"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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🔴LIVE VIDEO🔴Medjugorje: i tre giorni della salvezza – Catechesi a cura di Padre Livio – Puntata 14

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🔴LIVE VIDEO🔴Da Fatima a Medjugorje: il piano ignorato di Maria per salvare il mondo

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Le disposizioni ufficiali della Chiesa riguardo le apparizioni di Medjugorje

Buongiorno padre Livio e grazie infinite per tutto quello che (grazie a Maria) fate per tutti noi e per il mondo.

Volevo chiederle, se, in qualche modo, è possibile che possiate dare ripetute informazioni, sul fatto che la Chiesa non si è pronunciata su Medjugorje.

Sento spesso discorsi, colloqui, frasi, chiacchiere… C è gente che capisco, anela a credere ai messaggi e a tutto il resto, ma è bloccata dal comportamento della Chiesa. 

Io so che la Chiesa non si pronuncia in merito a Medjugorje, finché continua il fenomeno. Ma se lei ci potesse dare chiarimenti e ripetuti chiarimenti e informazioni, penso che servirebbe a sbloccare la Fede di tante persone che desiderano Sperare.

Grazie! Mery


Cara Mery,

L’Autorità competente della Chiesa fino ad oggi non ha riconosciuto ufficialmente le apparizioni di Medjugorje, ma non le ha neppure negate.

Studi, inchieste, pareri pro o contro al riguardo, per quanto rispettabili, non sono vincolanti .

Infatti l’Autorità della Chiesa ha semplicemente lasciato che i fedeli credessero o meno e ha dato disposizioni disciplinari molto generose, permettendo i pellegrinaggi anche da parte di organizzazioni ecclesiali.

A Medjugorje hanno comunque creduto o credono, sia pure a titolo personale, diversi personalità ecclesiastiche: Papi, Cardinali, Vescovi e decine di migliaia di Sacerdoti. Possiamo anche aggiungere persone già elevate all’onore degli altari, Martiri e Confessori della fede, oltre a personalità laiche di alto prestigio di ogni parte della terra.

Sarebbe interessante se qualcuno potesse fare una raccolta che risulterebbe imponente.

La Madonna fin  dall’inizio ha promesso che avrebbe lasciato un segno sul Podbrbo (terzo segreto), per testimoniare la veridicità delle sue apparizioni , ma ha aggiunto parole allarmanti:

“Anche quando lascerò il segno che vi ho promesso, molti non crederanno. Verranno sulla collina, si inginocchieranno, ma non crederanno. E’ ora il tempo di convertirsi e di fare penitenza!” (19 – 07 1981)

Non sappiamo nulla dei segreti dal quarto al decimo, se non il fatto che riguardano la Chiesa e il mondo e che verranno rivelati tre giorni prima.

Si tratterebbe di eventi già preannunciati nelle seconda e nella terza parte del segreto di Fatima, che le supreme Autorità  della Chiesa conoscono fin dal 1960, secondo quanto disposto dalla Madonna attraverso Suor Lucia.

Mi fermo qui nella consapevolezza che il futuro è nelle mani di Dio.

Ave Maria

Padre Livio

DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

La tentazione di guardarsi indietro

Carissimo padre Livio.

Ho appena ascoltato la lettera di Veronica e la sua risposta.

Sono rimasto folgorato da quel suo accenno alla tentazione di guardarsi indietro.

Ho visto me stesso e la tentazione di prendermi oggi ciò che la vita pare avermi negato nei miei 60 anni, quasi con l’arrogante certezza di averne diritto.

Ho improvvisamente capito che forse non solo io sono soggetto a questa tentazione e per questo ho voluto scrivere queste righe.

Forse, guardandoci indietro e cadendo nella tentazione, tutti avremmo qualcosa da “rivendicare” rispetto al nostro passato.

