Il Santo Natale è nato per celebrare l’arrivo in terra del Verbo incarnato: il Figlio di Dio giunge ancora e sempre fra di noi, e nonostante peccati, errori ed inganni serpeggino in maniera prepotente in un Occidente ubriaco e confuso per via di ideologie perverse, sintetizzate con il termine woke, Gesù Bambino arriva con la Sua divina innocenza per ricordarci che attraverso di Lui possiamo sempre e ancora salvarci.
Il padre domenicano Roger-Thomas Calmel (1914-1975), nel primo capitolo del libro Teologia della Storia, recentemente ripubblicato dalle Edizioni Piane, scrive: «L’attuale periodo offre assai di rado spettacoli confortanti al cristiano che non rinunci a farsi un giudizio, nell’ambito della propria fede, sugli avvenimenti di cui è testimone, sulle correnti storiche della nostra epoca e che si serva dei criteri obiettivi e assoluti forniti dalla fede e dalla ragione. Egli può accorgersi ad esempio, nel corso delle sue osservazioni e delle sue letture, che le strutture sociali dei nostri paesi sono modellate e influenzate sempre di più da una mentalità ateistica, sociologistica e tecnocratica, che la resistenza del clero allo pseudo-cristianesimo teilhardiano è troppo spesso priva di mordente, che il reclutamento del clero regolare e secolare, come delle religiose, è molto diminuito, insieme a molti altri fatti desolanti. […] Possiamo attenderci una immediata rettificazione della nostra penosa situazione? Lo ignoro. La sola cosa di cui sono certo è che, attualmente come per il futuro, la grazia onnipotente non ci abbandonerà».
Il Dottore della Chiesa sant’Agostino spiega che la Divina Provvidenza guida tutta la Storia e Dio interviene quando vuole con i Suoi strumenti, le Sue grazie, le Sue benedizioni, oppure permette il male («malum est carentia boni») per un bene maggiore. La Divina Provvidenza opera, spesso e volentieri, sulle righe storte ed è così che sorprendentemente, nonostante questi tempi secolarizzati, sprezzanti le leggi di natura e divine, nonostante le influenze del “buonismo” egualitaristico, che vuole cancellare la cultura cristiana, togliendo segni e simboli ad essa legati, sempre più nel mondo vengono allestiti presepi pubblici e privati. Questo uso cattolico, ideato da san Francesco d’Assisi a Greccio, sta avendo da alcuni anni una ripresa incredibile con presepi artistici e viventi, che spaziano da quelli storici, artigianali e scenografici.
Ma c’è di più, gli acquisti di presepi sono cresciuti in maniera esponenziale grazie al commercio online con portali specializzati come Holyart, che si definisce «l’Amazon dei presepi»; tale azienda ha registrato un aumento del 73% nel mercato dei presepi dal 2019 ad oggi, dimostrando come l’e-commerce sia diventato un canale privilegiato per trovare articoli religiosi e natalizi, beneficiando della comodità e della vasta scelta offerta dal web. Holyart ha registrato addirittura un aumento dell’81% dei ricavi nel 2022, indicando un trend positivo duraturo, che incrementa, senza precedenti a livello di quantità, gli appassionati e collezionisti di presepi.
Nel contesto della religiosità devozionale è interessante notare come i droni non siano solo strumenti di guerra, ma strumenti per onorare il Cielo. Si pensi che l’8 dicembre di quest’anno, per la festa dell’Immacolata a Rio de Janeiro, migliaia di droni hanno formato una gigantesca, splendida e regale immagine della Madonna di fronte alla statua del Cristo Redentore, posta sulla cima del monte Corcovado e, ad un certo punto, i Cuori di Gesù e di Maria si sono incontrati e fusi per formarne uno solo. È un esempio dei fenomeni di pietà cristiana che nel mondo si verificano, come è accaduto a Budapest, lo scorso agosto, per i festeggiamenti in onore di santo Stefano d’Ungheria, quando una imponente e maestosa Croce di droni luminosi è apparsa in cielo.
L’Italia rimane un centro d’eccellenza per quanto riguarda i presepi, grazie alla tradizione napoletana con la sua mitica via, San Gregorio Armeno, ricca di artigiani che ogni giorno si applicano per creare le loro opere d’arte e tutto l’anno vendono ai turisti, che giungono da ogni parte, i loro tesori in botteghe suggestive e piene di colore e calore.
Fra i presepi più belli al mondo ricordiamo il Presepio Cuciniello, settecentesco, collocato nella Certosa di San Martino a Napoli; invece, a Manarola, in Liguria, troviamo il presepio luminoso più grande del mondo, con oltre duecento figure che compongono la scenografica della Natività sulla Collina delle Tre Croci delle Cinque Terre. A Comacchio, in Emilia Romagna, gli angoli più caratteristici del centro storico si trasformano in un vero e proprio palcoscenico, dove le scene della Natività prendono vita nelle chiese e sotto le arcate dei principali ponti cittadini. Ogni anno i presepi vengono allestiti nei luoghi più strategici del centro storico, creando un percorso che invita i visitatori a scoprire le meraviglie di questa città sull’acqua. Le ambientazioni dei vari allestimenti, realizzate artigianalmente, uniscono tradizione e innovazione, creando un perfetto equilibrio fra cultura storica e creatività.
