Mese: Dicembre 2025 Pagina 10 di 34

Guerra in Ucraina, la Carta ecumenica di Helsinki contro “l’ideologia del mondo russo”
Dall’1 al 3 dicembre, si è tenuta ad Helsinki una conferenza del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Al centro, la questione dell’ideologia del mondo russo|
Di Andrea Gagliarducci
Helsinki , martedì 23 dicembre 2025, 10:00 (ACI Stampa).
Non è la prima volta che i teologi si pronunciano contro l’ideologia del mondo russo. Emanata dal Patriarcato di Mosca, l’ideologia del russkyi mir è anche alla base della legittimazione para-religiosa della guerra in Ucraina, in nome di un’appartenenza alla cultura russa in senso molto largo. Ma se già i teologi ortodossi si erano pronunciati, ora è stata la volta di una serie di chiese sorelle, raccolte sotto l’egida del Consiglio Ecumenico delle Chiese, che hanno ribadito la condanna in una dichiarazione al termine di una conferenza internazionale che si è tenuta ad Helsinki dall’1 al 3 dicembre.
La conferenza si intitolava “Resistere all’impero, promuovere la pace: le chiese affrontano l’ideologia del mondo russo”. Al termine di questa conferenza, i leader delle Chiese cristiane di Europa hanno adottato una dichiarazione congiunta in cui criticavano aspramente l’ideologia del mondo russo, invitando i cristiani a resistere alla sua diffusione.
I partecipanti alla Conferenza hanno delineato nella dichiarazione una serie di cosiddette distorsioni teologiche su cui si fonda l’ideologia del mondo russo.
In particolare, la dichiarazione definisce “eresia” l’affermazione che la morte di un soldato lo purifichi automaticamente dai peccati, ma anche il fatto che l’invasione russa dell’Ucraina sia descritta come “una guerra santa”.
Secondo i partecipanti alla conferenza di Helsinki, l’ideologia del mondo russo “sacralizza la violenza, nega il diritto dei popoli all’autodeterminazione, cerca di fornire una giustificazione spirituale all’aggressione contro l’Ucraina, formula narrazioni, formula narrazioni ideologiche incompatibili con la tradizione storica e biblica del cristianesimo”.
Gli organizzatori hanno sottolineato che “la sacralizzazione della guerra, la deificazione dello Stato e l’attribuzione alle decisioni politiche dello status di “mandato divino” contraddicono l’essenza della fede cristiana”.
Secondo i partecipanti, le Chiese di Europa sono chiamate prima di tutto a “proteggere le vittime della guerra, sostenere i rifugiati, i feriti e tutti coloro che sono stati colpiti da aggressioni”. Quindi a dire “la verità sull’ideologia del “mondo russo”, denunciare l’abuso della religione e mettere in guardia dai pericoli della manipolazione teologica”. Infine, a pregare “per la pace, per l’Ucraina, per la liberazione dei bambini ucraini, per coloro che soffrono e anche per coloro che sostengono l’aggressione, invitandoli al pentimento”.
Tra le misure pratiche proposte, quella di “sostenere iniziative teologiche che smascherino la sacralizzazione del potere”, e “sviluppare un’educazione cristiana incentrata sulla verità e sulla pace”, contrastando “la disinformazione e la manipolazione ideologica”, documentando i crimini e presentando le voci dei testimoni.
Tra le priorità, invece, ci sono “l’assistenza ai rifugiati e agli sfollati interni”, il “sostegno alle chiese nelle zone di guerra”, la “assistenza ai bambini ucraini rapiti dalla Russia”, e il rafforzamento del dialogo tra Europa occidentale e orientale”, sviluppando anche “pratiche di risoluzione non violenta e di guarigione dei traumi”.|
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La Creazione del mondo e dell’uomo da parte di Dio è già orientata al mistero dell’Incarnazione. L’uomo è stato creato capace di Dio; la sua natura umana è composta da un’anima e da un corpo. L’anima è la scintilla divina che, elevata in grazia in un modo particolare, può essere unita alla persona del Verbo e quindi, come dice San Paolo, tutte le cose sono state create per mezzo del Verbo e in vista del Verbo, cioè in vista dell’Incarnazione. Tutto il progetto di Dio della Creazione, dell’Incarnazione e della Redenzione è un unico progetto che ha come protagonista il Verbo, cioè la Parola eterna del Padre.
Ciò che distingue il Cristianesimo da tutte le altre religioni e da tutte le filosofie è proprio la Verità dalla fede. Le Verità della fede sono altro rispetto alle credenze umane in cui c’è tutto ciò che l’uomo elabora; la Madonna le ha chiamate ideologie in termini ancora molto più severi rispetto a credenze. Tutte le credenze umane, le ideologie umane nulla hanno a che fare con quello che è la fede cristiana nel mistero dell’Incarnazione. Nella sua semplicità il mistero dell’Incarnazione indica Dio in un uomo concreto che è Gesù Cristo. Gesù Cristo è Dio, è l’unico Dio. L’unico Dio perché si è manifestato come Parola di Dio, come il Figlio di Dio; è un Dio che è uno nella natura e trino nelle Persone.
Il mistero cristiano nella sua formulazione trinitaria ha nulla a che spartire con le altre religioni, ideologie, filosofie. È divina rivelazione, è qualcosa che viene da Dio, è qualcosa di sublime, impensabile, inestimabile, che ci trascende e per credere a questo mistero ci vuole una grazia speciale, la grazia di Dio.
