"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2024 Pagina 110 di 236

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’accecamento dei “risvegliati”

Cari amici, una delle presunzioni del mondo contemporaneo è quella di credere di essere il mondo dei “risvegliati” o degli “illuminati”. Nelle scuole francesi, ad esempio, si insegna il gender e la cultura dominante “woke”, una parola inglese che significa “risvegliato”. Quest’espressione rivela qual è la presunzione del mondo contemporaneo, il quale ha abbandonato il Cristianesimo nella convinzione che esso sia una fase retrograda dell’umanità, una fase dell’ignoranza.

Quest’ignoranza, del Cristianesimo in generale, consiste in questo fenomeno europeo e occidentale, molto radicato: woke. Vuol dire essersi risvegliati da una specie di sonno dall’intelligenza o di accecamento, a causa del quale pensavamo che Dio esistesse. Non solo il Cristianesimo ma tutta la Storia dell’umanità ha vissuto nella convinzione che esista un Dio – nelle varie culture e popoli di tutti i tempi – poiché l’atteggiamento alla trascendenza è comune alla natura umana in quanto tale.

Gli autori e gli studiosi delle religioni affermano che l’intuizione di un Essere supremo è presente nelle varie religioni e in tante forme di paganesimo. Con l’intelligenza umana – sia pure indebolita dal peccato originale – è possibile arrivare alla dimostrazione che esiste una Creatore partendo dalle creature. Se guardiamo al passato, la Storia umana ha avuto rappresentanti di prima classe e dei veri e propri geni che si sono distinti in vari campi – religioso, teologico, filosofo e di tutte le scienze umane – affermando l’esistenza di Dio. Secondo la cultura “woke”, essi hanno ingannato l’uomo, deviandolo sulla via di una dipendenza. Tutti i sapienti anche pagani – greci, romani, indù ecc. – nel percorso dell’intelligenza umana verso l’Assoluto, hanno espresso forme d’ignoranza, di degrado, di deviazione dell’intelligenza umana. Tutti i personaggi della Storia umana – come Platone e soprattutto Gesù e tutti i profeti – sarebbero tutte persone deviate e che non hanno capito quello che invece gli attuali hanno compreso.

I geni attuali – cresciuti nelle università dell’Occidente – hanno compreso che non è Dio che ha creato l’uomo ma, al contrario, è l’uomo che ha creato Dio perché ancora non era abbastanza sviluppato con la mente. La loro verità è che noi siamo al posto di Dio. Perciò tutto il passato deve essere cancellato, in quanto retrogrado e superato di persone ignoranti.

Lo scenario a cui abbiamo assistito durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2024, è tipico della cultura woke che irride il passato. Il presente, invece, è pieno di consapevolezza e luminosità. Secondo questa logica, il Cenacolo di Leonardo da Vinci è qualcosa da rigettare e ripudiare, perché la “vera cena” sarebbe quella presentata sulla Senna, dalla cosiddetta umanità illuminata, cresciuta e matura. Noi cristiani siamo persone miti, non ci siamo stracciati le vesti, ma un sentimento di compatimento l’abbiamo provato.

Loro – “illuminati” – affermano che siamo accecati, siamo da medioevo, superati e dobbiamo aggiornarci. Noi ribattiamo con carità e verità, affermando che sono loro i veri accecati, non vedono quanto sono degradati, a che livello hanno trascinato se stessi e la generazione contemporanea, mancando del senso della vergogna.

Dobbiamo essere fieri della nostra identità cristiana, perché non siamo così sciocchi. La superbia è una forma di stupidità, fa sì che un granellino di polvere come l’uomo si proclami Dio dell’universo. Noi cristiani dobbiamo essere umili perché sappiamo che Dio esiste da molto prima che noi fossimo e ci sarà anche dopo. L’esistenza di Dio non la toglie nessuno, come il sole quando le nuvole si mettono davanti per oscurarlo, ma è sempre presente. Come cristiani dobbiamo avere questa consapevolezza che il Signore esiste, che la Sua luce di verità ci illumina. Sappiamo – attraverso la luce della fede che viene data alle anime umili – che Lui c’è e noi siamo Sue creature. Conosciamo il senso della vita, l’orientamento ad essa, chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. I woke risvegliati non sanno nulla, sono accecati e hanno la presunzione di vedere. Cadranno nella fossa perché, essendo ciechi presumono di vedere.

