"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Maggio 2025 Pagina 24 di 34

L’intervista rilasciata nel 2022 dall’allora vescovo di Chiclayo, in Perù, Prevost in cui parla di «Invasione imperialista russa»

CorriereTv 11 Maggio 2025

 Papa Leone XIV nel 2022 era  vescovo di Chiclayo, in Perù e si espresse così sulla guerra in Ucraina: «Vengono fatte tante analisi, ma dal mio punto di vista si tratta di un’autentica invasione imperialista russa […] Si stanno commettendo crimini contro l’umanità. Dobbiamo chiedere a Dio la pace, ma anche essere più chiari […] nel riconoscere gli orrori della guerra e le malvagità che la Russia sta compiendo».

Parole piuttosto nette. Dchiarazioni rilasciate dal vescovo Prevost in un’intervista tv a Semanario Expresión , un organo di stampa peruviano, il 13 aprile 2022, quando non era ancora stato nominato cardinale da papa Francesco.

Vaticano, il discorso integrale di Papa Leone XIV al suo primo Regina Coeli in piazza San Pietro

di Leone XIV – Corriere della Sera – 11 Maggio 2025

Pubblichiamo il testo integrale del primo discorso del pontefice in occasione del Regina Coeli in piazza San Pietro, domenica 11 maggio

Papa Leone XIV affacciato alla Loggia Centrale della Basilica di San Pietro per il Regina Coeli

Alle 12 di oggi, domenica 11 maggio, Papa Leone XIV si è affacciato alla Loggia Centrale della Basilica Vaticana per recitare la preghiera del Regina Caeli insieme alla folla dei 150 mila fedeli giunti in piazza San Pietro. Questo il testo integrale del pontefice nell’introdurre la preghiera mariana:

«Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Considero un dono di Dio il fatto che la prima domenica del mio servizio come Vescovo di Roma sia quella del Buon Pastore, la quarta del tempo di Pasqua. In questa domenica sempre si proclama nella Messa il Vangelo di Giovanni al capitolo decimo, in cui Gesù si rivela come il Pastore
vero, che conosce e ama le sue pecore e per loro dà la vita. In questa domenica, da sessantadue anni, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. E inoltre oggi Roma ospita il Giubileo delle Bande musicali e degli Spettacoli popolari.

Saluto con affetto tutti questi pellegrini e li ringrazio perché con la loro musica e le loro rappresentazioni allietano la festa, la festa di Cristo Buon Pastore: sì, è Lui che guida la Chiesa con il suo Santo Spirito. Gesù nel Vangelo afferma di conoscere le sue pecore, e che esse ascoltano la sua voce e lo seguono. In effetti, come insegna il Papa San Gregorio Magno, le persone «corrispondono all’amore di chi le ama». Oggi, dunque, fratelli e sorelle, ho la gioia di pregare con voi e con tutto il Popolo di Dio per
le vocazioni, specialmente per quelle al sacerdozio e alla vita religiosa. La Chiesa ne ha tanto bisogno! Ed è importante che i giovani e le giovani trovino, nelle nostre comunità, accoglienza, ascolto, incoraggiamento nel loro cammino vocazionale, e che possano contare su modelli credibili di
dedizione generosa a Dio e ai fratelli.

Facciamo nostro l’invito che Papa Francesco ci ha lasciato nel suo Messaggio per la Giornata odierna: l’invito ad accogliere e accompagnare i giovani. E chiediamo al Padre celeste di essere gli uni per gli altri, ciascuno in base al proprio stato, pastori “secondo il suo cuore”, capaci di aiutarci a vicenda a camminare nell’amore e nella verità. E ai giovani dico: “Non abbiate paura!
Accettate l’invito della Chiesa e di Cristo Signore!”. La Vergine Maria, la cui vita fu tutta una risposta alla chiamata del Signore, ci accompagni sempre nella sequela di Gesù.

Dopo il Regina Caeli il Papa ha continuato il suo messaggio:
«Fratelli e sorelle, l’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale, terminava 80 anni fa, l’8 maggio, dopo aver causato 60 milioni di vittime. Nell’odierno scenario drammatico di una terza guerra mondiale a pezzi, come più volte ha affermato Papa Francesco, mi rivolgo anch’io ai grandi del mondo, ripetendo l’appello sempre attuale: “Mai più la guerra!”.

