"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Ottobre 2024 Pagina 4 di 20

Le alluvioni e l’aiuto da chiedere a Dio: i preti benedicano i fiumi

Un’altra alluvione ci ha messo in ginocchio, ma ancora non ci vogliamo inginocchiare. Gli interventi per la sicurezza sono necessari, ma la tecnica non risolve tutto. Ci si rifugi nel Signore e i sacerdoti ravvivino la fede del popolo, riprendendo la benedizione dei fiumi.

 27_10_2024 – Luisella Scrosati – La Nuova Bussola

Ancora una volta: maggio 2023, settembre 2024, ottobre 2024. L’acqua continua a castigare la nostra regione (Emilia-Romagna), accendendo rabbia e sconforto tra famiglie e aziende che hanno di nuovo perso tutto, e che anche questa volta hanno falciato una giovane vita. A valle allagamenti riempiono scantinati e taverne, invadono campi e mettono in ginocchio la vita delle città; in collina il fango cola dall’alto e i fiumi esondano in basso, stringendo i paesi in una terribile morsa; in montagna si attivano o riattivano frane e si sbriciolano le strade.

Le responsabilità ci sono, perché chi vive qui sa molto bene che dallo scorso anno ad oggi ben poco si è fatto. Si è ricostruita qualche strada, si sono per lo più sgombrate frane, lasciando però il territorio con le sue ferite aperte.

Siamo in ginocchio, ma, ancora una volta, non ci vogliamo inginocchiare. Ancora non vogliamo capire che la nostra vita è fragile e che, per quanto ci sfasciamo la testa con progetti di messa in sicurezza del territorio, assolutamente necessari, la nostra vita non è mai al sicuro. Si prova una pena infinita nel vedere queste povere persone che, nel giro di una manciata di minuti, hanno perso tutto: chi la casa, chi l’azienda agricola, chi beni da migliaia di euro, senza dimenticare oggetti che tessono la storia di una vita, più o meno lunga. Qui a Bologna, all’acqua si è aggiunto subito dopo il fuoco, con la terribile esplosione avvenuta alla Toyota Handling di Borgo Panigale, dove nemmeno tre giorni prima si era sfiorata la tragedia per l’allagamento improvviso di un sottopasso allo svincolo della tangenziale.

Di fronte a queste tragedie, di fronte alla morte dei tre giovani, si comprende la rabbia, si comprende lo sconcerto, ma dietro le espressioni di “morti inaccettabili”, o di eventi “che nel 2024 non devono più capitare” non si può non riconoscere i resti dell’ubriacatura ideologica che ci è stata fatta bere per decenni. Allattati a progresso e scienza, ci viene automatico parlare di ingiustizia di fronte a incidenti e catastrofi e pensare che, se si fossero applicati i protocolli, se ci fossero stati controlli più rigidi, se si fosse fatto qualcosa – qualsiasi cosa –, il lutto e la tragedia si sarebbero allontanati da noi. È quanto di più lontano dalla nostra mentalità adulta e progredita pensare che non siamo migliori dei nostri antenati, che, per quanto l’ingegno umano si applichi alla realtà, e giustamente, la realtà è più grande di noi. La tentazione terribile che si affaccia in queste situazioni è quella di pensare che, lasciando tutto nelle mani di una più capillare e aggiornata intelligenza artificiale, nessuno sgradevole imprevisto sarà più all’orizzonte. L’uomo sbaglia, la tecnica no.

«È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti» (Sal 117, 8-9). Questa è la strada che la parola di Dio ci indica e quest’altra è quella da cui ci insegna a stare lontani: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore» (Ger 17, 5). L’articolo potrebbe finire qui, chiedendo solo al lettore di ripetersi queste parole all’infinito, perché spezzino tutti i legami dell’ideologia del progresso e lavino via tutti i resti dell’idolatria degli esperti, che albergano in noi, più di quanto pensiamo. Ma qualcosa in più dobbiamo dire, perché qualcosa si può, si deve fare.

«Gesù, se le poche case oneste di questo porco paese potessero galleggiare come l’arca di Noè, io vi direi: fate gonfiare il fiume, che strabocchi, spacchi l’argine e sommerga tutto il paese. Ma siccome la gente onesta vive in case uguali a quelle dei farabutti e sarebbe ingiusto punire i buoni per la colpa di questo Peppone e la sua ciurma di senza Dio e senza legge, o Dio, vi prego di salvare il paese dalle acque e di dargli prosperità. Amen». Molti avranno riconosciuto in questa singolare preghiera, la “benedizione” al fiume Po del celebre film Don Camillo e Peppone.

