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Quando arrivi a Medjugorje, ti accorgi che la Madre ti stava aspettando
Inizio con dirle che il Suo ultimo editoriale del 28 agosto è il più straordinario che abbia mai ascoltato negli ultimi due anni che La seguo!
Sono appena tornata dal mio primo viaggio a Medjugorje da novella Mariana, convertita da quando ascolto Lei Padre.
Attraverso la Sua catechesi, ho imparato a conoscere nostra Madre, ho imparato ad amarla, a seguirla, cercando di mettere in pratica tutto quello che Lei ci chiede per le Sue intenzioni.
Sin da subito ho sentito il desiderio di andare a trovarla sulla collina del Podbrdo.
Ed ecco che la mia preghiera è stata accolta, la chiamata di Nostra Madre arriva come un fulmine a ciel sereno.
Nulla è al caso, tutto è per grazia.
Quando arrivi a Medjugorje, ti accorgi che la Madre ti stava aspettando, senti la Sua presenza viva e forte e ti senti grato per questo dono inestimabile.
L’emozione è forte, non sai cosa dire se non grazie Mia Amatissima Madre.
Le emozioni più belle sono quelle che non sai spiegare, ma che invito tutti a viverle personalmente perché davvero stare in compagnia con Gesù e Maria è un dono immenso.
Sei circondato da tante persone, ognuno recita nella propria lingua, ma la preghiera è unica, intensa e sale a Dio spedita.
La devozione Mariana non conosce diversità.
Le amicizie che si creano in questo viaggio sono una grazia del cielo, incontri persone fantastiche, semplici, tutte con lo stesso intento.
Quando ti trovi sulla collina del Podbrodo senti solamente una grande pace intorno a te e nel tuo cuore… E’ l’amore di Maria al Suo incontro tanto atteso.
All’adorazione, sotto il cielo stellato nel silenzio della notte, senti un gran rumore, quello dei cuori di pietra che si spaccano, i cuori chiusi che si aprono al bussare del Signore, che sta lì in attesa da tanto tempo e chiede di entrare.
Ti confessi e tutti i tuoi muri cadono, i rami inutili tagliati e finalmente l’anima respira, ti senti libero e felice.
Quando poi si torna da Medjugorje, la nostalgia di quel posto attanaglia il cuore, è la nostalgia di Gesù e di Maria che là si incontrano in modo più vivo e profondo che qui, perché quella è una delle Grazie che si ricevono nel pellegrinaggio…
Con affetto K.
Carissima,
grazie per questa splendida testimonianza che descrive perfettamente un’esperienza nella quale molti si possono ritrovare.
E’ il dono dell’incontro con Maria che entra nella nostra vita come una madre piena di amore.
E’ un miracolo che accade perché a Medjugorje la Madonna è presente in un modo speciale e chiede di entrare nella nostra vita, per essere con noi pellegrina di gioia e di speranza.
Questo dono di inestimabile valore per la nostra vita dobbiamo coltivarlo nel cuore, quando ritorniamo alle nostre case, mediante la preghiera assidua, come la Madonna ci raccomanda.
Dobbiamo anche essere testimoni umili e discreti, che diffondono la presenza di Maria nelle nostre famiglie e nei nostri incontri quotidiani.
La Gospa sta già cambiando questo mondo cambiando i nostri cuori, ricolmandoli di gioia, amore e speranza.
Teniamo stretti per mano Gesù e Maria nel pellegrinaggio della vita, perché la loro fedeltà non viene mai meno e la loro presenza ci accompagna fino alla meta.
Ave Maria
Padre Livio

Pensiero spirituale sulla fierezza di essere mariani
Cari amici, nel Messaggio del 25 luglio 2024 la Madonna ha detto: «Figlioli, vi guidi la fierezza di essere miei». La motivazione di tale esortazione è molto semplice. Il fatto di essere mariani spesso è un’espressione usata non come stima o di valore, ma di compatimento e disprezzo. D’altra parte, noi di Radio Maria abbiamo fatto questa esperienza, quindi saremmo quella parte della Chiesa di basso profilo.
