"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2024 Pagina 112 di 236

🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Loading the player...

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Lunedì, 29 Luglio 2024

In diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

ROSARIO SERALE SU RADIO MARIA PER IL DONO DELLA PIOGGIA

DA QUESTA SERA FINO A CHE  NON PIOVERÀ RECITEREMO IL SANTO ROSARIO DELLE H. 20:25 e delle H. 23:50, AFFINCHÉ IL PADRE CELESTE CONCEDA IL DONO DELLA #PIOGGIA ALLE REGIONI CHE SOFFRONO PER LA #SICCITÀ

LA GRAVITA’ DEL PECCATO: PECCATO MORTALE E PECCATO VENIALE

Il peccato mortale separa l’uomo da Dio

Il peccato veniale ferisce ma non rompe il rapporto con Dio

Il peccato mortale richiede la materia grave, la piena avvertenza e il deliberato consenso

Il MONDO IN BILICO

Medio Oriente. Una situazione esplosiva

Città Europee: sotto il tiro dei missili nucleari russi

Guerra in Ucraina: il ministro degli esteri ucraino in Cina

Elezioni americane: l’effetto Harris potrebbe sgonfiarsi

IL VUOTO DI UNA CIVILTA’ SENZA DIO

Un paganesimo becero in mondovisione

Il mondo senza Dio non può avere un futuro

Questo è il momento di una innovata testimonianza cristiana

La Madonna sta preparando una rivoluzione inimmaginabile

BLOG:

La Madonna conferma la sua fiducia nella popolazione di Medjugorje


DAI UN MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA

DONANDO IL TUO 5 x1000: C.F. di R.M. 94023530150

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

La Madonna conferma la sua fiducia nella popolazione di Medjugorje

Carissimo Padre Livio,

grazie per il suo piacevole commento all’ultimo messaggio (25 Luglio 2024), come sempre ricco di reminiscenze del passato di Medjugorje. Mi piacerebbe però sapere per quale motivo lei ha cambiato una parola della traduzione italiana sostituendo “uomini” con “persone”. La cosa mi incuriosisce perché conosco la sua applicazione e precisione.

La saluto caramente!

Angela di Catania


Cara Angela,

innanzi tutto incominciamo col dire che la Madonna dà i messaggi in croato e non in italiano. Come è noto la traduzione in se stessa non è sempre una cosa facile e nel nostro caso viene fatta in una decina di lingue e in tempi piuttosto ristretti.

Per quanto riguarda la parola in questione (Ljude- Ljudi) il suo significato codificato dai vocabolari è “uomini”, “gente”, “persone”. D’altra parte basta andare su Google per accertarsi.

A mio avviso la Madonna nel suo messaggio ha fatto riferimento proprio alla popolazione di Medjugorje, dicendo di loro che sono persone di fede,  speranza e preghiera. E’ indubbiamente un prezioso incoraggiamento dopo le tirate di orecchio precedenti.

Per capire come sia stata “studiata” la parola usata della Madonna (Ljude) propongo questa riflessione tratta da un sito internet, nel quale fra l’altro risulta che  la parola in questione viene tradotta preferibilmente con “persone”:

“Il nome “Ljudi” è di origine slava e può essere trovato in paesi come Serbia, Croazia, Montenegro e Bosnia ed Erzegovina. Questo nome ha una lunga storia e un significato unico che è durato nel corso degli anni. In questo articolo esploreremo l’origine e il significato di “Ljudi” e la sua rilevanza nella cultura slava.

Origine del nome “Ljudi”

Il nome “Ljudi” affonda le sue radici nell’antica lingua slava, parlata dalle tribù slave dell’Europa orientale. Questo nome deriva dalla parola slava “ljub” che significa “amore” o “caro”, e “ljudi” che significa “popolo” o “persone”. Pertanto, il significato originale del nome “Ljudi” può essere interpretato come “amato dal popolo” o “amato dal popolo”.

Gli slavi avevano un forte legame con la natura e la comunità e i nomi che scelsero per i loro figli riflettevano il loro rapporto con l’ambiente. Il nome “Ljudi” è diventato un modo per onorare i membri amati della comunità e trasmettere un senso di appartenenza e amore reciproco.

