"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2025

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Lunedì 2 Giugno 2025

  h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

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h. 9.00: Pensiero spirituale

“ESSERE UOMINI DI PACE”

“Satana scardina i cuori con l’odio”

È la situazione in crescendo del mondo di oggi

Il rimedio sono i cuori che coltivano l’amore di Dio è del prossimo

Si incomincia da se stessi e nei rapporti personali

Il rispetto – Il perdono – la compassione – la generosità

Vigilare alla porta del cuore perché non entrino i veleni del maligno

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 h. 9.30: PENSIERO MARIANO

“IL SEGRETO DELL’UMILTA” (10)

Dal libro di padre Livio: “Magnificat – il poema di Maria”

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h. 10: I DONI DELLO SPIRITO SANTO (13)

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BLOG – blogdipadrelivio.it

Foto dell’incontro del Veggente Ivan in Svizzera

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🔴LIVE🔴CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 354 – LA COSTITUZIONE GERARCHICA DELLA CHIESA

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Papa Leone XIV: “La Madre di Dio ci aiuti a camminare insieme sulla via della pace”

La preghiera del Regina Coeli. “La Vergine Maria benedica le famiglie e le sostenga nelle loro difficoltà”

Papa Leone XIV, Giubileo delle Famiglie |  | Daniel Ibanez / ACI GroupVeronica Giacometti – ACI Stampa, 1/06/2025

Al termine della Celebrazione Eucaristica in occasione del Giubileo delle Famiglie, dei Bambini, dei Nonni e degli Anziani, Papa Leone XIV, prima di recitare la preghiera del Regina Caeli, ringrazia e saluta calorosamente tutti i partecipanti. “Siete venuti da ogni parte del mondo, con delegazioni di centotrentuno Paesi. Sono contento di accogliere tanti bambini, che ravvivano la nostra speranza! Saluto tutte le famiglie, piccole chiese domestiche, in cui il Vangelo è accolto e trasmesso”, dice subito il Pontefice da Piazza San Pietro.

“Che la fede, la speranza e la carità crescano sempre nelle nostre famiglie. Un saluto speciale ai nonni e agli anziani, voi siete modello genuino di fede e ispirazione per le giovani generazioni. Grazie di essere venuti!”, continua ancora il Pontefice.

“Oggi in Italia e in diversi Paesi si celebra la solennità dell’Ascensione del Signore. È una festa molto bella, che ci fa guardare alla meta del nostro viaggio terreno. In questo orizzonte ricordo che ieri a Braniewo (Polonia) sono state beatificate Cristofora Klomfass e quattordici consorelle della Congregazione di Santa Caterina Vergine e Martire, uccise nel 1945 dai soldati dell’Armata Rossa in territori dell’odierna Polonia. Nonostante il clima di odio e di terrore contro la fede cattolica, continuarono a servire gli ammalati e gli orfani. All’intercessione delle nuove Beate martiri affidiamo tutte le religiose che nel mondo si spendono generosamente per il Regno di Dio”, ricorda Papa Leone prima della preghiera mariana.

La Vergine Maria benedica le famiglie e le sostenga nelle loro difficoltà: penso specialmente a quelle che soffrono a causa della guerra in Medio Oriente, in Ucraina e in altre parti del mondo. La Madre di Dio ci aiuti a camminare insieme sulla via della pace”, conclude infine il Pontefice.

🟢LIVE: 🕊️SANTA MESSA DOMENICALE DI P.LIVIO- 🌾🍇Ascensione del Signore al Cielo🔔

INCONTRO DI PREGHIERA DEL VEGGENTE IVAN IN SVIZZERA

ORGANIZZATO DA MEDJUGORJE SVIZZERA DAL 23 AL 25 MAGGIO – Foto- Azione di preghiera

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Il mistero glorioso dell’Ascensione di Gesù è l’evento che segna l’inizio della missione della Sua Sposa, la Chiesa. In passato, nei tre giorni precedenti l’Ascensione erano diffusissime le Rogazioni. Mai abolite, sarebbe bello riscoprirle.

Ermes Dovico – La Nuova Bussola, 1/06/2025

“Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (At 1, 11). Le parole dei due angeli che apparvero ai discepoli mentre questi stavano ancora cercando di scorgere la gloria di Cristo, sottratto al loro sguardo da una nube, chiudono il racconto biblico dell’Ascensione del Signore, l’evento che segna l’inizio della missione della Chiesa.