Per dire queste parole la Madonna deve aver avuto le sue ragioni, perché c’è sempre stata nella modernità – negli ultimi due secoli circa – una certa tendenza, sotto l’influsso del protestantesimo, di ridimensionare il ruolo di Maria. Questa tendenza si è affermata anche in alcuni settori della Chiesa soprattutto a causa del modernismo. Questo è un atteggiamento interiore di superbia che caratterizza particolarmente il mondo degli intellettuali. Tale condotta li porta a guardare in modo supponente coloro che accendono una candela davanti alla statua della Madonna. Nessuno osa impedirlo, ma si guarda alla devozione mariana popolare con occhi di presunzione e sufficienza.
La stessa lunga Mariofania di Medjugorje è uno dei motivi per cui esiste questa ostilità dura a morire che, in ultima istanza. è un’ostilità nei confronti della Madonna.
Il Papa ha compiuto un gesto di grande coraggio quando ha istituito la festa di Maria Madre della Chiesa. Aver istituito questa festività liturgica, ha rinverdito la tradizione mariana della Chiesa che si è espressa – in un modo meraviglioso – nei vari dogmi che sono stati definiti nei confronti della Madonna.
L’atteggiamento di riserva e sufficienza nei confronti della Vergine non è tanto della gerarchia cattolica. Infatti, essa ha messo a fuoco quattro dogmi mariani che esprimono tutta la grandezza incommensurabile di Maria. I Concili hanno definito la Madonna Madre di Dio, la Sua perpetua verginità, l’Assunzione al Cielo, ma soprattutto la sua Immacolata concezione, che è stata molto contestato nella storia.
Chi conosce la storia di questo dogma dell’Immacolata sa che nel corso dei secoli ha avuto degli avversari potentissimi, tra cui l’università di Parigi. Nel 1700, infatti, c’è stato il pericolo di una guerra fra Spagna e Francia perché in Spagna è uscito un libro di Suor Maria Gesù d’Agreda la mistica città di Dio. Nella rivelazione veniva detto che la Madonna era stata concepita Immacolata.
Soprattutto i Papi si sono sempre distinti nell’attribuire alla Madonna tutta la gloria che le è dovuta, anche se basterebbe solo il dogma della divina maternità. Ma se analizziamo tutti i dogmi vedremo che la gloria di Maria è incommensurabile e grandiosa. Per cui è sicuramente un fatto negativo questa preoccupazione ancora diffusa di esaltare eccessivamente la Madonna.
Dovremmo ripassare l’espressione di Montfort che diceva che se Cristo non è ancora ben conosciuto è perché non si conosce a sufficienza sua Madre. Lei è Madre di Dio, Colei che mediante la sua fede ha reso possibile l’Incarnazione e che l’ha tenuto per nove mesi in grembo. Successivamente l’ha donato al mondo, l’ha educato – Lei stessa è cresciuta nella fede – e l’ha seguito come fedele discepola.
Maria – assunta in Cielo – è fianco di Suo Figlio come Regina del Cielo e della Terra. Spesso dimentichiamo la regalità della Vergine a forza di volerla minimizzare, dimentichiamo il dogma dell’Assunzione. Tale dogma afferma che la Madonna è stata Assunta in Cielo anima e corpo. Dopo il transito, è stata intronizzata Regina del Cielo e della Terra a fianco di Suo Figlio.
Quello che ha detto Dante – che insieme a San Bernardo sono i due grandi cantori della grandezza della Madonna – sono parole non ancora sufficienti a celebrare la gloria di Maria e la sua grandezza.
Medjugorje è un piccolo paese, con abitanti semplici ma fedeli, ma proprio per questo la Madonna li ha scelti per la più grande mariofania della storia della Chiesa.
