"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2024 Pagina 117 di 236

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul segreto per stare bene sulla Terra

Cari amici, nel Messaggio del 25 giugno 2024 la Regina della pace ha detto: «Cari figli! Gioisco con voi e ringrazio Dio per avermi permesso di essere con voi per guidarvi e amarvi. Figlioli, la pace è in pericolo e la famiglia è sotto attacco. Vi invito, figlioli, a ritornare alla preghiera nella famiglia. Mettete la Sacra Scrittura in un luogo visibile e leggetela ogni giorno. Amate Dio sopra ogni cosa affinché possiate stare bene sulla terra. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Mi ha molto colpito il fatto che la Madonna ha ripreso un tema che aveva già toccato in precedenza, cioè che l’amore per Dio ci fa godere di un pezzetto di Paradiso già sulla Terra. Certamente ciascuno di noi ha la propria Croce da portare al seguito di Cristo, è la condizione umana nella quale nasciamo per cui siamo soggetti alla sofferenza, al dolore, alla malattia, alla morte, alla cattiveria, alla malignità. Camminiamo su un terreno popolato di serpenti e scorpioni. Nell’esperienza universale di credenti e non credenti, la vita è una continua battaglia spirituale e materiale. È nel Cristianesimo, nella Croce e nella Resurrezione alla vita eterna, si svela l’enigma della vita e si comprende che il senso della vita è il Paradiso.

È andata affermandosi una prospettiva secondo cui il cristiano dovrebbe soffrire sulla Terra per poi godere della gloria celeste. In realtà, già in questa vita vissuta alla luce della fede, possiamo avere i doni di grazia dello Spirito Santo. Le Beatitudini sono la vera rappresentazione della prospettiva cristiana; proprio quelli che soffrono, che sono perseguitati, che sono poveri, sono già beati.

La Regina della pace fa riferimento a questo aspetto che è comunque è incisivo sul piano dell’evangelizzazione; in pratica ci dice che se vogliamo essere felici fin da ora dobbiamo seguire la strada di Dio. Il demonio, invece, ha formulato un’espressione che è diventata il modo di pensare comune e che indica anche il processo di scristianizzazione che è in corso, ovvero che senza Dio si vive meglio. È oramai uno slogan di tutti coloro che hanno rifiutato la fede e la Croce; si pensa che la scienza e la tecnica siano gli strumenti della salvezza con cui possiamo combattere la malattia e la morte e che con esse possiamo perfino costruire una nuova creazione, un nuovo tipo di umanità addirittura priva di difetti. Questa è l’impostura anticristica vera e propria, è il rifiuto della salvezza che viene da Cristo in cambio di una felicità effimera che viene proposta come auto felicità eterna, ma noi sappiamo che satana è il re della menzogna e che quello che propone apparentemente luccica ma è falso.

Il mondo moderno è fondato sulla scienza e sulla tecnica e prospetta benessere e felicità per tutti, escludendo totalmente Cristo. Ci siamo resi conto che le avversità con cui dobbiamo fare i conti non sono alla portata delle nostre soluzioni, basti pensare alla pandemia da Covid-19, sulla quale Dio non ha calcato la mano perché poteva essere qualcosa di ben più grave. In passato è accaduto che queste calamità dimezzassero le popolazioni. C’è una malattia che non ha antidoti né cure mediche che è la malvagità del cuore umano, che si declina in perfidia, superbia e violenza.

Ci rendiamo conto, allora, dell’inganno satanico cioè che non è vero che senza Dio si vive meglio. Possiamo dire che il risultato del tragitto che si è percorso all’insegna di questo slogan è che l’umanità è arrivata a toccare il fondo dell’abisso. Siamo ormai consapevoli che il futuro non è alla portata della nostra immaginazione. Abbiamo paura. Siamo come travolti in una valanga morale che ci trascina così in basso che ci siamo resi conto che senza Dio l’autodistruzione è assicurata. Senza Dio satana è diventato il re del mondo, ha conquistato molti cuori e sta portando avanti il suo programma di distruzione e di morte.

Nel messaggio del 25 giugno 2024 la Madonna ha detto una cosa semplicissima in cui si racchiude una Verità esistenziale profondissima: se vogliamo stare bene qui sulla Terra dobbiamo amare Dio sopra ogni cosa. Dio è la fonte dell’amore, della felicità, della salvezza. Dobbiamo amare totalmente il Dio cristiano che si è rivelato in Gesù Cristo, non uno qualsiasi. L’unico vero Dio è quello che si è fatto Uomo in Gesù Cristo ed è attraverso di Lui che abbiamo accesso a Dio.

