"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2024 Pagina 28 di 236

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Quando tutto sembrerà perduto, io interverrò”

Caro Padre Livio

“quando tutto sembrerà perduto, io interverrò”. Più o meno sono queste le parole che il 27 novembre 1830 la Madonna, tenendo il mondo tra le mani e stringendolo al cuore, pronunciò quando apparve a Santa Caterina Labouré nella Cappella di Rue du Bac a Parigi, che sono l’inizio delle apparizioni moderne dopo il 700 dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese.

L’immagine di Maria era racchiusa in una specie di cornice ovale con l’iscrizione “Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi“.

Ruotando apparve la lettera “M” sormontata da una croce e sotto i due cuori di Gesù, circondato dalle spine, e di Maria, trafitto da una spada. 

Chiese poi di venire ai piedi di quell’altare a chiedere tutte le grazie di cui avevamo bisogno, mostrando le sue mani ornate d’anelli.

Alcuni emettevano raggi che “sono il simbolo delle Grazie che io spargo sulle persone che me le chiedono” mentre altri, totalmente spenti, erano le Grazie  che poteva ottenere da suo Figlio ma che nessuno veniva a chiederle.

Fate coniare una medaglia su questo modello, tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi Grazie, specialmente portandola al collo, le Grazie saranno abbondanti se portata con fiducia

Nell’invitarci il 1 gennaio 2001 sul Podbrdo a consacrarci a questi due cuori “perché satana era sciolto dalle catene” pensava forse a quanto aveva detto e mostrato il 27 novembre 1830?

In questo 2024 ci sono due eventi particolari che per me non sono casuali, due atti di Papa Francesco: il “nihil obstat” a Medjugorje e ai suoi “messaggi” e l’enciclica sul Sacro Cuore, una sberla per i modernisti.

Non si può dimenticare quale sia stata la conseguenza per Luigi XIV,  re di Francia, per non avere esaudito la richiesta di Gesù, tramite S. Margherita Maria Alacocque, di consacrare la Francia al suo Cuore e di rappresentarlo sugli stendardi.
Tanto più che lo stesso Luigi XIV, nel 1660, accompagnò sua madre Anna d’Austria, proprio a Cotignac (Provenza) per ringraziare, per la sua nascita miracolosa  la Madonna e San Giuseppe, apparso sul monte Bessillon, poco distante da Cotignac, dove nel 1519 era stato edificato un santuario dedicato a Notre Dame de Grâce, dove nell’abside sopra l’altare vi é una scritta “Venite qui in processione a ricevere i doni che voglio darvi” lo stesso invito per l’altare della Cappella di Rue de Bac a Parigi.

Certi avvenimenti avvengono in certe date non per caso, ma sono un segno chiaro per chi ha la grazia di coglierli.

Nel 1991 la dissoluzione dell’Unione Sovietica non é venuta per caso  l’8 dicembre (Immacolata) e l’ammainarsi della bandiera rossa sul Cremlino il 25 dicembre (Natale cattolico), sono un “clin d’oeil” della Madonna come per molti mariani la tregua in Libano iniziata alle ore 4 di questo 27 novembre.

 Non sarà per caso la Medaglia Miracolosa, come  immagine di luce o di “qualcosa” d’altro che non esiste in terra, come la pergamena data a Miriana, il segno sulla montagna, bellissimo, indistruttibile, che dura fino alla fine del mondo, che possa manifestarsi il 27 novembre 2030, trent’anni, la vita di Gesù a Nazareth, dopo il 1 gennaio 2001, per concludersi tre anni dopo, la vita pubblica, tra il 24 novembre, festa di Cristo Re, e il 27 novembre 2033, 1a domenica d’Avvento?

Padre Livio, avremo allora 93 anni…

 Ave Maria

 Alberto

LA MADONNA VUOLE CHE SIA CONIATA UNA MEDAGLIA

Cari amici, in occasione della ricorrenza della Medaglia Miracolosa vi presento un flash del mio pellegrinaggio a Rue de Bac a Parigi, nella cappella dell’Apparizione.

