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Pensiero Spirituale sul fondamento della Chiesa Cattolica: Cristo Risorto
Il problema di fondo della Chiesa di tutti i tempi è la fede; perfino gli Apostoli, durante la Passione e subito dopo, facevano fatica a credere nella Resurrezione di Cristo. Questo combattimento spirituale deve essere affrontato ogni giorno e dobbiamo uscirne ogni volta vittoriosi, se vogliamo raggiungere la vita eterna. Gesù stesso ha detto: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,16).
Il centro della fede cattolica è la Persona di Cristo Risorto, credere significa professare che Cristo Risorto è il Figlio di Dio, il Redentore e il Salvatore del mondo. Prima ancora di essere rivolta a una serie di formulazioni, la fede è rivolta a una Persona. Il vero credente non è quello che ha imparato le varie formule a memoria, che pure sono importanti, ma la fede deve andare oltre le parole proprio perché innanzitutto è l’incontro con Cristo Risorto.
Gli Apostoli stessi credono nel momento in cui incontrano il Signore Risorto, senza la grazia non lo avrebbero riconosciuto. In ogni caso, la fede ha come punto di arrivo proprio il mistero del Verbo Incarnato, morto e risorto per la nostra salvezza. La vita cristiana è una partecipazione alla vita di Cristo Risorto; la natura umana è di per sé ferita dal peccato e dalla morte. Quando nasciamo ci troviamo in una situazione esistenziale in cui siamo esposti alla fragilità, alla malattia, al peccato, alla morte. Da questa situazione l’uomo non può salvare se stesso, nonostante la grande eresia del nostro tempo sia proprio l’impostura anticristica; l’umanità ha scelto di abbandonare la salvezza che viene dalla Croce e dalla Resurrezione di Cristo e ha avuto la presunzione di salvare se stessa con i suoi mezzi, la scienza e la tecnica.
Per quanto l’uomo si dia da fare vediamo il male prosperare sempre di più. L’uomo non si può salvare da solo. Anche le salvezze delle altre religioni sono ipotesi umane che l’uomo stesso si costruisce da sé. La salvezza cristiana è la persona di Cristo Risorto, è rivelazione divina. La fede cristiana è un evento di grazia, è il Verbo che si è fatto carne assumendo una natura umana, è Cristo che in Croce ha espiato i nostri peccati al nostro posto e per nostro amore ed è risorto glorioso.
In Cristo Risorto non c’è traccia della debolezza della natura umana che lui stesso ha condiviso assumendo una natura umana. Gesù ha condiviso tutta la situazione umana, eccetto il peccato. In Cristo Risorto non c’è sofferenza, non c’è morte, non c’è limite; la sua natura umana è trasfigurata dalla potenza dello Spirito Santo ed è resa partecipe della natura divina.
Siamo chiamati a partecipare alla natura umana di Cristo Risorto unita alla sua divinità, con la fede e la santità della vita quotidiana. San Paolo scriveva: “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!” (Galati 2,20). Il Cristianesimo è l’incontro con Cristo Risorto, è l’unione a Cristo Risorto, è partecipare alla vita di Cristo Risorto cioè alla sua pienezza di verità, di santità, di bellezza, di bontà. Tutto questo è possibile mediante la grazia dei Sacramenti e l’impegno di osservare e di vivere i Comandamenti.
Senza l’unione con Cristo siamo rami secchi. Il nostro obiettivo sia essere tralci che uniti alla vite danno molto frutto. Credere in Cristo. Amare Cristo. Seguire Cristo. Imitare Cristo. La Vergine Maria è Madre e maestra, ci insegna a vivere la fede in Suo Figlio Gesù. In tutti questi anni di apparizioni a Medjugorje la Regina della pace non fa che invitarci a seguire Suo Figlio, la sua catechesi è tutta cristologica. La Madonna ci porta a Gesù. Questa è la strada più sicura: Ad Jesum per Mariam (“A Gesù attraverso Maria”) è il motto che ha segnato la vita e l’opera di san Luigi Grignion de Monfort.
