa aveva già segnalato questo pericolo negli anni precedenti: «Satana vuole la guerra, vuole l’assenza della pace» (Messaggio del 25 marzo 1993). Il dilagare dell’odio è diventato un’inondazione per scardinare i cuori, un’espressione molto forte che non rientra nemmeno nel linguaggio della Bibbia. Nell’episodio di Caino e Abele ha indicato qual è la prima più grave conseguenza del peccato originale che è l’odio fraterno, dopo la caduta di Adamo ed Eva, ma non con lo stesso linguaggio dei Messaggi della Regina della pace. Questo evento lo possiamo vedere in formato macroscopico nel mondo attraverso il pullulare di guerre ovunque e nella vita quotidiana. Le notizie che ci vengono riportare dai mass media testimoniano il dilagare della violenza e dell’odio che molte volte può essere di genere, ideologico, politico, religioso, etnico. Le forme di odio prolificano ovunque e fan sì che: “L’uomo è un lupo all’uomo” (Thomas Hobbes) che è un dilagare del peccato originale.          
La nostra società, in questi ultimi anni, sta degradando su tutti i versanti, distruggendo tutti i Comandamenti e si dedica a ogni forma di immoralità. Tuttavia, quello che è più evidente e socialmente più rilevabile è l’odio: un veleno satanico che il diavolo distribuisce e riversa in tutte le situazioni, anche quelle personali e familiari. Questo porta alla guerra in forma generalizzata, ovvero nei rapporti umani, familiari, nei gruppi e che si allarga a tutte le dimensioni fino ad arrivare a una guerra totale e mondiale. La corsa agli armamenti è un’espressione di paura e di volontà di prevalere sull’altro attraverso la sua eliminazione.           
Nei Messaggi della Regina della pace l’odio viene attribuito sempre a satana con il termine distruggere. «Le ideologie che demoliscono voi e la vostra vita spirituale sono passeggere» (Messaggio del 25 giugno 2025), la fonte dell’odio è il principe di questo mondo. Questo è il clima nel quale viviamo e la situazione nella quale satana regna.  
Il Cristianesimo è la religione che afferma che Dio è amore, anche la Madonna ripete più di una volta che c’è un solo Dio di amore e di pace. I cristiani hanno come impegno quotidiano quello di vigilare sul proprio cuore perché non venga scardinato da satana con l’odio di diverso tipo. Alla serpe basta un piccolo spazio per penetrare e iniettarci il suo veleno che, se non contrastato, cresce fino a fare di noi degli omicidi, il più delle volte con la lingua. Come cristiani oggi abbiamo un dovere particolare perché siamo coloro che credono nel Dio dell’amore e della pace. Abbiamo l’esempio di nostro Signore Gesù Cristo, la cui Passione è stato il momento in cui l’odio contro Dio e Cristo si è manifestato nel modo più brutale. Leggendo la Passione possiamo vedere fino a che punto satana riesce ad aizzare la gente con l’odio verso l’amore, la misericordia e il perdono. Proprio per questo dobbiamo guardare l’esempio di Cristo che risponde all’odio con l’amore, dalla sua bocca escono poche parole piene di misericordia. Persino quando Pietro taglia l’orecchio a un servo nel Getsemani, Gesù lo prende e lo riattacca. L’umiltà e la grandiosità della sua testimonianza la possiamo vedere anche davanti al Sinedrio e a Pilato con parole di perdono. Nonostante tutti coloro che sono ai piedi della Croce lo insultano Egli disse: “Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. 
Nel piano di Dio la Passione e l’amore di Cristo sono più che sufficienti per redimere il mondo dall’odio e dalla vendetta, ma vuole anche la nostra cooperazione. In tempi come questi, dobbiamo ricordare le parole che Gesù ha detto durante la Passione e durante la sua vita: “amate i vostri nemici”, “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Non è la vendetta ma il perdono a farci simili e a unirci al cuore di Gesù. Questa è la testimonianza che, come Apostoli di Maria, dobbiamo dare nella nostra vita in questi tempi in cui anche le parole diventano frecce acute. Dobbiamo essere coloro che proferiscono parole di pace, di buonsenso e fraternità, sulle orme di Gesù e di San Francesco che diceva: “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”. Significa che dobbiamo essere persone forti che testimoniano la verità perché essa ci farà liberi. Come dice la Sacra Scrittura, quando c’è una pianta storta la si raddrizza con l’amore, per il suo bene e non per punire.
La Madonna ci chiede di far prevalere l’amore, il perdono, di rinuncia alla vendetta e a demonizzare il prossimo. Papa Francesco diceva che dietro le persone molto spesso c’è il diavolo che agisce; perciò, il nostro nemico non è la persona. In tal caso, dobbiamo utilizzare le armi che Dio ci ha donato – la preghiera e il digiuno – perché le persone vengano liberate e si convertano. La lotta è sempre contro satana, dobbiamo strappargli dalle grinfie quei fratelli che sono diventati sue prede. In questi contesti di brutalità dobbiamo testimoniare il Dio dell’amore e della pace.        
Satana ci lega a lui con l’agitazione, ovvero la rabbia dentro di noi, che ci fa diventare dei cani rabbiosi al suo guinzaglio. Questo è ciò da cui la Madonna ci mette in guardia. Non dobbiamo cadere nella trappola del male nelle nostre azioni quotidiane, nella famiglia, nei gruppi. Dobbiamo stare attenti alle gocce di odio, maldicenza, vendetta, cattiveria, non seminiamo zizzania: «La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili» (Messaggio del 25 febbraio 2024). Diciamo parole di pace, assumiamo un comportamento corretto e sorrisi sinceri.

