"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2025 Pagina 158 di 364

🔴LIVE🔴Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Febbraio 1991

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla pace del cuore, il bene più grande

L’inquietudine del cuore umano è una tematica esistenziale, tipica dell’uomo. Tutti gli uomini, credenti e no, hanno insita un’inquietudine esistenziale insopprimibile finché non trova quella pace che più che una conquista umana è un dono di Dio.

La fede è un cammino nella penombra, è un percorso dalle tenebre alla luce. Anche il cammino della fede ha le sue prove, i suoi dubbi ed è ben difficile raggiungere una serenità del cuore che sia inattaccabile. È un combattimento spirituale continuo. Dobbiamo prendere consapevolezza di questo e accettarci così come siamo. L’inquietudine in sé è una molla che spinge, non è una corda che trattiene.

C’è un’inquietudine che è di agostiniana memoria che è un fatto buono, e un’inquietudine negativa che deriva dal rimorso della coscienza che è come una voce misteriosa che abbiamo nel profondo del cuore e che ci spinge a fare il bene e a evitare il male. Questa voce interiore, che Dio ci ha donato, da una parte è una bussola che ci guida nella vita a fare il bene e dall’altra ci rimprovera quando facciamo il male. Tutti possiamo sperimentare la pace della coscienza quando siamo sulla via del bene o il rimorso della coscienza quando siamo sulla strada del male.

È possibile soddisfare l’inquietudine buona che ci spinge a fare il bene e anche tacitare le spinte al male. L’inquietudine buona corrisponde ai grandi desideri del cuore di felicità, eternità, bellezza, santità. Siccome vediamo che non siamo all’altezza e che ne siamo ben lontani da soddisfarli, sentiamo dentro di noi l’inquietudine dovuta alla mediocrità che siamo. Se questa inquietudine di non essere all’altezza viene coltivata nel modo giusto (cioè nella preghiera, nell’affidamento a Dio e nella formulazione di buoni propositi nel cammino di santità) diventa un grande sprono e ci fa elevare nella vita spirituale. Da questo punto di vista, allora, possiamo ben dire che i santi erano persone molto inquiete.

L’inquietudine del cuore come desiderio di andare al di là delle nostre mediocrità è senza dubbio una spinta formidabile nel cammino di santità ed è una spinta interiore buona perché ci dirige lo sguardo verso traguardi che non riusciamo a raggiungere e diventa quindi uno stimolo fortissimo a puntare alto. La buona inquietudine smuove le coscienze, le spinge verso l’alto. Da questo punto di vista, allora, è un bene non essere soddisfatti di noi stessi e vogliamo puntare in alto esigendo sempre di più nel fare il bene. In questo modo andiamo molto in alto nel cammino di santità. Se guardiamo dentro di noi e scorgiamo le nostre miserie, la bassezza del nostro essere, eleviamo lo sguardo al Cielo e ci mettiamo davanti a Dio come creature che hanno bisogno del Creatore. Chi, invece, si sente soddisfatto e si vanta del proprio essere rimane nella sua iniquità.

È bene coltivarla, allora, questa sana inquietudine di non sentirci abbastanza decisi nei confronti di Dio, desiderosi di amarlo completamente e rafforziamoci in questa direzione, esigiamo sempre più da noi stessi. Chiediamo a Dio la grazia di uscire fuori dai nostri gusci per volare in alto. Questa è una prospettiva che ci dice che siamo in buona salute spirituale proprio quando abbiamo il “sintomo” dell’insoddisfazione e sentiamo che possiamo fare meglio. Non dobbiamo accontentarci dei mezzi traguardi, esigiamo sempre di più da noi stessi, puntiamo alla pienezza della santità a cui ciascuno di noi è chiamato.

Ben venga, allora, la buona inquietudine che è quella di un cuore mai soddisfatto finché non abbia raggiunto quegli obiettivi che Gesù stesso ci pone quando dice: «Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli» (Mt 5,48).

La coscienza è un grande dono di Dio che ha posto dentro ciascuno di noi una voce che ci indica il bene da fare e il male da evitare; ci approva quando facciamo il bene e rimorde quando facciamo il male. In base a questo allarme interiore che tutti abbiamo verremo tutti giudicati. A ciascuno di noi spetta il compito di prestare attenzione alle vibrazioni della coscienza e guai a chi la tacita per non sentirla. La coscienza non deve essere silenziata, deviata, ammansita, influenzata a nostro piacimento. Dentro di noi dobbiamo avere sempre la massima attenzione a quello che la coscienza ci dice.

