"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Ottobre 2024 Pagina 5 di 20

🔴LIVE🔴CATECHESI: MEDJUGORJE IL FUTURO E’ DI DIO – Puntata 21

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🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Moltitudine di pellegrini a Medjugorje

Carissimo P. Livio,

sono Orietta dalla provincia di Verona.

Con mio marito siamo stati lo scorso fine settimana, da venerdì 18 a lunedì 21 ottobre, a Medjugorje .

Da subito si è visto un grande movimento di persone e alla celebrazione della sera la spianata dietro la chiesa era strapiena di gente.

Sono stata altre volte a Medjugorje in vari periodi dell’anno, ma è la prima volta che ho visto così tanta gente soprattutto giovani e anche scolaresche, per non parlare di persone di varie razze e culture… anche gli Italiani erano molti e durante la messa in italiano del lunedì la chiesa era colma.

Credo che quello che ha fatto Papa Francesco con il Nulla Osta sia una grazia di inestimabile valore che comprenderemo in tutta la sua pienezza con il tempo.

Questo per me è stato il più bello e fecondo dei pellegrinaggi che ho fatto a Medjugorje: ho capito che con la preghiera fiduciosa, con la Chiesa unita al caro e amato Papa Francesco, a Maria Regina della Pace la vita diventa una bella missione e acquista il suo vero senso profondo nonostante a volte sia complicata e difficile.

Mi sono proposta di lasciare alcune cose che appesantiscono il mio cammino per dare più spazio alla preghiera del Santo Rosario. Spero che Maria mi dia la forza e determinazione di esserle fedele in questo .

Le chiedo una preghiera per la mia famiglia e la conversione dei miei quattro figli.

La ringrazio di cuore per tutto il bene e i cuori che con le sue parole e catechesi ha infiammato di amore per Maria !

Che Dio la ricompensi in grazie benedizioni e buona salute ma soprattutto con la vita eterna!

Un grandissimo abbraccio da Orietta


Cara Orietta,

la tua testimonianza conferma quella che è una sensazione generale e cioè che il Nulla Osta della Chiesa stia favorendo i pellegrinaggi, in particolare la presenza dei Sacerdoti.

Questa è una costatazione persino ovvia, se si considera che la gente non può che accorrere in un luogo dove la presenza di Maria si fa tangibile da oltre 40 anni, con grazie straordinarie come in nessun’ altra parte del mondo.

Come amava sottolineare la veggente Vicka, la Madonna a Medjugorje è presente ed è viva oggi e non al passato come in altri santuari.

Nonostante i primi due segreti, che gli abitanti del posto attendono con qualche apprensione, non vi è dubbio che l’affluenza della gente continuerà ad aumentare e, a partire dal terzo segreto, sarà un fiumana inarrestabile da ogni parte del mondo.

Il motivo che alimenta questo pellegrinaggio è uno solo: la presenza di Maria che scende ogni giorno dal Cielo sulla terra. La gente, sofferente e smarrita accorre sotto il suo manto cerca una protezione che nessun altro potrebbe dare.

Ave Maria

Padre Livio

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

 Venerdì 25 Ottobre  2024 –

H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivo.it – Facebook – YouTube (in differita)

GESU’ UMILE E OBBEDIENTE

Imparate da me che sono mite umile di cuore

L’umiltà e l’obbedienza preservano dall’accecamento

L’ENCICLICA “DILEXIT NOS” DI PAPA FRANCESCO

Francesco dedica al «Sacro Cuore» di Gesù l’enciclica più sorprendente e forse anche la più bella del suo pontificato

LIBANO: GLI ULTIMI CRISTIANI A SUD DEL LITANI

«Intorno tutto distrutto, siamo soli. Ma non si sopravvive nel deserto»

Restano in 15 mila, la metà sono a Rmeich: colpiti i paesi vicino ai tunnel 

Andrea Nicastro – Corriere della Sera – 25 Ottobre 2024

BLOG:

Medjugorje: una nuova primavera


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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 140 – CREDO IN GESU’ CRISTO

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Il Papa e l’enciclica «Dilexit nos»: «Ritornare al cuore per cambiare il mondo»

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 24 Ottobre 2024

Francesco dedica al «Sacro Cuore» di Gesù l’enciclica più sorprendente e forse anche la più bella del suo pontificato. Intanto sabato si conclude il Sinodo

Papa Francesco (Ap) CITTÀ DEL VATICANO – «Viene da pensare la società mondiale stia perdendo il cuore». Guerre, dolore. Francesco pensa alle donne anziane «delle varie parti in conflitto» che al termine della loro vita non hanno pace, ma disperazione e angoscia, e scrive: «Veder piangere le nonne senza che questo risulti intollerabile è segno di un mondo senza cuore»

La quarta enciclica di Francesco si intitola Dilexit nos, «Ci ha amati», ed è la più sorprendente e forse anche la più bella del suo pontificato. È dedicata al «Sacro Cuore» di Gesù, immagine di una religiosità semplice che peraltro Bergoglio esorta a non deridere, «che nessuno si faccia beffe delle espressioni di fervore credente del santo popolo fedele di Dio, che nella sua pietà popolare cerca di consolare Cristo». 

