Carissimo Padre Livio, sto leggendo “Il padrone del mondo” di Robert Benson e vorrei condividere il passaggio in cui Padre Percy Frenklin affronta la tentazione di subire anch’egli il fascino dell’Anticristo (Felsenburgh). Spero potrà tornare utile quando i tempi si faranno ancora più bui.
Prego tanto la Madonna che la protegga e protegga tutta Radio Maria, ma in particolare la sua voce caro Padre, che si sente patire le sue fatiche soprattutto la sera. Come faremmo tutti noi senza la sua voce?
Ecco il brano di cui dicevo, Ave Maria!
Lidia.
《…avvertì che una mano gli aveva serrato il cuore – una mano infuocata, non ghiaccia – sforzando ogni senso di convinzione religiosa. Fu solo uno sforzo che non poteva ricordare senza angustia, ad impedirgli di darsi per vinto, sforzo così famigliare a coloro i quali camminano per le vie dello spirito, e conoscono bene che cosa voglia dire una caduta. Solo una cittadella aveva serbato intatte le porte; tutte le altre si erano arrese. Ogni facoltà aveva provato l’attacco: l’intelletto si era intorpidito, la memoria dell’eternità ottenebrata, la nausea spirituale gli aveva rivoltata l’anima; ma la segreta fortezza della volontà aveva saputo resistere nell’estremo cimento rifiutandosi di gridare e di acclamare Felsenburgh suo Salvatore e suo Re. Oh! Quanto aveva pregato nelle ultime settimane! Quasi non aveva fatto altro, perché la tentazione non gli dava requie: incessantemente lo ferivano da ogni lato gli aculei del dubbio, lo assalivano le obiezioni; egli sempre all’erta, notte e giorno, e quelli aveva respinti e queste aveva negate, sforzandosi di mantenere la sua posizione sull’arduo terreno del soprannaturale, gridando e rigirando al Signore di venirgli in aiuto. Si era addormento con il Crocifisso tra le mani, lo aveva coperto di baci svegliandosi. Scrivendo o parlando o camminando o mangiando o sedendo in convoglio la sua vita interiore era stata interamente assorbita in disperati atti di fede in una religione che il suo intelletto negava, e per la quale ogni emozione era spenta. Provò dei momenti di estasi – in una strada affollata, allorché riconobbe che Iddio era tutto, che il Creatore era la chiave della vita per la creatura, che un umile atto di adorazione valeva più assai del più nobile atto naturale; che il soprannaturale era il principio e la fine dell’esistenza – ; li provò ancora durante la notte, nella Cattedrale silenziosa, davanti al tremolio delle lampade, mentre un’aura divina alitava, dal chiuso del tabernacolo. Allora la marea della passione si abbassava lasciandolo nell’aridità dello sconforto, ma fisso nel pensiero (che poteva essere ugualmente di fede o di presunzione) che nessuna potenza di terra o di inferno lo avrebbe mai distolto dal professare il Cristianesimo, ancorché egli potesse non professarlo. Il Cristianesimo solo poteva rendere tollerabile questa vita.”
Cara Lidia,
Robert Benson ha descritto qui in termini di impressionante attualità la tentazione originaria dell’Eden, lo sguardo col quale Eva rivolse gli occhi verso il frutto proibito ne fu affascinata:
“Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò” (Genesi, 3: 6).
La massima impostura anticristica è racchiusa in queste parole e la nostra generazione ne è stata conquistata fino a rifiutare la fede e la Croce. Si tratta in sostanza dell’invidia della creatura intelligente e libera nei confronti del Creatore, del quale rifiuta la paternità e l’amore, per rivendicare una autonomia assoluta, fino a mettere se stessa al suo posto.
E’ la superbia, radice di tutti i mali, la cui medicina è l’abbassamento della Croce, con la quale il Verbo il Verbo Incarnato ha umiliato se stesso fino a morirvi inchiodato.
Per questo l’umilissima Maria ci invita a prendere in mano la Croce e fissarla con lo sguardo di una fede che reprime nel fondo del cuore la superbia originaria, a causa della quale abbiamo perso il paradiso.
Satana ci ripropone oggi il falso miraggio di un paradiso terrestre, opera della nostra intelligenza, che ci libererà dai mali e dai limiti della condizione umana, dai quali Cristo non ci avrebbe salvato.
L’antica tentazione, oggi riproposta, sta portando il mondo alla rovina e le anime alla perdizione eterna. Non ci resta, come a Padre Percy Frenklin, che la resistenza nella fede e l’abbraccio della Croce nella certezza della gloria della Resurrezione.
Pensiero spirituale sull’umiltà necessaria per credere
Cari amici, il principio teologico secondo il quale Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e vengano alla conoscenza della Verità, esige la grazia della fede. Come dice San Paolo, senza la fede non si può piacere a Dio. Si può dedurre che questa grazia venga donata da Dio secondo i mezzi che ha a disposizione. Per coloro che hanno la grazia dell’ascolto del Vangelo, la fede è la risposta alla predicazione. Chi non ha la grazia della testimonianza e dell’incontro con la Chiesa, invece, riceve la grazia interiore dello Spirito Santo. La grazia viene donata a tutti, perciò la causa che porta le persone a non avere la fede bisogna ricercarla nelle condizioni interiori ed esistenziali di ognuno.