Sempre in Emilia Romagna, a Cesenatico, abbiamo il presepio della marineria, unico nel suo genere, mentre ai Sassi di Matera si organizza un grande presepio vivente; a Bologna, nella basilica di Santo Stefano, è custodito il più antico presepio in legno, risalente al XIII secolo. La Sicilia è famosa per i suoi presepi in ceramica e celebri sono quelli trentini, intagliati sapientemente nel legno. Dalla Val Gardena provengono i più di duecento personaggi (con altezza dai 25 ai 90 cm) del presepio meccanico della parrocchia della Santissima Annunziata di via Po a Torino, in mostra tutto l’anno. Il movimento delle oltre cento statue è prodotto da un unico vecchio motore elettrico, recuperato da una nave in demolizione, collegato ad esse da un centinaio di pulegge e cinghie. I due presepi meccanici più grandi al mondo si trovano a Rajecká Lesná, in Slovacchia e al museo della città di Jindřichův Hradec, nella Repubblica Ceca.
A Genga, in provincia di Ancona, nella Gola di Frasassi, si realizza il presepio vivente più grande al mondo, su una estensione di oltre 30 mila metri quadrati, in un ambiente naturale di straordinaria bellezza, animato da più di trecento figuranti, vestiti con abiti che riproducono quelli della Palestina di duemila anni fa. Le scene sono composte da una serie di quadri che si susseguono, l’uno dopo l’altro, lungo il percorso che parte dalla gola, si snoda sulle falde del monte ed insegue il sentiero che porta fino al Santuario della Madonna di Frasassi, a 660 metri di altitudine. Un viaggio spirituale nel tempo, scavato nella roccia fra splendide scenografie e pastori, pescatori e contadini intenti nel loro lavoro, che puntellano la salita verso la grande grotta e in questo percorso trovano spazio un variegato campionario di artigiani: falegnami, fabbri, cestai, fornai, calzolai, scultori, vasai, ricamatrici, tessitrici… Ed ecco la Vergine Maria e san Giuseppe con il piccolo Re, che giace nella greppia, adorato dai Re Magi, che indossano abiti d’oro, fedele riproduzione del dipinto realizzato da Gentile di Fabriano nel 1420.
Da 44 anni, invece, nell’antico borgo Castello di Dogliani (Cuneo) prende vita l’antica e sempre nuova Betlemme. Lo scenario è semplice, ma coinvolgente, nel quale trecento personaggi, vestiti con i costumi dell’epoca, animano vari locali trasformati in botteghe di artigiani, in locande, in case di contadini e ricchi signori. Le luci pubbliche vengono tutte spente e si accendono fiaccole e fuochi, disseminati in tutte le vie. Nella stalla, allestita nell’antico Torrione medievale, sull’abbondante paglia in terra, fra il bue e l’asinello veri, è collocato un bambinello, dolcemente cullato dalle note di un coro pastorizio. Che dire poi del presepio del paese di Santa Cristina, in Valgardena, intagliato a mano più grande al mondo? Diversi scultori lavorano ogni anno per aumentare le sue figure che oltrepassano la misura d’uomo.
Presepi in pianura, in montagna, sulle rocche, sulle vette, nel ghiaccio, sulle acque, sotto le acque… una moltitudine di creazioni ingegnose e affascinanti… un vero prodigio disseminato nei cinque continenti!
Impossibile fare un censimento fra quelli all’aperto, nelle chiese, nei santuari, nelle basiliche, nelle abbazie, nelle cattedrali e nelle dimore. La Coldiretti, due anni fa, realizzò un’indagine in Italia, che portò ad un conteggio significativo: il presepe è tornato in sei famiglie su dieci e l’indice di interesse è destinato a salire. L’amore per questa realtà è mosso sia dal desiderio di un ritorno alla spiritualità tradizionale, sia dalla possibilità di fermarsi di fronte alla bellezza e all’incanto del Natale religioso, che placa gli animi presi dall’ansia della frenesia moderna. Ma c’è anche un altro aspetto che favorisce questa tendenza benefica: la forte vitalità culturale identitaria, che si sviluppa in nazioni e regioni, quasi a rigettare l’omologazione voluta dai poteri forti.
Dobbiamo riflettere e pensare se siamo uniti a Cristo, se siamo salvati in Cristo, oppure ci siamo separati da Cristo perché abbiamo perduto la fede. Se Cristo è presente nella Chiesa, è presente nei nostri cuori, se siamo uniti a Lui che è la Via, la Verità e la Vita. Se lo seguiamo, lo amiamo, se lavoriamo per lui. Ecco, se c’è tutto questo, siamo sull’arca di Noè, nessun diluvio ci trascina via e ci distrugge. Siamo tralci uniti alla vite che producono frutti di vita eterna.
Oppure non siamo uniti a Cristo perché abbiamo perso la fede, perché ci siamo persi sulle vie del mondo, siamo stati adescati dall’inganno del demonio che ci ha prospettato una vita migliore insieme a lui rispetto a quella che possiamo vivere con Cristo e quindi ci ha trascinati nell’effimero, nel male, nel peccato, nella negazione della luce, nella negazione della verità, ci ha trascinato nella menzogna, ci ha trascinati in questa palude maleodorante di iniquità che è diventato il mondo.