 Il cuore, «centro intimo dell’uomo»

Ma soprattutto è un testo che parla del cuore in senso alto, teoretico, come facoltà conoscitiva che rappresenta il «centro intimo dell’uomo» anche se tende ad essere svalutata o disprezzata dalla cultura dominante e, talvolta, anche dalla Chiesa. Sabato si chiuderà il Sinodo, verrà votato un documento finale, ma intanto alla vigilia Francesco vuole tornare all’essenziale, con buona pace di chi invocava riforme «strutturali» o modifiche del diritto canonico per affrontare la crisi della fede nel tempo della secolarizzazione. 

Il «Sacro Cuore» di Gesù è una «sintesi del Vangelo», scrive a beneficio di «comunità e pastori concentrati solo su attività esterne, riforme strutturali prive di Vangelo, organizzazioni ossessive, progetti mondani, riflessioni secolarizzate, su varie proposte presentate come requisiti che a volte si pretende di imporre a tutti». 

 La fede tenera e gioiosa

Da tutto questo «risulta spesso un cristianesimo che ha dimenticato la tenerezza della fede, la gioia della dedizione al servizio, il fervore della missione da persona a persona, l’esser conquistati dalla bellezza di Cristo, l’emozionante gratitudine per l’amicizia che Egli offre e per il senso ultimo che dà alla vita personale». Ma la riflessione di Francesco va ben oltre le questioni interne

Per Francesco, «il mondo può cambiare a partire dal cuore» perché «gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più
profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo». Nella prima parte, è come se opponesse l’immagine del cuore all’ «io penso» cartesiano, con un riferimento all’intelligenza artificiale: «Si potrebbe dire che, in ultima analisi, io sono il mio cuore, perché esso è ciò che mi distingue, mi configura nella mia identità spirituale e mi mette in comunione con le altre persone. L’algoritmo all’opera nel mondo digitale dimostra che i nostri pensieri e le decisioni della nostra volontà sono molto più “standard” di quanto potremmo pensare. Sono facilmente prevedibili e manipolabili. Non così il cuore».

 Francesco, la forchetta e i panzerotti…

Così, «nell’era dell’intelligenza artificiale, non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessari la poesia e l’amore». Francesco ha scritto l’enciclica in spagnolo, la sua lingua madre. Nel testo trapelano ricordi personali: «Nessun algoritmo potrà mai albergare sarà, ad esempio, quel momento dell’infanzia che si ricorda con tenerezza e che, malgrado il passare degli anni, continua a succedere in ogni angolo del pianeta. Penso all’uso della forchetta per sigillare i bordi di quei panzerotti fatti in casa con le nostre mamme o nonne. È quel momento di apprendistato culinario, a metà strada tra il gioco e l’età adulta, in cui si assume la responsabilità del lavoro per aiutare l’altro. Come questo della forchetta, potrei citare migliaia di piccoli dettagli che compongono le biografie di tutti: far sbocciare sorrisi con una battuta, tracciare un disegno al controluce di una finestra, giocare la prima partita di calcio con un pallone di pezza, conservare dei vermetti in una scatola di scarpe, seccare un fiore tra le pagine di un libro, prendersi cura di un uccellino caduto dal nido, esprimere un desiderio sfogliando una margherita…».

Già in Omero e nella stessa Bibbia, del resto, il cuore era considerato «non solo come centro corporeo» ma «il nucleo spirituale dell’essere umano», insieme pensiero e sentimento. Ma la stessa «svalutazione attuale» del cuore «viene da lontano», considera Francesco: «La troviamo già nel razionalismo greco e precristiano, nell’idealismo postcristiano e nel materialismo nelle sue varie forme. Il cuore ha avuto poco spazio nell’antropologia e risulta una nozione estranea al grande pensiero filosofico. Si sono preferiti altri concetti come quelli di ragione, volontà o libertà. Il suo significato è impreciso e non gli è stato concesso un posto specifico nella vita umana. Forse perché non era facile collocarlo tra le idee “chiare e distinte” o per la difficoltà che comporta la conoscenza di sé stessi: sembrerebbe che la realtà più intima sia anche la più lontana per la nostra conoscenza». 