Quando la coscienza rimorde perché abbiamo commesso il male non dobbiamo silenziarla perché rischiamo di far diventare il male un’abitudine e diventiamo schiavi del maligno. L’indurimento del cuore è una conseguenza dell’offuscamento della coscienza ed è l’anticamera della perdizione. Quando la coscienza ci rimprovera e invece di offuscarla la teniamo illuminata meditando la Parola di Dio e gli insegnamenti della Chiesa, quando la lasciamo vibrare anziché silenziarla accordandola sempre più con la volontà di Dio attraverso la preghiera, siamo sulla strada giusta perché avvertiamo anche le più piccole imperfezioni e questo vuol dire che abbiamo sviluppato una certa sensibilità, sentiamo il dolore della ferita spirituale per il male commesso e l’inquietudine che proviamo ci spinge a pentirci e fare il proposito di non peccare più.

Il mondo di oggi soffoca sistematicamente le coscienze, il male viene commesso senza alcun rimorso e senza suscitare scandalo vengono commesse anche le cose più inaudibili. In questo modo è successo che l’umanità non si è elevata spiritualmente, ma anzi è caduta nel degrado morale più deplorevole. Facciamo, allora, un esame quotidiano delle azioni compiute, del bene e del male fatto. Già dal mattino, appena svegli, affidiamo a Dio la nostra giornata mentre ascoltiamo quella voce interiore che illumina o disturba, a seconda della nostra condotta morale. Mettiamoci in ascolto della nostra coscienza, passiamo in rassegna le nostre azioni rimanendo in sintonia con la volontà di Dio e aggiustiamo, per così dire, la rotta interiore. Ogni giorno inizia con un combattimento spirituale volto alla perfezione interiore, siamo tutti chiamati alla santità e l’esercizio dell’esame di coscienza ci rafforza e ci fortifica.

Se abbiamo ferito una persona, siamo stati ingiusti nei confronti di qualcuno, proviamo risentimento e sentiamo di aver fatto qualcosa di sbagliato, non dobbiamo giustificarci e spegnere la voce interiore che ci dice che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato. Chiediamo a Dio di illuminarci, di darci un giusto giudizio di quello che abbiamo fatto per non cadere nello scrupolo (che è sempre frenante) e prendiamo coscienza di aver sbagliato, proviamo a rimediare chiedendo scusa, facendo un gesto di buona volontà con il proposito di fare attenzione a non farlo più.

Ascoltando la voce della coscienza, sentendo quella buona inquietudine che ci spinge a fare sempre meglio, camminiamo rettamente sulla strada della santità perché l’inquietudine provocata dal rimorso della coscienza è buona, fa bene all’anima, la sperona. Quando ascoltiamo la coscienza, essa stessa si rafforza e ci perfezioniamo, cresciamo, ci eleviamo spiritualmente. Questo lavorio interiore avviene grazie a Dio che ha messo la voce della coscienza come sigillo spirituale della nostra anima. Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, alla fine saremo tutti giudicati secondo la nostra coscienza retta. Tutti saremo giudicati a seconda di come avremo ascoltato la nostra coscienza e di cosa avranno fatto affinché questa voce interiore fosse sempre armonicamente sintonizzata con la Parola di Dio e con i suoi Comandamenti che sono scolpiti nell’anima di ogni essere umano. La Legge morale di Dio è incisa nella nostra anima e la nostra coscienza la percepisce, ne ascolta le direttive per farci capire cos’è bene e cos’è male. Anche chi non avrà fatto un percorso di fede, proprio perché ha la legge di Dio scolpita dentro di sé, verrà giudicato secondo le buone opere che avrà compiuto.

L’inquietudine del cuore ci spinge sempre più a superare noi stessi, le nostre mediocrità e i nostri orizzonti finiti; la forza dell’amore di Dio ci spinge a crescere spiritualmente, ad elevarci. L’inquietudine del cuore fa tendere la nostra anima a Dio, affinché la ricolmi completamente del suo amore. Ben venga, allora questa santa inquietudine. Non c’è pace del cuore finché la coscienza non è tranquilla, finché la coscienza non riposa in Dio. Se abbiamo commesso il male, allora, dobbiamo pentirci e riconfermarci nel bene. In questo modo avremo la pace di Dio nel nostro cuore. Se, invece, giustifichiamo il male tacitando la coscienza, il nostro cuore rimane inquinato dal male e il diavolo vi prende dimora. Lasciamo che la coscienza gridi, ci rimproveri, ci spinga a inginocchiarci davanti alla Croce per chiedere perdono dei peccati commessi e correre davanti al sacerdote perché ci dia la sua santa assoluzione.          