Prima di scrivere il Terzo Segreto per poi inviarlo al suo Vescovo, Suor Lucia scrisse una visione che ebbe prima del Segreto. In questa visione c’è un’espressione molto forte che viene dall’Alto, dalla luce di Dio, che dà il giudizio su questa umanità, su queste generazioni imbevuto di cultura woke. Scrisse che un raggio di luce dal trono di Dio colpisce l’ asse terrestre e la terra trema, straripano gli oceani, crollano i monti, trascinano in un vortice tremendo tutte le anime che dormono nel sonno della morte. Coloro che credono nella cultura woke, dormono nel sonno della morte eterna.

È vicino il momento in cui tutti dovranno professare, all’appello nel tempo dei Segreti, il loro “Credo”. Vedremo se queste anime dormienti riusciranno a svegliarsi, diversamente sarà duro sentirsi condannati all’inferno. E’ uno dei primi Messaggi di Medjugorje della Regina della pace: «Svegliatevi dal sonno stanco della vostra anima e dite a Dio con tutta la forza “sì”» (25 marzo 2001).

Siamo in tempi in cui abbiamo voluto relegare Dio fuori dalla Storia e dalla nostra vita. Ma, nonostante ciò, Dio sta ritornando con forza, mettendo ognuno con le spalle al muro chiedendogli: “Mi riconosci o mi rifiuti?”. È necessario il suo arrivo perché Lui è il Signore e non vi è altro Dio al di fuori di Lui.

Coloro che dicono di essere risvegliati, in realtà sono accecati e proseguono inesorabilmente verso la “morte” nel tempo e nell’eternità. Questa è la sorte di quei tralci che volontariamente si staccano dall’unica vite che è Cristo, la Via, la Verità e la Vita.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA 

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA 

Mercoledì, 31 Luglio 2024

In diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

L’ACCECAMENTO DEI “RISVEGLIATI”

La fede cristiana è l’unica luce vera

Il rifiuto della fede produce l’accecamento

L’accecamento produce la “morte”

L’EUROPA PAGANA NON VEDE I PERICOLI CHE INCOMBONO

Il male è una realtà rivelata dal cristianesimo

L’Europa pagana è sull’orlo della catastrofe ma non se ne accorge

Un editoriale di Ernesto Galli della Loggia – Corriere della Sera – 31 luglio 2024

IL TEMPO DEI SEGRETI IMPONE UNA SCELTA

Medjugorje è più che mai emarginata e osteggiata

Impaurisce la grandiosità dell’evento

Si salverà solo chi segue l’Inviata di Dio

BLOG

La serva di Dio Luisa Piccarreta : le Virtù teologali


DAI UN MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA

 DONANDO IL TUO 5 x1000: C.F. di R.M. 94023530150

LA REALTA’ CHE SFUGGE ALL’EUROPA

di Ernesto Galli della Loggia| 30 luglio 2024 – Corriere della Sera – 31 Luglio 2024

Manca il realismo. E nell’occidente non c’è consapevolezza delle minacce

Tempi difficili attendono l’Europa, quell’Europa che insieme agli Stati Uniti è il cuore dell’Occidente. Ogni giorno nei confronti di questo Occidente cresce l’ostilità dei vecchi e dei nuovi giganti del potere mondiale, Russia e Cina in prima fila. Un’ostilità che alimenta pericoli e sfide di ogni tipo a cui trovare una risposta non è facile.

Ma non lo è specialmente a causa di un dato inedito: la mancanza di realismo che domina gran parte dell’opinione pubblica e delle classi dirigenti dei Paesi occidentali, che caratterizza complessivamente il loro orientamento culturale. È una quasi istintiva mancanza di senso della realtà che impedisce la consapevolezza stessa della vastità e della varietà delle minacce che incombono. È il rifiuto di valutare l’effettiva natura dei pericoli, di considerare, ad esempio, le autentiche intenzioni ostili degli attori della scena internazionale, e di prendere quindi le contromisure del caso. 

