"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2025 Pagina 25 di 31

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

TROVI LE PRECEDENTI PUNTATE NELLA SEZIONE “CATECHESI DI PADRE LIVIO”

NOVITÀ estrapolazioni da ascoltare ritagli di pagine inedite dal LIBRO di P.LIVIO: “SONO VOSTRA MADRE E VI AMO”
{Qui nella versione radiofonica a cura di Roberta}
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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 359 – I FEDELI LAICI

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🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sull’essere uomini “amanti della vita”

Nel Messaggio del 25 giugno 2002 la Regina della pace aveva detto: «Vivete i miei messaggi e mettete nella vita ogni parola che io vi do. Siano preziose per voi perché vengono dal Cielo». In tutti i suoi Messaggi, la Regina della pace non ha fatto altro che commentare la Parola di Dio, le parole della Madonna sono ricche di riferimenti biblici, a volte celati e altre volte più chiari. Maria è la Madre del Verbo questo legame indissolubile traspare anche dalle sue parole.

Dobbiamo, allora, accogliere l’invito della Regina della pace di approfondire i suoi Messaggi che sono semplici ma molto profondi. Sono abissi di luce. Il Messaggio del 25 maggio 2025 è molto ricco di spunti e di prospettive incoraggianti, soprattutto se contestualizzato nel tempo che stiamo vivendo dove non manca chi maledice la vita, il mondo è teatro di violenza e di orrori, satana minaccia di distruggere in un secondo la vita e il pianeta sul quale viviamo. I Messaggi della Regina della pace sono pieni di luce perché vengono da Dio, sono intrisi di verità che da una parte svela gli abissi del male e dall’altra ci mostra la via meravigliosa del bene.

Basterebbe leggere il Messaggio del 25 maggio 2025 e analizzarlo minuziosamente per renderci conto di quale valore straordinario abbia la vita umana e come veramente meriti di essere vissuta. La Madonna chiama il tempo che viviamo “tempo di grazia” e chiude il Messaggio con questa espressione che capovolge tutte le nostre prospettive pessimistiche: «Anche questo tempo sarà un dono per voi ed un cammino nella santità verso la vita eterna». Quello che stiamo vivendo è sicuramente un tempo di grande combattimento spirituale e proprio per questo motivo è un tempo opportuno per mostrare il nostro amore e la nostra fedeltà per Dio e per progettare la nostra vita sul piano che Dio ha per ciascuno di noi.

In questa luce la Regina della pace ci esorta a essere uomini di speranza, di pace e di gioia affinché ogni uomo sia operatore di pace e amante della vita; la Madonna, poi, ci invita ad affrontare la vita con coraggio e con l’abbandono, con la totale fiducia in Dio. In questa prospettiva, allora, la vita diventa una benedizione perché è un cammino di santità, di rinnovamento di noi stessi, al seguito di Cristo verso la gioia senza fine nella vita eterna.

Nel Messaggio del 25 maggio 2025 la Madonna ci ha invitato a uscire dalla palude oscura in cui ci siamo rinchiusi, prigionieri dell’incredulità, della sofferenza fine a se stessa, del vagare senza meta e senza prospettive. Questa deriva squallida, che ha influenzato la cultura mondiale, è senza dubbio una malattia generale, nessuno è esente dal peccato originale e purtroppo vi siamo ricaduti avendo rifiutato la fede e la Croce. La tenebra ha prevalso e laddove c’era lo splendore della visione cristiana dell’uomo, immagine viva di Cristo, è subentrata una visione dell’uomo ridotto a un animale, a un pugno di terra intriso di male, violenza, sopruso, cattiveria, menzogna. Tutto questo ci porta a maledire la vita e a viverla male impiegando nel peggiore dei modi questo meraviglioso dono che Dio ci ha dato.