Forse proprio permettendo questa tentazione, nostro Signore ci aiuta a pregare di più e ad abbracciarLo sulla croce. Attraverso la Sua morte in croce, ha dimostrato che la Via della Salvezza NON è certo quella della rivendicazione e dell’autocompensazione: si è lasciato uccidere ingiustamente dopo aver amato e fatto del bene a tutti quelli che aveva incontrato e, risorto, non si è certo vendicato fulminandoci tutti.

Che cosa abbiamo da “rivendicare” visto che tutto – ma proprio tutto – ci viene costantemente donato?

Siamo teneramente ridicoli.

Che la Regina della Pace, per questa Pentecoste che si avvicina, metta il nostro cuore a “bagno Maria” nello Spirito Santo: ciò che non abbiamo avuto e che ci sembra esserci stato rubato è certamente un’occasione per una felicità molto più grande.

Guido (Torino)

Il regno eterno dello zar vittorioso

di Stefano Caprio- Asia News 11 Maggio 2024

In passato Putin aveva dichiarato più volte di non avere intenzione di rimanere al potere a vita, ma questo tema è stato ormai da tempo accantonato. E in occasione dell’inaugurazione dell’ennesimo mandato presidenziale il patriarca Kirill ha invocato su di lui “la benedizione di Dio fino alla fine della vostra esistenza e fino alla fine dei tempi, come usiamo dire”.

Il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) ha rivolto un saluto al presidente Vladimir Putin, in occasione dell’inaugurazione-incoronazione dell’ennesimo mandato presidenziale e dell’anniversario della Vittoria su ogni nemico, augurandogli di rimanere al potere do skončanija veka, un’espressione presa dalla liturgia analoga a quella latina in saecula saeculorum. Forse il patriarca intendeva semplicemente indicare un “mandato a vita” per lo zar-presidente, che mai come quest’anno ha esaltato la solennità dell’autocrazia con i tappeti e le fanfare del Cremlino, ma l’eccesso di zelo è stato talmente evidente che la sala stampa del patriarcato ha tagliato la frase dal comunicato che riportava il testo del patriarca.

La benedizione imperitura è risuonata la sera del 7 maggio al Cremlino nella cattedrale dell’Annunciazione, la cappella privata degli zar davanti al cui altare si stagliano le splendide serie di sacre immagini dei più grandi iconografi della storia russa, Teofane il Greco e Andrej Rublev, dove il presidente ha presenziato al Moleben, la litania augurale del patriarca. La preghiera di Kirill ha invocato l’intera schiera celeste e “la benedizione di Dio, la protezione della Regina del cielo siano con voi fino alla fine della vostra esistenza e fino alla fine dei tempi, come usiamo dire, e ho l’ardire di aggiungere che, a Dio piacendo, la fine del secolo significhi anche la fine della vostra permanenza al potere, poiché voi avete tutto quanto serve per compiere a lungo e con successo il vostro servizio alla Patria”. Nel testo diffuso dalla sala stampa la frase è stata ridotta alla “fine della esistenza” del presidente, e anche dal video del Moleben su YouTube è stata tolta la profezia escatologico-presidenziale.

In ogni caso Kirill si è rivolto al presidente con il titolo di vaše prevoskhoditelstvo, “vostra eminenza”, come era consuetudine riguardo ai membri della famiglia regale, aggiungendo che “per la grande misericordia di Dio il nostro tempo è stato gratificato dal fatto che a capo dello Stato russo c’è una persona di fede ortodossa, che non si vergogna della propria fede”. Secondo il patriarca, molti russi vedono in Putin “una persona molto buona, intelligente e di cuore”, anche se lo ha esortato a “non essere soltanto buono, ma anche severo, poiché il capo dello Stato deve prendere a volte decisioni fatidiche e groznye”, che si può tradurre con “clamorose” o meglio con “minacciose”, ribadendo l’analogia tra Putin e Ivan Groznyj, il “terribile” o appunto il “minaccioso”. Aggiungendo che “se non si assumono queste scelte drammatiche, le conseguenze potrebbero essere estremamente pericolose per il popolo e per lo Stato, e spesso si tratta di decisioni che comportano anche delle vittime”. Oltre all’accenno al primo zar cinquecentesco, il discorso patriarcale ha richiamato le gesta eroiche del principe Aleksandr Nevskij, che “non ebbe paura dei nemici ed è stato glorificato come santo”, senza peraltro aggiungere riferimenti diretti alla guerra in Ucraina.