Ogni volta, di fronte all’eventualità di reagire tende a prevalere il «meglio aspettare», lo «stiamo a vedere», il «facciamo attenzione a non peggiorare le cose», «perché non lasciar fare alla diplomazia?». E quando pure alla fine una reazione in qualche modo arriva, allora dalla gran massa dell’opinione pubblica si leva il coro del not in my name, delle dissociazioni preoccupate o delle inferocite prese di distanze. Un’istintiva opzione di arrendevolezza pervade le nostre reazioni agli eventi che il mondo ci scaraventa addosso.

Il fatto è che ormai l’Europa sembra non riuscire più a pensare il Negativo. Che il Male, l’Avversario siano divenuti per lei dimensioni emotivamente insopportabili e intellettualmente inconcepibili. E di conseguenza che anche il conflitto e la sua massima espressione, la guerra, rappresentino dimensioni ormai impossibili da pensare e quindi da accettare. Ma in tal modo è per l’appunto la realtà che finisce per essere espulsa di fatto dal campo del pensiero e dell’esperienza. A insidiare ulteriormente il senso di realtà ci pensa, sul versante del discorso pubblico accreditato, l’apparato degli interdetti imposti dal «politicamente corretto»: il timore delle nostre società di non essere mai abbastanza obbedienti a certe prescrizioni, mai abbastanza green, mai abbastanza preoccupate del clima, mai abbastanza gender friendly, e quindi sempre pronte a varare norme di una tale astrattezza da sortire effetti nulli o addirittura opposti a quelli voluti.

Ma a che cosa si deve questa pervadente assenza di realismo nella nostra cultura pubblica? Questa irresistibile tendenza a non vedere e a non pensare il mondo com’è, ma a raffigurarcene uno come dovrebbe essere o meglio come noi vorremmo che fosse?
Siamo qui di fronte, a me pare, agli effetti di una frattura drammatica prodottasi negli ultimi decenni nell’ambito della formazione personale degli individui e della sfera educativa delle società occidentali. Ovverossia al venir meno di due elementi essenziali che erano presenti in entrambe da secoli: il Cristianesimo e la conoscenza della storia.

La cultura cristiana, con al centro l’idea del peccato originale, cioè dell’esistenza in ogni essere umano di un fondo oscuro predisposto al male, esorcizzabile ma sempre pronto a riaffiorare, la cultura cristiana, dicevo, ha sempre rappresentato una raffigurazione simbolicamente potentissima della presenza del Negativo sulla scena del mondo. E dunque una messa in guardia preziosa contro ogni illusione ottimistica, un implicito invito a non nutrire facili speranze, a un sano scetticismo contro l’ipotesi che il mondo faccia abitualmente spazio alle buone intenzioni, a vigilare su ogni utopismo ideologico. Non è certo un caso se, fintanto che ha contato qualcosa, la Chiesa di Roma sia sempre stata maestra insuperabile di un avveduto realismo.

E poi la storia: il primo e più importante nutrimento della politica, di chi voglia conoscerne la realtà vera al di là delle illusioni. E infatti le classi politiche e i loro capi che un tempo fecero grande l’Europa e più recentemente l’hanno salvata dal naufragio — penso a uomini come Churchill o De Gaulle — hanno sempre nutrito la propria azione di una vasta e profonda conoscenza storica. Sapere delle vicende del passato, apprenderne lo svolgimento dalle pagine dei grandi narratori che le hanno meditate e ce le hanno trasmesse — da Tucidide a Tacito, a Machiavelli a Gibbon (dicono ancora qualcosa questi nomi a chi siede oggi a Montecitorio o a Bruxelles?) — costituisce una scuola essenziale per conoscere il mondo com’è e non come ci piacerebbe che fosse. Per conoscere che cosa realmente muove le passioni degli individui e delle folle, la differenza tra le mode di un giorno e gli interessi permanenti di una società, per intendere che cosa voglia dire la libertà.

Ma una volta ridotto a ben poco il Cristianesimo delle masse per effetto della secolarizzazione e quasi cancellato nella formazione delle élite, una volta più o meno espulsa la storia dai suoi programmi d’istruzione a favore dell’economia e della sociologia, l’Europa è rimasta priva di due strumenti intellettualmente formidabili per conoscere e comprendere la realtà negativa del mondo. E dunque facile preda dell’idea che comunque ci attende il progresso assicuratoci, si dice, dalle sempre nuove conquiste della tecnica. Non importa molto, dopotutto, se realizzate nei laboratori di Pechino, di San Pietroburgo o magari di Pyongyang.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

La Serva di Dio Luisa Piccarreta: Le tre virtù teologali

Ave Maria padre Livio, Gesù prepara Luisa a rinnovare lo Sposalizio mistico, in Cielo, sancito dalla SS. Trinità. Perciò le parla delle tre virtù teologali.