Il mondo di oggi ha rifiutato Cristo, ha rifiutato la salvezza, ha rifiutato il Cristianesimo. La Chiesa, in questi duemila anni di Storia si è dilatata nel mondo, ha portato Cristo in tutto il mondo con le sue grandi conquiste, con le sue debolezze, con le debolezze degli uomini, ma la grazia sempre più grande del peccato ha fatto sì che gran parte dell’umanità poi arrivasse alla verità, approdasse alla salvezza, alla luce. Non per nulla il Cristianesimo – in tutte le sue tre componenti, quella cattolica che è la pienezza della verità, quella protestante e poi quella ortodossa – è la maggioranza degli uomini nel mondo o almeno era la maggioranza degli uomini nel mondo. Il comando di Gesù che aveva detto ai suoi apostoli di andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo, nel corso di questi due millenni ha dato dei frutti straordinari, non c’è dubbio
Nel dopoguerra, c’è stato un fatto nuovo molto negativo e cioè è il dissolvimento dalla fede nell’Occidente cristiano, specialmente in Europa, e cioè quel Continente dove il Cristianesimo si era stanziato dopo essere stato cacciato dall’Islam dal Medio Oriente. Il Cristianesimo si è stanziato in Europa e dall’Europa sì è dilatato in Africa, nell’America del Nord e del Sud e poi anche in diverse parti dell’Asia, diventando la principale religione del mondo.
Il mondo è illuminato dalla grazia di Cristo che è morto per tutti e quindi possiamo ben dire che i testimoni di Cristo sono disseminati in tutto il mondo. Il fatto nuovo, in questi duemila anni di Storia cristiana, è avvenuto nell’ultimo secolo, quando In Europa hanno avuto il sopravvento le ideologie che Giovanni Paolo II ha chiamato le ideologia del male, indicandolo anche. Le ideologie del male sono tante e potremmo riassumerle tutte in una sola ideologia che è quella che nega il soprannaturale, questa è la religione attuale dell’Occidente ed è una religione maggioritaria.
Basta guardare come si celebra il Natale oggi. Quelli che lo celebrano con la fede, che vanno alla Messa di mezzanotte, che si confessano e fanno la Comunione saranno una percentuale bassissima. Tutti gli altri oggi vivono il Natale come una grande fiera, una grande festa ridanciana. Non è così. In quel continente che è stato la culla del Cristianesimo mondiale, che è l’Europa, c’è stata una regressione, quasi una negazione del Cristianesimo, una sostituzione del Cristianesimo con la nuova religione, che è la religione dell’uomo al posto di Dio, la negazione del soprannaturale, la negazione dell’esistenza di Dio, la negazione della divinità di Gesù Cristo, la negazione della Chiesa come strumento di salvezza. Al massimo la Chiesa viene supportata come una ong particolare, ma non di più.
Quindi noi ci troviamo a vivere il Natale oggi in questo contesto che assomiglia molto a quello di Betlemme. Mentre nel palazzo di Erode, si facevano feste in occasione del censimento, il Natale l’hanno vissuto la Santa Famiglia di Nazaret e i pastori. Oggi ci troviamo una situazione che si avvicina a questa realtà in quanto solo una minoranza di quelli che hanno avuto la grazia della fede vivono veramente il Natale. Il Cristianesimo è anche la grandezza del nostro continente europeo in duemila anni di Storia, che però oggi si vanta di non avere la fede, si vanta di essere laico, si vanta di essere maturato, di essersi emancipato da Dio e magari si vergogna pure di avere quel Bambinello fra io piedi di cui non vede l’ora di disfarsi. Questa è la situazione spirituale dell’Occidente, non facciamoci illusioni.
Oggi noi siamo chiamati a ritornare al Natale delle origini, quello di Betlemme e quindi a preparare il cuore con la fede, con la preghiera, a ricevere Gesù bambino. In questo momento guardiamo qual è lo stato della nostra fede cristiana. Purtroppo, la stragrande maggioranza della gente neanche va in chiesa, neanche sa cos’è il Natale e neanche di chi è il Natale. Ci siamo trattenuti qualcosa qua e là, tanto per tenere viva qualche tradizione, ma in realtà la fede è scomparsa.
Ora, tutto va ricostruito. Questo vento satanico che ha soffiato e da qualche secolo che sta soffiando in Europa in modo particolare, è un vento di morte. «Soffiano io venti dell’odio e della morte» ha detto la Madonna in un Messaggio, questo vento ha spazzato via la fede cristiana e sono rimasti dei virgulti qua e là che sono quei credenti che vanno in chiesa a Natale. Chi ha la mia età sa benissimo com’era il Natale negli anni ‘50, praticamente tutti si confessavano, partecipavano alla Messa di mezzanotte e facevano la Comunione.
Adesso, a meno che non ci sia un miracolo, le chiese sono semivuote. Praticamente non aspettiamo più il Signore, non aspettiamo più il Redentore. Ci siamo rassegnati alla morte come ha detto la Madonna: «l’umanità ha scelto per la morte». Ci siamo rassegnati alla morte perché senza Gesù Cristo c’è la morte. Se non siamo uniti al Verbo Incarnato, se non siamo membra vive del corpo mistico di Cristo come lo sono i rami innestati alla vite, siamo come persone morte. Siamo morti che camminano. Siamo gente che vive in attesa della morte. Siamo gente che vive in attesa di scomparire per sempre. Siamo gente che si illude di vivere, in realtà il tempo ci consuma giorno per giorno e ci divora finché non resta più niente. Questa è la mentalità del nostro tempo.