La prima apparizione è avvenuta sulla sinistra dell’altare, dal lato del Vangelo, dove si trovava la sedia del Padre Direttore. La seconda apparizione, quella del 27 Novembre 1830, è avvenuta invece alla destra dell’altare, dove ora si trova la statua della santa Vergine con gli occhi rivolti al cielo, mentre presenta a Dio il globo sormontato da una piccola croce. Mi avvicino e noto che al di sotto della statua si trova l’urna dove è sepolta santa Caterina Labouré. Qui è stata posta nel 1933, dopo la beatificazione, mentre ha trascorso ben quarantasei anni della sua vita a Reully, ignota a tutti e nell’umile servizio degli anziani. “Mentre la medaglia si diffondeva (dieci milioni in quattro anni), mentre il popolo le attribuiva il nome di  miracolosa a causa dei prodigi che operava, Caterina era introvabile. Si sapeva che esisteva in qualche posto, che era figlia della Carità, e le suore, curiose, dovevano talvolta squadrarsi o domandare per sapere che fosse. Era così comune, così calma, con un’impressione così banale di indifferenza, quando in sua presenza si parlava della suora sconosciuta, che nessuno poté smascherarla apertamente” (J. Guitton – ib).

Questa volta la Madonna appare mentre la novizia si trova in cappella con la comunità. Ma sentiamo il suo racconto che, nella sua scarna semplicità, spiega quel fenomeno stupefacente che è la diffusione della medaglia miracolosa oltre ogni limite di spazio e di tempo: “ Il 27 Novembre 1830, che era il sabato avanti la prima domenica d’Avvento, alle 5 e mezza di sera, dopo il punto della meditazione, mi è sembrato di udire del rumore, dal lato della tribuna, a fianco del quadro di san Giuseppe. La santa Vergine stava in piedi, vestita di bianco, un vestito di seta bianco-aurora fatto, come si dice, alla vergine, con maniche piatte, un velo bianco che scendeva fino in basso; al di sotto del velo ho visto i suoi capelli in bandine, al di sopra un merletto di circa tre centimetri di altezza, senza pieghe, ossia leggermente poggiato sui suoi capelli; con il volto abbastanza scoperto, i piedi appoggiati su un globo, cioè una metà di globo o almeno non mi è parsa che la metà, e poi tenendo un globo nelle mani, che rappresentava la terra, teneva le mani alzate all’altezza dello stomaco, in modo assai naturale, con gli occhi elevati al cielo.

 A questo punto il suo aspetto era tutto bellezza, non saprei dipingerlo…E poi d’un tratto ho visto degli anelli alle sue dita, rivestite di pietre preziose più belle le une delle altre, alcune più grosse ed altre più piccole, che gettavano raggi più belli gli uni degli altri. Questi raggi uscivano dalle pietre, le più grosse con raggi più grossi, sempre allargandosi, e le piccole con raggi più piccoli che si allargavano in basso, e ciò riempiva tutto il basso, non vedevo più i suoi piedi….In quel momento, mentre stavo contemplandola, la santa Vergine abbassò gli occhi guardandomi. Si udì una voce che mi disse queste parole: Questo globo che vedete rappresenta il mondo intero, particolarmente la Francia…e ogni persona in particolare….Qui non so esprimermi su ciò che ho provato e su ciò che ho notato: la bellezza e lo splendore, i raggi così belli…E’ il simbolo delle grazie che spargo sulle persone che me le chiedono. Facendomi comprendere quanto era gradito il pregare la santa Vergine e quanto ella era generosa verso le persone che la pregano….quante grazie accorda alle persone che gliele chiedono,. Quale gioia prova nel concederle….

Intorno alla santa Vergine si è formato un quadro un po’ ovale, dove in alto del quadro c’erano queste parole: O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a voi, scritte in lettere d’oro. Allora si fece sentire una voce che mi disse: Fate, fate battere una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia. In quell’istante il quadro mi è sembrato rigirarsi, per cui ho visto il rovescio della medaglia. Inquieta di sapere ciò che bisognava mettere sul rovescio della medaglia, dopo molte preghiere, un giorno nella meditazione mi è sembrato intendere una voce che mi diceva: La M e i due Cuori ne dicono abbastanza”.