Grazie ! Massimo

La Fede

“Una mattina – era la vigilia della Natività di Maria SS.– il mio sempre benigno Gesù venne Lui stesso a dispormi. Non faceva che andare e venire continuamente, ed ora mi parlava della fede, e mi lasciava, ed io mi sentivo infondere nell’anima una vita di fede.

L’anima mia, grossolana quale me la sentivo prima, ora, dietro il parlare di Gesù, me la sentivo leggerissima, in modo da penetrare in Dio; e ora miravo la sua potenza, ora la santità, ora la bontà ed altro, e l’anima mia restava stupefatta. In un mare di stupore dicevo: “Potente Iddio, quale potenza innanzi a Te non resta disfatta? Santità immensa di Dio, quale altra santità, per quanto sublime fosse, ardirà comparire al tuo cospetto?”.

Poi mi sentivo scendere in me stessa e vedevo il mio nulla, la nullità delle cose terrene, come tutto è niente innanzi a Dio; io mi vedevo come un piccolo verme, tutto pieno di polvere, che mi arrampicavo per dare qualche passo e che per distruggermi non ci voleva altro che uno che mi mettesse il piede sopra, e già sarei disfatta. Quindi, vedendomi così brutta, quasi non ardivo di andare a Dio, ma si faceva innanzi alla mia mente la sua Bontà e mi sentivo attirare come da una calamita per andare a Lui, e dicevo tra me: “Se è Santo, è pure Misericordioso; se è Potente, contiene anche in Sé piena e somma Bontà”.

Mi pareva che la Bontà lo circondasse da fuori, lo inondasse dal di dentro; quando miravo la bontà di Dio mi pareva che sorpassasse tutti gli altri attributi, ma poi, mirando gli altri, li vedevo tutti eguali in sé stessi, immensi, immensurabili ed incomprensibili all’umana natura.

La Speranza

Mentre l’anima mia stava in questo stato, Gesù ritornava e parlava della speranza. Ricordo qualche cosa in modo confuso, perché dopo tanto tempo è impossibile ricordare chiaro, ma per fare l’ubbidienza che così vuole, dirò per quanto posso. Quindi diceva Gesù, ritornando alla fede: “Per ottenere, bisogna credere. Come al corpo, senza la vista degli occhi, tutto è tenebre, tutto è confusione, tanto che se volesse camminare cadrebbe ora in un punto, ora in un altro, e finirebbe col precipitare del tutto, così l’anima senza la fede non fa altro che andare di precipizio in precipizio; ma la fede serve di vista all’anima, è come luce che la guida alla Vita eterna.
Ora, da che viene alimentata questa luce della fede? Dalla speranza. E di quale sostanza è questa luce della fede e questo alimento della speranza? Della carità. 

Tutte e tre queste virtù sono innestate tra loro, in modo che una non può stare senza l’altra. Difatti, che giova all’uomo credere nelle immense ricchezze della fede, se non le spera per sé? Le guarderà, sì, ma con occhio indifferente, perché sa che non sono sue; ma la speranza somministra le ali alla luce della fede e, sperando nei meriti di Gesù Cristo, le guarda come sue e viene ad amarle”. 
“La speranza –diceva Gesù– somministra all’anima una veste di fortezza, quasi di ferro, in modo che tutti i nemici con i loro strali non possono ferirla, e non solo, ma neppure apportare il minimo disturbo; tutto è tranquillità in lei, tutto è pace”. 

Oh, è bello vedere quest’anima investita della bella speranza, tutta appoggiata al suo Diletto, tutta diffidente di sé e tutta confidente in Dio. Sfida i nemici più fieri, è regina delle sue passioni, regola tutto il suo interno, le sue inclinazioni, i desideri, i palpiti, i pensieri, con una maestria tale che Gesù stesso ne resta innamorato, perché vede che quest’anima opera con tale coraggio e fortezza, ma questa la attinge e la spera tutta da Lui, tanto che Gesù, vedendo questa ferma speranza, niente sa negare a quest’anima.