Questa epifania mariana – che ha avuto l’ accompagnamento di una Papa meraviglioso, San Giovanni Paolo II – fa fatica a essere capita, assimilata, compresa nella sua straordinaria importanza. C’è l’adesione dei piccoli, degli umili e dei semplici, ma manca quella risposta che la Madonna si aspetterebbe. Lei stessa ha affermato che molti hanno risposto ma un numero enorme non la prende in considerazione.
Non c’è dubbio che proprio a Medjugorje la Madonna ha detto: «Figlioli, vi guidi la fierezza di essere miei» (25 luglio 2024). Non fatevi intimidire, non piegate la testa come se essere mariani e avere la corona in mano o al collo sia una vergogna. Non bisogna esibirla, ma dobbiamo essere figli di Maria, essere fieri di essere Suoi, di chiamarci figli.
In questi decenni, c’è stata – nonostante il pontificato di Giovanni Paolo II – una diminuzione della pietà mariana. Nel tempo del dopoguerra c’era un’epopea mariana straordinaria, processioni che attraversavano tutta l’Italia con la Madonna di Fatima . Piano piano il nostro cattolicesimo si è trasformato in qualcosa di più arido, perché laddove non c’è Maria si dissolve il fervore della fede e della pratica cristiana. Se oggi si arriva persino a negare la divinità di Gesù Cristo è perché non si riconosce la grandezza di Maria come Madre di Dio. Negando la divina maternità di Maria si nega di conseguenza anche la divinità di Gesù Cristo.
Cerchiamo di afferrare l’espressione della Madonna ad essere fieri di essere Suoi. Prendiamo consapevolezza del fatto che questo è il tempo di Maria, della Sua presenza, della Sua gloria che si manifesterà nel tempo dei Segreti. Il mondo intero vedrà in Lei l’inviata di Dio per la salvezza da questo tremendo attacco che l’impero delle tenebre sta portando al mondo e alla Chiesa.
Con il trionfo del suo Cuore Immacolato, ci saranno i tempi della gloria di Maria. I suoi piccoli figli, umili e devoti, saranno partecipi di questa gloria per cui chi cammina con Lei, cammina sulla via della salvezza al sicuro. È per questo che Papa Paolo VI ha detto che non è cristiano chi non è mariano. È mariano chi accoglie la Madonna come Madre della propria vita e la riconosce nella grandezza che Dio le ha dato e che la Chiesa ha definito nei suoi dogmi : Madre di Dio, Sempre Vergine, Immacolata e Assunta in Cielo.
Tutti questi dogmi devono essere compresi nella loro Verità, devono diventare un atteggiamento interiore in noi, devono plasmare in noi un grande amore e una grande venerazione. Nel tempo dei Segreti si salveranno coloro che sono mariani, perché non si vergogneranno di afferrare la mano che la Madonna tende a chi la invoca.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

Venerdì 30 Agosto 2024
H. 9 : Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
LA FIEREZZA DI ESSERE MARIANI
La grandezza di Maria va oltre ogni comprensione
La Chiesa l’ ha riconosciuta attraverso i Dogmi mariani
Il popolo di Dio attraverso santuari, preghiere, devozioni, opere d’arte
Eppure i mariani sono spesso considerati cristiani di seconda categoria
Si salverà chi umilmente si affida a Maria
RUSSIA E UCRAINA SONO AL COLLASSO
L’Ucraina è un Paese distrutto
Il bilancio della Russia è altamente negativo
Cina e Stati Uniti hanno già vinto
L’Europa spetta d pagare il conto
Articolo di Massimo Nava – Corriere della Sera (29 Agosto 2024)
PUTIN GIUDICATO DALLO STORICO RUSSO MEDVEDEV
Secondo Putin è la Russia ad essere attaccata
Milioni di Russi credono a questa propaganda
La guerra in Russia è divenuta attraente e persino desiderabile
(Articolo di Bruno Fannucchi – Corrispondenza Romana)
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Pellegrinaggio a Medjugorje: “Mi presenterò alla Madonna così come sono”

Caro Padre Livio,
Il prossimo 5 settembre mi recherò a Medjugorje per la prima volta ma non perché fervoroso figlio o spinto chissà da quale chiamata, ma vado con tutto il mio essere vero e attuale, con i miei peccati (anche gravi), mi presenterò alla Madonna (anche se Lei già saprà) così come sono nella verità più profonda: chissà quante legnate mi darà!