Indro Montanelli affermava di non aver ricevuto la grazia della fede, per questo motivo non credeva. Tuttavia, ci sono stati dei particolari che hanno colpito. Si è scoperto che era stato ricoverato in una casa di cura denominata “La Madonnina” e che il numero della sua stanza era il 610, proprio come il numero di telefono di Radio Maria. Un fatto che ha colpito perché avevamo pregato per quest’anima che si lamentava con Dio di non aveva ricevuto il dono della fede. Alla fine, sembra che il Signore abbia voluto dare un piccolo segno. San Giovanni Paolo II, aveva cercato di aiutare Montanelli in questa sua risposta alla fede. A Castel Gandolfo il Papa aveva invitato il giornalista a mettersi in ginocchio in cappella per dire una preghiera per sua madre defunta; così fece. Pur essendo forzato dal Papa, questo è stato un gesto di fede.
Non è mai troppo tardi per essere toccati dalla grazia della fede.
Siccome la grazia della fede viene data a tutti, per quale motivo ci sono persone che non credono?
La causa la troviamo nell’atteggiamento interiore delle persone. La conditio sine qua non, ovvero la condizione senza la quale non si può credere è l’atteggiamento interiore di umiltà. Senza l’umiltà, cioè questo terreno che accoglie il seme e lo fa germogliare, non è possibile avere la fede. Se interiormente abbiamo della roccia, il seme non fruttifica. Questo indurimento che il seme può incontrare è la superbia. L’espressione della Sacra Scrittura che “Dio resiste ai superbi ma fa grazia agli umili”, intende dire che Dio dona la grazia a tutti, ma è la superbia che impedisce alla grazia di fruttificare. Il loro io diventa una torre senza porte e senza finestre nella quale si sono rinchiusi e con la quale si contrappongono all’Onnipotente. Erigono il loro io come un baluardo nei confronti del Padre perché non violi la loro libertà e la loro indipendenza. Finché questo atteggiamento non viene sbriciolato – a volte il Signore lo sbriciola affinché possano ravvedersi e aprissi alla fede – la grazia della fede non attecchirà mai.
Siamo entrati in un mondo che ha perso la fede. La Madonna ha affermato che abbiamo rifiutato la fede nella Croce a causa di un atteggiamento di superbia e di presunzione. Questo mondo in pochi decenni ha visto evaporare la fede, pur avendo delle minoranze cristiane consistenti, anche in Europa. È avvenuto perché è subentrata la cultura dell’uomo al posto di Dio. Questa cultura collettiva della presunzione e dell’esaltazione dell’uomo al di sopra del Padre, ha fatto sì che nei cuori ci sia un atteggiamento tale per cui il seme della fede non attecchisce. Questo spiega l’evaporazione della fede in tanti cuori nei Paesi dell’antica cristianità, portando ad una dissoluzione della fede visibile e quantificata dalle statistiche. Si è diffusa una cultura secondo la quale l’uomo è sufficiente a se stesso, quindi l’uomo non si inginocchia, non prega, non invoca Dio, non lo loda, non riconosce il Padre. Non vede l’immensità della Creazione, l’immensità delle opere di Dio e la propria miseria.
Dio ha lasciato in noi tutti i segni della nostra miseria, le malattie fisiche, psichiche e spirituali, affinché diventassimo umili. L’umiltà è la porta attraverso la quale passa la grazia. Dio molte volte ci lascia nella palude proprio perché dobbiamo prendere la consapevolezza della nostra miseria e incapacità di fare il bene. Quando ci troviamo di fronte alle persone che resistono nel loro ateismo e nella loro superbia, contrapporsi è tempo perso. Sono degli io che si induriscono ancora di più. Bisogna pregare perché abbiamo la grazia dell’umiltà. Attraverso la sofferenza e l’esperienza della propria pochezza, miseria, incapacità, Dio riesce a salvare le loro anime. Quando sono nella polvere, nel fango e nell’impotenza, può accadere che gridino dal profondo: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce” (Salmo 130).
Questa è la pedagogia divina con la quale Dio demolisce le fortezze perché, prendendo consapevolezza che siamo delle povere creature, entriamo nel dinamismo e nella prospettiva dei figli che invocano il Padre dicendo: “Liberaci dal male”.
L’umiltà è la porta della salvezza, è il presupposto di tutte le virtù, è necessaria per avere la fede. Senza l’umiltà non si può credere.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”
Da una suora una profezia sorprendente sul futuro del mondo
Cari amici,
ogni giorno ricevo anche delle lettere scritte a mano che leggo e poi vanno a finire nel raccoglitore delle carte, compresa quella che vi pubblico. Dopo qualche ora, ripensando a quello che Suor Giuseppina mi aveva scritto, ho voluto rileggerlo per capirlo bene. Mi è sembrato tutt’altro che banale. Una intuizione, un presentimento, una illuminazione… fate voi.
Ecco ve lo ripropongo lasciandolo al vostro giudizio:
Rev. Padre Livio,
la Russia non conquisterà né l’Ucraina né L’Europa. I buoni devono impegnarsi molto di più nella via della santità.
Putin e il Presidente cinese faranno una brutta fine.
I peccati contro lo Spirito Santo non saranno perdonati, mai mai.