Ora, mentre Gesù parlava della speranza, si ritirava un poco, lasciandomi una luce nell’intelletto. Chi può dire ciò che comprendevo sulla speranza? Se tutte le altre virtù servono ad abbellire l’anima, ma ci possono far vacillare e renderci incostanti, la speranza invece rende l’anima ferma e stabile, come quei monti alti che non si possono muovere un tantino. A me sembra che all’anima investita dalla speranza succede come a certi monti altissimi, ai quali tutte le intemperie dell’aria non possono recare nessun nocumento; sopra questi monti non penetra né neve, né venti, né caldo; qualunque cosa vi si potesse mettere sopra, si può star sicuri che là dove si mette, là si trova, ancorché passassero cent’anni. Tale appunto è l’anima investita dalla speranza: nessuna cosa le può nuocere; né la tribolazione, né la povertà, né tutti i vari accidenti della vita la sgomentano un istante. Dice fra sé: io tutto posso operare, tutto posso sopportare, tutto soffrire, sperando in Gesù, che forma l’oggetto di tutte le mie speranze.

La speranza rende l’anima quasi onnipotente, invincibile, e somministra all’anima la perseveranza finale; tanto che allora cessa di sperare e di perseverare, quando ha preso possesso del Regno del Cielo; allora depone la speranza e tutta si tuffa nell’oceano immenso dell’Amore Divino.

La Carità.
Mentre l’anima mia si perdeva nel mare immenso della speranza, il mio diletto Gesù ritornava e parlava della carità, dicendomi: “Alla fede e alla speranza sottentra la carità, e questa congiunge insieme tutto il resto delle altre due, in modo da formarne una sola, mentre sono tre. Eccoti, o Sposa mia, adombrata nelle tre virtù teologali la Trinità delle Divine Persone”.

Poi proseguì: “Se la fede fa credere e la speranza fa sperare, la carità fa amare. Se la fede è luce e serve di vista all’anima, e la speranza, che è l’alimento della fede, somministra all’anima il coraggio, la pace, la perseveranza e tutto il resto, la carità, che è la sostanza di questa luce e di questo alimento, è come quell’unguento dolcissimo e odorosissimo che, penetrando dappertutto, lenisce e raddolcisce le pene della vita. La carità rende dolce il patire e fa giungere anche a desiderarlo. L’anima che possiede la carità spande odore dappertutto; le sue opere fatte tutte per amore danno un odore graditissimo. E qual è questo odore? È l’odore di Dio stesso.

Le altre virtù rendono l’anima solitaria e quasi rustica con le creature; la carità invece, essendo sostanza che unisce, unisce i cuori. Ma dove? In Dio. La carità, essendo unguento odorosissimo, si spande dappertutto e con tutti. La carità fa soffrire con gioia i più spietati tormenti e giunge a non saper stare senza il patire, e quando se ne vede priva dice al suo Sposo Gesù: «Sostenetemi coi frutti –quali sono il patire–, perché languisco d’amore, e dove altro posso mostrarti il mio amore che nel patire per Te?». La carità brucia, consuma tutte le altre cose ed anche le stesse virtù e converte tutte in sé. Insomma, è qual regina che vuole regnare dappertutto e che non vuol cederla a nessuno”.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 57 – DIO E’ VERITA’ E AMORE

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LA MADONNA E’ DI CASA A PUSIANO

Cari amici, Pusiano è una cittadina a due passi da Erba, sulle rive di un ampio lago che ricorda quello di Tiberiade in Galilea. Qui è di casa la Madonna, che il 5 agosto viene portata in processione sul lago, seguita da una scia di barche dalla quali partono spettacolari fuochi d’artificio. Si chiama Madonna della neve, nonostante sia celebrata in pieno Agosto.

La barchetta con l’effige della Madonna è già pronta per il grande evento

I fuochi d’artificio sono già sistemati sulle barche

Non mancano i cori d’Agosto delle cicale

Nei giardini adiacenti una bella grotta di Lourdes: Una preghiera per tutti voi, in particolare per i malati

Accanto alla grotta un laghetto di pesci devoti

Padre Livio esorta i pesci a lodare il Signore

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

: Ecco i cerimonieri con la foglia di fico e i prosciutti sugli occhi.