Sono scene che non si vedono più, per svariate ragioni. Primo, perché i preti non credono più a queste trovate di sapore “medievale”: se ci sono problemi ai fiumi, deve vedersela la Regione. Che razza di religione preconciliare sarebbe quella che si mette a pregare Dio di impedire ad un fiume di invadere un paese e travolgere delle case? Come può un prete del secondo e terzo millennio pensare di benedire le acque di un fiume perché da questa benedizione siano domate e tornino ad essere docili?

Secondo, perché non ci sono più i compagni del tenore di Peppone & Co. E se non ci sono, spiace dirlo, è perché semplicemente non trovano davanti a sé alcuna contrapposizione, alcuna identità chiara. Oggi non vediamo scene simili, semplicemente perché non c’è più alcuna ideologia che contrapponga compagni e preti, essendo ormai tutti dalla stessa parte…….

Terzo, perché per pronunciare una preghiera così, e udirla senza gridare allo scandalo, è necessario avere ancora il senso di Dio e del nostro peccato; è necessario avere la consapevolezza che quanto ci capita ce lo meritiamo, perché abbiamo abbandonato Dio per volgerci agli idoli delle nostre mani. È necessario avere in cuore i sentimenti del timorato di Dio, come Tobi: «Ora, Signore, ricordati di me e guardami. Non punirmi per i miei peccati e per gli errori miei e dei miei padri. Violando i tuoi comandi, abbiamo peccato davanti a te. Tu hai lasciato che ci spogliassero dei beni; ci hai abbandonati alla prigionia, alla morte e ad essere la favola, lo scherno, il disprezzo di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi. Ora, nel trattarmi secondo le colpe mie e dei miei padri, veri sono tutti i tuoi giudizi, perché non abbiamo osservato i tuoi decreti, camminando davanti a te nella verità» (Tb 3, 3-5). E chi non è stato colpito, per ora, si guardi bene da pensare di essere meno peccatore degli altri: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13, 3-5).

Torniamo all’inizio di questo articolo. Se la gente ormai preferisce abbassare gli occhi verso la tecnica piuttosto che alzarli verso Dio, è perché non c’è più nulla di visibile che ricordi loro Dio. E siccome, nell’ottica comune, la benedizione è ancora una di quelle cose che mostra la vicinanza di Dio e fa parte del “mestiere del prete”, non vedere più i preti fare il loro mestiere contribuisce potentemente a far sparire Dio dall’orizzonte della vita. Dopo un’alluvione, gli operai salgono sulle ruspe, i volontari si armano di stivali e pale, ma perché i preti non fanno il loro mestiere? Perché non tornare a benedire questi fiumi? Perché non erigere, come si fa tradizionalmente, delle piccole edicole, di solito mariane, a protezione dei paesi dalla furia del fiume? Perché non tornare a pregare pubblicamente le Litaniæ sanctorum per domandare a Dio un tempo più mite?

Lancio una sfida: qui sotto riporto la benedizione contro le inondazioni, tratta dal Rituale romanum antico….. Portatela ai vostri sacerdoti, chiedete loro di benedire i fiumi e accompagnateli.

BENEDIZIONE CONTRO LE INONDAZIONI

Il sacerdote, con il popolo, porta agli argini del fiume la reliquia della Santa Croce e lì legge l’inizio dei quattro Vangeli; dopo ogni Vangelo aggiunga le seguenti preghiere.

V. Ádjuva nos, Deus salutáris noster.

R. Et propter glóriam nóminis tui líbera nos.

V. Salvos fac servos tuos.

R. Deus meus, sperántes in te.

V. Dómine, non secúndum peccáta nostra fácias nobis.

R. Neque secúndum iniquitátes nostras retríbuas nobis.

V. Mitte nobis, Dómine, auxílium de sancto.

R. Et de Sion tuére nos.

V. Dómine, exáudi oratiónem meam.

R. Et clamor meus ad te véniat.

V. Dóminus vobíscum. R. Et cum spíritu tuo.

Orémus.