Chi crede in Gesù Cristo, lo ama e lo segue, chi mette in pratica i Suoi Comandamenti e le Sue parole, può stare bene qui sulla Terra e avere una vita di pace e perfino di prosperità: «Cari figli, questo è tempo di grazia. Figlioli, oggi, in modo speciale, assieme a Gesù Bambino che tengo fra le braccia, io vi do la possibilità di decidervi per la pace. Attraverso il vostro “sì” alla pace e la vostra decisione per Dio vi si apre una nuova possibilità per la pace. Soltanto così, figlioli, il tempo di questo secolo sarà per voi un tempo di pace e di prosperità. Perciò mettete il neonato Gesù Bambino al primo posto nella vostra vita e Lui vi condurrà sulla via della salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (Messaggio del 25 dicembre 1999).

Quello che la Madonna ci ha detto potrebbe realizzarsi attraverso il processo di conversione o purificazione al quale Dio ci chiama. Questo è necessario proprio per liberarci dai falsi slogan che ci ingannano e ci deviano e per lasciare che il nostro cuore sia illuminato dall’amore di Dio.

Dio userà i nostri travagli di autodistruzione per farci toccare con mano che con il demonio si sta male; a quel punto ci rivolgeremo a Dio. La Madonna ha bisogno che fin da ora ci sia questa testimonianza che di fatto c’è già; non c’è dubbio che quelli che hanno la grazia della fede vera e provano l’incontro con Gesù vivo, sperimentano il cambiamento della loro vita, della crescita nell’amore e nella testimonianza. Grazie a Dio queste persone sono tante, ma la Madonna ne ha bisogno in modo particolare in questo tempo di grandi sbandamenti, affinché siano la luce che illumina la strada a coloro che brancolano nel buio delle tenebre spirituali.

La Madonna ci ha detto che la felicità è possibile già su questa Terra, non è una chimera, non è un inganno che satana ci offre. Le luci di satana sono false, dietro di esse c’è il baratro dell’angoscia. La luce di Dio porta alla salvezza eterna, dà la vera gioia qui sulla Terra. Possiamo già sperimentare nel corso della nostra vita l’amore di Dio che è eterno, che è vero, che è pace e gioia del cuore.

Le parole della Regina della pace siano per noi un conforto, ci facciano capire che l’amore di Dio al primo posto ci fa stare bene veramente. Chi ha Dio, ha tutto.

L’umanità, anziché seguire la Via della salvezza che è Gesù Cristo, ha scelto di seguire l’inganno del diavolo, menzognero e omicida fin dal principio che altro non offre se non cattiveria e odio. Seguendo satana il mondo è diventato ingovernabile, regnano la violenza e la menzogna. L’unico vero rifugio sono i Cuori di Gesù e di Maria al riparo dei quali possiamo metterci se abbiamo un cuore convertito e fedele. La Madonna vuole attirarci a sé, ci vuole tutti sotto il Suo manto. La Madonna ama tutta l’umanità ed è qui per condurci tutti a un tempo di pace. In questo tempo di Misericordia, la Regina della pace è qui per chiamare l’umanità per l’ultima volta alla conversione. Accogliamo l’invito della Madonna, sperimentiamolo nella nostra vita, amiamo Dio sopra ogni cosa e staremo già bene qui sulla Terra.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

🔴LIVE🔴Cercate il volto di mio figlio – Catechesi a cura di Padre Livio – puntata 25

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🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Lunedì 22 Luglio 2024

In diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

IL SEGRETO PER STARE BENE SULLA TERRA

Satana fa sapere che senza Dio si vive meglio

La Madonna ci mette in guardia: “Amate Dio sopra ogni cosa se volete stare bene sula terra.”

BIDEN SI RITIRA DALLA CORSA PER LA CASA BIANCA

Il ritiro è stata una decisione di buon senso – L’appoggio a Kamala Harris

Kamala Harris può vincere contro Trump?