Significato di “Ljudi” nella cultura slava

Nella cultura slava, i nomi avevano un significato profondo ed erano considerati una parte importante dell’identità personale. Il nome “Ljudi” era visto come simbolo di stima e di affetto verso la persona che lo portava, ed era considerato un onore essere chiamato in questo modo.

Gli slavi attribuivano grande valore alla famiglia e alla comunità e il nome “Ljudi” rifletteva l’importanza di mantenere forti legami con i propri cari e con la società in generale. Questo nome evocava sentimenti di amore e rispetto ed era associato alla gentilezza e alla generosità verso gli altri.

Varianti e popolarità di “Ljudi”

Nel corso degli anni, il nome “Ljudi” ha mantenuto la sua popolarità nei paesi slavi ed è rimasto una scelta comune per i genitori che cercano un nome dal significato profondo e tradizionale. Inoltre, esistono varianti di questo nome in diverse lingue slave, come “Ljudevit” in croato, “Ljudmila” in russo e “Liudvika” in lituano.

Sebbene “Ljudi” possa non essere così comune in altri paesi al di fuori dell’Europa orientale, il suo significato e le sue radici culturali lo rendono unico e significativo in qualsiasi parte del mondo. La globalizzazione ha portato i nomi slavi a diventare più conosciuti in tutto il mondo, il che ha contribuito alla crescente popolarità di “Ljudi” come opzione di nome per i ragazzi.

Personaggi famosi con il nome “Ljudi”

Molti individui hanno portato il nome “Ljudi” nel corso della storia e alcuni di loro si sono distinti in campi diversi e hanno lasciato il segno nella società. Tra loro c’è Ljudi Polika Oljaca, una rinomata artista serba nota per le sue opere e i suoi contributi alla cultura visiva. Anche lo scrittore sloveno Ljudi Knafelj, riconosciuto per la sua letteratura e le sue riflessioni sull’identità slovena.

Queste personalità hanno contribuito a rendere popolare il nome “Ljudi” e hanno dimostrato che questo nome può essere associato al successo, al talento e alla creatività. La sua eredità ha contribuito a rafforzare il significato di “Ljudi” nella società contemporanea e ha dimostrato che questo nome può essere una scelta potente e significativa per chiunque.

Conclusioni

In sintesi, il nome “Ljudi” ha un’origine antica e una ricca storia nella cultura slava. Il suo significato originale di “amato dalla gente” riflette l’importanza della connessione e dell’amore all’interno della società. Nel corso degli anni, “Ljudi” ha mantenuto la sua popolarità e rimane una scelta significativa per i genitori che cercano un nome con profonde radici culturali e significato simbolico.

L’influenza di personalità di spicco con questo nome ha contribuito a rafforzare la sua rilevanza nella società moderna e ha dimostrato che “Ljudi” può essere associato al successo, alla creatività e al contributo della cultura. In definitiva, il nome “Ljudi” continua a essere una parte importante del patrimonio slavo e un simbolo di amore, apprezzamento e appartenenza nella società contemporanea.”

(Sito: nomipropri.eu)

Cara Angela, se sei arrivata fino alla fine ti sarai resa conto con quale divina finezza la Madonna abbia usato la parola in questione per significare quanto ama i suoi cari figli che ha scelto.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Cerimonia di apertura delle Olimpiadi a Parigi: Il tripudio del paganesimo

Caro Padre

Ho visto in tv la cerimonia di apertura dei giochi Olimpici ( 26 Luglio 2024). Non saprei bene come definirla: forse una messa in scena di  generi trash e kitsch, di pessimo gusto anche artistico. O meglio, un misto tra un gay pride ed un sabba satanico, visto anche l’abbondanza di simbolismi demoniaci mostrati. Se la cerimonia di Atlanta 1996 passò alla storia per l’immagine toccante e commovente di un Cassius Clay malato di parkinson, che tutto tremante accendeva con la fiaccola il braciere olimpico, questa edizione di Parigi per cosa sarà ricordata? Per la testa mozzata di Maria Antonietta che canta un lugubre brano heavy metal?  Per la blasfema rappresentazione dell’Ultima Cena con Gesù e apostoli travestiti da drag queen?

