"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2025 Pagina 30 di 31

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Martedì 3 Giugno 2025

  h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

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h. 9.oo: Pensiero spirituale

“ ESSERE UOMINI DI GIOIA”

Non si tratta delle gioie passeggere che il mondo offre

La loro caratteristica  è quella di morire nella delusione

La gioia  che non delude mai è quella dell’incontro con Dio

Tutto ciò che viene da Dio riempie di gioia

E’ una fonte a cui abbeverarsi ogni giorno nelle amarezze della vita

La gioia di essere amati e perdonati da Dio testimonia la sua esistenza

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 h. 9. 30 –: PENSIERO MARIANO

“L’AMORE CHE SALVA” (11)

Dal libro di padre Livio: “Magnificat – il poema di Maria

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h. 10: I DONI DELLO SPIRITO SANTO (14)

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BLOG – blogdipadrelivio.it

Ritagli di pagine inedite – Sono vostra Made e vi amo” ( 22)

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 355 – LA COSTITUZIONE GERARCHICA DELLA CHIESA

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Cardinale Eijk: “Ecco le tre verità dell’uomo che permettono di superare la cultura della morte”

L’arcivescovo di Utrecht, medico, esperto di bioetica, mette in luce come la cultura della morte può essere superata dal cattolicesimo 

Di Andrea Gagliarducci

Città del Vaticano, lunedì 2 giugno 2025, 9:00 (ACI Stampa).

Sono tre le linee guida che permettono alla metafisica e filosofia cristiana di superare la visione secolare del mondo, in particolare in termini di bioetica. E il primo di questi è una forte opposizione allo scientismo odierno, e stabilisce che l’uomo può essere in grado di definire e pensare il metafisico anche se questo non è empiricamente dimostrabile. 

Lo ha sottolineato il Cardinale Wilhelm Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht, in un denso intervento al convegno “Lo splendore della verità nella scienza e nella bioetica” organizzato dalla Fondazione Jerome Lejeune. È il terzo Convegno Internazionale di Bioetica organizzato della cattedra Lejeuene.

Lejeune era il geniale scienziato francese che isolò la Sindrome di Down, amico di Giovanni Paolo II che lo andrò a trovare anche nel giorno dell’attentato del 1981, la cui fondazione porta avanti le ricerche sulla Sindrome di Down. Ma il convegno voleva ricordare, sin dal titolo, anche la Veritatis Splendor, enciclica del 1993 voluta da Giovanni Paolo II e che ha anche delle conseguenze nel campo bioetico, anche se poi ad essere celebrati sono i trenta anni della Evangelium Vitae, altra enciclica di Giovanni Paolo II dedicata alla bioetica.

Per comprendere l’importanza del convegno, basti pensare che Papa Leone XIV ha mandato un messaggio attraverso la Segreteria di Stato vaticano in cui esprimeva la sua vicinanza ai partecipanti.

Il cardinale Eijk ha puntato il dito sull’attuale cultura secolare che è emersa nel mondo occidentale a partire dagli Anni Cinquanta. Questa, ha detto, “non solo non rende facile il lavoro della scienza e della bioetica come servizio alla verità”, ma sta anche facendo rapida strada in tutto il mondo, e non solo nell’emisfero occidentale, anche attraverso internet e i social media.

Trenta anni dopo la pubblicazione della Evangelium Vitae, dunque – dice il Cardinale Eijk – la rappresentazione di Giovanni Paolo II della cultura odierna come cultura della morte “è ancora toccante”.

Ejik lamenta che “individui, così come l’intera società e il mondo politico sono implicate in questa cospirazione contro le vite di essere umani che sono ammalati, disabili o impossibilitati a difendersi da soli. È una cultura della morte perché il valore intrinseco della vita umana non è riconosciuto e rispettato”.

Secondo il cardinale “tre fattori” hanno portato all’emergere di questa cultura della morte: “la visione che la conoscenza vera, affidabile e utile si possa realizzare solo attraverso mezzi empirici e secondo una misurazione tecnico scientifica”; il fatto che la cultura odierna sia permeata dal cosiddetto “individualismo espressivo”; e “la visione dualistica dell’uomo”.

Sono tre fattori “strettamente correlati insieme”, che si compenetrano in un mondo in cui “il valore della vita umana è paragonato ad altri valori e potrebbe essere più pesante a seconda delle circostanze”.