(Articolo di Massimo Gaggio Sul Corriere della Sera – 22 Luglio 2024)

“LA PACE E’ IN PERICOLO E LA FAMIGLIA E’ SOTTO ATTACCO”

Nell’ultimo messaggio la Madonna ci ha indicato i due pericoli che incombono sul futuro del mondo

BLOG:

La catastrofe bellica e la persecuzione alla Chiesa sono gli eventi dei segreti già preannunciati a Fatima


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Kamala Harris: aspirazioni, virtù e debolezze della vice di Biden e candidata «ineluttabile» che il partito non ha digerito

di Massimo Gaggi –Corriere della Sera 21 Luglio 2024

Kamala Harris ha ricevuto il sostegno di Biden nel messaggio con cui il presidente ha annunciato il suo ritiro dalla corsa alla Casa Bianca. Ma tanti tra i dem non la considerano pronta 

NEW YORK — «Abbiamo sempre visto in lei una donna ambiziosa e molto dotata, capace di brillare. Ma non avevamo mai pensato che potesse arrivare al vertice per la sua mancanza di disciplina, l’incapacità di focalizzarsi su ciò che davvero conta. Ha talento, ma è un diamante grezzo». Il giudizio su Kamala Harris di Gil Duran, che fu suo portavoce dieci anni fa quando lei era procuratrice capo della California, è una buona traccia per addentrarsi nella storia controversa di un personaggio che ha affascinato, diviso e poi deluso i progressisti americani. 

E che ora che il presidente ha annunciato il ritiro dalla corsa e le ha dichiarato pubblicamente il suo sostegno, potrebbe diventare la prima donna, per di più di colore, presidente degli Stati Uniti. O potrebbe, più probabilmente, essere sconfitta da un Donald Trump che vola nei sondaggi sulle ali del rischiato martirio e può contare sul sostegno di un’America sotterranea che non ha mai digerito l’afroamericano Obama e ora, tra misoginia e riserve a sfondo razziale, vuole sbarrare la strada a Kamala. Mentre lei non gode nemmeno dell’appoggio del suo partito: alcuni leader sono rassegnati all’inevitabilità della sua candidatura, visto il suo ruolo istituzionale, mentre altri democratici di peso stanno cercando di aprire la strada ad altri candidati.

I passi falsi

Giorni tremendi per lei che sta cercando di riprendersi dai tanti passi falsi che hanno segnato i suoi tre anni e mezzo di vicepresidenza. E anche dai talk show nei quali, per renderla simpatica, la chiamano «Momala» (il termine usato dai figli di suo marito per evitare di chiamarla matrigna): l’America ha bisogno di un leader determinato non di una figura materna. Lei si sta sforzando, con un certo successo, di mostrarsi più presidenziale: sicura e fiduciosa negli ultimi comizi e nel rispondere per le rime a J.D. Vance, scelto da Trump come vicepresidente. 

Ma inseguita ovunque dalla sua fama di leader che fa discorsi poco centrati: divaga anziché andare al sodo. E, poi, Biden che prima l’ha salvata dal fallimento politico incoronandola vicepresidente (candidata anche lei per la nomination, non era riuscita nemmeno ad arrivare all’inizio delle primarie del 2020 per l’implosione del team della sua campagna, tra dispute che lei non ha saputo governare e fondi elettorali misteriosamente spariti), ma poi l’ha lasciata nella semioscurità. Dalla quale l’ha tirata fuori dandole la mission impossible di arginare l’immigrazione clandestina.

Quando, nel 2016, arrivò sulla scena politica nazionale, eletta a valanga senatore della California, furono in molti (compreso chi sta scrivendo questo articolo) a vedere in lei il possibile leader futuro dei democratici e di un’America che nel 2045 sarà in maggioranza di colore: per metà afroamericana (padre economista giamaicano) per metà indiana (madre professoressa universitaria impegnata nella ricerca contro il cancro), sembrava una sorta di versione femminile di Obama da proporre per il dopo Trump: competente (la carriera giudiziaria), tosta (dura nel punire i criminali, lasciando in carcere anche chi commette reati non violenti pur essendo politicamente una progressista), ambiziosa, ma apparentemente anche empatica e seducente tra sguardi scintillanti e sorrisi coinvolgenti.