Deus, qui justíficas ímpium, et non vis mortem peccatóris: majestátem tuam supplíciter deprecámur; ut fámulos tuos de tua misericórdia confidántes, ab aquárum perículis, cælésti prótegas benígnus auxílio, et assídua protectióne consérves: ut tibi júgiter famuléntur, nullísque tentatiónibus a te separéntur. Per Christum Dóminum nostrum. R. Amen.

Et benedíctio Dei omnipoténtis, Patris, et Fílii, + et Spíritus Sancti, descéndat super has aquas, eásque coérceat. R. Amen.


V. Aiutaci, Dio, nostra salvezza.

R. E liberaci, per la gloria del tuo nome.

V. Salva i tuoi servi.

R. Dio mio, che sperano in te.

V. Signore, non trattarci secondo i nostri peccati.

R. E non ripagarci secondo le nostre iniquità.

V. Mandaci, Signore, l’aiuto dal tuo santuario.

R. E difendici da Sion.

V. Signore, ascolta la mia preghiera.

R. E il mio grido giunga fino a te.

V. Il Signore sia con voi.

R. E con il tuo spirito.


Preghiamo.

O Dio, che giustifichi l’empio e non vuoi la morte del peccatore, supplichiamo la tua divina maestà: proteggi benigno dai pericoli delle acque, con il tuo celeste aiuto, i tuoi servi che in te sperano, e custodiscili con la tua divina protezione, perché servendoti sempre, nessuna tentazione li separi da te. Per Cristo nostro Signore. R. Amen.

E la benedizione di Dio onnipotente, Padre, e Figlio, + e Spirito Santo discenda su queste acque e le domi. R. Amen.

Moldavia e Georgia, i confini del mondo russo

di Stefano Caprio – Asia News – 26 Ottobre 2024

La guerra in Ucraina costringe i popoli di queste terre a fare una scelta netta, contro la propria stessa coscienza. I moldavi vogliono avere un posto nel mondo, non soltanto nel “mondo russo”, di cui comunque sanno di essere una parte. Ancora più drammatica è la scelta che spetta ai georgiani in questo fine settimana, dove si decide non solo la spartizione dei seggi parlamentari, ma il futuro del Paese.

Tra la settimana scorsa e questi giorni si stanno tenendo le elezioni presidenziali e il referendum moldavo per l’ingresso nella Ue, e le elezioni parlamentari in Georgia, due Paesi che rappresentano i confini storici e linguistici del mondo russo con l’Europa e l’Asia, ai lati opposti dell’Ucraina nelle rotte del mar Nero, dove si sta consumando la grande guerra tra Oriente e Occidente. A Chişinău i risultati sono incerti, con un sostanziale pareggio tra Russia e Europa, con quest’ultima che prevale per un soffio, e l’attesa del turno di ballottaggio per la rielezione della presidente Maia Sandu, in vantaggio sugli avversari, ma senza la certezza della vittoria. Il risultato in Georgia, in ogni caso, confermerà lo stesso quadro della spaccatura tra i due mondi, con conseguenze imprevedibili per il prossimo futuro.

La Georgia è un Paese antico, che nei secoli delle dispute cristiane dei Concili rimase fedele alla Chiesa bizantina, a differenza degli armeni che si separarono, e quando poi nacque la Russia, secoli dopo, fu sempre in sintonia con essa per la comune fede ortodossa. Anche oggi la Chiesa georgiana si sente istintivamente più legata alla Russia che al mondo occidentale, e spinge per affermare la propria specificità anche nelle controversie politiche. La Moldavia è invece una parte mista di Russia e Romania, una realtà nata dalle guerre russe contro la Turchia nel Settecento, e ha una grande tradizione monastica ortodossa che dal monte Athos in Grecia si è poi trasferita nella spiritualità russa degli starets ottocenteschi. Essendo entrambi Paesi ex-sovietici, oggi cercano di rielaborare le eredità storiche lontane nel tempo con quelle recenti, recuperando un’identità che non può prescindere dai rapporti con Mosca, soprattutto nel contesto del conflitto con Kiev e le terre ucraine, con cui entrambi i popoli sono molto legati.