In particolare, Eijk nota che “l’individuo che si chiude dentro è meno portato a mostrare solidarietà con altri esseri umani che sono deboli o soffrono di disabilità e altre condizioni. L’individuo enfatizza la sua autonomia e vede non solo come un diritto, ma anche come un dovere, il designare la sua propria religione e filosofia di vita e scegliere i suoi valori etici distinguendosi da altri e così esprimere se stesso – ed è per questo che viene chiamato individualismo espressivo”.

Poi, il cardinale Eijk nota che l’uomo, nella cultura di oggi, è percepito in maniera dualistica, ma che “non riconosce l’esistenza di un’anima immateriale, ma identifica un uomo con la sua mente, la sua coscienza umana, ovvero l’abilità di pensare, prendere decisioni autonome e stabilire relazioni sociale”.

In questo senso “il corpo ha solo valore strumentale, e le persone hanno un ampio diritto di disporne. Questo significa che può adattare il corpo al suo gusto attraverso la chirurgia cosmetica o attraverso trattamenti transgender, e avere il suo sesso biologogico adattato alla sua identità genetica scelta”.

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Come superare tutto questo? Il Cardinale Eijk dà tre antidoti: considerare indispensabile riconoscere che la ragione umana può conoscere verità metafisiche; che gli esseri umani hanno solo un dominio partecipato sulla vita; che la vita umana è un valore intrinseco.

Il cardinale Eijk spiega che “il corpo è un fine in se stesso, e mai un mero mezzo per un fine, ovvero un valore puramente strumentale. Per questo l’uomo ha un diritto molto limitato di disporre del suo stesso corpo: può intervenire sul corpo solo allo scopo necessario di mantenere la vita della persona nella sua totalità, in accordo con il principio terapeutico, che è il principio fondamentale dell’etica medica”. In conseguenza, aggiunge il Cardinale, “l’uomo certamente non ha il diritto radicale di disporre della vita e morte di sé stesso, per non parlare di quella di altri esseri umani”.

Insomma, queste tre premesse sono gli antidoti necessari. 

Ma sono antidoti che devono essere nutriti a loro volta con la ragione, superando l’empirismo, e andando oltre quello che è l’attuale pensiero scientifico.

Inoltre, il Cardinale Eijk, che già in passato aveva chiesto una enciclica sul gender, ha sottolineato che sarebbe importante che oggi la Pontificia Accademia per la Vita stabilisca degli studi specifici proprio sul tema del gender e dei trattamenti transgender, tema diventato molto popolare sui media.

🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’essere uomini di pace

Mai come in questi tempi il mondo ha bisogno di spiritualità, di preghiera, di pace. La Madonna ha detto che possiamo vivere un pezzetto di Paradiso già su questa Terra e ci ha indicato la strada per poterlo fare: mettere in pratica l’esortazione che Lei stessa ha fatto nell’apertura del Messaggio del 25 maggio 2025: «Cari figli, in questo tempo di grazia vi invito ad essere uomini di speranza, pace e gioia, affinché ogni uomo sia operatore di pace e amante della vita». È proprio questo il modo per far sì che la vita su questa Terra sia piacevole: essere persone di speranza, pace e gioia.

Durante la pandemia da Covid19 eravamo tutti ovviamente preoccupati per il virus che si stava diffondendo e per la sua pericolosità; la Madonna era, invece, preoccupata per un’altra epidemia dalla quale ci ha messo in guardia: l’odio con cui satana scardina i cuori. Il mondo sta andando degradandosi proprio perché gli uomini sono uno contro l’altro; satana inietta nei cuori quella superbia e quell’odio che sono i suoi stessi elementi costitutivi. L’odio è irrazionale, spietato, inspiegabile, talmente brutale e diffuso che è il mezzo con cui satana regna.  

La forza umana non basta per contenere il dilagare della stoltezza, della cattiveria, della violenza. Il rimedio a tutto questo dev’essere una reazione spirituale, è l’amore di Dio. Il rimedio sono i cuori che coltivano l’amore di Dio è del prossimo; la pace di cui parla la Madonna è quella che viene da Dio. Anziché lasciare che satana scardini i cuori, dobbiamo aprirci all’amore di Dio; tutte le altre soluzioni sono inutili, insufficienti. L’odio si argina solamente con l’amore. Il cambiamento avviene prettamente sul piano spirituale resistendo al veleno di satana e aprendoci all’amore di Dio.