I gomiti aguzzi

Fin lì nella sua carriera aveva mostrato determinazione, abilità e una certa spregiudicatezza. Classe 1964, nata a Oakland, la città industriale sulla Baia, affacciata davanti a San Francisco, alla fine degli anni Novanta era riuscita a farsi strada nell’ufficio del district attorney di San Francisco sgomitando senza sosta (soprannominata per questo «gomiti aguzzi»). Quando si candidò ad attorney general della California promise che, da buona progressista, si sarebbe battuta contro la pena di morte. Vinse, ma poi in tribunale difese a spada tratta l’applicazione della pena capitale, pur continuando ad avversarla su piano personale.

Da senatrice partì col piede giusto sulla tutela dell’ambiente, la lotta alla criminalità, la difesa del diritto delle donne ad abortire, ma ben presto decise di tentare il trasloco da Capitol Hill, sede del Congresso, alla Casa Bianca. Trionfò nel primo dibattito tra candidati democratici accusando Biden di aver osteggiato negli anni Settanta l’integrazione razziale, penalizzando anche lei, allora bambina. Ma i dibattiti successivi furono per lei disastrosi e, incapace di evitare la dissoluzione del suo team elettorale, rinunciò alla candidatura prima dell’inizio delle primarie.

Recuperata da Biden che la scelse come vice senza farsi condizionare dall’affronto subito, Kamala è sempre apparsa una figura enigmatica. Incapace di incidere sui temi cruciali, abituata a rispondere anche alle domande più dirette con risposte prolisse e inconcludenti, è stata sbeffeggiata sui social per i sorrisi che troppo spesso diventano risate eccessive, sgangherate, fremiti di tutto il corpo. Ora cerca di dare un’immagine diversa, presidenziale. E può vantare anche una notevole esperienza in campo internazionale. Difficilmente basterà.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 48 – IO CREDO IN UN SOLO DIO – DIO RIVELA IL SUO NOME

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

La catastrofe bellica e la persecuzione alla Chiesa sono gli eventi dei segreti già preannunciati a Fatima

Caro Padre Livio,

da 6 anni ormai la ascolto tutti i giorni. E mi creda che senza le sue parole io vacillerei nel buio più totale.

Ora vorrei porle una mia riflessione riguardo i segreti, che, mi corregga se sbaglio, sembra concentrato molto sui missili e sulle armi atomiche. (opera dell’uomo) E se invece non fosse così? E se fossero opera diretta degli spiriti del diavolo?

Mi spiego meglio. Aprendo la Bibbia, leggo le dieci piaghe d’Egitto, che io collego alle nostre future piaghe.

1. l’acqua cambiata in sangue

2. le rane

3. le zanzare

4. i mosconi

5. mortalità del bestiame

6. le ulcere

7. la grandine

8. le cavallette

9. le tenebre

10. annuncio della morte dei primogeniti

Queste non credo sia opera dell’uomo. Cosa ne pensa?

La Mamma Celeste é venuta per salvarci e ci dice che l’unico modo è la fede e la preghiera, il totale abbandono a Dio e che lei ci proteggerà sotto il Suo Manto. Qualsiasi piaga arriverà noi nulla potremmo senza la Sua Amorevole Protezione.

Linda da Treviso


Cara Linda,

ho apprezzato la precisione con cui  hai elencato le 10 piaghe d’Egitto, grazie alle  quali Dio ha liberato il suo popolo da una schiavitù oppressiva e lo ha portato nella terra promessa.

A mio avviso il numero 10 dei segreti di Medjugorje ha un riferimento a questo grande evento della Storia della Salvezza, perché la finalità è la medesima: liberare l’umanità, o almeno la parte che si converte, dall’oppressione dell’impero delle tenebre.

Nella Bibbia noi vediamo che Dio realizza i suoi piani sia mediante gli uomini, sia per mezzo degli eventi della Natura.

Credo che anche questa volta sarà così, eccetto il terzo segreto, il segno sulla collina del Podbrdo, che viene direttamente dal Signore e non è quindi opera della natura o degli uomini.

Sappiamo che i primi due segreti che riguardano Medjugorje sono eventi naturali, che verranno rivelati tre giorni prima.

Invece dei segreti dal quarto a decimo, che potrebbero essere paragonati ai sette flagelli dell’Apocalisse, la Regina della pace non ha fatto rivelazioni, a eccezione del settimo, che è stato mitigato per le preghiere offerte per questa intenzione.

