Mese: Maggio 2025 Pagina 25 di 34
di Massimo Franco – Corriere della Sera- 10 Maggio 2025
Gli italiani in ordine sparso. E il segretario di Stato potrebbe restare
È stata la vittoria di un’alleanza tra i cardinali delle Americhe e i sostenitori di Pietro Parolin, con la Curia. Apparentemente, il segretario di Stato vaticano è il grande sconfitto del Conclave. In realtà, è stato decisivo nell’elezione del primo Papa statunitense. Quando ha visto che i consensi tra lui e Francis Prevost si contrapponevano, e che una parte degli italiani gli remava contro, ha preferito non forzare la situazione. E per non dividere ulteriormente una Chiesa segnata dai contrasti, ha dirottato tutti i consensi che aveva sul futuro Leone XIV. D’altronde, i rapporti tra i due sono ottimi: tanto che qualcuno non esclude la conferma di Parolin alla Segreteria di Stato, e con un ruolo più incisivo di quello assegnatogli da Francesco. Si vedrà. Ma è certo che ci sarebbe stato un contatto poco prima del quarto scrutinio, che ha sbloccato la situazione.
A questo punto conta poco il ridimensionamento dell’Europa e dell’Italia come «fabbriche dei Pontefici». In alcuni la delusione è palpabile, nonostante la corsa un po’ goffa ad appropriarsi di Leone XIV. D’altronde, stavolta la situazione non era quella del 2013. Nelle Congregazioni non si è respirato il pregiudizio antitaliano e anticuriale, in parte giustificato, che dodici anni fa aveva portato all’elezione di Jorge Mario Bergoglio dopo la rinuncia di Benedetto XVI. Le tensioni che hanno attraversato la Chiesa durante il papato argentino sono state messe da parte, cercando di sfruttare l’eterogeneità dei 133 elettori della Cappella Sistina per creare un fronte massiccio e il più possibile compatto. Si è parlato di un compromesso, ma è stato qualcosa di più: uno sforzo di unità e di pacificazione che, novità spiazzante, ha preso corpo con una candidatura «yankee».
Avere scelto un americano del Nord che porta con sé vent’anni da missionario in Perù e i valori di una famiglia di immigrati europei, segna un salto in avanti e una sfida insidiosa per Donald Trump. Ormai il presidente Usa non è solo il secondo americano più famoso nel mondo. Dovrà fare i conti con l’«altra America» incarnata da Leone XIV: inclusiva all’opposto di quella trumpiana che deporta gli immigrati; solidale e fraterna con l’America latina, rispetto alla colonizzazione economica e perfino religiosa attuata dalla destra che finanzia le sette evangeliche protestanti in funzione anticattolica. A Roma non c’è più un argentino del quale, in modo strumentale fino al ridicolo, gli estremisti del trumpismo potevano dire che era «marxista». Nel cuore della più grande potenza economica e militare è spuntato un Papa moderato, tradizionalista sulla dottrina, che offre dell’America il volto migliore: quello oscurato da un capitalismo e una politica aggressivi e regressivi.
Negli ultimi anni, parlando con i vertici vaticani si registrava sempre una preoccupazione: i rapporti con l’episcopato degli Stati uniti. Non dipendeva solo dalla vittoria, per ben due volte, di Trump, ma dalla cultura che esprime; e che a novembre gli ha dato il 56 per cento dei voti cattolici americani. Con Francesco, nel tempo le relazioni con l’episcopato degli Stati uniti erano peggiorate, nonostante i cardinali Usa lo avessero appoggiato al Conclave. Per reazione, Bergoglio aveva sfidato il mondo ecclesiastico di Oltre Atlantico designando vescovi «liberal» in grandi città come Chicago e Washington; o non promuovendo cardinali arcivescovi ritenuti non abbastanza in linea, come quello di Los Angeles: la principale diocesi con i suoi «latinos». Il risultato è stato di polarizzare le posizioni e le tensioni, già latenti durante la presidenza del cattolico Joe Biden.
«Anche l’Amministrazione Biden, per quanto meno muscolare di quella trumpiana», si osservava qualche mese fa alla Segreteria di Stato, «è stata molto dura sugli immigrati. Si lamentano con noi sia i vescovi Usa che quelli latino-americani. A volte è meglio un presidente non cattolico alla Casa Bianca». Col protestante Trump l’imbarazzo è minore. Ma l’arrivo di Leone XIV cambia qualità e livello del confronto. C’è chi, con una punta di esagerazione, paragona l’elezione di Prevost a quella con la quale nel 1978 la Chiesa cattolica scelse il polacco Karol Wojtyla come un cuneo nel sistema sovietico. Stavolta, il cuneo di questo ex missionario agostiniano dall’aria tranquilla e dai convincimenti dottrinali ferrei riflette la strategia di una Chiesa decisa a contrastare modelli di vita che sembrano non avere bisogno della fede religiosa.