La Madonna ci invita a vivere in modo degno, perché Dio ci ha creato a Sua immagine e somiglianza. L’uomo è dotato di un’intelligenza che supera grandiosamente quella animale e quella artificiale. La creatura umana si eleva al Creatore grazie alla ragione; l’uomo è capace di Dio con tutte le facoltà della sua anima. Questa visione della vita è quella che Dio ci ha rivelato e che possiamo raggiungere grazie alla ragione umana, anche se la luce della fede ci rivela qualcosa di più grande perché non siamo solamente creature di Dio, ma siamo suoi figli, abbiamo la grazia chiamare Dio col nome di Padre, di condividere la sua eredità nel cuore stesso della Santissima Trinità mediante il Verbo che si è fatto carne, è venuto in mezzo a noi e ha unito la natura umana a quella divina.

Oggi la scienza è considerata l’unica forma di conoscenza, come se tutto lo scibile fosse unicamente   ciò che si può vedere, misurare, quantificare, utilizzare. Ne deriva, allora, che l’anima, Dio, il trascendente non esiste proprio perché non è empiricamente dimostrabile. A questo punto l’uomo si riduce ai meccanismi della materia dei quali è il prodotto e dai quali viene dissolto simile, quindi a un animale o una pianta. Questa visione della vita si è imposta e ha impoverito l’uomo, ha degradato la vita: è una menzogna satanica, non è una scienza, non è una conoscenza.

La verità è la corrispondenza tra il pensiero e ciò che esiste; “esiste il Sole” è un’affermazione vera perché a questa affermazione corrisponde una realtà (cioè che il Sole esiste). Possiamo, allora, affermare che esiste il Sole, esiste l’Universo, esiste Dio. Parlando dell’uomo, diciamo che ha questa grandezza incommensurabile con la quale si apre a Dio e diventa suo figlio per grazia. Questa è la prospettiva cristiana che abbiamo abbandonato e con la quale ci siamo auto immersi in un abisso senza fondo, siamo andati perdendoci nelle tenebre e nell’ombra della morte. Ne deriva che, in quest’ottica buia e senza vie d’uscita, la vita viene maledetta o sprecata.

Nel gergo comune diciamo che con i soldi ci si può godere la vita; in realtà i vizi rovinano la vita. La vita è un’occasione unica che si vive una sola volta, non si può riavvolgere il nastro! Per Divina Misericordia c’è sempre l’ultimo istante in cui ci si può salvare, ma non è una grazia facile da valorizzare perché quando si è abituati al male si fa fatica ad aprire gli occhi al bene. Da una visione della vita orientata a Dio, vissuta come un cammino verso l’eternità e un’imitazione di Cristo Risorto, in una prospettiva di gioia eterna che è quella del Paradiso.

La Madonna ci sta aiutando a tornare alla visione cristiana della vita, ci dice di essere uomini di speranza, di pace, di gioia e amanti della vita proprio perché è un dono di Dio, perché siamo a sua immagine e siamo orientati a Lui, siamo stati redenti dai peccati e tirati in salvo dagli abissi del male in cui siamo precipitati. Nella luce della fede la vita acquista un valore incommensurabile e già su questa Terra possiamo essere felici. Camminando nella luce della fede la nostra vita è un pezzetto di Paradiso: «Figlioli vivete il Paradiso qui sulla terra affinché stiate bene e i comandamenti di Dio siano la luce sul vostro cammino» (Messaggio del 25 luglio 2018). È un’esperienza che molti fanno e che possiamo fare anche noi. Una volta raggiunta quella gioia del cuore, non si cerca altro perché è l’amore di Dio che ci ricolma e che si irradia su chi incontriamo.

I veri cristiani non si godono la vita, la amano, la realizzano, la elevano, ne fanno un poema d’amore per l’eternità, una benedizione per tutti. Abbiate un’ambizione santa nella vita, impostatela nella luce di Dio e del suo amore in modo tale da essere una benedizione per tutti quelli che incontrate. La vostra vita sia un Sole che illumina e che irradia i suoi raggi illuminando riscaldando i cuori di chi incontra.

Amiamo Dio, amiamo Cristo, amiamo Maria e amiamo la vita!