Questo scenario è terribile dove la fede scompare e dove il male e la morte prendono il sopravvento. Per cui, noi comprendiamo il perché la Madonna è qui in mezzo a noi da così tanto tempo con apparizioni quotidiane. La Madonna ha fatto la sua prima apparizione a Medjugorje con il Bambino Gesù in braccio ed è un fatto straordinario. La Madonna, con le dodici stelle intorno alla testa e con i piedi su una nuvola – simboli dell’Apocalisse – è apparsa a Medjugorje il 24 giugno 1981 con un Bambino in braccio. È venuta portando quel Gesù che noi abbiamo rifiutato. È venuta a portarcelo vivo. E da allora, tutti i Natali, la Madonna viene col Bambino in braccio come a dire: vi porto colui che avete rifiutato, vi porto colui che è la vostra pace, vi porto colui che è il Re della pace, vi porto colui che è il Re del mondo.
Quindi, questa è la speranza che abbiamo nella devastazione che ha provocato il male delle anime. Una devastazione che non possiamo neanche immaginare, che è dovuta alla perdita della fede, alla perdita del senso della vita, del valore della vita, della prospettiva della vita, della trascendenza della vita e che è una catastrofe esistenziale, perché se non c’è Dio, se non c’è la luce, se non c’è lui che è la fonte dell’amore, della luce e della pace, se non c’è quel Dio fatto uomo, Gesù Cristo, che ha innestato la natura umana e l’ha unita alla divinità, se noi non siamo uniti a Cristo, non siamo uniti alla divinità, siamo rami secchi, buoni solo per essere bruciati. Siamo cadaveri. Siamo peggio del nulla, perché il male è peggio del nulla.
Questo è il collasso della nostra fede agli occhi di persone come me che hanno vissuto e visto un mondo dove c’era la fede, che vedeva la gente correre in chiesa la domenica, accostarsi ai Sacramenti e quindi confessarsi, fare la Santa Comunione, che non si vergognava di Cristo, non si vergognava dalla croce, non si vergognava di fare un Segno di Croce e viveva comunque nella luce dell’eternità e nella luce dell’anima di salvare. Nel tempo di adesso vedo la non curanza, siamo vicini al menefreghismo rispetto alla fede, rispetto a ciò che c’è di bello, di santo, di grande nella fede e a quello che c’è di grande, di bello, di santo nel Natale cristiano.
Pensiamo alla grandezza del Natale cristiano: il Verbo di Dio che si fa uomo nel grembo di una Vergine, che viene alla luce nella povertà e che è il Dio con noi, è il Dio in mezzo a noi, è il nostro Salvatore. Che cosa abbiamo fatto di questa Festa? In che cosa abbiamo trasformato questa Festa? Cosa diciamo di questa Festa nei mass media? Di cosa riempiamo la nostra comunicazione in questi giorni? Siamo arrivati al punto che anche una Nazione che si vanta di essere cristiana, anzi si vanta di essere la più grande Nazione cristiana del mondo, cioè la Russia, si è rifiutata di fare almeno ventiquattro ore di sosta dai bombardamenti nel giorno di Natale. Cioè, siamo arrivati a questo punto che al diavolo dà fastidio che ci siano anche solo ventiquattro ore in cui non si ammazzano le persone. E tutto questo lo si fa ovviamente in nome di Dio e anzi si va in Paradiso. Assurdo! Si è arrivati al punto ormai di predicare che si va in Paradiso se si va al fronte a combattere ammazzando gli altri senza dire che invece, per salvarsi, ci vuole la fede, ci vuole il pentimento e il minimo di questi atteggiamenti cristiani per salvarsi.
A che punto siamo arrivati, a che punto di depravazione siamo arrivati! È questo che spaventa. Spaventa, ma nel medesimo tempo non dobbiamo spaventarci. Dobbiamo reagire. E qui vorrei appunto entrare nel vivo della nostra riflessione, perché in che stato si trova il mondo ormai lo vediamo. Però è un mondo nel quale già il fatto che la Madonna appare col suo Bambino Gesù è un mondo che vuole e che ha bisogno di segni e di parole di speranza, ovviamente. Quindi la Madonna col Bambino in braccio che appare a Medjugorje ogni il Natale per me è il segno che Dio vuole salvare il mondo molto più velocemente di quanto pensiamo e molto più radicalmente di quanto pensiamo.
Questo ci invita a un ripensamento, personale prima di tutto, e cioè dobbiamo chiederci a che punto è la nostra fede, cioè domandiamoci in che cosa crediamo. Noi in chi crediamo? Noi crediamo che quel Bambino che nella Notte Santa, al freddo, al gelo, in mezzo a due animali, è il Figlio di Dio, è il Salvatore del mondo? Siamo in grado di fare la nostra Professione di fede: Gesù, io credo in te che sei Figlio di Dio, Redentore del mondo. Credo in te che sei l’Agnello di Dio, che ha espiato i peccati del mondo sulla Croce, che sei risorto dai morti glorioso, che sei vivo e presente nella Chiesa, sei vivo e presente nell’Eucaristia. Credo in te che verrai giudicare il mondo, che il tuo regno non avrà fine. Ecco, di fronte a quel Bambino dobbiamo esaminarci sulla nostra fede. Chiediamoci se la nostra fede è piena, se la nostra fede è un’adesione totale alla verità che Dio ci ha rivelato e che la Chiesa ci insegna, liberandoci dalle varie ideologie mondane, dalle sudditanze mondane.