 L’immagine in mondovisione dei vari Capi di Stato bagnati fradici, tra cui il nostro Mattarella, abbandonati senza riparo al diluvio che incombeva, mentre Messieur le Président se la rideva nell’unico palco al riparo, è stata poi senza dubbio una figuraccia di palta planetaria per tutta l’organizzazione.

L’unica soddisfazione che ho provato è stata vedere che il diluvio ha spento i fuochi d’artificio e annacquato le scenografie orgiastiche dei vari nani, ballerine, travestiti, saltimbanchi e giullari che in teoria avrebbero dovuto rappresentare la grandeur francese… dopo un’ora di diluvio sembravano tanti pulcini bagnati che ricordavano le superstiti sbandate truppe napoleoniche in ritirata dalla Russia…

Direi che anche il Cielo, con quel meteo inclemente, ha espresso sommessamente il suo giudizio..

Sono curioso di ascoltare il suo commento nel programma di domani.

La saluto caramente e la ringrazio per la sua instancabile opera di evangelizzazione attraverso questo strumento meraviglioso di Radio Maria, che lei ha fondato e che lei dirige ancora con mano fermissima e fedeltà incondizionata a Maria e al magistero della Chiesa. Coraggio: nonostante la sua non più verde età penso dovrà ancora sobbarcarsi l’onere e l’onore di un generale che ci guida, noi soldati semplici delle legioni mariane, nella inevitabile e vittoriosa battaglia che ci aspetta, prima del meritato eterno riposo.

 Eugenio da Dronero (Cn)


Caro Eugenio,

lo spettacolo della inaugurazione delle Olimpiadi ha impressionato molti cristiani nel constatare il fatto innegabile che l’Occidente, in particolare l’Europa, non solo si è liberato del Cristianesimo, ma ha già incominciato a irriderlo e a disprezzarlo e forse presto  passerà alla persecuzione.

Questo però lo ha anticipato la Regina della pace, quando ha detto che siamo diventati pagani.

In tutto l’arco di tempo della sua presenza la Madonna si è adoperata per risvegliare la fede che si stava rapidamente eclissando. Il processo è stato veloce e quasi inarrestabile.

Tuttavia la Madonna, con la sua  lunga presenza a Medjugorje, con apparizioni quotidiane e una evangelizzazione  costante e capillare,  ha impedito il crollo della fede, creando un po’ ovunque delle minoranza tenaci e coraggiose che fanno ben sperare.

La Madonna nei suoi messaggi è in primo luogo preoccupata che queste schiere militanti, che sta suscitando, siano attive e vigorose, nella preghiera e nelle opere, senza farsi impressionare dell’arroganza di satana che si illude di trionfare.

Noi dobbiamo restare concentrati sul piano di Maria, cercando di esserne  gli interpreti fedeli e decisi, senza farsi impressionare dalla prosopopea del principe delle tenebre, destinato a sgonfiarsi ogni volta che trova un vero cristiano.

Le cronache ci dicono che in Francia, nella notte del sabato santo, sono stati  battezzata migliaia di cristiani, molto più  dell’anno precedente e questa  spiega la rabbia di satana e le sue pagliacciate  lungo le rive della Senna.

(Secondo i dati della Conferenza episcopale francese, nel 2024 sono stati battezzati 7135 catecumeni adulti, il che costituisce un aumento del 30% rispetto all’anno scorso, quando furono 5463. E nel 36% dei casi i nuovi battezzati hanno tra i 18 e i 25 anni).

Perciò non lasciamoci impressionare dai fuochi d’artificio dell’impero delle tenebre, che ha i giorni contati e che sta marcendo nel suo putridume dorato.

Noi, figli di Maria, facciamoci guidare dalla fierezza di esser suoi! Armiamoci con la Croce e con la Corona del Rosario e combattiamo la santa battaglia della fede, della speranza e della carità.