I risultati a Chişinău riportano un 50,46% di favorevoli all’integrazione europea, a fronte del 49,54% di contrari, e se la presidente Sandu riuscirà a vincere la settimana prossima il ballottaggio con il suo avversario, il filorusso Aleksandr Stoianoglo, cercherà di confermare questa risicata vittoria inserendo nella costituzione del Paese la “irreversibilità” del corso europeo, dichiarandolo uno “scopo strategico” per la politica della Moldavia. La Russia si è impegnata direttamente nella campagna elettorale moldava senza neanche bisogno di occultare le sue azioni, essendo il Paese ampiamente russofono, ma suscitando comunque le proteste di molti politici moldavi ed europei, come il capo della delegazione della Ue, il rumeno Zigfrid Muresan, che ha salutato i risultati del referendum come “una evidente vittoria dei cittadini moldavi per un futuro europeo, nonostante i tentativi russi di impedire il processo democratico, con ingerenze e minacce senza precedenti”.

In effetti i russi hanno cercato anche di comprare direttamente i voti dei moldavi, con distribuzione di compensi da parte di numerosi agenti per cifre complessive superiori ai cento milioni di euro. Una rete di questi corruttori è stata perfino scoperta due settimane prima del voto dalla procura, risalendo al politico-oligarca Ilan Šor, latitante in Russia per sfuggire alla condanna in Moldavia per truffa e riciclaggio di denaro sporco. Non si tratta in realtà di un conflitto ideologico, ma soltanto di una prova di forza sul piccolo territorio di un Paese di tre milioni e mezzo di persone, che i russi hanno sempre considerato strategico al punto da occuparne una parte, la Transnistria, una striscia di confine con l’Ucraina che controlla lo sbocco sul mar Nero, e che rimane tuttora una repubblica separatista contesa tra Chişinău e Mosca, e sostenendo la spinta autonomista della Gagauzia, una regione nel sud-ovest dalla parte romena, per indicare i paletti di confine del mondo russo nella zona.

Le provocazioni e le ingerenze continueranno in questi giorni prima del secondo turno elettorale, e dopo le elezioni presidenziali seguiranno quelle parlamentari, previste per il 2025. La Moldavia del resto è una repubblica parlamentare e non presidenziale, e il Cremlino ha ancora molte carte da giocare per influire sulla politica locale, cercando di ottenere un controllo sul Paese a fianco dell’Ucraina, in una posizione irrinunciabile per i russi, più ancora della Georgia caucasica. Sarà molto difficile trovare il necessario equilibrio in Moldavia, e servirà comunque un lungo lavoro anche in caso di conferma della vittoria europeista, per riunificare le opposte fazioni della società, considerando che ha votato poco più della metà degli abitanti, essendoci molti scettici sulle reali possibilità di sfuggire alla morsa dell’orso russo, o su quelle di ottenere reali aiuti dall’Europa.

Le trattative per entrare nella Ue sono iniziate lo scorso anno, e la presidente Sandu cerca di presentare diverse iniziative di solidarietà sociale, come l’aumento delle pensioni di almeno il doppio delle attuali, o l’introduzione dei pasti gratuiti nelle scuole. L’avversario Stoianoglo, una figura nuova nella politica moldava, punta tutto sulla lotta alla corruzione, un problema classico di tutti i Paesi ex-sovietici, coprendo con il populismo la sua affinità con il Cremlino e proseguendo con la sua campagna allo slogan della “Giustizia per tutti!”, promettendo che in caso di vittoria continuerà comunque il cammino per l’integrazione europea, ma “non come sta andando avanti adesso”, lasciando aperte prospettive molte diverse.

La vittoria in Moldavia era comunque in bilico, essendo un Paese che da 30 anni si trova in una “zona grigia” dei due mondi, in un certo senso una situazione voluta dagli stessi cittadini, che provano uguali sentimenti non solo tra una parte e l’altra della popolazione, ma all’interno dello stesso cuore di ciascun moldavo, che vorrebbe potersi sentire allo stesso tempo sia russo che europeo. Il problema è la guerra in Ucraina, che costringe i popoli di queste terre a fare una scelta netta, contro la propria stessa coscienza; i moldavi vogliono avere un posto nel mondo, non soltanto nel “mondo russo”, di cui comunque sanno di essere una parte, rimanendo la forte traccia del passato sovietico.

Anche più drammatica è la scelta che spetta ai georgiani in questo fine settimana, dove si decide non solo la spartizione dei seggi parlamentari, ma il futuro destino della Georgia, dove secondo gli osservatori si deve decidere non solo tra Oriente e Occidente, ma “tra la pace e la guerra”. Si tratta anche qui di scegliere tra Europa e Mondo Russo per una popolazione di poco superiore a quella della Moldavia, dopo tre decenni di contraddittorio corso degli eventi post-sovietici, in cui il partito russofilo del Sogno Georgiano, al potere ormai da dodici anni, non rinnega formalmente l’orientamento all’integrazione europea, e l’opposizione europeista non vuole rinunciare ai rapporti economici con la Russia, che dall’invasione dell’Ucraina non fanno altro che portare benefici alla Georgia.