Carissimo, in questi giorni olimpionici, sentire le scuse anche abbastanza gonfie di cultura parolaia, che mi avvertono dell’abbaglio che noi cristiani stiamo prendendo, scambiando per ultima cena leonardesca con un dipinto altro, quale raffigurante la festa baccanale degli Dei in sede d’olimpo. Ebbene, questa tesi che si ammanta di cose dotte e capacità culturali, ora viene a prenderci in giro con dell’insano intellettualismo da gioco del Risiko… già solo il fatto evidente che, benché possano dire e mettere le cose come più gli aggrada, la scusa non regge, l’immagine riporta subito, a colpo d’occhio, e pure soprattutto a livello sub cosciente all’ultima cena di Leonardo, l’abbaglio è il loro, travolti da una strana manipolazione che si dota di raggiri pseudo culturali.

Questa cerimonia ha colto il segno, io non l’ho neanche vista in diretta, ma è arrivata a tutti, l’evento era globalizzato, e lor signori hanno voluto spingere verso “lo scandalo cristiano che, pure ignorante, tanto da non riconoscere l’origine delle scene cerimoniali in un pittore di un’epoca remota, nell’innocua rappresentazione di una nobile cultura pagana… (?)  abbiamo gridato stracciandosi le vesti? Io no, però non gli mollo un centimetro con delle ridicole aperture mentali che come minimo sono immerse in una fosca nebbia; sono di un vuoto spinto pneumatico da far impressione, questo si che mi tocca, tanto da vederli con pena mentre sproloquiano le loro gonfie ricchezze sapienziali.

Spieghiamo ai dotti un paio di concetti base: La sceneggiata pseudo pagana (anche gli Dei  di Atene, si stanno rivoltando nelle tombe del loro bel paganesimo, che, in confronto a questo modernismo pagano senza classe né stile, né sfiorante l’idea di  una naturale bellezza che pure loro avevano, ne sarebbero scandalizzati solo per lesa maestà – E noi saremmo rappresentati in quei modi da quei brutti ceffi lì?) Insomma ogni fotogramma prima di contenere segni e sentori anticristici  sono di una bruttezza anti artistica che arriccia il buon gusto in sintomi di nausea profonda. La Grecia antica e pagana fu anche sede di bellezza, sia in special modo bellezza del pensiero, che  pure dall’armonia plastica dei corpi, e in realtà per certi ignorantoni modernisti acculturati, una civiltà piena di pudore, anche quando scolpita nei marmi di veneri mezze vestite da veli.

Macron s’è congratulato con chi ha messo su questa ridicola pagliacciata olimpica, bene, possiamo intuire che abbia dato una bella tacita leccata a lor signori, tutti d’accordo a inaugurare l’evento sportivo con una festa alla Dioniso, quando con l’agone dello sport tali tipi di feste c’entrano assai poco, si soffre per vincere, non si vince senza soffrire, gli allori sportivi si sudano, come quelli dell’anima.

Siamo vicini alla resa dei conti, siano benedetti questi eventi segreti, la luce non resterà ancora a lungo nascosta sotto il moggio, sia benedetto Dio, Gesù detto il Cristo, che per onorare la Madre- Vergine Maria, verrà a riprendersi il suo RISPETTO: in quanto ai corrotti non mi interessa neanche di che fine vivranno, le mie mani tese vanno verso a chi tende le sue mani per trovarvi i regni del Signore.

Sempre Ave Maria carissimo, e buona ricarica interiore e  buon riposo agostiano.

Giuseppe

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulla proliferazione del peccato

Cari amici, il peccato originale è uno dei punti fondamentali della visione cristiana della vita. Se Cristo ha patito sulla Croce, l’ha fatto per redimerci dai peccati da noi commessi e di quelli delle origini che ci hanno tolto lo stato di santità nel quale Dio ci ha collocato.