Ma spero anche un paio di carezze. Ma senza finzioni o nascondimento, senza cercare chissà quali segni straordinari.
Allora mi si potrebbe dire: “c’è bisogno di andare fino a lì per questo?” Penso di fare la cosa giusta, così mi sento e poi male non mi farà di sicuro.
Ci tenevo a dirglielo perché ho conosciuto Medjugorje grazie a lei 17 anni fa e mi sento come un figlio adottivo della radio: o sbaglio? La saluto e che Dio la benedica
Caro Amico,
vai pure a Medjugorje con i sentimenti di umiltà e di fiducia che hai espresso nella tua lettera. E’ questo l’atteggiamento che la Madonna predilige.
La sua chiamata non ha nulla di roboante, ma si fa sentire nel fondo del cuore. E’ quella di una Madre che ama i suoi figli e, se ne hanno bisogno, li accarezza.
Ciò che è unico di Medjugorje è il fatto che lì vi è la Madonna, che scende ogni giorno dal Cielo sulla terra per portare la pace nel cuore dei suo figli.
Per il resto non vi è nulla di particolare per cui fare un pellegrinaggio che si potrebbe fare anche nei nostri paesi, dove certo non mancano i Santuari mariani.
A Medjugorje c’è la Madonna viva, come mai è stata in altre parti del mondo, e quelli che vi sono recati non si pentono di averlo fatto.
Mi fa piacere che ti senta figlio adottivo della Radio di Maria.
Ave Maria
Padre Livio

28 Agosto 2024 ore 09:34
di Bruno Fanucchi – Corrispondeza Romana 1862
Il 12 giugno 1990, sotto la presidenza di Boris Eltsin, la Duma di Stato adottò la Dichiarazione di sovranità dello Stato, che segnava l’inizio della Russia moderna, e rese il 12 giugno Giornata nazionale, che da allora viene tradizionalmente celebrata con grandi eventi artistici e popolari in tutto il Paese e in particolare sulla Piazza Rossa, davanti alle mura del Cremlino, nel cuore di Mosca. «Nel 2024 – sottolineava un comunicato stampa ufficiale del Cremlino in vista dell’evento di quest’anno – la Russia celebrerà questa festa di fronte a una guerra ibrida senza precedenti scatenata dall’Occidente contro Mosca». La propaganda di Putin ha così continuato: «La situazione attuale non è una novità, è una conseguenza diretta del confronto storico tra la Russia e l’Occidente, dell’ambizione dei Paesi della NATO di sconfiggere Mosca dal punto di vista strategico, di cancellare la Russia dalla mappa politica mondiale come Stato indipendente».
Quindi è la Russia ad essere attaccata e circondata, e si sta semplicemente difendendo dalle forze della NATO e dell’Occidente decadente. Questo discorso immaginario, trasmesso notte e giorno sui social network di tutto il mondo, è purtroppo fiorente. In vari Paesi europei, molti politici, esperti e giornalisti stanno mettendo in evidenza la “minaccia nucleare” regolarmente sollevata dallo stesso Vladimir Putin, per alleggerirsi la coscienza e soprattutto per non fare nulla per contrastare l’aggressione russa e le sue terribili conseguenze per la stabilità dell’Europa. Chiedono inoltre al Presidente Volodymyr Zelenski di negoziare alle condizioni di Mosca per «evitare una terza guerra mondiale», che in realtà è già iniziata, ma in una forma finora totalmente sconosciuta.