L’articolo 78 della costituzione georgiana detta formalmente “agli organi istituzionali, nel limite delle proprie prerogative, di assumere tutte le misure necessarie per garantire la piena integrazione della Georgia nell’Unione europea e nell’Alleanza atlantica”. La Georgia aveva firmato l’accordo per candidarsi all’ingresso nella Ue nel 2014, e dal 2017 vige il regime di libera circolazione dei suoi cittadini senza visto nella zona Schengen, fino a ottenere nel 2023 lo status di candidato ufficiale all’Unione. Da maggio di quest’anno, dopo l’approvazione della legge sulle “influenze straniere”, i rapporti con l’Europa e l’intero Occidente hanno subito una brusca frenata.

La legge sta bloccando di fatto tutte le iniziative sociali di sviluppo legate ai finanziamenti esteri, intervenendo anche nei conti bancari delle persone legate ai contatti occidentali, che vengono sottoposte a verifiche perfino sulle loro condizioni di salute, sull’appartenenza alle confessioni religiose, sulle opinioni politiche fino agli orientamenti sessuali, fatti oggetto di un’altra legge omofoba “contro la propaganda Lgbt” di chiara ispirazione russa. Il Sogno Georgiano spera di ottenere una maggioranza sufficiente a mettere fuorilegge tutte le opposizioni, e il Paese rischia nuovamente di sprofondare nella guerra civile, come spesso è accaduto in queste terre caucasiche.

La Russia sta a guardare e non solo, attivandosi con le tante tattiche di ingerenza sperimentate fin dai tempi sovietici, a cominciare dalla collaborazione con le forze di governo dei vari Paesi, cercando di indirizzarle verso i propri interessi. L’altra carta che Mosca gioca non solo in Moldavia e in Georgia, ma un po’ a tutte le latitudini, è il sostegno alle forze conservatrici per la difesa dei “valori tradizionali”, molto efficace anche in Europa e in America, sostenendo questi approcci con forme sempre più estese di dezinformatsija e di propaganda a tutti i livelli.

La guerra permette inoltre al Cremlino di usare la minaccia apocalittica come forma di pressione, modulando peraltro le sue affermazioni di principio con le grandi capacità di adattamento ai vari contesti dei diversi Paesi, passando dagli appelli panslavisti e ortodossi radicali alle forme più sottili di antisemitismo, di “antinazismo ucraino” e di sostegno a diverse fazioni delle forze in gioco, come quello nei confronti dei palestinesi, trovando facili sintonie con molti movimenti politici occidentali. Uno degli scopi più attesi dal Cremlino è la riduzione dell’influenza della Nato e della Ue su tutta l’Europa orientale, da riportare nell’orbita del mondo russo.

BUONA DOMENICA

DOMENICA TRENTESIMA DEL TEMPO ORDINARIO (B)

Cari amici di Radio Maria buona Domenica!

Viviamo il giorno del Signore nella fede, per coglierne tutta la bellezza spirituale, che Cristo risorto irradia sulle nostre anime stanche e ammalate.

Cristo è la luce che ci illumina, la grazia che ci dà la forza, la guida che ci conduce alla meta. La Domenica è il giorno che ci ha donato per incontralo, per rinsaldare la nostra amicizia e per fortificare la nostra debolezza.

Senza di Lui la nostra vita sarebbe un vagare senza meta, una strada senza uscita, una fatica fine a se stessa.

Facciano dell’incontro con Cristo nella Santa Messa festiva un punto irrinunciabile della nostra settimana, perché la sua Parola sia la nostra luce e la sua Grazia la nostra forza.

Oggi il brano di Vangelo è particolarmente vivo e coinvolgente e ha per protagonista un cieco che si chiama Bartimeo, che siede lungo la strada di Gerico a mendicare.

Possiamo ben pensare che avesse sentito parlare di Gesù e dei suoi miracoli perché si rivolge a Gesù come uno che crede in Lui: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me”.

L’invocazione è di uno che crede che  Gesù sia il Messia promesso da Dio e che, come tale, possa guarirlo dalla sua cecità.