È ricco di significato il fatto che Gesù ritorni al Padre ascendendo proprio dalla sommità del Monte degli Ulivi. Lì si era compiuto il mistero doloroso del suo totale abbandono alla volontà del Padre, caricando sulla sua sacra umanità, grondante sudore di sangue, il peso dei peccati degli uomini di tutti i tempi. L’Ascensione è il completamento glorioso di quel mistero: il corpo di Gesù, insieme alla sua anima e alla sua divinità, entra definitivamente nella gloria divina e indica la strada a chi lo ama.

Negli Atti degli ApostoliLuca scrive che Gesù Risorto apparve per 40 giorni ai discepoli, dando loro le ultime istruzioni sul Regno di Dio e preannunciando il compimento di un altro mistero glorioso, la Pentecoste: “[…] avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea, la Samarìa e fino agli estremi confini della terra” (At 1, 8). Già nell’Ultima Cena, Gesù aveva spiegato agli apostoli la necessità del suo distacco visibile per essere riempiti di Spirito Santo (“è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore”). E aveva profetizzato che la proclamazione del Vangelo sarebbe stata accompagnata dalle persecuzioni. Allo stesso tempo Pietro e compagni erano stati edotti sul fine ultimo di tutto il disegno divino, racchiuso sempre nelle parole di Gesù: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. […] Io vado a prepararvi un posto” (Gv 14, 2).

La glorificazione di Gesù è perciò il preludio alla glorificazione delle membra del suo Corpo Mistico, la Chiesa, chiamata a proseguire la sua missione sulla terra. La Sposa di Cristo è forte della promessa da Lui fatta nel giorno in cui proclamò il primato di Pietro: “E le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18). Una promessa che contiene l’annuncio della battaglia destinata a proseguire fino alla fine del mondo, nonché della scelta – tra Dio e il Nemico, tra la sua Parola e la menzogna – che ogni anima dovrà affrontare. La beatitudine eterna è la ricompensa per coloro che vinceranno il proprio combattimento spirituale e guadagneranno un posto in Paradiso. Lì ci attende il Figlio che “siede alla destra del Padre”, come professiamo nel Credo e leggiamo nelle Sacre Scritture. Ben sapendo che Gesù si è reso perennemente e realmente presente nell’Eucaristia, nutrimento salvifico in vista dei beni della Gerusalemme Celeste.

La celebrazione liturgica dell’Ascensione ha origini antichissime ed è attestata dal IV secolo. Cadendo 40 giorni dopo la Pasqua, la solennità dell’Ascensione si celebra il giovedì della sesta settimana del Tempo Pasquale oppure, nei Paesi dove non è festività civile, è posticipata alla domenica successiva.

In passato, nei tre giorni precedenti l’Ascensione erano diffusissime le Rogazioni, oggi purtroppo in disuso ma mai abolite. Dopo una serie di calamità naturali, furono introdotte nel V secolo da san Mamerto di Vienne, che pensò a un meraviglioso triduo di preghiere, digiuni e processioni solenni, per chiedere con fiducia il favore di Dio. Sarebbe bello riscoprirle.

L’ideologo di Putin e Kirill ora attacca persino Averintsev

Stefano Caprio – Asia News, 31/05/2025

In un nuovo saggio Aleksandr Šipkov arriva a puntare il dito anche contro il filologo che negli anni Novanta con le sue conferenze aiutò la Russia a riscoprire insieme la tradizione cristiana orientale e quella occidentale. Perché la Russia di oggi rifiuta ogni convergenza nella cultura cristiana dell’Europa d’ell’Est e dell’Ovest, per proporsi come l’unica vera Chiesa incaricata di una missione universale.

Uno dei principali ideologi del “sovranismo ortodosso” della Russia contemporanea, Aleksandr Šipkov, rettore dell’università ortodossa di S. Giovanni il Teologo a Mosca e docente di filosofia all’università Lomonosov, ha pubblicato sulla rivista “Vita Internazionale” un saggio dal titolo “La crisi del culturalismo, ovvero il caso Averintsev”, esponendo le motivazioni della diffusione in Russia del “modello di sviluppo del mondo occidentale” a cui oggi i russi cercano di reagire, sia con la guerra sul campo che con il recupero della propria “identità culturale”.

