"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2025 Pagina 24 di 31

Papa Leone XIV dove c’è lo Spirito c’è movimento, c’è cammino, c’è libertà

La veglia di Pentecoste per il Giubileo dei Movimenti

Papa Leone XIV alla Veglia di Pentecoste |  | Vatican Media

Papa Leone XIV alla Veglia di Pentecoste | Vatican Media

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Di Angela Ambrogetti

Città del Vaticano , sabato, 7. giugno, 2025 20:30 (ACI Stampa).

“La sera della mia elezione, guardando con commozione il popolo di Dio qui raccolto, ho ricordato la parola “sinodalità”, che esprime felicemente il modo in cui lo Spirito modella la Chiesa. In questa parola risuona il syn – il con – che costituisce il segreto della vita di Dio. Dio non è solitudine. Dio è “con” in sé stesso – Padre, Figlio e Spirito Santo – ed è Dio con noi. Allo stesso tempo, sinodalità ci ricorda la strada – odós – perché dove c’è lo Spirito c’è movimento, c’è cammino”.

Per Papa Leone XIV saluta così i cento mila dei movimenti a Roma per il Giubileo alla Vigilia di Pentecoste.  La Veglia di Pentecoste presieduta è iniziata con il Veni Creator, poi l’accensione di 7 lampade, e dopo la proclamazione del Vangelo, l’omelia del Papa, il rinnovo delle promesse battesimali e l’invocazione allo Spirito Santo, e dopo la benedizione del Papa cantanta in latino e il Canto del Regina Coeli.

Nella sua omelia il Papa spiega cosa è la conversione: “domandando che visiti le nostre menti, moltiplichi i linguaggi, accenda i sensi, infonda l’amore, rafforzi i corpi, doni la pace ci siamo aperti al Regno di Dio. È questa la conversione secondo il Vangelo: volgerci al Regno ormai vicino”.

E poi parla del profumo del “Crisma con cui è stata segnata anche la nostra fronte. Come l’amore ci rende familiare il profumo di una persona cara, così riconosciamo stasera l’uno nell’altro il profumo di Cristo. È un mistero che ci stupisce e ci fa pensare”.

Uno Spirito che fa l’unità e la missione: “Non molte missioni, ma un’unica missione. Non introversi e litigiosi, ma estroversi e luminosi. Questa Piazza San Pietro, che è come un abbraccio aperto e accogliente, esprime magnificamente la comunione della Chiesa, sperimentata da ognuno di voi nelle diverse esperienze associative e comunitarie, molte delle quali rappresentano frutti del Concilio Vaticano II”.

Dall’unità alla sinodalità: “Siamo un popolo in cammino. Questa coscienza non ci allontana ma ci immerge nell’umanità, come il lievito nella pasta, che la fa tutta fermentare. L’anno di grazia del Signore, di cui è espressione il Giubileo, ha in sé questo fermento. In un mondo lacerato e senza pace lo Spirito Santo ci educa infatti a camminare insieme”. Il riposo della terra che non va consumato “con voracità” ma va custodito.

Perché “Dio ha creato il mondo perché noi fossimo insieme. “Sinodalità” è il nome ecclesiale di questa consapevolezza. È la via che domanda a ciascuno di riconoscere il proprio debito e il proprio tesoro, sentendosi parte di un intero, fuori dal quale tutto appassisce, anche il più originale dei carismi. Vedete: tutta la creazione esiste solo nella modalità dell’essere insieme, talvolta pericoloso, ma pur sempre un essere insieme” e il contrario “è mortale, ma purtroppo è sotto i nostri occhi, ogni giorno”.

Alle comunità chiede di essere “palestre di fraternità e di partecipazione, non solo in quanto luoghi di incontro, ma in quanto luoghi di spiritualità” per una contemplazione “che sconfessa l’autoaffermazione, la mormorazione, lo spirito di contesa, il dominio delle coscienze e delle risorse. Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà”.