Tutti gli accostamenti che vengono fatti con altre religioni hanno nessun fondamento. Vorrei proprio sottolineare questa unicità della Divina Rivelazione che ha nulla a che spartire con le religioni, le filosofie e le ideologie mondane. Il Cristianesimo è da conservare nella sua integrità, da vivere nella sua integrità, perché è salvifico, nel senso che soltanto credendo in Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo, si può essere salvi. Che poi Dio abbia molte vie a lui note, a noi non note, per portare le anime alla salvezza è un’altra cosa, ma non c’è dubbio che la via ordinaria per la Salvezza sia la professione di fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio e Redentore del mondo. Questa fede emerge con chiarezza fin dalle prime pagine dei Vangeli; questa unicità del Cristianesimo ha una discontinuità e nel medesimo tempo una continuità con l’Antico Testamento perché la comprensione delle profezie da parte dei credenti d’Israele non era come la fede cristiana; noi sappiamo che il Messia preannunciato dalle profezie e descritto con tratti divini, è Gesù Cristo proprio perché la nostra fede è illuminata dall’Incarnazione. Nell’Antico Testamento le profezie sull’Incarnazione ci sono, ma la comprensione di queste profezie da parte del popolo ebraico era quella di un Messia speciale, diciamo, comunque distinto, in un formato umano per quanto elevato; la reazione nei confronti di Gesù è stata infatti quella della lapidazione, perché Gesù, essendo un uomo, si è proclamato Figlio di Dio. Il motivo per cui Gesù è stato ucciso è perché ha bestemmiato, secondo loro, perché ha indicato se stesso come Dio.
Non cerchiamo, allora, parentele con altre filosofie, ideologie o religioni, per quanto riguarda la professione di fede cristiana nel Dio uno e trino e nell’Incarnazione del Verbo che sono i due misteri principali della fede, sono divina rivelazione, non sono conquiste umane, non sono elaborazioni umane, sono Verità divine che Dio ha rivelato, anche preannunciandole nei profeti di Israele. Alcune formule sono talmente coinvolgenti da pensare che sia appunto lo Spirito Santo che le ha ispirate, ma la loro comprensione è arrivata dopo la venuta di Gesù Cristo.
Nell’Antico Testamento la fede è fede in Jahvè Creatore, un unico Dio. Jahvè, vuol dire Colui che è. Il Nuovo Testamento è una fede in Dio uno e trino e nell’Incarnazione del Verbo. La fede cristiana è diversa rispetto a quella ebraica, anche se comunque c’è una continuità, ma è una continuità che presuppone una nuova rivelazione che è quella che ha fatto Gesù Cristo. Il Cristianesimo è incominciato con una Donna, con una ragazza che aveva circa sedici anni. È con Maria di Nazareth che incomincia il Cristianesimo, proprio nella casa di questa Vergine promessa sposa a un giovane di Nazareth che si chiamava Giuseppe. Questa sposa si chiamava Maria e lì le apparve l’angelo Gabriele. L’angelo Gabriele ha una divinità particolare, è colui che ha annunciato l’Incarnazione e Maria ha un merito particolare. Non si finirà mai di descrivere i meriti di Maria, sono un oceano sconfinato che non riusciamo ad abbracciare. L’angelo Gabriele rivela il mistero della Santissima Trinità e dell’Incarnazione alla Vergine Maria e lei, nella fede, crede a questo mistero e quindi è la prima credente.
Il Cristianesimo nasce con Maria perché l’angelo si rivolge a lei dicendole piena di grazia; non sappiamo cosa abbia capito in quel momento, certamente ha avuto un sussulto profondo perché nella sua umiltà ha capito che era un’espressione che non c’era nella tradizione ebraica, era qualcosa di speciale, di sublime, di unico. I Vangeli, poi, sottolineano l’evangelizzazione da parte dello Spirito Santo che illumina; anche Maria è illuminata dallo Spirito Santo quando l’angelo le ha preannunciato la maternità del Redentore. Al momento dell’Annunciazione la domanda di Maria che riguarda il suo voto di verginità, il suo impegno di verginità, che probabilmente non era soltanto suo, ma era anche di Giuseppe. Anche qui possiamo ben pensare alla conduzione interiore dello Spirito Santo per cui chiede come avverrà questo e qui si dischiude il mistero della Santissima Trinità, cioè “lo Spirito Santo scenderà su di te e quindi Colui che concepirai sarà chiamato il Figlio di Dio”. Maria è la prima credente. Con Maria è nata la Chiesa. Con Maria è nato il Cristianesimo perché è la prima che ha creduto.
Con la sua fede Maria ha dato la possibilità che si realizzasse l’evento cristiano per eccellenza che è l’Incarnazione del Verbo, al quale lei ha dato la natura umana. Ovviamente l’anima è stata creata da Dio, perché anche Gesù aveva un’anima immortale, elevata in grazia in modo particolare ad unirsi alla persona del Verbo. In quel momento Maria è la Madre della fede ed è la Madre della Chiesa, perché il capo della Chiesa è Gesù Cristo. Lei, come Madre della Chiesa, ha generato Colui che è il capo del Corpo mistico. Nel momento del sì di Maria nasce la fede cristiana, la sua grandezza, la sua bellezza e la sua essenzialità. Quel Bambino che la Vergine Maria ha concepito e che ha generato, è il Figlio di Dio, è il redentore del mondo. Questo è il Cristianesimo.