L’Europa ha cercato di imporre una propria visione del mondo fin dai tempi dell’Illuminismo, e secondo Šipkov “oggi la Russia sta cercando di cancellare quell’influsso”, recuperando una propria tradizione di civiltà “differente dal modernismo protestante”, risalendo quindi a polemiche degli ultimi cinque secoli. Questo impone una “diversa valutazione dei valori, delle regole e delle norme di vita quotidiana”, decretando la “morte delle attese infondate e superando la frustrazione esistenziale, la sensazione di un vuoto ideale, come quello che oggi avvolge l’uomo dell’Occidente”. Questa condanna dell’influsso esterno è determinante per la politica russa dell’ultimo trentennio putiniano, e particolarmente dell’ultimo decennio in cui si cerca in ogni modo di respingere qualunque espressione di “agente straniero”, un’azione che accomuna in modo particolare i sovranismi a livello mondiale, come nelle ultime clamorose decisioni del presidente americano Donald Trump nel cercare di escludere gli studenti stranieri dalle università americane.

Come ricorda il filosofo russo, questa influenza si è riversata all’interno del Paese “nel corso della nostra crisi di identità alla fine degli anni Ottanta, risalendo quindi al periodo della perestrojka di Gorbačev e della fine del sistema sovietico, ritenuto invece “coerente” con l’identità russa tradizionale. Sono proprio i principi dell’ideologia del “mondo russo” di Vladimir Putin e della “rinascita ortodossa” nell’interpretazione del patriarca Kirill (Gundjaev), che esprimono i motivi di fondo dell’ostilità e dell’aggressione militare russa contro l’Occidente, usando la controversa relazione con l’Ucraina come terreno di uno scontro che in realtà si estende molto al di là dei confini, oggetto di improbabili trattative negli ultimi mesi.

La debolezza del regime sovietico negli ultimi anni, secondo la ricostruzione di Šipkov, ha esposto la Russia alla “trappola dell’universalismo globalista”, che ha portato al totale disorientamento morale, culturale e sociale. La condizione attuale della Russia, grazie alla reazione bellica, può essere quindi definita “l’inizio dell’uscita dal vicolo cieco, rimettendo insieme le pietre sparpagliate”, ma per questo serve un’attenta analisi degli errori del passato. Vanno quindi “ristabiliti i nomi delle cose”, a cominciare dalla sfera culturale-umanitaria, in quanto “lo smantellamento del progetto sovietico è iniziato con le modifiche agli standard umanitari, e l’imposizione di nuove definizioni dello spazio umanitario”. L’Unione Sovietica non ammetteva in effetti la possibilità di “aiuti umanitari” da parte esterna, sia in campo sociale, sanitario ed economico, sia soprattutto nei progetti culturali e formativi, come invece si è verificato nell’ultimo decennio dello scorso secolo.

Il filosofo e teologo di Stato ritiene che “tutto è iniziato dalla cultura” fin dagli ultimi decenni sovietici, con il dissenso del samizdat, le avanguardie teatrali, i film di Andrej Tarkovskij e Sergej Paradžanov e tutta la nuova “tendenza cinematografica” che invitava la coscienza dello spettatore sovietico al “pentimento”. In effetti si ricorda l’effetto clamoroso del documentario Ispoved (“La Confessione”) del 1989 di cui Paradžanov fu l’autore della sceneggiatura, raccogliendo un numero enorme di spettatori sovietici e numerosi riconoscimenti internazionali, raccontando la vita dei giovani tossicodipendenti di quegli anni in Unione Sovietica e demolendo l’immagine del “paradiso socialista” propagandato per molti decenni. La critica di Šipkov risulta ancora più radicale nei confronti dell’opera di Tarkovskij, che già nel 1962, durante il “disgelo kruscioviano”, aveva esordito con L’infanzia di Ivan, la storia di un bambino durante la seconda guerra mondiale, alternando il crudo realismo della guerra con continue digressioni oniriche, distanziandosi dal panorama cinematografico sovietico che esaltava soltanto l’eroismo dei vincitori, un tema tornato di grande attualità nella Russia putiniana. E anche nei suoi successivi capolavori, da Andrej Rublev del 1966, Solaris del 1972, Lo specchio del 1974 e Stalker del 1979, Tarkovskij ricostruisce in modo assolutamente originale, autobiografico e critico tutto il percorso della coscienza russa, distruggendo gli stereotipi sovietici, per non parlare dei film da lui girati nell’emigrazione, come Nostalgia del 1983 e Sacrificio del 1986. Questi esempi di rielaborazione della cultura sono definiti da Šipkov come “flussi di latte della libertà ritrovata, che sono finiti sulle rive delle coscienze come cagli inaciditi”.