Che tristezza rimanere impantanati nella palude del calcolo e della mediocrità e sentire la condanna di Cristo, al termine di una vita fallimentare!

Questa è l’ora dell’impero delle tenebre, ma è soprattutto l’ora di Maria ed è quindi anche la nostra  ora.

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 55 – DIO E’ VERITA’ E AMORE

Loading the player...

INVITO ALLA PREGHIERA PER IL DONO DELLA PIOGGIA

🙏DA QUESTA SERA FINO A CHE NON PIOVERÀ RECITEREMO IL SANTO ROSARIO DELLE H. 20.25 e delle H. 23.50, AFFINCHÉ IL PADRE CELESTE CONCEDA IL DONO DELLA #PIOGGIA ALLE REGIONI CHE SOFFRONO PER LA #SICCITÀ 

Puoi sintonizzarti su Radio Maria cliccando il pulsante in alto a sinistra: Ascolta la diretta

DALLA CAPPELLINA DI RADIO MARIA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

Le speranze (cinesi) dell’Ucraina

La guerra non finirà a breve, ma l’arrivo dell’estate fa ripartire le trattative. In attesa del voto americano, il viaggio del ministro ucraino Kuleba a Pechino fa capire quale sia la pista da seguire

Stefano Caprio –Tempi  – 25/07/2024 –

Dopo due anni e mezzo di guerra, il ministro degli esteri di Kiev, Dmytro Kuleba, si è recato per la prima volta a Pechino per un lungo colloquio di tre giorni con il capo della diplomazia cinese Wang Yi, la figura cinese più autorevole dopo Xi Jinping, un evento a suo modo veramente straordinario, che sembra avvicinare la possibilità della fine di un conflitto estenuante non solo per la Russia e l’Ucraina, ma per l’intero quadro geopolitico mondiale.

Gli ultimi due mesi sono del resto stati segnati da tentativi contraddittori di iniziare trattative di pace a vari livelli, dalla conferenza di pace in Svizzera alla missione originale di Viktor Orban, il leader ungherese che da presidente di turno dell’Unione europea si è preso la libertà di ergersi a mediatore internazionale, senza essere sostenuto da nessuno, con un valzer tra Mosca, Pechino e Washington simile a quello del cardinale Zuppi dello scorso anno, quasi fosse il “cardinale europeo” in missione per conto di Dio.

, 24 luglio 2024 (Ansa)

Fattori bellici, economici e atmosferici

Tutte queste iniziative sono allo stesso sorprendenti e prevedibili; da un lato nessuno si illude che ci siano le condizioni per un vero confronto tra Mosca e Kiev, che non si smuovono comunque dalle proprie posizioni sul possesso dei territori, dall’altro era evidente che dopo l’esaurimento di fanti e munizioni delle offensive reciproche di primavera, l’estate sarebbe stata la fase delle pause di ripensamento e discussione su possibili armistizi e confronti.

La Russia ha approfittato per guadagnare terreno tra marzo e aprile, dopo il disgelo invernale, grazie alle indecisioni occidentali sulle forniture di armi all’Ucraina, che a sua volta ha ripreso l’iniziativa appena arrivati missili e aerei per impedire ai russi di godersi l’estate sulle spiagge della Crimea. Tutto è tornato ai livelli dello scorso anno, dopo la riconquista di Kherson da parte degli ucraini, quando il fiume Dnipro ha segnato il confine tra “ucraina di destra e ucraina di sinistra” come era stato stabilito nel trattato della “pace eterna” del 1682 tra Russia e Polonia, la prima volta che venne usato ufficialmente il termine “ucraina”, cioè “confine”, nella storia della divisione tra la Russia d’Oriente e quella d’Occidente.