Leone XIV riflette un potere morale che sottolinea una curvatura religiosa e pacificatrice: al proprio interno, prima di tutto; e un globalismo che con i «ponti» scomunica la cultura dei «muri». Il messaggio va oltre i confini delle Americhe. E sembra destinato a ricalibrare le relazioni controverse tra Santa Sede e Cina, con le sue provocazioni continue sui vescovi, e a proiettarsi sui conflitti in Medio Oriente e Ucraina. Esiste poi un ultimo capitolo, affiorato nelle Congregazioni. Il cattolicesimo ricco e generoso dell’America è stato per decenni il polmone finanziario della Chiesa cattolica, insieme con quello tedesco. Ultimamente, questa fonte si è inaridita. C’è da chiedersi se il Papa statunitense, oltre a una ricucitura obbligata con i vescovi del proprio Paese, riuscirà a riaprire quel canale, senza deflettere di un millimetro dal mandato che il Conclave gli ha affidato.
ANGELA PELLICCIARI – storica ed esperta di Massoneria. Conduce da anni una trasmissione a Radio Maria
IN PIENA PANDEMIA ANDAVA PER LE STRADE A BENEDIRE LE CASE CON IL SANTISSIMO…..
SANTA MESSA CON I CARDINALI 9 MAGGIO 2025
PAPA LEONE MISSIONARIO IN PERU’




Papa Leone XIV, all’indomani della sua elezione, ha celebrato stamane la Missa pro Ecclesia nella Cappella Sistina, insieme al collegio cardinalizio
Papa Leone XIV | | Vatican Media
Di Marco Mancini
Città del Vaticano , venerdì 9 maggio 2025, 11:49 (ACI Stampa).
Papa Leone XIV, all’indomani della sua elezione, ha celebrato stamane la Missa pro Ecclesia nella Cappella Sistina, insieme al collegio cardinalizio.
Nella sua prima omelia, il nuovo Pontefice ha ricordato che “Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, cioè l’unico Salvatore e il rivelatore del volto del Padre”,
La risposta che Pietro dà a Gesù – ha osservato il Pontefice – “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, coglie il dono di Dio e il cammino da percorrere per lasciarsene trasformare, dimensioni inscindibili della salvezza, affidate alla Chiesa perché le annunci per il bene del genere umano. Dio, chiamandomi attraverso il vostro voto a succedere al Primo degli Apostoli, questo tesoro lo affida a me perché, col suo aiuto, ne sia fedele amministratore a favore di tutto il Corpo mistico della Chiesa; così che Essa sia sempre più città posta sul monte, arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia, faro che illumina le notti del mondo”.
“E ciò – ha aggiunto il Papa – non tanto grazie alla magnificenza delle sue strutture o per la grandiosità delle sue costruzioni, quanto attraverso la santità dei suoi membri”.
Il Papa ripropone poi la domanda “la gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo? Non è una questione banale, anzi riguarda un aspetto importante del nostro ministero: la realtà in cui viviamo, con i suoi limiti e le sue potenzialità, le sue domande e le sue convinzioni. C’è prima di tutto la risposta del mondo, che considera Gesù una persona totalmente priva d’importanza, al massimo un personaggio curioso, che può suscitare meraviglia con il suo modo insolito di parlare e di agire. E così, quando la sua presenza diventerà fastidiosa per le istanze di onestà e le esigenze morali che richiama, questo mondo non esiterà a respingerlo e a eliminarlo”, per la “gente comune il Nazareno non è un ciarlatano: è un uomo retto, uno che ha coraggio, che parla bene e che dice cose giuste, come altri grandi profeti della storia di Israele. Per questo lo seguono, almeno finché possono farlo senza troppi rischi e inconvenienti. Però lo considerano solo un uomo, e perciò, nel momento del pericolo, durante la Passione, anch’essi lo abbandonano e se ne vanno, delusi”.
Leone XIV spiega che questi comportamenti sono attuali poiché “incarnano infatti idee che potremmo ritrovare facilmente sulla bocca di molti uomini e donne del nostro tempo. Anche oggi non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti; contesti in cui ad essa si preferiscono altre sicurezze, come la tecnologia, il denaro, il successo, il potere, il piacere. Si tratta di ambienti in cui non è facile testimoniare e annunciare il Vangelo e dove chi crede è deriso, osteggiato, disprezzato, o al massimo sopportato e compatito. Eppure, proprio per questo, sono luoghi in cui urge la missione, perché la mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco”.
Il Papa rimarca inoltre che “anche oggi non mancano poi i contesti in cui Gesù, pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere, a questo livello, in un ateismo di fatto”.
Leone XIV – conclude – ricordando che ognuno di noi deve “testimoniare la fede gioiosa in Gesù Salvatore. Perciò, anche per noi, è essenziale ripetere: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. E’ essenziale farlo prima di tutto nel nostro rapporto personale con Lui, nell’impegno di un quotidiano cammino di conversione. Ma poi anche, come Chiesa, vivendo insieme la nostra appartenenza al Signore e portandone a tutti la Buona Notizia. Dico questo prima di tutto per me, come Successore di Pietro, mentre inizio la mia missione di Vescovo della Chiesa che è in Roma, chiamata a presiedere nella carità la Chiesa universale”. Il Papa assicura di adempiere all’“impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo”.
