
Pensiero Spirituale sul desiderio insopprimibile di Dio
Papa Leone XIV ha dedicato parole bellissime e molto profonde ai giovani riuniti a Roma per il loro Giubileo e a Medjugorje in occasione del Mladifest. Il Santo Padre si lascia ispirare spesso da Sant’Agostino, uomo modernissimo e la cui spiritualità è sempre attuale. Ne Le Confessioni il Santo di Ippona racconta il suo itinerario esistenziale, della sua vita e della sua conversione; il suo cammino interiore dalle tenebre alla luce, la lotta interiore tra il bene e il male, il combattimento spirituale per uscire dalle trappole del maligno. Sant’Agostino racconta la gioia dell’incontro con il Signore, della vita in Cristo; nel corso della Storia innumerevoli anime hanno letto questi testi e si sono convertite, hanno rafforzato la loro fede proprio perché si tratta di un libro edificante e sempre attuale. Il Pontificato di Leone XIV avrà, allora, un taglio molto particolare che è quello esistenziale; il Cristianesimo può essere presentato come una Dottrina che con parole umane sintetizza e spiega le Verità divine, oppure, anzi allo stesso tempo e in modo complementare, il Cristianesimo può essere presentato come itinerario esistenziale, come ricerca interiore di verità, giustizia, amore, felicità, pace. Questo cammino interiore è certamente più vicino alla modernità.
Il Santo Padre, nelle Omelie rivolte ai giovani, ha saputo rispondere all’arsura esistenziale che in termini cristiani potremmo esprimere con il desiderio di Dio che c’è nel cuore dell’uomo. Il cuore dell’uomo desidera Dio, questa è la spiegazione del mistero umano, dell’inquietudine costante e della continua ricerca interiore che lo caratterizza.
San Giovanni della Croce spiega molto bene nel Cantico dei Cantici questa tensione interiore di ricerca: è come l’amato che l’amata insegue, cioè l’anima che cerca ardentemente l’unione con Dio. Ecco allora la grandezza di questa corrente agostiniana che nel corso della Storia è abbondantissima e alimenta la mistica cristiana, basata sul cuore più che sulla ragione.
Fin da giovane sono rimasto molto colpito da come Sant’Agostino abbia saputo scrutare le profondità del cuore umano, i suoi bisogni che trascendono la finitezza creaturale. I desideri del cuore sono ben noti a tutti: la felicità duratura, completa, inattaccabile, non ingannevole, non manipolata, è quella felicità che – nel momento in cui la vivi – fa toccare l’eternità; l’eternità; la bellezza; la santità; la giustizia. Si tratta di quei desideri del cuore umano che hanno una caratteristica e cioè quella di trascendere dall’uomo stesso, vanno al di là della sua finitezza e non c’è nulla al mondo che possa soddisfarli. Questa è la cifra dell’uomo. Abbiamo desideri interiori che vanno al di là delle nostre possibilità; dobbiamo allora necessariamente aprirci, innalzarci e per farlo dovremmo avere ali d’aquila per salire nell’alto dei Cieli. Di qui la ricerca faticosa, la lotta per emanciparci dalle pesantezze della carne, dagli inganni dell’effimero e per salire sempre più in alto là dove il nostro cuore inizia a sentire quella dolcezza e quella luce che lo soddisfano e cioè l’amore di Dio.
Tutto questo è spiegato in termini straordinari nel Vangelo, nell’incontro di Gesù con la Samaritana è racchiuso tutto il senso della ricerca interiore di Dio. La donna del brano di Vangelo ha cercato nelle cose materiali e soprattutto nelle varie vicende amorose una felicità che si è rivelata effimera e Gesù con delle domande precise provoca un po’ la donna facendole capire che la vera felicità non è dove ha sempre cercato ma è davanti ai suoi occhi, è Cristo stesso. È un brano di Vangelo ricco di spunti di riflessioni e le parole di Gesù sono fortissime, in sostanza dice che chi cerca di soddisfare il desiderio di Dio – che è Colui che ci dà l’amore, la felicità, la pienezza di grazia e di verità – ricercando nelle cose materiali e terrene, avrà ancora sete. È Cristo l’unica acqua che disseta.