Queste testimonianze scritte da santa Caterina sull’apparizione e sulla medaglia, che lasciano un po’ a desiderare soprattutto per quanto riguarda la sintassi, conservano una forza di evocazione straordinaria, specialmente se si leggono e meditano mentre ci si trova nella cappella. A loro completamento aggiungiamo alcuni particolari ben conosciuti dai pellegrini più fervorosi: la precisazione che gli anelli, ornati di pietre preziose e che emanano raggi sono quindici, come i misteri del rosario (le pietre che non emanano raggi sono il simbolo delle grazie che non vengono richieste, ma che la Madonna vorrebbe dare); poi il serpente “coloro verdastro con chiazze gialle”; sul rovescio, oltre alla M e i due cuori, la croce e le dodici stelle. Un insieme di simboli che richiamano i misteri fondamentali della fede, l’incarnazione e la redenzione, oltre al posto centrale dell’Immacolata nel piano divino della salvezza. Guardo a tutta quella gente che accorre all’altare per inginocchiarsi sui tre lunghi gradini che lo precedono e che sembrano fatti apposta per rispondere all’invito della Madonna. Per loro, ricchi o poveri, colti o ignoranti, quella medaglia con i suoi simboli vale più di qualsiasi trattato di mariologia.

Prima di lasciare quel luogo straordinario di grazia, autentico angolo di paradiso sulla terra, sosto un momento in preghiera dinanzi alle urne di due campioni della carità cristiana: sulla sinistra quella di Santa Luisa de Marillac, cofondatrice con San Vincenzo de Paoli delle Figlie della carità; sulla destra quella contenente il cuore di San Vincenzo, fornace ardente d’amore per Gesù e per i fratelli, che, prima ancora delle apparizioni della santa Vergine, Caterina aveva visto vivo sovrastare la piccola urna, prima “color carne” (pace e calma), poi “rosso coloro fuoco” (amore) e infine  “rosso scuro” (sofferenza).

Finalmente mi decido, sia pure con rammarico, a uscire dalla cappella. Pochi passi e sono di nuovo in rue de Bac. La Parigi grigia e sonnolenta di un mattino di Pasqua mi accoglie indifferente. L’incanto è rotto: siamo di nuovo sulla terra. Mi guardo indietro, mentre il grosso portone di legno si chiude alle mie spalle. Lo sovrasta una statua della Madonna col bambino in braccio che dall’alto guarda, con sollecitudine materna, i passanti frettolosi, che neppure se ne accorgono.

(Padre Livio – Pellegrino a quattro ruote sulle strade d’Europa – cap. 5)

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 174 – NATO DALLA VERGINE MARIA

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

COME SI ARRIVO’ ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE

27 Novembre 2024 ore 09:31

di Roberto de Mattei – CORRISPONDENZA ROMANA 1875

Nelle sue Memorie, Winston Churchill racconta: «Un giorno il presidente Roosevelt mi disse che stava chiedendo pubblicamente suggerimenti su come la guerra dovesse essere chiamata. Io dissi subito “la guerra non necessaria”. Non ci fu mai una guerra più facile da fermare che quella che aveva appena distrutto ciò che la guerra precedente aveva lasciato del mondo» (La Seconda guerra mondiale, Mondadori Milano 2024, p. 11). 

In realtà di tutte le guerre si può dire che sono “non necessarie”, anche se una certa ineluttabilità ne accompagna sempre le origini. Calcoli sbagliati, mosse azzardate, passioni sregolate, sono spesso alle origini dei conflitti, provocati da un dinamismo storico che ne travolge i protagonisti. Gli uomini credono di essere gli artefici della storia, ma sono solo figuranti nelle mani della Divina Provvidenza che tutto permette per i suoi fini superiori. 

Così accadde nel trentennio 1914-1945. Dopo la Prima disastrosa guerra mondiale, i vincitori imposero ai vinti una pace foriera di nuove sventure. Il Trattato di Versailles smembrò l’Austria-Ungheria, ma lasciò la Germania intatta, in modo che essa rimase un blocco omogeneo nel cuore dell’Europa. Lo storico francese Jacques Bainville osservò nel 1920: «L’opera di Bismarck e degli Hohenzollern era rispettata in ciò che aveva di essenziale. L’unità tedesca non era solo mantenuta, ma rinforzata» (Les conséquences politiques de la paix, Godefroy de Bouillon, Paris 1996 (1920), p. 31). 