«Cari figli! In questo tempo di grazia, in cui l’Altissimo mi ha permesso di amarvi e guidarvi sulla via della santità, satana vuole aggrovigliarvi con la corda dell’inquietudine e dell’odio. Non permettetegli di prevalere ma lottate, figlioli, per la santità di ogni vita umana. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». (Con approvazione ecclesiastica)

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Mercoledì 15 Ottobre 2025

EDITORIALE

“ Dov’era Medjugorje in piazza San Pietro?”

h. 8.50 : Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

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Segue un nuova puntata di “ Il coraggio del perdono”

Visita alle reliquie di S. Carlo Acutis nella cappella di Radio Maria

POCO FA NELLA NOSTRA CAPPELLA: IN PREGHIERA DAVANTI LA RELIQUIA DI SAN CARLO ACUTIS

È POSSIBILE ACCEDERE PER LA VENERAZIONE, NEI SEGUENTI ORARI:
DAL LUNEDÌ AL VENERDÌ DALLE H.9.00 ALLE 12.00 e DALLE H 14.00 alle 16.00

IL SABATO DALLE 9.00 ALLE 11.15

 sede centrale di #Erba #Como #Lombardia #radiomaria -via Milano 12 Erba Como-

 #carloacutis

Santa Teresa d’Avila


Nome: Santa Teresa d’Avila

Titolo: Vergine e Dottore della Chiesa

Nome di battesimo: Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumada

Nascita: 28 marzo 1515, Gotarrendura, Spagna

Morte: 4 ottobre 1582, Alba de Tormes, Spagna

Ricorrenza: 15 ottobre


24 aprile 1614, Roma , papa Paolo V

Canonizzazione:
12 marzo 1622, Roma , papa Gregorio XV

Luogo reliquie:Monastero dell’Annunciazione

S. Teresa di Gesù nacque ad Avila (Spagna) il 28 marzo dell’anno 1515, da nobile ed antica famiglia.

Teresa si distinse fin da bambina per un grande amore alla lettura di buoni libri, e specialmente della Sacra Scrittura.

Leggendo ad un suo fratellino le gesta dei Martiri, tutti e due furono accesi di santo ardore di morire per il nome di Gesù, ed un giorno, non visti, fuggirono per andare tra i Mori infedeli: « Così, dicevano, voleremo subito in Paradiso! ».

Mirabile ingenuità! Ma un loro zio li ricondusse alla casa paterna. Allora pensarono di condurre una vita solitaria e si costruirono una celletta nel giardino, dove si ritiravano in preghiera.

A 12 anni le morì la madre e Teresa provò tale dolore da non trovare conforto sulla terra.

Pensò allora che le rimaneva un’altra madre ben più amorosa e potente: la Madonna, e a Lei si affidò. Intanto andava preparandosi pel chiostro e a 20 anni seguì la divina chiamata. Si ritirò nel monastero dell’Incarnazione del Monte Carmelo in Avila, dove ben presto rifulse per ogni virtù.

Per una grave malattia dovette lasciare il monastero e ritornare in famiglia: guarì, ma perdette il primitivo fervore.

Una visione la fece ritornare in sè ed allora si diede con tutte le forze alla propria santificazione. Così si preparò a quella grande riforma dei monasteri Carmelitani, che fu accettata non solo da tutti i monasteri delle suore, ma anche da parecchi conventi dei frati. Aveva conosciuto S. Giovanni della Croce, tenuto in grande fama di dotto e santo, e se ne servi come del più valido aiuto.

titolo Nostra Signora del Monte Carmelo consegna lo scapolare dell’ordine ai santi Simone Stock, Angelo da Gerusalemme, Maria Maddalena de’ Pazzi e Teresa d’Avila
autore Pietro Novelli anno 1641

Indicibili furono i dolori fisici, le penitenze e le discipline, ma sostenne tutto colla più dolce serenità di spirito. Gesù la ricompensava con sublimi estasi, rivelandole verità altissime che ella tramandò nelle sue mirabili « Opere ».

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