Nella stessa Russia, le voci che denunciano la guerra di Putin sono sempre meno, visto che questo atto di coraggio può valere fino a 15 anni di carcere. «Ci sono persone che soffrono per questa situazione, che esprimono il loro dissenso, che sono uscite a manifestare o hanno partecipato al funerale di Alexei Navalny, che vanno in prigione per le loro convinzioni. Tanto di cappello per il loro coraggio», ha dichiarato lo storico russo Sergei Medvedev in una recente intervista a Laure Mandeville del Figaro. Medvedev ha lasciato Mosca all’indomani del 24 febbraio 2022 e ora insegna alla Charles University di Praga.
Medvedev aggiungeva: «Ma, se si ha una visione d’insieme, si ha comunque la sensazione che i russi abbiano costruito nella loro testa una comoda spiegazione psicologica. Hanno accettato la teoria di Stato secondo cui l’Ucraina è occupata dai fascisti, che l’Occidente ce l’ha con la Russia e utilizza l’Ucraina a questo scopo, mentre noi russi stiamo proteggendo i nostri interessi e il nostro Paese contro i fascisti. È una storia per bambini di 3 anni, ma decine di milioni di russi vivono comodamente immersi in questa favola. Dicono: Putin vede le cose meglio, dipende da lui. Se abbiamo iniziato la guerra, dobbiamo finirla»… e questo significa andare fino in fondo, cioè fino alla scomparsa totale dell’Ucraina. Perché la Russia non può perdere!
Per comprendere meglio la cecità di gran parte della società russa e la colpevole cecità delle élite occidentali, che da quasi un quarto di secolo arretrano davanti a Putin, vale la pena leggere l’eccellente libro dello stesso Medvedev da poco pubblicato: A War made in Russia (John Wiley and Sons Ltd, 2023, 192 pagine). È un testo fondamentale in cui l’autore analizza e dimostra con talento la posta in gioco in Russia e nel nostro Vecchio Continente dall’inizio di questa guerra di aggressione pianificata da tempo.
«In vista della guerra che verrà – ci ricorda giustamente Medvedev – la Russia ha lanciato un impressionante programma di riarmo per gli anni 2011-2020, per un costo di 700 miliardi di dollari. Nel 2013 è stata elaborata la Dottrina Gerasimov, dal nome del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate (tuttora in carica): essa propugnava il concetto di guerra ibrida, che – accanto ai tradizionali strumenti militari – poneva l’accento su azioni non militari: pressioni politiche e diplomatiche, guerra dell’informazione, attività sovversive, sostituzione dei leader dei Paesi avversari, ecc.».
Siamo arrivati a questo punto con il recente tour africano di Sergei Lavrov in alcuni Paesi francofoni (Mali, Burkina Faso, Niger, Guinea, Ciad, Repubblica Centrafricana, Congo Brazzaville) e il dispiegamento dell’Africa Corps – il successore del gruppo Wagner – in diverse delle ex colonie francesi che sono state o stanno per essere regolarmente sfruttate.
«La guerra è diventata il linguaggio della vita quotidiana. È diventata attraente e persino desiderabile», e Putin ha ripreso e messo in pratica l’idea suggeritagli da Vladislas Surkov, uno dei suoi consiglieri più influenti e ascoltati, che all’inizio degli anni Duemila affermava che «la Russia sarebbe dovuta diventare esportatrice di caos» e – di fatto – ora è diventata «la principale esportatrice di guerre al mondo».
Vero e proprio ideologo del Cremlino e cofondatore del partito Russia Unita, Surkov è stato persino vice primo ministro della Federazione Russa negli anni 2012-2013 e, all’indomani della “Rivoluzione arancione” del 2004 a Kiev, è stato il fondatore del movimento Nachi (Nostro), che ha guidato il movimento giovanile pro-Putin sostenendo una guerra totale contro i «nazisti ucraini».