A questo punto, secondo le nuove regole costituzionali approvate in modalità decisamente “poco ortodossa” nel 2020, Putin potrà guidare la Russia fino al 2036, quando compirà 84 anni, in caso di ulteriore rielezione nel 2030. La maggioranza dei sovrani della storia russa, principi, zar o segretari di partito, sono rimasti in sella fino alla fine della loro esistenza, ad esclusione dell’ultimo imperatore-martire Nicola II e del segretario Nikita Khruščev, spodestato da Brežnev e compagni per restaurare l’ordine staliniano. Dopo la fine dell’Urss si sono succeduti gli infelici governi di Mikhail Gorbačev (1985-1991) e di Boris Eltsin (1992-1999), per non parlare della presidenza “transitoria” di Dmitrij Medvedev tra il 2008 e il 2012, dove di fatto Putin governava come primo ministro, anche in questo imitando lo zar Ivan il Terribile che “designava” altri personaggi quando si ritirava nei possedimenti intorno a Mosca. In passato Putin aveva dichiarato più volte di non avere intenzione di rimanere al potere a vita, ma questo tema è stato ormai da tempo accantonato.

L’assunzione alla dimensione eterna ha spinto invece il presidente russo a sentirsi totalmente padrone della storia, tanto che il primo ukaz firmato dopo l’incoronazione è stato proprio “Sulla giusta determinazione e trasmissione della storia”, riducendo ogni espressione della scienza storica a pura propaganda. In tutte le scuole del Paese, a cominciare dagli asili, anzi dalle favole dei genitori per addormentare i neonati, si dovranno inculcare le immagini dei santi principi e degli zar ortodossi, senza trascurare “l’eroismo sovietico” così spesso oltraggiato dai barbari occidentali, che non vogliono riconoscere a Stalin e al maresciallo Žukov l’intero merito di aver liberato il mondo dal nazismo di Hitler. Questa è infatti la grande motivazione della Festa della Vittoria del 9 maggio, ricordando le armate che entrarono a Berlino il giorno dopo la firma dell’armistizio tra i tedeschi e gli alleati, senza aspettare il trionfo dei russi; per questo nel resto d’Europa si ricorda l’8 maggio, tranne la “liberazione” italiana del 25 aprile.

Nel resto d’Europa e del mondo questa non è certo l’occasione per le parate militari sulle piazze, piuttosto quella di accendere un cero alla memoria dei milioni di caduti, come quest’anno hanno fatto perfino i “fedelissimi” sudditi dell’Asia centrale, i cui presidenti hanno fatto da contorno a Putin con i suoi generali nella contemplazione dei carri armati, mentre nelle loro capitali le grottesche parate erano state annullate. Molto inquietanti sul palco che nascondeva il mausoleo di Lenin, al fianco o alle spalle degli asiatici, erano i volti di alcuni tra i più mostruosi protagonisti degli assalti in Ucraina, come il generale Vladislav Volodin che affiancava Putin insieme al giovane presidente-figlio del Turkmenistan, Serdar Berdymukhamedov, “ospite d’onore” alla sua prima volta sulla piazza Rossa. Volodin era il comandante che ha assaltato Mariupol a marzo 2022, conquistando il record del massimo numero di vittime civili, e dietro a lui si mostrava trionfante il comandante ceceno Ramil Ibdatullin, che incitava i suoi soldati a marcare la vittoria stuprando le donne, dando il buon esempio violentando personalmente una ragazza incinta, che ha quindi perso il bambino.