Porto nel mio cuore le sofferenze dell’amato popolo ucraino. Si faccia il possibile per giungere al più presto a una pace autentica, giusta e duratura. Siano liberati tutti i prigionieri e i bambini possano tornare alle proprie famiglie. Mi addolora profondamente quanto accade nella Striscia di Gaza. Cessi immediatamente il fuoco! Si presti soccorso umanitario alla stremata popolazione civile e siano liberati tutti gli ostaggi. Ho accolto invece con soddisfazione l’annuncio del cessate il fuoco tra India e Pakistan, e auspico che attraverso i prossimi negoziati si possa presto giungere a un accordo durevole.

Ma quanti altri conflitti ci sono nel mondo! Affido alla Regina della pace questo accorato appello perché sia lei a presentarlo al Signore Gesù per ottenerci il miracolo della pace. Ed ora saluto con affetto tutti voi, romani e pellegrini di vari paesi. Saluto i membri della British and Foreign Bible Society, il gruppo di medici da Granada (Spagna), i fedeli di Malta, Panama,
Dallas (Texas), Valladolid, Torrelodones (Madrid), Montesilvano e Cinisi (Palermo). Saluto i partecipanti alla manifestazione “Scegliamo la vita” e ai giovani della Fraternità Santa Maria Immacolata e San Francesco di Assisi di Reggio Emilia. 

Oggi in Italia e in altri Paesi si celebra la festa della mamma. Mando un caro saluto a tutte le mamme, con una preghiera per loro e per quelle che sono già in Cielo. Buona festa a tutte le mamme! Grazie a tutti voi! Buona domenica a tutti!

LA BENEDIZIONE DI PAPA LEONE

🙏〽LA BENEDIZIONE DI PAPA LEONE – REGINA COELI 11/5/25🙏

🟢LIVE: 🕊️SANTA MESSA DOMENICALE DI P.LIVIO- 🌾🍇quarta di Pasqua🔔

Papa Leone XIV: il motto, le vesti, il nuovo simbolo

di Ester Palma- Corriere della Sera – 11 Maggio 2025

Scarpe nere, stemma agostiniano, si sposta con un van. L’ipotesi di tornare ad abitare nel Palazzo Apostolico

Il motto, le vesti, il nuovo simbolo

Ogni Papa ha un suo stile, una sua cifra unica: che inevitabilmente viene paragonato a quello del suo predecessore, da sempre. Così sta avvenendo anche per il neoeletto Leone XIV, che fin dalla sua comparsa sulla Loggia di San Pietro dopo la fumata bianca, ha certamente mostrato un’«allure» molto più «papale» di Francesco. Senza seguire (o copiare) lo stile molto minimal del Papa gesuita, secondo cui la solennità delle vesti e dei paramenti papali era in contrasto con la sua scelta di offrire un’immagine di umiltà e vicinanza ai fedeli. Tanto che fu l’unico Papa, almeno nei tempi recenti, a presentarsi per la prima volta ai fedeli indossando solo una semplice talare bianca.


Il suo successore ha scelto invece di mostrarsi al mondo portando anche la stola ricamata coi santi Pietro e Paolo, molto simile (se non proprio la stessa) a quella di Benedetto XVI, la mozzetta (la mantellina rossa corta) e il rocchetto (la sopravveste corta alle ginocchia in pizzo ricamato). Al collo papa Prevost portava, invece di quella d’argento di Francesco, la croce d’oro dono del postulatore generale degli Agostiniani Josef Sciberras a nome della Curia generalizia quando è stato creato cardinale, il 30 settembre 2023. Contiene reliquie dei santi e beati dell’Ordine: al centro un frammento delle ossa di Sant’Agostino, di sua madre Monica, di San Tommaso da Villanova, del beato Anselmo Polanco e del venerabile Giuseppe Bartolomeo Menochio. Ieri a Genazzano invece ne indossava una più semplice, col Crocifisso.

