Un Papa profondamente agostiniano, un uomo di dialogo, un capo non accentratore: Leone XIV visto dal vescovo Marin, agostiniano, sottosegretario del Sinodo

Di Andrea Gagliarducci

Città del Vaticano , mercoledì, 4. giugno, 2025 9:00 (ACI Stampa).

È un Papa dal carisma profondamente agostiniano, un uomo di dialogo, con un temperamento molto tranquillo. Non è un accentratore, ma nemmeno una persona che non sa decidere. Il vescovo Luis Marín de San Martín, agostiniano, sottosegretario del Sinodo dei vescovi, fu chiamato a Roma come archivista della Curia degli Agostiniani dall’allora superiore, Robert Francis Prevost. Oggi, il suo vecchio superiore è diventato Papa, ma è rimasto profondamente agostiniano e legato alla comunità agostiniana. Lo si vede dalle uscite (la Madonna di Genazzano, il pranzo nella Curia degli Agostiniani, la festa per i 70 anni del superiore Moral), lo si vede anche dal suo modo di porsi. Ma in che cosa si vede la spiritualità agostiniana del Papa? E che tipo di pontificato sarà? Il vescovo Marín lo spiega in questa intervista.

Che tipo di agostiniano è Leone XIV? Abbiamo visto come è vicino alla comunità, come tornasse a pranzo in comunità spesso anche quando lavorava alla congregazione dei vescovi. Quale è la spiritualità agostiniana e come si declina in questo Papa?

Già nel suo primo messaggio, dal balcone centrale della Basilica Vaticana, il nuovo Papa si presentò senza esitazione: “Sono figlio di sant’Agostino, agostiniano”. Il carisma agostiniano lo configura, come ci configura a tutti noi agostiniani. È il nostro modo di seguire Cristo e di servire la Chiesa. Il carisma non viene considerato in modo chiuso, “autoreferenziale”, per usare l’espressione di Papa Francesco, ma come ricchezza donata e condivisa nella Chiesa.

Forse la caratteristica più importante del carisma agostiniano è il senso di comunità, di fraternità, inteso in modo forte: “avere un’anima sola e un cuore solo protesi verso Dio”, come dice la nostra Regola. Non è solo abitare nella stessa casa o lavorare insieme, ma vivere la comunione con i fratelli, l’amicizia in senso profondo e totale. E questo è solo possibile a partire dall’unione con Cristo, cioè da un’intensa esperienza esistenziale e spirituale. Inoltre, ha un significato molto dinamico, perché ci coinvolge nel mondo, ci rende solidali con l’intera famiglia umana. Non è una spiritualità di separazione, ma di incontro, di inclusione. Abbiamo già qui tre tratti interconnessi: comunione-interiorità-dimensione sociale.

Questo è ciò che Robert Francis Prevost ha sperimentato da quando nel 1978 ha professato nell’Ordine Agostiniano e ciò che ha sempre testimoniato nelle diverse fasi della sua esistenza. Non ci sono dubbi: Papa Leone XIV è essenzialmente un agostiniano. Questa è una chiave essenziale per capirlo.

Essere agostiniano oggi cosa significa? In che modo ci si pone di fronte alle sfide del mondo? Quali sono le grandi sfide, quali le grandi risposte?

Significa vivere il carisma degli agostiniani proprio in questo tempo, in questa epoca specifica, con le sue sfide e possibilità. Sant’Agostino fu un uomo del suo tempo, molto coinvolto nella realtà, non sempre facile, del Basso Impero Romano, in mezzo anche alle tensioni e alle divisioni della Chiesa africana. Perciò è molto opportuno conoscere il contesto in cui visse sant’Agostino. Nella sua storia il nostro Ordine ha sempre sviluppato una forte dimensione evangelizzatrice. Gli agostiniani, fin dall’inizio, si recarono nelle città per impegnarsi nel lavoro pastorale e portarono avanti un grande impegno missionario. Perciò, come ho già detto, non si tratta di separarsi dal mondo, ma di conoscerlo, amarlo e servirlo, di coinvolgersi nella sua realtà per portargli la gioia del Vangelo.