E per questo l’evangelizzazione “non è una conquista umana del mondo, ma l’infinita grazia che si diffonde da vite cambiate dal Regno di Dio. È la via delle Beatitudini, una strada che percorriamo insieme, tesi fra il “già” e il “non ancora”, affamati e assetati di giustizia, poveri di spirito, misericordiosi, miti, puri di cuore, operatori di pace” senza sostenitori potenti, compromessi mondani, strategie emozionali. L’evangelizzazione è opera di Dio e, se talvolta passa attraverso le nostre persone, è per i legami che rende possibili. Siate dunque legati profondamente a ciascuna delle Chiese particolari e delle comunità parrocchiali dove alimentate e spendete i vostri carismi“.E allora “le sfide che l’umanità ha di fronte saranno meno spaventose, il futuro sarà meno buio, il discernimento meno difficile. Se insieme obbediremo allo Spirito Santo!”

Radio Maria dono per questo tempo

CONFERENZA DI PADRE LIVIO PER I DIRETTORI DI RADIO MARIA CHE SI RECHERANNO AD ASSISI PER UN RITIRO SPIRITUALE PRIMA DI RAGGIUNGERE ROMA AL GIUBILEO DEI SACERDOTI

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 360 – I FEDELI LAICI – LA VITA CONSACRATA

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Il primo mese di Papa Prevost, un Leone fra gli Attila del XXI secolo


Lorenzo Rosoli sabato 7 giugno 2025 – Avvvenire

Filo conduttore del primo mese di pontificato, la pace e la sua promozione. Con le parole, i gesti, gli incontri

Città del Vaticano, giovedì 8 maggio: Leone XIV, appena eletto, si affaccia alla Loggia centrale della Basilica di San Pietro e saluta i fedeli con «il primo saluto del Cristo risorto»: «La pace sia con tutti voi!» – foto Siciliani

«La pace sia con tutti voi!». La pace «del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante», che «proviene da Dio», quel Dio «che ci ama tutti incondizionatamente». È «il primo saluto del Cristo Risorto», quello che Leone XIV, appena eletto, ha offerto e condiviso nella sua prima benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana.

È trascorso un mese da quel giovedì 8 maggio, che ha visto il Conclave eleggere in poco più di ventiquattr’ore il successore di papa Francesco. Indimenticabili la commozione e la trepidazione con cui Robert Francis Prevost – il primo Pontefice nato negli Stati Uniti d’America e il primo appartenente all’Ordine di Sant’Agostino – si era rivolto ai fedeli che affollavano piazza San Pietro e, tramite i mass media, ai popoli di tutto il mondo. E indimenticabili le parole pronunciate in quel primo intervento, quasi un discorso programmatico, col neo eletto Pontefice invitare tutti i «discepoli di Cristo» a portare al mondo la luce del Risorto, perché l’umanità possa essere «raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri – aveva chiesto – a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace».

In questo primo mese sono accadute molte cose. Celebrazioni, udienze, messaggi, discorsi: l’agenda di Leone XIV si è fatta immediatamente fittissima, in questo 2025 reso ancora più intenso dalle iniziative legate al Giubileo. E in questo mese già si fanno incontro le linee portanti di un magistero che, nella continuità con i predecessori, lascia intravedere sviluppi originali. Come anticipa la scelta del nome, fatta guardando a Leone XIII, il quale, «con la storica enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale. E oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di Dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro», spiegò Prevost al Collegio cardinalizio, lo scorso 10 maggio.

In quella stessa occasione chiamò a rinnovare la piena adesione alla via aperta dal Vaticano II, e additando l’Evangelii gaudium di Francesco ne sottolineò alcune «istanze fondamentali»: «il ritorno al primato di Cristo nell’annuncio; la conversione missionaria di tutta la comunità cristiana; la crescita nella collegialità e nella sinodalità; l’attenzione al sensus fidei, specialmente nelle sue forme più proprie e inclusive, come la pietà popolare; la cura amorevole degli ultimi, degli scartati; il dialogo coraggioso e fiducioso con il mondo contemporaneo nelle sue varie componenti e realtà».