A determinare le dinamiche sono tanti fattori bellici, economici e atmosferici; il presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko ha dichiarato che “non si può fare la guerra sopra i 30 gradi”, e il mese di luglio è quello più caldo a queste latitudini, in attesa delle prime avvisaglie d’autunno in agosto. Ed è anche il periodo della grande “guerra elettorale” mondiale, con i contradditori risultati delle consultazioni in Europa, Francia e Inghilterra e perfino in Iran, dopo l’improvvisa e tragica morte del presidente Ebrahim Raisi e la sua sostituzione con il “riformatore” Masoud Pezeshkyan. A scanso di equivoci, i russi si sono affrettati a riscrivere il testo dell’accordo di “partenariato globale” con Teheran, che dovrebbe essere firmato nei prossimi giorni, e hanno intensificato nelle ultime settimane le relazioni “fraterne” con la Corea del nord, dove vengono inviate in questi giorni frotte di giovani a campi di svago e allenamento patriottico.

Aspettando novembre

Soprattutto a tenere banco sono le vicende preelettorali degli Stati Uniti, con le sorprendenti vicende della “salvezza divina” di Donald Trump dalle pallottole nemiche e della tanto attesa sostituzione di Joe Biden con Kamala Harris, che sparigliano il gioco anche tra russi e ucraini, non riuscendo a capire chi dei candidati sia più favorevole agli uni e agli altri.

Del resto, le elezioni americane coincideranno con le feste russe di inizio del periodo invernale: il 4 novembre a Mosca si celebra la giornata dell’Unità Nazionale che ricorda la vittoria sugli invasori polacchi del 1612, dopo che il falso erede dello zar, l’impostore e traditore Griša Otrepev, che aveva messo piede nel Cremlino insieme alla moglie polacca e ai suoi direttori spirituali gesuiti, fu sparato dalla bocca di un cannone in direzione dell’Occidente, mentre veniva eretto davanti alla torre Spasskaja sulla piazza Rossa il monumento agli eroi nazionali Kuz’ma Minin e Dmitrij Požarskij, che avevano radunato l’esercito dei volontari contro gli invasori del tempo dei “Torbidi” a cui oggi la Russia ritorna.

Le feste novembrine segnano appunto l’inizio delle gelate, e i russi sperano in una vittoria convincente di Donald Trump, che da queste parti gode di grandi favori per le sue posizioni in difesa della sovranità e dei “valori tradizionali”, le colonne della politica putiniana. Quando vinse nel 2018, i deputati della Duma di Mosca si alzarono in piedi per un fragoroso applauso, e ora vengono solleticati dalle promesse del tycoon di “porre fine alla guerra in pochi giorni”, come ha confermato il suo amico Orban dopo la visita nei giorni scorsi.

Questo vorrebbe dire comunque il riconoscimento delle regioni occupate, dalla Crimea al Donbass, ciò che permetterebbe ai russi di cantare vittoria, in sintonia con la memoria della festa dei Torbidi. Nessuno del resto, tra le varianti in discussione, pensa che sia possibile fermare le cannonate e le piogge di droni, che continuano a mietere vittime civili anche tra i bambini, costringendo i russi a ritirarsi dietro le frontiere del 1992, e perfino gli ucraini cominciano a ipotizzare un referendum sulla cessione di parte dei territori, come ha detto in questi giorni il sindaco di Kiev, l’ex-pugile Vitalij Kličko.

Washington e Pechino

La guerra tra Russia e Ucraina non finirà comunque in pochi giorni, anche se è auspicabile una tregua dagli scontri più violenti entro la fine dell’anno. In questi territori ci si azzuffa almeno dal 1300, mettendo in gioco le etnie e le culture di entrambi i mondi dell’Eurasia. Il Cremlino sta convertendo l’intera economia del Paese secondo i criteri della guerra fredda dei tempi sovietici, cercando di mantenersi in equilibrio tra inflazione e conversione militare, esportazioni orientali e sfruttamento dei Paesi “amichevoli” in tutto il mondo, preparandosi comunque a un mondo “multipolare” basato sul conflitto permanente.