La Conferenza di Parigi consolidò la Germania “repubblicanizzata”, ma allo stesso tempo la umiliò, addossando interamente ad essa la colpa dell’“aggressione” dell’agosto 1914 e stabilendo condizioni di pace punitive. Il popolo tedesco, sdegnato, si rivolse al vecchio maresciallo Hindenburg e poi a un caporale austriaco che si presentava come il vendicatore della patria mortificata. Adolf Hitler, nel Mein Kampf, aveva riassunto il suo programma nella formula «la Germania diventerà una potenza mondiale o non esisterà affatto». Per divenire una potenza mondiale, la Germania doveva rompere l’accerchiamento del paese da parte dei suoi nemici e conquistare vasti territori a est, sottraendoli alle popolazioni slave.  

Giunto attraverso regolari elezioni al potere, il 21 marzo 1933, presso la tomba di Federico il Grande a Potsdam, Hitler inaugurò il Terzo Reich nazionalsocialista. Il nuovo padrone della Germania contava di imporre alle potenze europee la ricostituzione dell’unità nazionale e l’affermazione della razza germanica in Europa e nel mondo. Per realizzare i suoi piani egli contava sull’acquiescenza dell’Occidente e sulla sua diabolica astuzia, prima ancora che su una forza militare ancora precaria. Gli Stati Uniti, da parte loro, avevano abbandonato la Società delle Nazioni per seguire, sia sotto i suoi successori repubblicani del presidente Wilson, che sotto il democratico Franklin D. Roosevelt, una politica estera di sostanziale isolazionismo. Churchill osserva: «E’ difficile stabilire un confronto tra la mancanza di discernimento del governo inglese e la debolezza del governo francese, i quali, nondimeno, rispecchiavano l’opinione dei loro parlamenti in quel disastroso periodo. E neppure gli Stati Uniti possono sfuggire alla censura della Storia (…). Essi si limitarono a guardare stupefatti i vasti mutamenti che avvenivano in Europa, immaginandosi di non doversene menomamente preoccupare» (op. cit., p. 57). 

Dopo aver ristabilito, nel 1935, il servizio militare obbligatorio in Germania, in opposizione alle clausole di Versailles, Hitler decretò, il 7 marzo 1936, la rimilitarizzazione della zona renana, anch’essa proibita dal Trattato di Pace. Churchill osserva ancora: «Poiché si era permesso a Hitler di riarmare senza che gli Alleati o le Potenze loro associate interferissero in modo attivo nei suoi piani, una Seconda guerra mondiale doveva venire considerata assai probabile, per non dire certa. Più si protraeva una decisiva prova di forza, più diminuivano le nostre possibilità, in primo luogo di frenare Hitler senza lotte cruente, in secondo luogo di uscire vittoriosi dal terribile cimento» (p. 121).

  L’anno cruciale della crisi europea fu il 1938. Dopo l’annessione dell’Austria, il 13 marzo, Hitler proclamò il diritto di autodecisione dei tedeschi incorporati nella Repubblica ceco-slovacca.

Il 29 e 30 settembre 1938 la conferenza di Monaco tra Hitler, Chamberlain, Daladier e Mussolini acconsentì alle richieste del Führer. Il premier inglese Chamberlain venne acclamato al suo ritorno a Londra come un salvatore della pace. La guerra in realtà non si allontanava, ma si avvicinava.

Hitler si convinse della sua superiorità politica e militare e alzò la posta, giocando d’azzardo. Il 15 marzo 1939 anche la Boemia e la Moravia venivano incorporate nel Reich e la Repubblica ceco-slovacca spariva dalla carta d’Europa. Il 22 marzo, la Repubblica lituana era costretta a restituire alla Germania il territorio di Memel, che aveva avuto col Trattato di Versailles. Il 28 aprile Hitler denunciava il patto decennale di non aggressione con la Polonia e chiedeva la restituzione di Danzica. Il 23 agosto la Germania nazista stipulava improvvisamente un patto di non aggressione con l’Unione Sovietica. Nel protocollo segreto aggiuntivo era prevista la spartizione della Polonia tra la Germania e la Russia, alla quale Hitler cedeva inoltre la Finlandia, l’Estonia, la Lettonia e la Polonia fino alla Vistola quali “sfere di interesse”. 