Ma se c’è, fra gli altri, un filo conduttore che percorre e lega, resistente, disarmato e disarmante, questo primo mese di pontificato, è quello della pace. Ed è un filo che tiene assieme parole, gesti, iniziative di questo Pontefice – persona mite e determinata, capace di ascolto e dialogo, forgiata da vent’anni di vita missionaria in Perù e dall’esperienza di priore generale degli Agostiniani, oltre che dal servizio di prefetto del Dicastero per i vescovi. Ed è così fin dal primo Regina Caeli, domenica 11 maggio, con papa Prevost a ricordare gli 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, con i suoi 60 milioni di vittime, e a rilanciare l’appello di Paolo VI alle Nazioni Unite: «Mai più la guerra!». Ecco, quindi, l’invito a fare tutto il possibile perché il popolo ucraino possa avere «una pace autentica, giusta e duratura». Ed ecco le parole dedicate a Gaza, e la triplice richiesta: cessare il fuoco, liberare tutti gli ostaggi, prestare soccorso umanitario alla popolazione stremata. Appelli che Leone XIV ha poi rinnovato.

«Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace», dirà il 30 maggio parlando ai movimenti e alle associazioni che hanno dato vita all’“Arena di Pace”. «Ci rendiamo sempre più conto che non si tratta solo di istituzioni politiche, nazionali o internazionali, ma è l’insieme delle istituzioni – educative, economiche, sociali – ad essere chiamato in causa». E tutti possono fare qualcosa per la pace: a partire dagli operatori della comunicazione, ricevuti il 12 maggio e invitati a «dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini». Chiaro e forte il messaggio: «Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra».

Tanti parlano di pace. E tanti si appropriano di questa parola. Strumentalmente. Fin dall’inizio Leone XIV ha spazzato via ogni equivoco parlando della pace di Cristo, dono di Dio e responsabilità dell’uomo. «La pace di Cristo non è il silenzio tombale dopo il conflitto, non è il risultato della sopraffazione, ma è un dono che guarda alle persone e ne riattiva la vita. Preghiamo per questa pace, che è riconciliazione, perdono, coraggio di voltare pagina e ricominciare», disse papa Prevost mercoledì 14 maggio ricevendo i partecipanti al Giubileo delle Chiese orientali. «Perché questa pace si diffonda, io impiegherò ogni sforzo. La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace». Ed è per testimoniare e promuovere questa pace che Leone XIV chiama i cristiani a desiderare e costruire «una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato», come disse domenica 18 maggio, nell’omelia della Messa per l’inizio del ministero petrino.

Parole affidate alla memoria del cuore di ciascuno, perché ciascuno possa diventare operatore di pace. Ma con le parole, nella memoria, mettono radici anche i gesti. Gli incontri. Come quello con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il primo capo di Stato ricevuto in udienza dal nuovo Papa. O come il recente colloquio telefonico col presidente Vladimir Putin, con la richiesta alla Russia di compiere, finalmente, «un gesto che favorisca la pace». Venerdì 7 giugno Leone XIV ha ricevuto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La prima visita ufficiale del capo dello Stato italiano ha preso il volto di un incontro fra due “artigiani di pace”, che nel loro dialogo si sono soffermati sulle sfide dello scenario internazionale, in particolare i conflitti in corso in Ucraina e nel Medio Oriente.

Leone Magno, nel 452, incontrò Attila e fermò l’avanzata degli Unni verso Roma. Di fronte agli Attila del nostro tempo, di fronte ai loro disegni di potenza e alle loro azioni di morte, Leone XIV rilancia l’azione missionaria della Chiesa e l’opera diplomatica della Santa Sede, che hanno i loro pilastri – come ha detto il Pontefice al Corpo diplomatico, il 16 maggio – nella pace, nella giustizia e nella verità. Perché sia aperta a tutti la via della «pace disarmata e disarmante». Nella certezza che Dio «ama tutti e il male non prevarrà».