Il male è dentro di noi, è un residuo del peccato originale; la tendenza al peccato si chiama concupiscenza. È un veleno che subdolamente trasforma il nostro cuore, ne fa una sentina di vizi di ogni genere. L’unico rimedio è l’amore di Dio, la preghiera, l’apertura del cuore, l’ascesi, la mortificazione; contrapporre all’odio l’amore, alla superbia l’umiltà, all’invidia la generosità. Questo è il combattimento spirituale senza il quale la società non cambia. Questa deriva sulla china del male fino ad arrivare sul fondo dell’inferno, deriva dal fatto che abbiamo preso la strada del male che allontana da Dio, che volta le spalle a Dio. È la strada che ha tracciato per primo l’angelo ribelle e che porta all’inferno già su questa Terra. È così, basta guardarsi intorno.

Di qui, il profondo significato dell’esortazione della Regina della pace che ci invita a «essere uomini di speranza, pace e gioia, affinché ogni uomo sia operatore di pace e amante della vita» (Messaggio del 25 maggio 2025). La Madonna, poi, ci invita a pregare lo Spirito Santo – che è l’amore di Dio – affinché entri nei nostri cuori e li trasformi, come dice la preghiera:

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
raddrizza ciò ch’è sviato.

Mettiamoci all’opera guardando a noi stessi e al modo in cui ci rapportiamo con gli altri. Ciascuno faccia i conti con se stesso, in casa propria, a partire da come si rapporta con i propri cari. Abbandoniamo la via del male, della superbia, dell’avarizia e apriamo il cuore al Dio invocando lo Spirito Santo affinché entri nei nostri cuori, li purifichi, li illumini e li renda fecondi di opere buone. Certamente questo cambiamento costa fatica ma è una fatica che genera gioia. La gioia nasce dall’amore di Dio che irrora il terreno del nostro cuore e da lì germogliano le virtù.

Quando, con la fatica del combattimento spirituale, tutto questo si realizza dentro di noi e ci accorgiamo che diventiamo più buoni; ne deriva che il nostro cuore è più contento. Diventando buoni e amabili, diventiamo un dono per il prossimo; non siamo più un nemico da temere, siamo un dono da desiderare. Trasformiamo noi stessi in doni che gli altri desiderano conoscere, avere accanto. Nel medesimo tempo, la nostra vita diventa sempre di più come una fonte d’acqua viva, sempre più feconda di opere buone.

Grazie a Dio, se il mondo ancora non è collassato è perché ci sono ancora persone buone, di pace, di coraggio, di testimonianza. Queste persone sono una benedizione per tutti. La pace incomincia a livello personale, nel proprio cuore e a livello proprio delle relazioni interpersonali, a partire dai legami familiari.

La pace incomincia nel proprio cuore e nelle relazioni che intessiamo quotidianamente. Dobbiamo, allora, lavorare sul cuore e far fiorire alcune virtù fondamentali che poi sono le fondamenta della vita familiare e sociale: il rispetto, il perdono, la compassione e la generosità.       
Il rispetto. Gli altri non sono cose, sono creature di Dio; anche se hanno deviato, con le nostre preghiere e la nostra testimonianza possono rinascere, convertirsi.

Il perdono. Quanto è difficile perdonare le offese, le ingiustizie subite. Anche per le persone che sono avanti nel cammino spirituale il perdono costa fatica e viene naturale la pretesa di umiliare gli altri, di avere ragione, di guardare gli altri con superiorità; questo modo di fare ci abbruttisce. Lo sguardo di chi guarda gli altri dall’alto in basso, abbassa proprio chi lo applica. Chi guarda gli altri con superiorità deturpa se stesso. Chi non perdona non è umile. Come Dio ci perdona, noi perdoniamo gli altri a prescindere dal fatto che vogliano non il nostro perdono. Il perdono è come una primavera che rinnova tutto.

La compassione. Dobbiamo imparare a compatire chi pecca, chi devia, chi è nel male. La compassione è balsamo sulle ferite. Lo sguardo di compassione deve sostituire lo sguardo altezzoso. Papa Francesco, in occasione della visita al carcere Regina Coeli ha raccontato di sentirsi come «graziato dal Signore». «Quando andavo a visitare i detenuti nel carcere di Buenos Aires uscendo mi chiedevo: Perché loro e non io? Pensare a questo mi fa bene: poiché le debolezze che abbiamo sono le stesse, perché lui è caduto e non sono caduto io? Per me questo è un mistero che mi fa pregare e mi fa avvicinare ai carcerati». È una riflessione di un’importanza straordinaria, se Dio non ci tenesse una mano sulla testa potremmo cadere da un momento all’altro.