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🔴LIVE🔴I DONI DELLO SPIRITO SANTO” Catechesi di Padre Livio puntata 17

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San Norberto


autore: Maarten Pepyn anno: 1637 titolo: San Norberto luogo: Cattedrale di Anversa

Nome: San Norberto

Titolo: Vescovo

Nascita: 1085 circa, Xanten, Germania

Morte: 6 giugno 1134, Magdebùrgo

Luogo reliquie:Basilica dell’Assunzione della Vergine Maria

S. Norberto nacque a Xanten nel 1085 circa da una illustre e ricca famiglia. Fin da giovinetto si diede agli studi con splendidi successi, per cui fu bene accolto alle corti dei principi e in quella dello stesso imperatore Enrico. E qui, più che altrove, diede prova della sua nobiltà e della sua erudizione.

Norberto però in questa prima sua gioventù sprecò i preziosi talenti ricevuti da Dio conducendo una vita comoda, amante delle vanità e delle lodi. Ma la grazia di Dio non tardò a smuovere il suo cuore e a fargli comprendere che tutto è vanità.



Un giorno mentre viaggiava, elegantemente vestito, sul suo cavallo, lo colse un temporale. Rifugiatosi sotto una pianta, poco mancò che un fulmine non lo incenerisse. La terra si aperse sotto i piedi del cavallo ed egli fu buttato a terra svenuto.

Rinvenuto, si ricordò della sua triste vita condotta fino allora e, come già S. Paolo, rivolse al Signore le parole: « Che vuoi che io faccia? ». « Fuggi il male e fa’ il bene, cerca la pace e seguila finché non la trovi ».

Queste parole le sentì nel profondo del cuore. Era la voce di Dio che ancora una volta lo chiamava, ed egli l’ascoltò e mutò vita per sempre.Abbandonata la corte, si ritirò nel monastero di Sigeberto vicino a Colonia, e dopo conveniente preparazione fu ordinato sacerdote dall’Arcivescovo di quella città.

In seguito fu eletto canonico e in questo nuovo ufficio avrebbe voluto correggere molti abusi, ma trovò ostacoli nella rilassatezza dei tempi, per cui, rinunziato al canonicato, camminando a piedi scalzi, e mendicando il cibo, andava annunziando ovunque la buona novella, finché si ritirò nel silenzio di Prémontré. Ma non fu solo. Quaranta ecclesiastici e molti secolari si unirono a lui per vivere nella penitenza e ne la preghiera. S. Norberto pensò allora ad una regola di vita comune e adottò quella di S. Agostino, e nel Natale del 1121 fecero la professione solenne. Così era fondata la Congregazione dei Canonici Regolari Premostratensi. 



Nel viaggio che fece a Roma per l’approvazione della regola, passò a Spira ove il clero e il popolo erano radunati per l’elezione del nuovo arcivescovo. Saputo l’arrivo del Santo, egli stesso fu eletto all’alta dignità. « Ecco il nostro padre, ecco il nostro pastore! » si gridava dappertutto. Voce di popolo, voce di Dio: e S. Norberto dovette accettare e cercò di soddisfar a questo nuovo onere guadagnando tutti a Gesù Cristo


Non pochi però si opposero al suo ardente zelo attentarono anche alla sua vita. Egli perdonò e sopportò tutto; e alla fine colla sua pazienza vinse anche quegli animi ribelli, conducendoli all’ovile di Gesù Cristo.

Assistette al concilio che si tenne a Reim e fu nominato arcivescovo di Magdeburgo da papa Onorio II nel 1126. Molto s’affaticò per estinguere lo scisma dell’antipapa Anacleto; nello stesso tempo visitò molte province della Germania portando ovunque la sua parola di padre e di pastore. 

Una malattia che l’assalì gravemente, lo tenne per 4 mesi a letto ed il 6 giugno 1134 spirò nel bacio de Signore.Inizialmente, fu sepolto nella chiesa del cenobio tra i suoi “fratelli”. Durante la Riforma, quando la città di Magdeburgo passò ai protestanti, i premostratensi si impegnarono a trasferire le reliquie, poiché i protestanti non veneravano le reliquie dei santi.