Nelle primissime pagine del suo libro, Medvedev osserva che i russi e gran parte dei giovani che ne sono stati attratti «sono stati sedotti dallo slogan revanscista di Putin e dalla sua promessa di risollevare la Russia messa in ginocchio». L’autore ci ricorda che Vladimir Žirinovskij parlava già così: «Risolleverò la Russia messa in ginocchio», come recitava il suo manifesto elettorale del 1993, ben quindici anni prima di uno dei principali slogan di Putin. Nel 2005, Putin ha descritto il crollo dell’URSS come «la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo».
«Il nemico numero 1 è diventato l’Ucraina. Gli ucraini sono diventati per lui quello che gli ebrei erano per Hitler», aggiunge Medvedev, sottolineando che «Putin sta semplicemente seguendo i precetti del suo padre spirituale Žirinovskij, prontissimo nel lanciare bombe atomiche in discorsi incendiari».
Avendolo intervistato nel suo ufficio alla Duma di Mosca nei primi anni 2000, posso testimoniare che Žirinovskij parlava con la stessa verve e paranoia che Putin – ahimè – imita così bene oggi. E Medvedev spiega: «Tutti i suoi recenti articoli pseudo-storici, tutte queste dichiarazioni piene di disprezzo e odio nei confronti dell’Ucraina, testimoniano il fatto che ha deciso di passare alla ‘soluzione finale della questione ucraina’». «Man mano che venivano alla luce sempre più prove delle atrocità commesse dall’esercito russo nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina –prosegue – diventava chiaro che non si trattava di un’orgia di ubriachi o di eccessi commessi da carnefici, ma di un terrore pianificato in cui erano coinvolte la compagnia militare privata Wagner e unità punitive appositamente addestrate, e che la distruzione con bombardamenti di intere città ucraine e dei loro abitanti (come a Marioupol) non era dovuta a una confusione di obiettivi, ma a un intento criminale».
Il presidente del Partito liberaldemocratico, Vladimir Žirinovskij, che è stato richiamato a Dio il 6 aprile 2022 all’età di 75 anni, si è rallegrato dell’invasione dell’Ucraina e ha invocato un confronto finale con l’Occidente. Sognava una terza guerra mondiale, nella quale poter «bruciare Parigi» e «atomizzare Berlino»… Proprio come Putin oggi. Alla fine di dicembre 2021, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, ha persino implorato di «bombardare Kiev» a Capodanno.
«Soffocare la macchina da guerra di Putin è essenziale per la sicurezza globale. Ogni arma che la Russia non può produrre è una vita salvata», ha sottolineato il capo della diplomazia ucraina, Dmytro Kuleba, accogliendo con favore le nuove sanzioni contro il settore industriale della difesa russo e il suo accesso alla tecnologia e alle risorse all’estero. Ciò che è in gioco è la sopravvivenza del popolo ucraino.

di Massimo Nava| 29 agosto 2024 – Corriere della Sera 30 Agosto 2024
Non vedremo mai una sconfitta totale dell’Ucraina né della Russia. E ovviamente nessuno potrà pensare di sbandierare una vittoria al proprio popolo ferito e sofferente
Sopravvivenza, stallo, collasso. In un algoritmo su oltre due anni di guerra in Ucraina, risulterebbero queste le parole più usate dagli analisti. E non è difficile capirne perché. Non vedremo mai una sconfitta totale dell’Ucraina né della Russia. E ovviamente nessuno potrà pensare di sbandierare una vittoria al proprio popolo ferito e sofferente. È un’evidenza che soltanto ciechi e propagandisti messianici non vedono, così come non vedono il rischio sempre più alto di uno scontro Nato/Russia dalle conseguenze imprevedibili. Immaginare un dopo guerra, allo stato attuale del conflitto sul campo, significa ragionare su tempi lunghi e su condizioni che al momento appaiono irrealizzabili.