Nella società di oggi per Cristo non c’è molto spazio, mentre hanno molto spazio i potenti di questo mondo e tifiamo per questo o per quello, come se noi non avessimo i punti di riferimento fondamentali, primo di tutti la Chiesa e il Papa con la sua autorità di vicario di Cristo, l’insegnamento della Chiesa in tutte le realtà della vita. Anche per quelli che credono, la fede è una piccola nicchia che hanno per soddisfare il loro bisogno di protezione e di spiritualità, ma in realtà non è una visione del mondo dove c’è Cristo che è il Re, che è il Signore, che è il Salvatore. Non è una visione del mondo dove c’è Cristo con i suoi Comandamenti, con la sua autorità divina. Cadiamo nelle sudditanze umane, cadiamo sotto le ideologie umane, ci facciamo governare dalle ideologie umane e ci perdiamo nell’effimero, in ciò che non dura, in ciò che non ha valore, in ciò che passa.
Quindi chiediamoci se la nostra Professione di fede illumina la nostra mente, prende possesso del nostro cuore in modo da essere strumenti di Cristo, testimoni di Cristo, con i pensieri di Cristo, i sentimenti di Cristo, i comportamenti di Cristo. C’è bisogno di questo, altrimenti non possiamo essere il sale della terra, la luce del mondo. Siamo cristiani col nastro che dice che siamo cristiani, ma poi è un nastro legato su degli scheletri ambulanti. È un distintivo appiccicato a degli scheletrini che non stanno neanche in piedi perché manca una profonda vita interiore, una capacità di giudizio cristiano e di coerenza cristiana.
È importante questo esame di coscienza e prendere propositi di rinnovamento. Pensiamo anche alla lamentela che ha fatto la Madonna quando ha detto che pochi la capiscono e la seguono, mentre un numero enorme neanche la prende in considerazione. Le parole che vengono dal Cielo non entrano, non incidono, non prendono possesso di noi, non ci trasformano. È questo su cui dobbiamo meditare.
Dobbiamo fare un esame riguardo alla nostra fede e chiederci se non debba essere rinvigorita prima di tutto estirpando ciò che c’è di male dentro di noi, perché noi se abbiamo dentro di noi dei disordini morali, se il male ha preso possesso dei nostri cuori, per cui viviamo addirittura in stato di peccato mortale e cioè in disobbedienza ai Comandamenti di Dio e di assurda sudditanza al male che ci conquista, ci assoggetta e ci incatena, quello è uno stato di allarme. Se il peccato è in noi e ci tiene schiavi, è uno stato di allarme, perché se andiamo avanti nel peccato, il peccato prende possesso di noi e non ce ne liberiamo più. Bisogna proprio gridare a Dio dal profondo e chiedere perdono.
In questo contesto vorrei collocare anche la Confessione di Natale, specialmente per chi è da tanto tempo che non si confessa, per chi è indurito nel male. È un passo fondamentale per la propria liberazione, per la propria rinascita e questo è il combattimento spirituale nella sua crudezza. Cioè prendere il male di petto e sbatterlo fuori. Sono queste le decisione che fanno lacrimare di commozione la Madonna nella notte di Natale. La decisione di chi è schiavo del peccato, di spezzare le catene e di incominciare una vita nuova.
Una volta c’erano queste confessioni, adesso sono diventare sempre più rare. La gente vive schiava del peccato, schiava del demonio, in balia di se stessi, della potenza del male che ha preso possesso dei cuori e non siamo più liberi. Abbiamo anche tacitato la coscienza perché ci dava fastidio, abbiamo trovato il modo di silenziarla. Siamo già pronti per l’abisso. Satana già può considerarci la parte sicura del suo bottino. Questa è la situazione di chi è nel peccato mortale consolidato, quando non si sente neanche più il rimorso della coscienza. Quindi, quello che deve avvenire la notte di Natale è proprio questo miracolo di resurrezione, di vita. Avere la forza, la grazia di aprirsi a Dio che nella sua misericordia viene a chiamarci. La forza e la grazia di sentire il canto della pace degli angeli che c’è in ogni notte di Natale per quelli che vogliono aprire gli orecchi e ascoltarlo.
C’è il soprannaturale, c’è Dio, c’è la sua voce, c’è la sua luce. Ma noi abbiamo le cataratte sugli occhi, abbiamo i tappi nelle orecchie. Non vediamo più, non sentiamo più. Vediamo solo ciò che soddisfa la nostra fame di mondo, andiamo a cercare di sfamare la fame di mondo perché crediamo che quello sia il senso della vita e sia una forma di felicità. Il diavolo ci ha abbindolato. Questa è la nostra situazione esistenziale nel peccato.
Se siamo nel male usciamo dal male, facciamo propositi di vita santa, risorgiamo, usciamo dalle tombe maleodoranti, usciamo fuori dalla palude del male e decidiamo per una vita nuova. Per chi invece ha già la fede, è già in grazia di Dio, c’è anche il problema di rafforzare la propria fede. Quanti hanno perso la fede oggi perché non hanno pregato, perché non hanno osservato i Comandamenti, perché hanno abbandonato la Confessione, non sono più andati a Messa, hanno abbandonato la Comunione, non hanno più avuto cura della propria anima e quindi sono caduti nella rete del pescatore infernale che li ha attirati nelle fiere mondane; questo è il mestiere del diavolo.
E quindi è importante anche per chi ha conservato la fede uscire fuori dalla mediocrità. È importante diventare persone di preghiera, persone fervorose, persone rette che osservano i Comandamenti di Dio, persone affidabili, persone disponibili, persone sagge, persone che hanno una prospettiva della vita giusta come cammino verso l’eternità, persone che camminano nella luce di Dio davanti a Dio, persone che ascoltano la voce della coscienza, persone che alimentano la fede con la lettura della Sacra Scrittura, persone che seguono il buon pastore della propria parrocchia, il parroco, il vescovo, il Papa.