SOLENNITA’ DI PENTECOSTE

autore: Maestro dell’Altare di Heisterbach anno: XV secolo titolo: Miracolo di Pentecoste l

« …Vi dico la verità, è meglio per voi che me ne vada, perché se io non vado, non verrà a voi il Consolatore; quando sarò andato, ve lo manderò e venendo, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio ». Così aveva detto Gesù agli Apostoli poco tempo prima di salire al cielo.

Come nella creazione dell’uomo cooperarono tutte le tre Persone della SS. Trinità, così pure nella redenzione doveva cooperare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Già aveva cooperato il Padre con la preparazione remota e col mandare il suo unico Figlio; aveva cooperato Gesù Cristo con la sua passione e morte: ora doveva cooperare lo Spirito Santo, col vivificare, sostenere e santificare le anime.

Asceso Gesù al cielo, gli Apostoli si radunarono nel cenacolo e con Maria Vergine si prepararono a ricevere il Consolatore promesso. All’alba del decimo giorno un forte rumore scosse la casa, e in un attimo tutte le 120 persone che si trovavano radunate nell’ampia sala attorno a Maria, si inginocchiarono tremanti ed ecco che sopra le loro teste comparve un globo di fuoco dividendosi in tante fiammelle che andarono a posarsi su ciascuno, mentre una candida colomba aleggiava sul capo di Maria. « Repleti sunt omnes Spiritu Sancto, et coeperunt loqui variis linguis ». « Furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare diverse lingue ».

Ammirabile discesa d’amore, meravigliosa opera dello Spirito: quale cambiamento, quale rigenerazione produsse! Gli Apostoli, che ancora pensavano a un regno temporale del Messia, son diventati spirituali; da deboli e timidi pieni di forza e coraggio, poiché la grazia dello Spirito Santo li ha resi giusti, fedeli, umili, vincitori del mondo. E mentre prima si erano nascosti ed avevano abbandonato il Maestro nella passione, ora si dividono il mondo, predicano a tutti Gesù risorto, rinfacciano a tutti i loro peccati e i vizi e non risparmiano neppure gli stessi crudeli imperatori, e anche nei più atroci tormenti non cessano di predicare Gesù.

S. Pietro, che pur costituito da Gesù capo della Chiesa, era stato vinto da una semplice servetta ed aveva rinnegato Gesù, ora dà inizio alla predicazione e converte subito 3.000 Giudei. Da quel giorno lo zelo degli Apostoli non conobbe confini.

E quella Chiesa fondata da Gesù, che sembrava essere travolta dalla bufera che accompagnò la sua morte, colla venuta dello Spirito Santo si rianima, si fortifica, esce da quelle mura, cominciando a far proseliti e stendendo le sue tende dall’uno all’altro mare. Persecuzioni di ogni genere, calunnie, eresie, scismi, si scatenarono in ogni tempo contro la Chiesa, contro il Papa, ma essa assistita, confortata e aiutata dallo Spirito Santo, ha resistito impavidamente. Morirono i persecutori, i malvagi ministri di Satana, si spensero le diverse sette antireligiose, ma la Chiesa, opera di Dio, rimase, come « torre ferma che non crolla mai ».

PRATICA. Invochiamo in questa giornata i doni dello Spirito Santo.

PREGHIERA. O Signore, che quest’oggi con l’illustrazione dello Spirito Santo hai ammaestrato i cuori dei fedeli, dà a noi di gustare per mezzo dello Spirito ciò che è bene e di godere sempre della Sua consolazione

INVOCAZIONE:

Vieni Santo Spirito

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni; datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
raddrizza ciò ch’è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna. Amen.  

Il matrimonio tra uomo e donna, sigillo del vero Amore

4 Giugno 2025 ore 13:20

di Cristina Siccardi

Nella sua omelia di domenica 1° giugno, in piazza San Pietro, davanti a settantamila persone radunate per il Giubileo delle famiglie, Leone XIV ha richiamato l’attenzione sul principio ineludibile che sul matrimonio si fonda il vero significato di unione fra l’uomo e la donna. I quotidiani il Giornale e la Verità hanno rispettivamente titolato: «Il Papa, la frase sul matrimonio e lo schiaffo al gender», «Dalle famiglie tradizionali il futuro dei popoli». 