Tuttavia dai veggenti di Medjugorje sappiamo che riguardano il mondo e la Chiesa. Per quanto riguarda la Chiesa possiamo pensare a una grande persecuzione (con la conseguente apostasia), come già rivelato dal terzo segreto di Fatima e, a suo tempo, accennato da Giovanni Paolo II a Fulda.

Per quanto riguarda il mondo, possiamo pensare a eventi catastrofici causati dalla guerra o dalla natura, oppure da ambedue insieme, visti in un rapporto di causa ed effetto.

A questo riguardo Suor Lucia, il 3 Gennaio 1944, ha avuto una visione, proprio nel momento in cui si accingeva a scrivere il terzo segreto di Fatima, in una lettera da aprirsi nel 1960 dal  Patriarca di Lisbona o dal Vescovo di Leiria.

Nella visione suor Lucia vede sinteticamente quelli che potrebbero essere gli scenari dei segreti dal quarto a decimo. Nel quadro altamente drammatico vi sono rappresentati il sommovimento del pianeta, la sorte delle anime che dormono il sonno della morte, l’eroismo della professione della fede, “La guerra distruttrice”, il crolla del mondo dell’iniquità, il trionfo della Verità cattolica e infine  del Cuore Immacolato di Maria.

 «Sentii lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui vidi e udii: – la punta della lancia come una fiamma che si allunga fino a toccare l’asse terrestre; – e questa sussulta: montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti vengono sepolti; – il mare, i fiumi e le nubi escono dagli argini, debordano, inondano e trascinano con sé in un vortice un numero incalcolabile di case e persone: è la purificazione del mondo dal peccato in cui si è immerso; – l’odio, l’ambizione provocano la guerra distruttrice!; – quindi nel palpito accelerato del cuore e nel mio spirito udii risuonare una voce soave che diceva: “Nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, santa, cattolica, apostolica. Nell’eternità, il Cielo!”. Questa parola “Cielo” riempì la mia anima di pace e felicità, a tal punto che, quasi senza rendermene conto, continuai a ripetere a lungo: “Il Cielo! Il Cielo!”. Non appena passò quella soverchiante forza soprannaturale, mi misi a scrivere e lo feci senza difficoltà, il giorno 3 gennaio 1944, in ginocchio, appoggiata sul letto che mi servì da tavolo».

Nella visione di Lucia c’è già tutto quello che riguarda i segreti di Medjugorje,  ed è quanto basta per capire  perché la Madonna è presente da così tanto tempo con le sue apparizioni quotidiane e i suoi messaggi.

Ave Maria

Padre Livio

DALLA NOSTRA CAPPELLA P. LIVIO COMMENTA IL VANGELO DOMENICALE

La fine della filosofia post-sovietica

di Stefano Caprio – 21 Luglio 024

Per lo storico del pensiero Mikhail Majatskij la Russia di Putin ha “cancellato la filosofia”, sostituendola con un’ideologia patriottica pseudo-scientifica, basata sulla rilettura arbitraria della storia russa e universale. Lo stesso richiamo al pensatore esistenzialista Ivan Il’in non viene utilizzato per far riflettere davvero sul senso delle tragedie in corso. E torna quanto mai urgente l'”estetica della rinascita” su cui scriveva già negli anni Ottanta Aleksej Losev.

Un importante storico russo della filosofia, Mikhail Majatskij, che vive e insegna da più di trent’anni in Svizzera, ha pubblicato una raccolta di saggi di vari autori dal titolo “Di fronte alla catastrofe”, e ritiene che la guerra russa in Ucraina abbia definitivamente concluso il periodo della “cultura post-sovietica”. La Russia di Putin, a suo parere, ha “cancellato la filosofia”, sostituendola con un’ideologia patriottica pseudo-scientifica, basata sulla rilettura arbitraria della storia russa e universale. Rifacendosi alle riflessioni dei filosofi francesi come Jacques Ranciére e Gilles Deleuze, Majatskij definisce le condizioni in cui la Russia vive da quasi tre anni come “l’apoteosi dell’imprevedibile, della casualità e della a-causalità”, che distrugge ogni potenzialità e ogni prospettiva per il futuro.

Non si può del resto parlare di una vera e propria “filosofia post-sovietica”, considerato che i primi vent’anni dopo la fine dell’Urss sono stati dedicati soprattutto alla riscoperta del patrimonio culturale devastato e quasi cancellato nel XX secolo, soprattutto quello del pensiero slavofilo sconfitto dalla rivoluzione bolscevica. All’inizio degli anni Novanta si sono moltiplicate le raccolte e gli studi come L’idea russa di Mikhail Maslin, che fu poi il redattore della Storia della filosofia russa adottata nel 2008 dall’università Lomonosov di Mosca. Molti altri hanno pubblicato manuali e studi di storia della filosofia per le università, allo scopo di giungere a una vera e propria “riconversione della filosofia”, passando dagli studi obbligatori di epoca sovietica, di marxismo-leninismo e di ateismo, alla storia e alla filosofia religiosa o addirittura alla teologia. Sono nati anche diversi istituti di studi ecclesiastici, di cui il più autorevole è senz’altro quello ortodosso di San Tikhon di Mosca, e perfino i cattolici hanno aperto fin dal 1991 nella capitale l’istituto San Tommaso, oggi affidato ai padri gesuiti.

Nell’ultimo decennio, il nazionalismo grande-russo ha travolto progressivamente tutti i tentativi di ritrovare lo spirito multiforme della cultura russa dei secoli precedenti al “giogo sovietico”, attestandosi su posizioni simili a quelle “panslaviste” che avevano esasperato il dibattito ottocentesco tra slavofili e occidentalisti. Riprendendo posizioni che vedevano nell’idea o nel “mondo russo” il compimento dei destini della storia – come quelle del famoso saggio La Russia e l’Europa di Nikolaj Danilevskij del 1869, il cosiddetto “catechismo completo dello slavofilismo” – la filosofia è stata nuovamente piegata alla lotta contro l’Occidente che umilia la Russia. Un sentimento derivato allora dalla rovinosa sconfitta nella guerra di Crimea, e oggi riproposto in seguito al crollo dell’Unione Sovietica. Danilevskij proponeva la ricerca “biologica” del tipo russo come il tipo umano definitivo, originale e “pacificato”, dopo la successione di dieci tipi storici dopo quello romano-germanico, ormai fossilizzati e destinati a rifondersi nel dominio culturale russo.

Un punto di riferimento più recente è il pensatore esistenzialista Ivan Il’in, definito “il filosofo preferito di Putin”, espulso dall’Urss nel 1922 e morto nel 1954, dopo essere stato un simpatizzante del nazismo come unica salvezza dal comunismo sovietico. A suo nome è stata ora aperta una nuova “Scuola di filosofia politica” presso l’università moscovita più prestigiosa, la Scuola superiore di economia, affidata alla direzione di uno dei massimi ideologi del sovranismo russo eurasiatico e universale, il popolare Aleksandr Dugin. In realtà, Il’in si era concentrato sulle questioni dell’uomo e del rinnovamento della società, in una filosofia dell’esperienza spirituale molto intensa, tanto da scrivere ancora in Russia, nel 1918, la tesi dottorale su La filosofia di Hegel come dottrina sulla concretezza di Dio e dell’uomo, una delle migliori ricerche russe di critica filosofica. Visse a Berlino negli anni dell’ascesa di Hitler, ma si ritirò quindi in Svizzera per comporre infine nel 1953 gli Assiomi dell’esperienza religiosa, basandosi sul concetto-chiave di “evidenza” inteso in senso molto ampio, figurativo e metaforico: proponeva la condizione dell’anima umana come opposta alla cecità della visibilità superficiale, la capacità di contemplazione multiforme e di profonda sensibilità, per ritrovare la direzione da prendere dopo tutti gli sconvolgimenti.

Neanche questi filosofi, pur considerati gli ispiratori della Russia militante, sono oggi in grado di far riflettere veramente sul senso delle tragedie in corso. Nulla può veramente giustificare la guerra mondiale della Russia a cominciare dall’Ucraina e da tutti i territori del suo perduto impero, e i richiami ideologici non hanno vere radici neppure nella filosofia russa più estrema del passato antico e recente. Gli avvenimenti degli ultimi due anni non hanno una definizione adeguata, non c’è “eurasismo” o “sovranismo” che esplicitino il significato semantico della distruzione, e il “mondo russo” che viene proclamato è un mondo vuoto, dal punto di vista concettuale prima ancora che sociale, politico, militare o economico.