Anche il motto «In Illo uno unum» («In Lui siamo una cosa sola») tratto dal commento del santo di Ippona al salmo 127, e lo stemma di Leone sono agostiniani, pure dopo la modifica dell’immagine da cardinalizia a papale: il giglio bianco per tradizione associato alla Vergine Maria e il libro chiuso con un cuore trafitto da una freccia. Il riferimento è alla conversione di Agostino e alle sue parole «Vulnerasti cor meum verbo tuo» («Hai trafitto il mio cuore con la tua Parola). Restano le scarpe: Francesco non ha mai messo quelle rosse, che per la Chiesa sono il simbolo del sangue di Gesù e dei martiri e che per ora nemmeno Leone ha indossat.

Un’altra scelta rischia di avere una valenza speciale: la residenza. Sembra che Leone sceglierà di vivere nell’appartamento papale da 10 stanze (camera da letto, biblioteca, studio e persino una sala medica installata negli ultimi anni di Wojtyła) nel Palazzo apostolico, quello in cui Francesco rifiutò di trasferirsi in favore di Casa Santa Marta. Il Papa è intanto tornato nell’appartamento nel Palazzo del Sant’Uffizio in Vaticano dove ha vissuto dal 2023. Ora dovrà rompere i sigilli degli appartamenti, sia di quello a Santa Marta di Francesco, sia di quello del Palazzo apostolico, disabitato dalle dimissioni di Benedetto XVI e su cui erano stati comunque apposti dal segretario di Stato Parolin, come da tradizione. Dopo i lavori di ristrutturazione che in genere accompagnano l’inizio di ogni pontificato, con le modifiche e i colori scelti dal nuovo inquilino sarà fatta la scelta definitiva. Se Leone deciderà di viverci sarà l’ennesima «differenziazione» da Francesco: e un ritorno alla tradizione, visto che i Papi ci hanno abitato da dopo l’unità d’Italia e dopo aver dovuto lasciare il Quirinale, loro residenza dal 1605 al 1870, l’ultimo fu Pio IX.

Anche sull’auto che usa per le uscite dal Vaticano, Leone sembra avere optato per un elegante van blu scuro, al contrario di Francesco che si spostava su auto molto più «povere» e comuni: dalla Fiat 500L bianca, alla Ford Focus alla Panda. Non è che papa Prevost, col suo passato da missionario, sia avvezzo o appassionato al «lusso»: il messaggio che potrebbe mandare è la restaurazione della solennità della figura del Papa.

Il cardinale Parolin: ci guiderà con saggezza e fermezza in tempi difficili

di Gian Guido Vecchi- Corriere della sera – 11 Maggio 2025

Il cardinale che era indicato come il favorito: il tifo per me in Veneto è comprensibile ma va superato

«Ringraziamo il Signore per la rapida elezione del nuovo Papa, persona buona e capace», dice il cardinale Pietro Parolin: «Leone XIV saprà guidare con saggezza, pazienza e fermezza la Chiesa in questi tempi difficili e diventare punto di riferimento morale per un mondo in preda al totale disorientamento».

Le parole del Segretario di Stato vaticano al Corriere rappresentano un’eccezione, assieme alla lettera pubblicata ieri dal Giornale di Vicenza, al riserbo mantenuto in questi giorni, tanto più all’indomani del Conclave.
Nella Sistina, davanti al Cristo del Giudizio Universale di Michelangelo, i cardinali hanno giurato uno per uno, la mano sui Vangeli, di mantenere il segreto sul voto, pena la scomunica. Così, da Oltretevere, non arrivano commenti ai vari tentativi di ricostruzione del voto, per lo più considerati «fuorvianti». È quindi interessante che al giornale della sua città Parolin abbia inviato una «breve testimonianza» scritta che sembra liquidare in poche righe le ricostruzioni più complesse: «Noi crediamo fermamente che, attraverso l’azione dei Cardinali elettori — anche attraverso la loro umanità — è lo Spirito Santo che sceglie l’uomo destinato a guidare la Chiesa. 