Riposizionare i principi corretti e giusti, secondo la legge di natura che si lega alla Creazione per mano divina, è ciò che è tenuta a fare da sempre Santa Madre Chiesa: «col cuore pieno di riconoscenza e di speranza, a voi sposi dico: il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo. Mentre vi trasforma in una carne sola, questo stesso amore vi rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita». Recuperare questa verità significa dare la soluzione alle tragiche patologie che colpiscono la società di oggi: «la Chiesa ci dice che il mondo di oggi ha bisogno dell’alleanza coniugale per conoscere e accogliere l’amore di Dio e superare, con la sua forza che unifica e riconcilia, le forze che disgregano le relazioni e le società».

A garanzia di questo assunto, il Papa ha offerto anche degli esempi concreti attraverso delle coppie di sposi che la Chiesa indica a modello: Louis Martin (1823-1894) e Marie-Azélie Guérin (1831-1877), i beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi e tutta la famiglia polacca Ulma, i cui membri hanno insieme affrontato il martirio. I primi sono i genitori di Santa Teresina di Lisieux, che ebbero nove figli, di cui sopravvissero cinque ragazze e tutte loro si fecero suore. I coniugi Martin sono stati beatificati nel 2008 e proclamati santi nel 2015. La loro memoria liturgica è per Louis il 29 luglio e per Marie-Azélie il 28 agosto. Tuttavia, la diocesi di Bayeux-Lisieux e i Carmelitani Scalzi li festeggiano il 12 luglio, vigilia del loro matrimonio. 

I terziari francescani Luigi Beltrame Quattrocchi (1880-1951) e Maria Corsini (1884-1965) ebbero quattro figli. Il 13 agosto 1940 la madre li affidò, nel santuario romano della Madonna del Divino Amore, alla protezione di Maria Santissima e tutti loro furono miracolati. Durante la Seconda guerra mondiale, Filippo, che venne ordinato sacerdote con il nome di don Tarcisio, si salvò il 13 agosto 1942 dal siluramento della nave dove era imbarcato; il 13 agosto dell’anno dopo, Cesare, cappellano militare con il nome di padre Paolino, sfuggì ai colpi di un cecchino mentre raccoglieva le spoglie di un soldato caduto; nello stesso giorno Stefania, divenuta madre Cecilia, uscì dal suo monastero delle Benedettine di Milano poco prima che venisse bombardato. La ricorrenza festiva dei loro genitori, beatificati nel 2001, cade il 25 novembre.

Gli sposi polacchi Józef (1900-1944) e Wiktoria Ulma ebbero sette figli. Il padre era una figura nota nel villaggio di Markowa, perché, oltre ad essere un frutticoltore istruito e apicultore, era bibliotecario e fotografo, attivo nella locale Associazione giovanile cattolica. Durante l’occupazione tedesca, la coppia nascose otto ebrei nella soffitta di casa; ma vennero scoperti e, quindi, furono subito messi a morte insieme ai loro figli: Stanisława, Barbara, Władysław, Franciszek, Antoni e Maria, rispettivamente di 8, 7, 6, 4, 3 e 2 anni. Era il 24 marzo 1944 e la mamma era in attesa del settimo, il quale venne partorito nel momento del martirio; fu trovato nato la settimana successiva, quando alcuni pietosi uomini dissotterrarono la famiglia Ulma per dare una sepoltura più degna. Secondo il testimone oculare Edward Nawojski e altri, a cui è stato ordinato di assistere alle esecuzioni, i nazisti spararono a tutti alla nuca e lo fecero davanti agli abitanti del villaggio per dare una lezione esemplare. In pochi minuti morirono 17 persone, ebrei compresi. La beatificazione della famiglia è avvenuta nel 2023.