La politica estera sovietica, come quella tedesca, aveva il suo cardine, nella sindrome dell’“accerchiamento.” Stalin era convinto che le potenze occidentali volessero creare un “cordone sanitario” attorno all’unico Stato socialista per isolarlo e poi sconfiggerlo militarmente. Egli considerava dunque la guerra come necessaria. Per il dittatore comunista, osserva lo storico tedesco Andrea Hillgruber, «decisive non erano le acquisizioni territoriali bensì la volontà di non impedire la guerra, ma anzi di provocarla indirettamente, facendo assumere a Hitler il ruolo di attore che la scatena» (La distruzione dell’Europa, tr. it. Il Mulino, Bologna 1991, pp. 269-270). Hitler, da parte sua, era persuaso che né la Francia né l’Inghilterra sarebbero scese in campo per difendere la Polonia. Ma la Gran Bretagna, dopo l’occupazione di Praga, aveva abbandonato la politica di appeasement e aveva concesso la sua garanzia alla Polonia nel caso di un attacco tedesco; uguale garanzia dettero la Francia e l’Inghilterra alla Romania e alla Grecia.  Il passaggio delle due potenze occidentali da una politica remissiva a una politica intransigente fu, secondo sir Basil Liddell Hart, talmente brusco e improvviso da rendere inevitabile la guerra (Storia militare della Seconda guerra mondiale, tr. it.,Mondadori, Milano 1996, p. 8).   

Hitler, convinto fino all’ultimo di riuscire a farsi beffe degli Alleati, il 28 agosto propose di negoziare le sue richieste. Era ormai troppo tardi. All’alba del 1° settembre 1939 l’esercito tedesco invase la Polonia, ma il 3 settembre la Gran Bretagna e la Francia dichiararono guerra alla Germania. Esse avevano l’obiettivo di preservare l’indipendenza della Polonia ma, come osserva ancora Liddell Hart, dopo sei anni di guerra furono costrette ad accettare tacitamente la dominazione russa di quella nazione, contravvenendo a tutte le promesse fatte ai polacchi che avevano combattuto al loro fianco. 

 La Russia, svolse un ruolo decisivo nello scoppio della Seconda guerra mondiale, come già era avvenuto nella Prima. Forse lo Zar Nicola II non si rese conto che la Russia, decretando per prima la mobilitazione generale, il 30 luglio 1914, avviava di fatto la guerra europea; ma Stalin, firmando il patto di non aggressione con Hitler il 23 agosto 1939, era certamente consapevole di rendere inevitabile il conflitto, sollevando Hitler dal timore di una guerra su due fronti.

Oggi la situazione internazionale, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, è satura, più di allora, di arroganza e di malizia, di viltà e di cecità politica. La storia non si ripete mai esattamente, ma è sempre maestra e guida degli eventi e ancora una volta si possono ripetere le parole «ducunt fata volentem, nolentem trahunt»: quando il mondo volta le spalle a Dio, si trova sottomesso alla legge inesorabile di un destino che non padroneggia.