Nel 1626, riuscirono ad aprire il sepolcro e trasportare il corpo a Praga, dove l’abate di Strahow permise la collocazione. Nel 1627, le spoglie furono deposte nella chiesa del cenobio dei Canonici Premostratensi a Strahow, a Praga, dove fu eretto un altare. 

PRATICA. Perdoniamo le offese ricevute e godiamo se il mondo ci odia quando facciamo bene, perché, allora siamo sicuri di essere veramente seguaci di Gesù Cristo.

PREGHIERA. O Signore, che il tuo beato confessore e vescovo Norberto rendesti banditore esimio della tua parola, e per suo mezzo rendesti feconda la tua Chiesa di una nuova famiglia, deh! fa che per i suoi meriti possiamo praticare col tuo aiuto quanto egli ha insegnato con le parole e colle opere. 

MARTIROLOGIO ROMANO. A Magdebùrgo san Norbérto, Vescovo di quella città e Confessore, Fondatore dell’Ordine Premostraténse.

🔴LIVE🔴 PADRE LIVIO: ESSERE UOMINI “AMANTI DELLA VITA”

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Vescovo Marín: “Vi presento la vocazione agostiniana di Leone XIV”

Un Papa profondamente agostiniano, un uomo di dialogo, un capo non accentratore: Leone XIV visto dal vescovo Marin, agostiniano, sottosegretario del Sinodo

Di Andrea Gagliarducci

Città del Vaticano , mercoledì, 4. giugno, 2025 9:00 (ACI Stampa).

È un Papa dal carisma profondamente agostiniano, un uomo di dialogo, con un temperamento molto tranquillo. Non è un accentratore, ma nemmeno una persona che non sa decidere. Il vescovo Luis Marín de San Martín, agostiniano, sottosegretario del Sinodo dei vescovi, fu chiamato a Roma come archivista della Curia degli Agostiniani dall’allora superiore, Robert Francis Prevost. Oggi, il suo vecchio superiore è diventato Papa, ma è rimasto profondamente agostiniano e legato alla comunità agostiniana. Lo si vede dalle uscite (la Madonna di Genazzano, il pranzo nella Curia degli Agostiniani, la festa per i 70 anni del superiore Moral), lo si vede anche dal suo modo di porsi. Ma in che cosa si vede la spiritualità agostiniana del Papa? E che tipo di pontificato sarà? Il vescovo Marín lo spiega in questa intervista.

Che tipo di agostiniano è Leone XIV? Abbiamo visto come è vicino alla comunità, come tornasse a pranzo in comunità spesso anche quando lavorava alla congregazione dei vescovi. Quale è la spiritualità agostiniana e come si declina in questo Papa?

Già nel suo primo messaggio, dal balcone centrale della Basilica Vaticana, il nuovo Papa si presentò senza esitazione: “Sono figlio di sant’Agostino, agostiniano”. Il carisma agostiniano lo configura, come ci configura a tutti noi agostiniani. È il nostro modo di seguire Cristo e di servire la Chiesa. Il carisma non viene considerato in modo chiuso, “autoreferenziale”, per usare l’espressione di Papa Francesco, ma come ricchezza donata e condivisa nella Chiesa.

Forse la caratteristica più importante del carisma agostiniano è il senso di comunità, di fraternità, inteso in modo forte: “avere un’anima sola e un cuore solo protesi verso Dio”, come dice la nostra Regola. Non è solo abitare nella stessa casa o lavorare insieme, ma vivere la comunione con i fratelli, l’amicizia in senso profondo e totale. E questo è solo possibile a partire dall’unione con Cristo, cioè da un’intensa esperienza esistenziale e spirituale. Inoltre, ha un significato molto dinamico, perché ci coinvolge nel mondo, ci rende solidali con l’intera famiglia umana. Non è una spiritualità di separazione, ma di incontro, di inclusione. Abbiamo già qui tre tratti interconnessi: comunione-interiorità-dimensione sociale.