La gente si sente disturbata e lo zittisce, ma Bartimeo non si lascia intimidire e grida ancora più forte. Non è in grado di vedere Gesù con gli occhi della carne, ma egli lo ha già visto con gli occhi della fede e  lo invoca perché gli conceda la guarigione.

Gesù ne è colpito, si ferma in mezzo alla folla e lo fa chiamare. Il Cieco balza in piedi, getta via il suo mantello e corre da Gesù.

“Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.”

Bartimeo ha ottenuto la guarigione perché si era aperto alla fede e aveva riconosciuto in Gesù il Figlio di Davide.

E’ la vista spirituale della fede che conta nella vita, grazie alla quale riconosciamo che Gesù è la Luce del mondo, senza la quale vaghiamo inutilmente dietro alle false luci delle vanità.


Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,46-52
 
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 142 – CREDO IN GESU’ CRISTO

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COMMENTO BREVE AL MESSAGGIO DEL 25 OTTOBRE 2024

“I Santi siano per voi esempi da imitare”

Cari amici,

come spesso accade nel messaggio che precede la solennità di Tutti i Santi, la Regina della pace ci introduce nell’oceano di luce della Liturgia celeste, dove gli angeli e i santi celebrano la gloria di Dio.

La Madonna, con le sue apparizioni quotidiane, scende ogni giorno dal Cielo sulla terra e ci invita a guardare in “alto”, verso la Gerusalemme celeste, che è la meta alla quale dobbiamo tendere nel nostro pellegrinaggio terreno.

Come Madre della Chiesa, La Madonna estende la sua maternità sulla Chiesa pellegrina sulla terra, su quella che si purifica nel purgatorio e sulla moltitudine dei santi in Cielo, con i quali formiamo il mistero della Comunione dei Santi.

E’ a questa Comunione che la Madonna ci invita a partecipare, nella fede e nella preghiera, in modo tal da sentirci uniti con tutti i nostri cari che hanno lasciato questa vita, ma con i quali formiamo  un’unica famiglia spirituale in Cristo risorto.

In questa comunione di fede e di amore fra terra e Cielo, il nostro cuore può trovare pace, dopo la dolorosa separazione sopravvenuta col termine della loro vita.

Nel nostro cammino di santità, imitando l’esempio di santi, anche noi un giorno possiamo entrare nella gloria del Cielo e godere della gioia senza fine del Paradiso.

La Madonna in tanti suoi messaggi ci invita a offrire preghiere e sacrifici per le anime del Purgatorio, perché venga  abbreviato il tempo della  loro  sofferenza e noi possiamo così avere in Cielo degli intercessori a nostro favore.

Ci ha anche  tante volte invitato a meditare sulla brevità  della nostra vita che, in confronto dell’eternità, è “un battito di ciglia” e a non attaccarci alle zavorre di questo mondo che passa.

La Madonna non si stanca di ricordarci che qui sulla terra siamo di passaggio  che il Cielo è la meta a cui dobbiamo costantemente  guardare nel nostro cammino.

Lei non si stanca di intercedere per noi perché, come ha detto. “Vi voglio tutti con me in paradiso”.

Vostro Padre Livio

🔴LIVE🔴COMMENTO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE – 25 OTTOBRE 2024

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 141 – CREDO IN GESU’ CRISTO

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE 25 OTTOBRE 2024

h 21: Padre Livio legge e commenta il messaggio

MESSAGGIO 25 OTTOBRE 2024

Cari figli!

In questo tempo, quando celebrate il giorno di tutti i Santi, chiedete la loro intercessione e preghiere, affinché nella comunione con loro, troviate la pace.

I santi siano per voi intercessori ed esempi da imitare per vivere una vita santa.

Io sono con voi ed intercedo presso Dio per ciascuno di voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

(Con approvazione ecclesiastica)


„Draga djeco! U ovom vremenu  kada slavite dan svih svetih, tražite njihov zagovor i molitve, da biste u jedinstvu s njima pronašli mir. Neka vam sveci budu zagovaratelji i primjer da ih nasljedujete i sveto živite. Ja sam s vama i zagovaram pred Bogom za svakoga od vas. Hvala vam što ste se odazvali mome pozivu.“

(Con approvazione ecclesiastica)

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale su Gesù umile e obbediente

Cari amici, in tutti questi anni diverse persone hanno usato la propria scienza teologica per delegittimare la figura del Papa. Per quanto siano personaggi e illazioni inutili, creano molto danno nel cuore dei fedeli, nei quali si crea il dubbio e la zizzania che rendono molte anime sterili. È necessario mettere in guardia le pecorelle dai lupi rapaci pronti a divorare le anime. Per questo è importante ricordare l’espressione che Gesù ha fatto di se stesso: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”.