L’Ucraina ha perso circa un quinto del territorio, ha quasi sei milioni di rifugiati all’estero, ha un tasso di natalità bassissimo e conta oggi circa 38 milioni di abitanti, una decina di milioni in meno rispetto all’anno dell’indipendenza (1991). È un Paese distrutto, i cui danni di guerra ammontano a oltre 500 miliardi di dollari che, al momento, nessuno sa bene come saranno finanziati. Organismi internazionali, multinazionali del settore agroalimentare e fondi privati stanno facendo conti su ciò che resta del territorio sovrano, non sull’ improbabile riconquista di sovranità delle provincie occupate dai russi.
L’Occidente – Usa e Unione europea – perseguono una strategia contorta, che consiste nell’ aiutare l’Ucraina a non perdere e a non collassare, inviando armi e aiuti limitati e insufficienti, senza forzare la situazione per evitare un’escalation del conflitto con la Russia. Di questo sono consapevoli gli stessi ucraini, ma si fa finta che Kiev possa ancora vincere, mentre l’obiettivo è che riesca a sopravvivere: come Stato indipendente, ridotto ma collegato all’Occidente. Un Occidente che le apra, su tempi indefiniti, le porte della Ue e della Nato. Nessuno vuole fare i conti con il fatto che a principi eticamente nobili (la condanna dell’aggressione russa e della violazione di confini statuali) non potranno corrispondere risultati politici auspicati. Salvo essere in grado di costruire coalizioni genere Russia/America contro il Terzo Reich.
Quanto alla Russia, l’andamento della guerra è altrettanto catastrofico, salvo consolarsi con la probabile irreversibilità (comunque non riconosciuta da nessuno) della sovranità su Crimea e Donbass. Il bilancio è altamente negativo: enormi costi umani ed economici della macchina bellica per mantenere un livello superiore alla resistenza ucraina, isolamento culturale e sanzioni internazionali, scivolamento verso la dipendenza economica dalla Cina e condanna a un ruolo irrilevante sulla geopolitica asiatica, allargamento della Nato ai propri confini, rafforzamento irreversibile del nazionalismo ucraino (che umilia persino Puskin) e dell’abbraccio Ucraina-Occidente, ovvero esattamente il contrario degli obbiettivi iniziali del Cremlino. Anche perché l’Ucraina non è entrata nella Nato, ma la Nato in modo surrettizio è dentro l’Ucraina.
È però illusorio immaginare la sconfitta della Russia e il ritiro unilaterale dal teatro di guerra. Il fallimento dell’ «operazione speciale» costringe paradossalmente il Cremlino a perseguire i propri obbiettivi poiché anche la Russia, in modo speculare, lotta per la propria sopravvivenza: non come nazione, ma come grande potenza minacciata e militarmente accerchiata. Ad oggi, l’economia russa si regge sulla macchina militare, sull’aggiramento delle sanzioni e sulle esportazioni di gas verso l’Asia, ma a prezzi ridotti. Se il Cremlino volesse, o fosse costretto, ad abbandonare questa strada, si calcola che ci vorranno anni per riconvertire il sistema economico e scongiurare l’abbraccio della Cina.
In pratica, la guerra russo/ucraina si riduce a termini come stallo, collasso, sopravvivenza, attribuibili in modo ambivalente alle parti in causa. Spettatori interessati, Cina e Stati Uniti, le due superpotenze che, comunque vada a finire, hanno già vinto. Pechino sta traendo il massimo profitto geopolitico ed economico senza nemmeno sporcarsi le mani. Washington ha ridotto a quasi nulla i corridoi energetici e le relazioni economiche Ue-Russia, ha allargato la Nato ad Est, fino ai confini con la Russia e svuotato i magazzini di armi inviate a credito a Kiev e ai Paesi europei. L’Europa, divisa e miope, invasa da profughi ucraini e recriminazioni russe, aspetta soltanto di pagare il conto.