Quando dunque Gesù seppe che i farisei avevano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni (sebbene non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli), lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea. Ora doveva passare per la Samaria. Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe; e là c’era la fonte di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte. Era circa l’ora sesta. Una donna della Samaria venne ad attingere l’acqua. Gesù le disse: «Dammi da bere». (Infatti i suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare.) La donna samaritana allora gli disse: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: “Dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell’acqua viva». La donna gli disse: «Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; da dove avresti dunque quest’acqua viva? Sei tu più grande di Giacobbe, nostro padre, che ci diede questo pozzo e ne bevve egli stesso con i suoi figli e il suo bestiame?» Gesù le rispose: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna». La donna gli disse: «Signore, dammi di quest’acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere». Egli le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e vieni qua». La donna gli rispose: «Non ho marito». E Gesù: «Hai detto bene: “Non ho marito”; perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; ciò che hai detto è vero». La donna gli disse: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che è a Gerusalemme il luogo dove bisogna adorare». Gesù le disse: «Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità». La donna gli disse: «Io so che il Messia (che è chiamato Cristo) deve venire; quando sarà venuto ci annuncerà ogni cosa». Gesù le disse: «Sono io, io che ti parlo!»
Anche noi, come la Samaritana, cerchiamo la felicità nelle cose che passano ed è per questo motivo che abbiamo sempre sete. Solamente l’amore di Dio soddisfa i desideri del cuore umano. Tutto ciò che il mondo ci offre è passeggero ed è anche ingannevole. Dio ha messo nel nostro cuore questa traccia, questa tensione verso l’Assoluto, verso l’eterno, verso la perfezione. Quando ci gettiamo sulle cose belle che passano ci accorgiamo che non danno quella soddisfazione che stavamo cercando, non ci dissetano. Cristo non indica la trada da percorrere per sperimentare la vera felicità, ma indica se stesso come fonte della vera felicità. È Cristo la Via, la Verità e la Vita! Cristo è la luce del mondo. Il Verbo di Dio è l’unica acqua che disseta.
Sappiamo che non è un inganno sperimentandolo, vivendolo e vedendolo anche negli altri che lo hanno sperimentato e che hanno scelto di vivere seguendo Cristo. Con la nostra pienezza di vita, che è un dono di Dio, possiamo dare testimonianza agli altri indicando loro la Via. Finché non si trova Cristo non si risolve l’enigma della vita, non possiamo rispondere alle domande esistenziali. Il Figlio di Dio ha assunto la nostra carne, è diventato uno di noi per essere il nostro prossimo, per essere vicino a noi. Finché non prendiamo questa decisione irreversibile di seguirlo stabilendo un’amicizia eterna con Lui, rimaniamo dei turaccioli che le onde dell’oceano sbattono qua e là senza mai approdare da nessuna parte.
Nelle tribolazioni della vita e del momento presente, che sono tante, è necessario fare una scelta radicale, convinta, totale e irreversibile per Cristo. L’uomo moderno è inquieto perché ha rifiutato Dio e la Croce, satana scardina i cuori a uno a uno e li trascina con sé nelle tenebre. È questa la condizione esistenziale di chi non cerca l’acqua viva, di chi soffoca la sete di vita eterna. La Madonna è qui per questa emergenza esistenziale di salvezza, per riportarci a Suo Figlio che è la Via, la Verità e la Vita. La promessa della Regina della pace è di grande conforto, abbiamo la certezza che alla fine il suo Cuore Immacolato trionferà. Il percorso, però, sarà costellato di fatiche esistenziali per ciascuno di noi; ognuno di noi deve tornare a Dio aprendo il suo cuore, spezzando le catene che lo imprigionano, tagliando le radici del male che lo inquinano e lo frenano.
La conversione è fatica ma è anche gioia, necessaria per uscire fuori dal baratro in cui siamo caduti. L’umanità sta andando veramente verso la perdizione perché ha scelto il menzognero anziché la Verità. Questo è il risultato della modernità che ha voluto sostituire Dio con l’uomo. Satana si sta impadronendo del mondo, ma non ci riuscirà perché la Madonna trionferà e l’umanità avrà un tempo di pace.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della Storia”