Gesù è il Figlio di Dio, il Verbo eternamente generato dal Padre, che si è fatto uomo. Egli ha umiliato se stesso facendosi uomo ed entrando nel grembo di una Vergine. Infine, ha affrontato l’estrema umiliazione con la morte di Croce, accettando il disprezzo e la condanna. Conoscere a fondo la Passione di Gesù serve per farci capire la mitezza e l’umiltà del Figlio di Dio e Buon Pastore.

L’umiltà, come ci insegna la tradizione, è la più teologica delle virtù perché è esattamente il movimento con cui Dio si è mosso per salvare l’umanità. Si è fatto uomo e ha preso sulle sue spalle la Croce, i nostri peccati e li ha espiati per il nostro amore. L’umiltà è la virtù fondamentale della vita cristiana, è la base di tutte le virtù, è quell’humus, ovvero quel terreno su cui tutte le virtù crescono.

Gesù è l’esempio che dobbiamo seguire, Colui che ha sanato la ferita del peccato originale di superbia con la sua umiltà. Dobbiamo essere consapevoli che ci portiamo nella carne questo veleno del serpente antico, che vuole essere al posto di Dio. Il male ha sobillato i nostri genitori, inducendoli a credere che Dio li stesse ingannando. Li ha indotti a pensare che fossero più saggi, più meritevoli e sapienti di Dio, perché il veleno acceca e inganna.

L’umiltà non è una virtù difficile da perseguire, se non fosse per il veleno della superbia. L’umiltà è una vista spirituale realistica, in questa luce l’occhio limpido è in grado di vedere quello che siamo. Grazie alla Misericordia di Dio siamo diventati Sue creature dal nulla. Se Dio non ci sostenesse cadremmo nell’oblio, poiché non siamo in grado di darci la vita per conto nostro, non siamo causa di noi stessi. Non abbiamo nulla di cui vantarci in quanto esistiamo solo per volontà divina. Avere consapevolezza del nostro nulla è un esercizio di realismo che ci impedisce di diventare ridicoli e superbi.

Con la vista spirituale che Dio ci dona, scopriamo di essere peccatori, mediocri, ridicoli, capaci a nulla. Nella nostra presunzione commettiamo peccati, facciamo del male, seminiamo zizzanie e cattiverie. Non possiamo fare altro che chiedere perdono a Dio per i peccati di cui ci siamo caricati le spalle e che Gesù nella sua infinita bontà ha espiato al nostro posto per nostro amore. Riconosciamo nella figura di Gesù quelle persone umili e miti di cuore che noi dobbiamo essere.

La superbia sta creando molti problemi alla Chiesa, molti si credono al di sopra di tutto e dotate di infallibilità. Invece, dovrebbero ricordare quanto detto da San Paolo ovvero che la scienza gonfia mentre la sapienza edifica. Dobbiamo fare attenzione alla presunzione, alla superbia intellettuale che allontana le anime da Dio e dalla fede, perché la vera sapienza viene data agli umili.

Questo è una delle motivazioni per cui a suo tempo venne condannato il Savonarola (Ferrara, 21 settembre 1452 – Firenze, 23 maggio 1498) – una persona ferratissima teologicamente – che dall’alto della sua eloquenza attaccava la Chiesa. Quando hanno dovuto vagliare obiettivamente le sue ragioni e i suoi torti, i saggi hanno constatato i suoi numerosi studi, la sua preparazione, la pratica della virtù, la sua austerità, il digiuno. Tuttavia, hanno riscontrato un elemento molto importante, ovvero che non mortificava l’appetitus excellentiae, il desiderio di eccellere.

Stiamo al nostro posto nell’umiltà, non dimentichiamo mai che non tutti gli ignoranti hanno meno sapienza di noi, anche in teologia. Preghiamo affinché le pecorelle non smarriscano la strada, perché il diavolo è sempre presente. Mai come ora: «Il diavolo miete le anime per attirarle a sé». (25 luglio 2020).

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

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