IL FANTASMA DEL PATRIARCATO

27 Novembre 2024 ore 09:29

di Roberto de Mattei – CORRISPONDENZA ROMANA 1875

Il “fantasma del patriarcato” è il tema di un editoriale del quotidiano “Il Messaggero” pubblicato il 24 novembre a firma del sociologo Luca Ricolfi. Scrive Ricolfi: «Chiunque neghi l’esistenza del patriarcato viene guardato con stupefatto rimprovero, come se avesse osato negare la Shoah. La ragione è semplice: siamo stati talmente martellati dalla tesi che la violenza sulle donne dipende dalla sopravvivenza del patriarcato che, per molti, negare il patriarcato suona come negare la violenza sulle donne. Eppure, se lasciamo per un attimo gli ardori ideologici dei credenti nel patriarcato, e ci concediamo il minimo sindacale di lucidità, non possiamo non vedere le ottime ragioni dei negazionisti. Che sono tante e solidissime. La più importante è che, a parte alcune specifiche enclave (…) nelle società occidentali sono scomparsi quasi interamente i tratti distintivi delle società patriarcali: il potere dispotico del capofamiglia, il matrimonio combinato, la sottomissione dei figli (anche dei figli maschi) all’autorità genitoriale, più in generale il primato dei doveri sui diritti in quasi ogni campo della vita sociale (lavoro, famiglia, guerra). Il processo è durato secoli, ma ha avuto due impulsi fondamentali: l’ascesa del matrimonio d’amore fra Settecento e Ottocento, in epoca romantica, e le rivoluzioni libertarie e anti-autoritarie degli studenti e delle donne negli anni ’60 e ’70 del Novecento. Un aspetto fondamentale di questi processi è l’evaporazione della figura del padre, e più in generale di ogni autorità, tempestivamente annunciata da Alexander Mitscherlich con il suo libro Verso una società senza padre (Feltrinelli 1972), uscito in lingua tedesca fin dal 1963. Su questo, fra i sociologi, gli psicologi sociali e gli psicoanalisti sussistono ben pochi dubbi».

A questo punto il prof. Ricolfi pone un’ovvia domanda: come si fa a parlare di società patriarcale, quando la figura del padre è scomparsa non solo nella famiglia, ma più in generale nella società?

La risposta è questa: «l’ipotesi che dovremmo prendere seriamente in considerazione è che la violenza di cui le donne sono vittime sia semmai il risultato – controintuitivo e paradossale – della sconfitta del patriarcato. Sono sempre più numerose le voci che attirano l’attenzione sul fatto che potrebbero essere proprio le grandi conquiste di libertà e di autonomia delle donne negli ultimi 50 anni, combinate con il crescente individualismo, consumismo, ipertrofia dei diritti – tutti tratti tipici del nostro tempo – ad avere reso gli esautorati maschi sempre più aggressivi, insicuri, fragili, possessivi, e in definitiva incapaci di reggere la minima sconfitta, o di accettare un semplice rifiuto. Insomma: l’odierno maschilismo sarebbe anche una sorta di contraccolpo a conquiste delle donne per cui i maschi non erano pronti, né disposti a farsi da parte. La violenza maschile non sarebbe il segno della sopravvivenza del patriarcato, ma semmai della sua agonia, e del disordine che da quest’ultima deriva». Non c’è da stupirsi dunque di quello che Ricolfi chiama il «paradosso nordico», ovvero «il fatto – a prima vista sorprendente – che la violenza sulle donne, dagli stupri ai femminicidi, sia maggiore nei paesi più civilizzati (come quelli scandinavi) e che un paese come l’Italia, in cui il gender gap è ancora relativamente ampio, sia fra i meno insicuri del continente europeo».

E’ esattamente la conferma, proveniente da un sociologo, di quanto scrivevamo su RadioRomaLibera, un anno fa, il 2 dicembre 2023 (https://www.radioromalibera.org/perche-dobbiamo-tornare-al-patriarcato/), commentando la profonda crisi di identità, che si è avuta in seguito alla distruzione del modello sociale del patriarcato: «Il cosiddetto femminicidio non è frutto della vecchia cultura patriarcale, ma della nuova cultura anti-patriarcale, che confonde le idee, fragilizza i sentimenti, destabilizza la psiche, privata di quel sostegno naturale che, fin dalla nascita, offriva la famiglia, con suoi punti di sicurezza, paterni e materni. L’uomo è solo con i suoi incubi, le sue paure, le sue angosce, sull’orlo di un abisso: l’abisso del vuoto in cui si precipita quando si rinuncia ad essere ciò che si è, quando si abbandona la propria natura immutabile e permanente di uomo, di donna, di padre, di madre, di figlio».

«E se tutti parlano di femminicidio, – aggiungevamo – nessuno parla di un crimine ben più esteso e diffuso: quello di infanticidio, commesso ogni in giorno in Italia, in Europa e nel mondo, da padri e madri che esercitano la massima delle violenze contro il proprio figlio innocente, prima ancora che egli veda la luce». 