 La società «anti-cuore»

Viene in mente la lettera apostolica nella quale Francesco, tre mesi fa, citava Proust e Borges per dire l’importanza della letteratura nella formazione dei cristiani. In uno dei passi più intensi dell’enciclica si legge: «Se il cuore è svalutato, si svaluta anche ciò che significa parlare dal cuore, agire con il cuore, maturare e curare il cuore. Quando non viene apprezzato lo specifico del cuore, perdiamo le risposte che l’intelligenza da sola non può dare, perdiamo l’incontro con gli altri, perdiamo la poesia. E perdiamo la storia e le nostre storie, perché la vera avventura personale è quella che si costruisce a partire dal cuore. Alla fine della vita conterà solo questo».

Solo il cuore rende possibile legami autentici. Anche in questi sta la crisi della fede: «L’anti-cuore è una società sempre più dominata dal narcisismo e dall’autoreferenzialità, alla fine si arriva alla “perdita del desiderio”, perché l’altro scompare dall’orizzonte e ci si chiude nel proprio io. Di conseguenza, diventiamo incapaci di accogliere Dio». 

 La devozione al «Sacro Cuore»

La devozione al «Sacro Cuore» di Gesù era cominciata nel 1673, nella Francia di Luigi XIV, quando una religiosa nata in Borgogna, suor Margherita Maria Alacoque, cominciò a raccontare che le era apparso quel cuore sormontato da una croce e circondato da spine su un trono di fiamme. Quel simbolo assunse poi connotazioni politiche reazionarie e monarchiche, come i contadini della Vandea avversi alla Rivoluzione francese e al secolo dei Lumi. Ma dalla fine dell’Ottocento, a partire da papa Leone XIII, cominciò ad assumere un significato di rinnovamento spirituale e sociale e con Benedetto XV divenne un’immagine dell’amore verso i nemici dopo l’inutile strage della Grande Guerra

Francesco, comunque, spiega nell’enciclica che non si può dire che questo culto «debba la sua origine a rivelazioni private» e precede le «rivelazioni private», cioè le visioni cui i credenti «non sono obbligati a credere», ricorda. Prima di ripercorrere la storia della devozione nella Chiesa e nei santi, da Agostino Ignazio di Loyola a Santa Teresa di Gesù Bambino, Francesco rintraccia i riferimenti nelle Scritture. E certo è affascinante, dopo quattro secoli, vedere il primo Papa gesuita della storia contrastare, come all’origine, il «giansenismo» e quel «rigorismo» che «guardava dall’alto in basso tutto ciò che era umano, affettivo, corporeo», un «atteggiamento elitario» che si ripropone nel nostro tempo come una «spiritualità senza carne». 

La trascendenza disincarnata, come la secolarizzazione, sono «malattie tanto attuali» che «mi spingono a proporre a tutta la Chiesa un nuovo approfondimento sull’amore di Cristo rappresentato nel suo santo Cuore: lì possiamo trovare tutto il Vangelo».

 «Il potere del denaro»

Di questo ha bisogno «anche la Chiesa, per non sostituire l’amore di Cristo con strutture caduche, ossessioni di altri tempi, adorazione della propria mentalità, fanatismi di ogni genere che finiscono per prendere il posto dell’amore gratuito di Dio che libera, vivifica, fa gioire il cuore e nutre le comunità». Alla fine, è come se Francesco invitasse a leggere le sue encicliche precedenti, e il suo stesso pontificato, alla luce di ciò che scrive in Dilexit nos. Le sue riflessioni sulla realtà che «geme e si ribella», sulle guerre e le povertà e le devastazioni ambientali, non sono considerazioni politiche o sociologiche ma attingono ai fondamenti del Vangelo: «Ciò che questo documento esprime ci permette di scoprire che quanto è scritto nelle encicliche sociali Laudato sì e Fratelli tutti non è estraneo al nostro incontro con l’amore di Gesù Cristo, perché,
abbeverandoci a questo amore, diventiamo capaci di tessere legami fraterni, di riconoscere la dignità di ogni essere umano e di prenderci cura insieme della nostra casa comune». 

Ecco il punto: «Oggi tutto si compra e si paga, e sembra che il senso stesso della dignità dipenda da cose che si ottengono con il potere del denaro. Siamo spinti solo ad accumulare, consumare e distrarci, imprigionati da un sistema degradante che non ci permette di guardare oltre i nostri bisogni immediati e meschini. L’amore di Cristo è fuori da questo ingranaggio perverso e Lui solo può liberarci da questa febbre in cui non c’è più spazio per un amore gratuito. Egli è in grado di dare un cuore a questa terra e di reinventare l’amore laddove pensiamo che la capacità di amare sia morta per sempre».

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul perdono che guarisce il cuore

Cari amici, il perdono è una tematica spirituale molto importante per conseguire uno dei beni più preziosi della vita spirituale: la pace del cuore. La grazia e la capacità di accogliere il perdono e donarlo a nostra volta è fondamentale per il nostro cammino di santità.