Si tratta, tecnicamente di un’elezione, ma ciò che avviene nella Cappella Sistina sotto lo sguardo di Cristo Giudice, rinnova quanto successe agli inizi della Chiesa quando si trattò di ricostituire il collegio apostolico dopo la dolorosa defezione di Giuda Iscariota. Allora gli Apostoli pregarono affinché il Signore, che conosce il cuore di tutti, mostrasse loro chi fosse il designato».

Ai conterranei che speravano nella sua elezione, il cardinale spiega che «la “tifoseria” dei vicentini in mio favore» è «umanamente comprensibile, penso» ma «alla fine va superata secondo una logica diversa, di fede e di Chiesa».

Nella lettera al Giornale di Vicenza, parlando dell’elezione di Prevost aggiunge: «Un lunghissimo e caloroso applauso è seguito a quell’“accetto” che lo rendeva il 267mo Papa della Chiesa cattolica. Di lui mi ha colpito soprattutto la serenità che traspariva dal suo volto in momenti così intensi e, in un certo senso, “drammatici”, perché cambiano totalmente la vita di un uomo. Non ha mai perduto il sorriso mite, pur, immagino, nella viva consapevolezza dei non pochi e non semplici problemi che la Chiesa d’oggi si trova ad affrontare. Ne avevamo parlato a lungo durante le Congregazioni dei Cardinali precedenti il Conclave, dove ognuno dei partecipanti — Cardinali elettori e non elettori — hanno potuto presentare il volto del cattolicesimo nei rispettivi Paesi, le sfide che lo attendono, le prospettive di futuro».

Del resto, «poiché la Chiesa, seguendo il suo Signore, è profondamente incarnata nella storia degli uomini e delle donne di ogni tempo e di ogni latitudine, il nuovo Papa ha ben presenti i problemi del mondo d’oggi, come ha dimostrato fin dalle sue prime parole sulla Loggia di San Pietro, riferendosi immediatamente alla pace “disarmata e disarmante”». Una consapevolezza che non intacca il suo carattere di fondo: «Questa serenità io l’ho sempre sperimentata nel cardinale Prevost, che ebbi modo di conoscere all’inizio del mio servizio come Segretario di Stato per una questione spinosa che riguardava la Chiesa in Perù. Ho avuto poi la possibilità di collaborare direttamente con lui in questi due ultimi anni, dopo che papa Francesco l’ha chiamato a Roma e l’ha messo a capo del Dicastero per i Vescovi. Ho potuto sperimentare in lui conoscenza delle situazioni e delle persone, pacatezza nell’argomentazione, equilibrio nella proposta delle soluzioni, rispetto, attenzione e amore per tutti». 

Leone XIV, «oltre ovviamente che nella grazia del Signore, troverà nella sua grande esperienza di religioso e di pastore, come pure nell’esempio, nell’insegnamento e nella spiritualità del grande padre Agostino le risorse per lo svolgimento efficace del ministero che il Signore gli ha affidato, a bene della Chiesa e dell’umanità intera», conclude il cardinale: «Noi gli siamo vicini con il nostro affetto, la nostra obbedienza e la nostra preghiera».

Il cardinale Pizzaballa: «Leone XIV è un missionario libero e di governo. Così lo abbiamo scelto: i veleni sono rimasti fuori dal Conclave»

di Gian Guido Vecchi- Corriere della Sera – 11 Maggio 2025

Il cardinale Pizzaballa: divisioni e veleni rimasti fuori dal Conclave

CITTÀ DEL VATICANO –  «Sono state giornate molto intense, molto impegnative ma soprattutto molto belle». Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, è appena uscito dall’udienza riservata dei cardinali con Leone XIV, «uno scambio di opinioni, abbiamo fatto il punto della situazione», e sta tornando a casa, nella Città Santa. Sarebbe sereno, non fosse per la realtà che lo attende.