Questo è ciò che Robert Francis Prevost ha sperimentato da quando nel 1978 ha professato nell’Ordine Agostiniano e ciò che ha sempre testimoniato nelle diverse fasi della sua esistenza. Non ci sono dubbi: Papa Leone XIV è essenzialmente un agostiniano. Questa è una chiave essenziale per capirlo.

Essere agostiniano oggi cosa significa? In che modo ci si pone di fronte alle sfide del mondo? Quali sono le grandi sfide, quali le grandi risposte?

Significa vivere il carisma degli agostiniani proprio in questo tempo, in questa epoca specifica, con le sue sfide e possibilità. Sant’Agostino fu un uomo del suo tempo, molto coinvolto nella realtà, non sempre facile, del Basso Impero Romano, in mezzo anche alle tensioni e alle divisioni della Chiesa africana. Perciò è molto opportuno conoscere il contesto in cui visse sant’Agostino. Nella sua storia il nostro Ordine ha sempre sviluppato una forte dimensione evangelizzatrice. Gli agostiniani, fin dall’inizio, si recarono nelle città per impegnarsi nel lavoro pastorale e portarono avanti un grande impegno missionario. Perciò, come ho già detto, non si tratta di separarsi dal mondo, ma di conoscerlo, amarlo e servirlo, di coinvolgersi nella sua realtà per portargli la gioia del Vangelo.

Occorre saper leggere i segni dei nostri tempi ma sempre da Cristo, cioè con lo sguardo misericordioso di Dio. Viviamo in un’epoca concreta e, allo stesso tempo, piena di varietà e di forti contrasti. Ecco perché la risposta non scaturisce da uno spiritualismo evanescente, ma dall’amore incarnato in ogni situazione, nell’oggi della storia. Non bastano ricette prefabbricate, è necessario conoscere il contesto sentendosi parte del nostro mondo. Come direbbe sant’Agostino, il cristiano è Cristo, cioè la definitiva risposta di Dio ai bisogni dell’umanità.

In cosa rivede la spiritualità agostiniana in questo Papa? E cosa la spiritualità agostiniana può portare al pontificato?

Tre sono gli atteggiamenti fondamentali nel Papa di chiaro stile agostiniano: umiltà, ricerca della verità e senso della fraternità cristiana. La prima lo porta alla disponibilità, a partire dalla assoluta fiducia nel Signore; la seconda lo spinge alla conoscenza esperienziale di Cristo e all’ascolto della voce dello Spirito; la terza lo inserisce nel Popolo di Dio per camminare insieme e servirlo.

Per quanto riguarda alle grandi opzioni, non possiamo prevedere come si svilupperà il futuro. Dirò soltanto che, a mio avviso e considerando la spiritualità agostiniana, il pontificato sarà orientato dall’ordo amoris. Avrà una forte componente religiosa e un chiaro inserimento nel mondo di oggi; dalla sicurezza dottrinale, si batterà per la pace e la giustizia, con una vigorosa dimensione sociale; sarà stabile, sereno, solido, e allo stesso tempo dinamico e con una chiara prospettiva ecumenica e missionaria. In ogni caso il centro sarà sempre l’amore (caritas).

 Colpisce che Leone XIV ha mostrato una chiara attenzione ai segni e ai gesti, anche in cose apparentemente “normali”, come il fatto che abbia deciso di portare la mozzetta nella sua prima apparizione dalla loggia delle benedizioni. Quanto sono importanti i segni per gli agostiniani?

I segni esterni sono un modo non solo per esprimere decoro, ma per mostrare la propria identità, ad esempio l’uso dell’abito nel caso degli agostiniani. Lo stesso si può dire dei paramenti liturgici. Ma i segni esteriori non possono staccarsi dalla realtà interiore che rappresentano, altrimenti il ​​segno diventa vuoto e privo di significato. Rimaniamo allora nella vana esteriorità, correndo il rischio di cadere nel “rubricismo”, nel rispetto puntiglioso della norma in quanto tale, o addirittura di lasciarci intrappolare dalla vanità. Per sant’Agostino le forme esterne sono manifestazione di una realtà più profonda. Sebbene siano importanti, hanno un carattere secondario, strumentale e transitorio rispetto all’essenza divina e alla verità interiore. Dobbiamo considerare sempre la realtà che significano.