È questo rafforzamento della nostra fede, questo rafforzamento di noi stessi che dobbiamo perseguire perché ci attendono tempi molto difficili. Non facciamoci illusioni. Ce li siamo cercati noi. Li abbiamo preparati noi. Li abbiamo voluti noi i tempi difficili, i tempi della prova. Avendo abbandonato Dio, il diavolo ha preso il suo posto e ci ha preparato l’ecatombe generale. Ci ha preparato il tutti contro tutti; ci ha portato in una situazione in cui neanche il giorno di Natale si è disponibili a far tacere le armi!
Quindi, ci aspettano tempi difficili perché abbiamo voluto fare senza Dio, abbiamo voluto provare a vivere senza Dio. Quelli un po’ più avveduti si sono accorti che vivendo senza Dio viviamo nell’inferno, stanno precipitando nell’abisso e cercano di fermarsi; ma è chiaro che in questo contesto chi non è preparato rischia di affogare perché andiamo tutti incontro a una prova della fede, perché questo è l’essenza del messaggio di Medjugorje. C’è la presenza della Madonna come presenza di Misericordia che Dio ha inviato in nostro soccorso per tirarci fuori dalla foresta piena di serpenti e di scorpioni nella quale siamo incappati e che ci siamo costruiti noi. L’abbiamo costruita noi questa foresta nella quale viviamo, in cui siamo lupi ai lupi, in cui ci divoriamo a vicenda.
In questa foresta Dio ha voluto mandare sua Madre per così tanto tempo per indicarci la via d’uscita, ma si uscirà attraverso la fede, attraverso la conversione, attraverso una vita retta, cambiando il cuore, cambiando vita. Non c’è fatica più ardua della conversione. Satana ci tiene avvinti alle sue catene e non molla di un centimetro. E se nell’umiltà non chiediamo la grazia del pentimento, non chiediamo la forza della confessione, non chiediamo la grazia di alzarci in piedi e di inginocchiarci davanti alla croce, non ne usciamo fuori. Bisogna farlo però, perché la Madonna lo ha detto, lo ha ripetuto, lo ha spiegato: l’uomo moderno non vuole Dio, perciò, l’umanità va verso la perdizione.
Questa è la situazione del mondo oggi, ma noi non dobbiamo andare verso una perdizione. Noi dobbiamo uscire fuori da questa strada, dobbiamo tornare indietro, dobbiamo prendere la via retta, la via di Cristo che di se stesso ha detto: Io sono la Via, la Verità e la Vita. Se vogliamo salvarci dobbiamo rinnegare satana che l’umanità ha scelto come re, come padrone del mondo; dobbiamo rinnegare le ideologie, dobbiamo uscire fuori dalla ragnatela nella quale satana ci ha legato e dobbiamo scegliere per Gesù, per questo Bambino. È questa scelta che va fatta. Non c’è altra alternativa: o questa scelta o non c’è salvezza. O scegliere il Bambino di Nazaret o non ci si salva. O ci inchiniamo davanti al Bambino di Nazaret e lo adoriamo o non ci salviamo. Chi fa come Erode farà la sua stessa fine. Ma sarà una scelta libera.
Dio dà la possibilità di uscire fuori dalla situazione nella quale la maggior parte della gente si trova oggi perché l’espressione della Madonna “satana miete le anime” fa venire i brividi se ci pensiamo bene. Miete le anime vuol dire che le porta via tutte, salvo qualche spiga che si salva qua e là. La Madonna usa espressioni forti come “satana regna”. Questo regno è nei nostri cuori, ci ha fatto perdere la fede, ci ha fatto crescere i vizi in modo particolare la violenza, la menzogna e la lussuria. Ci irretiti. Noi sappiamo che la grazia in noi agisce e opera e ci chiama la conversione e se abbiamo l’umiltà di pregare, la grazia ci dà la forza di vedere, ci dà la luce di vedere il male che abbiamo fatto, il male che ci tiene prigionieri, ci dà la forza di uscirne fuori, di decidere la conversione, di dire no a satana e a tutte le sue illusioni e seduzioni.
È questo che dobbiamo fare, se non lo abbiamo ancora fatto. È questo che dobbiamo fare in questo tempo di grazia, perché nel tempo della prova sarà troppo tardi, ci saranno eventi che noi non possiamo neanche prevedere e di cui non possiamo neanche misurare la vastità. Siamo lì, sull’orlo dell’abisso con le bombe atomiche puntate e non è escluso che possano essere usate, non si sa.
Dobbiamo pensare prima di tutto alla salvezza della nostra anima con il pentimento, con l’adesione a Cristo, all’amore, al perdono, alla pace, alla testimonianza del bene. Dobbiamo diventare creature nuove, uomini nuovi. In questo Natale dobbiamo risorgere, diventare persone vive.
Guardiamoci dentro e guardiamoci intorno. Chiediamoci: qual è la visione della fede? Qual è la visione del mondo nel quale ci troviamo? C’è la Madonna presente, c’è la Chiesa presente che è il tesoro della Redenzione, il tesoro dei Sacramenti, il tesoro della santità di tanti che sono già in Cielo e tanti che sono ancora qui sulla Terra, perché la Chiesa è santa proprio per la santità di tante persone? Abbiamo dunque questa grazia dalla presenza di Dio nel mondo e dalla sua misericordia. Però la Madonna ha detto di stare attenti che satana non prevalga, lo detto in più occasioni.