Eminenza, stavate per entrare in Conclave quando Netanyahu ha detto d’essere pronto a occupare Gaza, com’è la situazione?
«In questi giorni non ho potuto seguire molto gli sviluppi generali, sono riuscito più che altro a interessarmi alle vicende interne della parrocchia di Gaza. Non so se si può fare qualcosa, cercherò almeno di vedere bene cosa sta succedendo. So che Trump ha in programma una visita in Medio Oriente, e sarà importante per capire come stanno le cose. Ho sentito che il governo di Israele ha richiamato diecimila riservisti, e questo è un segnale».

Che cosa si rischierebbe, con una occupazione?
«Proprio questo è difficile da comprendere, anche perché Gaza è tutta distrutta, non è rimasto più nulla da annientare. L’emergenza nella Striscia è umanitaria, più che militare. Bisogna capire che senso abbia tutto questo, considerato che a Gaza nessuno può entrare né uscire ed è già sotto occupazione, di fatto. È molto difficile esprimere qualcosa di chiaro perché non c’è nulla di chiaro».

Oggi avete incontrato Leone XIV. Che cosa ha influito nella scelta di Robert Francis Prevost?
«La sua storia personale, anzitutto. È un missionario che ha esperienza dell’annuncio, esperienza di servizio in chiese povere di mezzi. E insieme ha esperienza di governo, sia nell’ordine agostiniano sia nella Chiesa, come vescovo e poi prefetto del Dicastero per i vescovi. Sono elementi importanti. Oltre alla persona, naturalmente».

In che senso?
«È una persona che ispira subito molta fiducia, un uomo mite che sa ascoltare e allo stesso tempo mi sembra molto chiaro nei suoi interventi, nei primi gesti. Una persona chiara e libera. Siamo all’inizio del suo pontificato, ma già i primi passi ci danno grande coraggio e conforto. Anche la reazione della gente, così bella ed entusiasta, dice tanto. È un patrimonio di affetto da accompagnare e far crescere».

Eravate 133 elettori da 70 Paesi diversi. Molti di voi non si conoscevano prima delle congregazioni generali che hanno preceduto il Conclave. Come avete fatto a eleggere il Papa così presto, al quarto scrutinio?
«Con buona pace di quello che dicevano molti media, era chiaro fin dal principio. L’atmosfera nelle congregazioni generali dei cardinali era molto bella, positiva. Si è visto subito un clima di comunione e di condivisione. Che si sia concluso in così poco tempo — in sostanza, il Papa è stato eletto in un giorno — ne è la dimostrazione lampante. Si parlava di divisioni e abbiamo visto l’unità del collegio cardinalizio».

Il Conclave è stato preceduto da qualche veleno diretto contro alcuni candidati considerati favoriti. Avete avvertito interferenze, mentre eravate riuniti nelle congregazioni?
«Dentro non è arrivato nulla. Magari qualcuno leggeva i giornali e ci rideva su. Ma, per quello che ho visto, il mondo esterno non ha influito minimamente sul Conclave».

Nella sua prima omelia, il Papa ha parlato di chi ha autorità nella Chiesa, riferendosi anzitutto a se stesso: bisogna «sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato»…
«Ho pensato a quel passo del Vangelo di Giovanni nel quale il Battista dice di Gesù: bisogna che lui cresca e io invece diminuisca. Così dev’essere la missione della Chiesa: evitare l’autoreferenzialità e dare spazio all’evangelizzazione, all’annuncio di qualcosa che abbiamo ricevuto e non è nostro».

C’è qualcosa che l’ha colpita, in particolare, nei suoi primi interventi?
«Ha parlato della pace, della centralità di Cristo. Le due cose che mi stanno più a cuore e sono parte della mia vita».

Ha parlato anche di un «ateismo di fatto» diffuso pure tra molti battezzati…
«Se ne parla molto, nella Chiesa, della crisi di fede. Siamo nell’anniversario del concilio di Nicea, è necessario ritrovarsi e riflettere non solo e non tanto per definire la fede in maniera teologica o dogmatica, cosa che è già stata fatta, ma per comprendere come comunicarla oggi in un contesto plurale quale il mondo è diventato».