Perciò ci ricorda che sia la forma esterna sia il rito devono essere rinvigoriti internamente dallo spirito.

Per quanto riguarda l’uso della mozzetta da parte di Papa Leone XIV, mi sembra che questa sia una questione molto secondaria. Le norme liturgiche stabiliscono qual è l’abito corale del Papa: talare bianca con pellegrina, fascia e zucchetto bianchi, rocchetto di lino e mozzetta rossa. Papa Francesco, liberamente ed esercitando la propria autorità, scelse di non indossare mai il corale, solo l’abito piano. È un’eccezione. Ma neanche ha voluto abolire o cambiare la norma, semplicemente non l’ha seguita per motivi personali. Papa Prevost è tornato a quanto stabilito. Tutto qui.

Ci dobbiamo aspettare un pontificato di sorprese o un pontificato di straordinaria regolarità e disciplina? 

Credo che non si debbano presentare come realtà opposte o alternative, ma piuttosto complementari. Robert Prevost ha una personalità riflessiva, serena, ordinata, calma. È matematico e canonista. È sempre stato un gran lavoratore, disciplinato e di grande equilibrio interiore. Allo stesso tempo è determinato, generoso, coraggioso, coinvolto. Nemmeno dimentichiamo che è un uomo di preghiera e di profonda vita interiore, saldamente fondato su Cristo risorto. È anche importante ricordare che è figlio del Concilio Vaticano II e che è stato formato nell’ecclesiologia conciliare. Per il resto non esita a difendere ciò che ritiene giusto e si è sempre schierato al fianco dei deboli e degli esclusi. E si è caratterizzato per essere missionario come scelta personale in tutte le circostanze della vita.

Il caso. I 19mila in marcia da Parigi a Chartres: la fede che risveglia la Francia


Andrea Galli – Avvenire, 06/06/2025

Il boom del pellegrinaggio che vede protagonista il popolo legato alla Messa in rito antico, ma non solo

È stato presentato lo scorso 2 giugno il primo rapporto del neonato Osservatorio Francese del Cattolicesimo, centro di ricerca indipendente creato per monitorare in modo più accurato l’evoluzione della Chiesa d’Oltralpe. Ombre e luci, si può dire in sintesi del suo contenuto. Le prime sono note e prevedibili: per esempio solo il 44% dei francesi dice di credere in Dio, mentre continua a calare la frequenza ai sacramenti, con il 66% dei battezzati che non va mai a Messa e solo il 2% che vi partecipa ogni domenica. Le seconde, le luci, sono in parte sorprese degli ultimi anni e di esse si è molto parlato recentemente: per esempio la Chiesa gode ancora del favore della larga maggioranza dei francesi – i quali più hanno cattolici praticanti fra i loro contatti e più pensano bene della loro “casa madre”– e soprattutto crescono i catecumeni, adulti che cercano il Battesimo, che quest’anno sono stati oltre 17mila, un record. «Una società francese sempre più secolarizzata, ma segnata sia da un’ampia ricerca spirituale sia dall’affermarsi di un cattolicesimo vivo e più assertivo» scrive il quotidiano La Croix. Ovvero un cattolicesimo che è sempre più minoranza, ma una minoranza sempre più consapevole e convinta.

Una manifestazione tra le più scenografiche e in crescita di questa tendenza è il pellegrinaggio di Pentecoste Parigi-Chartres, che inizia domani sabato 7 giugno e termina lunedì 9, e vede protagonista il popolo legato alla Messa in rito romano tradizionale, ossia secondo il Messale del 1962. Si tratta di 100 chilometri di cammino, seguendo in modo piuttosto preciso la strada che fece un illustre pellegrino più di 100 anni fa, nel 1912, Charles Péguy, che partì a piedi dalla capitale diretto alla Cattedrale di Chartres, splendore del gotico medievale, per affidare alla Vergine il figlio gravemente malato.