L’articolo di Ricolfi ha preso spunto dalla “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, celebrata il 25 novembre di ogni anno. A Roma il giorno prima si è tenuta una manifestazione nazionale contro la violenza delle donne nel corso della quale sono stati scanditi slogan femministi, tra i quali “Disarmiamo il patriarcato”, ed è stata bruciata una immagine del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Valditara, colpevole di aver affermato, in un videomessaggio alla presentazione alla Camera dei deputati della Fondazione dedicata a Giulia Cecchettin, che il patriarcato non esiste più in Italia e «l’incremento dei fenomeni di violenza sessuale è legato anche a forme di marginalità e di devianza in qualche modo discendenti da una immigrazione illegale». 

Invitato a commentare queste dichiarazioni alla trasmissione Piazzapulita, sul canale La7, il prof. Ricolfi ha ribadito che il patriarcato, scomparso dalla società occidentale, oggi esiste solo nelle famiglie di immigrati: Noi aggiungiamo: come grottesca e violenta caricatura islamica del modello di patriarcato cristiano e occidentale. Più che di patriarcato bisognerebbe parlare in questo caso di forme di maschilismo islamico altrettanto selvaggio del femminismo occidentale. Ringraziamo il ministro Valditara e il prof. Ricolfi, per avere rotto il silenzio del politicamente corretto, ricordando una verità che è sotto gli occhi di chiunque la voglia vedere.

FOTO INEDITE DEI “BEI TEMPI” DI MEDJUGORJE

Cari amici, dispongo di numerose foto personali di quando i veggenti di Medjugorje erano in mezzo alla gente. Ho pensato di centellinarle sul Blog

Vicka con una maglietta singolare nella cucina di casa

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul tempo in cui siamo per raggiungere l’eternità

Cari amici, all’inizio del millennio la Regina della pace ha preannunciato che: «Satana è libero dalle catene» (Messaggio del 1° gennaio 2001). Il lungo lavoro che è stato fatto per demolire il Cristianesimo, è riuscito a concretizzarsi nella proposta di una nuova religione umanitaria e modernista. Umanitaria significa che mette l’uomo al posto di Dio; modernista significa che proclama il passaggio dalle tenebre del passato alla luce del presente. È la fase della storia nella quale l’uomo è consapevole della sua indipendenza da Dio perché lui stesso è una divinità.

Siamo entrati nuovamente nella caverna che Platone descrive nel suo famoso dialogo “La Repubblica”. Il genere umano, nonostante abbia la possibilità di uscire, decide di rimanere nelle tenebre. Il messaggero che invita a uscire alla luce del sole non viene ascoltato. Questo dialogo del V secolo a.C. ha fatto in modo che la paganità potesse essere sollecitata alla venuta di Cristo Redentore.

Dopo la venuta di Gesù, l’umanità ha potuto sperimentare la vera luce di Cristo – Via, Verità e Vita – tuttavia ha ceduto alla tentazione di ritornare nella caverna. Dopo il sole del Cristianesimo ha seguito il richiamo della foresta ritornando nel buio. Questo passo che viene definito come “progresso” o “illuminazione” in realtà è un passo indietro nell’abisso.

Le nuove generazioni hanno un’educazione senza Dio, imbevute di una visione immanentista, atea e materialistica della vita. I giovani apprendono la “vera sapienza” che è la visione atea della vita – Viviamo in un ciclo eterno della materia , nel quale il destino dell’uomo è la morte.

La fede e le profezie cristiane ci dicono che questo abbandono della verità per seguire la tenebra, l’abbandono di Cristo per seguire satana, è stato profetizzato ampiamente già nel Vangelo. Gesù stesso preannuncia il dissolvimento della fede e il ritorno alla vita pagana. Nel romanzo di Robert Benson “Il padrone del mondo” viene descritta una città modernista sottoterra e illuminata da una luce artificiale, proprio come il mondo di oggi.

La civiltà è entrata in crisi perché, avendo abbandonato Dio, gli uomini sono in balia del maligno, della prepotenza della menzogna e dell’odio. Come ha detto Gesù: “Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui” (Dal vangelo di Giovanni 8). Il mondo non riesce a vedere un futuro diverso dall’autodistruzione e dall’autodissoluzione della fede e della morale, nel quale ci sarà il dominio della morte.