La parola “perdono” è particolarmente preziosa perché è propria del Cristianesimo. Fin dai primi tempi, la Bibbia ha narrato che nonostante l’umanità abbia peccato contro Dio, Egli ha offerto il Suo perdono. La profezia che attraversa tutta la Sacra Scrittura è proprio quella del riscatto della Donna che schiaccerà la testa del serpente.

Il tema del perdono dei peccati è fondamentale del Cristianesimo e trova il suo compimento nel Mistero della Croce. La Croce che Cristo ha rivelato ai suoi Apostoli era per loro incomprensibile, tanto da scandalizzarsi quando Gesù parlava del suo imprigionamento, della sua flagellazione e della Crocifissione. Solo dopo la Resurrezione e il dono dello Spirito Santo, gli Apostoli sono riusciti a comprendere il Mistero della Croce e la missione del Messia: quella di espiare i nostri peccati per il nostro amore.

Nella Sacra Scrittura abbiamo il tema del perdono dei peccati, specialmente nei Salmi, e l’evento stesso della Redenzione, ovvero la Croce di Cristo che è l’Agnello di Dio che porta su di sé i peccati del mondo. Il perdono dei nostri peccati è radicale perché, essendo contro Dio sono di una gravità inafferrabile e noi non potremmo espiarli da soli. Sono un oceano che non potremmo mai svuotare per questo motivo Gesù si fatto carico di essi per nostro amore.

Il Cristianesimo è la religione del perdono, la sola condizione che Dio richiede per espiare tutti i nostri peccati è il nostro pentimento. Nelle Catechesi giovanili per spiegare questo concetto del perdono ai più piccoli, utilizzavo l’esempio dell’omicida. Se una persona uccide un uomo, viene processata e rischia di ricevere l’ergastolo nella giustizia umana. Tuttavia, se la persona che ha commesso l’omicidio, si confessa e si pente profondamente, nella giustizia divina vieni perdonato perché Cristo ha pagato al nostro posto.

È importante capire il Mistero cristiano perché al confronto con le altre religioni, scopriamo che non esiste il perdono nemmeno riferito a un dio. In alcune religioni orientali – come l’induismo – l’espiazione dei peccati e la purificazione, diventa un’opera infinita di reincarnazioni perché non c’è il perdono divino. L’Islam – come disse San Giovanni Paolo II – è una religione che non conosce la Redenzione. Tuttavia, lo Spirito Santo evangelizza i cuori al di là della loro professione religiosa e riesce ad aprire i cuori alla richiesta di perdono.

Il perdono è una divina Rivelazione: Dio si è rivelato come il padre prodigo, pieno di amore, che perdona i nostri peccati, affinché ci pentiamo. Quando gli uomini si sentono sporchi, carichi di peccato, cattivi, corrosi e imprigionati dal male, nelle altre religioni l’espiazione è a carico della persona che cammina nelle tenebre. La bellezza del Cristianesimo sta nello scoprirsi peccatori, mettersi in ginocchio davanti a Dio e alla Croce, chiedere perdono dei peccati con cuore sincero – come Re Davide: “Crea in me o Dio, un cuore puro” – e venire purificati. Il perdono dei peccati è un miracolo di grazia incredibile che ha scandalizzato gli scribi e farisei perché non credevano che Gesù fosse il Verbo incarnato.

Il secondo passo Gesù l’ha ritenuto talmente necessario da inserirlo nel Padre Nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Come Dio perdona i nostri peccati, le nostre colpe, le nostre infedeltà, le nostre cattiverie e i nostri tradimenti, così noi dobbiamo perdonare i torti, i tradimenti, le ingiurie e il male, per i quali vorremmo vendicarci. Nel momento in cui sentiamo che sta per prolificare un sentimento di odio e vendetta per i torti subiti, dobbiamo domandarci: “Cosa ha fatto Dio quando mi sono pentito?”, Egli ha perdonato ed è stato così radicale che non ha guardato alla gravità dell’errore commesso. Sperimentando il perdono di Dio, saremo in grado anche noi di perdonare il prossimo.

Sperimentando la realtà del perdono, scopriamo che le nostre ferite vengono sanate. Le ferite che ci hanno inflitto persone fidate e a cui abbiamo voluto bene, possono essere profonde e durevoli, ma con il perdono e la preghiera si risanano, si rimarginano e ci sentiamo in pace.

Queste sono verità di fede ed esperienze esistenziali importantissime, fondamentali per il cammino spirituale ma anche per gustare quella pace interiore che è il bene più grande che si possa avere qui sulla Terra.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🔴LIVE🔴CATECHESI: MEDJUGORJE IL FUTURO E’ DI DIO – Puntata 20

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