La Madonna è qui perché il male non prevalga e ci ha detto che il passaggio fondamentale perché il male non prevalga nel mondo è la nostra conversione. C’è poco da fare. La conversione dipende da noi, la grazia di Dio non ci manca. Se abbiamo l’umiltà di pregare, Dio ci illumina, Dio ci dà la forza. Molte volte Dio interviene anche se non preghiamo, perché c’è qualcuno che prega per noi, che ha pregato per noi. Questo, allora, deve essere per noi un Natale speciale, un Natale di conversione e di grazia, un Natale in cui cambiamo vita. Ed è così che noi sperimentiamo la presenza di Cristo nella Chiesa, Cristo è vivo e ci ha dato alcuni Sacramenti speciali con cui ci unisce a sé e ci fa suoi. Questi Sacramenti sono il Battesimo, che ci è stato dato quando forse non eravamo ancora consapevoli, ci ha innestati nella Chiesa, ci ha fatto membri della Chiesa; la Confessione, per cui anche se abbiamo fatto i peccati gravi, siamo caduti, siamo sprofondati nell’abisso, siamo pervertiti, non c’è limite alla Misericordia se c’è pentimento. C’è la comunione, con la quale si ricolma della sua grazia e della sua vita immortale.
Il diavolo lavora per far sì che ci si arrenda al male, che ci si arrenda alla sua falsa forza. È una falsa forza. La grazia di Dio è più forte! Chi è nella situazione di avere rinnegato la fede, di aver perso la fede, di aver disprezzato la fede, di non aver considerato la grandezza della fede, di aver disprezzato Cristo e magari quelli che lo seguono, e quindi di essersi arresi al maligno, esca da questa situazione! Liberatevi dal demonio, inginocchiatevi davanti a Cristo e sperimenterete la vera gioia del Natale.
La Madonna è qui per farci tornare a Dio, ascoltiamola. Pentiamoci, riscopriamo il Cristianesimo, riscegliamo il Cristianesimo con molta più decisione. Andiamo al cuore del Cristianesimo che è l’amore per Cristo, che è l’obbedienza ai Comandamenti, che è la pratica dei Sacramenti.
Ridiventiamo cristiani. Viviamo tempi di tradimenti e di conversioni. È il tempo della lotta fra la Donna vestita di Sole e il drago infernale. In palio ci sono le anime. Ma la sorte dell’anima la decidiamo noi e noi dobbiamo decidere per Cristo che è morto per noi in croce e ci ha salvati col suo sangue. Cristo si è fatto Bambino. Avviciniamoci al Bambino Gesù con il cuore umile e pentito. Liberiamoci dai peccati con cui satana ci tiene legati, liberiamoci dai peccati con cui satana ci tiene schiavi. Buttiamo fuori tutto il male, il marciume che abbiamo dentro, le pietre che induriscono il cuore e lasciamo che il Re della pace entri in noi con la sua luce, con la sua gioia, con la sua pace.
( PADRE LIVIO – TRILOGIA DEL VERBO INCARNATO – La Chiesa del Verbo Incarnato (3)
Il tempo di Avvento è un cammino interiore che ci prepara ad accogliere degnamente il Re del mondo e della Storia. Con la preghiera, con i Sacramenti e con le riflessioni sulla Parola di Dio il nostro cuore diventa un degno trono per Gesù Bambino.
Il Figlio di Dio è nato ed è morto fuori dalla città; è venuto alla luce in una grotta utilizzata come stalla per gli animali ed è stato crocifisso sul Calvario, fuori da Gerusalemme. Nei Vangeli che raccontano la nascita e la morte di Gesù si pone l’accento sul fatto che questi due avvenimenti siano accaduti lontano dalla città proprio perché il Figlio di Dio è stato rifiutato. Questo particolare non deve essere sottovalutato perché ci fa capire il mistero del male nel mondo e nei nostri cuori. Il rifiuto nei confronti di Gesù si è ripetuto nel corso della Storia e anche oggi l’umanità rifiuta la fede e la Croce.
Per Maria e Giuseppe non c’era posto negli alloggi di Betlemme e il Bambino Gesù è nato in una grotta fuori dalla città; allo stesso modo è stato crocifisso sul Golgota in mezzo a due ladroni. Alla nascita e alla morte non ha trovato certamente l’accoglienza degna del Figlio di Dio, che con umiltà e pazienza ha sempre saputo aspettare.
I Vangeli apocrifi narrano della presenza di un bue e di un asinello che, con la loro mite e umile presenza, hanno riscaldato il Bambinello con il loro fiato. L’iconografia della nascita di Gesù è ben delineata: il luogo è una grotta, il momento è la notte, il clima è freddo; si tratta di un’immagine anche allegorica: Gesù è nato in una grotta lontana dalla città e cioè nel rifiuto degli uomini, di notte perché è nato nel buio del peccato in cui è immerso il mondo e al freddo, ovvero nei cuori gelidi che non l’hanno accolto. Come dice il bellissimo canto composto dal santo vescovo napoletano Alfonso Maria de’ Liguori Tu scendi dalle stelle, Gesù Bambino è nato veramente al freddo e al gelo di un’umanità che non lo ha accolto e che lo rifiuta anche oggi.