Ci sono due categorie di peccato importanti: mortale e veniale. Il peccato mortale dà la morte all’anima. La grazia speciale che Dio dona – attraverso le preghiere di Cristo e della Madonna – sono il ravvedimento e la conversione, quindi una vita nuova. Se dovessimo morire in uno stato di peccato mortale, sarebbe una morte eterna nell’inferno. Le tre componenti che rendono un peccato mortale sono: la materia grave, la piena avvertenza – cioè la consapevolezza di aver commesso un peccato grave – e il deliberato consenso, quindi una scelta libera che può essere in parte condizionata. Sono elementi interiori che molte volte sono chiari solo a Dio e non ha noi stessi. Qualora mancasse uno di questi tre elementi, il peccato e la responsabilità personale risulterebbero meno gravi. In questo caso, il peccato da mortale potrebbe diventare veniale per mancanza di elementi soggettivi.

Nell’ultimo capitolo del Catechismo della Chiesa cattolica sul peccato, andiamo ad analizzare una situazione esistenziale che conosciamo molto bene, ma che non sempre siamo in grado di vedere nella sua gravità dal punto di vista teologico.

Il peccato ripetuto più volte diventa un’abitudine peccaminosa, che rende schiavi e diventa un vizio. Tra peccato e vizio c’è una differenza. Il peccato è un atto che si compie contro la Legge Santa di Dio, quindi può essere un atto singolo. Il vizio è un’abitudine che si contrae attraverso la ripetizione dei peccati.

Diamo molta più importanza a vizi minori – come le sigarette, l’alcool – senza prendere in esame quelli causati dai peccati più gravi, ovvero i vizi che sono catalogati nella forma settenaria: la superbia, l’avarizia, la lussuria, l’ira, la gola, l’invidia, l’accidia. Sono vizi capitali che generano a loro volta altri vizi e si formano in noi ripetendo questi peccati. Una persona che ha un peccato d’ira isolato non ha il vizio dell’ira. Ma una persona irosa – che ripete il peccato d’ira – ha un vizio d’ira. Estirpare i vizi è molto difficile. Se non si è in grado di autodeterminarsi, autocontrollarsi e di seguire la Legge di Dio, si commettono peccati che possono essere gravi – come l’adulterio – fino ad arrivare a cattiverie e oscenità di vario genere. Questo avviene perché non si è più in grado di controllare i propri movimenti e istinti più pericolosi per se stessi e per gli altri.

Dobbiamo stare attenti a non contrarre i vizi, altrimenti ne diventiamo schiavi. Il Catechismo della Chiesa cattolica insiste molto su questo passaggio dal peccato al vizio.

Per quanto riguarda la proliferazione del peccato, la Sacra Scrittura sottolinea alcuni peccati particolarmente gravi. Sono i peccati che gridano al Cielo: il sangue di Abele; il peccato dei Sodomiti; il lamento del popolo oppresso in Egitto; il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano; l’ingiustizia verso il salariato, cioè defraudare l’operato della sua giusta mercede. Sono dei peccati che hanno una particolare gravità.

Nei primi tempi della storia della Chiesa primitiva, c’era un itinerario penitenziale prima di essere ammessi all’Eucarestia dopo aver commesso peccati gravi. Al primo posto dei peccati vi era l’apostasia, molti tradivano la fede e apostatavano per salvare la propria vita. Al secondo posto, c’era l’omicidio e l’aborto. Al terzo posto si trova l’adulterio.

Questo è il panorama che riguarda la proliferazione del peccato. C’è una piccola appendice del Catechismo che è molto importante. Molte volte non siamo noi a commettere il peccato, ma cooperiamo ad esso. È implicita la nostra responsabilità, per la quale bisogna confessarsi. La Madonna stessa ha segnalato una cooperazione all’omicidio in uno dei suoi Messaggi a Medjugorje. Quando ha parlato dell’aborto ha detto che tutti coloro che cooperano hanno una grave responsabilità. Questo nell’aborto ma come in tanti altri campi. La nostra cooperazione, anche se non siamo i soggetti protagonisti, può essere di natura grave.

Il Catechismo della Chiesa cattolica mette a fuoco tutti questi punti, in modo che abbiamo un panorama sufficientemente chiaro sul peccato. Oggi è una tematica spesso obliterata e rimossa, come se il peccato non esistesse; invece, è il veleno più pericoloso con il quale satana ci rovina per l’eternità.

V. La proliferazione del peccato

1865 Il peccato trascina al peccato; con la ripetizione dei medesimi atti genera il vizio. Ne derivano inclinazioni perverse che ottenebrano la coscienza e alterano la concreta valutazione del bene e del male. In tal modo il peccato tende a riprodursi e a rafforzarsi, ma non può distruggere il senso morale fino alla sua radice.