L’Ucraina, già teatro nei secoli passati di divisioni territoriali tra Polonia, Prussia, Austria e Russia, oggi si orienta sempre di più all’Europa e all’intero mondo occidentale, mentre la Russia diventa inevitabilmente un vassallo economico e geopolitico della Cina, che sta ancora cercando di orientarsi per capire bene come trarre dalla situazione il massimo vantaggio, e non a caso il viaggio di Kuleba appare come la vera trattativa da affrontare. Anche i Paesi dell’Asia centrale e del Caucaso, i più vicini alle zone di guerra, sono particolarmente coinvolti dalle prospettive che scaturiscono dalla combinazione di conflitti e sanzioni, che indirizzano il commercio mondiale sul Corridoio di Mezzo tra Asia e Europa, in aggiramento alla Russia. C’è molto da discutere, a Pechino e a Washington più ancora che a Mosca e a Kiev, e ogni Paese dell’Europa e del mondo intero deve chiedersi quale sarà il proprio destino negli anni futuri.

Il putinismo oltre Putin

di Stefano Caprio – Asia News – 28 Luglio 2024

Il russo medio non sostiene questa impostazione, ma non sa come contrastarla, e guarda con terrore agli esiti della guerra: la sconfitta getterebbe tutti nel panico, ma anche una vittoria rischierebbe di destabilizzare le relazioni sociali, non sapendo che cosa potrebbe accadere “dopo”, qualunque sia l’esito delle vicende in corso.

Ci sono almeno tre teorie per spiegare come mai la Russia, in un modo o nell’altro, finisca sempre per entrare in conflitto con il mondo intero. La prima è quella del “ritardo storico”, dovuto all’essersi formata come Stato europeo solo alla fine del primo millennio, e aver subito in seguito due secoli di “giogo tartaro” tra il 1200 e il 1400, non riuscendo ad adeguarsi alla modernità. La seconda teoria, più di orientamento “slavofilo”, è che la Russia abbia una propria civiltà originale da sviluppare, che è sempre stata contrastata dai nemici di Oriente e Occidente, e quindi non è mai riuscita ad esprimersi compiutamente. Infine, si dà tutta la colpa alla sfortuna di aver avuto quasi sempre dei leader inadeguati, o per squilibri mentali o per debolezze insuperabili, cosa in parte certamente vera. Le tre teorie, del resto, sono complementari e ampiamente dimostrabili con gli eventi della storia russa.

Queste spiegazioni si adattano in buona parte anche alla Russia di Putin, scaturita dal ritardo storico di un sistema sclerotizzato e in affanno rispetto al mondo “civilizzato” com’era l’Unione Sovietica, dall’essere stata narcotizzata dal totalitarismo comunista e aver cercato poi di ritrovare la propria anima in mezzo a mille contraddizioni, e aver dovuto subire le riforme inefficaci di Mikhail Gorbačev e Boris Eltsin, per ritrovarsi con una figura priva di qualità e in preda a una deriva come Vladimir Putin.

Siamo dunque punto a capo, con una Russia che ha mandato all’aria gli sforzi di un trentennio, e si ritrova a dover reinventare sé stessa sotto la guida di uno zar debilitato e delegittimato a livello internazionale, come era accaduto con altre figure del passato antico e recente. È proprio il caso di dire che Putin ha sparato tutte le sue cartucce, e ora trascina un’idea di guerra mondiale con ben poche speranze di ottenere qualche risultato, se non quello di chinarsi al vassallaggio della Cina e alla compagnia improbabile di partner internazionali come l’Iran e la Corea del nord. Le confuse immagini di trattative di pace di queste ultime settimane, dalla Svizzera all’Ungheria passando di nuovo per Pechino, dipendono da fattori esterni su cui Mosca non ha in realtà un’influenza decisiva, nonostante tutti i suoi sforzi di propaganda esterna, come le prossime elezioni americane che coincideranno con la grande festa nazionale russa dell’Unità Popolare del 4 novembre, la fine dei Torbidi in cui il Cremlino era quasi finito in mano agli odiati polacchi e ai loro alleati interni, gli avi degli “agenti stranieri” di oggi.