Il giorno dopo la sfilata degli orrori, il capo supremo ha compiuto invece un gesto che dimostra la “superiorità democratica” della Russia rispetto al mondo intero: ha proposto alla Duma la candidatura del primo ministro, che è poi lo stesso Mikhail Mišustin già in carica da gennaio del 2020, l’anno della nuova costituzione escatologica che ha affidato ai deputati l’approvazione del governo. Prima era direttamente la presidenza a decidere, oggi il sovrano si rivolge ai “rappresentanti del popolo”, perché così appunto funziona la “democrazia ortodossa”: tutti per uno e uno per tutti, in una comunione mistica che difende il popolo dalle deviazioni delle minoranze, che trascinerebbero la Santa Russia nelle dipendenze dai poteri oscuri come avviene nel derelitto Occidente.

Il nuovo-vecchio governo dovrà anzitutto occuparsi della realizzazione dei majskye ukazi, i “decreti di maggio” emanati dal presidente, a cominciare dalla diffusione capillare della giusta versione della storia. Secondo tradizione, questi proclami del giorno più solenne indicano “gli scopi nazionali dello sviluppo della Federazione russa”, in questo caso “per il periodo fino al 2030 e su una prospettiva più ampia, fino al 2036”. Il padrino del Cremlino ha promesso ai russi di innalzare la quota dello stipendio minimo, portandolo da 20 mila rubli a 35 mila (circa 350 euro), assicurando che entro il 2030 la Russia salirà almeno al quarto posto mondiale per il volume del suo prodotto interno lordo. Egli ha inoltre annunciato che i russi non soltanto saranno sempre più ricchi, ma vivranno più a lungo, portando l’età media a 78 anni entro il 2026 e a 81 nel 2036. I giovani devono quindi essere grati del luminoso futuro che li aspetta, e dimostrarlo “occupandosi sempre più attivamente delle iniziative sociali e di volontariato”, naturalmente condendo il tutto con una salsa patriottica sempre più densa e distribuita nelle mille iniziative di sostegno alla Madre Patria. Del resto, tutti saranno premiati anche con l’allargamento dei metri quadri di casa, 33 a testa nel 2030 e 38 mq nel 2036, una promessa che Putin ripete dal 2007 senza che sia stato aggiunto un centimetro.

La vuota retorica dei majskye ukazi riprende quella dei roboanti piani quinquennali di sovietica memoria, con 7 scopi principali e 84 progetti da realizzare, più 6 grandi indicatori affidati al nuovo governo, tra cui l’inserimento della Russia “tra i 25 Paesi del mondo più avanzati nella robotizzazione e nel corretto uso dell’intelligenza artificiale”, esaltando la sua “leadership tecnologica” e abolendo definitivamente la povertà. In fondo non serve neppure indicare le date di realizzazione di questi disegni provvidenziali, essendo ormai affidati al regno dell’eternità.

BUONA DOMENICA

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Cari amici di Radio Maria, oggi la Chiesa celebra la solennità dell’Ascensione, quando Gesù, quaranta  giorni dopo la su Resurrezione, è salito al Cielo, ritornando al Padre.

Gesù lascia dunque questa terra, dove tuttavia resta realmente presente nell’Eucaristia, e dal Cielo invia alla Chiesa il suo Spirito Santificatore, grazie al quale veniamo strettamente  uniti a Lui con un vincolo  eterno di amore.

Agli Apostoli che si soffermano stupiti a guardare il Maestro che scompare  nell’azzurro celeste  si avvicinano gli angeli che li scuotono e li esortano con parole che toccano la Chiesa in ogni momento della sua storia:

 «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Incomincia così il tempo della Chiesa che, illuminata e fortificata dallo Spirito Santo , deve portare la grazia della Redenzione agli uomini di tutti i tempi e tutte le nazioni.

Da due millenni la navicella della Chiesa attraverso le onde minacciose della storia,  sapendo che il suo Signore la accompagna e che dal Cielo esercita la sua regalità perché vinca tutte le battaglie sollevate dalle potenze del male.