Questo tracciato sacro è stato ripreso nel 1983 dall’associazione laicale Notre Dame de Chretienté, che lo ripropone ogni anno, quindi non è una novità. Negli ultimi anni ha visto però un’impennata di iscrizioni che lo hanno reso un “caso”. «L’anno scorso le iscrizioni sono state 18mila – ci dice Hervé Rolland, una dei portavoce del pellegrinaggio –. Quest’anno abbiamo dovuto fissare il tetto a 19mila, scontentando molti, ma non era possibile fare altrimenti. Il corteo unico sarebbe lungo 7 chilometri, e attraversare Parigi e altre città sarebbe molto problematico, motivo per cui quest’anno sarà anche diviso in tre tronconi. Il pellegrinaggio è organizzato in 450 capitoli, ossia gruppi, ognuno dei quali conta di circa 45 pellegrini. Per quelli che sono rimasti esclusi, più di duemila, abbiamo creato un capitolo chiamato “Santa Pazienza”, scherzosamente, promettendo che il prossimo saranno loro i primi a essere iscritti alla Parigi-Chartres».

La partenza è prevista domattina da Parigi, dopo la Messa nella chiesa di Saint-Sulpice celebrata dal gesuita Jean-François Thomas. Le tappe del primo e secondo giorno sono di 40 chilometri, la terza di 20. «Un cammino inframmezzato da canti e rosari – spiega sempre Rolland –; le meditazioni sono tenute generalmente da seminaristi, perché i 450 sacerdoti partecipanti, uno per ogni capitolo, si concentrano sulle confessioni. Due anni fa a Parigi, in Rue Saint Jacques, un senzatetto ha fermato un sacerdote del pellegrinaggio dicendogli che voleva confessarsi, erano 40 anni che non lo faceva. Si è inginocchiato e il sacerdote l’ha confessato, in mezzo alla strada. È stata una scena toccante.

Ma sono molti che restano colpiti dal fiume di persone che vedono passare, per questo ci sono pellegrini, coppie di sposi, che come servizio si dedicano a rispondere alle domande dei curiosi». Riguardo all’identikit del partecipante, Hervé Rolland fa notare che «l’età media è di 23 anni», inoltre «il 60% va alla Messa in rito antico, il 25% va alla Messa in novus ordo, mentre il restante è composto da persone in ricerca, oppure da evangelici. E ci sono anche alcuni musulmani. Sono amici o parenti di musulmani che si sono convertiti al cattolicesimo e che li hanno invitati. Una volta uno di loro mi ha detto: noi preghiamo in ginocchio e vedere ventimila giovani che pregano inginocchiati per un’ora ci colpisce profondamente».

L’esperienza è di quelle fisicamente impegnative, oltre ai 100 chilometri c’è il pernottamento in tenda, la sveglia alle 5 del mattino e la possibilità di lavarsi e andare in bagno in luoghi prestabiliti, funzionali ma che non sono proprio stanze di hotel. «Ci chiedono perché la Parigi-Chartres è così popolare – chiosa Rolland – e io rispondo: anche perché è difficile».

Ad accogliere a Chartres i pellegrini sarà il pastore della diocesi, il vescovo Philippe Christory, che abbiamo interpellato. «Li incontro la domenica – spiega il presule – camminando con loro per tre ore e poi trascorrendo la serata con un capitolo. Desiderano che io li istruisca su temi religiosi e spirituali. Hanno il desiderio di formarsi bene nella conoscenza della fede». Chiediamo a monsignor Christory che cambiamenti ha visto in questi anni. « Ho notato una crescente partecipazione dei pellegrini – ci risponde – in un clima sereno per la maggior parte di loro, tanto più che molti vengono per lo sforzo fisico compiuto in onore di Dio, per vivere un momento di fratellanza, per essere segno che la Chiesa cattolica è viva. Per gran parte dei pellegrini non ci sono rivendicazioni tradizionali, ma piuttosto il desiderio di esprimere la propria fede in una società secolarizzata dove la laicità tende ad escludere il fatto religioso dallo spazio pubblico».

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