Il viaggio di Putin a Pyongyang dello scorso 18 giugno è l’immagine più significativa delle condizioni in cui si trova oggi la Russia, trovando in uno dei Paesi più refrattari del mondo l’unica vera compagnia, tanto che in questi giorni gli studenti russi affollano i campi di “vacanza rieducativa” dei nord-coreani per allenarsi al patriottismo cieco e militante. Si è avverata la profezia del “grande leader” Kim Il-sung, nonno dell’attuale presidente Kim Jong-un, che nel 1950 divorziò dall’Unione Sovietica proclamando la “autonomia del corpo”, un principio di tante forme asiatiche di spiritualità: oggi è la Russia a doversi sostenere da sola, cercando l’equilibrio delle proprie forze, esaltando i cosiddetti “valori tradizionali morali e spirituali”.

Fino a due anni fa, prima dell’inizio della guerra in Ucraina, la Russia era tutt’altro che un Paese isolato e autonomo, anzi era molto integrato nell’economia mondiale e in tutto dipendente dai rapporti con l’estero, in particolare con l’Occidente, nel colossale scambio di risorse soprattutto energetiche e tecnologiche, che ora si è completamente interrotto. Grazie a questi rapporti passati, la Russia si ritrova ancora in uno stato di relativo benessere, certamente al di sopra della media mondiale, e sempre dipendente dall’import-export, che ora cerca affannosamente di ri-orientare sui mercati asiatici; rimane comunque dipendente dall’estero, non avendo le forze e le capacità di reggersi su una vera economia autarchica, che del resto sarebbe una completa follia nel mondo globalizzato. Il segnale evidente di questa impotenza è la crescita inarrestabile dell’inflazione, dovuta agli squilibri di una bilancia estera commerciale impossibile da riassestare ai livelli dei decenni passati.

La Russia non può veramente separarsi dal resto del mondo, soltanto diventa sempre più difficile trovare veramente la sua collocazione: per le importazioni dipende dalla Cina, nell’export rimane legata ai prezzi del petrolio, che sono sempre meno convenienti per Mosca. Per affrontare le sfide del futuro, il regime putiniano per ora riesce soltanto a illudere la popolazione che “niente cambia”, si trovano altre vie per mantenere l’attuale livello di vita, ma rischia di andare incontro a una progressiva degenerazione, se non a un completo fallimento. Il sistema viene ormai definito il “putinismo militante a lungo termine”, che determinerà il futuro del Paese ben al di là delle capacità e della durata del suo leader; è una visione del mondo senza ritorno, che si proietta sull’immagine di un mondo in cui la Russia è schiacciata dalla sua stessa ideologia “multipolare”. C’è un polo occidentale e uno orientale, la Russia rimane tra l’incudine e il martello, e nessuno ha interesse a tirarla fuori da questo vicolo cieco.

Il problema è che quando Putin ha deciso l’invasione dell’Ucraina, sostenuto da una casta di fedelissimi, in realtà alla guerra non erano pronti né la società russa e neanche le élite, tanto meno l’economia e la stessa macchina bellica. Ora il regime si è adattato a questa sfida inattesa prodotta al suo interno, soffocando ogni protesta e ogni incertezza, e si è stabilizzato in una condizione ormai quasi impossibile da scardinare. È una stabilità al ribasso, che può soltanto cercare di compensare le sue crescenti debolezze. Il putinismo si proietta oltre Putin non per vero sostegno e neppure per vera opposizione, ma per un adattamento a una condizione senza più alternative. La Russia ha il problema di conservare sé stessa, nella guerra permanente e nel blocco delle sanzioni, nelle relazioni con Paesi del tutto estranei alla sua natura e alla sua cultura; ha bisogno della guerra come unica forma di relazione con l’esterno e con la sua stessa popolazione, non c’è più alcun compromesso o trattativa da discutere. Se Putin dovesse morire domani, non sorgerebbe dal nulla alcun nuovo leader per proclamare la fine delle ostilità, e riallacciare le relazioni con l’Occidente.