La grandezza di Maria è proprio quella proclamata dalla cugina Elisabetta quando ha detto “Beata te che hai creduto alle parole del Signore”; Maria ha creduto all’evento della sua divina maternità. La Madonna ha avuto una grazia speciale da parte dello Spirito Santo per fare questo atto di fede sublime. Una grazia diversa, ma comunque particolare, l’avevano avuta anche Eva e Adamo che sono stati ricolmati di grazia da Dio nel momento della Creazione, ciò non ha impedito ai progenitori di vacillare nella fede e di scegliere di seguire il diavolo. Il sì di Maria è totalmente libero, potremmo anche dire che è meritorio; in questo modo Maria ha cooperato col suo sì in un modo unico e irripetibile all’opera della Redenzione. Maria è la Madre della Chiesa, è la Madre di Cristo ed è la Madre della fede. Per cui non c’è fede cattolica, non c’è fede cristiana, non c’è fede divinamente rivelata che non sia quella di Maria. La fede di Maria è credere che quel Bambino da lei generato è Dio, è il Figlio di Dio, fatto uomo.
Questo è un passo fondamentale nella nostra comprensione della fede. Oggi la crisi della fede è entrata anche nella Chiesa, ha svuotato le chiese e ha ridotto il Cristianesimo a una pratica esteriore. Se manca la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo, non c’è più Cristianesimo e neanche la salvezza delle anime. Se non c’è la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo, tutto il resto cade, perfino i Comandamenti diventano cose umane. Se Maria è piena di grazia e ricolma di Spirito Santo, è proprio nella luce dello Spirito Santo che ha detto il suo sì radicale, limpido e totale. Nei Vangeli vediamo quest’ opera interiore dello Spirito Santo che rivela chi è Gesù Cristo, che rivela il fatto unico del Cristianesimo, che rivela che la Salvezza è venuta nel mondo. Noi questo lo vediamo chiaramente in Elisabetta, perché Maria sapeva che Elisabetta aveva concepito un bambino ed era già al sesto mese perché glielo aveva detto l’angelo. Maria corre da sua cugina non solo per una visita di cortesia a una donna in attesa, ma per comunicare questo annuncio incredibile dell’Incarnazione del Verbo di cui lei in quel momento è la depositaria. Maria corre da Elisabetta la quale è già stata illuminata, è già stata evangelizzata dallo Spirito Santo; infatti, quando vede Maria dice: “a che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?” Elisabetta già precede il Concilio di Efeso, che ha chiamato Maria Madre di Dio. Il Concilio di Efeso non ha fatto che dichiarare la fede di Elisabetta che mette sul medesimo piano la Benedetta che è Maria e il Benedetto che è suo Figlio in una benedizione unica che indica che la divina figliolanza di Gesù e la maternità divina di Maria è un unico mistero inscindibile, è il mistero cristiano per eccellenza.
Sono cose meravigliose. L’avvento del Cristianesimo avviene tra due donne; c’è anche una componente femminile del Cristianesimo di cui dobbiamo tenere conto che non è solo Maria, è tutta quella serie di donne che sono già nei Vangeli le testimoni più tenaci della Risurrezione di Cristo. È bello mettere in luce queste cose perché si vede la fede cristiana, si vede anche la nascita della Chiesa nella sua limpidezza straordinaria, affascinante. Maria è la Madre della fede cristiana e Elisabetta è la prima credente alla testimonianza missionaria di Maria e questo ci fa anche capire qual è l’influenza delle madri sui figli. Non dimentichiamo che la prima testimonianza pubblica della fede in Cristo, Figlio di Dio, Agnello di Dio, che ha espiato i peccati del mondo, è avvenuta da parte del figlio di Elisabetta che è san Giovanni il Battista. Da Elisabetta abbiamo la seconda testimonianza della fede cristiana di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
La terza rivelazione è quella della notte di Natale, è il canto degli angeli in Cielo che annunciano ai pastori che è nato il Salvatore, il Cristo Signore, il Messia, ma nella dimensione divina, per cui viene chiamato il Signore. Questa è la testimonianza degli angeli ai pastori. Poi c’è la testimonianza dell’adorazione che fanno Giuseppe e Maria, che coinvolge i pastori e i Magi. Queste sono cose di una grandiosità commovente, eppure rinchiuse in una quotidianità silenziosa totalmente nascosta al mondo. Prima c’è una giovane donna nella sua umile casa, poi c’è l’incontro tra le due donne nella casa di Elisabetta, la più grande profeta del Cristianesimo con Maria, Madre del Figlio di Dio. La notte di Natale, poi, nel buio più totale nei dintorni di Betlemme, in una grotta nasce il Salvatore e ha come testimoni Giuseppe, Maria e alcuni pastori. Poi c’è anche la visita dei Magi, anche loro adorano quel Bambino e cercavano il Salvatore sotto la guida di una stella. Anche questo è qualcosa di straordinario, una stella ha condotto i Magi dalla Persia fino a Betlemme, è un segno divino straordinario che ci indica come Dio usa i segni divini per sottolineare la sua presenza che va al di là di ogni attesa umana e di ogni calcolo umano. Pensiamo, ad esempio, anche al segno che ci sarà sulla collina delle apparizioni a Medjugorje; sarà un segno bellissimo, visibile, indistruttibile, che durerà fino alla fine del mondo e che viene dal Signore. Sarà un segno più grande ancora della stella dei Magi, perché è durevole e indistruttibile, durerà fino alla fine del mondo. Questo sta a indicare come il ritorno di Dio nel mondo, che avviene e sta avvenendo nella storia umana che ha deviato e che Dio vuole raddrizzare e riportare sulla retta via, è una componente del nostro tempo per cui dobbiamo uscire fuori dal sonno stanco delle nostre anime, come l’ha chiamato la Madonna.