Tutto il malessere che viene nel nostro tempo da famiglie sgretolate e frantumate può essere sanato non certo dal moltiplicarsi delle azioni psicoterapeutiche introdotte già nell’infanzia, bensì dalla famiglia solida rappresentata dal concetto di famiglia secondo il Vangelo e nella pace in Cristo. Ha ancora detto il Santo Padre: «Dio da sempre vuole stringere a sé tutti gli uomini, ed è la sua vita, donata per noi in Cristo, che ci fa uno, che ci unisce tra noi». Senza Cristo non c’è unità, è una certezza, rimarcata in questi giorni in cui la violenza è un connotato che caratterizza il tormento che arriva dalle notizie quotidiane della cronaca nera dentro e fuori le case, e delle cronache di guerra. Senza Cristo non c’è pace in terra e lo riscontriamo con sempre maggior plasticità. Ma in questo deserto di pace, il primo saluto di Leone XIV dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro è stato: «La pace sia con voi! Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore, che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante».

Così, mentre in questo mese di giugno, quando la Chiesa celebrerà in particolare la Pentecoste, il Sacro Cuore di Gesù e il Corpus Domini,  si snocciolerà il «Mese del Pride» dedicato all’orgoglio gay e all’ “amore in ogni forma”, allestendo parate circensi per “magnificare” la comunità LGBTQIA+ a Roma, Bologna, Milano e in altre 31 città da Nord a Sud, abbiamo il nostro Pontefice che esorta a guardare alla realtà per quella che è, offrendo la possibilità di guarire piaghe e ferite purulente:«[…] a volte questa umanità viene tradita. Ad esempio, ogni volta che s’invoca la libertà non per donare la vita, bensì per toglierla, non per soccorrere, ma per offendere. Tuttavia, anche davanti al male, che contrappone e uccide, Gesù continua a pregare il Padre per noi, e la sua preghiera agisce come un balsamo sulle nostre ferite, diventando per tutti annuncio di perdono e di riconciliazione. Tale preghiera del Signore dà senso pieno ai momenti luminosi del nostro volerci bene, come genitori, nonni, figli e figlie. Ed è questo che vogliamo annunciare al mondo: siamo qui per essere “uno” come il Signore ci vuole “uno”, nelle nostre famiglie e là dove viviamo, lavoriamo e studiamo: diversi, eppure uno, tanti, eppure uno, sempre, in ogni circostanza e in ogni età della vita».

La pace, anche in famiglia, nasce dal senso del dovere, della giustizia, della carità verso Dio e quindi verso il prossimo, a partire da quello più accanto a noi. È la pace agostiniana, intesa come tranquillitas ordinis, perché l’ordine è buona cosa e buon uso anche nei rapporti umani e nei ruoli di ciascuno, rispettando le gerarchie, comprese quelle generazionali. Per Leone XIV ed ogni cattolico, la pace è frutto di un ordine spirituale in cui Gesù Cristo è al centro di tutto e di tutti. L’uomo, la società, le nazioni, se ruotano intorno a Lui trovano il loro corretto e armonico posto.Il parlare di Papa Leone, da cui emerge il suo patrimonio patristico, è chiaro, denso ed eloquente seppure nella sintesi: «E vorrei aggiungere un’ultima cosa. La preghiera del Figlio di Dio, che ci infonde speranza lungo il cammino, ci ricorda anche che un giorno saremo tutti uno unum (cfr S. Agostino, Sermo super Ps. 127): una cosa sola nell’unico Salvatore, abbracciati dall’amore eterno di Dio. Non solo noi, ma anche i papà e le mamme, le nonne e i nonni, i fratelli, le sorelle e i figli che già ci hanno preceduto nella luce della sua Pasqua eterna, e che sentiamo presenti qui, insieme a noi, in questo momento di festa».

Pensieri sui Vangeli Festivi: Domenica di Pentecoste – di Padre Livio

Vangelo

Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,15-16.23b-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore.

Leone XIV ai movimenti ecclesiali: ‘Unità e missione’

Alla viglia del loro Giubileo che si tiene a Pentecoste, papa Prevost ha incontrato in Vaticano i responsabili internazionali delle associazioni e dei gruppi di fedeli riconosciuti dalla Santa Sede. “Dio suscita i carismi, perché questi risveglino nei cuori il desiderio dell’incontro con Cristo”. “Siate tra di voi lievito di unità, di comunione e di fraternità per il mondo lacerato dalla discordia”. 

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Nessuno è cristiano da solo. Siamo parte di un popolo, di un corpo che il Signore ha costituito”. È il messaggio che papa Leone XIV ha affidato questa mattina ai moderatori e responsabili di movimenti, associazioni e comunità riconosciute dalla Santa Sede, ricevuti da lui per la prima volta in udienza nella Sala Clementina. Un incontro che ha rappresentato il preludio alle celebrazioni giubilari che in questo fine settimana vedranno convergere a Roma oltre 70mila pellegrini provenienti da 100 Paesi del mondo che fanno riferimento a questo tipo di esperienze. Momenti culminanti saranno la veglia di Pentecoste nella serata di sabato 7 e la Messa solenne che papa Leone XIV domenica 8 giugno presiederà sul sagrato della basilica di San Pietro con queste rappresentanze di realtà che vanno dall’Azione cattolica a Comunione e liberazione, dal Cammino neocatecumenale alla Comunità di Sant’Egidio e al Rinnovamento carismatico.

Esperienze diverse che papa Leone ha invitato a guardare attraverso un’idea forte che le accomuna: “La vita cristiana – ha spiegato – non si vive nell’isolamento, come se fosse un’avventura intellettuale o sentimentale, confinata nella nostra mente e nel nostro cuore. Si vive con gli altri, in un gruppo, in una comunità, perché Cristo risorto si rende presente fra i discepoli riuniti nel suo nome”.

Il pontefice ha ricordato “l’apostolato associato dei fedeli, vivamente incoraggiato dal Concilio Vaticano II”. Ma anche le realtà nate dal “carisma di un fondatore o di un gruppo di iniziatori, oppure il carisma che si ispira a quello di un istituto religioso. Anche questa è una dimensione essenziale nella Chiesa”, ha commentato. “Senza i carismi, c’è il rischio che la grazia di Cristo, offerta in abbondanza, non trovi il terreno buono per riceverla. Ecco perché Dio suscita i carismi, perché questi risveglino nei cuori il desiderio dell’incontro con Cristo, la sete della vita divina che Lui ci offre, in una parola, la grazia”.

A tutti il pontefice ha affidato in particolare due parole: unità e missione. “L’unità, che voi vivete nei gruppi e nelle comunità – ha spiegato – estendetela ovunque: nella comunione con i pastori della Chiesa, nella vicinanza con le altre realtà ecclesiali, facendovi prossimi alle persone che incontrate, in modo che i vostri carismi rimangano sempre a servizio dell’unità della Chiesa e siano essi stessi lievito di unità, di comunione e di fraternità nel mondo così lacerato dalla discordia e dalla violenza”.

E poi lo slancio missionario: “I movimenti – ha detto Leone XIV – anche oggi hanno un ruolo fondamentale per l’evangelizzazione. Mettete i vostri talenti a servizio della missione, sia nei luoghi di prima evangelizzazione sia nelle parrocchie e nelle strutture ecclesiali locali, per raggiungere tanti che sono lontani e, a volte senza saperlo, attendono la Parola di vita”.

“Tenete sempre al centro il Signore Gesù” ha raccomandato infine Prevost, ricordando che “i carismi stessi servono a questo. Tutti siamo chiamati a imitare Cristo, che spogliò sé stesso per arricchire noi. Così, chiunque persegue con altri una finalità apostolica o chiunque è portatore di un carisma è chiamato ad arricchire gli altri, spogliandosi di sé. E questo è fonte di libertà e di grande gioia”.

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: IL SEGNO DI MEDJUGORJE SCUOTERA’ IL MONDO – Puntata 6🙏

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