A Nicea, nel 325, venne riaffermata la piena divinità di Cristo contro gli ariani che la negavano…
«Si tratta proprio di questo. Su Gesù che è nostro compagno di viaggio e la bellezza del suo messaggio e così via siamo tutti d’accordo, lo abbiamo detto tante volte. Ma Gesù è molto di più, e bisogna trovare il modo di dirlo al nostro tempo. Questo è il compito della Chiesa».

Quand’era in coda per il giuramento assieme agli altri cardinali, nella Sistina, lei è rimasto tutto il tempo con lo sguardo alzato, fisso al Giudizio universale di Michelangelo. Cosa stava pensando?
«Con tutto il rispetto, non capita tutti i giorni di essere lì e avere tempo a disposizione. Me lo sono goduto. Ho pensato a tutta la letteratura che ha parlato delle immagini che avevo di fronte a me. Pensi che il mio posto era proprio sotto la creazione di Adamo. È un luogo che crea un’atmosfera unica, difficile da dire. Era bellissimo».

Papa Leone XIV a Genazzano: «Avete un dono così grande qui»

Papa Leone XIV ha salutato la folla radunata all’esterno del santuario della Madre del Buon Consiglio dove si è recato a sorpresa

Andrea Arzilli e Giuliano Benvegnù / Corriere TV – 10 Maggio 2025

Al termine della visita al Santuario a Genazzano, Papa Leone XIV ha salutato i fedeli esprimendo la gioia di aver potuto pregare la Madre del Buon Consiglio, «un dono così grande» per il popolo di Genazzano, da cui deriva anche una grande responsabilità: «Come la madre mai abbandona i suoi figli, voi dovete essere anche fedeli alla madre». Il Papa ha salutato i giovani, e i giovani di cuore – «Siamo tutti!», ha detto – e ha evocato lo spirito di entusiasmo con cui seguire Gesù, secondo l’esempio di Maria. Infine, prima di lasciare il Santuario, ha benedetto i presenti.

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Papa Leone XIV a Santa Maria Maggiore: la preghiera sulla tomba di Francesco

di Redazione Roma

Dopo la visita (a sorpresa anch’essa) a Genazzano il Pontefice è arrivato nella Basilica dell’Esquilino, a Roma, e ha pregato davanti alla tomba di Bergoglio. Il Papa è stato nella Basilica per oltre mezz’ora

Papa Leone XIV, a sorpresa, dopo la visita a Genazzano, è andato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Prevost si è fermato nella Basilica, dopo essere rientrato dal Santuario della Madonna del Buon Consiglio, per una preghiera in forma privata sulla tomba del suo predecessore, Francesco.

Il convoglio di auto che ha accompagnato il Pontefice è entrato nella Basilica
usando una entrata laterale, protetta da un cancello. Sul sagrato una banda
musicale ha intonato l’inno pontificio. Dopo più di una mezz’ora Leone XIV ha lasciato la Basilica, dopo aver pregato davanti
 alla tomba del
Pontefice argentino. All’uscita dalla Basilica ha salutato la folla che già dal mattino era in fila per entrare nella Basilica e che che subito si è radunata
intorno. Il Papa ha abbassato il finestrino del van e con la mano ha salutato i fedeli.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 332 – LA CHIESA E’ CATTOLICA

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Papa Leone è il Vescovo vestito di bianco?

Padre Livio,

lei ha scritto negli scorsi giorni che il nuovo Papa deve sapere cosa lo attende ovvero il martirio, essere ucciso. Come ha predetto la Madonna del terzo segreto di Fatima. 

Le prime parole del Papa sono profetiche e fanno venire i brividi:

“La pace sia con tutti voi!”. Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio.

Patrick


Caro Patrick,

i brividi sono venuti anche a me che a questa possibilità ho dedicato diverse trasmissioni in questi ultimi giorni.

Sono stupito che quasi tutti i resoconti, anche cattolici, non abbiano riportato queste parole, che pure sono state chiaramente pronunciate dal Papa quando è apparso sulla Loggia. Queste sviste accadono quando non si ascolta Radio Maria.

Teniamo sempre  presente il saluto che ci ha dato Papa Leone e preghiamo ogni giorno per Lui perché abbia sempre il coraggio e la serenità necessari nel pascere il gregge.

Ave Maria

Padre Livio

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