Abbiamo poi queste rivelazioni coerenti fra di loro, convergenti, cioè: l’Annunciazione a Maria, l’Incarnazione del Verbo, la rivelazione del mistero trinitario, Elisabetta che chiama Maria “la madre del mio Signore”, gli angeli in Cielo che dicono che il Messia è il Salvatore che è nato nella grotta di Betlemme. Queste profezie sono convergenti nell’indicare l’identità del Cristianesimo. Il Cristianesimo è la Professione di fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio e Redentore del mondo. Da quando incomincia il Vangelo e fino alla Risurrezione di Cristo, è tutta una manifestazione, una dimostrazione, una testimonianza sistematica, straordinaria di questo evento, che Dio sì è fatto uomo. Il Cristianesimo è tutto qui, è tutto questo. Tutto il resto converge su questa Professione di fede che è continua, perché poi il Vangelo di Gesù Cristo ha predicato non è che lui stesso. Gesù Cristo ha predicato se stesso come Salvatore del mondo, come Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, come il Risorto, il vincitore del male e della morte. Sono cose che noi abbiamo negato.
La Madonna ha detto tante volte che abbiamo negato la fede e la Croce. Ed è la verità! Solamente una piccola minoranza, anche nella Chiesa, ha questa Professione di fede così forte che noi vediamo nei protagonisti dei Vangeli che ascoltano la Divina Rivelazione. La rivelazione del mistero di Cristo che abbiamo nei Vangeli, dopo quella di Maria stessa nell’Annunciazione, quella di Elisabetta, quella degli angeli a Betlemme, è quando Gesù viene portato al tempio dove ci sono Simeone e la profetessa Anna che aspettavano la liberazione di Israele. Anche qui entra in campo lo Spirito Santo, per cui le parole di Simeone sono profetiche. Si rivolge a Maria dicendo che quel Bambino è stato posto per la salvezza e per la rovina di molti. Salvezza per chi crede, rovina per chi non crede. Aggiunge poi che una spada le avrebbe trapassato l’anima. Ecco la convergenza delle profezie che lo Spirito Santo suscita in questi personaggi che noi troviamo nei Vangeli, tutti convergenti nell’unica Professione di fede in Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore del mondo. In tutte queste Professioni di fede è presente Maria come Colei che è la portatrice del mistero, che è la portatrice della fede cristiana.
C’è poi la fuga in Egitto, il ritorno a Nazaret. C’è quell’episodio di Gesù che a dodici anni viene portato al tempio e lì, in mezzo ai dottori, fa la prima rivelazione di se stesso come Figlio di Dio. Questo ragazzo, nel tempio, in mezzo ai dottori che lo interrogano, cita le Scritture con una grande sapienza lasciando tutti stupiti per la sua profondità e già qui sì manifesta chi sarà il Messia futuro, dotato di una sapienza divina. Quando poi i suoi genitori lo prendono per riportarlo nel gruppo che tornava a Nazaret, Maria si rivolge a lui e dice: “Figlio, perché ci hai fatto questo?” e Gesù, risponde: “Ma non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Gesù, dodicenne, chiama Dio Padre mio e poi, anche nella sua predicazione successiva nella sua vita pubblica, distinguerà molto bene fra Padre mio e Padre vostro. Gesù ha una paternità diversa dalla nostra; noi siamo figli di Dio perché Dio ci ha creato dal nulla, Gesù è Figlio del Padre che lo ha eternamente generato, è coesistente col Padre, è la Parola del Padre.
C’è poi una rottura che è tipica del metodo di Dio, dei piani di Dio. C’è un lungo silenzio dalla Presentazione al tempio fino alla predicazione di Giovanni dove incomincia proprio la vita pubblica di Gesù. La predicazione di Giovanni e la testimonianza di Gesù su se stesso è esattamente quella che sì è manifestata nell’Annunciazione, nelle parole di Elisabetta, nella notte di Natale e quando Gesù è stato portato al tempio. Giovanni è il primo che in pubblico fa questa grande rivelazione, fa la sua Professione di fede quando Gesù è tra coloro che aspettano di essere battezzati da lui. Ispirato dallo Spirito Santo, e sicuramente anche sostenuto fin da bambino dalla fede della madre Elisabetta, quando Gesù si avvicina dice: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo”. Quindi Giovanni non solo indica in Gesù il Figlio di Dio, ma anche Colui che con il suo sacrificio redime il mondo. Successivamente Giovanni ribadisce la sua fede che è la fede cristiana e cioè: “Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”. La grandezza di Giovanni è quella di essere colui che pubblicamente ha indicato chi è il Messia e questo Messia è il Figlio di Dio ed è il Redentore del mondo. La fede di Giovanni è la fede cristiana nella sua totalità, nella sua interezza, nella sua bellezza, nella sua grandezza, e quindi giustamente è messa in grande evidenza nei Vangeli, perché Giovanni è il precursore, è colui che prepara la via al Verbo incarnato e dà questa sublime testimonianza per la salvezza del mondo. Dopo che ha dato questa testimonianza, la missione di Giovanni è finita e si conclude col martirio. Questa testimonianza di Giovanni è di un’importanza incredibile, perché i primi discepoli di Gesù sono proprio i discepoli di Giovanni. Ovviamente gli Apostoli sono dodici, ma non possiamo tacere questo dono che ha fatto Giovanni di quattro dei suoi discepoli (Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni) che ha mandato da Gesù e sono quegli Apostoli che più di altri gli sono stati vicini e sono stati di testimoni fervorosi.