Occorre saper leggere i segni dei nostri tempi ma sempre da Cristo, cioè con lo sguardo misericordioso di Dio. Viviamo in un’epoca concreta e, allo stesso tempo, piena di varietà e di forti contrasti. Ecco perché la risposta non scaturisce da uno spiritualismo evanescente, ma dall’amore incarnato in ogni situazione, nell’oggi della storia. Non bastano ricette prefabbricate, è necessario conoscere il contesto sentendosi parte del nostro mondo. Come direbbe sant’Agostino, il cristiano è Cristo, cioè la definitiva risposta di Dio ai bisogni dell’umanità.

In cosa rivede la spiritualità agostiniana in questo Papa? E cosa la spiritualità agostiniana può portare al pontificato?

Tre sono gli atteggiamenti fondamentali nel Papa di chiaro stile agostiniano: umiltà, ricerca della verità e senso della fraternità cristiana. La prima lo porta alla disponibilità, a partire dalla assoluta fiducia nel Signore; la seconda lo spinge alla conoscenza esperienziale di Cristo e all’ascolto della voce dello Spirito; la terza lo inserisce nel Popolo di Dio per camminare insieme e servirlo.

Per quanto riguarda alle grandi opzioni, non possiamo prevedere come si svilupperà il futuro. Dirò soltanto che, a mio avviso e considerando la spiritualità agostiniana, il pontificato sarà orientato dall’ordo amoris. Avrà una forte componente religiosa e un chiaro inserimento nel mondo di oggi; dalla sicurezza dottrinale, si batterà per la pace e la giustizia, con una vigorosa dimensione sociale; sarà stabile, sereno, solido, e allo stesso tempo dinamico e con una chiara prospettiva ecumenica e missionaria. In ogni caso il centro sarà sempre l’amore (caritas).

 Colpisce che Leone XIV ha mostrato una chiara attenzione ai segni e ai gesti, anche in cose apparentemente “normali”, come il fatto che abbia deciso di portare la mozzetta nella sua prima apparizione dalla loggia delle benedizioni. Quanto sono importanti i segni per gli agostiniani?

I segni esterni sono un modo non solo per esprimere decoro, ma per mostrare la propria identità, ad esempio l’uso dell’abito nel caso degli agostiniani. Lo stesso si può dire dei paramenti liturgici. Ma i segni esteriori non possono staccarsi dalla realtà interiore che rappresentano, altrimenti il ​​segno diventa vuoto e privo di significato. Rimaniamo allora nella vana esteriorità, correndo il rischio di cadere nel “rubricismo”, nel rispetto puntiglioso della norma in quanto tale, o addirittura di lasciarci intrappolare dalla vanità. Per sant’Agostino le forme esterne sono manifestazione di una realtà più profonda. Sebbene siano importanti, hanno un carattere secondario, strumentale e transitorio rispetto all’essenza divina e alla verità interiore. Dobbiamo considerare sempre la realtà che significano.

Perciò ci ricorda che sia la forma esterna sia il rito devono essere rinvigoriti internamente dallo spirito.

Per quanto riguarda l’uso della mozzetta da parte di Papa Leone XIV, mi sembra che questa sia una questione molto secondaria. Le norme liturgiche stabiliscono qual è l’abito corale del Papa: talare bianca con pellegrina, fascia e zucchetto bianchi, rocchetto di lino e mozzetta rossa. Papa Francesco, liberamente ed esercitando la propria autorità, scelse di non indossare mai il corale, solo l’abito piano. È un’eccezione. Ma neanche ha voluto abolire o cambiare la norma, semplicemente non l’ha seguita per motivi personali. Papa Prevost è tornato a quanto stabilito. Tutto qui.

Ci dobbiamo aspettare un pontificato di sorprese o un pontificato di straordinaria regolarità e disciplina? 

Credo che non si debbano presentare come realtà opposte o alternative, ma piuttosto complementari. Robert Prevost ha una personalità riflessiva, serena, ordinata, calma. È matematico e canonista. È sempre stato un gran lavoratore, disciplinato e di grande equilibrio interiore. Allo stesso tempo è determinato, generoso, coraggioso, coinvolto. Nemmeno dimentichiamo che è un uomo di preghiera e di profonda vita interiore, saldamente fondato su Cristo risorto. È anche importante ricordare che è figlio del Concilio Vaticano II e che è stato formato nell’ecclesiologia conciliare. Per il resto non esita a difendere ciò che ritiene giusto e si è sempre schierato al fianco dei deboli e degli esclusi. E si è caratterizzato per essere missionario come scelta personale in tutte le circostanze della vita.