La generosità. Siamo in una società in cui ciascuno guarda a se stesso. Dobbiamo imparare a ringraziare Dio se godiamo di buona salute, possiamo provvedere a mantenere la famiglia, se abbiamo dei buoni guadagni. Inoltre, sarebbe bello condividere con gli altri i propri beni materiali, le proprie doti e qualità. Per essere uomini e donne di pace dobbiamo essere generosi in maniera incondizionata. «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere» dice Gesù nel libro degli Atti degli Apostoli (At 20,35), facciamo nostra questa frase. Dio ricolma di doni le persone generose.

Diamo una svolta a una società che moltiplichi gli uomini e le donne di pace perché questa è la via che porta a un tempo di pace per l’intera umanità. Vigiliamo quotidianamente alla porta del cuore perché non entrino i veleni dell’odio, della superbia e dell’invidia che il maligno vuole iniettare.

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🔴LIVE🔴〽️🙏⭐️“I DONI DELLO SPIRITO SANTO”🕊️🌿💙Catechesi di Padre Livio puntata 13

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La fede incrollabile dei cattolici cinesi

Sperando in una visita di Papa leone XIV, le comunità cattoliche mantengono viva la fede come testimonia la recente inaugurazione di due nuove chiese.

Anna Bono – La Nuova Bussola, 31/05/2025

“Nell’era di papa Leone XIV, i fedeli sperano che i vescovi da nominare e approvare secondo l’accordo possano veramente amare i fedeli, conoscere il loro gregge. Che siano abili nella cura pastorale e abbiano il sostegno dei fedeli. Solo in questo modo il vescovo potrà guidare i fedeli ad amare il Paese e la Chiesa, unire i fedeli, guidandoli attivamente verso la costruzione del Paese, contribuire a mantenere la stabilità sociale e essere buoni cittadini, buoni cattolici e produrre frutti nell’evangelizzazione”.

Così l’agenzia di stampa AsiaNews sintetizza i sentimenti dei cattolici cinesi e il loro vivo auspicio. Il cardinale Stephen Chow Sau-yan, vescovo di Hong Kong, il 22 maggio, durante la messa celebrata nella cattedrale di Hong Kong, ha invitato tutti i fedeli a pregare affinché il Papa possa presto fare una visita pastorale in Cina. Nonostante le limitazioni e le imposizioni del processo di sinicizzazione della religione cristiana voluto dal regime comunista cinese, i fedeli guardano al futuro con fede e speranza.

Lo prova l’apertura di nuove chiese, “segno concreto – commenta AsiaNews – della perseveranza testimoniata dalle comunità cattoliche cinesi nel cammino di fede che prosegue nelle diverse circostanze della storia”. Il 10 maggio a Xiaogan, nella provincia di Hubei, è stata inaugurata una chiesa dedicata a Cristo Re con una solenne liturgia di consacrazione celebrata da monsignor Francesco Cui Qingqi, vescovo di Hankou/Wuhan, e da 32 sacerdoti concelebranti. Erano presenti un migliaio di fedeli e dei rappresentanti delle autorità civili locali. “Il campanile di 33 metri della nuova chiesa è come un segno che ci aiuta a volgere il nostro sguardo al Regno del Cielo – ha detto pronunciando l’omelia monsignor Qingqi – e ci richiama anche all’urgenza di mettere salde radici cristiane nel terreno fertile della cultura cinese, per manifestare la nostra fede attraverso la testimonianza della vita cristiana”. La chiesa può ospitare 500 persone e il complesso comprende una canonica e un centro per le attività pastorali.

Nello stesso giorno nell’arcidiocesi di Taiyuan, nella provincia di Shanxi, anche la piccola comunità cattolica di Guzhai ha inaugurato la sua nuova chiesa, dedicata a Nostra Signora della Cina. Il vescovo, monsignor Paolo Meng Ningyou, che ha celebrato la messa di inaugurazione, ha elogiato lo zelo pastorale e missionario del parroco e dei fedeli. “Avete affrontato opportunità ed emergenze – ha detto – ma grazie alla comunione e alla sinodalità della comunità che comprende anche i lavoratori immigrati ho visto una comunità benedetta e piena di vita”. Monsignor Ningyou ha poi esortato i laici a essere forza trainante, a partecipare alla guida della preghiera e alla gestione delle attività parrocchiali.

🔴LIVE🔴 PADRE LIVIO: “ESSERE UOMINI DI PACE”

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