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

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Giovedì 7 Agosto 2025

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La pace del cuore è il bene più grande

Perché il cuore umano è inquieto?

L’inquietudine buona della ricerca di Dio

L’inquietudine provocata dal rimorso della coscienza

La pace con Dio placa la coscienza e riempie il cuore di pace


H. 9.30 – 10: MEDJUGORJE PERCHE’ NON HO DUBBI

La purificazione di Medjugorje nei primo due Segreti (22)

h. 10. LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO (12)


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Una grotta di Lourdes col Messaggio di Medjugorje

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul desiderio insopprimibile di Dio

Papa Leone XIV ha dedicato parole bellissime e molto profonde ai giovani riuniti a Roma per il loro Giubileo e a Medjugorje in occasione del Mladifest. Il Santo Padre si lascia ispirare spesso da Sant’Agostino, uomo modernissimo e la cui spiritualità è sempre attuale. Ne Le Confessioni il Santo di Ippona racconta il suo itinerario esistenziale, della sua vita e della sua conversione; il suo cammino interiore dalle tenebre alla luce, la lotta interiore tra il bene e il male, il combattimento spirituale per uscire dalle trappole del maligno. Sant’Agostino racconta la gioia dell’incontro con il Signore, della vita in Cristo; nel corso della Storia innumerevoli anime hanno letto questi testi e si sono convertite, hanno rafforzato la loro fede proprio perché si tratta di un libro edificante e sempre attuale. Il Pontificato di Leone XIV avrà, allora, un taglio molto particolare che è quello esistenziale; il Cristianesimo può essere presentato come una Dottrina che con parole umane sintetizza e spiega le Verità divine, oppure, anzi allo stesso tempo e in modo complementare, il Cristianesimo può essere presentato come itinerario esistenziale, come ricerca interiore di verità, giustizia, amore, felicità, pace. Questo cammino interiore è certamente più vicino alla modernità.

Il Santo Padre, nelle Omelie rivolte ai giovani, ha saputo rispondere all’arsura esistenziale che in termini cristiani potremmo esprimere con il desiderio di Dio che c’è nel cuore dell’uomo. Il cuore dell’uomo desidera Dio, questa è la spiegazione del mistero umano, dell’inquietudine costante e della continua ricerca interiore che lo caratterizza.

San Giovanni della Croce spiega molto bene nel Cantico dei Cantici questa tensione interiore di ricerca: è come l’amato che l’amata insegue, cioè l’anima che cerca ardentemente l’unione con Dio. Ecco allora la grandezza di questa corrente agostiniana che nel corso della Storia è abbondantissima e alimenta la mistica cristiana, basata sul cuore più che sulla ragione.

Fin da giovane sono rimasto molto colpito da come Sant’Agostino abbia saputo scrutare le profondità del cuore umano, i suoi bisogni che trascendono la finitezza creaturale. I desideri del cuore sono ben noti a tutti: la felicità duratura, completa, inattaccabile, non ingannevole, non manipolata, è quella felicità che – nel momento in cui la vivi – fa toccare l’eternità; l’eternità; la bellezza; la santità; la giustizia. Si tratta di quei desideri del cuore umano che hanno una caratteristica e cioè quella di trascendere dall’uomo stesso, vanno al di là della sua finitezza e non c’è nulla al mondo che possa soddisfarli. Questa è la cifra dell’uomo. Abbiamo desideri interiori che vanno al di là delle nostre possibilità; dobbiamo allora necessariamente aprirci, innalzarci e per farlo dovremmo avere ali d’aquila per salire nell’alto dei Cieli. Di qui la ricerca faticosa, la lotta per emanciparci dalle pesantezze della carne, dagli inganni dell’effimero e per salire sempre più in alto là dove il nostro cuore inizia a sentire quella dolcezza e quella luce che lo soddisfano e cioè l’amore di Dio.

Tutto questo è spiegato in termini straordinari nel Vangelo, nell’incontro di Gesù con la Samaritana è racchiuso tutto il senso della ricerca interiore di Dio. La donna del brano di Vangelo ha cercato nelle cose materiali e soprattutto nelle varie vicende amorose una felicità che si è rivelata effimera e Gesù con delle domande precise provoca un po’ la donna facendole capire che la vera felicità non è dove ha sempre cercato ma è davanti ai suoi occhi, è Cristo stesso. È un brano di Vangelo ricco di spunti di riflessioni e le parole di Gesù sono fortissime, in sostanza dice che chi cerca di soddisfare il desiderio di Dio – che è Colui che ci dà l’amore, la felicità, la pienezza di grazia e di verità – ricercando nelle cose materiali e terrene, avrà ancora sete. È Cristo l’unica acqua che disseta.