Majatskij indica anche una raccolta americana di saggi appena uscita, Experts’ Scenarios on Russia’s Future, che cerca di individuare gli effetti futuri della guerra in corso; ma in questo si rende evidente quanto la guerra banalizzi e svuoti di significato gli atteggiamenti e le reazioni umane, rendendo incapaci di valutare la vera portata dei conflitti, soprattutto quando essi si moltiplicano e si sovrappongono. Chi sia l’aggressore e chi l’aggredito è evidente, ma questo diventa insignificante nel calderone ideologico delle frasi fatte: “siamo un unico popolo”, “l’Ucraina non esiste”, “non lottiamo con gli ucraini, ma con l’imperialismo americano” e altre espressioni analoghe sull’oppressione israeliana dei palestinesi, o sull’integrità territoriale dell’Armenia e così via. La Russia ha inaugurato la “stagione dell’infantilismo” secondo il filosofo, dimostrando di non essere capace di attenersi alle regole della politica internazionale, ma soltanto di voler piegare le regole ai propri interessi, cercando giustificazioni del tutto prive di fondamento.

Ciò che accade non è soltanto irreparabile, ma come diceva Hannah Arendt, “è accaduto qualcosa che non si può punire e non si può perdonare”. La morte di decine di migliaia di pacifici ucraini, tra cui centinaia di bambini, è un evento irreparabile, per non parlare del trauma psichico di milioni di bambini e adulti da tutte le parti: la moralità non si schiera da una parte o dall’altra, semplicemente svanisce nel nulla. Non c’è alcun “mondo russo”, c’è solo il trionfo del risentimento, del sadismo, dell’indifferenza e della frustrazione: Majatskij propone di apporre sulla tomba di Putin, alla sua sepoltura, la scritta “Ha messo fine al progetto Russia”.

Del resto, un’espressione molto diffusa tra i russi emigrati in tutti i Paesi è “noi siamo morti”, consegnandosi preventivamente alla sepoltura o sognando una rinascita futura. È cambiato lo stesso concetto di “emigrazione” dopo il febbraio 2022, con una divisione artificiosa tra chi è riuscito a scappare avendone la possibilità, chi invece non ha potuto e chi pur potendo non se n’è andato. Chi è fuori si augura il crollo del regime putiniano nel più breve tempo possibile, chi è dentro cerca di sopravvivere e spera che non gli crolli tutto addosso, e diventa impossibile determinare i campi di chi è contro o a favore della guerra; prevale il senso di smarrimento della propria realtà personale, familiare, perfino nazionale ed etnica, da una parte e dall’altra di tutte le barricate. L’esodo di questi due anni ha creato una nuova condizione demografica, se non proprio antropologica, priva di riferimenti culturali e religiosi, geografici e politici, e questa indeterminatezza non riguarda soltanto i russi e gli ucraini, considerando la comune frequentazione e mescolanza del mondo artificiale e informatico, in cui tutti viviamo.

Siamo tutti in bilico sulle frontiere della storia, proviamo il brivido della lama sottile che ci impedisce i movimenti, per timore di perdere l’integrità spirituale, prima ancora di quella territoriale. La guerra non si ferma, e pare al contrario estendersi all’infinito: le conferenze di pace e gli inviti alle trattative appaiono schermaglie prive di contenuto, dovute alle necessarie pause per il caldo torrido e la ricarica delle armi, per riprendere le offensive autunnali prima della nuova attesa invernale. C’è stanchezza e assuefazione allo stesso tempo, non ha più senso guardare i notiziari, che non fanno altro che moltiplicare la rabbia, l’ottusità e la depressione. Non c’è soluzione, ci può essere solo resurrezione, una rinascita umana dopo la vergognosa riduzione della rinascita religiosa al servizio della politica più disumana.

Uno dei pochi filosofi che seppe conservare l’eredità del pensiero religioso russo durante i decenni sovietici, Aleksej Losev, poco prima di morire scrisse nel 1982 un saggio sulla Estetica della rinascita, in cui riprendeva le intuizioni del grande teologo Pavel Florenskij, morto in lager nel 1937. Tra la “sottomissione a Dio” del medioevo e la “lotta con Dio” del nuovo tempo, due posizioni definite entrambe di “biopolitica teologica”, rimane soltanto il vero umanesimo, quello che crede in un Dio che vuole sperimentare l’umanità per farla rinascere da ogni distruzione, attraverso la purificazione del pentimento e la libera scelta del proprio destino

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 47 – IO CREDO IN DIO – IO CREDO IN UN SOLO DIO

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