Vediamo allora la coerenza della fede di Giovanni il Battista che si fa strada, che entra nei cuori, che illumina le menti, che conquista le persone, è la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo. Oggi siamo in una situazione inversa, si rigetta questa fede. Si dice che Gesù Cristo è un bravo uomo, che Gesù Cristo al massimo è un profeta. Anche la Regina della pace lo ha detto, siamo diventati pagani. È importante mettere in luce la fede di Maria che ha originato il Cristianesimo.
Il Vangelo è costruito su una sola affermazione ben precisa, ripetuta dalla prima all’ultima riga e cioè che Gesù Cristo è il Figlio di Dio ed è il Salvatore del mondo. Infatti, quando Gesù parla nel Vangelo dice che il regno di Dio è vicino e di convertirci al Vangelo. Vuol dire che il regno di Dio è lui, è il Figlio di Dio fatto uomo.
Quanto è importante capire il Vangelo nella sua essenzialità, nella sua anima profonda che lo ispira e che è la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio. Gli evangelisti sono tutti protesi nel dare questa testimonianza: Gesù Cristo, Figlio di Dio è il Verbo incarnato, il Verbo eternamente generato dal Padre, della stessa sostanza del Padre, che si è fatto uomo, che è morto per noi ed è risorto per darci la vita nuova della grazia e la vita eterna.
Chi ha la luce interiore dello Spirito Santo capisce che quel Bambino nella grotta è Gesù Cristo, Figlio di Dio, unico e vero Salvatore del mondo. Anche Gesù, come uomo, mangiava, dormiva, beveva l’acqua, sudava, era stanco, abbiamo visto quanto ha patito durante la Passione. L’umanità di Gesù è quella di una creatura. La natura umana di Cristo fa parte della creazione, è stata concepita nel grembo dalla Vergine Maria. Gesù Cristo è vero uomo, ma è anche vero Dio. Questo è il grande contributo che hanno dato gli Apostoli, perché hanno condiviso per tre anni la vita di Gesù Cristo, l’hanno visto nella sua quotidianità, l’hanno visto quando aveva fame, aveva sete, era stanco, era perseguitato, era sofferente per il rifiuto della fede che aveva la gente, per le persecuzioni dei nemici. Gli Apostoli che l’hanno visto flagellato e incoronato di spine, hanno visto fino a dove è stato trascinato dall’odio del mondo, eppure hanno creduto. Hanno creduto che era il Figlio di Dio, hanno vacillato nella fede nel momento della prova, ma però poi quando Cristo è apparso Risorto, la loro fede sì è rinforzata.
Non c’è dubbio che nei tre anni della vita pubblica in cui gli Apostoli hanno visto Gesù nella sua quotidianità, hanno creduto che era il Figlio di Dio. A questo riguardo citiamo la Professione di Pietro, straordinaria. Quando Gesù dice agli Apostoli: “Chi dice la gente che io sia?” e loro descrivono quello che dice la gente (un profeta, Giovanni, Elia, eccetera). Poi Gesù sì rivolge agli Apostoli e chiede loro: “E voi chi dite che Io sia?” E qui Pietro, ispirato dallo Spirito Santo, dice: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. È la professione di fede, è la professione di fede di Maria, è la professione di fede della Chiesa, è la fede cristiana.
Non solo Pietro, ma anche gli altri Apostoli avevano costruito la loro fede nel seguire Gesù, ascoltando le sue parole, vedendo i suoi miracoli, hanno costruito la loro solidità della fede. Per cui noi vediamo che gli Apostoli, loro lo stessi, sono testimoni della testimonianza di Gesù. Nei Vangeli vediamo la testimonianza di Gesù riguardo a se stesso, la sua Divina figliolanza, ma vediamo anche la testimonianza degli Apostoli al riguardo; anche loro vengono inviati a predicare il Vangelo perché loro lo stessi, già nella vita di Gesù credono che Gesù è il Figlio di Dio, che è il Salvatore del mondo, anche se poi ovviamente hanno fatto un cammino di fede che ha trovato la sua conclusione nel momento della Resurrezione. Quindi la fede cristiana da Cristo si dilata agli Apostoli, si dilata alle pie donne e possiamo dire che la presenza di Maria nella vita pubblica di Gesù con le pie donne, con gli Apostoli, con i discepoli, ravviva la fede degli Apostoli in Cristo. Lo vediamo alle nozze di Cana, ma in tutta la vita di Gesù vediamo che la Madonna è Colei che crede e che lo segue fino in cima al Calvario.