Maria e Giuseppe continuano la meditazione che hanno iniziato durante il viaggio comprendendo che quel Bambino, che era il Figlio di Dio, è venuto alla luce da una coppia emarginata dalla società e in un luogo ai margini della città, nel rifiuto, nell’umiltà e nell’allontanamento. Maria e Giuseppe comprendono il mistero di Dio, che realizza i suoi progetti in modalità del tutto diverse dalle nostre. La Madonna e San Giuseppe accettano questa disposizione della Provvidenza e danno alla luce Gesù al freddo e al gelo di una grotta, riscaldato dal fiato di due umili animali. Le vie di Dio non sono quelle dell’ostentazione della regalità. Il Verbo si è fatto carne nel seno di una donna semplice e umile e viene alla luce in una povera mangiatoia. Il Figlio di Dio nasce fuori dal mondo che non lo vuole, questo evidenzia il male che c’è nel mondo e allo stesso tempo l’infinito amore di Dio per noi.
La Madonna ha concepito verginalmente Gesù per opera dello Spirito Santo ed è Maria stessa a rivelare questa Verità di fede; quando l’angelo le annuncia che sarebbe diventata la Madre del Verbo si chiede come può realizzarsi questo senza concorso di uomo. Il primo grande segno che Dio ha fato alla Madonna è proprio il fatto che il Bambino che aveva nel grembo era il Figlio di Dio che si era incarnato per opera dello Spirito Santo. Il secondo segno è il parto verginale; il Bambino Gesù è nato senza violare l’integrità verginale di Maria. Nel momento della nascita di Gesù anche San Giuseppe vede che quel Bambino nasce in un modo miracoloso, lasciando intatta la verginità di Maria fisica e spirituale.
Queste Verità devono rimanere salde nella nostra professione di fede, non devono essere intaccate da ideologie moderne che negano il soprannaturale. Ammiriamo, allora, il prodigio della nascita di Gesù, venuto alla luce da parto verginale perché la Madonna era esente dal peccato originale. Quando Maria e Giuseppe si trovano davanti il Bambino Gesù appena nato comprendono che è veramente il Figlio di Dio anche grazie a due segni inequivocabili della straordinarietà di questo evento: il concepimento e il parto verginale, oltre al fatto che la Madonna è rimasta vergine per tutta la vita.
I pastori chiamati dagli angeli si inginocchiano davanti al Bambino, lo adorano e manifestano la loro fede proprio perché Maria e Giuseppe li hanno condotti a farlo. La fede di Giuseppe e di Maria, che riconoscono nel Bambino Gesù il Figlio di Dio, si riflette sugli altri che hanno lo stesso atteggiamento di devozione per il Re dei re. La Madonna conduce il mondo a credere che Suo Figlio, concepito e dato alla luce verginalmente, è il Dio vivente fatto uomo per la salvezza di tutti gli uomini di tutti i tempi.
“Rispettare, almeno nella festa della nascita del Salvatore, un giorno di pace”
Di Veronica Giacometti
Città del Vaticano , martedì 23 dicembre 2025, 21:26 (ACI Stampa).
“Rispettare, almeno nella festa della nascita del Salvatore, un giorno di pace”. Questa è la richiesta, la preghiera, l’appello di Papa Leone XIV. Il Pontefice ha risposto alle domande di alcuni giornalisti presenti all’uscita di Villa Barberini a Castel Gandolfo. Neanche la pioggia battente ha fermato il consueto domanda-risposta tra il Papa e i giornalisti, prima di tornare in Vaticano.
“Veramente, tra le cose che mi causano molta tristezza in questi giorni è il fatto che apparentemente la Russia ha rifiutato la richiesta di una tregua di Natale. Io faccio ancora una volta questa richiesta a tutte le persone di buona volontà rispettare, almeno nella festa della nascita del Salvatore, un giorno di pace.
Magari ci ascoltino, che ci siano 24 ore, un giorno di pace in tutto il mondo”, chiede chiaramente Papa Leone XIV a pochi giorni dal Natale.
Un’ora fa il Papa confessa ai giornalisti di aver sentito telefonicamente padre Gabriel Romanelli, il parroco di Gaza. “Hanno avuto una bellissima visita del patriarca Pizzaballa in questi giorni, hanno potuto celebrare, “Stanno cercando di celebrare questa festa in una situazione ancora molto precaria. Speriamo che vada avanti l’accordo per la pace”, confessa il Pontefice.
Domenica scorsa il Patriarca infatti, prima di lasciare Gaza, ha presieduto “una messa di Natale in anticipo”, nella quale nove bambini hanno ricevuto la prima Comunione. Un giorno di festa in una situazione davvero tragica he dura ormai da anni.
Il Papa ha risposto anche a una domanda posta da EWTN News riguardante la recente approvazione, nel suo Stato d’origine, l’Illinois, di una legge che autorizza il suicidio assistito per adulti affetti da malattie terminali con una prognosi di sei mesi o inferiore, in vigore da settembre 2026. Il Pontefice ha rivelato di aver già affrontato l’argomento in modo “molto esplicito” con il governatore JB Pritzker durante l’udienza in Vaticano dello scorso novembre.
“Eravamo molto chiari sulla necessità di rispettare la sacralità della vita, dall’inizio alla fine. E purtroppo, per diverse ragioni, ha deciso di firmare quel disegno di legge. Sono molto deluso da questo.
Invito tutti, soprattutto in questa festa di Natale, a riflettere sulla natura della vita umana, sul valore della vita umana. Dio si è fatto uomo come noi per mostrarci cosa significhi davvero amare la vita umana. Concludendo da Castel Gandolfo, il Pontefice ha auspicato che “il rispetto per la vita torni a crescere in ogni fase dell’esistenza umana, dal concepimento alla morte naturale”.