La profezia cristiana ci fa capire che non può esistere un futuro senza Dio. Tuttavia, non sarà solamente un intervento esterno a cambiare la situazione, ma anche il cuore di ogni uomo, che geme sotto la dittatura del male. Ci siamo resi conto che, negli ultimi anni, il mondo è andato a peggiorare nonostante siamo più sviluppati materialmente. Tuttavia, i nemici del genere umano, che sono la sofferenza, il male, la cattiveria e la morte, ci tengono prigionieri. Non basta il progresso tecnico per sconfiggere i mali che ci affliggono.

Per questo ripudiamo sempre più il mondo e il nostro cuore si apre all’invocazione verso Dio perché venga ad aprirci le porte della caverna, del mondo infestato dai demoni. L’intervento di Dio non basterebbe se dentro di noi non ci fosse l’attesa e il bisogno di Lui. Il cuore umano desidera la liberazione, l’eternità, il bene, la bellezza e la giustizia. Questi desideri profondi emergono, si affermano e mettono in crisi il mondo dell’ingiustizia, della cattiveria e della prepotenza.

Questo è quanto la Madonna ci ha promesso, ovvero i tempi nuovi di primavera. Questa prospettiva verrà con il crollo del mondo senza Dio, che non ha fondamenta nel cuore dell’uomo, ma è un’imposizione esterna di satana.

Il cuore degli uomini che non si sono lasciati corrompere, ripudia il mondo del maligno e brama il Regno di Dio che è quello di pace, amore e luce. Dobbiamo coltivare e rafforzare questa prospettiva in un momento in cui la Madonna ci avvisa: «Il diavolo miete le anime» (Messaggio del 25 luglio 2020). La Madre celeste ci invita: «satana è forte e vuole attirare a sé quante più anime possibili. Perciò voi vegliate nella preghiera e siate decisi nel bene» (Messaggio del 25 gennaio 2022). Seguiamo la Regina della pace che ci porta il Paradiso qui sulla Terra.

La strada giusta è quella che porta a Gesù e Maria, che liberano dal male e portano a un tempo di pace. Questo è il tesoro che dobbiamo tenere nel cuore. Non facciamoci sedurre dalle false luci, dalle false rivelazioni, dalle adulazioni e da tutto ciò che cerca di attirarci sulla via della perdizione. Vegliamo, vigiliamo e perseveriamo, perché la liberazione è vicina. Sarà un fatto storico che riguarda una generazione intera e il futuro dei nostri figli. Loro devono essere educati in questa prospettiva di liberazione che viene da Cristo, dalla guida e presenza di Maria in mezzo a noi.

Nel tempo di Avvento camminiamo verso Colui che è la pace, fortifichiamoci affinché non camminiamo sulla via della morte e della distruzione.

Siamo in cammino nel tempo, ma non possiamo fare di esso la nostra dimora eterna. La nostra meta è il Cielo al quale dobbiamo tendere ogni giorno.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

CHIESA DI S. EUFEMIA ERBA

L’imponente campanile alto 32,7 metri che copre larga parte della facciata d’ingresso, è stato costruito nell’XI secolo con impegno di materiale di spoglio di epoca romana ed è a tre ordini sovrapposti di monofore, bifore e trifore con colonnine variamente ornate ed inizialmente era staccato dalla costruzione della chiesa. In epoca medievale fungeva anche da torre di avvistamento e di difesa di tutta la pieve. Nello stesso periodo della sua costruzione venne scavata anche la cripta triabsidata che era posta sotto la chiesa. La cripta ed il battistero pericolanti vennero demoliti nel XVI secolo con la perdita della dignità prepositurale che passò a favore della chiesa di Santa Maria Nascente nel centro di Erba.

Piacevole negozietto di fiori attiguo alla Chiesa

La mitica sede di Radio Maria in via Tutati, 7 accanto alla Chiesa di S. Eufemia.

VI VOGLIO TUTTI CON ME IN PARADISO – Puntata 10

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Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

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