Quando dunque Gesù seppe che i farisei avevano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni (sebbene non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli), lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea. Ora doveva passare per la Samaria. Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe; e là c’era la fonte di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte. Era circa l’ora sesta. Una donna della Samaria venne ad attingere l’acqua. Gesù le disse: «Dammi da bere». (Infatti i suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare.) La donna samaritana allora gli disse: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: “Dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell’acqua viva». La donna gli disse: «Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; da dove avresti dunque quest’acqua viva? Sei tu più grande di Giacobbe, nostro padre, che ci diede questo pozzo e ne bevve egli stesso con i suoi figli e il suo bestiame?» Gesù le rispose: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna». La donna gli disse: «Signore, dammi di quest’acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere». Egli le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e vieni qua». La donna gli rispose: «Non ho marito». E Gesù: «Hai detto bene: “Non ho marito”; perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; ciò che hai detto è vero». La donna gli disse: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che è a Gerusalemme il luogo dove bisogna adorare». Gesù le disse: «Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità». La donna gli disse: «Io so che il Messia (che è chiamato Cristo) deve venire; quando sarà venuto ci annuncerà ogni cosa». Gesù le disse: «Sono io, io che ti parlo!»

Anche noi, come la Samaritana, cerchiamo la felicità nelle cose che passano ed è per questo motivo che abbiamo sempre sete. Solamente l’amore di Dio soddisfa i desideri del cuore umano. Tutto ciò che il mondo ci offre è passeggero ed è anche ingannevole. Dio ha messo nel nostro cuore questa traccia, questa tensione verso l’Assoluto, verso l’eterno, verso la perfezione. Quando ci gettiamo sulle cose belle che passano ci accorgiamo che non danno quella soddisfazione che stavamo cercando, non ci dissetano. Cristo non indica la trada da percorrere per sperimentare la vera felicità, ma indica se stesso come fonte della vera felicità. È Cristo la Via, la Verità e la Vita! Cristo è la luce del mondo. Il Verbo di Dio è l’unica acqua che disseta.

Sappiamo che non è un inganno sperimentandolo, vivendolo e vedendolo anche negli altri che lo hanno sperimentato e che hanno scelto di vivere seguendo Cristo. Con la nostra pienezza di vita, che è un dono di Dio, possiamo dare testimonianza agli altri indicando loro la Via. Finché non si trova Cristo non si risolve l’enigma della vita, non possiamo rispondere alle domande esistenziali. Il Figlio di Dio ha assunto la nostra carne, è diventato uno di noi per essere il nostro prossimo, per essere vicino a noi. Finché non prendiamo questa decisione irreversibile di seguirlo stabilendo un’amicizia eterna con Lui, rimaniamo dei turaccioli che le onde dell’oceano sbattono qua e là senza mai approdare da nessuna parte.

Nelle tribolazioni della vita e del momento presente, che sono tante, è necessario fare una scelta radicale, convinta, totale e irreversibile per Cristo. L’uomo moderno è inquieto perché ha rifiutato Dio e la Croce, satana scardina i cuori a uno a uno e li trascina con sé nelle tenebre. È questa la condizione esistenziale di chi non cerca l’acqua viva, di chi soffoca la sete di vita eterna. La Madonna è qui per questa emergenza esistenziale di salvezza, per riportarci a Suo Figlio che è la Via, la Verità e la Vita. La promessa della Regina della pace è di grande conforto, abbiamo la certezza che alla fine il suo Cuore Immacolato trionferà. Il percorso, però, sarà costellato di fatiche esistenziali per ciascuno di noi; ognuno di noi deve tornare a Dio aprendo il suo cuore, spezzando le catene che lo imprigionano, tagliando le radici del male che lo inquinano e lo frenano.

La conversione è fatica ma è anche gioia, necessaria per uscire fuori dal baratro in cui siamo caduti. L’umanità sta andando veramente verso la perdizione perché ha scelto il menzognero anziché la Verità. Questo è il risultato della modernità che ha voluto sostituire Dio con l’uomo. Satana si sta impadronendo del mondo, ma non ci riuscirà perché la Madonna trionferà e l’umanità avrà un tempo di pace.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

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