Dobbiamo fare molta attenzione alle abitudini cattive. Ripetendo atti buoni generiamo una virtù, ripetendo atti cattivi creiamo un vizio. Il peccato può arrivare all’indurimento del cuore e al soffocamento della coscienza. Ma Dio nella sua infinita Misericordia lascia sempre una porta aperta, ovvero il risveglio della coscienza, una grazia speciale. Come nel caso di Giuda, nel Vangelo secondo Matteo, nel quale ha avuto il risveglio della coscienza andando dai sacerdoti, gettando i denari per terra e ammettendo di aver tradito un uomo giusto. Tuttavia, non è riuscito fare il passo fondamentale che è quello di affidarsi alla divina Misericordia, finendo per uccidersi. È proprio vero, quindi, che Dio con la sua Misericordia non permette al male di arrivare a distruggere il senso morale nella sua radice. C’è sempre la possibilità prima della morte di convertirsi. Per chi è indurito nel cuore, invece, ci vuole una grazia specialissima.

1866 I vizi possono essere catalogati in parallelo alle virtù alle quali si oppongono, oppure essere collegati ai peccati capitali che l’esperienza cristiana ha distinto, seguendo san Giovanni Cassiano e san Gregorio Magno. Sono chiamati capitali perché generano altri peccati, altri vizi. Sono la superbia, l’avarizia, l’invidia, l’ira, la lussuria, la golosità, la pigrizia o accidia.

San Tommaso d’Aquino enumera ben cinquanta virtù con gli opposti vizi nella somma teologica.

San Giovanni Cassiamo era un monaco del V secolo d.C. che ha portato la regola di Sant’Antonio in Occidente e che ha scritto dei trattati sui vizi e le virtù molto attuali. San Giovanni Cassiano e San Gregorio Magno sono due grandi padri della moralia e della spiritualità antica, rispettivamente nel V e nel VI secolo. Hanno elaborato la dottrina cattolica riguardo ai vizi capitali.

L’accidia è un vizio su cui bisogna fare delle riflessioni molto particolari perché è quello che paralizza la voglia di fare il bene.

1867 La tradizione catechistica ricorda pure che esistono «peccati che gridano verso il cielo». Gridano verso il cielo: il sangue di Abele; il peccato dei Sodomiti; il lamento del popolo oppresso in Egitto; il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano; l’ingiustizia verso il salariato.

Alcuni peccati gridano a Dio perché faccia giustizia. Alla fine della vita, l’unico che ha il potere di giudicare è Dio, nessun giudice umano o testata giornalistica. La Chiesa ha sempre ritenuto un peccato che grida al Cielo il defraudare i lavoratori della propria mercede, questo prima che esistessero i sindacati.

1868 Il peccato è un atto personale. Inoltre, abbiamo una responsabilità nei peccati commessi dagli altri, quando vi cooperiamo:

— prendendovi parte direttamente e volontariamente;

— comandandoli, consigliandoli, lodandoli o approvandoli;

— non denunciandoli o non impedendoli, quando si è tenuti a farlo;

— proteggendo coloro che commettono il male.

Il peccato è una palude dalla quale è difficile uscire, ma con la grazia di Dio possiamo purificarci.

1869 Così il peccato rende gli uomini complici gli uni degli altri e fa regnare tra di loro la concupiscenza, la violenza e l’ingiustizia. I peccati sono all’origine di situazioni sociali e di istituzioni contrarie alla bontà divina. Le «strutture di peccato» sono espressione ed effetto dei peccati personali. Inducono le loro vittime a commettere, a loro volta, il male. In un senso analogico esse costituiscono un «peccato sociale».

Il peccato personale diventa il peccato istituzionalizzato nel mondo. Il peccato sociale è il risultato di peccati personali o di cooperazione ad essi.

C’è un grande equilibrio nel Catechismo della Chiesa cattolica fra ciò che è responsabilità personale, totale e parziale. Il male comincia da dentro e si solidifica in modi di pensare, di agire fino ad arrivare alle istituzioni che molte volte proteggono il male.

La conversione – che è il nostro compito come Radio – si può evangelizzare facendo prendere consapevolezza alle persone del peccato.

 Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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