Nei Vangeli vediamo che la testimonianza di Gesù si sussegue continuamente, specialmente nel Vangelo di Giovanni, dove Gesù usa anche formule molto forti per indicare la sua Divina figliolanza, come quando, discutendo con i Giudei, dice: “Prima che Abramo fosse, Io sono”. Gesù arriva anche a indicare se stesso con molta chiarezza, la sua divinità. Ci sono poi diverse teofanie come la Trasfigurazione sul monte Tabor, dove sono presenti tre apostoli (Pietro, Giacomo e Giovanni); lì Gesù dà una testimonianza meravigliosa trasfigurandosi davanti a loro e la voce del Padre dice: “Questi è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto”. Tutta la vita pubblica di Gesù è intessuta di queste testimonianze che lui dà di se stesso. Ci sono poi i segni che Cristo dà della sua divinità, la sua somma sapienza che appare nei Vangeli, negli insegnamenti e che stupisce le folle e stupisce anche i suoi avversari. La potenza di miracolo di Gesù che risuscita perfino i morti, moltiplica i pane e i pesci, ferma le onde del mare. La testimonianza che dà Gesù non solo cono le parole, ma anche coi fatti, coi miracoli, è straordinaria e indica la sua signoria divina.
Ci sono poi eventi meravigliosi come la sua trasfigurazione o il fatto che Gesù abbia una signoria sui demoni. Questo era già evidente nelle tentazioni di Gesù nel deserto, dove satana tenta Gesù come aveva fatto con la prima coppia dell’umanità quando era uscito vincitore. Contro Gesù, invece, viene umiliato nella triplice tentazione che Gesù smonta manifestando la sua signoria divina. Poi tutto il seguito della vita di Gesù, la sua autorità sui demoni, a un comando di Gesù i demoni fuggono e sono anche obbligati a professare che Gesù è il Figlio di Dio. Gesù non solo ha testimoniato se stesso, la sua divinità con le sue parole, ma l’ha convalidata cono la santità della sua vita, prima di tutto, la sua sapienza che supera ogni forma di conoscenza possibile agli uomini perchè è una sapienza divina, poi la sua potenza di miracolo fino a risuscitare i morti e la sua signoria sui demoni. Sono tutte realtà che dicono che Cristo è Colui che è, cioè il Figlio di Dio, il Redentore del mondo. Sono le prove che Dio offre alle menti più difficili a convertirsi perché credano e si aprano alla grazia.
Vorrei ora arrivare al punto chiave della sua testimonianza che dà Gesù durante tutto il corso della sua vita, che è quella che dà davanti al Sinedrio, perché dobbiamo capire qual è il motivo della morte di Gesù. Gesù è stato condannato come re dei giudei, ma è una motivazione è politica di cui Pilato ha bisogno per condannarlo a morte. Gesù si è proclamato re dei giudei, quindi è un rivoluzionario, è un sedizioso, è un pericolo per l’Impero Romano e va ucciso. Nel contralto sulla croce è scritto: Gesù Nazareno re dei Giudei. La vera motivazione per cui Gesù è stato ucciso è la testimonianza che lui ha dato durante il corso della sua vita di essere il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo. Difatti questo è ben descritto dagli evangelisti nel momento in cui Gesù viene catturato, viene imprigionato, viene giudicato, viene portato davanti al Sinedrio. La domanda di Caifa è molto precisa: “Sei tu il figlio di Dio?” E Gesù risponde: “Tu l’hai detto” e poi rincara la dose dicendo: “Vedrete il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del Cielo a giudicare il mondo”. Gesù si attribuisce quindi il giudizio finale che solamente Dio può riguardo al mondo. Quindi, Gesù davanti al Sinedrio ha confermato la sua testimonianza ben sapendo che sarebbe stato condannato a morte. Il motivo per cui Gesù è stato ucciso è perché sì è proclamato Figlio di Dio e Redentore del mondo.
Il mondo oggi più che mai all’erta riguardo al Cristianesimo, perché il mondo indica se stesso come Dio e quindi non tollera che ci sia un Dio a cui bisogna obbedire. Secondo la mentalità umana è l’uomo che è Dio a se stesso, è lui il padrone del mondo. È per questo motivo che la Chiesa Cattolica è sempre perseguitata, perché i potentati umani non tollerano alternative divine al loro potere umano, che poi è un potere umano in mano al demonio. La Regina della pace ha detto che l’uomo ha messo se stesso al posto di Dio e così satana sì è messo lui stesso al posto di Dio.
La testimonianza più grande che Gesù ha dato è stata quella della sua Resurrezione. Non dimentichiamo che il corpo di Gesù è scomparso, il corpo del Crocifisso è scomparso. Una grande pietra è stata rimossa dal Sepolcro e dentro c’erano i panni ben piegati, messi da parte e il suo corpo non è stato mai più ritrovato, perché quel corpo mortale è stato trasfigurato, è diventato il corpo del Risorto. La fede degli Apostoli si è rafforzata con la sua Resurrezione. E quindi la testimonianza della Resurrezione fa parte della testimonianza cristiana che riguarda appunto l’Incarnazione, la Passione, la morte e la Resurrezione di Cristo.
La manifestazione non è necessaria alla gloria di Dio, ma è necessaria per la nostra salvezza. Siamo caduti così profondamente nell’abisso del male e siamo così soggetti alla potenza del male che solamente Dio poteva salvarci. Solo il Figlio di Dio poteva sconfiggere il potere del male, il potere della morte. E questo è avvenuto. La vittoria di Cristo c’è già stata, è stata quella della sua Incarnazione, della sua Passione e della sua Resurrezione. La potenza di Dio ha trionfato.
Oggi i potentati umani mettono se stessi al posto di Dio, ma Dio ha già preparato un piano per mezzo di Maria, che è sempre a fianco di Suo Figlio, per rimettere le cose a posto, per rovesciare i potenti dai troni ed esaltare gli umili. Questo è il momento di Maria!
(PADRE LIVIO – TRILOGIA DEL VERBO INCARNATO – L’evento della Incarnazione del Verbo (2)

TROVI LE PUNTATE PRECEDENTI NELLA SEZIONE IL DIARIO DI PADRE LIVIO
54. Saper attendere con pazienza
Dio è fuori dal tempo e per Lui il passato e il futuro confluiscono nell’istante presente. “Omnia sunt ei presenzialiter” insegna la teologia.
Questo spiega perché le profezie divine possono riguardare un futuro che si dilunga molto nel tempo, a volte anche per generazioni, tanto da cadere nella dimenticanza.
La più importante di queste promesse riguarda la venuta del Messia, che si è protratta lungo il corso dei secoli ma che, quando si è realizzata, ha trovato pochi pronti ad accoglierla.
Non solo, ma ha trovato l’opposizione proprio da parte di coloro che, per incarico istituzionale, avrebbero dovuto spianargli la strada.
Non vi è dubbio che la promessa dei Dieci Segreti, fatta dalla Regina della pace, è una delle più significative da parte della Madonna nelle sue apparizioni e stupisce per la lunghezza dei tempi richiesti per il suo adempimento. (Siamo quasi al mezzo secolo)
Non pochi si sono stancati di aspettare e si sono dedicati ad altre occupazioni più gratificanti. Come le Vergini stolte si troveranno senza olio per le loro lampade, quando il soprannaturale farà irruzione all’improvviso, come un ladro di notte.
Dio adempie sempre le sue promesse, ma i suoi tempi non sono i nostri tempi e le sue manifestazioni non solo quelle che noi immaginiamo e che noi pieghiamo alle nostre aspettative.
“Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvo”, ci ammonisce il Vangelo. La speranza cristiana è la virtù dell’attesa. Nessuno conosce il giorno e l’ora dell’inizio dei Segreti se non Veggenti.
Tutti gli altri devono fare tesoro del tempo di Grazia che ci è concesso, per fare fronte agli eventi quando accadranno. Dopo un tempo di attesa così lungo, non sarà possibile cercare alibi a proprio favore.
( 23 Dicembre 2025)
Il viaggio a Betlemme di Maria e Giuseppe
Il viaggio di Giuseppe e Maria verso Betlemme è profetico, anche se di fatto è provocato dall’editto dell’imperatore Cesare Augusto che voleva fare il censimento dell’impero. Come gli altri, anche Giuseppe si è trovato costretto a tornare nella località da cui proveniva il suo casato, Betlemme appunto.
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. (Lc 2, 1-6)
Nell’Annunciazione, parlando del Bambino che sarebbe nato da Maria, l’angelo Gabriele disse delle cose umanamente incredibili: “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Questa profezia si rivela, allora, nel viaggio a Betlemme. Maria e Giuseppe compiono questo viaggio nelle fede, nella comprensione dei misteri di Dio che ci parla attraverso gli avvenimenti della Storia e attraverso gli avvenimenti della nostra vita. Dobbiamo, allora, leggere gli avvenimenti della nostra vita personale e del mondo proprio alla luce della fede perché alla fine è Dio il Signore e la sua Provvidenza guida ogni cosa.
Maria e Giuseppe, in questo viaggio, sono consapevoli di adempiere la profezia rivelata dall’arcangelo Gabriele secondo la quale il Signore Dio avrebbe fatto sì che quel Bambino avrebbe ricevuto il trono di Davide suo padre. Maria e Giuseppe si chiedono che significato avrebbe avuto tale profezia perché, guardando alla realtà, stanno compiendo un viaggio in sella a un umile asinello proprio nei giorni in cui quel Bambino sarebbe dovuto nascere. Il viaggio da Nazareth a Betlemme è lungo e faticoso, specialmente con i pochi mezzi di cui disponeva una famiglia come la loro composta da un falegname e una casalinga.
Nella luce di questa profezia straordinaria che parla di regalità e di un regno che non avrà mai fine, Maria e Giuseppe affrontano questo viaggio faticoso, umile e povero. È proprio vero che i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, così come le sue vie non sono le nostre. Umanamente è faticoso comprendere i pensieri di Dio, dobbiamo allora uscire dalla nostra mentalità terrena, alzare lo sguardo e trascendere da noi stessi per avvicinarci al modo di pensare di Dio affidandoci alla Sua divina Provvidenza. Di fronte alla profezia dell’angelo, Maria e Giuseppe hanno affrontato il lungo viaggio con umiltà e totale affidamento al disegno di Dio, consapevoli che si sarebbe realizzato. Dio attua i suoi disegni sempre attraverso l’umiltà, percorrendo la via della Croce.
San Giovanni Paolo II sviluppò un concetto meraviglioso: la Madonna, che pure è la beata perché ha creduto nell’adempimento della Parola del Signore, ha progredito nella fede, ha fatto un suo cammino. Si legge infatti nell’Enciclica Redemptoris Mater:
Pertanto, anche la fede di Maria può essere paragonata a quella di Abramo, chiamato dall’Apostolo «nostro padre nella fede» (Rm 4,12). Nell’economia salvifica della rivelazione divina la fede di Abramo costituisce l’inizio dell’Antica Alleanza; la fede di Maria nell’annunciazione dà inizio alla Nuova Alleanza. Come Abramo «ebbe fede sperando contro ogni speranza che sarebbe diventato padre di molti popoli» (Rm 4,18), così Maria, al momento dell’annunciazione, dopo aver indicato la sua condizione di vergine («Come avverrà questo? Non conosco uomo»), credette che per la potenza dell’Altissimo, per opera dello Spirito Santo, sarebbe diventata la Madre del Figlio di Dio secondo la rivelazione dell’angelo: «Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35). Tuttavia, le parole di Elisabetta: «E beata colei che ha creduto» non si applicano solo a quel particolare momento dell’annunciazione. Certamente questa rappresenta il momento culminante della fede di Maria in attesa di Cristo, ma è anche il punto di partenza, da cui inizia tutto il suo «itinerario verso Dio», tutto il suo cammino di fede. E su questa via, in modo eminente e davvero eroico – anzi con un sempre maggiore eroismo di fede – si attuerà l’«obbedienza» da lei professata alla parola della divina rivelazione. E questa «obbedienza della fede» da parte di Maria durante tutto il suo cammino avrà sorprendenti analogie con la fede di Abramo. Come il patriarca del popolo di Dio, così anche Maria, lungo il cammino del suo fiat filiale e materno, «ebbe fede sperando contro ogni speranza». Specialmente lungo alcune tappe di questa via la benedizione concessa a «colei che ha creduto», si rivelerà con particolare evidenza. Credere vuol dire «abbandonarsi» alla verità stessa della parola del Dio vivo, sapendo e riconoscendo umilmente «quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie» (Rm 11,33). Maria, che per l’eterna volontà dell’Altissimo si è trovata, si può dire, al centro stesso di quelle «inaccessibili vie» e di quegli «imperscrutabili giudizi» di Dio, vi si conforma nella penombra della fede, accettando pienamente e con cuore aperto tutto ciò che è disposto nel disegno divino.
Nell’Annunciazione non c’è traccia della Croce, c’è l’indicazione della grandezza di quel Bambino il cui regno sarà eterno, ma non si parla della Croce la cui rivelazione avverrà per bocca di Simeone. La pedagogia divina si rivela per mezzo dello Spirito Santo, proprio nel viaggio da Nazareth a Betlemme fatto in sella a un asino e non a un regale cammello. Quando finalmente giungono a Betlemme, Maria e Giuseppe non trovano alloggio; nessuno vuole accogliere un’umile coppia che sta per dare alla luce un bambino. Sperimentano, allora, la realtà della grandezza di Dio che opera nella Storia umana intrisa di peccato, di rifiuto, di ostilità a Dio.
Maria e Giuseppe capiscono la pedagogia di Dio che realizza i suoi piani nell’umiltà, nel nascondimento, nella fatica, nella persecuzione, nella lotta, nel rifiuto. Nel momento in cui il Bambino deve nascere, Maria e Giuseppe si trovano in una grotta, che i pastori in inverno utilizzavano come rifugio per gli animali. Ecco la manifestazione della pedagogia di Dio, nell’umiltà di quella grotta, riscaldato dal fiato di un asinello e di un bue, viene alla luce il Figlio di Dio, il Salvatore e Redentore del mondo. Lo Spirito Santo permette a Maria e Giuseppe di comprendere questo grande insegnamento: nonostante il rifiuto di accoglierli, nonostante il luogo inospitale e umile, nonostante la fatica del lungo viaggio, nasce Gesù e un angelo annuncia ai pastori: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».
In quel viaggio Maria e Giuseppe hanno compreso che dobbiamo elevare i nostri pensieri ai pensieri di Dio, adeguarci nell’umiltà, prendere in mano la Croce e portarla. Da Nazaret a Betlemme Maria e Giuseppe hanno preso consapevolezza che, anche se i piani di Dio non corrispondono ai nostri, dobbiamo affidarci completamente a Lui. Maria e Giuseppe hanno capito il compito che Dio aveva affidato loro, una di essere la Madre del Verbo, l’altro il custode del Bambino che la Madonna avrebbe dato alla luce. Mentre stavano assimilando la grandezza della loro vocazione, Maria e Giuseppe sperimentano la via attraverso la quale Dio realizza i suoi piani e le vocazioni di coloro che Lui steso sceglie per realizzarli, ovvero la via dell’umiltà, del nascondimento, della Croce, della sofferenza, della fedeltà. Seguendo questa strada Maria e Giuseppe arrivano ai vertici del loro cammino di fede. Anche noi dobbiamo camminare sul sentiero della vita nell’umiltà dell’affidamento totale a Dio; nella luce di Dio siamo tutti importanti, unici.
Dio realizza i suoi piani attraverso la pedagogia che gli è propria e che hanno sperimentato Maria, Giuseppe e soprattutto Gesù. È difficile comprendere i disegni di Dio e soprattutto accettarli nella modalità in cui Egli li realizza, ma sull’esempio di Maria e Giuseppe possiamo metterci in cammino anche noi e crescere umilmente nella fede, passo dopo passo.