Quando non rimane più nulla, la Russia si arrocca nel patriottismo più integrale e fanatico, eredità del suo multiforme passato imperiale, e questo fatica ad essere compensato dall’ansia della modernizzazione, di “non rimanere indietro” una volta ancora rispetto al resto del mondo. Il russo medio non sostiene questa impostazione, ma non sa come contrastarla, e guarda con terrore agli esiti della guerra: la sconfitta getterebbe tutti nel panico, ma anche una vittoria rischierebbe di destabilizzare le relazioni sociali, non sapendo che cosa potrebbe accadere “dopo”, qualunque sia l’esito delle vicende in corso. Se apriamo di nuovo il Paese agli occidentali, ecco che si approprieranno ancora di tutte le risorse; se rimaniamo dietro la nuova cortina di ferro, non riusciremo a stare al passo del progresso tecnologico, e nessuno ci darà più una mano.

Il sistema sovietico aveva avuto una parabola simile, dall’isolamento al tentativo di raggiungere il livello degli avversari, e questo lo ha distrutto definitivamente. La forza dell’impero si basava spesso sulle fasi critiche dello stesso Occidente, nei periodi di guerre e rivoluzioni, mentre la Russia cercava di mostrare la sua stabilità e serenità interiore. Questo è un altro dei concetti fondamentali del putinismo: noi stiamo bene, ci godiamo le nostre tradizioni e la nostra purezza ortodossa, mentre “quel mondo degradato” sta perdendo la sua identità e la sua presunta superiorità. E in effetti, la svolta bellica e imperialista della Russia coincide oggi con una profonda crisi della democrazia occidentale.

Un sondaggio di Sistema tra esperti e politologi russi, americani e di altra provenienza conferma che il putinismo durerà a lungo anche dopo Putin, a meno che non avvengano catastrofi anche superiori alla sconfitta della guerra in Ucraina, come l’esplosione di una centrale nucleare o un crollo dell’economia cinese. L’unica variante scartata da tutti è quella di un cambio di regime dopo elezioni oneste e aperte a una vera concorrenza, ciò che sembra del tutto improbabile per la Russia, ma non è tanto sicuro ormai neppure in Occidente.

BUONA DOMENICA

DOMENICA 17.MA DEL TEMPO ORDINARIO (B)

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

Oggi la pagina del vangelo dell’apostolo Giovanni ci propone uno dei miracoli più significatici compiuti da Gesù. Esaminiamo innanzi tutto quello che è accaduto e che tutti e quattro i vangeli ci raccontano con dovizia di particolari.

Gesù è seguito da una enorme folla per la sapienza della sua predicazione e per i segni che compiva, guarendo i malati e cacciando i demoni. Mai si erano visti eventi del genere in tutta la Storia della salvezza.

La folla è instancabile nel seguire Gesù fino a rimaner senza mangiare. Gesù ha compassione di questa gente e decide di sfamarla. Tuttavia non compie il miracolo senza il loro contributo.

Andrea, fratello d Pietro, gli porta un ragazzetto che ha cinque pani e due pesci. Ma “che cosa è questo per tanta gente”?

A Gesù basta questo piccolo contributo, fa seder la gente, prende i cinque pani e i due pesci, rende grazie e li distribuisce a tutti, quanti ne volevano.

Poi fa raccogliere dai discepoli i pezzi avanzati con i quali riempiono 12 canestri. La folla, contando soli gli uomini, era di cinquemila persone.

Qui ci sono migliaia di testimoni oculari che hanno visto e hanno mangiato, ci sono gli apostoli e i discepoli, ci sono pure due degli autori dei quattro racconti del vangelo: Matteo e Giovanni.

Perché allor ci sono quelli che si sbizzarriscono a negare la realtà del miracolo? Il motivo è molto semplice: non credono ai miracoli e non credono neppure che Gesù è Dio. San Pio X li ha chiamati “la peste modernista.”

Questo miracolo però non è fine a se stesso, ma ne anticipa uno ancora più grande, quello dell’Eucaristia dove, per le parole del sacerdote, Gesù sfama innumerevole persone col suo Corpo, Sangue Anima e Divinità.

Se veramente avessimo fede le Chiese alla Domenica sarebbero piene. Invece sono semivuote perché abbiamo perso la fede. Ma senza fede non possiamo salvarci. Bisogna pensarci finché siamo in tempo. E’ una cosa tremendamente seria.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,1-15
 
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
 
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
 
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
 
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
 
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
 
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Parola del Signore

Pagina 112 di 236

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy