"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2025 Pagina 23 di 31

MARIA MADRE DELLA CHIESA

Perché Maria è Madre della Chiesa?

“La maternità di Maria nei confronti della Chiesa era già incominciata prima del dono estremo di #Gesù sulla #Croce.

In che senso Maria è Madre della Chiesa?

Con Sant’#Agostino possiamo affermare che ogni membro della Chiesa, quando riceve il sacramento del Battesimo, nasce nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo. Come è stato generato il Capo del Corpo mistico, così vengono generate le membra. Divenendo figli di Dio, noi nel medesimo tempo diveniamo figli di Maria e della Chiesa.”

Tratto da “Sono vostra madre e vi amo” libro di P. Livio disponibile su tutti gli store online, in libreria e a richiesta attraverso i canali di Radio Maria

⛪🔔Il santo orgoglio di essere figli della Chiesa cattolica

La Madonna ci ripete quasi ogni volta di essere consapevoli della fede che abbiamo, grazie alla quale scopriamo la bellezza e la grandezza della vita.

Siamo entrati in un tipo di società che ha rifiutato la fede e la Croce, che irride il cristianesimo e si è creata un’atmosfera – alimentata soprattutto dai mass-media che sono in mano a quelli che pensano alla nuova era che vuole l’uomo al posto di Dio – in cui la fede cristiana viene dileggiata, screditata, attaccata e derisa.

tratto da: “Voi siete la mia speranza” (ultimo libro di P. Livio) su tutti gli store on line in tutte le librerie e attraverso i contatti di Radio Maria.

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☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

I SEGRETI DI MEDJUGORJE ACCADRANNO NECESSARIAMENTE

Podbrdo – Collina delle prime apparizioni – 25 Maggio 2025 – h. 8.30

I SEGRETI DI MEDJUGORJE ACCADRANNO NECESSARIAMENTE

Editoriale di Padre Livio – 9 Giugno 2025 – 9.00

MEDJUGORJE E FATIMA SONO UN’UNICA PROFEZIA IN SVOLGIMENTO

LA PROFEZIA HA COME OGGETTO IL DILAGARE DELL’IMPOSTURA ANTICRITICA

LA COLLOCAZIONE NELLA STORIA DELLA SALVEZZA E’ QUELLA DEGLI “ULTIMI TEMPI”

GLI ATTORI INVISIBILI DELLA PROFEZIA SONO LA DONNA (Maria) E IL DRAGO (Satana)

GLI ATTORI VISIBILI SONO LA CHIESA CATTOLICA E IL MONDO SENZA DIO

IL FINE DELLA PROFEZIA E’ TRIPLICE:

*Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria

**La Conversione della Russia

***Un tempo di pace per l’umanità

GLI EVENTI DELLA PROFEZIA RIGUARDANO LA CHIESA E IL MONDO:

*IL Tentativo Di satana di distruggere il mondo mediante la guerra

**Il tentativo di satana di prevalere sulla Chiesa mediante la persecuzione e l’apostasia

LA MADONNA TRIONFERA’ CON LA CHIESA PER MEZZO DI EVENTI SOPRANNATURALI

*Per mezzo della sua presenza con apparizioni quotidiane e con messaggi durante tutto il tempo dei segreti e oltre

** Col segno sulla collina di Medjugorje, visibile, indistruttibile, duraturo, che viene dal Signore

*** Con la rivelazione tre giorni prima degli eventi dei Segreti

**** Con la testimonianza e il martirio degli Apostoli del suo amore

CON L’EVENTO DEL PRIMO SEGRETO IL PIANO DI MARIA PRENDE L’AVVIO E IL POTERE DI SATANA INCOMINCERA’ A SGRETOLARSI


“L’ORTODOSSIA RUSSA SI PROPONE COME L’UNICA CHIESA INCARICATA DI UNA MISSIONE UNIVERSALE” (Don Stefano Caprio – Asia News – 31 maggio 2025)

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Lunedì 9 giugno 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 9.oo: I SEGRETI DI MEDJUGORJE ACCADRANNO NECESSARIAMENTE

 Editoriale di Padre  Livio


h. 9.30: PENSIERO MARIANO

“Condottiera invincibile” (15)

Dal libro di padre Livio: “Magnificat – il poema di Maria”


h. 10: I DONI DELLO SPIRITO SANTO (18)


BLOG – blogdipadrelivio.it

La Parola di Papa Leone nel giorno di Pentecoste


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TROVI LE PUNTATE PRECEDENTI NELLE SEZIONE “CATECHESI DI PADRE LIVIO”


NOVITÀ estrapolazioni da ascoltare ritagli di pagine inedite dal LIBRO di P.LIVIO: “SONO VOSTRA MADRE E VI AMO”
{Qui nella versione radiofonica a cura di Roberta}
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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 361 – LA VITA CONSACRATA

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Il Papa: lo Spirito Santo annulli pregiudizi, dissolva l’odio e ci aiuti a costruire la pace

Il Pontefice presiede la Messa della Domenica di Pentecoste, a chiusura del Giubileo dei Movimenti, delle Associazioni e delle nuove Comunità, e spiega che il Paraclito apre le frontiere “dentro di noi”, “nelle nostre relazioni” e “tra i popoli”, sfida l’individualismo, trasforma “la volontà di dominare sull’altro”, atteggiamento che spesso sfocia nella violenza, come purtroppo dimostrano i numerosi femminicidi, infrange i muri dell’indifferenza, ci apre alla fratellanza

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Siamo davvero la Chiesa del Risorto e i discepoli della Pentecoste soltanto se tra di noi non ci sono né frontiere e né divisioni, se nella Chiesa sappiamo dialogare e accoglierci reciprocamente integrando le nostre diversità, se come Chiesa diventiamo uno spazio accogliente e ospitale verso tutti.

Traccia il profilo degli autentici cristiani Leone XIV nella Messa della Domenica di Pentecoste presieduta oggi, 8 giugno, in piazza San Pietro, e che conclude anche il Giubileo dei Movimenti, delle Associazioni e delle nuove Comunità. Circa 80mila fedeli e pellegrini hanno riempito l’emiciclo del Bernini, gran parte di via della Conciliazione dal mattino presto e le strade limitrofe. Il Papa li saluta sulla sua jeep bianca poco prima delle 10, lo accolgono cori festanti che pronunciano il suo nome, applaudono al suo passaggio e sventolano bandiere di diverse nazionalità, foulard e cappellini. “Evviva Leone”, “Viva il Papa” grida la folla gioiosa, tra la quale il Pontefice sosta di tanto in tanto per benedire i bambini che gli vengono accostati. Terminato il giro con la papamobile, Leone lascia il sagrato della basilica vaticana per andare ad indossare i paramenti liturgici e cala il silenzio nella piazza. Poi, alle 10.30 in punto la schola della Cappella Sistina intona il canto d’ingresso.

Il Pontefice mentre saluta alcuni partecipanti alla Messa

Il Pontefice mentre saluta alcuni partecipanti alla Messa   (@Vatican Media)

Il rito dell’aspersione dell’acqua

Celebrazione, quella a cinquanta giorni dalla Pasqua, contraddistinta dall’aspersione dell’acqua benedetta a “ricordo” del “Battesimo” nella ricorrenza del “battesimo nello Spirito Santo” – come lo hanno chiamato i Padri della Chiesa -, che ha dato origine alla missione della Chiesa, all’annuncio della Buona Novella di Cristo da parte degli apostoli. Il Papa compie il rito all’inizio della liturgia, alla quale prendono parte oltre settecento concelebranti, fra cardinali (26), vescovi (26) e sacerdoti.

Il rito dell'aspersione dell'acqua benedetta

Il rito dell’aspersione dell’acqua benedetta   (@Vatican Media)

Vivere da fratelli sostenuti dallo Spirito Santo

Il Pontefice sviluppa la sua omelia prendendo spunto dalle parole pronunciate da Benedetto XVI proprio in un giorno di Pentecoste, il 15 maggio 2005 – la Chiesa “deve aprire le frontiere fra i popoli e infrangere le barriere fra le classi e le razze” – e spiega che lo Spirito apre le frontiere “dentro di noi”, “nelle nostre relazioni” e “tra i popoli”.  Ci consente, cioè, di metterci di fronte a noi stessi, di superare egoismi e di aprirci a ciò che ci circonda; essendo relazione d’amore tra Dio Padre e Gesù Figlio ci insegna a non prevalere sull’altro; insegnandoci ad amare ci permette di annullare le diversità e sperimentare la fratellanza. Per questo il Papa esorta ad invocare “lo Spirito dell’amore e della pace, perché apra le frontiere, abbatta i muri, dissolva l’odio e ci aiuti a vivere” da fratelli.

Piazza San Pietro gremita di fedeli

Piazza San Pietro gremita di fedeli   (@Vatican Media)

Lo Spirito apre le frontiere dentro di noi

Nell’interiorità di ogni uomo lo Spirito Santo è quel “dono che dischiude” all’amore, è “presenza del Signore” che scioglie “durezze”, “chiusure”, “le paure che ci bloccano, i narcisismi che ci fanno ruotare solo intorno a noi stessi”, spiega Leone XIV. E allora, nel mondo di oggi, dove continuano a moltiplicarsi “le occasioni di socializzare” e corriamo il pericolo “di essere paradossalmente più soli” perché “sempre connessi eppure incapaci di ‘fare rete’, sempre immersi nella folla restando però viaggiatori spaesati e solitari”, lo Spirito Santo sfida “in noi, il rischio di una vita che si atrofizza, risucchiata dall’individualismo”.

Lo Spirito di Dio ci fa scoprire un nuovo modo di vedere e vivere la vita: ci apre all’incontro con noi stessi oltre le maschere che indossiamo; ci conduce all’incontro con il Signore educandoci a fare esperienza della sua gioia.

Ed è sempre lo Spirito che aiuta a comprendere che “solo se rimaniamo nell’amore riceviamo anche la forza di osservare la sua Parola e quindi di esserne trasformati”, aggiunge il Papa. Insomma, lo Spirito “apre le frontiere dentro di noi, perché la nostra vita diventi uno spazio ospitale.

Il Papa mentre benedice un bambino

Il Papa mentre benedice un bambino   (@Vatican Media)

Lo Spirito apre le frontiere nelle nostre relazioni

Essendo lo Spirito “l’amore” tra Gesù e il Padre “che viene a prendere dimora in noi”, ci rende “capaci di aprirci ai fratelli, di vincere le nostre rigidità, di superare la paura nei confronti di chi è diverso, di educare le passioni che si agitano dentro di noi”.

Lo Spirito trasforma anche quei pericoli più nascosti che inquinano le nostre relazioni, come i fraintendimenti, i pregiudizi, le strumentalizzazioni. Penso anche – con molto dolore – a  quando una relazione viene infestata dalla volontà di dominare sull’altro, un atteggiamento che spesso sfocia nella violenza, come purtroppo dimostrano i numerosi e recenti casi di femminicidio.

E invece i “frutti” che lo Spirito Santo “fa maturare in noi” – “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” –  allargano “le frontiere dei nostri rapporti con gli altri”, aprendoci anche “apre alla gioia della fraternità”, cosa che, per Leone XIV, è fondamentale nella Chiesa.

Alcuni pellegrini in piazza San Pietro

Alcuni pellegrini in piazza San Pietro (@Vatican Media)

Lo Spirito apre le frontiere tra i popoli

Infine, lo Spirito, poiché, come ha detto Cristo, “insegna ogni cosa” e anzitutto “incide nei nostri cuori il comandamento dell’amore”, “infrange le frontiere e abbatte i muri dell’indifferenza e dell’odio”. Inoltre, “ci fa vedere nell’altro il volto di un fratello”, prosegue il Papa, e così annulla “le differenze”, che “non diventano occasione di divisione e di conflitto, ma un patrimonio comune da cui tutti possiamo attingere, e che ci mette tutti in cammino, insieme, nella fraternità.

Dove c’è l’amore non c’è spazio per i pregiudizi, per le distanze di sicurezza che ci allontanano dal prossimo, per la logica dell’esclusione che vediamo emergere purtroppo anche nei nazionalismi politici.

Un gruppo di fedeli

Un gruppo di fedeli   (@Vatican Media)

Pregare perché si dissolva l’odio e regni la pace

Il richiamo ad un’omelia di Pentecoste di Papa Francesco, focalizza l’attenzione sulla realtà contemporanea nella quale “c’è tanta discordia, tanta divisione” e Leone XIV ricorda che “siamo tutti collegati eppure ci troviamo scollegati tra di noi, anestetizzati dall’indifferenza e oppressi dalla solitudine” e di tutto ciò “sono tragico segno le guerre che agitano il nostro pianeta”. Da qui l’invocazione dello Spirito affinché “allarghi gli orizzonti dell’amore e sostenga” gli “sforzi per la costruzione di un mondo in cui regni la pace”.

In spagnolo, cinese, portoghese, tedesco e hindi le preghiere dei fedeli, levate perché lo Spirito “custodisca la Chiesa nell’unità” rendendola “attenta ai bisogni dei più poveri”; “ravvivi nel Papa e in tutti pastori la freschezza dell’annuncio”, donando “loro la gioia di servire i più piccoli” e sostenendoli “nel loro ministero di governo”; “apra il cuore dei governanti e dei cittadini, li guidi alla ricerca della giustizia e della pace, e vinca ogni paura e indifferenza; e ancora perché il Paraclito “colmi dei suoi carismi, movimenti, associazioni e nuove comunità” orientandoli “nella carità verso il prossimo e infine renda tutti “una cosa sola” e alimenti in ciascuno “il desiderio di santità”.

Leone XIV mentre saluta i fedeli

Leone XIV mentre saluta i fedeli (@Vatican Media)

🟢🔥LIVE: 🕊️🔥SANTA MESSA DOMENICALE DI P.LIVIO- 🌾🍇 PENTECOSTE🔥🔔 presenti le vostre intenzioni:

La Russia, la fede di Nicea e il bisogno di un dialogo di pace

di Stefano Caprio – Asia News – 8 Giugno 2025

Anche Mosca ha ricordato in questi giorni i 1700 anni del primo Concilio ecumenico che stese il testo della professione di fede. E pochi giorni dopo la telefonata tra Putin e papa Leone XIV è stata l’occasione per rilanciare anche il dialogo tra la Chiesa di Roma e quella ortodossa russa. Come nel IV secolo, dopo la fine delle persecuzioni, anche oggi la sfida per i vescovi d’Oriente e Occidente è mostrare agli imperatori una verità più grande di ogni pretesa di dominio

Le Chiese ortodosse non festeggiano insieme ai cattolici il Giubileo della speranza, che segue le scadenze proprie delle grandi celebrazioni della tradizione cattolica latina, e non sono mai state assunte dagli ortodossi, tranne che per i millenni. Quest’anno – però – unisce tutti il grande appuntamento dei 1.700 anni del primo Concilio ecumenico di Nicea, a cui risale la prima versione del Simbolo di fede comune a tutte le confessioni cristiane, e che gli ortodossi attribuiscono in modo particolarmente importante alla propria tradizione, essendo stato proclamato nel luogo dove stava sorgendo la “seconda Roma” di Costantinopoli.

Anche il patriarcato di Mosca ha celebrato solennemente questa data, essendo una Chiesa discendente direttamente dalla tradizione bizantina, quindi “niceno-costantinopolitana”, pur essendo nata quasi sette secoli dopo il Concilio di Nicea, e oltre due secoli dopo l’ultimo dei grandi concili dell’epoca patristica, il II di Nicea del 787. La Russia fu comunque evangelizzata nel primo millennio, con la scelta del battesimo di Costantinopoli dopo “l’indagine delle fedi” narrata dalle antiche cronache, esaltando la “grande bellezza” del rito e della tradizione bizantina. Un secolo prima, ai tempi del patriarca Fozio di Costantinopoli, si erano sviluppate le diatribe proprio sul Credo niceno, con l’accusa ai latini di avere distorto la professione di fede aggiungendo il Filioque, la processione dello Spirito Santo dal Figlio oltre che dal Padre, visto come un tentativo di sottoporre al “potere papista” anche la libera diffusione dei doni dello Spirito, in secoli di monachesimo come principale espressione del corpo ecclesiale.

I “nuovi cristiani” della Rus’ di Kiev non ereditarono le sottigliezze dogmatiche del confronto tra bizantini e latini, e nelle antiche cronache russe si condannano i latini soltanto con confuse argomentazioni di “riti satanici”, in cui i preti cattolici calpestano le croci e si uniscono con diverse mogli. La polemica sulle formule della fede rimase sullo sfondo, e alla fine dell’XI secolo i russi accolsero con gioia la notizia della traslazione delle spoglie di san Nicola a Bari, il vescovo di Myra di Licia che aveva partecipato secondo tradizione al concilio di Nicea, un evento considerato invece dai greci come uno dei più gravi affronti dei latini nei confronti delle antiche Chiese orientali. Ancora oggi i russi festeggiano il “Nicola di primavera” alla data dell’8/21 maggio, pur riconoscendo che fu un “latrocinio dei latini”, ma di fatto è la festa del santo patrono della Rus’, testimonianza di una fede comune.

Il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) ha quindi presieduto il 1° giugno (20 maggio secondo il calendario gregoriano) l’anniversario dell’apertura del primo grande concilio nel 325, convocato da Costantino nella speranza di piegare la fede cristiana al sostegno dell’ideologia della divinizzazione dell’imperatore, nei pressi dei cantieri della Nuova Roma in costruzione. Egli ha sottolineato che i 318 vescovi erano giunti a Nicea “da tutte le parti del mondo cristiano”, ovviamente quasi tutti da Oriente, con pochi emissari latini e non certo il vescovo di Roma. Si ricorda l’eresia ariana che “cercava di razionalizzare la fede e trasformare il grande mistero dell’incarnazione in un’astratta teoria filosofica”, e Kirill cita un grande storico russo della Chiesa, Vasilij Bolotov, che spiegava come “il simbolo di Nicea era così preciso che era impossibile interpretarlo in altro modo, si poteva solo accettarlo o rifiutarlo”.

Il patriarca spiega che “la storia della Chiesa non è soltanto una ricerca accademica su avvenimenti del passato e di tradizioni sepolte in un tempo lontano, come pagine ingiallite di un libro polveroso”. Lo studio di questi antichi eventi deve “aiutare a comprendere meglio la vita religiosa contemporanea, distinguendo ciò che è importante da tutto quello che è secondario”. Lo Spirito Santo “insegna alla Chiesa a rispondere alle sfide del proprio tempo con una ragione comunitaria [sobornaja] nel dialogo fraterno”. Ciò che avvenne fin dal primo concilio degli apostoli a Gerusalemme, insiste Kirill, e in quello di Nicea del 325 con la “vittoria dogmatica” sull’eretico Ario, deve essere di esempio “fino alla fine dei tempi”.

E quindi oggi, “quando l’Ortodossia mondiale attraversa un periodo tutt’altro che semplice, serve una profonda comprensione teologica delle problematiche ecclesiali”, e di nuovo è necessario testimoniare la fedeltà alla dottrina apostolica e ai principi canonici che sono “la colonna e il fondamento della verità”, come ricordava il grande teologo Pavel Florenskij, nella “unità di spirito per mezzo del vincolo della pace”, insiste il patriarca citando la lettera di san Paolo agli Efesini (4,3).

Le affermazioni del patriarca Kirill non sorprendono certo per i contenuti, legati alla commemorazione conciliare, ma piuttosto per gli accenni al dialogo ecclesiale in prospettiva universale, che sembrano aprire a una nuova fase delle relazioni tra i cristiani delle diverse confessioni, cattolici compresi. Tre giorni dopo questa relativa “apertura”, forse soltanto per una coincidenza, ha avuto luogo il colloquio telefonico tra il papa Leone XIV e il presidente Vladimir Putin, in cui lo zar ha trasmesso al pontefice gli auguri del patriarca Kirill per l’inizio del suo ministero pastorale, come ha tenuto a comunicare l’ufficio stampa del Cremlino. Il papa stesso ha espresso il desiderio per “la continuazione dell’importante dialogo della Chiesa cattolico-romana con la Chiesa ortodossa russa”, proprio nello spirito conciliare (sobornyj, secondo la versione riportata da Mosca).

Naturalmente, Putin ne ha approfittato per difendere gli interessi dei russi, sottolineando le “violazioni dei diritti dei credenti della Chiesa ortodossa ucraina” legata a Mosca, che si è riunita nei giorni scorsi in assise sinodale, mantenendo di fatto il proprio legame con il patriarcato e sfidando le autorità di Kiev, intenzionate a sopprimere la giurisdizione “ostile” della Chiesa Upz. Il presidente russo ha espresso il desiderio che “la Santa Sede si adoperi attivamente per sostenere la libertà di professione della fede in Ucraina”, anche se in questo caso non si tratta certo di sottigliezze dogmatiche e diverse interpretazioni delle formule conciliari, ma soltanto del carico di inimicizie accumulate nella complessa storia delle relazioni tra gli ortodossi di Mosca e quelli di Kiev.

Nel colloquio, il papa Leone ha ringraziato il patriarca Kirill per “gli auguri affettuosi”, sottolineando che “i valori cristiani comuni possono essere la luce che apre alla ricerca della pace, alla difesa della vita e dell’autentica libertà religiosa”, come ha comunicato il portavoce della Santa Sede, Matteo Bruni. Il richiamo ai valori non è certo pleonastico, essendo la motivazione più insistente con cui la Russia giustifica le proprie iniziative nei confronti dell’Ucraina e dell’intero Occidente, e determina anche una nuova possibilità di dialogo con il successore di papa Francesco, che si concentrava principalmente sugli aspetti umanitari. Con il papa americano i russi sentono di potersi rivolgere a un interlocutore di livello “dogmatico”, indicando le nuove “eresie” dei valori traditi come l’argomento di un nuovo cammino conciliare. Il messaggio trasmesso dal patriarca al pontefice esprime quindi la speranza che le relazioni tra Roma e Mosca “possano svilupparsi sempre di più per testimoniare insieme la fede in Cristo, e la manifestazione all’umanità di una bellezza intramontabile dell’esistenza, fondata sui comandamenti divini”.

Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha aggiunto che “finora il presidente Putin non aveva avuto contati con il papa di Roma, e in questa circostanza ha voluto egli stesso esprimere le sue congratulazione per l’elezione al soglio pontificio”, ringraziando per l’apertura di questa iniziativa “nel tentativo di contribuire alla regolazione del conflitto con l’Ucraina”. Le precedenti mediazioni umanitarie non sono state considerate, e le voci sulla possibile riunione delle delegazioni di Russia e Ucraina in Vaticano appaiono quindi fondate su iniziative diplomatiche più decise e articolate, e non soltanto su voci dei corridoi di potere o dei media internazionali.

Il papa ha chiesto comunque a Putin di “fare un gesto di pace”, che riguardi anzitutto la liberazione dei prigionieri, e lo stesso colloquio telefonico appare come un segno di una possibile svolta nell’infinita sequela di dichiarazioni e incontri senza alcun risultato, suscitati dalla smania di protagonismo del presidente americano Donald Trump, che finora ha permesso soltanto ai contendenti di riorganizzarsi, per rilanciare le rispettive offensive sul campo. Il dialogo sotto lo sguardo della Chiesa ci riporta invece ai tempi degli antichi Concili, dove non mancavano certo le inimicizie anche a livello politico e sociale, in quanto anche allora i dogmi della fede si confrontavano con i principi delle ideologie di potere. Come nel IV secolo, dopo la fine delle persecuzioni, i vescovi d’Oriente e Occidente seppero mostrare agli imperatori una verità più grande di ogni pretesa di dominio, anche oggi le Chiese di Roma, Mosca, Costantinopoli e di tutto il mondo possono testimoniare che esiste una via per la pace tra i popoli, e per ricostruire le civiltà distrutte, come nei secoli antichi e moderni.

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