Siamo al bivio: da una parte c’è la strada che porta a Cristo, dall’altra il baratro dell’abisso delle tenebre. Purtroppo, il sentiero che porta alla perdizione eterna è molto trafficato; tanti hanno deciso di abbandonare la fede e di rifiutare la salvezza che viene dalla Croce. Senza fede la vita è un vagare al buio, senza luce e senza meta. Nella Parabola della vite e dei tralci Gesù dice: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato»
Credere in Cristo e unirci lui mediante la fede e la rinuncia al male, sia la nostra scelta continua nel combattimento spirituale quotidiano. La nostra vita sia improntata sul desiderio di essere tralci uniti a Cristo.
La Madonna ci chiama alla conversione, ci esorta a uscire dalla palude che ci sta risucchiando per portarci alla morte. Se siamo sulla via buia della perdizione, dobbiamo decidere di cambiare strada e andare verso la luce di Cristo, seguirlo, vivere secondo la Sua Parola, testimoniarlo con la nostra vita.
È questa la vita che merita di essere vissuta, che acquista un valore inestimabile anche nell’eternità. Nella strada della fede in Cristo diventiamo sempre più luminosi, felici, vero riflesso della vita eterna.
Con coraggio abbandoniamo quel tipo di vita in cui non c’è Cristo e tutto ruota attorno al nostro ego. Lasciamo la strada dei vizi e del peccato. Recidiamo le radici del male nel nostro cuore e apriamolo a Cristo che bussa. La vita senza Cristo è inquieta, triste, buia, fine a se stessa, vuota.
Con umiltà riconosciamoci peccatori, bisognosi di grazia e di aiuto. Con le parole del salmista invochiamo la salvezza di Dio: “dal profondo a te grido Signore, Signore ascolta la mia voce”. Chiediamo a Dio la grazia di tirarci fuori dallo stagno maleodorante del peccato che ci distrugge. Con umiltà preghiamo, chiediamo perdono, tendiamo la mano a Cristo affinché la afferri e ci tragga in salvo.
Ciascun credente fa bella e santa la Chiesa attraverso il cambiamento, la resurrezione dal peccato, la vita di santità e di grazia. Con l’aiuto di Dio tutto è possibile! Come Cristo è risorto dai morti anche noi possiamo risorgere dalla morte spirituale per diventare luce per gli altri e diffondere pace, gioia e bontà. La via della salvezza è Cristo! Tutte le altre sono false luci che ci attirano al male e ci portano a cadere rovinosamente nel baratro. Non c’è rimedio alla perdita eterna dell’anima.
La misericordia di Dio è grande ma è necessario chiederla con umiltà e pentimento accostandoci al Sacramento della Riconciliazione dove Dio ci aspetta per abbracciarci con il suo immenso amore.

Martedì 6 maggio 2025
h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 9.00 Pensiero spirituale
CRISTO RISORTO E’ IL FONDAMENTO DELLA FEDE
La salvezza cristiana è la persona di Cristo risorto
Ogni uomo è chiamato unirsi a Cristo nel tempo e nell’eternità
L’unione con Cristo avviene con la fede e la bontà della vita
Senza l’unione con Cristo siamo rami secchi
L’umiltà della conversione ci riporta alla vita e alla luce
h. 9.30
I DONI DELLO SPIRITO SANTO (2)
h. 10.00
CATECHESI PASQUALE DI PADRE LIVIO: IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE (30)
BLOG: blogdipadrelivio.it
Il Diario radiofonico quotidiano (71)
Ritagli di pagine inedite – Sono vostra Madre e vi amo – (16) –Dizione: Roberta
Un conclave oltre i confini della Chiesa – Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera
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Gian Guido Vecchi| – Corriere della Sera – 6 Maggio 2025
Gli elettori della Sistina provengono da 71 Paesi, talvolta remoti. Un Conclave multipolare come il pianeta lacerato da una cinquantina di conflitti per lo più ignorati
Alle 16.30 di mercoledì 7 maggio, i cardinali andranno in processione verso la Sistina partendo dalla Cappella Paolina, lo stesso luogo nel quale il Papa appena eletto sosterà prima di mostrarsi al mondo dalla Loggia delle Benedizioni. È una finezza della tradizione che il prescelto, per prima cosa, resti da solo in preghiera davanti all’ultimo capolavoro affrescato dal vecchio
Michelangelo, la Crocifissione di Pietro: il Pescatore di Galilea, inchiodato per terra alla croce, sta per essere issato a testa in giù e solleva la testa guardando severo lo spettatore, come ad ammonire il successore di ciò che significa, davvero, essere il vescovo di Roma.