Infatti con l’Ascensione al Cielo Cristo è incoronato dal Padre Re dell’Universo, con a fianco Maria che condivide la regalità del Figlio, e veglia sulle vicende della Chiesa della quale è Madre.

Ai nostri occhi si presenta un panorama di luce vittoriosa, che ci conforta e ci incoraggia. L’impero delle tenebre, che vuole imporsi  sul mondo, è un fenomeno passeggero, destinato a scomparire nell’abisso.

La luce della fede ci indica la meta del pellegrinaggio della vita, al quale dobbiamo tendere con tutte le nostre forze e dove ci attende il Signore risorto, con Maria, gli angeli e i santi del Paradiso.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


BENEDETTO XVI

REGINA CÆLI

Domenica, 20 maggio 2012

Cari fratelli e sorelle!

Quaranta giorni dopo la Risurrezione – secondo il Libro degli Atti degli Apostoli – Gesù ascese al Cielo, cioè ritornò al Padre, dal quale era stato mandato nel mondo. In molti Paesi questo mistero viene celebrato non il giovedì, ma oggi, la domenica seguente. L’Ascensione del Signore segna il compiersi della salvezza iniziata con l’Incarnazione. Dopo avere istruito per l’ultima volta i suoi discepoli, Gesù sale al cielo (cfr Mc 16,19). Egli, però, «non si è separato dalla nostra condizione» (cfr Prefazio); infatti, nella sua umanità, ha assunto con sé gli uomini nell’intimità del Padre e così ha rivelato la destinazione finale del nostro pellegrinaggio terreno. Come per noi è disceso dal Cielo, e per noi ha patito ed è morto sulla croce, così per noi è risorto ed è risalito a Dio, che perciò non è più lontano. San Leone Magno spiega che con questo mistero «viene proclamata non solo l’immortalità dell’anima, ma anche quella della carne. Oggi, infatti, non solo siamo confermati possessori del paradiso, ma siamo anche penetrati in Cristo nelle altezze del cielo » (De Ascensione Domini, Tractatus 73, 2.4: CCL 138 A, 451.453). Per questo i discepoli, quando videro il Maestro sollevarsi da terra e innalzarsi verso l’alto, non furono presi dallo sconforto, come si potrebbe pensare anzi, provarono una grande gioia e si sentirono spinti a proclamare la vittoria di Cristo sulla morte (cfr Mc 16,20). E il Signore risorto operava con loro, distribuendo a ciascuno un carisma proprio. Lo scrive ancora san Paolo: «Ha distribuito doni agli uomini … ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri … allo scopo di edificare il corpo di Cristo … fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,8.11-13).

Cari amici, l’Ascensione ci dice che in Cristo la nostra umanità è portata alla altezza di Dio; così, ogni volta che preghiamo, la terra si congiunge al Cielo. E come l’incenso, bruciando, fa salire in alto il suo fumo, così, quando innalziamo al Signore la nostra fiduciosa preghiera in Cristo, essa attraversa i cieli e raggiunge Dio stesso e viene da Lui ascoltata ed esaudita. Nella celebre opera di san Giovanni della Croce, Salita al Monte Carmelo, leggiamo che «per vedere realizzati i desideri del nostro cuore, non v’è modo migliore che porre la forza della nostra preghiera in ciò che più piace a Dio. Allora, Egli non ci darà soltanto quanto gli chiediamo, cioè la salvezza, ma anche quanto Egli vede sia conveniente e buono per noi, anche se non glielo chiediamo» (Libro III, cap. 44, 2, Roma 1991, 335).

Supplichiamo infine la Vergine Maria, perché ci aiuti a contemplare i beni celesti, che il Signore ci promette, e a diventare testimoni sempre più credibili della sua Risurrezione, della vera Vita.

🔴LIVE VIDEO🔴 RIFLESSIONI DI VICKA SULLA FEDE – di Padre Livio

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