Si è reso necessario “un nuovo sistema di coordinate, fondato sulla conoscenza scientifica e non sulla retorica politica, e si è imposta la visione umanitaria”, una ricerca di nuove fondamenta della società e del sistema politico per sostituire quella comunista sovietica. Qui Šipkov elenca una serie di nomi di esponenti della cultura russa in questa fase di cambiamenti, come il linguista e americanista Vjačeslav V. Ivanov, uno dei fondatori della “scuola comparativista” nelle università russe, lo slavista Vladimir Toporov, fondatore della “teoria del mito fondamentale” nel confronto tra le culture indoeuropee, il grande architetto della semiotica Jurij Lotman e l’orientalista Lev Gumilev con la “teoria passionaria dell’etnogenesi”, fino al russista Aleksandr Pančenko, che rilesse il sistema dei valori della Russia a partire dal Settecento, tutti intellettuali definiti “dominatori del pensiero” che hanno condotto l’autentica autocoscienza russa al “declino della culturologia”.

Prima ancora dell’influsso diretto delle associazioni e delle iniziative occidentali, ancora nei tempi sovietici tra Khruščev, Brežnev e Gorbačev, il filosofo putin-kirilliano evidenzia quindi una “decadenza” del vero spirito russo, individuando tra tutte una figura particolarmente significativa in questo senso, quella del filologo e critico letterario Sergej Averintsev, uno degli intellettuali più influenti della Russia post-sovietica. Erede di tanti altri esponenti di una “cultura alternativa” non apertamente dissidente, ma molto attiva nel mondo accademico degli ultimi decenni sovietici pur con tutte le limitazioni della censura, Averintsev viene accusato da Šipkov di avere “assunto un’area di sacralità” per le sue lezioni e conferenze di riscoperta della tradizione cristiana orientale e occidentale insieme, come si evidenzia in una delle sue poche pubblicazioni, la “Poetica della letteratura antica bizantina”, diffusa negli anni Novanta e pubblicata in tante lingue nel 2004, dopo la sua morte improvvisa a Vienna, ritenuta da Šipkov un “nuovo vangelo simbolico dell’occidentalismo russo”.

In questa disamina della cultura russa si evidenzia un fattore oggi davvero determinante per l’autocoscienza del potere politico ed ecclesiastico, che sostiene l’assoluta purezza e originalità della variante russa del cristianesimo e del sistema dei valori morali, in opposizione a quella ereditata dal cattolicesimo e protestantesimo occidentale, che secondo questa interpretazione si sono “appropriati” perfino della tradizione bizantina, come mostra proprio l’opera di Averintsev. La Russia di Šipkov rifiuta quindi la convergenza dei grandi filoni della spiritualità e della cultura cristiana dell’Europa di Oriente e Occidente, per proporsi come l’unica vera Chiesa incaricata di una missione universale.

Il filosofo esprime ammirazione per la personalità di Averintsev, capace di rievocare i padri della Chiesa e l’antica letteratura cristiana ancora in tempi di censura sovietica, ma a suo parere egli fu “una vittima involontaria della nuova ideologia dei valori liberali”, contro cui la Russia è costretta oggi a combattere. Nel tentativo di collegare il simbolismo ortodosso con la letteratura occidentale, in una “visione comune delle epoche” e una specie di “sincretismo delle culture pagane e di quelle bibliche”, Averintsev tentò di armonizzare cristianesimo e secolarismo, provocando una contraddizione tipica della visione attuale del mondo, che Šipkov definisce “tentazione del culturalismo”, una specie di “eresia contemporanea”.

Il filosofo utilizza un termine già impiegato da altri storici russi della teologia come Georgij Florovskij, quello della “pseudomorfosi”, una negazione e un tradimento dell’autentica tradizione insinuatosi in Russia fin dai tempi moderni, in particolare attraverso l’Accademia teologica di Petro Mogila a Kiev a inizio Seicento, che usava gli schemi della scolastica latina. Questo indica le radici profonde del conflitto tra la Russia e l’Ucraina, che proprio in quel periodo ha cominciato a separarsi nettamente da Mosca, evidenziando una propria identità di “ponte tra Oriente e Occidente”.

Da notare che Averintsev rileggeva l’idea russa della “Terza Roma” collegandola con una dimensione antica della cultura, essendo già la Roma antica una “terza figura” dopo Troia (mondo orientale) e Alba Longa (Latium vetus occidentale), e anche Costantinopoli come discendente da Troia e da Roma, per suggerire che non esiste un unico erede del cristianesimo e della cultura antica, ma in ogni espressione di tutte le latitudini si esprime un autentico contributo alla coscienza universale, ciò che i russi non intendono ammettere in nessun caso.

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