È sempre stato così, e basterebbe considerare le polemiche e i veleni che da ultimo hanno scandito i pontificati di Benedetto XVI e Francesco. Eppure, mai come questa volta suonano attuali le parole scritte da Giovanni Paolo II nella Costituzione che regola il Conclave, la Universi Dominici Gregis che gli elettori hanno giurato di rispettare: «Prego colui che sarà eletto di non sottrarsi all’ufficio, cui è chiamato, per il timore del suo peso, ma di sottomettersi umilmente al disegno della volontà divina». Gli elettori della Sistina sanno di avere una responsabilità che va oltre i confini della Chiesa cattolica. Provengono da 71 Paesi, talvolta remoti. Un Conclave multipolare come il pianeta lacerato da una cinquantina di conflitti per lo più ignorati — la «terza guerra mondiale a pezzi» di cui parlava Bergoglio —, minacciato dai cambiamenti climatici, segnato dalla tragedia delle migrazioni e tentato dal fascino oscuro dei dispotismi, dalle soluzioni facili e illusorie offerte dai populismi di segno opposto.
Per questo, nelle considerazioni scambiate dentro e fuori le congregazioni generali, ricorre fra i cardinali la consapevolezza che non è il momento di dividersi, anche per offrire al mondo un esempio di convivenza delle differenze. Certo non è facile. «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze» aveva scritto Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium, il suo programma all’inizio del pontificato, quello che fece gridare alcuni al «Papa comunista». Ma la scossa di Bergoglio ha conosciuto resistenze feroci, anche dentro la Chiesa. Già Benedetto XVI, del resto, ne aveva fatto esperienza ed era arrivato a citare la Lettera ai Galati di Paolo: «Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!».
In questi giorni ciascun cardinale, durante le congregazioni generali, è intervenuto a presentare la situazione della propria chiesa, della terra in cui vive. Ne è risultato un quadro che abbraccia i sette continenti e un miliardo e quattrocento milioni di fedeli, con tutte le differenze che distinguono ad esempio il Nord e il Sud del mondo ma anche alcuni punti in comune. È il quadro in base al quale si definisce il profilo dell’uomo che dovrà guidare tutto questo. Un uomo, si dice, capace anzitutto di tenere assieme e comporre le differenze. Che abbia la capacità pastorale del predecessore e insieme sia più rassicurante sul piano della dottrina: da una parte la Parola «incarnata nelle strade» di Francesco e dall’altra «l’aspetto trascendente, escatologico» di Benedetto XVI, per dirla con il cardinale biblista Gianfranco Ravasi. Un Papa che non agisce da solo, ma si serve della Curia romana e delle strutture al suo servizio.
E infine, considerata la situazione del mondo, dotato di una visione planetaria: che sappia cogliere «i segni dei tempi» ma anche leggere la realtà concreta del presente nelle sue sfumature geopolitiche. Un compito quasi impossibile, tutto sommato. Per questo Wojtyla incoraggiava chi sarebbe venuto dopo di lui: «Dio, nell’imporgli l’onere, lo sostiene con la sua mano». Del resto, da duemila anni, gli imperi e i regimi crollano, i despoti muoiono. E la Chiesa sta ancora lì, con il realismo e la fede che il cardinale Ercole Consalvi, Segretario di Stato di Pio VII, oppose a Napoleone che minacciava di distruggerla: «Non ci riuscirà, maestà. Non ci siamo riusciti neanche noi».
TROVI LE PUNTATE PRECEDENTI NELLA SEZIONE “CATECHESI DI PADRE LIVIO”
NOVITÀ estrapolazioni da ascoltare ritagli di pagine inedite dal nuovo LIBRO di P.LIVIO: “SONO VOSTRA MADRE E VI AMO”
{Qui nella versione radiofonica a cura di Roberta}
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